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Il senso della decenza


Premetto che non guardo l’Isola dei famosi perchè lo trovo uno dei tanti spettacoli avvilenti della nostra Tv, anzi, per dirla tutta, guardo pochissima televisione. Per avere un sunto affidabile di quello che accade, mi bastano i notiziari on line e blob. Vorrei lo stesso spendere due parole per difendere, a priori, Aldo Busi.

Busi è uno straordinario scrittore che riesce a trovare la poesia nel fango. Nei suoi libri, anche nei meno felici, ci sono sempre pagine straordinariamente belle, profonde, disperate, che vale la pena di leggere. E’ un uomo eccessivo, teatrale, provocatorio. O lo si ama o lo si odia. E’, in ogni caso, una persona di grande cultura che non ha mai smesso di essere sè stesso, pagando spesso di persona per questo, come spesso accade nel nostro sciaguratissimo paese.

Ancora una volta, come accadde anni fa per un suo discorso troppo sottile e cerebrale per non essere scambiato per una apologia della pedofilia, cosa che non era, è stato messo al bando dalla rai per una delle sue sfuriate da prima donna. In questa sfuriata ha sostanzialmente detto molte verità: che i partecipanti a quello show sono alla canna del gas e cercano un’ultima occasione per tornare alla ribalta, che il figlio di Renato Zero è un ignorante (lo è), che Simona Ventura non brilla per le sue facoltà intellettive. Ha poi detto che finchè la sinistra non tornerà laica e la smetterà di strizzare l’occhio alla Chiesa non andrà da nessuna parte, che l’omofobia è un danno per sè e per gli altri e che gli omofobi sono disturbati mentali (condivido in pieno), che se Berlusconi non abbassa le tasse non si capisce cosa ci stia al fare al governo.

Non una delle sue affermazioni può essere definita falsa. Allora perchè tanto clamore? perchè il Moige, il Codacons e altre inutili e bigotte associazioni di baciapile che vorrebbero una televisione con le gambe delle ballerine coperte come quelle delle gemelle Kessler hanno strepitato innalzando al cielo i loro alti lai? Perchè destra e sinistra hanno condannato unanimemente, per una volta unite,  il reprobo?

La risposta è desolante: la verità in questo paese, nel momento in cui viene detta, quel tipo di verità che tutti conoscono ma ipocritamente fanno finta di non conoscere, desta scandalo. Chi esce fuori dal gioco e svela il trucco deve essere esiliato, messo al bando, zittito. Un intellettuale pensante, non organico, indipendente e senza pudori è l’incubo del potere, un Frankenstein da inseguire con le torce accese e da bruciare sul rogo della pubblica morale. Chiedo a queste associazioni di coglioni che non hanno di meglio da fare se non dire alla gente cosa deve guardare e non guardare dove era la moralità mentre il premier sputava livido le sue bugie sul Tg 2? Dove è la moralità negli editoriali di Minzolini, squallido scudiero del re? Dove è la moralità di quel protettore di sciacalli e puttaniere che resta al suo posto circondato dalla melma? Dove è la moralità in questa Rai e nei suoi funzionari ossequiosi verso chi li comanda a bacchetta? Dove è la moralità in un Festival di S. Remo dove un ex giocatore fascista e il rampollo bleso di un assassino cantano le lodi delle virtù patrie e arrivano secondi con un voto che mi rifiuto di pensare non sia stato truccato? Dove è la moralità nelle tette e culi bene in vista di stelline da quattro soldi arrivate al potere in virtù della propria disponibilità sessuale? Dove è la moralità nel ministro della pubblica istruzione che compare in televisione e annuncia sorridente lo sfacelo della scuola pubblica come se si trattasse di un grande passo in avanti? Dove è la moralità nella censura che impedisce agli italiani di capire per cosa e per chi cazzo voteranno la settimana prossima?

Io sono d’accordo nel cambiare l’articolo uno della costituzione: questa non è una repubblica fondata sul lavoro, è un regno fondato sull’ipocrisia e sulla falsità, un pullulare di sepolcri imbiancati e farisei, una congrega di guitti che non sanno distinguere il senso del comico da quello del ridicolo, teste vuote che non riescono a capire il senso di parole che non siano quelle elementari degli spot.

Busi esautorato, Santoro esautorato, Floris cancellato, Celentano (sic!) intimidito: un filo lega tutte queste persone diversissime tra loro,una caratteristica perniciosa,imperdonabile in questa Italia: dicono la verità, la loro verità, senza guardare in faccia nessuno, senza fare sconti, senza compromessi. Possono piacere o non piacere, essere simpatici o antipatici ma una cosa è certa: non sono ipocriti. Come tutte le razze in via d’estinzione, dovrebbero essere protetti.

La rivincita dell’inetto


La cucina molecolare è una branca della gastronomia che ha come fine quello di rendere l’arte culinaria una scienza. A  tale scopo studia le proprietà bio molecolari degli alimenti. La disciplina, molto seria, ha dato risultati interessanti: ad esempio, la possibilità di friggere i cibi senza olio, utilizzando una miscela di zuccheri e avvolgendo gli alimenti con foglie vegetali per non fargli prendere il sapore dolce. Si ottiene una frittura perfetta, leggera e non dannosa per la salute: un sogno. Un’ altra applicazione è quella del congelamento con azoto liquido: gelati cremosi che non gelano la bocca e mantengono il gusto inalterato fino alla fine.

