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La memoria corta


Che gli italiani abbiano la memoria corta, è cosa nota. In caso contrario, il paese non sarebbe nell’impasse politica, economica e sociale in  cui si trova, non ci sarebbe un partito di governo che ha come cavallo di battaglia il razzismo, ecc.ecc.

Ma che ad avere la memoria corta sia il presidente del consiglio è un  pò più grave, dal momento che chi rappresenta il popolo dovrebbe esserne il campione, possedere caratteristiche migliori e non cadere negli stessi errori.

Non so tuttavia come definire diversamente il richiamo alla piazza del premier. Da anni, manifestazioni contro il governo  a cui hanno partecipato milioni di lavoratori sono state ignorate dai mezzi d’informazione, sminuite, spesso sbeffeggiate. Ricordo uno sciopero cui partecipò più di un milione di lavoratori: la risposta del premier fu:”Sono di più quelli rimasti a casa”.

Ma sulle ondivaghe opinioni del leader del centrodestra si sono spesi fiumi d’inchiostro. In realtà, per l’ennesima volta, si usa la tattica della cortina di fumo su cui mi sono già espresso in questo spazio. Alzando il tono delle dichiarazioni, attaccando i magistrati, piangendosi addosso, il premier maschera l’ennesimo atto politico mirato a risolvere un suo problema personale: mi riferisco alla fiducia richiesta sul provvedimento del legittimo impedimento. Sul provvedimento in sè stesso, dico solo due parole: è una assurda stupidaggine. Se un ladro di polli viene colto sul fatto viene processato per direttissima e non può accampare impedimenti di sorta, non vedo perchè un uomo politico, che si è candidato col certificato dei carichi pendenti non esattamente immacolato, e questo si dimenticano tutti di ribadirlo, a destra e a sinistra, un uomo politico che può permettersi i migliori avvocati sulla piazza, debba essere sottoposto a quello che è un evidente trattamento di favore. Il provvedimento è meno grossolano del lodo Alfano, più sottilmente anticostituzionale, ma stabilisce in ogni caso un privilegio assolutamente intollerabile. Purtroppo, spesso, il premier confonde le garanzie con i diritti feudali, il potere politico col comando, l’amministrazione dello stato con la gestione del patrimonio personale, l’alleanza politica con la devozione.

Ma quello su cui vorrei che i miei venticinque lettori riflettessero, è l’uso indiscriminato della fiducia e del decreto legge da parte di questo governo. Praticamente ogni provvedimento approvato dall’attuale maggioranza è stato ottenuto o con la prova di forza della fiducia o con lo strumento del decreto legge. Di fatto, il parlamento, da anni, viene esautorato di una delle sue funzioni più importanti, quella discussione delle leggi, quella del confronto democratico tra maggioranza e opposizione.

Se c’è un punto su cui l’opposizione dovrebbe battere ( ma, ahimè, questa sinistra ha la dote di schiacciare i tasti sbagliati nel momento meno opportuno) è proprio questo autoritarismo che si sta consumando con la complicità di una maggioranza fatta di cortigiani, più che di teste autonomamente pensanti. Chi pensa che per arrivare la fascismo sia necessaria una nuova marcia su Roma, magari condotta dai leghisti, si sbaglia. E’ sufficiente, goccia dopo goccia, giorno dopo giorno, decreto dopo decreto, fiducia dopo fiducia, scardinare una delle basi della democrazia, togliere sostanza al dibattito parlamentare, anestetizzare la contrapposizione e, naturalmente, alzare cortine di fumo in modo che i sudditi distolgano lo sguardo dalle malefatte del sovrano. Passo dopo passo, si arriva alla eliminazione virtuale dell’opposizione che si trasforma in un fastidioso soprammobile. Ma l’opposizione, in un democrazia reale, svolge la fondamentale funzione di controllare l’operato del governo, dei stigmatizzare gli abusi, di portare proposte migliorative o alternative. Per quanto a Berlusconi dispiaccia, non se ne può fare a meno. Per arrivare al fascismo nel secondo millennio non sono più necessari camice nere e manganelli, basta un Feltri per eliminare un avversario, basta un decreto per indebolire il capo dello stato, basta un voto di fiducia per regalare un nuovo privilegio al sovrano. Sempre in nome di Dio e della nazione, naturalmente. E’ sufficiente seguire un telegiornale per accorgersi che non esiste dibattito politico in Italia, non esiste una reale discussione su temi importanti, non c’è nessuna volontà di informare l’opinione pubblica su quello che accade. Di Pietro, con i suoi attacchi veementi e verbalmente coloriti, fa solo il gioco del re, che sorridendo bonario alla sua corte dei miracoli, indica il reprobo e sussurra:”Vedete come mi trattano?”

Hanno perfino impedito il normale confronto elettorale chiudendo i talk show. Non che siano il non plus ultra, troppo spesso si riducono a beghe da cortile o a risse tra esagitati, tuttavia sono gli unici spazi sulla televisione pubblica dove ancora, almeno in nuce, si dibatte di politica tra parti contrapposte.

