Basso impatto sulle economie, alto impatto sulle vite


Basso impatto sulle economie è la parola d’ordine non solo dei fratelli De Rege che governano la Liguria e Genova ma anche del governo, in questo momento critico della gestione Covid nel nostro paese.

E’ la stessa parola d’ordine che ha determinato uno sconsiderato liberi tutti quattro mesi fa, portando a una doverosa e necessaria riapertura delle scuole senza aver fatto nulla di sostanziale per permettere che avvenisse in sicurezza, scaricando la responsabilità sui dirigenti scolastici e sugli insegnanti, la stessa parola d’ordine che sta orientando i provvedimenti degli ultimi giorni, di pura facciata e privi di efficacia, perché non riguardano il cuore del problema, che nessuno vuole affrontare veramente.

Ammesso ma non concesso, perché ci vuole ancora tempo per avere dati certi, che la scuola non ha avuto in Italia l’effetto volano dell’epidemia che ha avuto in altri paesi dove non c’è stato lockdown e che hanno pagato e stanno pagando a caro prezzo la loro scelta ( Paesi bassi, Inghilterra, Francia, Spagna, Paesi del nord), la nostra situazione è simile a quella della Germania, dove la prima causa di contagio sono le aziende e l’incoscienza della gente.

A definire una correlazione tra lockdown e deregulation della sicurezza nelle aziende, basta il numero impressionante di morti sul lavoro dalla ripresa delle attività a oggi, senza contare le vittime della sconsiderata e tardiva chiusura delle attività nel bergamasco. Morti sul lavoro di cui nesssuno, sindacati a parte, che però non hanno stampa, parla, una vera e propria strage silenziosa e impunita, quotidiana. Per altro, non abbiamo dati sui lavoratori atttivi colpiti dal virus e sui luoghi in cui lavorano.

Ma nelle aziende ci si guarda bene dal mettere piede, specie con un presidente di Confindustria che sembra venuto fuori dagli anni cinquanta, spalleggiato dai liberisti de noartri e dalla destra. Imnmaginate i piangnistei e gli alti lai se si mandassero ispettori del lavoro in aziende che non siano Amazon. Una tragedia tale che Eschilo sarebbe da riporre in libreria.

Allo stesso modo, il discorso dei trasporti neanche si apre. Nessuno prende in considerazione di potenziarli e razionalizzarli, magari in ottica ecologista. No, la soluzione è chiudere in casa più gente possibile. Aumentando la possibilità di contagio, ovviamente.

Venendo allo specifico della Liguria, regione tra le più irresponsabili del paese, dove si fanno il minor numero di tamponi e si ha il più alto numero di infetti per tamponi fatti, dove la disinformazione giornalistica sta diventando modello di riferimento per chi vuole fare della disonestà intellettuale il proprio credo, i fratelli De Rege, con piglio guerresco, hanno chiuso le macchinette del cibo, quelle che vendono schifezze a poco prezzo, le sale giochi ( cosa buona e giusta) e i negozi di alimentari negli orari in cui già sono chiusi. Geniali. Non contenti e, forse, rimembrando con nostalgia i divieti di assembramento di quando c’era lui, hanno deciso che nei quartieri più sfigati della città, non certo ad Albaro, a Castelletto o, per dire, davanti a un famoso bar di Pegli, sia proibito camminare in più di due persone e fermarsi, fosse anche per guardare una vetrina.

Il De Rege minore, quello che appare sporadicamente perché quando parla fa più danni di una guerra, ha detto di non disdegnare il coprifuoco sancito da Macron ( un altro bell’idiota) perché ha..indovinate? Un basso impatto sull’economia.

Ovviamente questi provvedimenti sono stati salutati con gioia dal notissimo infettivologo cittadino, che si smentisce un giorno sì e l’altro anche ed è corresponsabile, insieme a un buon numero di suoi colleghi, della situazione in cui ci troviamo. E su questo asservimento della scienza alla politica, sulla deontologia e sull’etica di chi parla al pubblico, ci sarebbe molto da dire.

I dati di oggi non sono paragonabili a quelli di Marzo, quando si facevano dieci volte meno tamponi, ma sono comunque preoccupanti e la politica, se così la si può chiamare, non sembra aver imparato nulla dalla dura lezione dei mesi passati. Neanche la gente, se è per questo, ma la politica dovrebbe essere migliore della gente.

Stiamo toccando con mano la regola aurea del capitale: guadagnare a ogni costo, considerare la vita umana una merce deperibile e, se necessario, sacrificabile. E tanto che ci siamo, porre le basi per limitare le libertà in nome del bene comune, azzerare i sindacati, tacciare di disfattismo chi protesta legittimamente, ecc.

Quando poi l’emergenza sarà finita, potremo sempre prendercela con i migranti o trovare nuovi capri espiatori.

