A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Lex mala lex nulla: dalla parte degli ultimi col sindaco di Riace


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Non sono mai stato un paladino della legalità nè uno di quelli che dice che le sentenze vanno sempre rispettate. Da cattolico, mi pongo sulla linea della teologia della liberazione che, negli anni ’70, teorizzava la ribellione dei campesinos in un sud America, come atto del tutto lecito per contrastare la violenza fascista finanziata e promossa dagli americani.

Non ho mai rispettato le sentenze del giudice Carnevale, chi ha qualche anno sa di cosa parlo, nè le assoluzioni in primo grado di poliziotti e appartenenti alle forze dell’ordine che hanno abusato del loro potere, o quelle famigerate dei terroristi di destra., nè le assoluzioni nei casi di stupro che una volta andavano di moda.

Ultimamente, ho fortemente contestato, e i fatti mi hanno dato ragione, i provvedimenti contro le Ong nel mediterraneo avviati dalla procura di Trapani.

Quindi, senza alcuna remora e senza essere tacciato di incoerenza,  posso affermare di trovare semplicemente scandaloso che il capo di un partito di ladri, indagato per sequestro di persona e violazione dei diritti umani, circoli a piede libero seminando il suo letame verbale e contribuendo a spingere l’Italia sul baratro mentre viene arrestato un uomo che ha avuto l’unico torto di forzare la legge per restituire dignità ad altri uomini.

Perché, sia chiaro, il sindaco di Riace si è semplicemente rifiutato di applicare una legge iniqua e disumana, indegna di un paese civile, e ha scelto di essere giusto.  Non l’ha fatto in buona fede, per spirito umanitario, l’ha fatto perchè convinto di contrastare una legge iniqua e sbagliata. Ridurlo a un santino è quanto di peggio possiamo fare: il suo è un atto politico che dovrebbe far riflettere tutti.

La cesura tra giustizia e legalità nel nostro paese è sempre più profonda, sempre più spesso la legalità viaggia a due velocità a seconda di chi si trova davanti, tanto che il principio dell’uguaglianza davanti alla legge è talmente disatteso quotidianamente, da risultare ironico.

Troppo spesso assistiamo a sentenze ingiuste,  troppo spesso legalità e giustizia scelgono strade diverse.

Nessuno, a parte il politico di turno quando viene colpito da un avviso di garanzia, mette in discussione nè la necessaria indipendenza nè il ruolo della magistratura, necessario contrappeso al potere politico e regolatore della macchina repressiva dello Stato, però è sotto gli occhi di tutti che la macchina della legge non funziona per motivi interni ed esterni. Ed è sotto gli occhi di tutti che certe indagini, certi provvedimenti, oggi come ieri, hanno una valenza politica sospetta.

L’arresto del sindaco di Riace è inopportuno e ingiusto, anche se probabilmente giustificato dal punto di vista legale. Ma la legge non può essere un feticcio dietro cui trincerarsi facendosene scudo, la legge è applicata da uomini che hanno il potere e il dovere di umanizzarla, di renderla opportuna e giusta. Vanno valutati il contesto e le eventuali implicazioni etiche che quello che sembra un reato ed è in realtà un atto di giustizia, può avere. La legge non è una equazione matematica con soluzione univoca ma una creazione umana fallibile ed emendabile.

Questo arresto sembra francamente spropositato rispetto ai fatti imputati, a detta per altro degli stessi inquirenti, e politicamente scorretto in un momento in cui nel nostro paese l’aggressione verbale e fisica nei riguardi degli ultimi è all’ordine del giorno e spesso resta impunita.

Io sto col sindaco di Riace, dalla parte degli ultimi e mi auguro che siano in molti a pensarla così, non voglio un paese dove governano i quaqquaraqquà e gli uomini veri finiscono ai domiciliari.

Categorie:Attualità, Cronaca

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