E’ sui fatti che si batte l’autoritarismo populista,il fascismo strisciante di questa maggioranza,  sul confronto continuo, sul richiamo alle cose concrete, obbligando il premier a fare quello che non è abituato a fare, costringendolo a un contraddittorio serrato e continuo. Servono proposte concrete proposte politiche, come una limitazione al numero di decreti e di voti di fiducia proponibili da un esecutivo, che appare ormai l’unica possibilità per ridare dignità ad un parlamento quotidianamente umiliato e ignorato sì dal premier, ma anche da chi dovrebbe esercitare il dovere di critica e si astiene dal farlo, anche da chi dovrebbe pensare con la propria testa e gli viene più comodo pensare con quella del capo.

Berlusconi e la sua corte sono stati democraticamente eletti ( anche se, visto lo strapotere mediatico, su questo ci sarebbe parecchio da eccepire), il premier è il campione della maggioranza degli italiani. Se la sinistra vuole sostituirlo, deve essere migliore e non cadere negli stessi errori. Deve proporre qualcosa di nuovo, non riproporre il suo modello cambiando le parole, non riproporre i suoi manifesti cambiando i simboli. Soprattutto non cadere nei tranelli che gli vengono tesi da quello che rimane un abilissimo venditore di sè stesso.

Le cortine di fumo possono essere soffocanti, ma basta un pò d’aria fresca a diradarle, il fascismo è una minaccia sempre presente ma la si sconfigge con parole che sembrano non fare più parte del lessico della sinistra: solidarietà, partecipazione, cooperazione, unione. Alla politica dell’(arra)fare va sostituita la politica dell’essere, la politica del saper fare.

Quanto al richiamo alla piazza da parte del premier, se anche riuscisse a radunare una folla oceanica, magari di fronte a Palazzo Venezia, si potrà sempre obiettare che la maggior parte della gente è rimasta a casa…e poi non fa neppure arrivare i treni in orario.

La cortina di fumo


Sarà un caso, ma ogni volta che l’attuale esecutivo è in grave difficoltà, difficoltà che potrebbe comportare un significativo calo di consensi, accade qualcosa che distoglie l’attenzione dell’opinione pubblica, spargendo una sottile e mefitica cortina di fumo sui fatti.

Il decreto firmato dal premier che, de facto, regolarizza una palese irregolarità, è un fatto gravissimo, impensabile in una delle grandi democrazie europee o negli Stati Uniti, ma, agli occhi di un’opinione pubblica non proprio esperta in questioni giuridiche, anzi probabilmente propensa a cambiare canale se in tv compare Zagrebelski o un docente di diritto a spiegare con dovizia di particolari perchè l’atto compiuto dal premier è una gravissima prevaricazione, è sicuramente meno grave di una truffa che coinvolge senatori, uomini d’affari e la ‘ndrangheta calabrese o dello scandalo della protezione civile.Oltretutto non ci sono di mezzo neppure escort o trans…

Lentamente,ineffabilmente, inesorabilmente, le notizie sui grandi scandali scompaiono dalle prime pagine dei giornali per lasciare spazio alle diatribe giuridiche, agli sdegnati appelli, alle accuse e contro accuse su un fatto sicuramente di capitale importanza ma che dubito fortemente toglierà voti al premier. L’uomo è abilissimo nel gioco delle tre carte,sa come manipolare l’opinione pubblica, conosce i suoi polli: da qui al voto , riuscirà a scaricare le responsabilità del pasticciaccio delle schede sugli avversari politici, magari con la complicità di qualche dossier del fido Vittorio Feltri o con la compiacenza dei servizi segreti, sempre pronti a baciare la mano del padrone, in questo paese di servi. Già l’attentato (attentato? mah…) di Milano servì a stornare l’attenzione da un momento non esattamente glorioso per il presidente del consiglio. D’altronde la tattica è vecchia e collaudata, in tempi più cupi ma non così lontani come vorremmo, si chiamava strategia della tensione. La sua esistenza non è mai stata provata ma neanche smentita ufficialmente. E’ lo stesso principio in base al quale se si mettono in prima pagina i crimini degli stranieri e solo quelli, la gente comincia a pensare che a delinquere siano solo gli stranieri. La Lega e i giornali di destra conoscono bene il meccanismo. Al contrario, se parlo sempre meno degli scandali, dopo qualche giorno gli scandali non ci sono più. Detto in termini più triviali, stanno facendo sparire il coniglio nel cappello.

Così, il più grande scandalo della storia della repubblica e la vergognosa storia di corruzione e collusioni della protezione civile stanno già finendo nel dimenticatoio. Ancora una volta, la sinistra, con una abilità quasi diabolica, sceglie l’obiettivo sbagliato su cui concentrare il tiro, ancora una volta molti ignobili cialtroni riusciranno a farla franca. Già alcuni dei protagonisti di queste indecorose vicende sembrano aver ritrovato la propria sicumera, dopo un momento di sbandamento iniziale. A voler pensare proprio male, questa variazione sul tema, questo pasticciaccio all’italiana a base di panini e omissioni, viene bene anche al Vaticano, visto che sembra esserci in giro qualche gentiluomo del papa che non sembra proprio meritevole del titolo…

