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Una mano di vernice sporca


Sarebbe troppo semplice oggi parlare di Bertolaso, della protezione civile, dell’ennesimo vergognoso scandalo che coinvolge un settore cruciale del nostro paese. Voglio invece soffermarmi su un fatto che, purtroppo, non ha avuto sui quotidiani il riscontro che avrebbe dovuto avere. MI riferisco a quanto detto ieri a Genova dal capo della polizia Antonio Manganelli in occasione dell’insediamento del nuovo questore.

Dunque Manganelli, secondo quanto riportato dai giornali cittadini, ha affermato che Genova deve guardare avanti e che i fatti del G8 del 2001 sono stati causati da un’aggressione di migliaia di persone alle forze dell’ordine e dalla conseguente reazione, che sulla Diaz e sui fatti di Bolzaneto ci sono inchieste in corso che chiariranno tutto. Riporterei volentieri le dichiarazioni del capo della polizia, mettendo vicino ad ognuna il timbro “falso” come accade in certi programmi televisivi. Perchè in questo caso per smentire ciò che ha affermato, c’è ampio materiale documentario, visivo e fotografico, oltre alle testimonianze dei diretti interessati. Ma i fatti sono così noti ed evidenti a tutti, a chi c’era e a chi non c’era, che evito di farlo.

Chi scrive ritiene che i poliziotti siano persone coraggiose che svolgono un servizio pericoloso, ingrato e mal pagato e ritiene anche che la quasi totalità delle forze dell’ordine sia composta da persone oneste che svolgono con coscienza il proprio lavoro, ma penso anche che quando un poliziotto sbaglia, quando abusa del proprio potere, quando usa la violenza e l’insulto come è accaduto in quei tre giorni a Genova, debba essere punito e non coperto. Questo vale per i poliziotti, i medici, i magistrati, gli insegnanti, per chiunque svolga un lavoro di pubblica utilità al servizio della collettività. Non furono migliaia gli assalitori del G8 di Genova, i black block erano poche decine e la polizia ha permesso loro di mettere a ferro e fuoco la città senza intervenire, come dimostrano ore e ore di filmati. La polizia non agì solo per reazione agli assalti ma in molte occasioni attaccò senza motivo manifestanti pacifici che non mostravano alcuna ostilità. Abbiamo molti filmati che ritraggono persone sedute a terra, con le mani alzate, brutalmente percosse dalle forze dell’ordine. A Bolzaneto, poliziotti, secondini e persino il personale medico, infierirono sui fermati insultandoli, malmenandoli, umiliandoli, costringendoli al saluto romano e a cantare cori fascisti. Tutto questo, Egr. Dott. Manganelli, è ampiamente documentato e non mi risulta che chi ha affermato in tribunale di aver subito queste violenze sia stato accusato da nessuno di falsa testimonianza. Quanto alla Diaz, un suo subalterno, Egr. Dott. Manganelli, ha parlato di “macelleria messicana” per descrivere quell’assalto brutale a persone indifese nel cuore della notte. E lei ha il coraggio morale di venire a Genova e dire che bisogna guardare avanti? Io credo che per rispetto a un padre che ha perso suo figlio, per rispetto alle persone che in quei giorni hanno subito violenze da parte di chi aveva il dovere di tutelare il loro diritto a manifestare il dissenso, per rispetto a questa città, che un così alto tributo di sangue ha pagato per la democrazia in questo paese ma soprattutto, per rispetto a quelle forze dell’ordine che lei dirige, composte da una grande maggioranza di gente onesta, meglio avrebbe fatto a complimentarsi col nuovo questore e a evitare commenti. A meno che le coscienze sporche per quanto accaduto in quei giorni non siano troppe, in questo caso il suo discorso sarebbe coerente col clima in cui viviamo, con questo tempo in cui si confonde il diritto con l’arbitrio, l’amicizia con la complicità, la giustizia con l’impunità. Il G8 per questa città è un vulnus ancora aperto, una macchia troppo sporca per lavarla via con una mano di vernice. Le persone che lei dirige rischiano la vita ogni giorno, hanno bisogno come noi di sapere che hanno al fianco una persona onesta, pronta ad agire secondo giustizia inc aso di necessità, non un picchiatore sadico o uno squadrista in divisa. Va fatta chiarezza e giustizia su quei giorni non per attaccare le forze dell’ordine, ma per tutelarle, perchè la gente possa ancora scendere in piazza sicura di essere protetta dai provocatori e non con la paura di essere picchiata a sangue. Genova, e mi permetto di dire, questo paese, ha bisogno che venga fatta chiarezza e che paghi chi deve pagare: sono convinto che non accadrà mai ma venire in questa città e dire che quel tuffo nel sudamerica degli anni settanta è stata una normale reazione della polizia e che non bisogna pensarci più è veramente inaccettabile.

