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Il prezzo da pagare


Non stupisce più di tanto l’uscita del sindaco Moratti a proposito degli immigrati irregolari che, a suo dire, “normalmente delinquono”.

Il Pdl ha tenuto grazie e soprattutto all’affermazione della Lega nel nord e questo comporta un inevitabile dazio da pagare. Il federalismo è materia scabrosa, inapplicabile come lo vorrebbero i leghisti, è difficile definirne i contorni, i limiti, la struttura. Meglio sparare a zero sugli extracomunitari, meglio prendersela con chi non ha voce per difendersi, meglio cavalcare l’onda razzista che il partito di Bossi e figlio hanno saputo così fruttuosamente sfruttare. Forse è meglio precisare, anche se è ovvio, che non tutti gli immigrati irregolari normalmente delinquono. Molti vanno a lavorare nei campi al sud, per finire poi per essere presi a fucilate e deportati in un campo profughi come a Rosarno, oppure vanno a infoltire le fila dei lavoratori in nero delle aziende edili del nord, proprio nelle terre della lega ma anche nella città dell’ineffabile sindaco di Milano, come dimostrò qualche tempo fa Fabrizio Gatti in uno dei suoi imperdibili e drammatici reportage sull’Espresso. Ci sono poi i bambini irregolari e verrebbe da chiedere al sindaco se anche un bambino in età da scuola elementare rientra nella categoria dei delinquenti abituali. E le badanti, le colf, anche loro abituali delinquenti?

Qual è la soluzione ventilata dal sindaco? Quella di ogni governo di destra quando vuole dare un giro di vite alle libertà costituzionali: leggi speciali, procedure veloci per scacciare i reprobi.

Nessuno si sognerebbe di negare che un extracomunitario che delinque possa e debba essere legittimamente rimandato al suo paese, sarebbe però anche opportuno mandare in galera anche gli italiani che delinquono, quelli che rubano, corrompono, intrallazzano, quelli che non pagano le tasse, quelli che violano la costituzione, ecc. Prima di dare lezioni di civiltà, forse, sarebbe il caso la giustizia di applicarla da noi, sui tribunali non hanno ancora cancellato la scritta che recita: “la legge è uguale per tutti”, anche se molti degli appartenenti al partito del sindaco di Milano stanno operando da tempo per eliminarla.

Le leggi speciali sono sempre pericolose. Si comincia da una categoria invisa alla maggior parte della popolazione, quantomeno della popolazione che ha votato centro destra, si fa presto a passare a un’altra categoria, poi a un’altra, fino ad abolire le libertà democratiche. Sempre meglio evitarle,  meglio un extracomunitario che delinque libero oggi che un dissidente politico in carcere domani. Questa è la base del garantismo e quello di centrodestra è un governo garantista. O no?

La caccia allo straniero, l’incitazione xenofoba, le frasi lapidarie che emettono sentenze smentite dalle statistiche, sono diventate una avvilente abitudine del nostro panorama politico. Ormai, per un pugno di voti, per rinsaldare un’alleanza politica, si è disposti a tutto. Che un’affermazione di questa portata arrivi da un esponente politico solitamente pacato nei toni e più capace della media, non può che preoccupare ancora di più chi ancora coltiva l’illusione di vivere in una democrazia.

Non preoccupa invece, è solo leggermente irritante, la sparata di Emilio Fede su Saviano. A me Saviano non è simpatico, da professore, per deformazione professionale, trovo il suo modo di esprimersi un pò rozzo, un pò demagogico, lontano dalla mia cultura classica. Tuttavia non posso che inchinarmi di fronte al suo coraggio, alla sua coscienza civile, alla ostinata rabbia con cui si esprime contro la criminalità organizzata. Di fronte a tanti intellettuali eloquenti e facondi quando si tratta di fare discorsi sui massimi sistemi ma guardinghi e taciturni se si tratta di fare attacchi precisi, il discorso umanistico di Saviano, la sua pietas, la sua costante attenzione al cuore pulsante della civiltà di un paese e alle sue ferite, sono una ventata d’aria fresca, una speranza per il futuro.

Tra gli intellettuali non va annoverato Emilio Fede, che un tempo è stato un giornalista abile e capace, poi, folgorato sulla via di Arcore, la metamorfosi. Che faccia un tifo smaccato e sguaiato per Berlusconi, passi, che il suo telegiornale ormai sia diventato una sorta di blog autoprodotto, passi, che comunque vadano le cose per lui esista solo una luce e una via, passi, ma che si permetta di dare del rompiscatole a un ragazzo che vive recluso, che rinuncia ai piaceri che la vita gli potrebbe riservare, che rischia la pelle  perchè crede che un paese civile debba essere diverso dal nostro, lo trovo davvero indecoroso. D’altronde, Fede ironizzò, in piena malafede perchè sapeva benissimo come erano andate le cose, sul ritorno dei sequestrati di Emergency, un altro atto che la dice lunga su un uomo che non capisce che, a volte, bisogna fermarsi.

Purtroppo io penso che il Fede-pensiero sia diffuso nel paese. Penso che esista un gran numero di persone che ritengano che l’onestà, l’impegno, la fedeltà ai valori di civiltà, non possano essere perseguiti tenacemente perchè non portano nessun tornaconto, e chi non si adegua al mercato, chi non sa o non vuole vendersi, diventa per loro un fastidioso specchio da mandare in mille pezzi, l’immagine che gli ricorda quello che forse un giorno, molto molto tempo prima, avrebbero potuto essere e non sono stati perchè, per comodità, tornaconto o avidità, hanno scelto un’altra strada.

Sono questi, poi, a sparare a zero su Emergency, su Saviano, su chiunque abbia ancora degli ideali, una visione del mondo diversa, su chiunque creda ancora che un mondo diverso è possibile.

Spero che la rete si mobiliti per sostenere Saviano perchè ho l’impressione che questo sarà solo il primo di un fuoco di fila di attacchi. La libertà di pensiero, le idee, sono l’incubo peggiore per il potere.