Ma questa è teoria del complotto, sono certamente in errore, non c’è nessun disegno, sicuramente è solo per caso che i fatti si sono svolti nella sequenza in cui si sono svolti, è più logico pensare che  il partito di maggioranza che governa da diciannove anni questo paese, con brevi interruzioni immediatamente risolte, partito in cui milita un numero impressionante di reduci della prima repubblica che respirano politica dalla culla, abbia commesso due errori clamorosi nella presentazione delle liste nelle due regioni più importanti…

D’altronde, viviamo nel paese in cui il Tg1 dice che Mills è stato assolto e Bruno Vespa si lamenta di essere stato chiuso  perchè Santoro ha svolto male il suo lavoro, Corrado Augias apre il suo programma facendo un appello per la tutela della libertà d’informazione che viene limitata dall’esecutivo e il premier non si presenta all’udienza del processo in cui è imputato perchè deve andare a Washington, non ci sarebbe da stupirsi di nulla.

“Ci deve essere una via d’uscita da qui” cantava Bob Dylan nella più profetica e tetra delle sue canzoni nel ‘68, mentre si alzavano i fumi del napalm in Vietnam e l’America esplodeva in un grido di rivolta.

Ci deve essere una via d’uscita da qui, da questo fumo che sale sempre più denso e velenoso, da questa cortina che diventa ogni giorno più spessa e insuperabile…dietro quel muro grigio ci sono i morti dell’Aquila, i disoccupati, le vittime della ‘ndrangheta, dietro quel muro grigio ci sono persone oneste che chiedono giustizia ma le loro parole rimbalzano e tornano indietro, respinte dal fumo…ci deve essere una via d’uscita da qui…

Pupi e pupari


“L’Italia è una espressione geografica” Metternich

“L’Italia è fatta, adesso bisogna fare gli italiani” Cavour

“Gli italiani sono irrimediabilmente predisposti alla dittatura” Flaiano

“Cu nasci tunnu non pò moriri quatru” trad. Chi nasce tondo non può morire quadrato Detto popolare siciliano

I fascisti possono essere incolpati di essere fascisti specie se più volte hanno chiaramente dimostrato di esserlo? Traduzione: ci dobbiamo stupire e scandalizzare se un premier che da 19 anni non partecipa alle celebrazioni della Resistenza, che ha sdoganato l’ex MSI facendolo diventare un partito di governo, che si è alleato con Forza Nuova, con la Santanchè, con la destra più ottusa e reazionaria, che fa dell’alleanza con la Lega nord, razzista e xenofoba, il suo fiore all’occhiello fa un colpo di mano fascista e cambia le regole mentre la partita è in corso?

A che serve gridare al Golpe, chiamare le folle alla piazza, adesso? La politica della sinistra negli ultimi vent’anni può essere riassunta da un altro detto popolare: “Chiudiamo la stalla quando i buoi sono scappati”.

I buoi della democrazia, in Italia, sono scappati nel momento esatto in cui Prodi, D’Alema, Bertinotti, e co. in un momento di amnesia generale hanno scordato di fare una legge seria sul conflitto d’interessi, permettendo al premier diversamente alto di tornare in auge con una maggioranza plebiscitaria ( che non fa onore agli italiani, ma il concetto di “onore” degli italiani è noto).

Quanti e quante volte hanno detto che la situazione era compromessa, che si sarebbe arrivati a un punto di non ritorno, che la democrazia era in pericolo? D’Alema, Veltroni, e compagnia, hanno sempre risposto, sorridendo bonariamente, che no, la democrazia non era in discussione. E adesso?

Adesso mancano quindici giorni alle elezioni, una enormità per un affabulatore da luna park in grado di tirare fuori il coniglio dal cappello in ogni momento. Non c’è da illudersi che lo sdegno tardivo ed ipocrita di molti possa portare all’unico risultato che cambierebbe davvero le carte in tavola: una sonora, chiara e decisa sconfitta del PDL (partito dei ladri? dei leccaculo? O forse, alla luce dei recenti sviluppi, dei lupanari?) che mandi a casa questa accozzaglia di nostalgici, di cortigiani, di ladri e di nanetti col complesso di superiorità.

Per fare questo sarebbe necessario, oltre allo sdegno e alla condanna, per prima cosa che non si difendesse un presidente della repubblica indifendibile. L’art. 72 della costituzione proibisce espressamente di fare decreti sulle leggi elettorali (perchè i padri costituenti i fascisti li conoscevano bene, molto bene), il presidente ha avallato un decreto che rappresenta  una chiara violazione della costituzione, il presidente è indifendibile e non è più degno di rappresentare gli italiani. Punto. Senza distinguo, senza dire che l’unico cattivo è chi cattivo lo è sempre stato. Cosa volevate che facesse uno che da anni si fa le leggi per non essere processato, che controlla le televisioni e le fa guidare da lacchè impresentabili, che si compra i tre quarti dei giornali per limitare la libertà d’opinione, che impedisce il dibattito elettorale in campagna elettorale, che fa uno scudo fiscale per cui i mafiosi hanno smesso solo  adesso di brindare, che si porta prostitute a vagonate in una sede istituzionale? Che dicesse:”Abbiamo sbagliato, mi dispiace”?

