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I due Milton, ovvero gli sciacalli ridono


Milton Keynes e Milton Friedman, due nomi che ai più dicono poco ma che hanno contribuito a trasformare la nostra società così com’è oggi, con i suoi agi, le sue contraddizioni, i suoi orrori. Il primo è l’artefice del new deal, il patrono dello stato sociale, fautore di un liberismo dal volto umano in cui lo stato ha il compito di vigilare sull’equa ridistribuzione della ricchezza, di evitare i conflitti di interesse e le speculazioni. E’ tornato alla ribalta con Obama, che ha riproposto, finora senza fortuna, i punti chiave della sua teoria politica. Il secondo, è il mentore di Reagan e della Thatcher, i suoi discepoli hanno fatto da consulenti economici al Cile di Pinochet, al Sudafrica di Mandela (provvedendo a fare sì che l’economia continuasse a restare saldamente nelle mani dei bianchi), ai vari dittatori che si sono susseguiti in Sud America. La linea di Friedman è quella di un liberismo non vincolato da regole, lo stato deve fare da spettatore e sarà il mercato ad autoregolarsi. Uno dei cardini della teoria di Friedman è quella che Naomi Klein, una delle madrine del movimento antiglobalizzazione, chiama “Shock economy”. La Shock economy teorizza che i disastri ambientali, terremoti, tsunami, inondazioni e i rivolgimenti politici che portano a una svolta autoritaria, permettono agli imprenditori di avere una tabula rasa su cui poter prosperare. Dalla loro prosperità, in teoria, dovrebbe in seguito generare un benessere diffuso per tutti. Ma tra la teoria e la pratica c’è di mezzo l’avidità dell’uomo.

Faccio due esempi per essere più chiaro: inondazione di New Orleans. Bush coglie l’occasione per smantellare il sistema scolastico pubblico che funzionava ottimamente e aveva un programma all’avanguardia per le famiglie più povere, smantella l’ospedale pubblico e privatizza tutto, creando scuole e servizi per i più abbienti.

Tsunami in Indonesia: i villaggi distrutti dei pescatori vengono espropriati per fare spazio a grandi alberghi costruiti da compagnie americane. Naturalmente, oltre ai disastri e ai colpi di stato, sono ottimi affari anche le guerre e su queste non c’è bisogno di fare esempi.

Le delocalizzazioni della Fiat, i licenziamenti da parte di imprese in attivo, le storie spesso drammatiche che leggiamo sui giornali in questi giorni, sono frutto della visione dell’economia di Friedman, o meglio, della scuola di Chicago, la sua scuola, visione che il nostro premier abbraccia in pieno con variazioni sul tema ad personam. Perchè allora stupirci se due imprenditori sorridono fregandosi le mani alla notizia del terremoto in Abruzzo? E’ la shock economy, un’ottima occasione per concludere affari d’oro. Perchè indignarsi? Guardiamo ogni giorno in tv gli spot della Nike, che ha delocalizzato in Asia e in sud America e produce magliette e palloni pagando stipendi da fame ai bambini che lavorano nelle sue fabbriche, sorridiamo alla pubblicità della Ciquita, che in sud America è stata condannata per aver pagato dei sicari allo scopo di uccidere dei sindacalisti, sentiamo nei telegiornali nazionali presunti esperti sorridere e scuotere il capo nominando Chavez, che ha il solo torto di aver impedito alle multinazionali americani di sfruttare totalmente il petrolio venezuelano pretendendo che una parte dei proventi dell’estrazione andassero al suo paese e che è stato oggetto di sette tentativi d’omicidio organizzati dalla Cia, ci infastidiscono i polacchi e i rumeni che vengono in massa in Italia per il semplice motivo che i loro paesi hanno applicato le direttive della scuola di Chicago riducendo il popolo alla fame, ci commuoviamo per Haiti inviando l’obolo tramite cellulare e dimentichiamo che Haiti c’era anche prima del terremoto e continuerà ad esserci anche dopo con la sua miseria e i suoi bambini senza futuro, accettiamo tutto questo senza battere ciglio e ci indignamo se nel nostro paese accade quello che accade in tutto il mondo? Quanti si fregano le mani e sorridono pensando alla guerra prossima ventura in Iran? Quanti bambini combattono in Africa al seguito di eserciti che imbracciano armi europee, molte italiane?

