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Urla del silenzio


Perchè stupirsi che il TG1 parli di assoluzione dell’avvocato Mills quando invece questo è stato condannato ma il reato a lui ascritto e per il quale è stato ritenuto colpevole, cioè quello di essere stato corrotto dal presidente del consiglio, è caduto in prescrizione? Sono anni che si dice che Andreotti è stato assolto dall’accusa di associazione a delinquere con Cosa nostra mentre la sentenza definitiva ha stabilito che tale reato è stato commesso fino al 1980 ed è  caduto in prescrizione.  Se il Grande Fratello governa, è assurdo protestare perchè si comporta come ne consegue. Certo, dignità ed etica imporrebbero altri comportamenti, ma sono valori che non abitano più il nostro paese da molto tempo. Se la gente ha scelto a più riprese di farsi governare dal Grande Fratello è perchè  questo è il paese delle gioco delle tre carte, dove non vince chi scopre l’inganno ma chi sa ingannare meglio.

Domani, centinaia di migliaia di persone che quotidianamente vedono violati i loro diritti più elementari, che vengono sistematicamente ghettizzati, insultati e privati dei loro diritti di cittadinanza, che sono considerati l’origine dei mali del paese, mentre pregiudicati e ladri ricoprono incarichi di prestigio nell’amministrazione dello stato, ex picchiatori fascisti sono funzionari del comune di Roma, un premier corruttore insulta sistematicamente i magistrati, centinaia di migliaia di persone sciopereranno in modo pacifico, civile, colorato, cercando una visibilità diversa, facendo sentire la loro voce. Mi riferisco allo sciopero degli stranieri, proclamato per la giornata di domani. Sarebbe stata l’occasione per una giornata di protesta civile, per una grande discesa in piazza delle persone pulite, oneste, che hanno voglia di respirare aria pulita e di scacciare il tanfo che opprime questo paese. Faccio una facile profezia affermando che quelle di domani saranno urla che si perderanno nel silenzio, una grande occasione persa per tutti. I mezzi d’informazione stenderanno una cortina di fumo ignorando la notizia, i politici qualche dichiarazione demagogica o sprezzantemente razzista a seconda del colore politico, il resto della gente resterà indifferente a guardare.

Perchè l’opposizione non ha colto l’occasione che gli si offriva su un piatto d’argento di attaccare l’attuale governo su uno dei suoi nervi scoperti, il razzismo e l’atteggiamento xenofobo? I candidati di centro destra alle ormai prossime elezioni regionali e provinciali violano costantemente la costituzione con affermazioni razziste che spesso valicano il limite dell’intolleranza e del codice penale, la sinistra ha l’occasione per una scelta di campo decisa, un no! forte e chiaro al razzismo e cosa fa? Nulla.

Mi viene da pensare che si sia scelto di non fare nulla per opportunità elettorale, per non dare adito al premier di  confermare la sua affermazione secondo cui la sinistra vuole aprire le porte agli stranieri. Mi viene da pensare che si sia scelto di non fare nulla per non esporsi, per evitare che la destra solleciti la paura della gente, come fa da anni. Mi viene da pensare che si sia scelto di non fare nulla per un meschino e schifoso calcolo elettorale.

Perchè la Chiesa, che dovrebbe stare dalla parte degli ultimi, che dovrebbe essere in prima linea a difendere i diritti di chi diritti non ha, che nella sua dottrina sociale, mai sconfessata, mai cancellata, invita all’impegno, alla presa di posizione netta contro chi viola i diritti del prossimo e lo opprime, non si è schierata apertamente con chi domani sciopererà?

Mi viene da pensare che  il silenzio della Chiesa derivi dal fatto che domani a scioperare ci saranno molti  cittadini di fede islamica.

Mi viene da pensare che una decisa presa di posizione sullo sciopero di domani significherebbe, ad esempio, avallare de facto la costruzione delle moschee e che in questo paese non siamo ancora pronti a fare quello che prescrive la Costituzione, cioè concedere ad ogni cittadino il diritto di pregare il suo Dio.

