A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Il silenzio che non c’è


Genova-dopo-la-tragedia-del-ponte-Morandi

Si medita in silenzio, un silenzio che è dialogo interiore, ricerca di connessione con le radici più profonde del nostro io, con quell’essenza impossibile da raggiungere ma che si può accarezzare, ascoltare, seguire. Si pensa in silenzio, per sciogliere nodi, affrontare problemi e trovare soluzioni. Si rispetta, spesso, più col

silenzio che con tanta inutili parole, frasi fatte, retorica d’accatto. IL silenzio è importante, il silenzio è musica, il silenzio riempie i vuoti delle parole.

Il silenzio è il grande assente in questi giorni dolorosi per la città in cui vivo, caratterizzati da un frastuono inutile e volgare che spesso sfocia in pura pornografia verbale. Sarebbe opportuno, il silenzio perché tutti, ma proprio tutti hanno motivo di tacere.

Ho deciso di non fare più polemica politica su queste pagine, perché la politica in questo paese è morta e rimane oggi, solo un assordante rumore di fondo, un gioco delle parti di bassa commedia dell’arte, un costante e ripetuto oltraggio al buon senso, al decoro, all’intelligenza, alla buona educazione.

Tra un mese di Genova e del ponte non si parlerà più, tranne che, forse, in città.  Quell’assenza peserà in chi, come il sottoscritto, per un motivo o per l’altro, ci passerà ogni giorno davanti, in silenzio, facendosi un segno di croce, perché senza memoria non siamo niente e senza pietà siamo ancora meno.

Temo, purtroppo, che tra un mese non si parlerà neppure dell’unico argomento che dovrebbe affrontare la politica, se esistesse ancora: una razionale redistribuzione delle risorse in questo paese che non  può non partire dalla lotta all’evasione fiscale e alla criminalità organizzata, un piano di riassetto idrogeologico e

un piano infrastrutturale serio che si occupi di mettere in sicurezza l’esistente e costruire quel che manca, una legge seria sugli appalti.

Io penso sia necessario anche un piano serio per il rinnovamento etico e morale di questo paese, che bisognerebbe finirla con politici che fanno discorsi da bar, riprendendo temi e modi dei discorsi da bar. I politici non devono essere la fotocopia dell’italiano medio, non devono accarezzare la sua paura, blandire la sua

grettezza, alimentare la sua rabbia. I politici dovrebbero essere i nostri elementi migliori, non la fotocopia dei peggiori. Penso che chi scrive che invece di spendere venti miliardi per i migranti si potevano costruire ponti, mostri prima di tutto, una spaventosa ignoranza, i miliardi venivano dall’Europa e a quello erano

destinati, ma soprattutto una pochezza umana, una squallore di pensiero, un vuoto etico che spaventano. Questo vuoto etico la politica dovrebbe riempirlo, non incrementarlo ogni giorno.

Io non sono tendenzialmente contrario al liberismo, o meglio, dopo quello che è successo a Genova nel 2001 ( ancora Genova), quando la politica è morta, mi sono rassegnato al liberismo. Va detto che esistono paesi liberisti dove i ponti non cadono e il tenore di vita della gente è decente, e quindi non

è il liberismo il problema ( o meglio, lo è ma irrisolvibile) ma è il finto liberismo italiano, una imprenditoria familiare che ricalca alla perfezione la struttura delle mafie, che condiziona da sessant’anni la crescita di questo paese.

La gente ha la memoria corta e selettiva, ricorda solo quel che vuole ricordare, io che insegno storia, purtroppo, sono costretto a ricordare un po’ di più. Ricordo chi e come votò le privatizzazioni e i motivi che portarono a quella scelta, ricordo che gli stessi che oggi chiedono a gran voce la testa dei responsabili  hanno

governato questa citta per otto anni e la governano di nuovo da tre, ricordo chi ha bloccato con epocali pagliacciate i lavori della Gronda che, se fosse stata costruita, non avrebbe impedito il crollo del ponte, no, ma avrebbe impedito che questa città finisse in ginocchio con la prospettiva di non salvarsi più.

Ma non serve a nulla lanciare accuse, portare fatti e dati, unirsi all’assordante frastuono che sembra aver riempito questo paese. Servirebbe mettersi attorno a un tavolo, rimboccarsi le maniche e trovare soluzioni. Che è quello che la politica, se esistesse, dovrebbe fare.

Tra un po’ partirà una fiaccolata nel quartiere in cui lavoro, per ricordare tutte le vittime del disastro e le due del quartiere, che hanno un rapporto stretto con la mia scuola. Pregherò che la luce che porteremo davanti a quel ponte, arrivi a illuminare le menti di chi potrebbe e dovrebbe cambiare le cose, a provocare

quella scintilla di comprensione necessaria a rendersi conto che forse si sta sbagliando tutto. perché si sta sbagliando tutto.  Pregherò anche per la moltitudine di imbecilli che in questi giorni parlano senza pensare, tanti, troppi. Con meno fervore, però.

Domani quei funerali di Stato saranno il funerale di un paese, e quando sentirete suonare la campana, non chiedetevi per chi sta suonando.,

Categorie:Attualità

Tag:

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...