Il sistema in cui viviamo è questo, i compari di Bertolaso sono solo squallidi comprimari in una recita che va in onda sugli schermi di tutto il mondo dall’elezione di Ronald Reagan a presidente degli Stati Uniti, con successo immutato. Non c’è spazio per l’umanità, in questo sistema, non c’è spazio per i sentimenti, infatti l’amore si compra a chilo, le donne sono oggetti da “ripassare” o da usare come moneta di scambio, il latrocinio è la norma, la legge un fastidioso contrattempo e i magistrati forse sono davvero geneticamente modificati se hanno l’illusione di poter cambiare questo stato di cose facendo giustizia. Etica e morale sono parole quasi incomprensibili, la Chiesa flirta col potere, l’informazione dovrebbe ottemperare l’assurdo compito di denunciare chi la finanzia. Accettiamo passivamente centinaia di ingiustizie ogni giorno e poi ci indigniamo per una risata! La maggioranza degli italiani vota questa gente da anni e poi si stupisce se accade quello che accade. Eppure non c’è bisogno di essere economisti per capire che nel nostro paese si fa una politica ad esclusivo vantaggio della granbde imprenditoria, possibilmente disonesta. Quanto alla mafia, siamo seri, la mafia non esiste, è un mito inventato dal culturame di sinistra per denigrare gli amici del sovrano.

Vivendo in Italia, si aggiunge a questo quadro desolante un che di farsa da strapaese, un sovrappiù di squallore e di schifo, un senso latente di nausea. Fanno sorridere i sindaci leghisti con le loro campagne contro la prostituzione, la pubblicazione dei nomi dei clienti sui giornali, ecc.ecc. Ma chiedo scusa: Berluscono, Bertolaso, e co. sono soltanto usufruitori finali di escort, la prostituzione non c’entra.

Il pensiero va al G8 del 2001 a Genova, a una folla immensa che voleva gridare il suo no! a questo sistema di cose. Ripensando a come è andata, viene il sospetto che nulla accade per caso…

Consiglio di lettura:

John Steinbeck, Furore – Per capire cosa è successo a Rosarno

Naomi Klein, Shock economy – Per capire cosa succede a tutti noi oggi

Una mano di vernice sporca


Sarebbe troppo semplice oggi parlare di Bertolaso, della protezione civile, dell’ennesimo vergognoso scandalo che coinvolge un settore cruciale del nostro paese. Voglio invece soffermarmi su un fatto che, purtroppo, non ha avuto sui quotidiani il riscontro che avrebbe dovuto avere. MI riferisco a quanto detto ieri a Genova dal capo della polizia Antonio Manganelli in occasione dell’insediamento del nuovo questore.

Dunque Manganelli, secondo quanto riportato dai giornali cittadini, ha affermato che Genova deve guardare avanti e che i fatti del G8 del 2001 sono stati causati da un’aggressione di migliaia di persone alle forze dell’ordine e dalla conseguente reazione, che sulla Diaz e sui fatti di Bolzaneto ci sono inchieste in corso che chiariranno tutto. Riporterei volentieri le dichiarazioni del capo della polizia, mettendo vicino ad ognuna il timbro “falso” come accade in certi programmi televisivi. Perchè in questo caso per smentire ciò che ha affermato, c’è ampio materiale documentario, visivo e fotografico, oltre alle testimonianze dei diretti interessati. Ma i fatti sono così noti ed evidenti a tutti, a chi c’era e a chi non c’era, che evito di farlo.