Le ombre del passato


Mentre le prime pagine dei giornali sono occupate dalle trattative per il divorzio tra Veronica Lario e Berlusconi, mentre a quella che era probabilmente la seduta del parlamento più importante degli ultimi vent’anni, in cui Tremonti riferiva sui provvedimenti presi per fronteggiare la gravissima crisi economica che sta investendo l’Europa, erano presenti sessanta deputati, mentre Rumentaso mette le mani avanti e usa una sala istituzionale per fare battute di dubbio gusto e informarci sui lavori di ristrutturazione della propria abitazione, tralasciando altri fatti appena appena più seri, mentre Linguolini sul tg1 (mi dicono, perchè io non lo guardo da anni) continua a fare quello che gli riesce meglio cioè tirare fuori la lingua,mentre Bondi, ministro della cultura, si rifiuta di partecipare a un evento culturale di primaria importanza, il recente passato italiano torna prepotentemente alla ribalta grazie a un paio di giornalisti che hanno il brutto vizio di fare il proprio mestiere.

I fatti sono questi. L’attentato all’Addaura del 1989, la bomba messa nella villa al mare di Falcone che non scoppiò per puro caso, non è mai stato chiarito. Dai rapporti emerge la presenza di due sommozzatori che,per anni, si è ritenuto fossero gli attentatori. Ma esistono altri rapporti, altre testimonianze che raccontano una storia ben diversa. Un giornalista di La Repubblica li ha scoperti. I due sommozzatori sarebbero stati Antonio Agostino ed Emanuele Piazza, un poliziotto ed un ex poliziotto che collaboravano con i servizi segreti per la cattura di latitanti. Antonio Agostino venne ucciso con la moglie Ida davanti a casa sua, poche settimane dopo l’attentato all’Addaura ed Emanuele Piazza venne strangolato da killer mafiosi poco dopo. La polizia, come sempre accade in Sicilia, quando si vuole insabbiare qualcosa, indagò per entrambi i delitti sulla pista passionale. I due agenti, in realtà, avevano scoperto un collegamenti pericolosi tra le istituzioni e la mafia.Il quadro che emerge oggi è molto più inquietante: appare uno scontro tra due settori opposti dei servizi segreti, uno disposto a scendere a patti con la mafia, probabilmente colluso, che collaborò, forse ordinò gli omicidi di Falcone e Borsellino, l’altro che operava al servizio della stato combattendo la mafia e i colleghi collusi. Lascio a voi la conclusione su chi ha vinto la partita. Alla luce delle recenti rivelazioni del figlio di Ciancimino, l’ex sindaco di Palermo uomo di Cosa Nostra, ne esce fuori un quadro inquietante che getta ombre scure sul passato e sul presente. Perchè Ciancimino figlio ha detto nel modo più chiaro possibile che Forza Italia avrebbe rappresentato il braccio politico della mafia.

Ovviamente siamo, come sempre, nel campo dei rumors, delle voci, delle ipotesi. Certo che le nuove norme che impediscono la pubblicazione degli atti delle inchieste in corso e delle intercettazioni giungono proprio a proposito, in questo momento, per chi vuole che la verità su certi fatti non venga mai a galla. Naturalmente, si tratta solo di coincidenze. Non c’è alcuna volontà del governo di non fare luce sul passato, ne siamo tutti certi.

Ha ancora un senso un libro su Piazza Fontana quarant’anni dopo la strage? Se ne emerge una verità per anni sussurrata ma mai accettata dalle fonti ufficiali, penso proprio di sì. La giustizia non conosce età e i morti hanno il diritto alla giustizia anche dopo quarant’anni.

Andrea Sceresini e Maria Elelena Scandaliato hanno scritto un libro che porta come titolo “Piazza Fontana- Noi sapevamo”. Titolo quanto mai azzeccato. Perchè in Italia, chi si è occupato di politica, certe cose le ha sempre sapute. Ad esempio, negli ambienti comunisti, si è sempre sospettato che dietro Piazza Fontana, dietro gli attentati la cui matrice non è mai stata chiarita, dietro la “strategia della tensione” ci fosse la Cia che tentava di fare quello che gli era riuscito così bene in Grecia con i colonnelli e in Cile con quell’infame bastardo del colonnello Pinochet. Oggi a confermarlo agli autori del libri, è il colonnello Maletti, ex ufficiale dei servizi segreti italiani, che vive in Sud Africa. Ancora i servizi deviati che ritornano, l’eterna anima nera dello scenario politico italiano. Un’altra cosa che si è sempre saputa. Lotta comunista e le organizzazioni della sinistra radicale hanno sempre considerato gli stupefacenti un veleno propinato dai capitalisti alle masse per ridurle all’impotenza. Guarda casa, viene fuori oggi l’operazione Blue Moon, finanziata dai servizi segreti americani per portare la droga tra le fila del movimento studentesco e limitare i danni della protesta.

Anche la storia della longa manus degli Stati Uniti d’America, il paese della libertà (propria), sulla politica italiana è tutta da riscrivere, a partire dalla Rosa dei venti  e da Gladio, passando poi per la Loggia massonica P2 dell’ineffabile Licio Gelli a cui aderì anche l’attuale presidente del consiglio. Ombre, dubbi, sospetti, depistaggi, un mare magnum di menzogne, una cloaca massima in cui immergersi per riuscire a trovare brandelli di verità diventa sempre più difficile. Questa è la storia del nostro paese, una storia che ha tradito e annientato i valori della Resistenza, una storia che ha umiliato i caduti per la libertà molto prima di quanto si creda, una storia che ha concesso agli italiani una libertà controllata e limitata sotto l’ipocrita ma ferreo controllo della democrazia cristiana e dei suoi esponenti di spicco, primo tra tutti il grande pipistrello, che ancora calca il palcoscenico di terza categoria della nostra scena politica. La storia di un paese completamente asservito agli Stati Uniti e a quel capitalismo assassino che gli Stati Uniti hanno portato avanti per decenni e continuano oggi a portare avanti in Medio oriente. L’inevitabile evoluzione di quel processo cominciato nell’immediato dopoguerra non poteva che essere un governo autoritario, prono ai voleri della bandiera a stelle e strisce, votato all’esclusivo profitto personale di chi guida il paese e dei propri sodali, profitto guadagnato a qualsiasi prezzo a spese di chi non ha strumenti per difendersi. Il filo nero che arriva dal 1946 a oggi non è così difficile da riannodare, basta avere occhi per vedere e buona memoria.

