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Chi vince, chi perde e il silenzio degli indolenti


Vediamo di esaminare rapidamente i risultati elettorali, senza l’ipocrisia delle analisi dei commentatori televisivi, senza politically correct, che non è proprio nella mia natura.

Vince il partito di Snow Christmas, quelli che danno pane e acqua ai bambini, quelli che hanno applaudito al pogrom di Rosarno, l’ala più becera, ottusa e incolta della destra, quella più capace di di dare voce a sentimenti di cui una volta ci si vergognava: il razzismo, l’anti statalismo, l’egoismo, quella capace di fare leva sulle paure più meschine della gente. Demagogica, rozza, approssimativa nei programmi e fascistoide nei proclami, con buona pace di chi ha pontificato che i radicalismi sono morti, vince l’ala più radicale della destra.

Vince Berlusconi, con la sua brutta televisione, la sua volgarità,  il bavaglio all’informazione, la sua demagogia, le sue puttane,  il machismo, il maschilismo assurto ad arte, le brutte figure all’estero, i suoi fidi collaboratori corrotti o mafiosi. Vince Berlusconi dopo un non governo durato due anni in cui è riuscito solo a distruggere la scuola pubblica e cominciare a distruggere la giustizia. Vince Berlusconi, ma dovrà sudare sette camice per tenere insieme la Lega e An, due formazioni incompatibili e spesso violentemente in disaccordo. Tuttavia, penso che l’attaccamento alla poltrona e i generosi foraggiamenti del leader terranno ancora insieme la coalizione regalandoci altri tre anni di non governo che ridurranno il paese quasi alla miseria. Dico quasi per mantenere un filo di ottimismo.

Vince l’anima autentica degli italiani. Pavese, nel ‘45, subito dopo la liberazione, osservando le rappresaglie che si consumavano a spese dei fascisti, alla domanda di Fernanda Pivano, se chi aveva vinto non avrebbe dovuto essere migliore di chi aveva perso, rispose:”L’Italia è un paese fascista, dobbiamo prenderne atto e rassegnarci”.

Rimane, a oggi, l’analisi politica più lungimirante e confermata dai fatti che sia mai stata fatta nel nostro paese. Questa è una nazione fascista, l’unica nazione fascista d’Europa, senza una cultura democratica, senza un senso di appartenenza, senza quei vincoli, quel comune sentire, che fanno di una massa di persone un popolo. Un paese razzista e intollerante, che non ha nemmeno il coraggio di esserlo fino in fondo, un paese piccolo che si crede grande, un paese che ha voltato le spalle ai valori della Costituzione e all’unico, autentico atto di coraggio della sua storia: la Resistenza. Un paese dove è nata la cultura europea che si è trasformato nella civiltà dell’anti cultura, un paese provinciale, gretto, senz’anima e senza più dignità. Un  paese che ha dimenticato i suoi eroi, ce ne sono stati tanti, e ha scelto di convivere con la criminalità organizzata e la corruzione. Un paese senza memoria, un paese senza più storia.

Perde la sinistra, senza identità, senza un leader carismatico, senza programmi, la sinistra che scimmiotta Berlusconi , litigiosa, in perenne conflitto, incapace di cambiare linguaggio, la sinistra della lista infinita di scioperi della Cgil che hanno ottenuto il solo risultato di privare di senso lo sciopero, la sinistra dei leader che cambiano ogni sei mesi, la sinistra che strizza l’occhio ai preti e il giorno dopo all’ala radicale, la sinistra che ha cancellato la falce e martello dal simbolo ma non ha saputo sostituirla con un simbolo altrettanto forte, la sinistra che non è più capace di dare una speranza. Inutile dare la colpa a Grillo, al radicamento della Lega, all’astensionismo: la sinistra non ha più la capacità di applicare quella che dovrebbe essere la sua capacità prevalente: il pragmatismo. Non abbiamo ascoltato, in questa campagna elettorale, una sola proposta concreta su come recuperare i posti di lavoro, abbassare la pressione fiscale sui ceti più poveri, sul salario minimo per i disoccupati, sulle energie alternative che sostituiscano la demenziale intenzione di tornare al nucleare. Su questo  dovrebbero interrogarsi Bersani e la dirigenza del Pd invece di accampare scuse e cercare colpevoli.

