Idiocrazia


Ho grande stima di Giorgio Agamben, come è dovuta a uno dei più grandi filosofi italiani viventi che, con Homo sacer e altri suoi libri, ha coniato e perfezionato il concetto di “nuda vita”, salito alla ribalta con l’emergenza covid.

Tuttavia non sono del tutto d’accordo con lui, si parva licet, riguardo una certa idea di un potere più o meno occulto, vago, che userebbe l’emergenza covid come pretesto per limitare la socialità delle persone e trasformarle in tante monadi. Mi ricorda alla lontana il SIM delle Brigate rosse o la storia dei Savi di Sion.

A parte le ovvie obiezioni logiche ( perchè una società dei consumi, che basa il proprio sistema di controllo sulla massificazione e, quindi, sull’aggregazione di grandi fasce di popolazione in non luoghi per acquistare oggetti superflui, dovrebbe autocastrare limitando le fonti di guadagno?), credo che quanto accaduto qualche giorno fa a Capitol Hill dimostri che su questo, solo su questo, Agamben sbaglia, ma non significa che quanto paventa non possa verificarsi in un futuro prossimo venturo ( è argomento del mio prossimo libro che uscirà prossimamente, ne parleremo a tempo debito).

L’attacco dei seguaci di Qanon alla sede del potere degli Stati Uniti per contestare la legittima elezione del nuovo presidente, non è infatti l’attuazione di un qualche oscuro disegno, ma l’evidenza di quanto davvero il sonno della ragione generi mostri, come Unamuno aveva compreso dopo aver, per qualche tempo, flirtato con uno dei mostri peggiori del secolo scorso.

La rete, straordinario strumento polisemantico e polifunzionale, si è trasformato, da possibile incubatore di aggregazioni sociali inedite, oltre che strumento per combattere solitudine, depressione e isolamento, i mali del nostro millennio, in un inseminatore di ignoranza, uno stupefacente strumento pervasivo in grado di obnubilare menti deboli, già predisposte al diventare vittime di sette millenartiste perché prive degli strumenti culturali minimi per discernere il grano dal loglio e appesantite da anni di rabbia e frustrazione, e trasformare i possessori di quelle menti in gloriosi miliziani improvvisati che non hanno altra risorsa, se non la violenza, per far valere le proprie, inesistenti ragioni.

Abbiamo tutti sottovalutato il potere della rete, impegnati a deplorare le foto di Chiara Ferragni agli uffizi ( una che, al contrario di noi, la rete la usa benissimo e con grande intelligenza), o a promuovere manifestazioni contro un fascismo che resta marginale e che non c’entra nulla nè con i negazionisti nè tantomento con Trump e i Qanon.

Abbiamo irriso, da bravi radical chic, ai poveri beoti che si abbeveravano di deliranti storie sul povero Bill Gates, diventato nel loro immaginario uno sterminatore e Soros, diventato uno sponsor dell’invasione di migranti e del meticciato prossimo venturo, e adesso ci ritroviamo quei beoti ad assalire Capitol Hill con conseguenze a lungo termine imprevedibili per l’impero americano, ormai in palese e indubitabile declino.

Mentre l’Amerika degli anni della gioventù si è trasformata in una america, piccola piccola, vittima di un golpe Borghese riuscito a metà, noi sopportavamo Berlusconi, il crollo della sinistra, la sciagurata stagione del renzismo con la sua filosofia da lemming, che in questi giorni sta raggiungendo il culmine del masochismo, il governo della Lega e questo non governo, formato da un uomo per tutte le stagioni, un narcisista paranoide e autolesionista, una manica d’idioti e un leader politico simile al personaggio di Buzzati, che la sera andava a dormire riproponendosi di cambiare tutto e al mattino riprendeva la solita vita, lasciandoli passare davanti a noi come se non ci importasse, senza renderci conto, giustificati dalla paura del contagio, che il contagio dell’ignoranza e dell’idiozia dilagava più di quello del Covid. Siamo rimasti al caldo delle nostre comode case e abbiamo dimenticato la maledizione di Primo Levi.

