A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

M, di Antonio Scurati: un libro necessario per capire chi siamo


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Il fascismo, raccontato dall’interno con la voce del suo artefice, di cui si traccia un ritratto obiettivo, privo di pregiudiziali ideologiche. Questo è M, di Antonio Scurati, la storia romanzata ma autentica e basata su dati storici rigorosi, dell’ascesa di Mussolini e del fascismo al potere e, in parallelo, la storia  delle lotte fratricide della sinistra e la vita tormentata dell’unico, vero oppositore che cercò di denunciare con la costanza che è propria dei martiri, la barbarie fascista: Giacomo Matteotti.

Sul dualismo tra questi due uomini, il figlio di un fabbro salito sul gradino più alto del potere e il figlio di un proprietario terriero che sceglie di stare dalla parte degli ultimi, i contadini, i senza diritti, si snoda la narrazione, avvincente e costellata di brevi documenti d’epoca,  che fa giustizia di tanti luoghi comuni sul fascismo.

No, l’ordine non regnava al tempo del fascismo e la corruzione era diffusa anche più che ai giorni nostri, Mussolini usò l’omicidio dei suoi avversari politici come strumento abituale per mantenere il controllo, sia contro i socialisti sia contro quei fascisti che si illudevano di militare in un partito dove era lecito esprimere opinioni contrarie a quelle del capo. Mussolini sapeva di essere a capo di un gruppo di psicotici miserabili ma sapeva anche di non poterne fare a meno.

Viene descritta con dovizia di particolare la farsesca, grottesca marcia su Roma che solo l’istinto da giocatore d’azzardo di Mussolini e il tradimento di un sovrano imbelle trasformarono nella porta che aprì la strada al ventennio. Lo stato d’assedio era stato dichiarato, l’esercito fascista non esisteva, molti squadristi erano già stati arrestati, sarebbero stati sufficienti i carabinieri a fermare la sparuta armata brancaleone che si avvicinava alla capitale. Invece il re si rimangiò la sua parola e tradì il paese per motivi che restano, ancora oggi, oscuri.

Viene sfatato anche il mito del consenso popolare al fascismo, che fu oceanico al sud, dove, ancora oggi, si accolgono come oro colato le promesse di chiunque e invece minoritario al nord, dove non a caso si sviluppò la resistenza. Il duce governò con la paura e l’omicidio, il suo fu il governo criminale di un criminale.

A occupare la maggior parte delle pagine è Mussolini, traditore compulsivo della moglie e di tutte le fazioni politiche in cui ha militato, opportunista, doppiogiochista, narcisista patologico, spregiudicato affarista, corrotto,  capo crudele e spietato di una banda di psicotici, sbandati, assassini, frustrati che trovarono la propria ragione di vita nell’uso di una violenza vile e spesso gratuita. Mussolini umorale, Mussolini che vende l’Italia alle compagnie petrolifere americane e quando Matteotti sta per smascherarlo lo fa uccidere, Mussolini che commenta sprezzante l’omicidio di don Minzoni, Mussolini che inganna tutti, anche sé stesso, credendo di essere quello che non è, confondendo la volontà ferina di arrivare con la grandezza.

L’autore descrive impietosamente anche la sinistra divisa, la violenza del biennio rosso, la mancanza di coraggio della classe dirigente di portare a compimento una rivoluzione annunciata a cui mai diede il via. Sullo sfondo il popolo, gli ultimi: traditi dai socialisti, traditi dai fascisti, i soliti sconfitti dalla storia. Perfino Gobetti e Amendola spesero parole lusinghiere per il fascismo, tanto riuscì a quel grande imbonitore.

A dominare, durante la lettura del libro, è la rabbia: rabbia per un paese meschino, dilaniato da assurde lotte interne che tollerò e arrivò a consegnarsi a una banda di corrotti psicopatici guidata da un uomo che avrebbe voluto essere grande ma che in ogni suo atto mostrava la sua piccolezza, il suo squallore interiore.  Come è stato possibile? Ci si chiede a un certo punto, come si è potuti arrivare a tanto?

Libro che dovrebbero leggere i giovani, troppo spesso infarciti di false informazioni, facili a creare miti di cartapesta. Libro che dovremmo leggere tutti noi, per ricordarci chi siamo stati, per capire che il periodo in cui viviamo non ha nulla in comune con quello che vide l’ascesa del fascismo e che quello di Salvini non è fascismo, ma altro, una forma nuova di abiezione sociale che va combattuta con nuove parole e nuovi strumenti.

Libro che ci ricorda cos’è l’antifascismo e perché è un requisito indispensabile per essere uomini, semplicemente uomini. Troppo spesso questa parola viene usata a sproposito, troppo spesso si spendono fiumi di retorica  insulsa e inutile. L’antifascismo è una cosa seria e questo libro serve anche a ricordarci perché siamo antifascisti.

Le ultime pagine, scandite dalla tragica cronaca degli omicidi del mostro di Roma e dalle fasi che portarono all’omicidio di Matteotti, sono commosse, rispettose, dolenti, come si conviene a chi sta celebrando il primo grande eroe civile che questo paese abbia mai avuto. Di  fronte a tanta grandezza, lo squallore umano, etico e morale del fascismo risalta ancora di più.

Alla fine dei conti, quello tra Mussolini e Matteotti fu lo scontro tra un nano deforme e iracondo, un figlio del popolo che tradì e usò il popolo per acquisire potere e ricchezza, fuggendo alla fine come un miserabile morendo, e un gigante dallo sguardo limpido, che rinunciò ai suoi privilegi per il popolo degli ultimi, un santo laico che sacrificò tutto, anche la vita, per la libertà.

Un libro necessario, impegnativo, definitivo: per fare i conti con una storia che è anche la nostra, per ricordarci chi eravamo e decidere chi vogliamo essere.

Categorie:Recensioni Libri

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