L’agar agar è un’alga da cui si estrae una gelatina utilizzata per addensare i dolci. Assolutamente non dannosa per la salute e senza calorie, è ricca di nutrienti.

Sul lievito in polvere non mi dilungo  perchè  immagino lo conosciate tutti.

Ebbene, da qualche giorno, nei ristoranti italiani, non è possibile gustare la cucina molecolare nè utilizzare l’agar agar nè usare il lievito in polvere, nè utilizzare additivi innocui utili per arricchire il gusto delle pietanze. Infatti, una legge del governo uscita qualche giorno fa sulla gazzetta ufficiale, stabilisce la proibizione di usare additivi chimici in cucina,tutti: che siano dannosi o  meno alla salute non importa. Questo provvedimento è stato preso per preservare la cucina italiana e mantenerla inalterata, intonsa, un monumento all’imperituro genio italico. Naturalmente, il mondo gastronomico ci sta ridendo dietro e perfino Slow food, associazione maniacale nella difesa della cucina tradizionale, si è schierata contro questo provvedimento. Se da un lato il governo varia leggi per preservare intatto il patrimonio nato dall’arte culinaria del suolo natio, dall’altro stringe un redditizio accordo commerciale con McDonald’s, praticamente l’equivalente dell’anticristo in cucina, perchè inserisca ingredienti italiani nei suoi panini.

Panini che vengono assemblati all’americana, con accostamenti tali da provocare lo sciopero ad oltranza di un apparato digerente normale.

Che dire di fronte a tali vette di stupidità e inettitudine? Siamo allo stato dell’arte, inettitudine pura, un peana di scemenza, la deficienza al potere. Inutile spiegare all’ineffabile legislatore affezionato al panino con la porchetta che la cucina si rinnova proprio nell’incontro con gusti, sapori e sperimentazioni che spesso provengono dall’estero. Probabilmente inorridirebbe scoprendo che, ad esempio, il cous cous viene preparato anche in Sicilia e Sardegna. Come per la cultura, anche in cucina la contaminazione e l’incontro con la diversità sono motivo di arricchimento. Sarebbero stato logico eliminare solo gli additivi che sono ufficialmente riconosciuto come dannosi per la salute. 

Quando si assegnano i ministeri in cambio di favori resi, per abilità che esulano dalla normale pratica del governo, per favorire la corrente politica che tiene ancora in vita un governo nato politicamente defunto, per mille altri motivi che non hanno nulla a che fare con la competenza in materia, i risultati sono questi.

Mi aspetto quanto prima la messa al bando dei ravioli al vapore, l’esilio dei preparati a base di soia, l’esecuzione sommaria dei wurstel e il pubblico rogo del patè de foie gras.

Il centrodestra ha varato decine di provvedimenti raffazzonati, senza capo ne coda, accompagnati da dichiarazioni in cui i ministri non sapevano neppure di che argomento stessero parlando (la Gelmini è un esempio fin troppo banale). Che adesso anche provvedimenti di scarsa rilevanza (ma non per gli chef), per i quali basterebbe documentarsi su wikipedia, debbano essere improntati a una totale insensatezza, a un dilettantismo sconfortante, a una stupidità incommensurabile, è veramente grottesco. Passino le sparate contro i giudici e i comunisti, passi il ministro della giustizia che confonde le ispezioni  con le spedizioni punitive, passino i giochi di prestigio del ministro Tremonti, passi il delirio d’onnipotenza di Brunetta (a proposito: dov’è finito il Signore delle regole? Perchè non commenta argutamente i casini combinati dai suoi compagni di merende?), passi la tracotanza coatta del ministro Meloni, ma il patriottismo culinario questo no, questo è proprio troppo!

Per altro questa storia della difesa delle patrie tradizioni ha già dato luogo, nel recente passato, a episodi esilaranti. Ricordate la storia del presepe? La creazione del genio italico del povero S. Francesco (che si starà ancora rivoltando nella tomba) contrapposto all’invasione straniera? E’ quantomeno singolare che si sia scelto come simbolo per portare avanti tesi xenofobe qualcosa che rappresenta un bambino straniero, figlio di stranieri, presumibilmente scuro di pelle, rifiutato dalle autorità e dai cittadini di un paese diverso e costretto a nascere tra i diseredati!