Trovo che sia molto grave quello che il capo della polizia ha affermato ieri, perchè evidenzia il tentativo di cancellare il passato cambiando la realtà dei fatti e a farlo, questa volta, non è un giornalista di parte ma il capo della polizia. Trovo che sia molto grave che il giornale cittadino si limiti a riportare la notizia, senza un commento, senza un editoriale, quello stesso giornale che nei giorni del G8 pubblicava i bellissimi editoriali di Maggiani, trovo che sia molto grave che in questo paese a guadagnarsi le prime pagine dei giornali siano i festini a base di escort (puttane, sono puttane, accidenti!) e non l’orwelliana operazione di alterazione della realtà storica che ormai quotidianamente viene condotta ad arte dagli scherani di corte, per fortuna in modo talmente grossolano da essere facilmente confutata. Dal culturame di sinistra, naturalmente…

Mercanti nel Tempio


Il caso Boffo occupa di nuovo le prime pagine dei giornali, questa volta inquadrato in una logica di lotte di potere all’interno della gerarchia vaticana. Per mesi abbiamo creduto che Boffo, reo di lesa maestà, fosse stato liquidato da un ordine diretto del premier al fido sicario Vittorio Feltri. Adesso lo stesso Feltri, il fatto che tra breve l’ordine dei giornalisti deciderà sulla sua radiazione naturalmente non conta, scombina le carte in tavola e accusa, facendo nomi e cognomi di illustri porporati che avrebbero provveduto ad affossare il povero Boffo. Detto per inciso: se Feltri ha mentito su Boffo, perchè dovremmo credergli adesso? Ancora: la campagna elettorale in corso non c’entra con questo tentativo alquanto patetico di scagionare il premier da ogni accusa?

Il problema non è la malafede di Vittorio Feltri e la sua interpretazione del mestiere di giornalista come sicario che spara alle spalle, il problema è quello irrisolto dei rapporti tra stato e chiesa. Un rapporto che, con l’avvento del centrodestra, è diventato più stretto, più opprimente, più invasivo. Gli scambi di favori continui tra il Vaticano e i centri del potere politico ormai non si contano: i voti e il consenso dei cattolici in cambio dei finanziamenti alle scuole private, della detassazione delle scuole cattoliche, dei crocifissi in classe, dei niet  alla ricerca genetica, della revisione della legge sull’aborto, ecc.ecc. E’ una chiesa sempre più temporale e sempre meno spirituale, una chiesa affollata di mercanti che vive ormai fuori dal tempo. Basterebbero le posizioni anacronistiche sul divorzio, sull’aborto, sul celibato dei sacerdoti a testimoniare dello scollamento dalla realtà. Chi scrive è cattolico, moderatamente praticamente, credente.  Ed è stufo di Comunione e liberazione, delle andreottiane maniere del cardinale Bertone, dell’ipocrisia dei neocon, della religiosità da baraccone della lega nord, dei difensori dei valori della famiglia pluridivorziati, dei privilegi medioevali concessi al vaticano. Chi scrive vorrebbe una Chiesa che fosse la chiesa degli ultimi, che ritrovi lo spirito del messaggio evangelico e si schieri apertamente con gli ultimi, con i derelitti del mondo, con chi vive ai margini. Una Chiesa che beatifichi l’arcivescovo Romero, ucciso in articulo dei mentre somministrava la comunione per aver difeso i contadini salvadoreni, e non Echevarria, connivente di Francisco Franco e fondatore dell’Opus dei, una Chiesa che si occupo dello spirito ma che non trascuri i richiami alla giustizia e all’eguaglianza di tutti gli uomini. In un nuovo millennio dove il materialismo e l’avidità sembrano dominare sull’uomo, ritrovare la propria autenticità, rinnovare il messaggio eversivo del Vangelo, provocare scandalo, schierarsi senza titubanze dalla parte di chi soffre o è oppresso, è l’unica strada possibile per ritrovare una propria identità, altrimenti la religione continuerà la strada dell’individualismo intrapresa agli inizi del secolo scorso, trasformandosi da attività sociale per eccellenza a fatto privato, diventando sempre più instrumentum regni per governanti spregiudicati e una gerarchia ecclesiastica meschina e assetata di potere.