Se così fosse, se la sinistra e la Chiesa hanno scelto di tacere, tranne poi fare grandi proclami in caso lo sciopero riuscisse, quei valori etici, morali, ideali in cui quelli come me, cattolici e di sinistra, hanno creduto da anni, per cui si sono impegnati e si impegnano quotidianamente, valori come la solidarietà, il rispetto della diversità, la ricerca di dialogo, il confronto civile, valori che provengono da quella guerra partigiana sempre sulla bocca di tutti, se così fosse, significherebbe che quei valori non esistono più. Quando un popolo perde coscienza dei valori su cui è fondato il proprio Stato,quando un popolo non riconosce più i termini del patto sociale, dietro l’angolo c’è il lager.

Mi auguro di sbagliarmi, mi auguro che domani sia una giornata di grande solidarietà, di grande gioia e impegno per tutti quelli che credono ancora che questo possa tornare ad essere un paese civile, mi auguro che domani le grida di chi reclama giustizia e diritti si alzino alte, diventino assordanti, scuotano la nostra coscienza invece di essere, ancora una volta, urla del silenzio.

Il motore immobile


Ieri la commissione europea per l’economia ha diramato le cifre sulla situazione economica del continente: non sono buone, la ripresa non c’è, le previsioni per quest’anno devono essere tutte riviste al ribasso. E’ particolarmente critica la situazione della Grecia, della Spagna e dell’Italia mentre Francia e Germania mostrano indici di sviluppo migliori. La commissione ha invitato a investire in innovazione e ricerca dicendo chiaramente che le aziende che sono entrate in crisi non saranno le stesse che dalla crisi usciranno. Traducendo, questo significa la perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro nel nostro paese, di milioni in tutta Europa. I tanto millantati provvedimenti di questo governo per fronteggiare il momento critico si sono risolti in un aumento degli ammortizzatori sociali, con conseguente, inevitabile sofferenza dell’Inps e consueto scaricabarile sui pensionati dei mali del paese. I numerosi proclami del premier sull’uscita dal tunnel e sulla tenuta del paese sono bugie. Stiamo per entrare in una congiuntura drammatica e nessuno sembra accorgersene, quasi tutti i giornali escono con le notizie sulla prescrizione del processo Mills in prima pagina e nessuno fa titoli su questa situazione. E’ evidente che una crisi economica dalle conseguenze imprevedibili fa meno notizia dell’ennesimo colpo di mano degli avvocati del nostro premier. Questa cecità, questo incapacità di attaccare l’esecutivo su quello che non fa e dovrebbe fare, accomuna, ai giornalisti, purtroppo, tutta l’opposizione. Non si riesce più a ragionare sulla sostanza dell’azione di governo, è come se, chiusi in una bolla, fossimo ormai indifferenti quello che ci succede attorno, concentrati a chiosare certosinamente sui contorni senza mai entrare nel merito autentico dei problemi.

In questo paese non è mai esistita una politica industriale che non fosse quella delle mazzette e, oggi, delle puttane. Questo paese non è mai stato in grado di guardare oltre il proprio naso, di pianificare, di considerare i punti deboli e  trovare le adeguate contromisure per superare le inevitabili situazioni di emergenza. A questo governo non è mai interessato portare l’Italia a un livello di sviluppo accettabile: siamo tornati indietro di trent’anni, con una confindustria che ha l’unico scopo di ottenere regalie statali a nostre spese e pochi, grandi squali che gestiscono l’economia del paese basandosi esclusivamente sulla loro avidità.  

Le piccole e medie imprese, il reale motore dell’economia italiana, non contano nulla nelle stanze del potere e ogni giorno imprenditori onesti sono costretti a chiudere le loro aziende con la morte nel cuore, lasciando a casa gli operai. La ricerca e l’innovazione, non procurando entrate immediate ma solo a lungo e medio termine, vengono ignorate sia dalle aziende che dal governo. D’altronde, le intercettazioni di questi giorni ci hanno mostrato il livello culturale medio dei grandi imprenditori italiani: quale ricerca e quale innovazione possono patrocinare questi individui che sembrano usciti da un film del commissario Giraldi, alias Monnezza? Quale innovazione e quale ricerca può patrocinare un governo guidato da un settantacinquenne affetto da priapismo? Meglio incentivare la vendita delle auto inquinanti che già esistono piuttosto che, ad esempio, obbligare la Fiat a investire in tecnologie non inquinanti in cambio degli incentivi. E’ più comodo, più semplice, non richiede troppo sforzi, non necessita di movimento.Questo è  governo è un motore immobile, una struttura senza sostanza. Questa politica è solo un conciliabolo tra sordi e ciechi che calpestano e manipolano fango e parole mentre il paese va a fondo.