Hanno perso le persone oneste, che credono nella solidarietà, nell’integrazione, in una giustizia uguale per tutti, nelle pari opportunità, in un  mondo più pulito e più sano dove far vivere i propri figli, in una società più equa, che sono cresciuti con i valori dell’antifascismo e della Resistenza, che il 25 Aprile festeggiano come a Natale e a Pasqua.

Hanno perso anche gli indolenti, quelli che non sono andati a votare per i motivi più diversi o che hanno annullato le schede. Perchè la democrazia è partecipazione, se non si partecipa non c’è democrazia e non si è democratici. Non dare il proprio voto cancella la possibilità di reclamare, toglie il diritto di lamentarsi, non esprimersi significa, di fatto, essere tacitamente d’accordo con quello che sta succedendo. L’astensione non è protesta, è ignavia, stupidità o irresponsabilità.

Comunque la pensiate, il popolo è sovrano e ha deciso. Certo, sono elezioni inquinate dal voto della criminalità organizzata al sud, con una informazione sbilanciata in un senso solo, con una sproporzione di mezzi di propaganda grottesca tra i due poli. In ogni caso, la gente ha avuto la possibilità di cambiare più volte questa situazione nel corso degli anni e non l’ha fatto, confermando la fiducia all’esecutivo. Dunque accettiamo l’esito delle urne e vediamo dove ci porterà questo governo. Non c’è da stare allegri, i tempi sono cupi e questo risultato li incupisce ancora di più. Resta solo la speranza che perfino in Italia, prima o poi, si dovrà voltare pagina.

La memoria che si è smarrita


Prima di tutti vennero a prendere gli zingari e fui contento perchè rubacchiavano.

Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perchè mi stavano antipatici.

Poi vennero a prendere i comunisti ed io non dissi niente perchè non ero comunista.

Un giorno vennero a prendermi e non c’era rimasto nessuno a protestare

Martin Niemöller

Una scelta che pesa


Quelle che si svolgeranno oggi e domani non sono consultazioni elettorali normali, inutile nasconderselo. Siamo giunti ad un punto cruciale nella storia (poco gloriosa) della nostra democrazia. Eravamo un piccolo paese che ha cresciuto grandi uomini, un piccolo paese capace (raramente) di grandi imprese. Oggi siamo un piccolo paese governato da uomini piccolissimi. Una eventuale svolta autoritaria avviata col consenso popolare non scandalizzerebbe nessuno: ricordo che l’unione europea sopporta Putin, che proprio democratico non è. Europa per altro troppo presa in questo momento a decidere se i greci devono scivolare nella miseria o è lecito aiutarli. I mezzi di informazione ci fanno perdere la vera natura delle cose: vertice europeo per decidere quali aiuti economici dare alla Grecia. Cifre, numeri, ma nessun servizio fa vedere i volti dei disoccupati, i drammi delle famiglie sfrattate, il reale significato della crisi. Maschere, sipari, apparenza. Della stessa materia sottile non dei sogni ma delle bugie è fatto questo governo. La campagna elettorale è stata impostata sull’insulto, la calunnia, la menzogna non perché il premier non abbia avuto la possibilità di enumerare i risultati del lavoro del suo governo, semplicemente perché i risultati non ci sono.

La spazzatura è tornata a Napoli, l’Aquila è un cumulo di macerie e i retroscena su come il grande puttaniere gestiva la protezione civile vengono fuori ogni giorno, retroscena sporchi, la disoccupazione aumenta ogni giorno, l’industria grande, piccola e media è in crisi, la scuola si avvia per l’ennesima volta a essere snellita di insegnanti e contenuti, gli italiani pagheranno settecento euro in più di tasse e già pagano da tempo più tasse per quei servizi gestiti dai comuni che hanno dovuto essere tagliati per abbassare l’Ici. Questi sono i risultati che il governo avrebbe dovuto enumerare, non stupisce che si sia scelta la strada del vituperio, non stupisce che,  complice l’inadeguatezza della sinistra, si siano messi a tacere i pochi che hanno il coraggio di dire che il re è nudo. E forse questa censura ottusa e stupida come tutte le censure, questa rabbia mai sopita per chi osa contraddire il capo, questo livore degno di un’analisi psicoanalitica verso chi cerca di fare onestamente il proprio lavoro, è il dato più preoccupante, il segnale di una escalation, il segnale che finalmente questo governo ha deciso di mostrarsi per quello che è, di rivelare la sua natura fascista.