Fa piacere sentire che in questo momento, gravido di problemi con una storia recente che alita folate mefitiche, Veltroni attacchi l’attuale direzione del Pd. Quest’uomo pacifico, pacioso, buonista, che tace da mesi, che come Cincinnato dopo essere stato rimosso inopinatamente si è ritirato in un esilio silenzioso, viene fuori adesso per creare scompiglio in una sinistra già devastata da liti continue e da una linea politica inesistente. La storia sta dando ragione a quello che i comunisti italiani hanno sempre sostenuto venendo tacciati come folli, la storia sta dando ragione perfino a Marx e alle sue teorie sul collasso del capitalismo e i post comunisti che fanno? Litigano tra loro. L’ultima volta che è successo abbiamo avuto la Marcia su Roma. Scusate il gesto poco elegante, ma io mi tocco le palle.

La faccia dell’Italia


Dopo aver sistemato gli enti lirici l’ineffabile ministro Bondi, poeta cortigiano degno di una corte rinascimentale, con il decreto n.199/17.3.10 semplifica (ahiahai!) le procedure per l’autorizzazione paesaggistica agli interventi di lieve entità (ahiahiahiahi!).

Tradotto: scempio libero. Con una manovra  degna di Silvan, il ministro tiene in vita le norme per la tutela paesaggistica ma, contemporaneamente, ne aggiunge altre che permettono di ignorarle. E’, di fatto, la legalizzazione dell’orrore, come se le nostre città non fossero sufficientemente deturpate dagli abusi edilizi, da enormi cartelloni pubblicitari, da abominevoli insegne. Purchè i comuni abbiano deliberato in proposito, la norma non si applica ai centri storici ma poichè, non tutti i comuni deliberano sugli stessi, lo scempio arriverà anche lì.

L’opposizione? Tace. Viene da pensare che molti deputati del Pd attendano con ansia il momento di chiudere il proprio balcone o ritinteggiare  come più gli aggrada i muri esterni   o aumentare del 10% il volume del proprio immobile, magari con orrende appendici come quelle che deturpano molti paesi italiani. Il concetto di bello del premier lo conosciamo: basta andare a fare due passi a Milano 2 e si comprendono molte cose su di lui e sull’Italia di questi anni. Ricordo che aveva ventilato la geniale ipotesi di radere al suolo il centro storico dell’Aquila e costruire una anonima new town con le sue casettine tutte uguali, abitate da persone tutti uguali, che votano su schede dove i simboli sono tutti uguali.

Possibile che della cultura, del paesaggio, dell’ambiente in cui viviamo non freghi niente a nessuno? Possibile che un ministro dei beni culturali operi per fare a pezzi il patrimonio culturale italiano? Sì, è possibile. Se pensiamo che il ministro della pubblica istruzione sta macellando la scuola pubblica e che quello dell’ambiente non ha fatto “ba” sull’allungamento della stagione venatoria!

Un’altra applicazione della semplificazione, più minacciosa, riguarda gli alvei dei fiumi. la lega è convinta (provate a fargli capire che è una minchiata!) che se si toglie la ghiaia a monte, i fiumi non strariperanno più.  Guarda caso porta avanti questa tesi in zone dove esistono molti cavatori di sabbia e ghiaia. Il decreto li accontenta. Cosa non si fa, in questo paese, in nome di quello che Machiavelli chiamava “il particulare”, l’interesse privato a scapito di quello comune? La norma, tanto per aggiungere male al peggio, non obbliga più il ripascimento delle spiagge con sabbia dello stesso tipo. Quindi le varie sabbie rosa, nere bianche della nostra penisola, potrebbero presto diventare tutte grigie, il colore di questo potere gretto e bieco, ignorante e grossolano.

Ormai, quello che la lega propone, il re nano dispone. Aspettiamo con ansia un decreto che inserisca per legge nella stagione dei teatri d’opera (ammesso che si facciano ancora stagioni dei teatri d’opera) un coro di muratori bergamaschi, il divieto di pubblicazione agli extracomunitari, la liberalizzazione per quanto riguarda la costruzione di anfiteatri, riproduzioni di piramidi e mausolei, il divieto di proiezione di film senza turpiloquio perchè Renzo Bossi non li capisce, una piccola limitazione della libertà di stampa che contempli l’esclusione di tutte le notizie non in linea con il governo, una satira fatta di rutti, peti e pernacchie che diverte molto Renzo Bossi.

Si ride per non piangere ma è desolante constatare come l’azione di questo esecutivo, a tutti i livelli, sia costantemente tesa al profitto personale di qualcuno, senza tenere in alcun conto le esigenze della comunità, senza cercare neppure di conservare quel briciolo di dignità politica e di apparenza che i democristiani erano così bravi a mantenere.

Comprendo che Bersani sia troppo occupato per occuparsi anche di cultura, argomento tedioso e complesso, roba da professori. I problemi oggi sono ben altri, risponderebbe probabilmente piccato se interrogato su quest’ultima legalizzazione della bruttezza. Forse è vero,  che i problemi sono altri, ma a parte che la sinistra si lascia cullare tranquillamente da Morfeo anche quando sono in ballo discussioni di capitale importanza, la cultura di un paese, il suo biglietto da visita, si misura anche dalle cose apparentemente di secondaria importanza, come la tutela del paesaggio. E’ la faccia dell’Italia quella che verrà stravolta da questa norma, la nostra identità, la nostra anima. Se non educhiamo i giovani alla bellezza, cosa ci riserverà il futuro? Se continuiamo a scempiare, deturpare, fare strame di tutto quello che di bello esiste in questo paese, in nome del denaro, in nome dell’interesse particolare di questa o quella categoria, di questo o quel ministro,se continuiamo a tacere, chi sarà capace di reagire quando si comincerà a scempiare, deturpare, fare strame della libertà e della democrazia?

