Salario minimo: perché è una scelta sbagliata.


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Sui social si  leggono gli abituali attacchi ai sindacati accusati di essere collusi con i poteri forti, ecc. Il motivo? La contrarietà dei sindacati confederali all’introduzione del salario minimo.

Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza: tutit i lavoratori dipendenti sono contrattualizzati in Italia, restano fuori gli atipici e le false partite Iva, quelli a cui sarebbe diretto il provvedimento, circa il 10% dei lavoratori.

La proposta di Pd e Cinque stelle, con alcune differenze sostanziali, il pd propone nove euro netti, i CInque stelle nove lordi, abbasserebbe il salario minimo garantito per alcune categorie, facendo, di consequenza, decadere i contratti. Ma i contratti non stabiliscono solo il salario: regolano l’orario di lavoro, i rapporti interni, la sicurezza sul lavoro, i compensi aggiuntivi,  insomma tutte quelle estensioni del welfare che, in caso di disdetta del contratto, verrebbero meno.

Senza contare che, gravando il salario minimo sulle imprese, in particolare piccole imprese, soprattutto del mezzogiorno, queste inevitabilmente assumerebbero in nero e quelle che rispettassero le regole aumenterebbero i costi per rientrare, con una ricaduta a catena sull’economia.

Il Jobs act di renzi, prevedeva che il salario minimo si applicasse solo alle categorie non contrattualizzate.

Bisognerebbe quindi evitare di fare del salario minimo una battaglia demagogica destinata a risolversi in un fallimento come il reddito di cittadinanza, sedersi a un tavolo con le parti sociali e trovare una soluzione adeguata, altrimenti si rischia di danneggiare non solo quei lavoratori che si vorrebbe tutelare ma anche tutti gli altri.

Meglio sarebbe, intanto, controllare che i contratti vengano rispettati e smascherare i finti contratti di certe aziende e cooperative e combattere una battaglia senza quartiere contro il lavoro nero e la sicurezza sul lavoro, due problemi gravissimi e irrisolti.

Che i Cinque stelle non amino i sindacati è noto, sentendosi i rappresentanti del popolo e considerando tutti gli altri servi del sistema. Il sospetto è che dietro questa proposta ci sia l’intenzione, neanche troppo nascosta, di ridurre  il ruolo dei confederali togliendogli lo strumento principale di tutela dei lavoratori: il contratto nazionale.

Meglio sarebbe, a parere di chi scrive, contrattualizzare e garantire i diritti di quel dieci per cento di lavoratori interessati alla questione e controllare il rispetto dei contratti in tutti gli altri casi, compresi quei finti contratti di comodo che proliferano sopratutto nelle imprese del nord. Se poi si vuole introdurre un salario minimo garantito, lo si faccia cum grano salis.

In Europa il salario minimo esiste ed è molto inferiore rispetto a quanto proposto dai nostri politici.

Nessuno nega che in Italia esista una questione salariale ma va affrontata seriamente, con le parti sociali e senza certi afflati populistici, che sembrano aver contagiato, in parte, anche la sinistra.

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