Al di là dell’origine del berlusconismo, nato come emanazione del suo leader e delle sue idee politiche che coincidono con la propria incolumità di fronte alla legge, questi episodi dimostrano l’assenza di una cultura di destra nel nostro paese. Meglio:dimostrano l’assenza di una cultura di destra che non sia quella fascista, epurata dei suoi rami più cruenti ma anche di quel residuo di substrato ideale che proveniva dalla lunga militanza socialista di Benito Mussolini. Ironizzando, si potrebbe dire che sotto il vestito (succinto) della destra non c’è niente. Il razzismo, la xenofobia, la politica fatta a slogan, l’assalto indiscriminato e dissennato agli organi di controllo dello stato, il tentativo grossolano e un pò patetico di mettere a tacere le voci discordanti, tutte le varie espressioni del berlusconismo, non nascono da un humus culturale, da persone che condividono gli stessi valori: non ci sono valori diversi dall’arricchimento personale e dei propri sodali in questa ricetta male assortita che è la coalizione di centro destro, non c’è una visione del futuro, solo la volontà comicamente superomistica di un anziano signore che non vuole arrendersi al declino dell’età e che istericamente lancia i suoi strali contro tutto e tutti, di fronte a una platea di sudditi  proni e adoranti. E’ inevitabile che, se gli italiani non rinsaviranno in tempo, tutto questo sfoci in un autoritarismo forse non violento ma sicuramente devastante per il prestigio del nostro paese che questa congrega di nani e ballerine millanta di voler difendere.

Fuori dal mondo


Mentre negli Stati Uniti la University of the people offre corsi universitari ad alta qualificazione attraverso il web e i canali peer to peer a costo zero o quasi, mentre l’ipad e gli ebook reader aprono prospettive impensate fino a qualche tempo fa riguardo la libera circolazione delle informazioni e della cultura, nel paese europeo col più alto numero di cellulari venduti e il minor numero di connessioni internet, dove si legge sempre di meno e l’analfabetismo di ritorno sta assumendo contorni inquietanti, dove la scuola pubblica viene smantellata pezzo dopo pezzo nell’indifferenza generale, il capo del governo si preoccupa di mettere a tacere le poche voci discordanti del panorama televisivo facendo indebite pressioni su un organo di vigilanza che, in teoria, dovrebbe essere super partes. Io non sono d’accordo col clamore suscitato dalla notizia nè con la solita campagna stampa a titoli cubitali. La politica ha da sempre fatto pressioni sulla stampa, magari con più stile, con meno arroganza,ma il risultato non cambia, giusto o sbagliato che sia. A preoccuparmi è il fatto che un tale patetico tentativo di mettere il bavaglio all’informazione possa essere efficace. Nel 2010, chiudere due talk show dovrebbe avere impatto zero sulla possibilità di informarsi, basta connettersi in rete a un pc e si possono trovare tutte le notizie che si vogliono. Se questo non accade è perchè non sono state combattute le battaglie politiche giuste e, si sempre, come in questa occasione, sbagliato bersaglio.

Perchè non si è mai fatta una battaglia in Italia per l’accesso a internet, per l’informazione tecnologica, per permettere a chiunque di usufruire di uno strumento senza il quale si è fuori dal mondo? Perchè non si insegna più informatica a scuola?  Perchè non si fanno programmi divulgativi sulla tecnologia in televisione? E’ assurdo, nel 2010, mentre il mondo corre sempre più in fretta e diventa sempre più piccolo, che la chiusura di due programmi televisivi venga considerata un attacco alla democrazia. E’ assurdo in qualunque paese al mondo tranne che nel nostro, dove la televisione sostituisce i giornali, i libri, i genitori, dove questo mostro dai colori sempre più brillanti e dai  contenuti sempre più vuoti sta fagocitando le nostre menti, distorcendo la realtà e la storia, condizionando le nostre vite. E’ assurod in tutti i paesi del mondo ma non in un paese che da tempo vive fuori dal mondo. La sinistra ha sempre guardato ai programmi d’intrattenimento con snobistico distacco e ha compreso troppo tardi ( e non ancora del tutto) che un pupo con figlio dell’assassino a fianco a cantare di patria e religione portano più voti di una litigata sui massimi sistemi tra Bersani e Tremonti, un  concentrato di volgarità come gli show di Papi o la falsa informazione alternativa di Striscia la notizia sono più efficaci, nel condizionare l’opinione pubblica, di una documentatissima esternazione di Travaglio. Questa è un’Italia piccola, provinciale, dagli orizzonti ristretti, un’Italia per cui un bel culo vale più di programma elettorale alternativo e innovativo. Berlusconi invece, l’ha capito benissimo. Lui sa che le storie di escort e le battute grossolane gli attirano le simpatie di una parte degli italiani che vi si riconoscono, una parte di italiani che a Proust preferisce la Gazzetta dello Sport e a Bellocchio Boldi e De Sica. Quello che la sinistra non ha capito è che quella parte di italiani è maggioritaria. Berlusconi parla loro col linguaggio di Belen e De Sica, di Totti e Wendy, il linguaggio degli spot, della pubblicità, un linguaggio nato per vendere mentendo; non è forse questa l’essenza della politica di Berlusconi?