Almeno fino a quando qualcuno non scaccerà di nuovo i mercanti dal tempio…

L’uomo senza qualità


Leggo da vari organi di stampa, (La Stampa, La Repubblica, l’Unità), il resoconto della visita del nostro premier a Israele. Gli organi di stampa sono tutti riconducibili all’area di centro sinistra, lo so, purtroppo non riesco a leggere i giornali di destra, anzi, ultimamente, faccio fatica a definirli giornali, specie dopo il caso Boffo. Il nostro premier dunque, ha complimentato Israele per i bombardamenti su Gaza e poi ha detto ai palestinesi che le vittime di Gaza erano paragonabili a quelle della Shoah. I commenti sui giornali erano improntati a ironia, sarcasmo, ma mancava qualcosa che in Italia latita ormai da anni: mancava indignazione.

A Gaza sono morti dei civili, uomini, donne e bambini, i morti, da qualunque parte vengano, meritano rispetto. Il premier, facendo quello che ha fatto, ha commesso un’azione di sciacallaggio politico sulla pelle di quei morti. Possibile che nessuno sappia più usare la parola “vergogna” in questo paese? E’ vergognoso che il capo del governo del nostro paese mostri una tale insensibilità, un tale cinismo, verso delle vittime civili, è vergognoso che vada in uno dei luoghi più sacri della cristianità, la chiesa di Gerusalemme, e racconti barzellette sulla Madonna, è vergognoso che non perda occasione di insultare i giornalisti in un paese in cui i giornalisti fanno il loro lavoro e provocano cambi di governo e dimissioni con i loro articoli. Ormai neppure i nostri editorialisti più intelligenti sono in grado di afferrare il vuoto ideale, etico, morale che sta dietro all’uomo che guida il paese. Talmente tante sono le sue pubbliche esternazioni di volgarità, grossolanità, pressapochismo, mancanza del senso della misura, mancanza di rispetto per chi gli sta di fronte, che ci siamo come assuefatti. Attendiamo ogni visita ufficiale all’estero consapevoli che dirà o farà qualcosa di cui dovremo vergognarci, leggiamo quotidianamente le sue irresponsabili dichiarazioni come si leggono le vignette dei disegnatori satirici, cambiamo canale se compare in tv per non sentirci nauseati. Ma non ci indignamo più. Ieri sera ascoltavo Bertinotti, politicamente non ho mai condiviso la sua linea ma dal punto di vista umano lo rispetto profondamente. Ieri sera mostrava tutto il suo sdegno per la mancanza di una levata di scudi della società civile dopo i fatti di Rosarno. Condivido pienamente: se non ci indignamo per un pogrom, se non ci indignamo per tre giorni di guerriglia scatenata da motivi razziali, per cosa ci indigneremo? Quando gli intellettuali di sinistra riusciranno a capire che non basta più ironizzare su un uomo che ormai è una parodia di sè stesso, che la deriva in cui il paese ormai si ritrova, non si risolverà con la sua uscita dalla scena poltica perchè i semi che ha gettato sono malati e infestanti? E’ necessaria una chiamata alle armi della società civile, alle armi dell’informazione costante, capillare, ossessiva,alle armi della ragione. La sinistra deve radicarsi sul territorio, ascoltare la gente, far capire alle persone che il re è nudo, balza alzare la testa e aprire gli occhi. Una vecchia canzone contadina siciliana recita: “Tu ti lamenti, picchì ti lamenti? Pigghia lu bastuni e tira fora li denti”. Forse è venuto il momento di rialzare la testa e dire basta a questa nauseabonda marea di ipocrisia e falsità che ci circonda, è venuto il momento di smetterla di lamentarsi e scuotere la testa. Io penso che si possa riuscire a farlo usando il bastone giusto, quello delle idee e dell’onestà. Da cattolico e da uomo di sinistra, credo ancora che, nonostante tutto, l’onestà paghi. Anche se al momento, la nuttata ha ancora da passare. Nel frattempo, però, da nessuna parte è scritto che si debba sopportare le uscite da avanspettacolo del premier. Negli articoli che ho letto mi è parso di cogliere tra le righe, oltre al sarcasmo, una malcelata ammirazione verso quest’uomo capace di dire tutto e il contrario di tutto a seconda di chi si trova davanti.