Gli stessi attacchi del premier a una trasmissione satirica che va in onda a un orario assurdo, come quella della Dandini,, mostrano un atteggiamento paranoico verso tutto quello che non è allineato, che non è appiattito, che non segue le direttive di un leader prigioniero della sua megalomania, incoraggiato a perseguirla dai suoi sempre proni cortigiani. Anche la satira è cultura, satura tota nostra est, diceva Orazio, appropriandosi con orgoglio dell’unica creazione originale dei romani. Già Giovenale, senza per questo essere crocifisso, con rabbia e livore stigmatizzò vizi e contraddizioni della corte imperiale, con una potenza venefica neppure lontanamente paragonabile alle innocue battute di Vergassola e del trio Medusa. Si dilettarono nella satira Ariosto, Leopardi, Giuseppe Giusti, Gioacchino Belli, senza per questo essere messi all’indice. Lo sbeffeggiamento dei potenti è una nobile tradizione in tutte le culture del mondo, chi detiene il potere vi è soggetto e deve prenderla con filosofia (certo, Renzo Bossi non può prenderla con filosofia perchè non sa cos’è). Anche in questo caso, non una parola da chi dovrebbe quantomeno stigmatizzare certi comportamenti, invitare ad abbassare i toni, a non esagerare.  La televisione non può essere solo un palcoscenico dove sfoggiare culi e tette delle amichette del ministro,del sottosegretario, o del premier, deve anche fornire dei contenuti. Visto che ormai a una informazione vera abbiamo rinunciato, lasciateci almeno ridere. Tanto sempre di risate amare si tratta.

L’oro blu


In tutto il mondo si stanno combattendo più di 50 guerre a causa dell’acqua. E’ una notizia che non trovate su nessun notiziario televisivo e nemmeno sulla stampa ufficiale. Non verrete mai a sapere, ad esempio, che in India le proteste della popolazione sono riuscite a fermare il grande progetto della diga di Narmada, che avrebbe ridotto alla fame e costretto a emigrare da mendicanti 50 milioni di famiglie ma che le multinazionali sono tornate alla carica con il progetto di una grande diga sull’Himalaya, nè che dietro il progetto della grande diga anatolica che permetterebbe alla Turchia di tenere in pugno le riserve d’acqua di Iran, Iraq e Siria ci sono gli ineffabili e moralissimi tedeschi o che la guerra tra Palestinesi e Israeliani, dopo la guerra dei sei giorni, si è di fatto trasformata in una guerra dell’acqua, oppure che la diga delle Tre gole, in Cina, ha costretto a evacuare dieci milioni di famiglie.

Le grandi dighe costituiscono un grande affare per le multinazionali che le costruiscono. Sono strumenti di ricatto e strumenti di controllo politico potentissimi, paragonate da qualcuno, senza troppo esagerare, agli arsenali nucleari. Con una diga e il controllo dell’acqua si consumano ricatti e vendette, si strangola un paese, si decide della vita e della morte di milioni di persone. Senza sparare un colpo, senza un titolo di giornale.

Il 40% degli stati mondiali condivide le riserve idriche con stati confinanti. Messico e Stati Uniti si sono scontrati più volte, anche in modo violento, per le acque del fiume Colorado, tensioni ci sono anche tra Repubblica ceca e Ungheria per le acque del Danubio, tanto per fare esempi vicini a noi.

Anche in Italia ci sono state e continuano ad esserci piccole guerre dell’acqua tra grandi agricoltori e piccoli agricoltori e tra regioni confinanti.

L’acqua viene sprecata e uno dei paesi al mondo che ne spreca di più è proprio l’Italia, che pure ha la fortuna di avere una delle riserve idriche più grandi del mondo. L’acqua viene sprecata e basterebbe poco perchè lo spreco venisse diminuito e si desse modo alle falde acquifere di non esaurirsi.

L’acqua è un bene necessario alla vita, come tale non può essere soggetto a commercializzazione eppure la Banca mondiale, un ente che insieme all’FMI prima o poi dovrà essere chiamato a rispondere di crimini contro l’umanità, favorisce la privatizzazione delle risorse idriche per rilanciare l’economia. L’Europa naturalmente, va a ruota.

In una società capitalistica ( ma non potremmo cominciare a chiamarlo regime?) quello che conta è il profitto. Le multinazionali, le Corporation, sono persone giuridiche, la formula “il fine giustifica i mezzi” e’ scritta nei loro statuti. Non si occupano di esseri umani, solo di cifre e plusvalore, il resto non conta. Non esiste un capitalismo “buono”, il capitalismo è uno ed è l’ideologia dell’egoismo puro, del benessere di uno a spese del benessere di molti. Costi quello che costi. La vita umana è solo una voce di bilancio, non certo la più importante.

Anche in Italia si sta combattendo una guerra dell’acqua. Il Decreto Ronchi ha di fatto avviato la privatizzazione delle risorse idriche, come consigliato dall’unione europea. La gestione dell’acqua, questa è la motivazione, è troppo onerosa per i singoli stati e va quindi data in mano ai privati. Invece di risolvere il problema degli sprechi, di razionalizzare le risorse idriche, di evitare gli abusi, è molto più comodo passare la mano. In molte regioni, ad esempio i comuni della cintura di Roma, l’acqua già da tempo è gestita da privati senza che i comuni interessati possano mettere becco. E’ bastato trasformare gli enti che gestivano l’acqua in s.p.a. e la gestione pubblica si è trasformata in un miraggio. La corsa  a quello che è chiamato “oro blu” è già cominciata col tacito accordo di tutte le forze politiche.

Parliamoci chiaro: a comandare nel mondo, oggi, sono quattro o cinque multinazionali che fanno il bello e cattivo tempo: influenzano le politiche locali, fomentano guerre e rivolte, corrompono, creano reti clientelari e lobbies che agiscono sui governi orientandone l’azione. Nessuna forza politica, di destra o di sinistra che sia, ha il coraggio di fare poco più che un’operazione di facciata contro questi Moloch assetati di profitti. In Italia, meno che mai.