Chi scrive ritiene che i poliziotti siano persone coraggiose che svolgono un servizio pericoloso, ingrato e mal pagato e ritiene anche che la quasi totalità delle forze dell’ordine sia composta da persone oneste che svolgono con coscienza il proprio lavoro, ma penso anche che quando un poliziotto sbaglia, quando abusa del proprio potere, quando usa la violenza e l’insulto come è accaduto in quei tre giorni a Genova, debba essere punito e non coperto. Questo vale per i poliziotti, i medici, i magistrati, gli insegnanti, per chiunque svolga un lavoro di pubblica utilità al servizio della collettività. Non furono migliaia gli assalitori del G8 di Genova, i black block erano poche decine e la polizia ha permesso loro di mettere a ferro e fuoco la città senza intervenire, come dimostrano ore e ore di filmati. La polizia non agì solo per reazione agli assalti ma in molte occasioni attaccò senza motivo manifestanti pacifici che non mostravano alcuna ostilità. Abbiamo molti filmati che ritraggono persone sedute a terra, con le mani alzate, brutalmente percosse dalle forze dell’ordine. A Bolzaneto, poliziotti, secondini e persino il personale medico, infierirono sui fermati insultandoli, malmenandoli, umiliandoli, costringendoli al saluto romano e a cantare cori fascisti. Tutto questo, Egr. Dott. Manganelli, è ampiamente documentato e non mi risulta che chi ha affermato in tribunale di aver subito queste violenze sia stato accusato da nessuno di falsa testimonianza. Quanto alla Diaz, un suo subalterno, Egr. Dott. Manganelli, ha parlato di “macelleria messicana” per descrivere quell’assalto brutale a persone indifese nel cuore della notte. E lei ha il coraggio morale di venire a Genova e dire che bisogna guardare avanti? Io credo che per rispetto a un padre che ha perso suo figlio, per rispetto alle persone che in quei giorni hanno subito violenze da parte di chi aveva il dovere di tutelare il loro diritto a manifestare il dissenso, per rispetto a questa città, che un così alto tributo di sangue ha pagato per la democrazia in questo paese ma soprattutto, per rispetto a quelle forze dell’ordine che lei dirige, composte da una grande maggioranza di gente onesta, meglio avrebbe fatto a complimentarsi col nuovo questore e a evitare commenti. A meno che le coscienze sporche per quanto accaduto in quei giorni non siano troppe, in questo caso il suo discorso sarebbe coerente col clima in cui viviamo, con questo tempo in cui si confonde il diritto con l’arbitrio, l’amicizia con la complicità, la giustizia con l’impunità. Il G8 per questa città è un vulnus ancora aperto, una macchia troppo sporca per lavarla via con una mano di vernice. Le persone che lei dirige rischiano la vita ogni giorno, hanno bisogno come noi di sapere che hanno al fianco una persona onesta, pronta ad agire secondo giustizia inc aso di necessità, non un picchiatore sadico o uno squadrista in divisa. Va fatta chiarezza e giustizia su quei giorni non per attaccare le forze dell’ordine, ma per tutelarle, perchè la gente possa ancora scendere in piazza sicura di essere protetta dai provocatori e non con la paura di essere picchiata a sangue. Genova, e mi permetto di dire, questo paese, ha bisogno che venga fatta chiarezza e che paghi chi deve pagare: sono convinto che non accadrà mai ma venire in questa città e dire che quel tuffo nel sudamerica degli anni settanta è stata una normale reazione della polizia e che non bisogna pensarci più è veramente inaccettabile.

Trovo che sia molto grave quello che il capo della polizia ha affermato ieri, perchè evidenzia il tentativo di cancellare il passato cambiando la realtà dei fatti e a farlo, questa volta, non è un giornalista di parte ma il capo della polizia. Trovo che sia molto grave che il giornale cittadino si limiti a riportare la notizia, senza un commento, senza un editoriale, quello stesso giornale che nei giorni del G8 pubblicava i bellissimi editoriali di Maggiani, trovo che sia molto grave che in questo paese a guadagnarsi le prime pagine dei giornali siano i festini a base di escort (puttane, sono puttane, accidenti!) e non l’orwelliana operazione di alterazione della realtà storica che ormai quotidianamente viene condotta ad arte dagli scherani di corte, per fortuna in modo talmente grossolano da essere facilmente confutata. Dal culturame di sinistra, naturalmente…

L’uomo senza qualità


Leggo da vari organi di stampa, (La Stampa, La Repubblica, l’Unità), il resoconto della visita del nostro premier a Israele. Gli organi di stampa sono tutti riconducibili all’area di centro sinistra, lo so, purtroppo non riesco a leggere i giornali di destra, anzi, ultimamente, faccio fatica a definirli giornali, specie dopo il caso Boffo. Il nostro premier dunque, ha complimentato Israele per i bombardamenti su Gaza e poi ha detto ai palestinesi che le vittime di Gaza erano paragonabili a quelle della Shoah. I commenti sui giornali erano improntati a ironia, sarcasmo, ma mancava qualcosa che in Italia latita ormai da anni: mancava indignazione.