Cosa succederà quando le aziende in crisi non saranno più poche decine ma centinaia? Cosa succederà quando l’Europa, dopo innumerevoli avvertimenti, stringerà il laccio alla gola del nostro paese? Come, questo governo che finora non ha fatto nulla, questo governo la cui sostanza fondamentale è il nulla, affronterà le inevitabili tensioni sociali che si creeranno? Con i manganelli o con la cancellazione dai mezzi d’informazione delle notizie? La sentenza che condanna Google per la diffusione di un video che ha portato all’arresto di tre bastardelli che si divertivano a tormentare un disabile è forse solo un prologo? Si stanno facendo le prove generali per tappare la bocca all’unico strumento di informazione veramente libero che esista oggi?

E l’opposizione cosa fa? Il pontefice D’Alema, l’ecumenico Veltroni, l’iracondo Di Pietro, l’impalpabile Bersani, cosa fanno? Litigano sulle poltrone. Invece di riconfermare in Puglia un governatore onesto, pulito, capace e lungimirante, gli mettono contro un altro candidato tentando di evitare le primarie, primarie che a furor di popolo devono concedere con il risultato che sappiamo. E in Campania? In Campania era necessario un segnale forte, di rottura col passato, un candidato che facesse dimenticare Bassolino, un uomo al di sopra di ogni sospetto. Chi candidano? Uno indagato per truffa. 

Io, e sono convinto che  molti altri la pensano  come me, voglio un’opposizione che chieda conto al premier delle sue inesistenti politiche, un’opposizione che protesti a voce alta sulla devastazione della scuola pubblica, un’opposizione che torni ad essere la voce di quelle masse popolari che saranno le prime a essere colpite dal ciclone della crisi quando arriverà, un’opposizione che non sia la copia sbiadita della coalizione di governo. Persone oneste e pulite con delle idee in testa, persone che sappiano guardare lontano.

Hanno inquinato un fiume per rendere edificabili aree vincolate, questo hanno fatto alcuni grandi imprenditori italiani, altri si sono accordati con la ‘ndrangheta per spartirsi la torta, altri si sono assicurati gli appalti fungendo da lenoni per superman e compagnia bella, questa è la grande imprenditoria italiana, degnamente rappresentata dal presidente della Confindustria. E’ tempo che anche gli imprenditori onesti, quelli che considerano gli operai parte della loro famiglia, quelli che vengono umiliati dalle banche, si uniscano e reclamino a gran voce i loro diritti, si stacchino da questi cialtroni, facciano risaltare la loro differenza e chiedano a questo mostri immobile che da Roma muove i suoi tentacoli solo per afferrare i nostri soldi, di svolgere il proprio lavoro. E’ arrivato il momento del redde rationem, è ora  che tutti chiediamo ai deputati del parlamento conto del loro lauto stipendio: cosa hanno fatto fino adesso per il paese? Quale contributo hanno portato allo sviluppo, all’economia, al welfare?

Le elezioni regionali sono una piccola occasione per cominciare a dire basta, ma chi sta dall’altra parte deve capire che la gente non è disposta a sostituire un motore immobile con un altro: è tempo che questo paese si rimetta in moto.

Alea iacta est


A mio modesto avviso non è stato dato sufficiente rilievo alle dichiarazioni fatte ieri dal Presidente del consiglio, anche se questa sembra una contraddizione in termini. Non è stata sottolineata in modo chiaro la portata politica delle sue affermazioni. Nonostante le smentite immediate a cui siamo abituati ieri il premier ha deciso di varcare il suo personale Rubicone e abbracciare il suo alleato più fedele, l’unico che gli garantisca, in questo momento, il potere: la lega.

Dimenticati i propositi di lotta alla corruzione, accantonata l’idea di fare liste “pulite” per le regionali, ignorati i richiami di Gianfranco Fini e del pontefice, che in questi a giorni a più riprese hanno auspicato il ripristino della legalità nel paese e la condanna per i corrotti, Berlusconi gioca il suo asso nella manica e mette sul piatto la carta vincente: la paura.