Siamo arrivati a una vera e propria idiocrazia, che si riflette sugli illegibili articoli dei maggiori quotidiani che dovrebbero fare opinione e riportano opinioni improponibili di personaggi improponibili, sulla delegittimazione completa della scuola, con un finto ministro che delega al potere prefettizio l’assunzione di provvedimenti che definire improvvidi è eufemismo, sulle passerelle disturbanti e disturbate in una televisione trasformata in arena distopica dove non solo qualunque imbecille ha il suo quarto d’ora di celebrità ma può assurgere a opinion leader, basta che la spari sufficientemente grossa.

Abbiamo troppo spesso visto la pagliuzza negli occhi degli altri senza scorgere la trave nella nostra, dibattendo su questioni di lana caprina e ignorando il nocciolo della questione: l’ignoranza, che come una marea nera e venefica, dilagava nel nostro paese e tracimava, mentre noi eravamo convinti che si sarebbe sciolta da un momento all’altro.

L’immagine del Qanon ucciso da un infarto causato dal taser che si è, involontariamente, sparato nei testicoli, è il simbolo tragico della nostra società, il triste epilogo di un’epoca.

Da domani e per cinque giorni, potrete scaricare automaticamente l’ebook da Amazon.

La sconcertante assenza di un orizzonte


Una delle cose che più mi sconcertano in questo periodo è l’assoluta assenza di un orizzonte futuro, di una prospettiva, di una visione che conduca il paese, una volta passata la tempesta, a un approdo più sicuro.

Emergere, etimologicamente, significa tirarsi fuori, uscire dall’acqua, e l’emergenza, di conseguenza, dovrebbe essere uno stato per sua natura fluido, mobile, attivo, transitorio.

Invece assistiamo a un immobilismo assoluto, a una non azione o ad una azione che si concretizza solo per diminutio, di diritti, libertà, spazi. Nessuno ha un’idea di cosa succederà quando l’emergenza sarà terminata, o meglio, nessuno ha un’idea chiara su:

a) Come fare sì che l’emergenza finisca

b) Come affrontare in futuro emergenze simili senza incorrere negli stessi errori.

Si cerca invece di barcamenarsi, difendendo il proprio particulare, (leggi consenso elettorale), senza provare a proporre un mutamento di paradigma di sviluppo e di socialità che appare, almeno a logica, non più procrastinabile.

E’ una politica autistica, chiusa, reiterativa, fatta di slogan stantii e schemi reiterati che mostra da tempo i suoi limiti di tenuta, una non politica che sta trasformando il paese in un gigantesco non luogo, assolvendosi dalle proprie gravi e chiare responsabilità e scaricandole di volta in volta sul nemico di turno ( il prossimo sarà, probabilmente, il Natale).

Eppure di carne al fuoco ce n’è molta, le cose non fatte quando si doveva sono molte: la messa in sicurezza delle scuole, compreso il potenziamento delle reti, perché la dad diventi strutturale come strumento integrativo alla didattica in presenz,a che deve restare insostituibile; il potenziamento del sistema sanitario, che riguardi sia le strutture sia l’aumento del personale e un deciso stop alla privatizzazione dilagante, che storicamente in Italia non ha mai portato nulla di buono; un piano per il trasporto pubblico, che ha giocato un ruolo da protagonista negativo in questa seconda ondata; una politica del lavoro che non sia emanazione della peggior confindustria degli ultimi quarant’anni, guidata un individuo che sembra uscito dai romanzi di Carolina Invernizio, ma guardi alla green economy e allo sviluppo; la riqualificazione delle periferie, che non può non passare da politiche sociali adeguate e dal rinnovamento dei servizi sociali, mai preziosi e necessari come oggi, una politica fiscale che miri a una reale, decisa e chiara redistribuzione degli oneri fiscali.

Last but not least, una nuova politica culturale, che parta dal sistema radiotelevisivo, che non deve più essere vincolato all’audience ma alla qualità e sulla qualità vanno promossi o bocciati consiglieri e presidenti. Perché è evidente che il popolo italiano vada rieducato, è evidente che i media devono tornare ad assumere il ruolo che ebbero nel dopoguerra, se non vogliamo davvero cadere nella barbarie.