A Gaza sono morti dei civili, uomini, donne e bambini, i morti, da qualunque parte vengano, meritano rispetto. Il premier, facendo quello che ha fatto, ha commesso un’azione di sciacallaggio politico sulla pelle di quei morti. Possibile che nessuno sappia più usare la parola “vergogna” in questo paese? E’ vergognoso che il capo del governo del nostro paese mostri una tale insensibilità, un tale cinismo, verso delle vittime civili, è vergognoso che vada in uno dei luoghi più sacri della cristianità, la chiesa di Gerusalemme, e racconti barzellette sulla Madonna, è vergognoso che non perda occasione di insultare i giornalisti in un paese in cui i giornalisti fanno il loro lavoro e provocano cambi di governo e dimissioni con i loro articoli. Ormai neppure i nostri editorialisti più intelligenti sono in grado di afferrare il vuoto ideale, etico, morale che sta dietro all’uomo che guida il paese. Talmente tante sono le sue pubbliche esternazioni di volgarità, grossolanità, pressapochismo, mancanza del senso della misura, mancanza di rispetto per chi gli sta di fronte, che ci siamo come assuefatti. Attendiamo ogni visita ufficiale all’estero consapevoli che dirà o farà qualcosa di cui dovremo vergognarci, leggiamo quotidianamente le sue irresponsabili dichiarazioni come si leggono le vignette dei disegnatori satirici, cambiamo canale se compare in tv per non sentirci nauseati. Ma non ci indignamo più. Ieri sera ascoltavo Bertinotti, politicamente non ho mai condiviso la sua linea ma dal punto di vista umano lo rispetto profondamente. Ieri sera mostrava tutto il suo sdegno per la mancanza di una levata di scudi della società civile dopo i fatti di Rosarno. Condivido pienamente: se non ci indignamo per un pogrom, se non ci indignamo per tre giorni di guerriglia scatenata da motivi razziali, per cosa ci indigneremo? Quando gli intellettuali di sinistra riusciranno a capire che non basta più ironizzare su un uomo che ormai è una parodia di sè stesso, che la deriva in cui il paese ormai si ritrova, non si risolverà con la sua uscita dalla scena poltica perchè i semi che ha gettato sono malati e infestanti? E’ necessaria una chiamata alle armi della società civile, alle armi dell’informazione costante, capillare, ossessiva,alle armi della ragione. La sinistra deve radicarsi sul territorio, ascoltare la gente, far capire alle persone che il re è nudo, balza alzare la testa e aprire gli occhi. Una vecchia canzone contadina siciliana recita: “Tu ti lamenti, picchì ti lamenti? Pigghia lu bastuni e tira fora li denti”. Forse è venuto il momento di rialzare la testa e dire basta a questa nauseabonda marea di ipocrisia e falsità che ci circonda, è venuto il momento di smetterla di lamentarsi e scuotere la testa. Io penso che si possa riuscire a farlo usando il bastone giusto, quello delle idee e dell’onestà. Da cattolico e da uomo di sinistra, credo ancora che, nonostante tutto, l’onestà paghi. Anche se al momento, la nuttata ha ancora da passare. Nel frattempo, però, da nessuna parte è scritto che si debba sopportare le uscite da avanspettacolo del premier. Negli articoli che ho letto mi è parso di cogliere tra le righe, oltre al sarcasmo, una malcelata ammirazione verso quest’uomo capace di dire tutto e il contrario di tutto a seconda di chi si trova davanti.

A determinare questa sorta di ammirazione inconsapevole e’ lo stato attuale di questo paese, senza più identità, senza più etica, senza altro indirizzo che non sia quello del fraudolento arricchimento personale possibilmente a spese della comunità e della distruzione dell’avversario con ogni mezzo. E’ l’inevitabile evoluzione di un paese guidato da un uomo senza qualità.