Discorsi da vetero comunista e uomo del novecento, direbbero i renziani. Incidentalmente, sono vetero comunista e uomo del novecento, i’m sorry.

Le scuole non incidono sull’aumento dei contagi. Per ora.


I numeri non sono opinioni, i numeri dicono la verità. L’istituto superiore di Sanità dice che la riapertura delle scuole ha inciso per il 2% sull’aumento dei contagi e l’esperienza quotidiana di chi lavora a scuola ci dice che è vero.

Non mi giunge notizia di intere classi di contagiati, ma di casi sporadici e di tante richieste di tamponi, che poi risultano negativi. Non c’è bisogno di un infettivologo per capire che, se la scuola davvero fosse il veicolo primario d’infezione, come qualcuno comincia irresponsabilmente ad affermare, le cifre sarebbero ben altre. Avremmo intere classi in quarantena e istituti chiusi. Non è così.

Tuttavia, le scuole potrebbero inevitabilmente diventare un problema se il governo centrale e quelli regionali continueranno a far finta di non sapere cosa sta accadendo. Anzi, potrebbero diventare un comodo capri espiatorio per giustificare ritardi, inettitudini e omissioni volontarie.

Non è certo bloccando le partite di calcetto o impedendo la vendita di alcolici dopo le 21 che l’infezione si attenuerà. Sarebbe forse il caso di cominciare ad avviare controlli stringenti nelle aziende e di affrontare il tema dei trasporti pubblici. Invece, in nome dell’economia, si preferisce attuare provvedimenti di facciata del tutto irrilevanti, arrivando agli estremi del governatore della Liguria Toti, secondo cui non bisogna dare addosso a chi vuole continuare a vivere e a divertirsi, anche se lo fa a scapito della salute pubblica, infischiandosene di chi ha vicino.

Quello che sta accadendo è il risultato del liberi tutti troppo frettoloso di questa estate, di una politica ormai del tutto priva di etica e subordinata al capitale, di una società sempre più egoista, manichea, dove la solidarietà sociale sta diventando una parola priva di significato.

A scuola, ogni mattina, vedo persone responsabili che hanno cura di sé e degli altri, svolgere il proprio lavoro con grande spirito di servizio e, dall’altra parte della cattedra, ragazzi che rispettano le regole senza protestare, consapevoli che vanno a vantaggio di tutti. Ma purtroppo, in questo caso, il microcosmo scolastico non è l’espressione del macrocosmo.

So che ci sono colleghi nostalgici della didattica a distanza e ne rispetto le opinioni, ma non le condivido: è giusto, che fino a quando sarà possibile farlo in sicurezza, si vada a scuola in presenza.

Quello che fa rabbia è che con pochi accorgimenti, ventilazione delle aule, distanziamento assicurato grazie all’aumento degli organici, doppi turni dove necessario, si sarebbero potuti evitare, probabilmente, anche i pochi casi che si verificati fino adesso, garantendo un prosieguo tranquillo e senza ambasce dell’anno scolastico.

Si è scelta la strada dei proclami, delle operazioni di facciata, del finto rigore nei riguardi dei più deboli ( i precari), del fare (pochissimo) senza pensare a cosa si stava facendo, dell’arroganza a scapito del confronto. Nonostante questo, la professionalità di chi la scuola la fa ogni giorno sta prevalendo e sta ottenendo risultati che non verranno mai riconosciuti da nessuno.

Quello che succede fuori dai cancelli delle scuole è responsabilità politica e la politica, centrale e regionale, è pericolosamente tentennante, quando non è completamente latitante. È anche, ahimè, responsabilità individuale, che non è la dote più spiccata degli italiani.

Stiamo andando verso un nuovo disastro? Non lo so e non è mio compito dirlo. Io sono pagato, poco, per insegnare ed è quello che cerco di fare meglio che posso ogni giorno. Ci sono persone con compiti istituzionali, pagate molto più di me per risolvere questi problemi, che non mi sembra stiano facendo lo stesso.

Mi auguro che non si arrivi a una nuova chiusura delle scuole: questo paese ha bisogno di cultura, di nuove idee, di energie, tutte cose che possono arrivare solo dai ragazzi e dalla scuola. Chiudere di nuovo significherebbe sbarrare ancora una volta le porte al futuro.

 

La scuola che non esiste.


Sono stato tentato di chiudere il blog. In questi giorni, dopo l’ennesimo attacco frontale agli insegnanti, tutti, colpevoli di non voler fare dei test volontari, di non immolarsi, se pur malati, per spirito di servizio e di tutte le latitanze di un ministero che in sei mesi non ha fatto nulla, ma proprio nulla di quanto andava fatto per la scuola, ero deciso ad abbandonare i social, chiudere il blog e continuare a fare il mio lavoro e scrivere i miei libri in silenzio.