A determinare questa sorta di ammirazione inconsapevole e’ lo stato attuale di questo paese, senza più identità, senza più etica, senza altro indirizzo che non sia quello del fraudolento arricchimento personale possibilmente a spese della comunità e della distruzione dell’avversario con ogni mezzo. E’ l’inevitabile evoluzione di un paese guidato da un uomo senza qualità.

Trasgressione all’italiana


Mi soffermo su un argomento nella sostanza assolutamente risibile ma che apre una finestra sul clima di ipocrisia becera che ammorba l’Italia oggi. Premetto che sono contrario all’uso di droghe e che considero le stesse un serio problema sociale, tanto per non dare adito ad equivoci e che amo una certa cultura (quella americana tra gli anni 50 e 70) e una certa musica (idem) che indubbiamente hanno avuto rapporti con l’uso degli allucinogeni. Ma si trattava di anni lontani anni luce da quelli attuali.

Morgan, in una intervista, afferma di fumare cocaina per combattere la depressione. Prime pagine su tutti i giornali, Morgan il maledetto, Morgan il trasgressivo, via da Sanremo. Nel frattempo, Berlusconi a Israele insulta mezzo medio oriente e plaude al massacro dei palestinesi. Stasera Morgan andrà da Bruno Vespa a chiedere perdono facendo pubblica ammenda dei suoi peccati e verrà riammesso al festival. Nel frattempo, passa la legge sul legittimo impedimento e si comincia a massacrare anche la scuola superiore. Questa la sintesi della storia, ripeto,assolutamente ridicola.Vi immaginate  Lou Reed ai tempi di Heroin, o il Dylan anfetamico di Mr. Tambourine man o Il Mick Jagger di Brown Sugar andare da Vespa a chiedere perdono? Ma senza nominare i grandi, pensate al Finardi di Scimmia o al Vasco di Vado al Massimo. Tutta gente che ha pagato la trasgressione sulla propria pelle, che ha contestato lo status quo ed è rimasta. nonostante i miliardi, le donne e il successo planetario, irrimediabilmente ribelle. La droga, per questi artisti è stata un tentativo di aprire le porte della percezione (tanto per citare un intellettuale di quegli anni), un modo per epater le bourgeois, o semplicemente un grosso fanculo per chi si scandalizzava. Non si conoscevano ancora gli effetti devastanti dell’eroina, la cocaina non era una moda e gli allucinogeni facevano per un attimo dimenticare la guerra del Vietnam e il pericolo atomico. Che c’entra Morgan, artista di terzo piano, star televisiva in uno dei pessimi programmi che ci propina oggi la tv, finto dandy, finto ribelle, finto tutto?

Il gioco è talmente palese che viene da ridere. Le previsioni di ascolto sul festival di Sanremo erano più o meno quelle di un documentario sulla cacca di mosca, non si poteva puntare sull’ennesimo orrendo motivetto di Povia, uno dei più abominevoli esseri comparsi mai sul teleschermo, perchè già fatto, serviva un nuovo scandalo per creare audience. Prendiamo un cantante di quart’ordine, diamogli il suo attimo di notorietà, approfittiamone, tanto che si siamo, per sparare a zero sui drogati e sulla sinistra  che è piena di drogati e gay, i gay non c’entrano ma ce li facciamo entrare, ci pensa poi il lacchè dei lacchè, Bruno Vespa, a rimettere le cose a posto.  Così, almeno per la prima sera, l’audience è garantita. Nel frattempo, rifilando questo letame alla gente sui giornali, la distogliamo da quello che dice Berlusconi e da quello che fanno i suoi devoti servitori al governo. Così alle regionali li freghiamo di nuovo.

Mi chiedo: perchè non è stato fatto lo stesso scalpore per quel povero ragazzo tossicodipendente ammazzato a botte dalla polizia in carcere? perchè in Italia i giornali non titolano in prima pagina sulle cose serie? Perchè un depresso benestante, che ha più soldi, più donne, più possibilità di un ragazzo che si buca in un vicolo buio dovrebbe commuoverci e merita l’inchiostro speso per raccontare la sua storia? Questa vicenda è un’offesa a tutti quelli che vivono quotidianamente il dramma della tossicodipendenza, una banalizzazione volgare e gretta di un problema sociale gravissimo, un teatrino ignobile. L’Italia, ormai è diventato questa: una continua e insopportabile sceneggiata, uno squallore senza fine, una melma di ipocrisia e falsità che sommerge tutto e tutto inquina. Anche il già pestifero Festival di Sanremo.

