A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Lettera al ministro Bussetti: sulla scuola e il suo senso.


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Egre.gio Ministro Bussetti.

finora si era tenuto distante dalle esternazioni demenziali dei suoi sodali di governo e aveva mantenuto un apprezzabile basso profilo, da persona di scuola qual è.

Mi ha quindi lasciato basito la sua affermazione  riguardo al fatto che a scuola non si deve fare politica.

Lei è laureato in Educazione fisica, quindi non la tedierò con affermazioni filosofiche né perderò tempo a spiegarle che la sua affermazione è politica e invita la Scuola a  prendere una posizione politica. 

Io credo sia importante, oggi più che mai, usare le parole nel modo giusto, restituirgli la dignità che meritano, perché noi siamo le parole che diciamo e la forma è sostanza.

Se lei voleva dire che non si devono plagiare né indirizzare i ragazzi verso una determinata fazione politica, sono d’accordo; personalmente non amo vedere i bambini alle manifestazioni. Ma quello non è fare politica, è svolgere male il proprio lavoro, non essere professionali ed essere irresponsabili, esattamente come sono irresponsabili, poco professionali e inetti molti dei suoi sodali al governo.

In caso non intendesse questo, la invito a rimettere il suo mandato, perché non sa cosa significa fare scuola.

Se c’è un ambito in cui si “fa” politica, nel quale il dettato costituzionale diventa prassi, è la scuola e se la scuola non si immerge nella realtà con spirito attento e critico, perde il suo significato e la sua funzione sociale. Se dovessimo limitarci a tramettere nozioni e non valori, sarebbe sufficiente wikipedia, quella su cui si sono acculturati, con esiti a dire il vero imbarazzanti, molti dei suoi colleghi di governo.

Un insegnante deve formare teste pensanti, pensanti con la propria mente, giovani uomini e donne in grado di esercitare lo spirito critico e fornire un contributo attivo alla società. Per fare questo la scuola non può esimersi dal “fare” politica.

Come si può spiegare, secondo lei, il novecento senza la contrapposizione tra capitalismo e comunismo? Come si può parlare dei Promessi sposi senza illustrare la situazione politica dell’Italia  nel seicento e al tempo di Manzoni? Oppure pensa che si debbano saltare fascismo e nazismo, le lotte operaie, la Resistenza?  La libertà d’insegnamento prevede che si possa scegliere quali parti del programma svolgere e quali no, su cosa soffermarsi di più e su cosa di meno e fare sì che questo processo non venga svolto sulla falsariga di quello che fanno i nostri quotidiani, disonestamente e dilettantisticamente, dipende dalla professionalità degli insegnanti, che è altra cosa rispetto al ruolo della scuola. Inoltre, nel corso della loro carriera scolastica, i ragazzi incontreranno insegnanti con opinioni diverse e potranno così valutare, riflettere, criticare o trovarsi d’accordo. Il pensiero unico a scuola costituisce ossimoro.

Comincia  a rendersi conto dell’enorme bestialità che ha detto?

Ministro, le parole sono importanti, pesano come sassi, restano nella memoria, la gente oggi le ripete come un mantra. La scuola non ha bisogno di legacci, di ulteriori pressioni. Ha letto le statistiche sul fallimento della scuola come ascensore sociale? Io vado oltre: la scuola sta fallendo, punto e basta. Non riusciamo più a far fronte a una situazione sociale devastata, all’ignoranza dilagante, alla mancanza di una politica culturale seria, alla tv spazzatura e alla manipolazione delle informazioni. E mi viene a dire che non devo fare politica? Invece di spingere per potenziare i servizi sociali, aumentare i fondi d’Istituto, firmare il nuovo contratto, rivedere i programmi, assumere uno psicologo in ogni scuola per far fronte a una vera emergenza sociale, mettere in sicurezza gli edifici, lei se ne esce con queste bella pensata?

Non ho mai fatto mistero delle mie opinioni ai ragazzi, dicendo che erano mie, mutuate dalla mia personale storia, dai miei studi, dal mio percorso di vita e che non erano per questo giuste, solo personali. Dico anche loro di parlare con i genitori, di confrontarsi sulle cose che accadono, di leggere il più possibile,  soprattutto di documentarsi perché, come ho imparato dalla mia splendida maestra il primo giorno di scuola, “ciò che non sai di tua scienza, in realtà non sai”. (E’ Brecht, lo aboliamo?). Non credo per questo di essere un cattivo insegnante, cerco di svolgere al meglio il mio lavoro, per cui sono pagato poco e male, e se ci riesco, saranno i ragazzi a dirlo. Per me conta solo il loro giudizio. perché è per loro che lavoro.

La scuola dovrebbe essere una palestra della mente, una terra di nessuno al di fuori del vociare quotidiano dove si insegna a decifrare le voci del mondo, a esercitare il libero arbitrio, a stare insieme e ad ascoltare cosa ha da dire l’altro. Dove si insegna a cooperare e a riconoscere noi stessi nell’altro, di qualunque colore sia e forse è questo a dare fastidio ai suoi colleghi.

Il tipo di scuola che avete in mente voi non è apolitica, cosa impossibile, è monocolore: ci ha provato Giovanni Gentile, il più brillante dei nostri filosofi del novecento, che ha pagato di persona l’aver provato a fare del pensiero prassi. Era una scuola orribile quella gentiliana,, classista, escludente, tetra, abbastanza simile a quella uscita dalla riforma renziana, con il potere in mano a uno a scapito della collegialità, la premialità per chi lavora tanto e gratis e fa quello che dice il capo, ecc.  Eppure, anche quella riforma balorda, conteneva del buono, eppure, al vostro confronto, Faraone, che l’ha scritta (malissimo), si staglia come un gigante.

Lasciateci lavorare in pace, Ministro, non nominateci: lasciateci ancora uno straccio d’illusione di servire a qualcosa. Lasciate che la scuola resti una terrà di nessuno, dove il confronto sia civile e sereno, al contrario della canea quotidiana a cui siete abituati. Tanto le promesse elettorali sono già lettera morta, come sempre.

Ma riflettete sul fatto che oggi la scuola funziona solo per i ricchi: è il tradimento più doloroso della Costituzione, è il risultato finale del saccheggio continuo fatto ai nostri danni  in questi anni, è un deficit di civiltà e spiega  molto di questo paese.

Per favore, torni a mantenere il suo basso profilo da burocrate e,se non ha nulla da dire, taccia. Ma tenga conto che anche quella è una decisione politica.

Categorie:Attualità

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