Inutile dire che non c’è nessuna invasione straniera in Italia, inutile ribadire, come hanno fatto in tempi recenti due magistrati in prima linea come Gratteri e Caselli, che la legge sulle intercettazioni significherebbe fare un grosso favore alla criminalità organizzata, tutto questo non conta. Il risultato che il premier si prefigge è un plebiscito alle regionali che avrebbe come conseguenza quella di mandare in pezzi una opposizione che, seppure a fatica e confusamente, sta risalendo la china ma soprattutto di mettere a tacere il suo avversario più insidiosa, quel Gianfranco Fini che da tempo fa le prove generali da successore del lider maximo. L’impunità verrebbe da sè.

Per fare questo, con la spregiudicatezza da manager d’assalto che lo contraddistingue, sceglie di far leva sulla xenofobia montante nel paese, forse confortato dai recenti sondaggi che dicono di un sentimento xenofobo in drammatico aumento tra i giovani, sulle paure di un popolo che comincia a pagare la crisi economica e a capire che è solo l’inizio, inserendo come corollario i soliti attacchi alla magistratura e il solito vittimismo da coccodrillo, anzi, da caimano.

Quali potranno essere le conseguenze di questa scelta di campo?

Per prima cosa, di fatto, se non si sconfessano i presunti corrotti gli si dà un appoggio quantomeno morale, e questo mi sembra il dato più sconfortante, in secondo luogo, un eventuale plebiscito che veda vincenti il premier e la lega, significherebbe un passo ulteriore verso il baratro del governo autoritario che, mese dopo mese, si fa sempre più vicino, in terzo luogo, avremmo un paese ancora più diviso con una parte della popolazione, quella straniera, una parte della popolazione che costituisce un ingranaggio fondamentale nel motore dell’economia, che verrebbe ulteriormente privata dei diritti più elementari, discriminata, emarginata socialmente, messa in condizione di rispondere alle sirene della criminalità organizzata. Parlando di qualcosa che mi sta a cuore personalmente, nè il premier nè la lega danno l’impressione di essere propensi a promuovere l’istruzione e la cultura nel nostro paese, dato il totale disinteresse per la scuola nel primo e i feroci maltrattamenti a cui viene sottoposta la lingua italiana da parte dei parlamentari leghisti, per non parlar di storia e geografia…

Sto parlando come se si trattasse di elezioni nazionali ma è questo risalto che ha scelto di dargli il premier, chiamando gli italiani a un scelta di campo e ignorando che le elezioni regionali rispondo a meccanismi propri, non paragonabili con quelli delle consultazioni nazionali.

A impedire la deriva possono concorrere due fattori che nessuno può sapere quale peso avranno  sull’esito delle urne: una indignazione per i recenti fatti di corruzione che sta salendo lentamente nella società civile e che non può non toccare anche le persone oneste che stanno a destra ( e ce ne sono molte) e l’atteggiamento della Chiesa. Il pontefice, con le ultime dichiarazioni pubbliche, ha chiaramente fatto capire che il flirt del Vaticano col governo è terminato e che il vulnus del caso Boffo è ancora lontano dal rimarginarsi.Il ritorno a tesi proprie della dottrina sociale della chiesa, che personalmente mi conforta molto, è una risposta alle istanze di quei cattolici stanchi di vedersi accomunare a Bertone e compagnia bella. La Chiesa non farà scelte di campo nette in questa tornata elettorale, e questa è già una grande notizia.

Siamo, a mio parere, a un punto di svolta: o ci avvieremo a un declino democratico che, seppure con componenti grottesche da opera buffa, irrinunciabili nel nostro paese, ci porterebbe  al tracollo economico  e a una nuova stagione di  instabilità sociale, oppure gli italiani rialzeranno la testa e, senza che questo comporti necessariamente il cambio di un governo che è stato eletto dalla maggioranza, pretenderanno  pulizia e giustizia da chi ha l’onere del potere.

Fomentare la guerra tra poveri è un trucco vecchio come il mondo. Giudicarlo moralmente ed eticamente è inutile: bisogna solo svelarlo e combatterlo con le uniche armi veramente efficaci: il buon senso e l’onestà.

