A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Uomini diversi


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Leggo con attenzione i post di alcuni amici di Facebook, persone di diversa estrazione sociale che fanno i mestieri più disparati, uniti dall’indignazione per quanto accade nel nostro paese e dalla volontà di fare qualcosa.

Al contrario di me, sono persone pazienti, pacate, che replicano alle decine di commenti aggressivi, violenti, nauseabondi che ricevono i loro post.

Io non sono così, è un mio limite, o meglio, lo sono in classe con i ragazzi, ma, fuori dal mio lavoro, dialogo con chi sa ascoltare e con chi mi piace ascoltare, con persone da cui credo di poter imparare qualcosa o di potermi

confrontare ed, eventualmente, modificare la mia opinione e ignoro gli altri, perché credo sia tempo sprecato.

Chi giustifica un’azione miserabile come bloccare su una nave uomini, donne e bambini in nome di un calcolo politico,  è un miserabile, un uomo diverso da me, anzi  faccio fatica a definirlo uomo e io credo, alla mia età, di

essermi guadagnato il diritto di non parlare con i miserabili.

Eppure sarebbe facile chiedergli, quando ti dicono di portarti gli immigrati a casa tua o di pensare agli italiani che muoiono di fame, cosa fanno loro per gli altri. Sarei curioso di sapere quanti italiani che muoiono di fame

hanno ospitato a casa loro o, semplicemente, a quanti hanno fatto la carità, quante volte sono andati alla Caritas a dare una mano, quante volte sono scesi in piazza per i diritti di tutti, o contro le mafie, la corruzione, ecc.

La risposta sarebbe sempre la stessa: tanto sarebbe stato inutile, la Caritas è corrotta, i sindacati prendono i soldi, ecc.  Il qualunquismo allo stato dell’arte, al discussione da bar come fenomenologia della realtà.

Se questo paese è arrivato a un punto di non ritorno è anche per colpa di gente così, chei non ha mai speso un minuto del proprio tempo per gli altri, si è sempre disinteressata di quello che gli accadeva intorno e ha

pensato solo a sé stessa.

Salvini e Di Maio, nullafacenti, uno incolto e l’altro l’esempio di come, a volte, lo studio non serva a nulla, arroganti, vuoti parolai che dicono tutto ( male) per non dire niente, sono i campioni perfetti di questa gente, i figli

di un capitalismo portato all’eccesso che conduce inevitabilmente a un  individualismo assoluto, radicale, spietato. Salvini e Di Maio sono il braccio armato del Sistema.

Bisognerà trovare una nuova categoria antropologica che definisca questo relativismo morale portato all’eccesso, questa capacità di essere, a un tempo, persone normali, ammesso e non concesso che esista una persona

che possa definirsi normale, e individui ottusi, violenti, pronti a scagliarsi con il capro espiatorio del giorno, pronti perfino a sacrificare la salute dei propri figli pur di non accettare l’idea che esistano persone competenti e

impegnate a  operare per il bene comune.  Ci vuole un nuovo Zimbardo che studi questo effetto Lucifero mostruoso, abnorme e prolungato nel tempo.

Il principio su cui gente come Salvini e Di Maio fondano la propria epistemologia del potere è elementare: gli altri, categoria che comprende la sinistra, i neri, i gay, i trans, i tossici, i rom, ecc., a seconda del momento, sono

una minaccia perché sono diversi da noi, che sappiamo come vanno veramente le cose.

Questo semplice assunto, questa presunzione di onniscenza, gli permette di discettare su tutto e tutti, di scaricare sistematicamente le colpe  di quello che non va sull’altro, se poi è un’entità astratta, metafisica come

l’Europa meglio ancora, di dire che la vendita di un’azienda è stata condotta in modo irregolare ma non può essere annullata, di sequestrare esseri umani sofferenti su una nave ottenendo comunque consenso da chi ha

ormai  superato concetti come dignità, coscienza, altruismo, condivisione, sostituendoli con l’adorazione incondizionata di chi, così simile a loro, ce l’ha fatta, soddisfacendo il sogno che covano nelle loro menti frustrate.

Ci sono dei limiti, si dice , che non possono essere superati, si dovrebbe dire, più correttamente, che c’erano dei limiti che non andavano superati. Perché il segreto di questa nuova visione del mondo, è che non ci sono

limiti.  Anche se De Sade e Rabelais contesterebbero l’aggettivo “nuova”.

Con questi presupposti, con questa gente, non serve più ragionare, non serve più dare l’esempio,  trovare un punto di comune accordo perché punti di comune accordo non ce ne sono. Questi sono integralisti

dell’Io, egoisti patologici, siamo passati dall’uomo a una dimensione al mondo a una dimensione, la loro.

Come se ne esce da questo incubo? Possiamo chiuderci in una torre d’avorio e lasciar passare l’autunno del nostro scontento fino a diventare indifferenti a tutto, oppure indignarci, contarci e ritrovare la rabbia che un

tempo ci spingeva a dire che a noi importava, di tutto e di tutti, che a noi importa ancora, di tutto e di tutti. 

Categorie:Cronaca

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