La scuola che resiste


La scuola annaspa, mancano insegnanti, banchi, risorse, ci si arrangia come si può, come sempre. Non ricordo un anno scolastico che sia cominciato con gli organici al completo, senza ansie da parte di famiglie che vorrebbero tutto e subito, terrorizzate all’idea di un nuovo blocco delle lezioni, senza ore di supplenza per sopperire alle carenze di organico, ecc.

Il covid è lì, aumenta lentamente, in certe regioni aumenta sensibilmente ma tra giornali e amministratori si gioca con le cifre, facendo finta che non sia così. Ogni riferimento alla Liguria è puramente casuale, ma chi è causa del suo mal pianga sè stesso, diceva uno che la sapeva lunga. Il covid aumenta nonostante i negazionisti e, nonostante i denigratori del governo, aumenta meno che altrove, grazie ai provvedimenti che sono stati presi e allo stato d’emergenza che continua. Ricordo chi diceva: in Francia e Spagna hanno aperto le scuole perché da noi no? Guardatele oggi Francia e Spagna, e se proprio non riuscite a vergognarvi un po’, almeno ammettete di aver sbagliato. Ogni riferimento a un piccolo e insignificante movimento politico guidato da un leader dall’enorme ego inersamente proporzionale al suo seguito, non è del tutto casuale.

La scuola è ancora lì e continua a svolgere il proprio compito, nonostante i ministri inutili che si sono succeduti negli ultimi vent’anni, le riforme inutili che hanno cambiato tutto per non cambiare niente, il mare di burocrazia inutile in cui annega, il discredito sociale a cui è sottoposta.

La scuola resiste, perchè, alla fine, entri in classe e ci sei tu e i ragazzi. Li guardi negli occhi e, mascherina o no, svolgi il tuo lavoro, come sempre. Alla fine conmta solo questo, quanto riesci a metterti in gioco, quello che riesci a dare, come riesci a trasmettere quello che gli serve per la loro crescita.

Il covid, i ministri, i dirigenti, la burocrazia, le famiglie che pretendono, la privacy, ecc. restano fuori da quel microcosmo temporaneo e limitato che si crea tra la classe e i suoi insegnanti durante le ore di lezione , restano fuori da quello che è il senso di fare scuola. Per questo la scuola resiste.

Finisce sempre che torni a casa senza voce, a volte stanco, svuotato, ma con la sensazione che, nonostante tutto, fai ancora il mestiere più bello del mondo, non perché hai tre mesi di ferie, sei garantito e le altre cazzate che si ripetono immutate da decenni per denigrare il nostro lavoro, ma perché, ogni santo giorno, rendi reale e tangibile il dettato costituzionale, trasmetti sapere, dai l’opportunità di migliorare sè stesso e il mondo a chi vuole e sa coglierla.

Scusate se è poco.

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