Le scuole non incidono sull’aumento dei contagi. Per ora.


I numeri non sono opinioni, i numeri dicono la verità. L’istituto superiore di Sanità dice che la riapertura delle scuole ha inciso per il 2% sull’aumento dei contagi e l’esperienza quotidiana di chi lavora a scuola ci dice che è vero.

Non mi giunge notizia di intere classi di contagiati, ma di casi sporadici e di tante richieste di tamponi, che poi risultano negativi. Non c’è bisogno di un infettivologo per capire che, se la scuola davvero fosse il veicolo primario d’infezione, come qualcuno comincia irresponsabilmente ad affermare, le cifre sarebbero ben altre. Avremmo intere classi in quarantena e istituti chiusi. Non è così.

Tuttavia, le scuole potrebbero inevitabilmente diventare un problema se il governo centrale e quelli regionali continueranno a far finta di non sapere cosa sta accadendo. Anzi, potrebbero diventare un comodo capri espiatorio per giustificare ritardi, inettitudini e omissioni volontarie.

Non è certo bloccando le partite di calcetto o impedendo la vendita di alcolici dopo le 21 che l’infezione si attenuerà. Sarebbe forse il caso di cominciare ad avviare controlli stringenti nelle aziende e di affrontare il tema dei trasporti pubblici. Invece, in nome dell’economia, si preferisce attuare provvedimenti di facciata del tutto irrilevanti, arrivando agli estremi del governatore della Liguria Toti, secondo cui non bisogna dare addosso a chi vuole continuare a vivere e a divertirsi, anche se lo fa a scapito della salute pubblica, infischiandosene di chi ha vicino.

Quello che sta accadendo è il risultato del liberi tutti troppo frettoloso di questa estate, di una politica ormai del tutto priva di etica e subordinata al capitale, di una società sempre più egoista, manichea, dove la solidarietà sociale sta diventando una parola priva di significato.

A scuola, ogni mattina, vedo persone responsabili che hanno cura di sé e degli altri, svolgere il proprio lavoro con grande spirito di servizio e, dall’altra parte della cattedra, ragazzi che rispettano le regole senza protestare, consapevoli che vanno a vantaggio di tutti. Ma purtroppo, in questo caso, il microcosmo scolastico non è l’espressione del macrocosmo.

So che ci sono colleghi nostalgici della didattica a distanza e ne rispetto le opinioni, ma non le condivido: è giusto, che fino a quando sarà possibile farlo in sicurezza, si vada a scuola in presenza.

Quello che fa rabbia è che con pochi accorgimenti, ventilazione delle aule, distanziamento assicurato grazie all’aumento degli organici, doppi turni dove necessario, si sarebbero potuti evitare, probabilmente, anche i pochi casi che si verificati fino adesso, garantendo un prosieguo tranquillo e senza ambasce dell’anno scolastico.

Si è scelta la strada dei proclami, delle operazioni di facciata, del finto rigore nei riguardi dei più deboli ( i precari), del fare (pochissimo) senza pensare a cosa si stava facendo, dell’arroganza a scapito del confronto. Nonostante questo, la professionalità di chi la scuola la fa ogni giorno sta prevalendo e sta ottenendo risultati che non verranno mai riconosciuti da nessuno.

Quello che succede fuori dai cancelli delle scuole è responsabilità politica e la politica, centrale e regionale, è pericolosamente tentennante, quando non è completamente latitante. È anche, ahimè, responsabilità individuale, che non è la dote più spiccata degli italiani.

Stiamo andando verso un nuovo disastro? Non lo so e non è mio compito dirlo. Io sono pagato, poco, per insegnare ed è quello che cerco di fare meglio che posso ogni giorno. Ci sono persone con compiti istituzionali, pagate molto più di me per risolvere questi problemi, che non mi sembra stiano facendo lo stesso.