L’esternalizzazione della democrazia


Esternalizzazione è una brutta parola usata per indicare una operazione di attribuzione di funzioni di competenza dello stato ad enti esterni, privati, per avere mano libera ed evitare i controlli a cui dovrebbe essere sottoposta ogni operazione del governo. Gli Stati Uniti con Bush hanno effettuato una massiccia esternalizzazione delle funzioni di competenza della difesa e i risultati li abbiamo visti in Afghanistan e in Iraq: mercenari che spadroneggiano come i gangster dei tempi andati utilizzando la tortura sistematicamente, gli appalti per la ricostruzione trasformati in una enorme torta da spartire tra gli amici e gli amici degli amici, il sostanziale fallimento delle due missioni con un prezzo altissimo in vite umane.

Questa settimana, senza che un giornale vi dedicasse un titolo almeno in terza pagina, è stata esternalizzata la difesa. Questo significa che un consiglio d’amministrazione deciderà le spese per la difesa senza alcun limite e senza alcun controllo da parte del governo. La ciliegina sulla torta è la norma che stabilisce che il presidente del consiglio d’amministrazione non potrà essere in alcun modo ritenuto penalmente responsabile per brogli, appropriazioni indebite, ecc.ecc.

Qualche settimana fa lo stesso procedimento era stato attuato con la protezione civile. nessun limite di spesa, competenze enormemente ampliate al di là del ragionevole (cosa c’entra la protezione civile con i grandi eventi?), stessa immunità per il presidente del consiglio d’amministrazione. In entrambi i casi, la spesa sarà autorizzata dal ministro delle finanze per decreto, senza passare dal parlamento. Due uomini quindi, i presidenti dei rispettivi consigli d’amministrazione, avranno il potere di mobilitare enormi risorse accumulati con le tasse pagati da tutti noi, senza che nessuno possa controllare come queste risorse vengano spese. Diventa quindi comprensibile, in quest’ottica, la frase di Berlusconi a proposito di Bertolaso:<<Con tutto quello ha fatto, come posso non farlo ministro?>>

Siamo al ministero come regalia, non più il voto di scambio ma la poltrona di scambio,. Un ministero vale l’altro, naturalmente, la competenza specifica e la consultazione degli alleati di governo non è affatto un problema quando il nostro ineffabile premier deve disobbligarsi con un amico. Bertolaso è l’uomo dei rifiuti in Campania (ricordate quella vecchia canzone che diceva:<<Questa macchina qua devi metterla là!>>? Ecco, appunto…), l’uomo del miracolo della ricostruzione a l’Aquila (miracolo annunciato),l’uomo che non accetta la minima critica sull’operato della protezione civile divenuta con lui una casta di intoccabili, è anche l’uomo dei festini a base di coca e ragazze ma questo conta meno. Indubbiamente, il premier gli deve molto, ma non poteva bastare un orologio del milan come quelli che ha regalato generosamente ai terremotati?

In molti hanno detto in passato che la democrazia era in pericolo nel nostro paese e hanno ricevuto sorrisi di sufficienza da parte degli esponenti del centro destra e del centro sinistra.

Adesso che la svolta autoritaria è un dato di fatto, che il clientelismo è diventato legge dello stato e l’impunità logica conditio sine qua non per avere le mani libere, adesso che la libertà di stampa viene attaccata quotidianamente, la magistratura insultata e delegittimata, che funzioni essenziali come quelle della difesa e della protezione del territorio vengono di fatto tolte al controllo degli organi competenti e affidate ai consigli di amministrazione, mi chiedo: avete ancora voglia di sorridere?

“I politici hanno una loro etica molto rigorosa. Giusto un gradino sotto quella dei maniaci sessuali” (Woody Allen).

C’è un paese dove…


C’è un paese, un paese lontano, dove i sindaci del partito di maggioranza promuovono crociate contro le prostitute, le arrestano, schedano i loro clienti, le cacciano dai centri storici in nome della morale. Poi si viene a sapere che il capo del governo di quel paese , riceve interi pulmini di prostitute in una sede istituzionale, le paga profumatamente in moneta sonante o con la promessa di incarichi pubblici e, prima di usufruire dei loro favori, le costringe a guardare mezz’ora di filmato in cui si autoesalta….