Siamo sicuri che la privatizzazione apporterà benefici? Siamo sicuri che in un paese dove nelle cliniche private si opera senza necessità per fare cassa, si truccano le mense scolastiche, le truffe alimentari sono ben oltre il livello di guardia, si alzano progressivamente per decreto i livelli di sostanze tossiche nell’aria per non essere costretti a intervenire, si ristrutturano ospedali che contengono virus potenzialmente letali senza adeguarli alle norme antisismiche, si ruba, si truffa e si corrompe impunemente, privatizzare l’acqua sia una soluzione sensata? Quanto ci vorrà perchè arrivino i primi bambini avvelenati? Quanto tempo passerà perchè indagini epidemiologiche stabiliscano che certi acquedotti sono ben lontani dai livelli di sicurezza minimi? Quante porcherie dovremo scoprire prima che ci si renda conto che si tratta di una scelta sbagliata? Certo, l’acqua è un ottimo affare e un governo guidato da una cricca di affaristi senza scrupoli non poteva lasciarsi sfuggire l’occasione. Ma l’opposizione cosa fa? Nichi Vendola, in Puglia, ha fatto una legge regionale che stabilisce che l’acqua è un bene necessario che non può essere commercializzato e deve restare sotto il controllo del servizio pubblico. Perchè il Pd non ha fatto di questa norma uno dei punti principali del suo programma? Perchè non ha alzato la voce di fronte allo scempio fatto in Lazio? Dov’era Marrazzo quando si privatizzava l’acqua? (meglio evitare di rispondere…). Invece di interrogarsi sulla vittoria della Lega, perchè non torna a interessarsi dei problemi reali del paese?

Invece di gridare al demagogo quando Grillo, in un modo che non sempre condivido ma che rispetto, gli urla in faccia le sue verità, dicendo quello che è bene non dire, perchè non prova a vedere se qualcuna delle cose che gli vengono rimproverate è vera?

Ha un bel parlare Bersani di principi e costituzione più bella del mondo quando poi, se si scende al concreto, i due poli sono assolutamente sovrapponibili. Perchè, da che mondo è mondo, pecunia non olet e in questo caso non è certo la pecunia che manca. Mancherà dalle tasche di noi povera gente, se questa storia dovesse andare avanti.

Domenica, in molte piazze italiane, ci sarà una raccolta firme per un referendum contro la privatizzazione dell’acqua promosso dal forum italiano dei movimenti per l’acqua, costituito da centinaia di movimenti territoriali. Non hanno voce, non passano in televisione, non hanno appoggi politici, ma stanno portando avanti una battaglia per il bene comune. Su www.acquabenecomune.org trovate tutte le informazioni su questo argomento, che non può non interessare ciascuno di noi. 

Gli scenari che descrivono un mondo post petrolio, un mondo vicino a noi in modo inquietante, sono apocalittici ma basta leggere “The road” di Cormack McCarthy per avere un’idea di cosa potrebbe diventare un mondo in cui gli individui sono costretti a lottare per l’acqua. Bisogna che la gente ponga un freno a questo enorme mercato in cui tutto si compra e tutto si vende, vita compresa. Perchè è ormai chiaro che la politica non è più in grado di farlo.

Consiglio per la lettura

Le guerre dell’acqua,  di Vandana Shiva

Una scienziata indiana, vicina ai movimenti antiglobalizzazione, fa una panoramica agghiacciante su conflitti dimenticati ma che rappresentano un’anteprima del possibile, immediato futuro.

L’ombra del manganello


Ho già parlato, in questo spazio, della polemica tra Cristicchi e i sindacati di polizia. Ieri sul “Il secolo XIX” è apparsa una notizia abbastanza inquietante: uno dei sindacati avrebbe invitato i poliziotti ad andare al prossimo concerto di Cristicchi per manifestare il proprio punto di vista. Il tono era da intimidazione in piena regola e nessuno ha replicato, non una parola in difesa della libertà d’espressione, non un monito a non esagerare. Un silenzio tombale.

Oggi su “La Repubblica” c’è la notizia del pestaggio di un fermato da parte dei vigili a urbani di Pieve di Cento, vicino a Ferrara. A Padova, il 29 aprile scorso, due zingare sono state perquisite e denudate pubblicamente da poliziotti (maschi) che cercavano droga, le foto le trovate in rete. Il caso Cucchi è conosciuto da tutti e non c’è bisogno di commenti come non merita commenti l’evacuazione a forza di botte di un centro sociale a Catania, gli scontri gli operai a Napoli di qualche mese fa. Palesi violazioni dei diritti civili commesse a spese di fasce non protette: zingari, stranieri, studenti comunisti (sono tutti comunisti quelli che non sono fascisti, in questo paese), ecc.  Tutti tacciono, nessuno dice nulla. Niente interpellanze, niente spiegazioni al ministro degli interni.

Santoro, Travaglio, Ruotolo, vengono minacciati da camorristi e mafiosi, ci sono le intercettazioni. Forse sarebbe necessaria una scorta, quantomeno ci vorrebbe la solidarietà degli altri giornalisti, un appello per la libertà di stampa (ahahah!). Nessuno ha mosso un dito, nessuno ha detto nulla.

Quando ci furono le manifestazioni degli studenti dell’Onda, Cossiga disse che bisognava fare come aveva fatto lui in passato: ordinare alla polizia di picchiare duro, senza però farci scappare il morto. Le maestre si sarebbero calmate. Istigazione alla violenza, ha invitato le forze di polizia ad abusare del loro potere, affermando di averlo fatto in passato.  Nessuno ha reagito, nessuno ha detto nulla.

In genere in questi casi, si dice che deve scapparci il morto perchè succeda qualcosa, ma di morti ne abbiamo già una bella lista: Carlo Giuliani, Cucchi, ecc. Eppure nè la destra nè la sinistra sembrano voler affrontare il problema del rinnovamento delle forze di polizia.

Io non voglio attaccare polizia e carabinieri, ci mancherebbe altro: porto il massimo rispetto a persone che rischiano la vita ogni giorno per difendere la mia sicurezza. Tendo a portare meno rispetto a chi manganella gli operai, pesta i ragazzi dei centri sociali, tratta tutti gli extracomunitari come se fossero criminali e gli zingari come se fossero animali. Tendo a non rispettare per nulla chi incoraggia questi comportamenti, li copre, si volta dall’altra parte.