Gli intellettuali di sinistra sono snob, elitari, coltissimi ma cool, freddi, non sanno comunicare alla gente, non arrivano a quell’Italia provinciale, grossolana, volgare e reazionaria che è quella che definisce il consenso. L’errore è stato quello di farla crescere a dismisura, quest’Italia brutta, sporca e cattiva, di non portare avanti una politica culturale e scolastica che fosse in grado di incidere a fondo sul tessuto sociale, di  aver cancellato, seguendo la logica di mercato, il valore educativo del mezzo radiotelevisivo, riducendolo a pallida fotocopia delle televisioni del  re. Non possiamo far colpa alla destra, che ha sempre ostentato disprezzo per il culturame, di questo. Come altre volte ho detto, è inutile gridare che sono fascisti ai fascisti quando si comportano come tali. Questa Italia, dove la solidarietà è stata sostituita dall’egoismo e dalla paura, dove la cultura si fa nei giochi a quiz, dove i giovani sono bombardati da messaggi che dicono che la via del successo può passare per qualunque strada che non sia quella dell’impegno e del sacrificio, è diventata l’humus naturale per far attecchire la pianta del populismo fascista. Perchè nessuno ha pensato in tempo ad adeguate contromisure?

Ci sono molti motivi per attaccare Berlusconi: la corruzione dilagante, le collusioni con la mafia, l’intolleranza e il razzismo sdoganati e incoraggiati dall’azione del governo, il machismo di una parte delle forze dell’ordine, la partecipazione a guerre inutili, l’imbarbarimento della polemica politica, il vuoto della politica estera, l’assenza di una politica industriale, l’assenza di strumenti epr contrastare la crisi e la disoccupazione ecc.ecc., potrei andare avanti per ore. Problemi concreti, reali, che interessano la gente, problemi che arrivano a tutti.  Su questi argomenti, si sarebbe potuto e dovuto attaccare e non smettere fino a quando non si fossero ottenute risposte chiare. Attaccarlo su un questione come quella delle pressioni su giornalisti e funzionari nel paese delle mazzette, delle raccomandazioni, delle false pensioni, della camorra e della mafia non è solo inutile, è ridicolo. O la sinistra comprende che il tempo delle questioni di principio e dei grandi ideali è finito, che la politica va fatta su argomenti concreti che toccano la vita di tutti e con proposte concrete, comprensibili, oppure il prossimo presidente del consiglio dopo sua maestà sarà Fini, che almeno è fascista davvero. La corruzione tocca le tasche di tutti noi, la devastazione della scuola toglie il futuro ai nostri figli, la politica industriale lascia in miseria le famiglie: delle pressioni alla rai, onestamente, non frega niente a nessuno e che a un miliardario come Santoro venga impedito di andare in onda, ancora meno. Ovvio che in un normale contesto democratico non mi sognerei di scrivere queste cose, ma in un normale contesto democratico, non ce ne sarebbe bisogno: Berlusconi se ne sarebbe andato da tempo a furor di popolo.

L’Italia è fuori dal mondo reale, questo è il paese della commedia dell’arte, fatto di maschere intercambiabili, di primattori e comprimari sempre pronti a mettere in scena lo stesso canovaccio, senza nessuna variazione sul tema. L’unica costante è che non fanno più ridere nessuno.

Questione di business


Ho deciso, in questi tempestosi giorni di quella che si avvia ad essere la peggiore campagna elettorale degli ultimi anni,  di occuparmi su queste pagine  di problemi pratici, piccoli, proponendo soluzioni che qualunque legislatore di buon senso potrebbe affrontare senza danni per l’erario, addirittura risparmiando. Nessun discorso sui massimi sistemi, nessun richiamo alle magnifiche sorti e liberali nè ironie su chi sta dall’altra parte della barricata. Solo elementare buon senso.

Comincio presentando un prodotto che da qualche mese qualcuno di voi ha forse visto nei megastore di elettronica: il lettore di ebook. Si tratta di uno strumento leggerissimo,  che ha rivoluzionato il concetto di libro e che finirà per avere sui libri lo stesso effetto che l’mp3 ha avuto suo cd. Alla sua base c’è l’ e-ink, l’inchiostro elettronico. I prodotti che utilizzano questa tecnologia permettono una lettura su schermo elettronico assolutamente equivalente a quella su carta. Detto in parole semplici: leggere su un lettore ebook è equivalente a leggere un libro cartaceo, non stanca gli occhi,non lo si può fare al buio perchè lo schermo non è illuminato. La batteria va ricaricata dopo circa 8000 cambi di pagina, le dimensioni variano da quelle di una normale agenda a ebook reader più grandi, per esigenze particolari. Sull’ebook standalone, così come si compra, si possono immagazzinare circa 200 volumi, aggiungendo una scheda sd da 4 Gb si arriva a potersi portare comodamente nella borsa 1500 libri. I lettori ebook leggono molti formati, anche se lo standard sta diventando il prc. Tuttavia si trovano moltissimi libri in pdf e convertitori di formato a decine. Molti siti, come ad esempio Liber liber, offrono centinaia di libri su cui non gravano i diritti d’autore: praticamente tutti i classici delle varie letterature. Con il filesharing si possono trovare anche libri più recenti, spesso le ultime novità, naturalmente scaricarli è illegale. Ovviamente ci sarà chi dice: “Ah, io il libro cartaceo non lo cambierei con nulla al mondo”. Chi dice questo, o non legge mai o legge pochissimo. Per i lettori seriali, come il sottoscritto, l’ebook reader è una specie  di sogno realizzato, quello di avere una biblioteca sempre a mia disposizione. Ci possono essere scrittori che nel 2010 scrivono ancora con la macchina da scrivere, ma il fatto che uno scriva libri anche belli non esclude automaticamente che non sia un coglione. Lo snobismo per le nuove tecnologie in Italia ha portato a un gap tecnologico, a una ignoranza informatica globale, per cui stiamo pagando e pagheremo ancora a lungo le conseguenze.