Cosa deve fare di più questo pover’uomo per essere considerato fascista, antidemocratico, peronista, autocratico, amorale, opportunista, narcisista, incapace di rinunciare al potere? Vogliamo continuare con la barzelletta dello statista? Quante corna nelle foto ufficiali, quante barzellette sconce, quante stupidaggini nelle trasferte all’estero deve dire ancora per farci capire che no, non è proprio capace?

Sarebbe poi necessaria una proposta politica realmente alternativa, propositiva, innovativa, che parta, per esempio, dal salario minimo garantito per chi perde il lavoro e per i disoccupati. Esiste in tutta Europa, nessuno ne parla. Sarebbe l’unico vero ammortizzatore sociale veramente efficace, nessuno ne parla. Basterebbe destinarvi l’otto per mille, basterebbe, in realtà, che si rubasse meno, basterebbe non dare fondi a pioggia a puttanieri e ladri, basterebbe governare seriamente.  Nessuno ne parla. Si potrebbe poi pensare a una riforma seria della scuola, che premi i meriti e cerchi di recuperare chi resta indietro, che dia l’opportunità a chiunque di potersi creare il proprio futuro, che faccia diventare le aule fucine di cittadini responsabili con teste pensanti, che restituisca dignità e prestigio agli insegnanti, che stabilizzi i precari. Nessuno ne parla. Si potrebbe addirittura pensare a far pagare le tasse a tutti, così da pagarne meno tutti e rilanciare quella piccola e media impresa che è il motore trainante del paese. Nessuno ne parla.  S’ode a destra qualcuno che tromba, a sinistra nessuno risponde. Silenzio.

Di cose da proporre ce ne sarebbero a centinaia. Purtroppo, in questa campagna elettorale, non ho sentito nulla di tutto questo, solo politichese vecchio e stucchevole, brutte facce sui muri delle città (raccogliamo le firme per dire basta ai manifesti elettorali), slogan degni di un demente, spot televisivi in cui i candidati dovrebbero essere doppiati. Il vuoto totale, mentale e ideale, l’insostenibile insensatezza dell’essere politico. L’essere è, il non essere non è, il politico è meno.

Sarebbe opportuno che in questo momento, dove si sta consumando un golpe all’italiana, gravissimo ma ridicolo, come tutto quello che si consuma in Italia, a parte la criminalità organizzata, quella non fa ridere nessuno, gli intellettuali, quelli che ci invidiano in tutto il mondo, Eco, Sanguineti, ecc., scendessero dalle torri eburnee dei loro movimenti radical chic, tanto civili e carini e puliti e ordinati, e alzassero la voce, facendo pesare il loro prestigio, sensibilizzando anche l’opinione pubblica europea oltre che quella nostrana. Sporcatevi le mani, scendete nelle piazze, la gente vi conosce, vi rispetta, qualcuno addirittura legge i vostri testi, fate vedere che esistono anche italiani famosi che sono fuori dalle categorie di Lombroso, combattete questa battaglia per i diritti non solo con le vostre menti eccelse ( detto senza nessuna ironia) ma anche con la vostra presenza fisica.

Altrimenti, se a fine Marzo gli italiani dovessero votare di nuovo in massa il pokemon della Brianza, in questo paese le uniche ad avere qualcosa da festeggiare saranno le bionde tornite e disponibili.

Uno spiraglio di luce


Nello squallore di questi ultimi giorni, finalmente una buona notizia: la notizia della condanna di tutti gli imputati per i fatti accaduti nel 2001 durante il G8 di Genova. 

Finalmente viene stabilito un fatto che da anni viene negato: a Bolzaneto, nel 2001, i fermati furono minacciati, percossi, torturati; a Bolzaneto, nel 2001, si sospesero i diritti civili di centinaia di persone.

Medici, secondini e poliziotti infangarono la loro divisa comportandosi in modo indegno e crudele, infierendo su ragazzi e ragazze provati, spesso già malmenati dai loro degni compari, non concedendo loro i più elementari diritti sanciti dal nostro codice di procedura penale.

Questa è una sentenza che, in primo luogo, dovrebbe essere accolta con sollievo dalla quasi totalità dei poliziotti, medici e funzionari della polizia penitenziaria onesti e coscienziosi, che quotidianamente svolgono il loro lavoro con onestà e umanità, che rendono un prezioso servizio allo stato e non meritano di essere accomunati a quel pugno di vigliacchi che in quei giorni scelsero di comportarsi come squadristi, sicuri dell’impunità.

Trattandosi dell’Italia, non mancano risvolti grotteschi. Reati di tale gravità, infatti, sono caduti in prescrizione e in Italia la discussione sul reato di tortura è in attesa da vent’anni. Questa potrebbe essere l’occasione buona per introdurlo, se ne sente la necessità, anche se è triste dirlo. Certo è che i risarcimenti in denaro non ripagheranno la paura, l’angoscia, il terrore di chi ha avuto la sfortuna di finire a Bolzaneto in quei giorni.