Mi auguro che non si arrivi a una nuova chiusura delle scuole: questo paese ha bisogno di cultura, di nuove idee, di energie, tutte cose che possono arrivare solo dai ragazzi e dalla scuola. Chiudere di nuovo significherebbe sbarrare ancora una volta le porte al futuro.

 

La scuola che resiste


La scuola annaspa, mancano insegnanti, banchi, risorse, ci si arrangia come si può, come sempre. Non ricordo un anno scolastico che sia cominciato con gli organici al completo, senza ansie da parte di famiglie che vorrebbero tutto e subito, terrorizzate all’idea di un nuovo blocco delle lezioni, senza ore di supplenza per sopperire alle carenze di organico, ecc.

Il covid è lì, aumenta lentamente, in certe regioni aumenta sensibilmente ma tra giornali e amministratori si gioca con le cifre, facendo finta che non sia così. Ogni riferimento alla Liguria è puramente casuale, ma chi è causa del suo mal pianga sè stesso, diceva uno che la sapeva lunga. Il covid aumenta nonostante i negazionisti e, nonostante i denigratori del governo, aumenta meno che altrove, grazie ai provvedimenti che sono stati presi e allo stato d’emergenza che continua. Ricordo chi diceva: in Francia e Spagna hanno aperto le scuole perché da noi no? Guardatele oggi Francia e Spagna, e se proprio non riuscite a vergognarvi un po’, almeno ammettete di aver sbagliato. Ogni riferimento a un piccolo e insignificante movimento politico guidato da un leader dall’enorme ego inersamente proporzionale al suo seguito, non è del tutto casuale.

La scuola è ancora lì e continua a svolgere il proprio compito, nonostante i ministri inutili che si sono succeduti negli ultimi vent’anni, le riforme inutili che hanno cambiato tutto per non cambiare niente, il mare di burocrazia inutile in cui annega, il discredito sociale a cui è sottoposta.

La scuola resiste, perchè, alla fine, entri in classe e ci sei tu e i ragazzi. Li guardi negli occhi e, mascherina o no, svolgi il tuo lavoro, come sempre. Alla fine conmta solo questo, quanto riesci a metterti in gioco, quello che riesci a dare, come riesci a trasmettere quello che gli serve per la loro crescita.

Il covid, i ministri, i dirigenti, la burocrazia, le famiglie che pretendono, la privacy, ecc. restano fuori da quel microcosmo temporaneo e limitato che si crea tra la classe e i suoi insegnanti durante le ore di lezione , restano fuori da quello che è il senso di fare scuola. Per questo la scuola resiste.

Finisce sempre che torni a casa senza voce, a volte stanco, svuotato, ma con la sensazione che, nonostante tutto, fai ancora il mestiere più bello del mondo, non perché hai tre mesi di ferie, sei garantito e le altre cazzate che si ripetono immutate da decenni per denigrare il nostro lavoro, ma perché, ogni santo giorno, rendi reale e tangibile il dettato costituzionale, trasmetti sapere, dai l’opportunità di migliorare sè stesso e il mondo a chi vuole e sa coglierla.

Scusate se è poco.

Due parole sulla scuola


Ho parlato pochissimo di scuola, ultimamente, perché, avendo deciso di non occuparmi più di politica ( ma esiste ancora la politica? Ci credete davvero?) volevo evitare di replicare agli attacchi pervenuti alla categoria, perfino da un Renzi che non perde occasione per dar modo di pensare che anche il 2% di consensi su cui galleggia, sia troppo. Per altro, il suo paragone con cassieri e netturbini, categorie che hanno potuto svolgere il loro necessario lavoro attuando da subito misure di sicurezza impensabili a scuola, è, come spesso gli capita, del tutto fuori luogo.

Oggi ho donato il sangue, lo faccio ogni volta che posso, senza strombazzarlo ai quattro venti come fanno i leghisti, e il dottore si è fatto una bella risata quando, alla domanda: “Fa un mestiere a rischio?” ho risposto sì, l’insegnante.