Qualche giorno fa nella mia scuola c’è stato un furto. Sono venuti due poliziotti e ci hanno chiesto se qualcuno girava per la scuola in assenza degli insegnanti. Abbiamo risposto che ci sono dei lavori in corso e c’erano gli operai. Ci hanno chiesto se gli operai erano stranieri. E’ questa la mentalità di una parte delle nostre forze dell’ordine, mentalità che viene incentivata soprattutto al nord, dove la lega non solo ignora ma incoraggia le maniere forti contro gli stranieri. Poi mi tocca spiegare ai miei alunni ecuadoriani e moldavi che siamo tutti uguali e abbiamo tutti gli stessi diritti. Mi tocca mentire.

Io sono un insegnante, il mio lavoro è quello di togliere il più possibile lavoro a polizia e carabinieri, visto il quartiere in cui lavoro, ma devo anche insegnare il rispetto delle regole. Come posso farlo se quelli deputati a farle rispettare, le regole, le violano per di più usando una violenza a volte bestiale? Come posso farlo se i loro colleghi, i loro superiori, li coprono usando quella omertà che viene rimproverata alla criminalità organizzata?

Fare il poliziotto o il carabiniere è un lavoro ingrato, difficile, pericoloso, mal pagato. Proprio per questo necessita di una selezione accurata che escluda esaltati e fascisti, persone tendenzialmente violente e frustrati che trovano nella divisa e nella pistola uno scudo dietro cui nascondere le proprie insicurezze. Proprio per questo è necessaria una formazione continua, un supporto psicologico, un costante richiamo ai valori democratici, un costante memento su cosa significa essere al servizio della collettività, tutta, italiana o straniera che sia. Stare giorno dopo giorno a contatto con il peggio della società indurisce, in qualche modo si resta contaminati da quello che si vede: bisogna allora provvedere a una periodica decontaminazione. Lo stato invece cosa fa? Taglia i fondi, taglia i mezzi, taglia il personale. Il risultato sono i morti evitabili e i pestaggi. Non parliamo poi dei poliziotti inquisiti per uso di droga, di quelli che la spacciavano, ecc.ecc.

Una minoranza sparuta, certo, la maggioranza delle forze dell’ordine sono costituite da brave persone, padri di famiglia che non dimenticano l’umanità quando indossano la divisa, ma questa minoranza danneggia proprio loro. Esiste una questione morale nella polizia come esiste una questione morale nel paese. A sentire certe cose, si sente un odore di Cile, inquietante, mortifero, nauseabondo, indegno di un paese democratico, ammesso che l’Italia lo sia ancora, un paese democratico. Il rischio dello stato di polizia è sempre presente. Io penso che il re nano deliri quando parla di complotti della magistratura ma uno sbilanciamento dei poteri da una parte o dall’altra, senza organi di controllo, permette un uso indiscriminato delle forze dell’ordine e il manganello è il modo più semplice per mettere a tacere gli oppositori. Il relativismo morale di questa destra, poi, non fa che aggravare la situazione.

Genova 2001 è stato uno spartiacque, per come sono andate le cose per quello che è stato ma soprattutto non è stato, da allora tutto è possibile, in Italia. Anche che un cantautore venga intimidito pubblicamente dalla polizia, che un ragazzo venga fatto morire di sete in carcere, che una caserma dove dovevano essere effettuati dei fermi temporanei si trasformi in una prigione cilena e che tutto questo accada nel più totale disinteresse. Queste cose succedono quando chi le commette ha la sicurezza dell’impunità e la responsabilità è di chi questa impunità la concede, su questo non ci piove, ma anche di chi non denuncia i fatti. Da qualche tempo, in Italia, chi osa dire qualcosa contro le forze dell’ordine viene tacciato di viltà e tradimento da quegli stessi che mandano i ragazzi a morire in Afghanistan e in Iraq o nelle strade di Napoli e Reggio Calabria. Non è così che funziona la democrazia e non è così che devono funzionare le forze dell’ordine.

Con i suoi insulti a Gino Strada il ministro La Russa non ha onorato i ragazzi morti a Nassirya o a Kabul, ha solo mostrato per chi quei ragazzi sono morti, ha solo chiarito che per lui portare la democrazia in un paese massacrando donne e bambini con le bombe al fosforo o giocando a tirassegno con i feriti è lecito.

Quando il re nano avrà abdicato e il vento forse cambierà in questo paese, mi auguro che non si commetta l’errore di lasciare le cose come stanno, di ignorare i problemi pensando che si risolveranno da soli o di fare operazioni di facciata, all’italiana. Le vittime di questi fatti non sono state garantite, hanno visto i loro diritti violati, la loro dignità ridicolizzata, sono stati umiliati e offesi. Questo non è tollerabile.

Un solo morto, una sola persona percossa in stato di fermo, un solo abuso da parte di chi deve difendere la nostra libertà è un abuso di troppo.  E la lista, purtroppo, comincia a diventare lunga.

Della libertà ai tempi del re nano


“In Italia c’è troppa libertà di stampa, è un dato incontrovertibile”. Questa affermazione proviene dall’uomo che ha in mano il 70% delle testate giornalistiche nel nostro paese, tutte le televisioni principali e che ha provveduto con un decreto recente a limitare in modo sensibile quella libertà di stampa che non era mai stata limitata così fortemente dal 1946. Che significa poi “troppa libertà di stampa”? O c’è libertà o non c’è. Non può essercene troppa o poca. Questo per persone normali ma stiamo parlando del re nano, che usa categorie tutte sue. Facciamo qualche esempio. La libertà di stampa va bene quando si deve sputtanare (mentendo) Boffo e Marrazzo (non mentendo, solo ingigantendo), meno bene se ad essere sputtanati sono il re nano e il suo harem e, prendiamone uno a caso, Rumentaso e la sua combriccola. Come la libertà sessuale. Se il re va a puttane, la sua privacy è sacra e inviolabile e lui comunque è un noto tombeur de femme, non ne può fare a meno, se Marrazzo va a trans, è un pervertito. Eppure, verrebbe da pensare, tutti e due pagano, tutti e due diventano in teoria ricattabili. Ma nel paese del re nano le regole sono quelle che decide lui. La libertà di stampa è ottima se si deve montare una bufala come Telecom- Serbia, ricordate? Oppure se si deve accusare Cossutta di essere un agente del Kgb, sbandierando il falso dossier Mithrokin. La libertà di stampa va limitata se smaschera il comitato d’affari di cui faceva parte Verdini, se evidenzia la condanna per corruzione di Mills, se scopre gli intrecci che legano il candidato alla presidenza della regione Campania con la camorra. E’ così che funziona nel regno del re nano.