Ma è anche l’unico dato che segnala un principio di riscossa. Possiamo dire grazie a quell’ ottusa censura se Monicelli ha voluto parlare di rivoluzione e persino i fratelli Vanzina, sì proprio loro, i fratelli Vanzina, quelli della Milano da bere, si sono uniti alla sua voce.  Una rivoluzione è davvero necessaria, non c’è bisogno di imbracciare le armi o montare le barricate:  basterebbe ritrovare  la capacità di indignarsi. Indignarsi come accade in ogni società   civile quando il capo del governo accampa il diritto di essere diverso da tutti gli altri cittadini, si circonda di ladri e mafiosi, si gingilla con pullman di prostitute. Indignarsi perché i problemi non vengono risolti ma solo nascosti, perché vengono definiti eroi un mafioso assassino e un puttaniere che pubblicamente millanta efficienza e poi assume decine di parenti, figli e amici di potenti per restare saldamente attaccato alla sua poltrona. Indignarsi perché viene proposta una legge che di fatto restituisce i beni ai mafiosi, indignarsi perché, per evitare sgradevoli contrattempi al capo, viene proposta una legge che impedirà le intercettazioni e il 50% dei reati mafiosi resteranno impuniti, indignarsi per questa continua, prolungata, nauseante valanga di bugie. Una società civile che sia veramente tale ha il dovere di indignarsi, non può rimanere indifferente, passiva, apatica verso tutto, deve promuovere quelle persone che tramite scelte anche impopolari hanno preteso onestà, in questo momento mi viene in mente Niki Vendola,  qualcuno che anche la sinistra ha cercato di affossare.

Perché se Atene piange, Sparta non ride ma da qui a dire che sono tutti uguali, come fanno i qualunquisti, i superficiali e quelli in mala fede, ce ne passa.

Oggi andrò a votare, turandomi un po’ il naso perché non posso essere entusiasta di una opposizione inerte e senza anima, ma andrò a votare. Andrò a votare per rispettare  quei vecchi partigiani che incontro ogni anno con i miei alunni, per rispettare la memoria dei morti di Portella delle Ginestre, per rispettare la memoria di Falcone e Borsellino, per rispettare la memoria di chiunque ha lottato ed è caduto per difendere la libertà e la democrazia in questo paese. Turandomi un po’ il naso, andrò a votare ricordando tutti loro.

Nessuno può imbavagliare il futuro


Io non amo Michele Santoro, lo trovo troppo schierato, troppo demagogico, troppo legato a schemi ormai passati. A lui preferisco Corrado Augias, Gad Lerner, lo stesso Travaglio, più vicini al mio sentire politico. Non amo Michele Santoro anche per un certo smisurato amor proprio, un gigioneggiare che alla lunga trovo stucchevole. Però lo seguo perchè è un giornalista scrupoloso,  mi dà spunti di riflessione e comunque è un giornalista serio, documentato, un giornalista vero.

Ho trovato quindi vergognosa la censura a lui applicata dal presidente del consiglio, di cui la Rai è ormai una emanazione. Ancora più vergognose, meschine e irritanti ho trovato le intercettazioni, riguardanti questa vicenda, che hanno come protagonista il presidente del consiglio. Ne esce fuori un uomo ossessionato dal controllo, terrorizzato dalla possibilità che opinioni diversa dalla sua possano avere libera circolazione, un piccolo tiranno da operetta che fa la voce grossa con i suoi proni servitori, una voce probabilmente in falsetto. Di tutto questo non avrei avuto notizia se non ne avesse parlato Michele Santoro. Ieri sera ho seguito in modo avventuroso, un pò in stile radio Londra, la sua serata di protesta. L’ho seguita perchè sicuramente faccio parte di quelli che vogliono ascoltare qualcosa di diverso dalla voce del padrone, di chi rifiuta il pensiero dominante, di chi vuole scegliere di seguire liberamente anche il programma di un giornalista che gli stà francamente un pò sulle palle.

Al termine della serata ho riflettuto su quello che è il dato più importante e più confortante di questa storia. Non è più possibile impedire alla gente di farsi le proprie ragioni, non è più possibile censurare le idee, imbavagliare le voci contrarie, applicare quello schifoso fascismo in doppiopetto che subiamo da quindici anni. Il satellite, Internet, il digitale, non si può ingabbiare tutto. Gli italiani hanno finalmente imparato che la rete non è solo un mezzo per ammazzarsi di seghe ma può servire anche ad altro.  Non si possono dettare regole al web, sarebbe come dettare regole al mondo,sarebbe come impedire a un pensiero di diventare parola, non si possono censurare tutti quelli che esprimono liberamente il proprio pensiero sul web. perfino i cinesi stanno cominciando a capire che non è possibile.