Così vicini, così lontani


Leggo da “La Repubblica” di oggi che, una statistica sul rendimento dei ragazzi delle scuole elementari testimonia di un divario tra nord e sud: i ragazzi del meridione sono mediamente meno preparati di quelli del Settentrione. A parte il sospetto che si stiano preparando nuovi tagli di cattedre al sud e, come sempre quando si tratta di scuola, i giornali stiano preparando il campo, mi sembra che il sondaggio abbia rivelato l’acqua calda. Basta guardare le cifre sulla dispersione scolastica che, storicamente, al sud sono sempre triplicate rispetto al nord. Anche le motivazioni di questa situazione sono da sempre sotto gli occhi di tutti: redditi sensibilmente inferiori, disoccupazione alle stelle, strutture sociali e sanitarie disastrose. Pretendere che la scuola possa supplire a questo sfacelo sociale significa vivere fuori dalla realtà. Mi aspetto, nei prossimi giorni, articoli di esperti del settore, sociologhi psicologhi, ecc. che ci spiegheranno i motivi nascosti di questa crisi e getteranno la croce addosso, come sempre, ai professori. La verità è che non si può pretendere che la miseria, la paura e la mancanza totale di prospettive generino cultura e voglia di fare. Molto spesso i ragazzi del sud hanno l’urgenza di terminare la scuola dell’obbligo per provvedere a rimpinguare il magro bilancio familiare, altre volte sono demotivati e privi di autostima, oppure subiscono le lusinghe della criminalità organizzata. la questione meridionale è annosa, irrisolta e irrisolvibile dall’attuale classe dirigente, necessiterebbe di una nuova politica, una politica in grado di rinunciare al voto di scambio, al clientelismo, alle connivenze criminali  e di ottenere il potere sulla base di un programma attuabile, ragionevole, fatto non solo di parole vuote. Fantascienza, insomma. Ma se tutti sanno che il sud è un altro mondo, così vicino e così lontano da noi (tanto per evitare equivoci, chi scrive è di origine siciliana e fiero di esserlo) perchè appaiono sui giornali, di tanto in tanto, queste notizie di sconcertante ovvietà? L’impressione è che la caccia all’insegnante, che in genere si apre in primavera, quest’anno sia cominciata con un congruo anticipo e che gli organi di stampa, sia pure in buona fede ( ma io non lo credo) abbiano cominciato a posizionare le esche per il prossimo massacro. Ad abboccare saranno, come sempre, in molti, e dopo l’ennesimo repulisti di precari e organici ulteriormente spolpati, i giornali torneranno a pubblicare statistiche dove diranno che la scuola italiana bla, bla, bla.

D’altronde, c’è miglior modo per cancellare il passato e alterare la storia che quello di fare a pezzi la scuola?

Piattelli da tiro


Quando un giornale non ha notizie valide, niente scandali sessuali, niente incriminazioni per il presidente del consiglio, niente harakiri della sinistra, c’è un argomento su cui va sempre sul sicuro: la scuola e i privilegi dei professori. Basta leggere i due insulsi articoli del Secolo XIX nelle ultime due settimane. Le scuole hanno classi che scoppiano, non si dà più l’attestazione di disabilità agli alunni difficili, le norme di sicurezza vengono allegramente violate, le risorse vengono tagliate, gli insegnanti precari vengono mandati a casa e su cosa titola il nostro ineffabile e incrollabilmente provinciale foglio? Su problemi di capitale importanza come la settimana bianca e l’orario scolastico. A prima vista, sembrerebbe un caso di incompetenza ordinaria, normale tra i giornalisti nel nostro paese, ma in realtà, c’è molto di più. Da anni, l’Anp, famigerata sigla che indica l’associazione nazionale presidi, sigla indiscutibilmente spostata a destra, spinge per una maggiore autorità dei dirigenti scolastici. Il fatto che il giornale ponga l’accento sull’orario, deciso ogni anno dal collegio dei docenti, non è un caso, perchè proprio sull’orario si gioca una battaglia di equità e di diritti dei lavoratori che troppo spesso viene persa da collegi docenti disinformati. Mettere in discussione l’autonomia scolastica sull’argomento orario, non solo scardinerebbe uno dei punti chiave della legge, ma darebbe ai dirigenti un potere che alcuni bramano da anni, magari per consumare vendette sommarie. Il sospetto che dietro quegli articoli ci sia qualche l’anp è fondato, anche perchè nessun giornalista sano di mente uscirebbe con due titoli così insulsi nell’arco di due settimane. Penso che i dirigenti onesti, che cercano la collaborazione con i docenti e hanno a cuore la sorte delle scuole, ce ne sono molti per fortuna, dovrebbero far sentire la loro voce che è ancora maggioritaria, non so per quanto. Altrimenti, i prossimi piattelli da impallinare sulle pagine della cronaca, una volta sistemati noi, saranno loro. Quanto ai nostri privilegi e al nostro lavoro concludo con una riflessione: quando siamo in treno nessuno si sogna di dire al macchinista come deve guidare, se ceniamo al ristorante, nessuno dice allo chef come cucinare, se andiamo in un centro commerciale, nessuno dice al commesso come vendere… perchè allora tutti, ma proprio tutti, si sentono in diritto di dire agli insegnanti come insegnare?