Vorrei farvi riflettere sui vantaggi di questa tecnologia, che sta ottenendo un successo strepitoso in tutto il mondo tranne che in Italia ( c’era da dubitarne?…).

1) Impatto ambientale zero.

Non si tagliano alberi, non si spreca carta, le batterie hanno una durata fantascientifica e consumano pochissimo.  La sistematica distruzione dei polmoni verdi del nostro pianeta potrebbe finalmente subire una battuta d’arresto definitiva.

2) Le dimensioni.

Leggerissimo e piccolo, dotato di una comodissima custodia che protegge lo schermo (ma basta la copertina di un’agenda e del velcro per crearsi una copertina a proprio piacimento), sta in tasca o nella borsa senza ingombrare minimamente. Non ci sono più scuse per non leggere.

3) Il costo.

Il prezzo va da 230 euro ai 600 dei modelli più sofisticati, che permettono anche di scrivere e annotare. La spesa viene ammortizzata dal fatto che moltissimi e-book sono gratuiti . Tutti, se non si ha paura di incorrere in sanzioni legali. In pratica, il costo viene ammortizzato non appena si inseriscono i libri dentro.

4) La rivoluzione.

Se questa tecnologia prendesse piede, si potrebbe paragonare alla rivoluzione che provocò la scoperta di Gutenberg. Le case editrici potrebbero ridurre in modo vertiginoso i costi ed investire di più in nuovi talenti, il costo giusto di un ebook si aggira attorno ai cinque euro. Gli autori avrebbero ricavi molto maggiori, dati i costi di produzione pari quasi a zero, e un pubblico infinitamente più vasto. Le case editrici stesse potrebbero avere ricavi molto maggiori alla lunga, conquistando anche il mercato on line che fino adesso hanno snobbato (in Italia). Ma soprattutto, la cultura, praticamente tutto lo scibile umano, potrebbe finalmente davvero essere a disposizione di tutti. Immaginate le possibilità per tutte quelle scuole dei paesi in via di sviluppo dove i ragazzi non possono comprare i libri di scuola, immaginate un accesso all’università che non sia condizionato dalla situazione economica di una famiglia, senza la scure del costo dei libri, che aggiunto alle tasse altissime, rende di fatto le università un privilegio per pochi, molti ragazzi forse sceglierebbero di frequentare gli atenei, immaginate tutti i possibili sviluppi che potrebbe avere un taglio dei costi sui libri così immediato e radicale.

5) Una utopia.

Pensate se l’ebook reader diventasse una moda. Sostituitelo all’mp3. Chiudete gli occhi e immaginate un mondo parallelo dove i ragazzi sull’autobus non ciondolano la testa come ebeti rintronandosi con l’ipod ma leggono, leggono! Potrebbe diventare realtà se a prendere il business in mano ci fosse gente con un cervello.

 

Domande.

In Italia tale tecnologia è stata sperimentata dal ministero della pubblica istruzione che poi l’ha accantonata perchè i bambini accuserebbero disturbi studiando sugli ebook reader (ho dimenticato  un altro vantaggio: immaginate alunni senza più zaini pesantissimi con non solo i libri di testo sempre dietro, ma anche i testi integrali di letteratura,storia,ecc.). A parte che se si sperimenta e si riscontra un difetto sic erca di correggerlo, non si accantona l’esperimento, io uso intensivamente l’ebook reader da mesi, non ho una vista d’aquila, leggo per ore e non ho accusato alcun tipo di disturbo. Idem mia moglie che ci vede anche meno di me. Idem centinaia di appassionati che cominciano a fondare ebook club in tutta Italia. L’impressione è che la lobby delle case editrici si sia fatta sentire abortendo sul nascere un esperimento, una volta tanto, interessante. In ogni caso non si spiega come mai il governo promuova le Lim, lavagne multimediali costosissime, ad impatto ambientale mostruoso, ingombranti e difficili da usare. Le Lim emettono radiazioni come i televisori al plasma ma, evidentemente, per il ministero dell’istruzione, va bene che i cervelli dei nostri ragazzi  siano sottoposti a un bombardamento elettromagnetico. Il problema è solo uno: quello degli ebook reader è un business a basso costo, vincente per chi sa guardare lontano, che comporta una reale rivoluzione. Quella delle Lim, e sono sicuro che i fatti mi daranno presto ragione, è l’ennesima mangiatoia, con costi altissimi per lo stato e la possibilità per qualche dirigente scolastico di farsi bello con una nuova tecnologia la cui utilità didattica reale è pari a zero. Al costo di una lavagna elettronica, tanto per fare un esempio, se ne acquista una per scuola, si può comprare un portatile per classe, connetterlo a internet o a un proiettore, e fare le stesse identiche cose senza inquinare e senza danneggiare i già labili neuroni dei nostri ragazzi.  Al costo di una lavagna elettronica si potrebbero comprare ebook reader per tutti gli alunni di una scuola.