Il delirio di onnipotenza dell’uomo, la sua arroganza, il suo disprezzo per le regole più elementari della democrazia, è ormai salito ben oltre livello di guardia da un pezzo. Certo, le dimissioni di Scajola, sempre troppo tardive rispetto a quanto quest’uomo ha fatto da quando è salito agli albori della grande politica, testimoniano che il re nano non può assicurare più la protezione di un tempo ai suoi lacchè, che il dispettuccio di quel fascistello presidente della camera dei deputati (un organo inutile, ha sentenziato recentemente il re) ha lasciato il segno, che qualche piccolo scricchiolio nella fortezza del potere si comincia a sentire. Ma il piccolo re è capace di colpi di coda improvvisi e fantasiosi. Basta pochissimo a limitare la libertà di stampa in Italia, nessuno creda che sia impossibile o che si solleverebbero le piazze. Due, tre attentati, una nuova legge sulla sicurezza, voilà, les jeux son faites. Bush,  negli Stati Uniti, ha fatto così ed è andato avanti un bel pò. Nessuno potrebbe opporsi a una limitazione della libertà di stampa per motivi di sicurezza. Credete che non sia già successo nel nostro paese? Ripassatevi la storia degli ultimi quarant’anni.

Il re nano non parla mai a vanvera. Niente di quello che dice resta lettera morta. Vedrete che presto tirerà fuori dal suo piccolo cappello, anzi dalla bandana, un decreto, una leggina, un cavillo che cercherà di soffocare l’informazione libera. Ci ha già provato, lo rifarà. Ricordate che voleva inserire nel codice sanzioni penali per chi scriveva sui muri. Stiamo allerta, il nano non è sconfitto e quando è incazzato diventa ancora più cattivo.

Naturalmente mandare a fare in culo uno dei suoi lepeghi (viscidi, squallidi, traduco per i non genovesi) guastatori non è il modo migliore per accaparrarsi simpatie. D’Alema ieri sera aveva tutte le ragioni per inferocirsi, le argomentazioni dello squallido servo del padrone erano capziose e i fatti che gli venivano imputati non erano neppure lontanamente paragonabili al pasticcio in cui è rimasto invischiato l’ignaro Scajola, povera vittima a cui imprenditori corrotti regalano case inopinatamente. Il D’Alema dei tempi migliori avrebbe fulminato il meschino con una battuta, l’avrebbe stracciato con la fantasia, uscirsene in una volgare esclamazione vernacolare non è da lui. Forse è nervoso perchè ha capito che Bersani, suo delfino, non è all’altezza del compito, forse sente sul collo il fiato di un Vendola sempre più acclamato dalla base, forse gli ha fatto girare le palle Napolitano col suo assurdo richiamo all’orgoglio nazionale (ma orgoglio de che?), sicuramente non è comportandosi come rozzi leghisti che si può pensare di costituire un’alternativa credibile alla corte dei miracoli che ci governa.

Quest’Italia va avanti così, tra trivialità e sparate fascistoidi, tra scandali immobiliari e dimissioni tra le lacrime, intanto in Grecia arrivano i primi morti, un lugubre prologo a quello che presto potrebbe accadere anche da noi, al congresso della Cgil fischiano i segretari degli altri sindacati con buona pace di una confederazione che non esiste più, alla faccia dei diritti dei lavoratori e dei loro interessi che ormai, è evidente, non vengono tutelati più da nessuno, il deficit in Italia non scende,  Ciarrapico è indagato per truffa, Rumentaso si indigna per l’ennesimo sputtanamento, i leghisti continuano allegramente a violare i diritti civili degli immigrati e il popolo italiano aspetta con ansia i mondiali in sud Africa e la magra figura che rimedierà una squadra piena di ex calciatori (quando tutto va male, piove sul bagnato).

Non c’è nessun miglioramento all’orizzonte, nessun possibile accenno di speranza, nessuna prospettiva di risollevarsi da questa situazione. Per il momento non si può che vigilare e denunciare, almeno finchè non faranno una leggina per chiudere anche i blog come questo. Forse rientro nella troppa libertà di stampa. Sarebbe un onore.

Consiglio di lettura

Comunicazione e potere,

di Manuel Castells

Uno dei sociologhi più importanti del mondo, analizza i meccanismi di controllo dell’informazione e contemporaneamente gli antidoti al monopolio, internet per prima.

Piccole storie ignobili


Parliamo di Grecia? O parliamo dell’ineffabile ministro Scajola? Parliamo dei tagli agli enti lirici? Di un presidente della repubblica in evidente stato confusionale che lancia proclami su un’unità nazionale ormai in frantumi da tempo? Parliamo dell’amministratore leghista con la carta igienica tricolore? Oppure dei disoccupati? Dell’atto di razzismo all’aeroporto di Bergamo?

Quale schifosissima carta dal mazzo pescare? Quale j’accuse lanciare con la consapevolezza che resterà inascoltato? Comincio con una piccola storia ignobile tra tante storie ignobili.

Nella scuola dove lavoro, la dirigente che l’ha guidata fino adesso con notevole dispendio di energie è stata cacciata via per lasciare il posto a un’altra dirigente, che lavorava in provveditorato ed è stata silurata per motivi politici e non ha nessuna intenzione di accollarsi l’onere di guidare la nostra scuola. Lo so che sembra assurdo a leggerlo, ma chi lavora nella scuola vive quotidianamente l’assurdo. Risultato: la più grande scuola a rischio di Genova si trova, nel momento più delicato dell’anno, di fatto senza dirigenza, abbandonata a sè stessa, sostenuta da un pugno di maestre e insegnanti che si ostinano a fare il loro lavoro nonostante l’amministrazione e il ministero facciano il possibile per impedircelo. Una vergogna, uno schifo, una meschinità senza limiti. Questa è l’Italia governata dal re nano, l’Italia delle vendette sommarie, della totale assenza di responsabilità, del totale disinteresse verso le fasce più deboli. L’Italia dove a pagare sono sempre gli onesti.