L’esternalizzazione della democrazia


Esternalizzazione è una brutta parola usata per indicare una operazione di attribuzione di funzioni di competenza dello stato ad enti esterni, privati, per avere mano libera ed evitare i controlli a cui dovrebbe essere sottoposta ogni operazione del governo. Gli Stati Uniti con Bush hanno effettuato una massiccia esternalizzazione delle funzioni di competenza della difesa e i risultati li abbiamo visti in Afghanistan e in Iraq: mercenari che spadroneggiano come i gangster dei tempi andati utilizzando la tortura sistematicamente, gli appalti per la ricostruzione trasformati in una enorme torta da spartire tra gli amici e gli amici degli amici, il sostanziale fallimento delle due missioni con un prezzo altissimo in vite umane.

Questa settimana, senza che un giornale vi dedicasse un titolo almeno in terza pagina, è stata esternalizzata la difesa. Questo significa che un consiglio d’amministrazione deciderà le spese per la difesa senza alcun limite e senza alcun controllo da parte del governo. La ciliegina sulla torta è la norma che stabilisce che il presidente del consiglio d’amministrazione non potrà essere in alcun modo ritenuto penalmente responsabile per brogli, appropriazioni indebite, ecc.ecc.

Qualche settimana fa lo stesso procedimento era stato attuato con la protezione civile. nessun limite di spesa, competenze enormemente ampliate al di là del ragionevole (cosa c’entra la protezione civile con i grandi eventi?), stessa immunità per il presidente del consiglio d’amministrazione. In entrambi i casi, la spesa sarà autorizzata dal ministro delle finanze per decreto, senza passare dal parlamento. Due uomini quindi, i presidenti dei rispettivi consigli d’amministrazione, avranno il potere di mobilitare enormi risorse accumulati con le tasse pagati da tutti noi, senza che nessuno possa controllare come queste risorse vengano spese. Diventa quindi comprensibile, in quest’ottica, la frase di Berlusconi a proposito di Bertolaso:<<Con tutto quello ha fatto, come posso non farlo ministro?>>

Siamo al ministero come regalia, non più il voto di scambio ma la poltrona di scambio,. Un ministero vale l’altro, naturalmente, la competenza specifica e la consultazione degli alleati di governo non è affatto un problema quando il nostro ineffabile premier deve disobbligarsi con un amico. Bertolaso è l’uomo dei rifiuti in Campania (ricordate quella vecchia canzone che diceva:<<Questa macchina qua devi metterla là!>>? Ecco, appunto…), l’uomo del miracolo della ricostruzione a l’Aquila (miracolo annunciato),l’uomo che non accetta la minima critica sull’operato della protezione civile divenuta con lui una casta di intoccabili, è anche l’uomo dei festini a base di coca e ragazze ma questo conta meno. Indubbiamente, il premier gli deve molto, ma non poteva bastare un orologio del milan come quelli che ha regalato generosamente ai terremotati?

In molti hanno detto in passato che la democrazia era in pericolo nel nostro paese e hanno ricevuto sorrisi di sufficienza da parte degli esponenti del centro destra e del centro sinistra.

Adesso che la svolta autoritaria è un dato di fatto, che il clientelismo è diventato legge dello stato e l’impunità logica conditio sine qua non per avere le mani libere, adesso che la libertà di stampa viene attaccata quotidianamente, la magistratura insultata e delegittimata, che funzioni essenziali come quelle della difesa e della protezione del territorio vengono di fatto tolte al controllo degli organi competenti e affidate ai consigli di amministrazione, mi chiedo: avete ancora voglia di sorridere?

“I politici hanno una loro etica molto rigorosa. Giusto un gradino sotto quella dei maniaci sessuali” (Woody Allen).