Sarebbe anche opportuno che sia l’ordine dei medici, sia  la polizia  , sospendessero i condannati dai loro incarichi e provvedessero a espellerli qualora la sentenza fosse confermata in terzo grado, nel caso di ricorsi in cassazione. Non è tollerabile che dei pazienti finiscano nelle mani di medici che hanno infierito su persone inermi o che dei detenuti debbano essere sorvegliati da picchiatori fascisti.

E veniamo a un’altra questione che si apre dopo quanto hanno deliberato i giudici di Genova, quella delle responsabilità politiche.

Questo è un paese dove spesso si fa giustizia sui pesci piccoli ma quando si arriva a toccare le connivenze politiche, ci si arresta. Questa l’occasione buona per invertire la rotta.

L’attuale maggioranza di governo, che era maggioranza anche nel 2001, si rifiuta da anni di istituire una commissione d’inchiesta sui fatti di Genova. Adesso che le torture sono state accertate, adesso che sappiamo cosa è successo a Bolzaneto, quella commissione è necessaria, per fare luce su tutto il resto.

Il ministro degli interni di allora si presentò in parlamento affermando, dopo l’uccisione di Carlo Giuliani, le cariche della polizia e i fatti di Bolzaneto e della Diaz, che il G8 si era svolto regolarmente. Adesso che le torture sono state accertate, adesso che sappiamo cosa è successo a Bolzaneto, deve spiegare pubblicamente le ragioni di quel suo intervento, perchè non si attivò subito per stabilire la verità, perchè tutti i funzionari di polizia coinvolti, anche quelli che avevano ordinato le cariche e la rappresaglia alla Diaz, furono promossi ad alti incarichi, perchè non vennero avviate inchieste interne.

Il capo della polizia, qualche giorno fa, ha detto che la polizia, nel 2001 a Genova venne aggredita da centinaia di facinorosi e reagì di conseguenza. Adesso che le torture sono state accertate, adesso che sappiamo cosa è successo a Bolzaneto, gli chiediamo la ragione di quell’intervento a pochi giorni dalla sentenza, se ritiene ancora che le cose siano andate come lui ha detto (visto che un tribunale della repubblica ha espresso una opinione radicalmente diversa), cosa intende fare riguardo ai poliziotti che sono stati condannati.

Il premier in quei giorni minimizzò quanto successo nelle piazze di Genova magnificando i risultati ottenuti durante il G8 (per altro inesistenti), non rispose alle richieste di Amnesty international e appoggiò in toto le tesi del suo ministro degli interni, tesi che, adesso lo sappiamo, negavano l’evidenza.

Adesso che le torture sono state accertate, adesso che sappiamo cosa è successo a Bolzaneto, deve spiegare i motivi del suo comportamento, ammettere gli errori e provvedere affinchè venga fatta una necessaria, seppur tardiva, giustizia.

La sinistra, dopo una prima veemente reazione, non ha più affrontato la questione, non ha più fatto interpellanze per chiarire i fatti, non ha più chiesto a gran voce la verità.

Adesso che le torture sono state accertate, adesso che sappiamo cosa è successo a Bolzaneto, vorrei che i leader di questa sinistra mi spiegassero perchè una lotta a tutela dei più elementari diritti civili è stata abbandonata e dimenticata.

 

A Genova, nel 2001, non si torturò solo a Bolzaneto. Ci sono centinaia di testimonianze di abusi subiti da parte della polizia, ci sono le immagini filmate di cariche assolutamente immotivate, di uomini, donne, anziani pestati selvaggiamente mentre stavano immobili con le braccia alzate, c’è la rappresaglia violentissima e immotivata alla scuola Diaz e le bugie raccontate per giustificarla, c’è l’omicidio di Carlo Giuliani, mai chiarito, per il quale in questi giorni si riaprirà il processo.

Deve essere chiaro a tutti che se non verrà fatta totale chiarezza sui quei giorni, se non verranno comminate altre condanne che vadano a colpire i veri responsabili di quello che è successo, se non si accerteranno i reali motivi per cui per tre giorni venne sospesa la democrazia, se non si introdurrà il reato di tortura nel codice penale, se le leggi sulla prescrizione non verranno riviste, quello che è successo potrebbe ripetersi perchè le mele marce non sono state estirpate ma continuano a proliferare e rischiano di intaccare col loro marciume l’albero sano.

E’ tempo che in questo paese si dica basta all’impunità, a tutti i livelli. E’ la società civile che deve chiederlo, è l’opposizione che deve  condurre una battaglia per i diritti civili, per l’equità della giustizia, per il rispetto della legge. Tutti temi che, in questa campagna elettorale, sono desolatamente assenti.

Consigli di lettura:

Inferno Bolzaneto di Mario Portanova, editore Melampo

L’atto d’accusa dei magistrati di Genova e le testimonianze agghiaccianti dei fermati a Bolzaneto.

Genova nome per nome di Carlo Gubitosa, editrice Berti

Tutto quello che è successo in quei tre giorni, il resoconto più dettagliato su quei fatti.

L’ombra del potere, di David Lane

Un giornalista dell’Economist ripercorre le tappe dell’ascesa al potere del premier e di questo governo.

Rapporto annuale di Amnesty International

Da anni quest’organizzazione chiede ragione delle violazioni dei diritti umani perpetrate a Genova nel 2001 e a Napoli l’anno precedente. Senza risposta.