Non si può censurare tutti i canali satellitari: c’è il libero mercato e ci sarà sempre un imprenditore che sceglierà per convenienza o per idealismo di mandare in onda un giornalista censurato, lo stesso accadrà per il digitale. Chi di liberalismo colpisce, di liberalismo perisce. Hai voluto il digitale terrestre che non serve a un cazzo e fa venire il nervoso a tutti? Goditelo.

L’ansia di censurare del piccolo napoleone è patetica, fuori dal tempo, l’ossessione senile di un leader già sorpassato al momento della sua nascita, di un demagogo che solo nel paese europeo con la più alta percentuale di analfabeti di ritorno può essere preso sul serio. Nonostante la sua tracotanza, nonostante il suo delirio di onnipotenza, nonostante i suoi servi, neppure l’uomo diversamente alto e capelluto può mettere il bavaglio al futuro e, purtroppo per lui, il futuro è già presente, Michele Santoro ieri sera l’ha dimostrato.

Aggiungendo, come suo costume, il ridicolo allo squallore totale, il premier oggi ha commentato che bisognerebbe denunciare Santoro all’Agcom, quello stesso ente guidato da uno dei suoi servi che dovrebbe fungere da organo di controllo. L’arroganza non ha limiti ma neanche la mancanza di dignità di funzionari sputtanati pubblicamente che restano ancorati al loro posto, come alghe putride agli scogli. Se la denuncia partisse davvero, bisognerebbe prenderne spunto per un grande film comico, degno dei migliori Totò e Peppino.

Ieri sera, dopo anni, un vecchio arrabbiato come Monicelli ha detto che ci vorrebbe una rivoluzione. Di fronte a tanta protervia, a tanta meschinità, di fronte a tante puttane prezzolate dal potere che non esitano a lambire i piedi del satrapo pubblicamente, non posso che concordare. Ma Monicelli forse non si è accorto di una cosa: la rivoluzione è cominciata ieri, la rivoluzione  dell’informazione libera, la rivoluzione di una rete senza maglie utilissima per pescare le bugie e i bugiardi, per smascherare i cialtroni, permettere alla berlina i vigliacchi. E’ una rivoluzione pacifica, che ha come colonna sonora Elio e le storie tese, una rivoluzione fatta di gente comune che ne ha le palle piene di questi gerarchi fuori dal tempo e sconfitti dalla storia, della De Filippi e dei suoi amici, di Feltri e Belpietro, di puttanieri  e ladri. Gente che alla domanda su cosa pensa della televisione oggi non può che rispondere come ha fatto ieri sera Elio:”Guardo solo programmi di animali”.

Spero che la sinistra abbia orecchie per sentire, che qualcuno dei suoi esponenti più lungimiranti riesca a vedere la strada che porta al futuro,una strada fatta di concretezza,informazione capillare e reale, rinnovamento  dei quadri, svecchiamento dei vertici, una sinistra che sappia guardare al futuro e usare gli strumenti del futuro, una sinistra meno elitaria, che superi il complesso del più intelligente e torni a sporcarsi le mani con gente, torni a respirare la strada, a sentire il polso del mondo. Per non lasciare in mano al prossimo nano bagonchi con manie di grandezza  la guida del paese.

Quanto alla maggioranza silenziosa, a quelli che non ascoltano, a quelli che ritengono che destra e sinistra sono la stessa cosa, ai qualunquisti, ai perbenisti, ai moderati, ai radical chic, a quelli che non si interessano più di politica dal 68, a quelli che si chiedono a cosa serve votare, cito le parole di un poeta di cui si sente sempre più l’assenza:

<<Anche se voi vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti>>.