Come anticipato sopra, è solo una questione di buon senso…

Aggiungo due link per chi volesse approfondire l’argomento:

www.liberliber.it

La più famosa biblioteca elettronica italiana, dove potete trovare centinaia di ebook, audiolibri e musica classica e d’opera.

http://simplicissimus.it

Il distributore italiano degli ebook reader. Sul sito potete acquistarli, leggere le caratteristiche, entrare nel forum e scoprirne i segreti o ascoltare cosa dicono gli appassionati. Sito chiaro, semplice  esaurientissimo. Per altro, l’assistenza fornita dalla Simplicissimus, è di prim’ordine, come ho avuto modo di sperimentare personalmente.

Il gioco dei perchè


In Germania, il 16% dell’energia elettrica viene prodotto tramite l’energia solare. Perchè in Italia, dove si potrebbe produrre il 100% del fabbisogno energetico con il solare e l’eolico queste tecnologie non vengono incrementate?

Inghilterra, Francia e Germania stanno progressivamente dismettendo il nucleare, tecnologia costosa, pericolosa, con costi di dismissione molto più alti di quelli di costruzione, senza contare il problema delle scorie. Perchè in Italia si fa ripartire una tecnologia già bocciata da un referendum i cui guadagni sono inferiori ai costi? Nel paese europeo che ha vissuto la più lunga stagione terroristica, nel paese della mafia, ci si è interrogati a lungo sui pericoli connessi all’impianto delle centrali? Chi le costruirà e chi ci guadagnerà sopra?

Jeremy Rifkin, consulente al parlamento europeo per l’energia, ha recentemente messo in luce il problema dell’oil peak, il picco del petrolio. Quando verrà consumata la metà delle riserve di idrocarburi del pianeta, entro dieci o vent’anni, gli specialisti di settore prevedono una serie di gravi sconvolgimenti politici e sociali. Rifkin propone alcune soluzioni, come l’utilizzo dell’idrogeno al posto degli idrocarburi. Perchè Antonino Zichichi in un importante convegno ha ribadito che il nucleare è un’ottima scelta, dando un’autorevole conferma alle tesi (false) del governo? Perchè non si avviano studi di settore per valutare alternative meno pericolose e costose?

Perchè non si fa una semplice, stupida leggina che sancisca che gli edifici pubblici devono essere alimentati con energia solare sgravandoli così dal pagamento di bollette astronomiche?

Negli Stati Uniti, Obama, ha concesso aiuti economici e sgravi alle case produttrici di automobili a patto che sviluppassero auto a bassa emissione di veleni. Perchè nel nostro paese si sovvenziona la Fiat da decenni senza chiedere nulla in cambio? Perchè le si permette di delocalizzare gli impianti e licenziare?

Perchè nel nostro paese non si studiano altre forme di ammortizzatori sociali che non siano la cassa integrazione? Mi riferisco, ad esempio, al salario minimo garantito per i disoccupati e per chi perde il lavoro, che non è una utopia: esiste da decenni in tutta Europa. Solo che negli altri paesi pagano le tasse…

Perchè dopo lo scandalo in cui è stato coinvolto il suo vertice, la Protezione civile non viene commissariata e continua ad avere mano libera sui fondi statali?

Perchè non si fa luce sugli assurdi finanziamenti alle scuole private in Lombardia e sulla situazione della sanità nella stessa regione?

Perchè non si interviene anche legalmente sugli assurdi bonus che ricevono i deputati regionali siciliani? E perchè non si rivede la legge sulle regioni a statuto speciale?

Perchè, alla luce delle intromissioni del capo del governo, venute fuori anche oggi da intercettazioni telefoniche eloquenti, intromissioni che escludono la possibilità di un servizio pubblico equilibrato,di una informazione corretta,  la Rai non viene commissariata e il suo vertice non si dimette?

Io concepisco così le dieci domande da rivolgere alle due coalizioni in lizza nella campagna elettorale. Fatti concreti, che incidono sulla vita della gente quotidianamente, che non riguardano i privilegi di un singolo ma il benessere di tutti i cittadini.

Perchè la campagna elettorale non verte su questi temi, tutti fondamentali e strategici per il futuro del paese e si continua parlare del nulla?

Disonestà nascosta


Leggo su Il Secolo XIX di oggi, nella pagina on line: “Cortei e assemblee, domani rischio paralisi a Genova”.

Premetto che io domani non sciopererò perchè il sindacato a cui sono iscritto non ha aderito, tuttavia non posso esimermi dallo stigmatizzare un titolo tanto aberrante e vergognoso. Il messaggio che l’ineffabile giornalista manda ai lettori è che lo sciopero costituisce un disagio, addirittura una paralisi, insomma una danno per la città.