Il piacere dell’onestà


Ogni mattina, quando mi siedo in cattedra e comincio a fare lezione ai miei alunni, mi accorgo di fare sempre più fatica a spiegare certe cose. Ad esempio, faccio fatica a spiegare perchè il loro diritto allo studio, ad avere   l’opportunità di costruirsi una futuro che non sia la fabbrica e o la banchina del porto, con tutto il sacro rispetto che ho per gli operai e i camalli, il loro diritto a passare buona parte della loro giornata in una scuola sicura, il diritto di usufruire di laboratori all’altezza, di una educazione mirata alla valorizzazione delle proprie capacità, venga sistematicamente calpestato.

Faccio fatica a spiegare ai miei alunni stranieri che no, non sono esattamente come i loro compagni italiani , che al termine della scuola superiore possono essere rispediti al loro paese d’origine, che non possono permettersi sbagli o infrazioni anche minime della legge, altrimenti finiscono in galera senza attenuanti, che debbono sopportare sorridendo le occhiate e le frasi malevole della gente perchè sono ospiti, anche se i loro genitori lavorano dodici ore al giorno nei cantieri o nelle case dei ricchi, che non avranno diritto a sentirsi italiani se non dopo anni e dopo aver appreso e introiettato i fondamenti della nostra cultura.

Se poi sono di religione islamica, faccio fatica a spiegargli che non hanno il diritto di pregare in una chiesa come noi, che non possiamo permettergli di fare proseliti, che minano le radici della nostra civiltà, che quello che dice la Costituzione va aggiornato ai nostri tempi, che la solidarietà e il rispetto della diversità non abitano più qui.

Ma la cosa che più faccio fatica a spiegare è che alla fine a pagare di più sono l’onestà e il lavoro duro, che senza impegno non si ottiene niente, che non esistono scorciatoie e che, come dicevano gli antichi che tutto hanno scritto e tutto hanno detto molto tempo fa, ognuno è arbitro del proprio destino.

Faccio fatica perchè poi torno a casa, leggo il giornale (la tv no, la tv non la sopporto) e leggo che ad andare avanti sono i cognati, i fratelli, i figli di, che rubano i politici, i magistrati, gli ispettori, che si specula e si lucra e si ride anche sulla pelle di 307 persone vittime di una tragedia, che si specula e si lucra sulle guerre, sull’ambiente, sulla nostra pelle.

Nella mia scuola i bagni hanno le porte a pezzi, non abbiamo carta per le fotocopie, non ci sono insegnanti di sostegno perchè il governo ha tagliato i fondi, non si chiamano i supplenti perchè il governo ha tagliato i fondi, non possiamo attivare corsi di recupero, perchè il governo ha tagliato i fondi. ecc.ecc. Dovrei dire ai miei alunni che questo stato vuole che loro tornino a fare gli operai, i camalli, ecc. e che per questo provvede a rimbambirli con i grandi fratelli e gli amici, facendo passare il messaggio che tutto è facile, esistono scorciatoie, lavorare o avere talento non è necessario per diventare ricchi e famosi, che  poi è quello che conta. E se si sentiranno soli, ci sarà sempre un amico che potrà procurargli una escort per consolarli.

Dopo averli rimbambiti,il governo massacra la scuola pubblica, fa sì che le classi abbiano un numero di alunni assurdo, fa sì che gli insegnanti debbano perdere tempo a riempire inutili pezzi di carta, cambia gli orari in modo da aver il numero minore possibile di docenti e pazienza se qualcuno sta male, per punirlo gli detraiamo i soldi dallo stipendio nella prima settimana di malattia. Potrei continuare a lungo,  potrei parlare di un governo che dà carta bianca a un gruppo di ladri facendo defluire dalle casse dello stato un fiume di miliardi che toglie anche alla scuola pubblica, cioè ai ragazzi, cioè al suo futuro. Potrei continuare a lungo ma queste cose sono sotto gli occhi di tutti e non vede chi non vuole vedere.

Da un pò di tempo faccio sempre più fatica a spiegare che la dignità, il lavoro, l’onestà e la solidarietà sono i valori su cui  si fonda il nostro stato,  che per creare questo stato tanti giovani e anziani, uomi e donne, di ogni ceto sociale e di ogni parte d’Italia hanno sacrificato la propria vita. Faccio fatica e mi chiedo cosa ci sto a fare dietro quella cattedra, dove rappresento lo Stato.. Poi a casa leggo il giornale (la tv no, quella non la sopporto) e scopro che il 40% dei giovani è razzista. E capisco cosa ci sto a fare dietro quella cattedra, dove rappresento lo Stato.