Il peccato e il perdono


La religione cattolica è fondata sul perdono. Il messaggio evangelico a questo proposito è inequivocabile e, dunque, non è epistemologicamente corretto pretendere che la gerarchia vaticana applichi sanzioni come se si trattasse di giustizia secolare. Il piano su cui ci si muove è diverso. Non è corretto neanche richiedere che agisca in fretta, perdono e pentimento sono atti che richiedono un travaglio interiore lungo e spesso doloroso. Una prima obiezione che si potrebbe muovere è che, spesso, nel corso della storia, la Chiesa ha agito stimolando e suggerendo alla giustizia secolare di agire: le streghe non furono bruciate dagli  inquisitori, come comunemente si crede, ma l’Inquisizione suggeriva ai tribunali civili quali persone condannare, spesso portandogli confessioni estorte con la tortura. Non siamo più nel 500, siamo nel 2010, per fortuna i tempi sono cambiati e allora restiamo fermi all’hic et nunc. Se il perdono è la grande novità introdotta dal cristianesimo sulla scena del mondo, l’ipocrisia è la sua ombra distorta, la coda maleodorante di una stella altrimenti splendente. Se è vero che il perdono, richiesto dopo sincero pentimento, deve essere somministrato, tuttavia, e questa è la seconda obiezione. questo non include l’omissione, l’occultamento della colpa, il silenzio. Nascondere un problema non significa risolverlo, solo procrastinare il momento in cui si presenterà di nuovo, solo accumulare sporco su sporco fino a rendere l’aria irrespirabile. I casi di pedofilia che ormai ogni giorno vengono alla ribalta della cronaca sono un problema che è stato nascosto. I casi di violenze su minori da parte di sacerdoti, sono un problema che è stato nascosto. L’occultamento di questi fatti da parte gerarchia vaticana, è un problema a sua volta. Problemi spinosi e scabrosi che coinvolgono tutti i credenti. Ecclesia significa assemblea, congregazione, unità nella molteplicità. Nessuno può restare indifferente a quello che sta succedendo. Chi crede, non può che restare scosso, turbato e confuso da quello che sta succedendo.Non può che farsi domande e trovare risposte che poco hanno a che fare con la fede e con la dottrina. La Chiesa è fatta da uomini e, oggi come secoli fa, i Don Abbondio sono più dei Frate Cristoforo, ma tra Don Abbondio e l’Orco c’è una bella differenza! A un sacerdote non si richiede di essere santo o di schierarsi come un paladino per i deboli, molti lo fanno, grazie a Dio, ma non si chiede questo: si chiede di potersi fidare di lui, di poter ricevere una parola buona nei momenti tristi, di trovare un rifugio spirituale. Di un sacerdote i nostri figli devono potersi fidare perchè se il suo ministero non implica la santità sicuramente non implica neanche la perversione. Non vale neppure il principio che si tratti di una minoranza di casi. Intanto bisogna verificare se questo risponde a verità in secondo luogo chi svolge certi lavori, medici, insegnanti, sacerdoti, non deve fare sbagli di quel genere,non è comprensibile, non è nella natura umana, non è accettabile. La gente si fida di queste persone, abusare del loro abito, del loro ruolo di potere, per assecondare le proprie perversioni è un atto di viltà che non può essere nascosto o messo a tacere, neppure nella logica del perdono cristiano.

“Date a Dio quel che è di Dio a Cesare quel che è di Cesare”, ha detto Qualcuno che ha scelto di pagare con la vita la propria coerenza, che ha fatto la scelta di predicare il bene e vivere di conseguenza.

Quella frase sancisce la differenza tra lo spirito e il soma, tra Dio e l’uomo ma definisce anche la necessità di attenersi alle norme religiose rispettando e seguendo anche le norme e le leggi della società in cui si vive.

Se dunque alti prelati, venuti a conoscenza di fatti di rilevanza penale a carico di loro sottoposti, li hanno taciuti alle autorità competenti, in nome di un perdono che  viene confuso con l’occultamento della colpa ma che è, se si leggono bene le scritture e il messaggio evangelico, spirituale, interiore, ebbene questi alti prelati sono venuti meno al loro ministero, sono venuti meno a quello che è il messaggio evangelico. Sarebbe opportuno da parte loro quanto meno una pubblica ammissione di colpa. Se per l’Ecclesia e in buona fede sono caduti in fallo, solo l’Ecclesia può cancellare il loro errore.

La Chiesa si trova a mio parere ad un bivio e la scelta di Ratzinger come papa è la testimonianza più evidente di come si sia  preferito non scegliere, procrastinare, nascondere il problema. O si attua pienamente il Concilio vaticano II , tradito in molti dei suoi principi, o si torna indietro lungo la strada aperta da papa Woytila, grande pontefice ma con una visione della Chiesa ferma al medioevo, oppure si convoca un nuovo Concilio e si ridefinisce il ruolo della Chiesa nella società e il ruolo del sacerdozio, mettendo in discussione norme obsolete e prive di fondamento dottrinario come il celibato dei sacerdoti.  O la prima o la terza ipotesi a mio parere sono percorribili e doverose, la seconda, gradita a molti, gradita forse ai più, condurrebbe la Chiesa alla sua rovina.