Poi ci ho ripensato: la scrittura è la mia valvola di sfogo e il mio salvagente e non sarebbe giusto rinunciarvi solo perché c’è una marea crescente di stronzi in circolazione. Ma continuerò a non parlare di politica perché la politica, come la scuola, non esiste più.

Non arrivo a dire che sono tutti uguali, sarebbe qualunquismo, diciamo che non sono abbastanza diversi per come intendo io la diversità di vedute politiche, ragione per cui mi asterrò alle prossime elezioni, rifiutandomi di votare per chi è solo leggermente diverso dall’altro. Questo per chiarire che non è un post elettorale, non mi interessa chi vincerà, tanto la gente comune, i lavoratori, le brave persone, perderanno comunque.

Sulla scuola si sta giocando una partita sporca, lurida, giocando sulle pelle di ragazzi e insegnanti e scaricando la colpa su questi ultimi, per venire incontro alle pressioni da parte delle famiglie e alle necessità del mercato. Tutta la seconda parte di quest’anno, dalla parte del lockdown a oggi, è stata basata su uno spregiudicato calcolo, quello che tra le vittime prevedibili e la necessità di rilanciare i consumi, la fabbrica del divertimento estivo, l’economia.

Abili prestigiatori, in Liguria abilissima, hanno letto dati reali in modo distorto, raccontando favole a cui molta gente abbocca perché non chiede di meglio.

Si sta facendo lo stesso con la scuola. Esistono da Maggio protocolli presentati dai sindacati che sono stati quasi totalmente ignorati, si continua con la favola delle assunzioni che non ci sono e, per esempio, riguardo il sostegno, non ci saranno, perché mancano insegnanti abilitati quasi ovunque.

Si è trovato il modo di concludere ottimi affari con i monobanchi a rotelle, inutili, quando quei soldi potevano essere spesi per l’edilizia scolastica, per ridurre il numero di alunni per classe incrementare l’organico, per potenziare la rete e fornire la possibilità di usufruire della didattica a distanza a chi è rimasto fuori ( pochi, non molti come dicono), per rivedere i criteri del trasporto pubblico, per qualunque motivo razionale.

Si è scelta l’inutilità, la facciata, l’attacco frontale ai sindacati e, in queste ore, ai docenti come categoria uniforme e indifferenziata.

La scuola, per la politica, non esiste se non ai fini elettorali, è un capitolo di spesa inutile, da ridurre il più possibile. La scuola, per molte famiglie, è un parcheggio per i figli che permette a entrambi i genitori di andare a lavorare. La scuola, per piccoli alimentari, focaccerie, bar, ecc. è fonte di guadagno sicura. Risultato? Il rischio che si ammalino gravemente i ragazzi è limitato, i docenti sono la categoria più odiata dopo i poliziotti, attiviamo finte misure di sicurezza, fottiamocene se le scuole stanno chiudendo ovunque sono state incautamente riaperte e ripariamo contro ogni logica sperando in Dio, contando magari sull’intercessione di quel comunista del papa.

Posso permettermi di dire che questo paese, senza distinzione politica, fa schifo? Posso permettermi di dire che i comportamenti irresponsabili di queste ultime settimane ne sono la conferma? Posso permettermi di dire che abbiamo la peggiore stampa dell’occidente democratico, asservita al padrone di turno con alcune punte di diamante di demenza pura come Porro, Polito e Galli della Loggia? Posso dire che un Pd che non si occupa più dei lavoratori, medici, insegnanti o operai che siano, non ha più senso di esistere?

Mi hanno molto addolorato i commenti denigratori sulla categoria degli insegnanti, letti sui social, di alcuni infermieri. Primo, perché sono statali come noi e come noi, fatto salvi i coefficienti di rischio ben diversi dovuti alla natura del lavoro, hanno faticosamente fatto fronte a una catastrofe improvvisa e imprevista come è stata l’epidemia mostrando uno spirito di servizio fuori dal comune. Secondo, perché se anche persone che lavorano per la gente, con la gente, come noi, che come noi, in tempi diversi, sono stati oggetti di critiche ingiustificate, attacchi meschini e denigrazioni gratuite, usano le stesse tiritere che si sentono da sempre per tirarci secchiate di merda addosso, significa che davvero la scuola non ha più motivo di esistere, è un’istituzione ormai superflua, sostituitela con la Rete.

Si tratta di eccezioni, ma in questo momento, quando stiamo per tornare in classe in condizioni di sicurezza inesistenti, dopo tante parole e nessun risultato, mentre veniamo bersagliati dalla stampa sulla base di dati inesistenti e fatti a pezzi sui social, il fuoco amico è ancora più doloroso.

Ti chiedi se ne vale ancora la pena, se davvero applicare una Costituzione che sta per essere fatta a pezzi e svolgere un servizio essenziale per uno Stato che non lo contempla tra le priorità, abbia ancora un senso.

Io credo di sì, nonostante tutto, ma i dubbi e lo schifo aumentano ogni giorno.