C’è un paese, un paese lontano, dove il capo del governo e i suoi ministri vantano un successo senza precedenti nella lotta contro la criminalità organizzata. Poi si viene a sapere che il parlamento decide di non dare l’autorizzazione a procedere per quello che è considerato il referente politico della camorra, il braccio destro del presidente del consiglio è stato condannato per associazione mafiosa, l’ex presidente di una regione, amico del presidente del consiglio, è stato condannato per collusione con la mafia, il presidente del consiglio ha definito un mafioso condannato per atroci delitti all’ergastolo un eroe, uno dei ministri del governo ha detto che con la mafia bisogna imparare a convivere…

C’è un paese, un paese lontano, dove il capo del governo insulta i comunisti, li reputa colpevoli di tutti i mali dell’Italia, dà del comunista a chiunque non la pensi come lui. Poi si viene a sapere che uno dei suoi amici più cari è l’ex capo del Kgb e il presidente di quel paese lontano non ha disdegnato, unico tra i governanti europei, l’invito di uno degli ultimi dittatori comunisti esistenti, andando d’amore e d’accordo con lui e stringendo accordi commerciali.

C’è un paese, un paese lontano, dove il presidente del consiglio e i suoi ministri difendono l’unità della famiglia contro gli assalti dei comunisti e dei gay. E’ una questione morale, dicono. Poi, sono tutti pluridivorziati, frequentano prostitute, sniffano cocaina.

C’è un paese, un paese lontano, dove il presidente del consiglio ha il massimo rispetto per la magistratura e il presidente della repubblica. Poi si viene a sapere che ha detto ai giudici che devono essere geneticamente modificati per fare il loro lavoro, gli dà dei comunisti, dei delinquenti,dei persecutori, dal del comunista al presidente della repubblica dicendo che basta guardare da dove viene per capire il perchè di certi comportamenti…. (qualcuno dovrebbe spiegargli che il comunismo è una ideologia e non un insulto).

C’è un paese, un paese lontano, dove il presidente del consiglio ha detto che la crisi non esiste, ormai è superata e chi mette in giro certe notizie porta sfiga. Poi, in un anno vengono licenziate seicentomila persone, aziende floridissime licenziano i lavoratori italiani per succhiare i sangue ai lavoratori all’estero, si taglia sulle forze dell’ordine, si taglia sulla scuola, si tagliano i fondi ai comuni,

C’è un paese, un paese lontano, dove i problemi dell’ambiente sono tenuti in grandissima considerazione dal governo. Poi si progetta la costruzione di centrali atomiche, si apre la caccia dodici mesi l’anno, si permette di aumentare la cubatura degli edifici anche nei centri storici, si buttano giù costruzioni abusive per poi condonarle di nuovo, si privatizza l’acqua.

C’è un paese, un paese lontano, dove il presidente del consiglio ritiene di essere perseguitato dai giudici. Ogni volta che viene accusato di qualcosa, i suoi avvocati propongono una legge che depenalizza il reato. Poichè ad essere accusati sono anche il fratello, il figlio, gli amici e molti dei suoi deputati, attendiamo la prossima abolizione del codice penale.

Ma per fortuna, tutto questo accade in un paese lontano…(continua…)

Buongiorno a tutti


Questo blog vuole essere uno spazio di discussione libero che spazi dalla letteratura all’arte, dalla politica alla cronaca senza altro filo conduttore che non sia quello di una riflesisone meditata sulla realtà che ci circonda.

Perchè Genova blues?

Genova è la mia città e Genova è profondamente, intimamente blues, malinconica e pigra, impregnata di grigiore e nostalgia, trait d’union assurdo di opposti inconciliabili. Ma è blues anche questo nostro tempo, così irto di contraddizioni e conflitti, così irrazionale e cieco, così distante dalla lentezza e teso in una corsa talmente folle da culminare in una immobilità fatta di ripetizioni costanti…ma soprattutto, il blues è la mia musica preferita…

Un saluto e un rigraziamento anticipato a tutti quelli che vorranno partecipare a questo modesto diario in pubblico…