Questi sono solo una minima parte degli interventi necessari, urgenti, se questo paese vuole davvero uscire dall’emergenza e smettere di navigare dentro quella sorta di fangoso lago dantesco in cui ci troviamo immersi da ben prima che arrivasse il Covid.

Nessuno mette sul piatto questi punti cruciali, tutte le forze politiche sono arroccate sulle loro non posizioni bene attenti a non dire o fare cose che possano causare uno strappo irrimediabile. Non lo fanno per senso dello Stato, ma per timore di perdere il loro spazio di potere, incuranti di quello che accade attorno a loro. E per restare ben saldi al timone di nulla, scatenano indirettamente, usando i loro scherani, la guerra tra poveri, come se non avessimo già sufficienti problemi.

C’è una via d’uscita? No, a vista, no. Manca, come ho detto, un’orizzonte, mi sembra che siamo ancora ben dentro il tunnel e non si veda la fine. Se Saramago scrivesse uno dei suoi capolavori, oggi, credo che avrebbe già pronto il titolo: Smarrimento.

P.s. Oltre a pubblicizzare il mio, di libro, comincerò alla fine di ogni articolo, a inserire anche libri di autori ben più titolati del sottoscritto che abbiano, in qualche modo, attinenza con quanto ho scritto.

Assaporare il silenzio ( per non uscire di testa)


Immaginate se una volta a settimana, solo una,se politici e organi di informazioni, siti internet, blogger, influencer, ecc., ci regalassero il silenzio, concedendoci finalmente di dedicarci a noi stessi senza inseguire le notizie del momento, senza incazzarci o deprimerci, allarmarci, rincuorarci da un minuto all’altro, senza aumentare il carico di stress che, da qualche settimana, opprime più o meno tutti, tranne i negazionisti, che rientrano nella categoria degli errori della legge Basaglia e quindi non contano.

Immaginate come sarebbe bello avere il tempo di guardarsi dentro, di leggere un libro non per distogliere il pensiero da quello che succede ma per il gusto di farlo, di fare l’amore senza il sottile, insinuante sospetto che forse il/la partner potrebbe contagiarci, di chiudere gli occhi e lasciare andare via liberi i pensieri senza sovrastrutture e senza il rumore di fondo dell’inutile chiacchiericco di questi giorni, senza che convergano tutti verso quel Maelstrom degno di Poe che è la paura.

Siamo sovraesposti alle informazioni, inondati da un flusso continuo di notizie, di verità, mezze verità, falsità create ad arte, drogati dalla necessità di leggere gli ultimi dati, le ultime dichiarazioni, in attesa del deus ex machina che ci dica che è tutto passato. Siamo come i ciechi del romanzo di Saramago, vaghiamo per la città come ombre mimando la vita prima del virus senza riuscire a coglierne l’essenza.

Il problema è che, quando sarà tutto passato, la dipendenza bulimica dalle notizie resterà, la macchina orwelliana che da qualche tempo condiziona le nostre vite continuerà la sua marcia inarrestabile, continuermeo imperterriti a cercare le fonti che riportano le nostre opinioni su un problema e ad evitare le altre, a trovare il bene in noi e il male nel prossimo, fino a quando, se anche volessimo, saremmo così immersi in questa torre di Babele globale di notizie da non poterne più uscire, fino a quando non avremo più gli strumenti per capire e formarci un’opinione personale sui fatti.

Siamo incapaci di accettare il fatto che la verità non esiste, che certe cose succedono e non necessariamente c’è un responsabile individuabile, che si può pensarla anche diversamente a patto di non violare la libertà del prossimo e i suoi diritti, che l’ipocrisia che ci circonda è anche nostra, ne siamo imbevuti anche noi, ogni volta che siamo indulgenti con chis emrba stare dalla nostra parte, ogni volta che sorvoliamo sul fatto che se il sistema è marcio lo sono anche i suoi interpreti, a volte in buona fede, più spesso in malafede.

Uno dei primi sintomi del Covid è la perdita dell’olfatto e del gusto. Beh, in questo senso siamo tutti contagiati: cominciamo a non essere più in grado di distinguere l’odore delle bugie e il gusto del silenzio.