Ora, parte il fatto che uno sciopero deve creare danni e disagi altrimenti non serve a un accidente, sarebbe stato forse opportuno spendere qualche parola sul perchè tanti lavoratori rinunciano a una giornata di stipendio e scendono in piazza a protestare. Sarebbe forse stato opportuno intervistare alcuni sindacalisti, sia quelli delle organizzazioni che hanno scelto di mobilitarsi che quelli delle organizzazioni che hanno scelto di non farlo. Sarebbe forse stato opportuno informare i lettori sul perchè Genova domani è a rischio paralisi. Ma questo avrebbe significato fare giornalismo serio, onesto e super partes, e i nostri giornalisti non ci sono abituati.

Per i miei venticinque lettori (non è megalomania: ho veramente una media di venticinque lettori) spiegherò io le ragioni di questo sciopero, almeno per quanto riguarda il comparto scuola.

Dopo la devastazione della scuola media e quella della scuola elementare il governo ha deciso di completare l’opera devastando la scuola superiore. Domani scenderanno in piazza i precari, falcidiati dai selvaggi tagli di cattedre che proseguiranno per altri due anni, secondo i piani del governo, scenderanno in piazza i Dirigenti scolastici, che avanzano crediti di centinaia di milioni di euro dallo stato e non hanno soldi per comprare nemmeno la carta igienica, scenderanno in piazza i docenti, stufi di un governo che non tiene in nessun conto le necessità didattiche, i valori della scuola, la sua missione. Il numero di alunni per classe è ormai aumentato ai limiti dell’assurdo, la sicurezza scolastica è stata abbandonata, i docenti di sostegno tagliati, i servizi sociali sono subissati di richieste e non hanno fondi per soddisfarle tutte, la riduzione delle cattedre a diciotto ore comporta enormi disagi quando mancano uno o più docenti, i docenti continuano a vedersi decurtare lo stipendio nella prima settimana di malattia. Lo stato sta rendendo impossibile assicurare un diritto sancito dalla costituzione: il diritto allo studio, il diritto di avere tutti le stesse possibilità, il diritto dei ragazzi di sviluppare le proprie capacità e attitudini  e di costruirsi un futuro migliore del presente. O meglio: lo stato garantisce questo diritto a chi può pagarselo. Per questo i miei colleghi domani scenderanno in piazza e su questo il Secolo XIX non spende una parola. Si ricorda della scuola per parlare della bidella in malattia a Sharm el Sheik o del preside che non dà la pagella all’alunna che non ha versato il contributo. La scuola è in prima pagina se serve ad amplificare la voce del padrone, a farsi forti con i deboli, a denigrare una categoria partendo dal principio di fare di tutt’erba un fascio, quando si tratta di diritti dei lavoratori, allora si paralizza la città.

E’ l’Italia di oggi, che nasconde la disonestà tra le parole, che si ammanta di perbenismo e poi va a puttane, che altera la realtà con l’omissione, che non ha il coraggio di mentire, semplicemente non dice. E’ un’Italia senza più etica e senza più morale, uno stato baraccone amministrato da un mangiafuoco che oltre che rabbia comincia a fare anche un pò pena, dove chi dice no viene soffocato o messo ai margini, non importa se è un politico, un comico o un cantante. Dall’altra parte, l’Italia che lavora e che a stento arriva a fine mese, l’Italia stufa delle balle e dei giochi di prestigio, l’Italia degli operai e del loro sudore, l’Italia che disperatamente e un pò malinconicamente crede ancora in un futuro migliore. Una buona parte di questa Italia, domani, sarà in piazza a gridare forte la sua rabbia. Ma su questo particolare, il Secolo XIX  ha deciso di sorvolare…

La memoria corta


Che gli italiani abbiano la memoria corta, è cosa nota. In caso contrario, il paese non sarebbe nell’impasse politica, economica e sociale in  cui si trova, non ci sarebbe un partito di governo che ha come cavallo di battaglia il razzismo, ecc.ecc.

Ma che ad avere la memoria corta sia il presidente del consiglio è un  pò più grave, dal momento che chi rappresenta il popolo dovrebbe esserne il campione, possedere caratteristiche migliori e non cadere negli stessi errori.

Non so tuttavia come definire diversamente il richiamo alla piazza del premier. Da anni, manifestazioni contro il governo  a cui hanno partecipato milioni di lavoratori sono state ignorate dai mezzi d’informazione, sminuite, spesso sbeffeggiate. Ricordo uno sciopero cui partecipò più di un milione di lavoratori: la risposta del premier fu:”Sono di più quelli rimasti a casa”.

Ma sulle ondivaghe opinioni del leader del centrodestra si sono spesi fiumi d’inchiostro. In realtà, per l’ennesima volta, si usa la tattica della cortina di fumo su cui mi sono già espresso in questo spazio. Alzando il tono delle dichiarazioni, attaccando i magistrati, piangendosi addosso, il premier maschera l’ennesimo atto politico mirato a risolvere un suo problema personale: mi riferisco alla fiducia richiesta sul provvedimento del legittimo impedimento. Sul provvedimento in sè stesso, dico solo due parole: è una assurda stupidaggine. Se un ladro di polli viene colto sul fatto viene processato per direttissima e non può accampare impedimenti di sorta, non vedo perchè un uomo politico, che si è candidato col certificato dei carichi pendenti non esattamente immacolato, e questo si dimenticano tutti di ribadirlo, a destra e a sinistra, un uomo politico che può permettersi i migliori avvocati sulla piazza, debba essere sottoposto a quello che è un evidente trattamento di favore. Il provvedimento è meno grossolano del lodo Alfano, più sottilmente anticostituzionale, ma stabilisce in ogni caso un privilegio assolutamente intollerabile. Purtroppo, spesso, il premier confonde le garanzie con i diritti feudali, il potere politico col comando, l’amministrazione dello stato con la gestione del patrimonio personale, l’alleanza politica con la devozione.