Con Dio dalla nostra parte…


C’è questa vecchia canzone di Bob Dylan, With god on our side, un lungo elenco di malfattori ( gli americani che massacrano gli indiani, i nazisti, gli americani che massacrano i vietnamiti, che discriminano i neri, ecc.ecc.) e tutti portano sulla cintura la scritta: Dio è con noi.

E’ una canzone che andrebbe studiata a memoria e inserita nelle antologie scolastiche, sono le parole di un poeta scritte in un periodo in cui i giovani sapevano ancora ascoltare i poeti. Oggi sembra che non sia più tempo di poesia, ma forse ce ne sarebbe bisogno più che allora: un mondo senza bellezza è un mondo vuoto e crudele.

Mi chiedo se Angelo Balducci, gentiluomo del papa, funzionario di rilievo nella commissione dei lavori pubblici, padre e marito, corrotto e dedito ad incontri omosessuali con seminaristi offertigli da due intermediari, pensasse anche lui di avere Dio dalla sua parte…

O se lo pensava La Russa, ministro della difesa, quando ha detto che non  avrebbe risposto delle sue azioni nel caso le liste elettorali (giustamente escluse) non fossero state riammesse, con una intimidazione chiaramente fascista che stupisce poco se proviene da uno che da piccolo andava a vedere i comizi di quel grande criminale a nome Benito Mussolini, ma che suona stonata sulla bocca di un fervente cattolico…

Mi chiedo se anche l’on Di Girolamo, eletto dalla ndrangheta e quelli che hanno applaudito la sua ipocrita requisitoria pensano di avere Dio dalla loro parte…

Mi chiedo se   Berlusconi, che risolve il dilemma morale del rispetto delle regole studiano sempre nuovi sistemi per aggirarle, pensi di avere Dio ancora dalla sua parte: l’ha chiamato in causa più volte, in passato,  ergendosi a suo paladino…

Mi chiedo se Vittorio Feltri, che in nome della morale cattolica ha calunniato e rovinato un suo collega, minacciando di fare altrettanto con altri,creda di avere Dio dalla propria parte—

Mi domando se La lega nord, razzista, xenofoba, pronta ad accogliere con entusiasmo qualunque provvedimento restrittivo nei confronti delle masse di diseredati che vengono in Italia sperando di sopravvivere, quella stessa lega che plaude ai respingimenti dei clandestini infischiandosene se poi uomini, donne e bambini vanno a morire nel deserto ai confini della Libia, creda di avere Dio dalla sua parte…

Sono sicuro che mentre si aggiudicavano illecitamente gli appalti della ricostruzione in Abruzzo e ridevano di una tragedia costata la vita a 307 persone, anche gli imprenditori dell0 scandalo della protezione civile pensavano di avere Dio dalla loro parte, sono sicuramente buoni cattolici e vanno a messa ogni domenica…

Per molto tempo anche Michele Greco, Giovanni Brusca, Totò Riina, Bernardo Provenzano, Matteo Messina Denaro, ecc.ecc., gli ndranghetisti e i camorristi hanno pensato di avere Dio dalla loro parte, poi papa Woytila ha detto no, nel regno dei cieli non c’è posto per i mafiosi…

E’ venuto il momento che anche la Chiesa torni a stare dalla parte di Dio, che dica parole forti e chiare contro la corruzione, il malgoverno, l’ipocrisia che sommerge ogni cosa. Il pontefice l’ha fatto nelle settimane scorse ma forse è il caso che cominci a dare segnali più forti, più decisi, che qualcuno a Roma passi ad altro incarico, segnali chiari che arrivino alla gente, a un popolo cattolico sempre più disorientato e confuso, sempre più in difficoltà nel seguire una Chiesa che spesso, negli ultimi decenni, è stata più vicina a Mammona che a Cristo…

Confido che Papa Ratzinger, teologo di assoluto valore e giovane ribelle a suo tempo, ascolti le sollecitazioni che provengono da quei cattolici che hanno detto basta, Kung e Mancuso, per esempio, per citare un vecchio leone della teologia e un esponente della nouvelle vague, a quei cattolici che chiedono il ritorno al messaggio evangelico autentico, a una Chiesa che faccia proprie le parole eversive di Gesù, parole taglienti come lame affilate, che oggi come allora sarebbero capaci di scuotere le nostro coscienze,che non credono che il futuro della Chiesa sia quello di andare a braccetto con l’alta finanza, condurre campagne xenofobe, spalleggiare le forze reazionarie e difendere i valori cristiani scrivendo per l’ennesima volta sulle borchie delle cinture dei soldati: Dio è con noi.

Figli di uno stato minore


Da qualche anno a questa parte, indipendentemente dal colore politico, la politica dei governi che si sono succeduti al governo del paese sembra essere incanalata verso una cancellazione virtuale dei giovani.