I tempi sono cambiati…?


Guardo con mia moglie la registrazione del concerto alla Casa Bianca in occasione delle celebrazioni per le lotte dei diritti civili negli Stati Uniti. In particolare si celebra la grande manifestazione di quarant’anni fa e il celebre discorso di Martin Luther King. I momenti di commozione sono numerosi, come quello in cui Morgan Freeman racconta la prima volta che prese coscienza di essere un bambino nero, quindi diverso dagli altri. Ma due in particolare ci commuovono: Joan Baez che canta We shall overcome e Bob Dylan che intona la sua The times they are a changin’, i tempi stanno cambiando. Mentre la Baez intona l’inno di una generazione, la telecamera indugia sui volti commossi di Obama e dei vecchi liberal bianchi. Quando è Dylan a cantare, basta la forza profetica dei suoi versi, intonata con la sua voce di cartavetrata, a toccare corde insospettate nell’anima. Io e mia moglie ci guardiamo, gli occhi un pò lucidi, la stessa tristezza dentro. Loro ce l’hanno fatta, comunque vada la presidenza di Obama, gli americani hanno cambiato la storia, hanno riacceso la speranza in un mondo migliore. Le immagini   ci scorrono davanti alla memoria come un film: le olimpiadi di Berlino,  l’omicidio di Luther King, Bob Kennedy che accompagna il primo studente nero all’università, scortato dall’esercito, gli atleti neri che alzano il pugno ancora alle olimpiadi,  Cassius Clay arrestato, Cassius Clay che si riprende il titolo, Malcolm X, Ragazzo negro e L’uomo invisibile, Indovina chi viene a cena e Sidney Poitier, il film con Denzel Washington, ecc. Tutte cose che noi abbiamo visto di riflesso, ma che gli americani hanno vissuto sulla propria pelle, arrivando finalmente a una conciliazione almeno simbolica. Finalmente i neri sono americani come gli altri.  Ed è significativo che siano due cantanti bianchi a toccare le corde della commozione, una pasionaria sempre in prima linea nella difesa dei diritti civili e della libertà di tutti i popoli e il vecchio poeta anarchico e imprevedibile, capace solo di andare sempre in direzione opposta a quello che gli hanno chiesto fans e discografici, che adesso canta il blues esattamente come quei vecchi neri che tanto ama e che sempre lo hanno rispettato.

La tristezza arriva al pensiero del nostro paese. Intanto manca e continuerà a mancarci l’unico artista italiano che si possa paragonare, senza apparire ridicoli, a Dylan: il grande Fabrizio De Andrè, che ha cantato le puttane dei vicoli di Genova, i drogati, i diseredati restituendo loro dignità e grandezza, e beffeggiato, disprezzandolo, il potere. In secondo luogo il pensiero va ai vecchi partigiani, che incontro ogni anno con le mie classi il 25 Aprile, sempre più stanchi, sempre più disillusi, eppure ancora con una scintilla di speranza nello sguardo. Loro, noi, che siamo tutti figli della loro lotta, non ce l’abbiamo ancora fatta. Immagino il nostro premier al fianco di Obama: probabilmente, vedendo la Baez, avrebbe sussurrato all’orecchio del presidente che gallina vecchia fa buon brodo e poi avrebbe consigliato un buon collutorio per la voce a Dylan. Si ride per non piangere, quando ci sarebbe da disperarsi. Eppure, nonostante questo potere puttaniere e corrotto, nonostante l’ipocrisia che tutto corrode come un acido, nonostante le bugie, le revisioni della storia e le libertà negate a chi cerca solo di sopravvivere, nonostante i vuoti a perdere mentali di chi dovrebbe alzare la voce e stigmatizzare certi comportamenti, nonostante chi alza troppo la voce per ogni cosa rischiando di non essere ascoltato esattamente come se restasse in silenzio, nonostante la realtà quotidiana che viviamo…ascoltando il vecchio Bob e vedendo quei volti lucidi di commozione, penso che dobbiamo continuare a credere che i tempi stanno cambiando…se non altro, per rispetto a quel lampo di speranza sul volto dei partigiani il 25 aprile…

Ricordo, come annunciato nel post precedente, l’incontro con il giudice Caselli, il 23 Febbraio alle 21 a Chiusa di Pesio, in provincia di Cuneo, presso la Sala Vignolo organizzato da una locale organizzazione di partigiani per preparare il 25 Aprile.

