Maradona, un uomo.


Sto ascoltando l’ultimo disco di Bennato mentre scrivo questo post e, tutto sommato, credo sia giusto così. Edoardo è un grande irregolare della nostra musica, uno che ha sempre fatto quello che ha voluto ed è napoletano, come era Maradona, che lo è diventato a furor di popolo. Si conoscevano e si frequentavano, perché tra folli nasce una naturale empatia.

Ieri, quando ho saputo la notizia, non ho provato nulla: ho letto l’articolo di Minà, l’unico giornalista italiano degno di essere letto, guardato qualche immagine, nient’altro. Ma sapevo che sarebbe arrivata.

La stretta al cuore è arrivata mentre, tra i tanti filmati on line, oggi vedo un gol impossibile: punizione a due in area, contro la Juventus, punizione che doveva essere un rigore ( ovviamente). Maradona sussurra qualcosa al compagno, probabilmente gli dice faccio gol, con la stessa sicurezza con cui Clay, poi diventato Alì diceva al suo allenatore lo butto giù. Parte il fischio, il compagno passa la palla, Maradona segna un gol balisticamente impossibile e mi vengono le lacrime agli occhi perché realizzo che il mondo ha perso uno dei più grandi artisti viventi, di quell’arte che si esaurisce nella performance immediata, nell’attimo: un concerto memorabile, Bolt che fa il record, Charlie Parker che fa un assolo irripetibile, Maradona che fa un gol fisicamente impossibile.

Maradona era un uomo vero, che in mezzo a tanti ominicchi, a voler essere generosi, brillava per i grandi pregi e gli enormi difetti. Veniva dal nulla e ha illuminato quel nulla di luce riflessa, è stato Masaniello che ha riscattato Napoli da secoli di miseria, mi ha fatto vergognare di essere italiano quando l’Argentina è stata fischiata durante la finale dei mondiali, ho esultato con lui quando segnò in Usa, per essere poi estromesso da un tiro mancino giocatogli da Havelange e Blatter, perché mi piacciono le storie di chi cade e rialza la testa.

Maradona era comunista in un paese fondamentalmente fascista come il nostro, conosceva la storia del suo paese molto bene, al contrario di molti italiani e non aveva paura di dire pane al pane.

E’ stato un drogato, un puttaniere, ha vissuto i suoi eccessi alla luce del sole al contrario di molti sepolcri imbiancati che fanno le stesse cose in segreto e poi si ergono a moralisti. Le critiche sui social sono frutto dell’invidia di chi non sarà mai nessuno nei confronti di chi sarà sempre un mito. Un segno di questi tristissimi tempi.

Maradona non era solo un giocatore di calcio, Maradona il calcio nella sua essenza più pura e cristallina.

In questi anni siamo rimasti sempre in attesa di una rinascita, perché ci piace veder cadere i miti nella polvere ma, proprio perché miti, ci piace ancora di più vederli rinascere, perché ci danno speranza. Speravamo che l’Argentina, con lui in panchina trionfasse, che presto o tardi, facesse qualcosa di unico, grande, memorabile.

Non abbiamo capito, fino a ieri, che era lui ad essere un uomo unico, grande, memorabile.

Serve ancora un granello di sabbia?


E’ passato già un anno da quando, spinto da un’urgenza sia intellettuale che politica, nel senso più ampio del termine, ho deciso di pubblicare il mio libro su Amazon. Suona un po’ magniloquente e arrogante, detto così, lo so e chiedo scusa.

In un anno più di cinquecento persone hanno letto Il granello, non una grande cifra in termini assoluti ma una grande cifra per me.

Non ho un editore, non ho grandi disponibilità per fare promozione, sono tendenzialmente asociale e non ho quindi un giro di compratori preventivabile, c’è stato di mezzo il lockdown: personalmente sono molto soddisfatto di com’è andata e ringrazio tutti quelli che hanno letto quello che ho scritto e che hanno fatto un passa parola tra amici e conoscenti. L’emozione di sapere che sono comunque tanti è intima e impagabile.