Non credo, per limiti anche anagrafici, che possa essere Ratzinger colui che condurrà la Chiesa fuori dal tunnel, ma potrebbe preparare la strada. Da cattolico, spero che lo faccia e confido nella sua indubbia intelligenza e nella sua indubbia dottrina perchè lo faccia. Potrebbe cominciare rinnovando la gerarchia, portando una ventata di aria fresca nelle stanze del Vaticano, dove ultimamente si respira male. Potrebbe cominciare spiegando in prima persona quello che sta succedendo.

Se la Chiesa aspira ancora ad essere la voce di Dio in terra, è necessario che si liberi dalle numerosi travi che disturbano la sua vista.

Un paese di bastardi


In una scuola elementare del vicentino nove bambini di prima elementare, sette stranieri e due italiani, si sono seduti alla mensa scolastica e si sono visti servire pane e acqua invece del piatto di pasta asciutta dato agli altri. Le loro famiglie avevano dimenticato di pagare la retta della mensa e l’amministrazione leghista del comune ha giustificato questo atto dicendo che le famiglie erano state avvertite.

Pensate a quei bambini, al loro pranzo da carcerati vicino ai loro compagni che mangiavano normalmente, pensate a sei anni, all’umiliazione, alla vergogna, alla incapacità di capire. Gli sguardi confusi, la voglia di piangere, gli occhioni che guardano quel piatto di pasta e poi il panino. Pensate ai loro compagni: qualcuno si ingozza incurante, qualcun altro forse i vergogna un pò, qualcuno fa finta di non vedere, spero che almeno uno abbia offerto di dividere il suo pranzo con loro.

Bastardi quelli dell’amministrazione leghista, razzisti indegni e ottusi, senza pietà nemmeno per dei bambini. Bastardi quelli che gestiscono la mensa e che si sono assoggettati a una simile linea di condotta, Bastardi anche gli insegnanti se hanno accettato questo schifo senza protestare e senza invitare gli altri ragazzi a dividere il loro pasto con i compagni emarginati.

Bastardo questo paese che ha tradito ogni ideale su cui è stato costruito, mattone dopo mattone, giorno dopo giorno, valore dopo valore. Che abbia quello che si merita il presidente del consiglio, non perchè forse ha rubato, corrotto, trafficato con la mafia, mentito, ma perchè ha sdoganato i fascisti, portandoli al potere e tra quei bei giovanotti fascisti che ha salutato il ministro Meloni all’adunata di domenica scorsa c’erano sicuramente quelli che a Roma, a Verona, hanno aggredito e pestato dei ragazzi  colpevoli solo di amare in modo diverso da quello della maggioranza delle persone. Che abbia quello che si merita il presidente del consiglio non perchè forse è un piduista, servo fedele dei poteri forti che sta attuando il piano di governo autoritario sognato da quel gran bastardo di Gelli ma perchè ha dato dignità politica (umana non l’avranno mai) ai leghisti, accozzaglia di gente ottusa, razzista, senza onore e senza storia, il cui unico meschino valore è la difesa del proprio orticello, la cui unica morale è l’egoismo.

Questo è un paese orfano di cultura e di politici che abbiano una statura appena superiore ai nani che da vent’anni si aggirano in parlamento, un paese orfano di una dignità che si era conquistata col sangue della resistenza, un paese che scivola sempre più in basso, senza più la forza di puntare i piedi.

Bastardi i giornalisti: a parte Concita De Gregorio sull’Unità, nessuno ha scritto una riga su quello che è successo    a quei bambini, per non parlare dei fedeli vassalli dei tg, fedeli alla linea, senza specchi in casa perchè le domestiche irregolari sono stufe di pulire gli sputi. Tutti troppo presi a commentare l’ennesima, delirante uscita del presidente diversamente alto o la scontata, triste, squallida discesa in campo della Chiesa.