Risolto il problema della tossicodipendenza cancellando il fenomeno dai notiziari e dai giornali o relegandolo a passatempo per ricchi privilegiati con manie depressive (vedi caso Morgan), ignorato il problema dell’alcolismo dilagante, a meno che non si pensi che i divieti del tutto ignorati possano essere una soluzione al  fenomeno, chiuse le porte al mondo del lavoro con provvedimenti che permettono assunzioni con stipendi da fame e licenziamenti a tempi di record, devastata la scuola, impedendo nella sostanza ai docenti di fare il proprio lavoro, ci si chiede quando si arriverà alla sterilizzazione obbligatoria o a liberalizzare il tiro a segno ai ragazzini per strada, come nelle favelas brasiliane. Per non parlare dei ragazzi immigrati, a cui si vorrebbe addirittura anticipare l’esperienza carceraria confinandoli in quella assurdità delle classi-ponte e a cui si limitano i diritti costantemente. Non ricordo, negli ultimi vent’anni, un provvedimento che abbia cercato di risolvere il problema del disagio giovanile, un provvedimento serio per limitare la dispersione scolastica, per disincentivare la tossicodipendenza (perchè quello è il nodo, proibizionismo e liberalizzazione hanno entrambi fallito), per fare sì che i ragazzi che vivono nei troppi ghetti satellite delle grandi città non diventino preda della criminalità organizzata.

Apatici, disinteressati a tutto, spaventosamente ignoranti, incapaci di accettarsi e di accettare l’altro, egoisti in modo nevrotico: i nostri ragazzi stanno diventando così, i ragazzi che passano sui banchi di scuola sono così. E le famiglie? Le famiglie, spesso, li coccolano, li spalleggiano, li difendono a spada tratta creando una zona franca, attorno a loro, una sorta di cuscinetto protettivo destinato a esplodere con conseguenze drammatiche non appena quei ragazzi verranno a contatto con le difficoltà della vita reale. Vite virtuali passate cliccando sulla tastiera del telefonino o su quella del computer, opportunità di confronto e dialogo come quella offerta dalla rete sprecate tra volgarità e pornografia, i libri un oggetto alieno e minaccioso da evitare. Questo stanno diventando i ragazzi italiani.

Obama, che non sarà un nume sceso in terra a illuminare la via ma di buona volontà ne ha, come primo provvedimento del suo mandato ha provveduto a finanziare la scuola pubblica perchè ha compreso che se non prepariamo il futuro non c’è futuro, se non creiamo cittadini che abbiano fiducia nelle opportunità offerte dalla democrazia, non avremo democrazia, se non spieghiamo come usare lo spirito critico, non avremo uomini e donne liberi  ma consumatori, potenziali, pretendenti alla dipendenza dall’alcool, dalle droghe, da internet, da tutto quello che possa distogliere dalla responsabilità e dal senso di colpa.

Da noi, nulla di tutto questo. Non voglio ridurre tutto a un discorso ideologico nè attaccare meschinamente le scuole private, che di qualche soldo in più hanno goduto in questi anni, mi preme solo dire, e lo faccio con cognizione di causa perchè io insegno in una scuola di frontiera, che a volte, la possibilità di diventare un criminale o una persona onesta, un drogato o un ragazzo che affronta la vita senza scappare, una testa pensante o una infinitesima parte della massa informe di quelli che non scelgono mai, passa attraverso un banco di scuola e la voce di un insegnante.

Ovviamente, a poco possono banchi e insegnanti se non c’è la collaborazione della famiglia. Ma in questo paese non esiste nè una politica di supporto alle famiglie, solo proclami demagogici e di comodo, nè una politica scolastica, solo macelleria all’ingrosso. Abbiamo quindi una gioventù, non ancora maggioritaria, per fortuna, ma per quanto?  che è l’inevitabile prodotto di questa amnesia dello Stato. Gioventù che allo Stato, volendo fare un discorso cinico, costa molto più che una politica famigliare sensata e una politica scolastica mirata e lungimirante. Pensiamo ai consultori iper affollati, ai Sert, ai servizi sociali oberati di lavoro che, nel tentativo di aiutare tutti non aiutano più nessuno, agli ospedali dove finiscono gli alcolizzati, i tossicodipendenti, ecc.  Un fiume di denaro che si perde nel nulla, potenzialità inespresse che resteranno per sempre tali quando, forse, sarebbe bastato un intervento minimo al momento giusto per evitare una tragedia. Al costo economico associamo il costo sociale, enorme, intollerabile per uno stato democratico. E’ una mattanza, lenta, invisibile, costante, che non occupa le prime pagine dei giornali, che non passa in televisione, di cui ci rendiamo conto solo quando è troppo tardi per fare qualcosa. Le statistiche sulla tossicodipendenza, sull’alcolismo, sui suicidi, sugli incidenti stradali, sono spaventose.

Se c’è qualcosa per cui questa classe politica debba ritenersi colpevole, a parte le ruberie, la corruzione, le menzogne e l’inettitudine, è la scientifica cancellazione dei giovani dal lessico politico. Se c’è un motivo per maledire questa classe politica è quello di aver trasformato gli ideali in vuote illusioni e il futuro in una linea grigia senza orizzonte.