L’Italia che sogniamo


Ci sono persone, poche, che rischiano la vita ogni giorno in nome di un’idea di stato che sembra allontanarsi ogni giorno di più, soffocata dai miasmi di quella palude oscura che è diventata l’Italia. Sono persone che meritano almeno una stretta di mano e un grazie, quando si ha il privilegio di incontrarle, sono loro che ancora  tengono viva la speranza che questo paese possa cambiare. E’ per questo che pubblico con grande piacere la notizia che a Chiusa di Pesio. un bel paese in provincia di Cuneo, il 23 Febbraio alle 21 ci sarà un incontro aperto al pubblico con il giudice Gian Carlo Caselli, in occasione della presentazione del suo ultimo libro che illustra la lotta dello stato contro il terrorismo e la mafia. In calce a questo articolo inserisco la locandina di questo incontro e lo farò anche nei post che seguiranno, perchè penso che ascoltare il giudice Caselli valga l’ora e mezza di strada per arrivare a Chiusa di Pesio da Genova.

L’uomo non ha bisogno di presentazioni: in prima linea contro il terrorismo a Torino e poi contro la mafia a Palermo, osteggiato da una certa destra che gli impedì, inserendo un cavillo all’ultimo momento, di assumere la guida della Dia, sempre misurato e chiaro nei suoi interventi pubblici senza per questo essere meno incisivo e duro. Ricordo una sua recente apparizione al programma di Fazio, in cui con tono pacato pronunciò parole pesanti come macigni, esattamente come ha fatto Nicola Gratteri, magistrato in prima linea nella lotta alla Ndrangheta calabrese qualche giorno fa. Uomini onesti, che vivono sotto scorta, pagando la colpa di aver cercato la giustizia in una paese dove il potere ha spesso flirtato con l’illegalità. Paradossalmente, in questo paese, a remare “in senso opposto e contrario”, come direbbe De Andrè, ad essere autenticamente anarchici e “diversi” sono proprio le persone oneste, i magistrati come Caselli e Gratteri, che hanno sacrificato una parte importante della loro vita per noi tutti, per la nostra libertà, per assicurare al paese sicurezza e stabilità. La loro voce pacata e lo sguardo appena velato da un’ombra di amarezza induce al rispetto in un paese in cui la norma è diventata lo strepito e l’insulto. E’ la stessa voce e lo stesso sguardo di Falcone e Borsellino, non due eroi, come molti ipocritamente e retoricamente oggi affermano nelle occasioni ufficiali, magari gli stessi che li lasciarono soli ad affrontare la loro sorte, non due eroi, ma due persone che hanno onestamente creduto nel loro lavoro e nei valori che hanno guidato la nascita della repubblica.

Si prova, di fronte a queste persone, tante purtroppo cadute sul campo, altre ancora in prima linea a combattere, qualcosa di molto raro e prezioso: l’orgoglio di essere italiani e la speranza ancora viva di poter cambiare le cose. Mi sono forse lasciato trascinare dalla retorica ma, per una volta, mi sento sollevato a non parlare di guitti, nani e ballerine ma semplicemente di uomini onesti.

Questa è la locandina dell’incontro:

VERSO IL 25 APRILE 2010 “RESISTENZE”

Nel 65° anniversario della Liberazione l’Associazione Partigiana “Ignazio Vian”
l’associazione “Resistenza sempre nel rinnovamento” con il patrocinio del Comune di Chiusa Pesio si propongono di arrivare al 25 aprile
attraverso un percorso che sappia declinare i valori della Resistenza e della Costituzione con i linguaggi ed i problemi di oggi attraverso incontri incentrati sui temi fondamentali del nostro vivere insieme.
Un percorso fatto di incontri con personaggi significativi che, partendo
dalla nostra storia, riesca ad avviare una riflessione sulle ragioni che
portarono allora i giovani a combattere per la libertà, la legalità
democratica e la giustizia sociale contro le discriminazioni ed il
razzismo. Se ne parlerà, nel primo di questi appuntamenti  con
Gian Carlo Caselli il 23 febbraio alle 21 presso la sala del Parco Naturale Alta Valle Pesio.
Verrà presentato il suo ultimo libro ed attraverso quelle pagine
proveremo a riconoscere il filo rosso della legalità che lega il passato
con il presente.