Ringrazio, in particolare, non me ne vogliano gli altri, due mie ex alunne per i loro giudizi articolati, per aver trovato il tempo di immergersi nel mondo allucinato e allucinante che ho descritto. Il libro è nato soprattutto per i ragazzi, perché siano loro il granello di sabbia che farà saltare l’ingranaggio.

Sono alle prese da mesi con il seguito. Un seguito tormentato, difficile, perché non volevo scriverlo ma gli eventi che stanno accadendo attorno a noi hanno attivato un’urgenza simile anche se diversa da quella che mi ha “costretto” a scrivere il suo predecessore.

Si stanno aggiungendo nuovi temi, nuove suggestioni, nuove inquietudini che mi assalgono quando rileggo, di tanto in tanto, quello che ho scritto. Non è facile scrivere una distopia quandorischi ogni giorno di trasformarla in un romanzo realistico.

Io, che insegno ai miei alunni a strutturare i racconti e organizzarli secondo sequenza logiche rispettose degli stereotipi di genere, scrivo di getto, senza neanche uno straccio di scaletta, senza sapere dove mi portarà il flusso di parole. Infatti, spesso, cancello e riscrivo, in modo abbastanza ossessivo, fino a quando la pagina non si illumina e mi dice che ok, ho detto quello che avevo in mente.

Sarà di nuovo un libro politico? Ogni libro lo è, a suo modo, anche quelli brutti, ogni libro esprime un punto di vista soggettivo, lascia intendere una visione del mondo, un’idea di società. Le mie, di idee, sono semplici e le ho palesate molte volte in questo spazio, quindi sì, a suo modo, sarà un libro politico.

Sono tempi cupi, oscuri, che richiamano alla memoria arcane paure, tempi in cui molti mostrano una parte di sè che forse meglio avrebbero fatto a tenere nascosta, tempi in cui si brandiscono i social come asce, per fare a pezzi chi esprime un pensiero divergente, tempi che fanno paura.

Non mi piace quello che vedo attorno a me e non credo che sia più questione di fascisti, comunisti, destra, sinistra, categorie che, nella società in cui viviamo, nel sistema di cui siamo volontari prigionieri, piaccia o no, hanno perso di senso, non significano nulla, sono bandiere da agitare in ossequio a una retorica sempre più vuota e stucchevole, sempre più fastidiosa. Il mondo capitalista, piaccia o no, ci divide in socialmente produttivi o improduttivi, anzi, ci divide in cose utili e inutili, in una reificazione dell’umanità che con il covid ha avuto un’accelerazione che è sotto gli occhi di tutti, anche se facciamo finta di non vederla, perché, giustamente, ci terrorizza.

Scrivo perché ho paura, per esorcizzare i demoni di tutti e i miei personali, per non passare il tempo sui social trasformati in una piazza dove fazioni opposte si danno battaglia, invece di cercare risposte, per non cercare come un tossico la dose quotidiana di notizie che mi dia un appagamento temporaneo.

Scrivo per confermare che ho ancora qualcosa da dire e da dare ai ragazzi che in questi giorni compaiono fugacemente davanti allo schermo del pc e, fino a qualche settimana fa, vedevo mascherati e distanziati, due cose necessarie che trovo stonate in un’aula scolastica ma a cui mi adeguo, naturalmente.

Fino a quando è giusto adeguarsi? Dove finisce la tutela della salute pubblica e comincia la restrizione della libertà? A quanti diritti siamo disposti a rinunciare per salvaguardare le nostre vite? Dove siamo disposti ad arrivare? Quanto durerà la nostra indifferenza alle cose del mondo? per quanto ancora la paura guiderà le nostre scelte?

Sono le domande senza risposta che mi hanno spinto a scrivere ancora, nella speranza di trovarne, alla fine, almeno qualcuna o di ispirare qualcuno a trovarla. Se accadrà, ve lo farò sapere.

Nel frattempo grazie a tutti di cuore, e speriamo che il nuovo libro esca in un momento migliore.