Cercasi Proust…


Nella Recherche, uno dei pochissimi libri veramente fondamentali nella storia della letteratura, Marcel Proust descrive con feroce sarcasmo, un pizzico di nostalgia e una spietata precisione il canto del cigno di una società, quella aristocratica e altoborghese dell’ancien regime, colta nel momento della sua caduta. Le due guerre mondiali avrebbero cambiato il corso della storia e il potere sarebbe diventato il gioco preferito dei grandi capitalisti.

Ho spesso parlato, in questo piccolo spazio di libertà che mi sono concesso, del pericolo di una deriva democratica in questo paese ma riflettendo più a mente fredda mi rendo conto che forse stiamo assistendo a qualcos’altro. C’è la speranza che si stia vivendo il declino inarrestabile di una classe politica, quella dei corrotti e dei corruttori, dei conniventi con la criminalità organizzata, dei puttanieri e dei ricattatori, che si appresti la sua uscita dal palcoscenico della storia.  Un palcoscenico di terza categoria per un pubblico di terza categoria, verrebbe da dire. Quando al potere non resta che l’arroganza, quando la politica diventa una trita solfa di proclami deliranti e insulti di bassa lega, quando perfino un esercizio pratico ed elementare della prassi politica, come la presentazione di una lista elettorale, si trasforma in farsa, significa che quel potere è arrivato alla frutta, nonostante l’apparente letargia della gente (perchè di gente si tratta, definire “popolo” quello che abita l’Italia significa accreditarlo di una nobiltà che non merita. Siamo stati popolo nella breve stagione della Resistenza, poi, irrimediabilmente, sempre e solo “gente”).

Veniamo ai fatti: mentre la Polverini ha mostrato finalmente con chiarezza da dove proviene con le dichiarazioni di questi giorni (ma perchè i fascisti quando si comportano come tali e parlano come tali si offendono se li si apostrofa di conseguenza? ), c’è una certa giustizia poetica nel pasticcio che ha portato all’esclusione della lista Formigoni: l’ineffabile governatore della regione Lombardia, infatti, avendo imperversato con la sua giunta per due mandati sulla regione più ricca d’Italia, togliendo ai poveri per dare ai ricchi, come un Robin Hood che ha preso una botta in testa, non era eleggibile. Lo dice la legge dello stato, per quel che vale la legge dello stato in una democrazia da Grande Fratello come la nostra. Ineleggibile a sua volta, per lo stesso motivo, è Vasco Errani, riproposto come candidato dalla sinistra. La prova matematica che la stupidità è trasversale.

Le dichiarazioni del premier, che prima ha dato dei “talebani” ai giudici e oggi parla di “guerra” con i magistrati, testimoniano, oltre che una mancanza d’argomenti desolante, che lo scontro istituzionale è a un livello tale che non può che collassare.  Dal momento che sarebbe troppo anche per gli italiani una rivisitazione del ventennio fascista con a capo un ometto anziano e satiriaco e che il delfino dei savoia ha perso qualunque credibilità come sovrano, cantando il più orrendo motivo mai presentato a quella saga di motivi orrendi che è S. Remo, si può dedurre che una volta collassato il sistema, questo non possa che rinnovarsi su nuovi schemi.

Chi compilerà questi nuovi schemi? Chi si prenderà l’onere di restituire dignità e credibilità a una nazione che ormai fa ridere mezzo mondo? Non c’è bisogno di un rivoluzionario ma di qualcuno che possa trasformare la costituzione in lettera viva, che porti a compimento il processo iniziato il venticinque Aprile del 1945, che trasformi la politica da scontro a dibattito civile, da palco degli interessi personali a palestra dell’interesse comune, che costruisca la strada delle pari opportunità, dell’uguaglianza, dell’equità e del rispetto delle diversità.  E’ una partita difficile ma in Italia esistono persone in grado di giocarla, bisogna solo avere il coraggio di tornare in campo. Molti l’hanno fatto in passato: Ambrosoli, Falcone e Borsellino, Pio La Torre, Pier Santi Mattarella, Biagi, Guido Rossa, Aldo Moro, tutti caduti per la difesa della democrazia, giudici, politici, poliziotti, funzionari dello Stato, non di un governo o di una parte, ma di una idea condivisa.

Loro hanno indicato la strada, in questi anni ce ne siamo allontanati ma lei è sempre lì, faticosa e difficile, ma giusta. Visto come stando andando le cose, sarà l’unica strada possibile se si vuole continuare a credere in questo paese. Ci sono ancora persone che quotidianamente, con abnegazione e un pò di masochismo, rischiano la vita per noi. Sono giudici, funzionari, appartenenti alle forze dell’ordine, politici (pochi), esattamente come quelli che sono caduti. Sta a noi, alla gente italiana, diventare popolo e fare sì che nessuno più debba morire per difendere i nostri diritti. C’è poi la massa silenziosa degli onesti, quelli che quotidianamente svolgono onestamente il proprio lavoro, che pagano le tasse, che educano i propri figli al rispetto della legge e delle regole, che da anni vengono presi in giro e umiliati dagli esempi offerti da una classe politica che ha perso ogni contatto con la realtà. Insieme, queste forze, formano la società civile, il popolo. Insieme, possono e devono riprendere quella strada. Nel frattempo, aspettiamo un redivivo Proust che racconti con lo stesso tocco magico la scomparsa della giungla con i suoi caimani.