Mi ha chiesto quali sono i provvedimenti che le scuole hanno preso per contrastare il rischio Covid e io gli ho risposto: speriamo in bene.

Pensando che ci troveremo davanti ogni mattina almeno un’ottantina di ragazzi spesso non distanziati, per diverse ore, in aule non ventilate artificialmente, se il medico ci riflette su un secondo, la mia affermazione risulterà meno azzardata e divertente del previsto.

Diciamo la verità. A parte le pochissime scuole dotate di spazi ampi che hanno potuto adeguatamente attrezzarsi per il distanziamento fisico, la realtà è quella di edifici dove il distanziamento è utopia e le misure previste dai geni del CTS assolutamente inapplicabili in larga misura. Evidentemente, chi le ha ideate, non sa cosa voglia dire avere quotidianamente a che fare gruppi più o meno numerosi di bambini, o ragazzini, o adolescenti, in spazi ristretti, per cinque, sei e più ore al giorno.

Non ho dubbi che le nuove normative incontrino il favore di chi ama sedersi in classe, aprire il libro e pontificare nel silenzio più assoluto, personalmente ritengo che la scuola sia fatta soprattutto di interazione e confronto e se, ora dico qualcosa che urterà molti, ma chi se ne frega, interazione e confronto erano parzialmente possibili in modalità Dad, seguendo le ultime norme ministeriali vengono di fatto annullate e il distanziamento fisico, anche quando possibile, diventa realmente distanziamento sociale, con conseguenze sugli alunni ancora più pesanti di quelle millantate durante il lockdown.

Le stesse famiglie, la cui pressione è stata decisiva per decidere una riapertura intempestiva e mal preparata, quando dovranno cominciare a fare i conti con quarantene, tamponi, ecc., si renderanno conto dei danni che rischiano di creare con un atteggiamento che guarda al benessere proprio e non a quello comune, atteggiamento, purtroppo, ormai sempre più diffuso nel nostro paese.

Io sono sempre stato per la riapertura, a patto che si rispettassero delle condizioni ineludibili: riduzione del numero di alunni per classe e assunzioni di un numero congruo di insegnanti, doppi turni, flessibilità oraria e alternanza tra lezioni in presenza e Dad, potenziamento della rete, creazioni delle condizioni perché tutti potessano accedervi.

Si è scelta un’altra strada che, secondo me, non risulterà, alla fine, disastrosa come dicono molti, a patto che le misure di sicurezza imposte nelle scuole siano rispettate, almeno quelle meno demenziali, ma costerà un certo aumento di casi che ricadranno tutti sulle spalle di chi ha scelto il vantaggio elettorale ed economico a scapito della salute di ragazzi e personale della scuola. Se qualcuno ci rimetterà la vita, Dio non voglia, saranno vite che potevano essere salvate se chi ne aveva il compito, avesse svolto adeguatamente il proprio mestiere.

Invece si sono seguite ipotesi fantasiose, come quella di cercare spazi idonei per delocalizzare le classi, completamente ignari della rigida legislazione scolastica in tema di sicurezza, o di far lezione all’aperto in un periodo dell’anno che, per esempio in Liguria, è piovosissimo. Gli stessi banchi a rotelle sono una immane idiozia, mentre un senso avrebbe avuto il plexiglass, a mio parere, che avrebbe permesso di evitare l’uso delle mascherine e di guardarsi in faccia, ma anche qui le mamme italiane hanno alzato alti lai.

Come al solito, se succederà il peggio, la colpa sarà di dirigenti scolastici ed insegnanti. Già gli attacchi arrivano quasi quotidianamente.

La verità è che, se si riuscirà ad arginare il problema, il merito sarà solo di dirigenti scolastici, insegnanti e personale della scuola, che in questo momento sono come il bambino della diga di Haarlem, che con un dito nella parete, cerca di fermare l’inondazione.