Ma quello su cui vorrei che i miei venticinque lettori riflettessero, è l’uso indiscriminato della fiducia e del decreto legge da parte di questo governo. Praticamente ogni provvedimento approvato dall’attuale maggioranza è stato ottenuto o con la prova di forza della fiducia o con lo strumento del decreto legge. Di fatto, il parlamento, da anni, viene esautorato di una delle sue funzioni più importanti, quella discussione delle leggi, quella del confronto democratico tra maggioranza e opposizione.

Se c’è un punto su cui l’opposizione dovrebbe battere ( ma, ahimè, questa sinistra ha la dote di schiacciare i tasti sbagliati nel momento meno opportuno) è proprio questo autoritarismo che si sta consumando con la complicità di una maggioranza fatta di cortigiani, più che di teste autonomamente pensanti. Chi pensa che per arrivare la fascismo sia necessaria una nuova marcia su Roma, magari condotta dai leghisti, si sbaglia. E’ sufficiente, goccia dopo goccia, giorno dopo giorno, decreto dopo decreto, fiducia dopo fiducia, scardinare una delle basi della democrazia, togliere sostanza al dibattito parlamentare, anestetizzare la contrapposizione e, naturalmente, alzare cortine di fumo in modo che i sudditi distolgano lo sguardo dalle malefatte del sovrano. Passo dopo passo, si arriva alla eliminazione virtuale dell’opposizione che si trasforma in un fastidioso soprammobile. Ma l’opposizione, in un democrazia reale, svolge la fondamentale funzione di controllare l’operato del governo, dei stigmatizzare gli abusi, di portare proposte migliorative o alternative. Per quanto a Berlusconi dispiaccia, non se ne può fare a meno. Per arrivare al fascismo nel secondo millennio non sono più necessari camice nere e manganelli, basta un Feltri per eliminare un avversario, basta un decreto per indebolire il capo dello stato, basta un voto di fiducia per regalare un nuovo privilegio al sovrano. Sempre in nome di Dio e della nazione, naturalmente. E’ sufficiente seguire un telegiornale per accorgersi che non esiste dibattito politico in Italia, non esiste una reale discussione su temi importanti, non c’è nessuna volontà di informare l’opinione pubblica su quello che accade. Di Pietro, con i suoi attacchi veementi e verbalmente coloriti, fa solo il gioco del re, che sorridendo bonario alla sua corte dei miracoli, indica il reprobo e sussurra:”Vedete come mi trattano?”

Hanno perfino impedito il normale confronto elettorale chiudendo i talk show. Non che siano il non plus ultra, troppo spesso si riducono a beghe da cortile o a risse tra esagitati, tuttavia sono gli unici spazi sulla televisione pubblica dove ancora, almeno in nuce, si dibatte di politica tra parti contrapposte.

E’ sui fatti che si batte l’autoritarismo populista,il fascismo strisciante di questa maggioranza,  sul confronto continuo, sul richiamo alle cose concrete, obbligando il premier a fare quello che non è abituato a fare, costringendolo a un contraddittorio serrato e continuo. Servono proposte concrete proposte politiche, come una limitazione al numero di decreti e di voti di fiducia proponibili da un esecutivo, che appare ormai l’unica possibilità per ridare dignità ad un parlamento quotidianamente umiliato e ignorato sì dal premier, ma anche da chi dovrebbe esercitare il dovere di critica e si astiene dal farlo, anche da chi dovrebbe pensare con la propria testa e gli viene più comodo pensare con quella del capo.

Berlusconi e la sua corte sono stati democraticamente eletti ( anche se, visto lo strapotere mediatico, su questo ci sarebbe parecchio da eccepire), il premier è il campione della maggioranza degli italiani. Se la sinistra vuole sostituirlo, deve essere migliore e non cadere negli stessi errori. Deve proporre qualcosa di nuovo, non riproporre il suo modello cambiando le parole, non riproporre i suoi manifesti cambiando i simboli. Soprattutto non cadere nei tranelli che gli vengono tesi da quello che rimane un abilissimo venditore di sè stesso.

Le cortine di fumo possono essere soffocanti, ma basta un pò d’aria fresca a diradarle, il fascismo è una minaccia sempre presente ma la si sconfigge con parole che sembrano non fare più parte del lessico della sinistra: solidarietà, partecipazione, cooperazione, unione. Alla politica dell’(arra)fare va sostituita la politica dell’essere, la politica del saper fare.

Quanto al richiamo alla piazza da parte del premier, se anche riuscisse a radunare una folla oceanica, magari di fronte a Palazzo Venezia, si potrà sempre obiettare che la maggior parte della gente è rimasta a casa…e poi non fa neppure arrivare i treni in orario.