Il sonno della ragione


Diceva Miguel Unamuno che il sonno della ragione genera mostri. Leggo su Il Secolo XIX la dichiarazione di Biasotti, candidato della Casa delle libertà alla presidenza della regione Liguria, e mi chiedo se i la ragione dorme o è andata definitivamente in letargo.

“Se sarò eletto, la Moschea non si farà” ha affermato Biasotti. Dichiarazione programmatica ineccepibile, che strizza l’occhio ai voti della Lega, fatta per altro al momento giusto, dal momento che i fatti accaduti ieri sera a Milano verranno presi a pretesto per una nuova ondata di xenofobia. Peccato che sia inammissibile e anche un pò vergognoso, ma la vergogna non ha più residenza nel nostro paese, che un candidato alla regione faccia una dichiarazione palesemente anticostituzionale, per altro corredandola di una serie di inesattezze su cui mi soffermerò più avanti. Perchè la libertà di culto, quindi di preghiera, quindi anche di costruirsi un luogo dove pregare, è sancita dall’art.  8 della costituzione. Quanto alla necessità di difendere le nostre radici cristiane accampata dall’ineffabile Biasotti,  ( e dopo le storie di festini, corruzione, killeraggi giornalistici, ecc.ecc. che hanno coinvolto importanti esponenti di questo governo l’affermazione fa un pò sorridere e si spera che la Chiesa possa avere paladini migliori) l’art. 7 della Costituzione recita che: “Lo Stato e la Chiesa cattolica sono ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani”. Traduco per i leghisti: non sta allo Stato italiano difendere i valori della religione cattolica, perchè a quello è deputata la Chiesa. Quanto ai valori cristiani, in ogni caso, comprendono l’accoglienza, la solidarietà, e la tolleranza, anche questi sono scritti, Vangelo di S. Matteo, perdonate se non ricordo i passi esatti.

Affermare poi che la disoccupazione in Liguria è colpa degli extracomunitari, come ha fatto ancora Biasotti, significa non conoscere minimamente la storia della regione che ci si candida a guidare e dare credito ai pregiudizi più biechi di certa parte della popolazione. La disoccupazione in Liguria nasce da lontano, da una dissennata politica industriale, dalla crisi che ha colpito il settore portuale e quello siderurgico negli anni scorsi, dal fatto di essere la regione con l’età media più alta d’Italia con tutto quello che ne consegue, da privilegi difesi a oltranza per anni, da un imprenditoria senza coraggio, da un vocazione turistica soffocata per decenni e riscoperta solo negli ultimi anni, gli anni della rinascita di città come Genova, Savona e La Spezia . Al contrario di quello che afferma Biasotti, l’immigrazione ha abbassato l’età media e portato forze lavoro fresche in campi in cui c’era assoluta carenza.  Per altro, e mi soffermo su Genova, Biasotti forse non sa che la città è un porto di mare e che l’immigrazione è nella sua natura. A Genova i sudamericani ci sono sempre stati, come i marocchini e gli altri africani. Genova traffica da mille anni con il mondo islamico, ai tempi delle crociate Gugliemo Embriaco saliva sulle mura di Gerusalemme e i mercanti stringevano accordi con la loro controparte islamica. Usare come cavallo di battaglia della propria campagna elettorale l’intolleranza religiosa è anche un insulto alla storia di questa città.

Fare propaganda politica sulla pelle di persone che quotidianamente vengono discriminate è un atto che non ha bisogno di essere ulteriormente commentato. I fatti accaduti a Milano ieri,a Rosarno l’altro ieri, e tanti altri, sono segnali di una situazione che, se non la si smette di versare benzina sul fuoco, finirà per esplodere. Sarebbe opportuno un richiamo forte del Presidente della Repubblica ai valori della Costituzione, quantomeno per chi si candida ad essere delegato dalla gente per rappresentarla. Prima che l’ombra della rivolta delle banlieues Parigine diventi troppo vicina. Ma in quel caso, chiameremo Bertolaso a mettere a posto la situazione…