Cardinale Bagnasco, è ancora convinto che aborto e pillola del giorno dopo siano problemi prioritari rispetto alla dignità delle persone, ai diritti dei minori più volte violati, al razzismo? Forse la sua precipitosa marcia indietro è dovuta a qualcuno che le ha sussurrato nell’orecchio che invitare a votare i candidati di un puttaniere amico di puttanieri, di un corruttore, di razzisti che non guardano in faccia neppure i diritti dei bambini  non è esattamente in linea con lo spirito cristiano? Come pensa che si sentano i cattolici con un cervello oggi, con una Chiesa che un giorno dice una cosa e il giorno dopo la ridimensiona? La linea con Dio è disturbata? Oppure il tedesco in bianco vi ha ricordato che, sebbene non si faccia sentire da tempo, Lui è sempre lì e quando Lo si irrita non reagisce mai troppo bene?

Ma dove viviamo? Come facciamo ogni giorno a incontrare certa gente, a conviverci, a parlarci insieme senza vomitare? Perchè loro sono tra noi, sono come i visitors, solo che non mangiano topi vivi, loro si nutrono delle inesauribili cazzate del loro leader, sempre assetati, sempre più affamati.

“Il nostro partito è a difesa della vita” ha detto il presidente del consiglio diversamente comico dimenticando di aver firmato la legge sui respingimenti, mandando gli immigrati a morire nei campi libici, dimenticando i soldati che uccidono e a volte vengono uccisi in Afghanistan e in Iraq, dimenticando i ragazzi omosessuali uccisi a Verona e a Roma e le pene relativamente miti a cui sono stati condannati gli aggressori presi dalle forze dell’ordine perchè il suo governo si è rifiutato di introdurre l’aggravante razziale nel caso di aggressioni a cittadini omosessuali, dimenticando di aver definito eroe un mafioso assassino. Ci sarebbe da ridere se la rabbia oggi non fosse oltre il limite di guardia, ci sarebbe da ridere se io non lavorassi ogni giorno con i ragazzi stranieri cercando di fare capire ai loro compagni che sono esattamente come noi. L’anno prossimo qualcuno di loro andrà via dalla mia classe perchè la legge  firmata dal presidente del consiglio diversamente tollerante ha stabilito che no, i ragazzi stranieri non sono uguali ai nostri e le loro famiglie neanche. Non hanno diritto neppure allo stesso cibo.

Ci sarebbe da ridere se non vivessi in questo paese di bastardi.

Della scuola ovvero la fiera della stupidità


E’ difficile per me commentare l’articolo apparso ieri sul Il Secolo XIX  riguardante alcune dichiarazioni del provveditore agli studi di Genova Dott.ssa Pagano che commentava il suicidio di un docente accusato di molestie. La Dott.ssa Pagano invitava le insegnanti donne a vigilare sulle loro allieve e a fare attenzione a qualsiasi segnale che potesse indicare il sospetto di molestie sessuali da parte dei colleghi maschi. Nel tono, l’intervento sottintendeva sia l’inaffidabilità degli insegnanti maschia sia la loro propensione alla pedofilia. Mi auguro, e ho buoni motivi per ritenere, che si tratti dell’errata o incompleta trasposizione dell’intervista da parte del giornalista perchè altrimenti saremmo di fronte a un nuovo assalto di stupidità che coglie i dirigenti della nostra scuola. Perchè poi la Dott.ssa Pagano, persona solitamente capace ed equilibrata, avrebbe dovuto uscirsene con una tale bestialità, resta un mistero. Ma di misteri del genere, nella nostra scuola ce ne sono molti.

Premetto, tanto per chiarirci le idee che personalmente ritengo che un insegnante che sia stato ritenuto colpevole (colpevole, non accusato) di molestie, dovrebbe semplicemente non fare più l’insegnante e direi che è sufficiente per chiarire il mio punto di vista. Tuttavia la nostra è una categoria vulnerabile, soggetta a ritorsioni da parte di famiglie iper possessive e di alunni diversamente buoni. Basta solo un’accusa, anche se non provata, anche se giudicata inconsistente, per rovinare anni di dedizione al lavoro. Come ha cantato qualcuno “la calunnia è un venticello…”. Il primo errore della Dott.ssa Pagano è stato quello di emettere de facto un verdetto di colpevolezza ancora prima che fosse partito un avviso di garanzia. Anche per rispetto verso un collega che ha fatto un gesto tanto estremo, si poteva evitare. Il secondo errore è stato quello di ritenere che le molestie ai ragazzi riguardino solo gli insegnanti maschi. Casi anche recenti, di cui la dottoressa non può non essere a conoscenza, hanno dimostrato che non è così. Anche ammettendo, non ho dati a disposizione per affermare il contrario, che ci sia una prevalenza di molestatori maschili, purtroppo va preso atto che la perversione, la prevaricazione e la violenza sono diventate trasversali.