Scajola è lo stesso che disse, il giorno dopo l’omicidio di Biagi, che si trattava di un rompicoglioni ed è sempre lui ad essersi preso il merito del disastro di Genova 2001. La patetica scusa con cui ha giustificato le sue dimissioni non fa ridere, fa incazzare ancora di più chi si illude che anche un ministro debba rendere conto, presto a tardi, dei suoi errori. Sappiamo tutti che si tratta di un’uscita di scena temporanea e che presto lo rivedremo sorridente sui nostri teleschermi. Ovviamente pensare che qualcuno gli abbia regalato una lussuosa dimora per poi incastrarlo è una puttanata talmente grossa che non merita nemmeno due righe su un giornale, per dirla con cantautore ex comunista che con i comunisti e le feste dell’Unità si è comprato le sue, di case.

Quanto alla legge sugli enti lirici, che la cultura non sia esattamente il primo pensiero del re nano è cosa nota. Che devastare un patrimonio nazionale invidiato universalmente non gli provochi nessun rimorso è naturale, che dei precari tutti, non gliene possa fregare di meno ormai è assodato. Complimenti a Napolitano, che rifiuta di firmare e poi cambia idea dopo poche ore. Un record da guinnes dei primati. Sulla pelle dei lavoratori. Complimenti a Napolitano che non si rende conto del paese in cui vive e lancia un esilarante proclama dove invita all’unità nazionale in un paese diviso in due, con un nord impregnato d’odio e un sud saldamente nelle mani della criminalità organizzata. Se a Caprera vedono un ufo è Garibaldi che a furia di rivoltarsi nella tomba è andato in orbita.

La Grecia non è una sorpresa, solo la prova che il sistema capitalista è alla frutta. Prima lo capiranno e cercheranno altre strade, meglio sarà. Altrimenti, arriverà la soluzione di tutti i mali, l’eterna panacea: una bella guerra in medio oriente, cominciando dall’Iraq, e il pranzo è servito. Una nota per i tedeschi: sessant’anni fa hanno messo a ferro e fuoco il mondo sterminando cinque milioni di ebrei, oggi vengono a fare la morale e rifiutano, sdegnati, di aiutare un paese di quella Europa che hanno contribuito, a suo tempo, a distruggere. Evidentemente la memoria corta non è un vezzo solo italiano.

Sui leghisti cosa si può dire se non tutto il male possibile? L’irresponsabilità, il razzismo, l’ignoranza, la volgarità intellettuale (nel loro caso, con qualunque altro termine lo si accoppi, l’aggettivo “ intellettuale” diventa un ossimoro, è una regola grammaticale che prossimamente verrà inserita in tutti i testi specialistici) sono ormai a livelli tali da suscitare incredulità. Come può un paese civile permettere che persone di tal fatta lo governino è un mistero. Anzi no: la risposta è semplice, non siamo un paese civile.

Disoccupati e precari. Il problema del lavoro è sulla bocca di tutti ma nessuno prospetta soluzioni a lungo termine. In questo paese, ormai da decenni, non esiste una politica del lavoro seria. L’imprenditoria media e grande è costituita da bande di ladri che dilapidano fondi pubblici allegramente, quella piccola arranca faticosamente, drammaticamente. C’è poi l’esercito degli evasori fiscali. probabilmente un politica fiscale seria, permetterebbe di respirare e di trovare i fondi necessari a effettuare i provvedimenti necessari per affrontare la crisi. Ma è come chiedere al ladro di denunciarsi. Tanto per non dare l’impressione di essere solo un grillo parlante, avanzo alcune modeste proposte:

1) Salario minimo ai disoccupati e riforma degli uffici per l’impiego. Guardare l’Inghilterra per capire cosa voglio dire.

2) Obbligo a tutte le aziende di incrementare la ricerca mirata alle nuove tecnologie.

3) Informatizzazione vera e capillare di tutta l’amministrazione pubblica. Meno carte da imbrattare e più lavoro da svolgere al servizio della gente.

4) Messa a punto e sviluppo di fonti energetiche alternative: solare, eolico, ecc. non certo l’energia atomica.  Ci sarebbero milioni di posti di lavoro disponibili quasi nell’immediato, permetterebbe all’Italia di essere indipendente nella produzione di energia e a noi di pagare bollette meno salate.

5) Infrastrutture al sud. Non il ponte di Messina, che non serve a un cazzo, ma una nuova rete ferroviaria e autostradale. prima però va risolto il problema della criminalità organizzata.

6) Questione morale. Fa ridere solo parlarne. Non ne parlo.

7) Tassa sui redditi altissimi per finanziare il salario minimo ai disoccupati e i servizi essenziali quali la sanità, la scuola, ecc. Obama l’ha fatto negli Stati Uniti e non l’hanno ancora ammazzato.

8) Lotta dura e senza quartiere all’evasione fiscale e abbassamento dell’ Iva e di tutte le tasse per le fasce più deboli. Una cosa è direttamente dipendente dall’altra. Ci vorrebbe un lavaggio del cervello globale con l’iniezione del concetto di stato civile.

9) Cooperativizzazione dei beni espropriati alla mafia. Posti di lavoro per giovani e immigrati a costo zero. Si fa, si dovrebbe farlo molto di più.

10) Rilancio dell’agricoltura biologica, favorita dallo stato con sgravi fiscali e rilancio delle scuole agrarie. Va direttamente legato al punto precedente.

Poche proposte, semplici ed elementari, neanche troppo costose da attuare. Naturalmente non fanno parte del programma nè di destra nè di sinistra. Giusto un sasso nell’acqua fetida di un paese che non conosce più la vergogna.