Il terzo errore, questo grave e imperdonabile, è quello di considerare le insegnanti donne più sensibili, più disponibili al dialogo con gli alunni, più capaci di osservare quei cambiamenti di umore, di comportamento che si verificano nei casi di molestie. Questa, dottoressa, è una grossa stupidaggine, detta da qualcuno che, evidentemente, raramente ha messo piede in una scuola o su una cattedra. Perchè vede, se tutti noi insegnanti, maschi e femmine, non avessimo cento occhi, non ci confrontassimo quotidianamente nei corridoi della scuola sui ragazzi, non cercassimo un dialogo continuo con i ragazzi, non stabilissimo con loro un patto non scritto basato sulla fiducia e sul rispetto reciproco, il nostro lavoro si ridurrebbe a spazzatura, il nostro ruolo sarebbe quello di inutili e vuoti ripetitori di formule di sapere stantie  e prive di significato. Soprattutto chi come me, che insegno materie letterarie, passa molte ore in una classe, arriva a riconoscere ogni più piccolo cambiamento nei ragazzi, fisico o psicologico, a percepire il malessere a pelle, per istinto, per quella empatia che è necessario creare per lavorare fruttuosamente con loro. Potrei raccontarle decine di casi drammatici dove la sensibilità e la capacità di osservazione di un collega o di una collega hanno evitato tragedie (non esagero, parlo per esperienza diretta e personale), dove un consiglio di classe si è mobilitato per risolvere una situazione difficile, ecc.ecc.

Non tutti gli insegnanti sono uguali, tutti abbiamo sensibilità diverse, il nostro è un lavoro difficile che si fa ogni giorno sempre più complicato perchè  sempre più complicati sono i ragazzi e i loro problemi. A salvarci è l’unione, lo sforzo comune di trovare soluzioni adeguate. In una scuola di frontiera come quella in cui lavora chi scrive, se non ci fosse piena fiducia nei colleghi del consiglio di classe, se non ci fosse comunione d’intenti e disponibilità ad ascoltarci e ad ascoltare, sarebbe impossibile lavorare. E lei cosa fa? Invita alla divisione, al sospetto, a una discriminazione sessuale stolida e fuori dal tempo. La scuola italiana ha bisogno che i docenti possano lavorare in modo proficuo, ha bisogno di strumenti adeguati, di formazione, di supporto dal territorio e dai servizi. Le scuole cadono a pezzi, la sicurezza è un optional per pochi, le aule scoppiano di alunni problematici a cui il ministero che lei rappresenta ha negato e nega il sostegno, manca la carta per fotocopie, la carta igienica, il personale ata, il personale di segreteria, siamo costretti a orari pesanti per via di norme cervellotiche, i fondi per le attività di recupero vengono tagliati ogni anno e lei su cosa esterna? Prende un fatto di cronaca come pretesto per accusare gli insegnanti maschi, mette in guardia le colleghe, chiama alle armi la saggezza e il sesto senso muliebri per opporsi ai maschi prevaricatori e violenti. Io spero proprio si tratti della interpretazione deviata di un giornalista che ha voluto polemizzare. Ripeto, la dottoressa è persona capace e solitamente equilibrata. Non vorrei che quella fiera della stupidità che è diventato il ministero dell’istruzione avesse contagiato anche gli amministratori locali. Siamo già sufficientemente umiliati da stipendi da fame, un prestigio ridotto a zero, una generalizzata diffidenza da parte delle famiglie perchè ci ritroviamo anche a fare i conti con sussulti di idiozia. Non vorrei che la necessità del “dobbiamo fare qualcosa siamo sotto elezioni” avesse  indotto un importante dirigente a dichiarazioni così intempestive e infelici, sarebbe davvero molto triste. Resta la morte di un collega, a cui in ogni caso va il mio cordoglio, restano domande irrisolte che non troveranno risposta. Forse, dopo che tante volte abbiamo chiesto un suo intervento e ci è stato negato per problemi, per carità, meno tragici ma molto importanti per chi lavora giorno dopo giorno con quei ragazzi e quelle ragazze che lei dice di voler tutelare, , questa volta sarebbe stato più opportuno che avesse rispettato la regola che da qualche tempo l’ufficio di cui lei fa parte sembra aver deciso di seguire: quella del silenzio.