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Il motore immobile


Ieri la commissione europea per l’economia ha diramato le cifre sulla situazione economica del continente: non sono buone, la ripresa non c’è, le previsioni per quest’anno devono essere tutte riviste al ribasso. E’ particolarmente critica la situazione della Grecia, della Spagna e dell’Italia mentre Francia e Germania mostrano indici di sviluppo migliori. La commissione ha invitato a investire in innovazione e ricerca dicendo chiaramente che le aziende che sono entrate in crisi non saranno le stesse che dalla crisi usciranno. Traducendo, questo significa la perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro nel nostro paese, di milioni in tutta Europa. I tanto millantati provvedimenti di questo governo per fronteggiare il momento critico si sono risolti in un aumento degli ammortizzatori sociali, con conseguente, inevitabile sofferenza dell’Inps e consueto scaricabarile sui pensionati dei mali del paese. I numerosi proclami del premier sull’uscita dal tunnel e sulla tenuta del paese sono bugie. Stiamo per entrare in una congiuntura drammatica e nessuno sembra accorgersene, quasi tutti i giornali escono con le notizie sulla prescrizione del processo Mills in prima pagina e nessuno fa titoli su questa situazione. E’ evidente che una crisi economica dalle conseguenze imprevedibili fa meno notizia dell’ennesimo colpo di mano degli avvocati del nostro premier. Questa cecità, questo incapacità di attaccare l’esecutivo su quello che non fa e dovrebbe fare, accomuna, ai giornalisti, purtroppo, tutta l’opposizione. Non si riesce più a ragionare sulla sostanza dell’azione di governo, è come se, chiusi in una bolla, fossimo ormai indifferenti quello che ci succede attorno, concentrati a chiosare certosinamente sui contorni senza mai entrare nel merito autentico dei problemi.

In questo paese non è mai esistita una politica industriale che non fosse quella delle mazzette e, oggi, delle puttane. Questo paese non è mai stato in grado di guardare oltre il proprio naso, di pianificare, di considerare i punti deboli e  trovare le adeguate contromisure per superare le inevitabili situazioni di emergenza. A questo governo non è mai interessato portare l’Italia a un livello di sviluppo accettabile: siamo tornati indietro di trent’anni, con una confindustria che ha l’unico scopo di ottenere regalie statali a nostre spese e pochi, grandi squali che gestiscono l’economia del paese basandosi esclusivamente sulla loro avidità.  

Le piccole e medie imprese, il reale motore dell’economia italiana, non contano nulla nelle stanze del potere e ogni giorno imprenditori onesti sono costretti a chiudere le loro aziende con la morte nel cuore, lasciando a casa gli operai. La ricerca e l’innovazione, non procurando entrate immediate ma solo a lungo e medio termine, vengono ignorate sia dalle aziende che dal governo. D’altronde, le intercettazioni di questi giorni ci hanno mostrato il livello culturale medio dei grandi imprenditori italiani: quale ricerca e quale innovazione possono patrocinare questi individui che sembrano usciti da un film del commissario Giraldi, alias Monnezza? Quale innovazione e quale ricerca può patrocinare un governo guidato da un settantacinquenne affetto da priapismo? Meglio incentivare la vendita delle auto inquinanti che già esistono piuttosto che, ad esempio, obbligare la Fiat a investire in tecnologie non inquinanti in cambio degli incentivi. E’ più comodo, più semplice, non richiede troppo sforzi, non necessita di movimento.Questo è  governo è un motore immobile, una struttura senza sostanza. Questa politica è solo un conciliabolo tra sordi e ciechi che calpestano e manipolano fango e parole mentre il paese va a fondo.

Cosa succederà quando le aziende in crisi non saranno più poche decine ma centinaia? Cosa succederà quando l’Europa, dopo innumerevoli avvertimenti, stringerà il laccio alla gola del nostro paese? Come, questo governo che finora non ha fatto nulla, questo governo la cui sostanza fondamentale è il nulla, affronterà le inevitabili tensioni sociali che si creeranno? Con i manganelli o con la cancellazione dai mezzi d’informazione delle notizie? La sentenza che condanna Google per la diffusione di un video che ha portato all’arresto di tre bastardelli che si divertivano a tormentare un disabile è forse solo un prologo? Si stanno facendo le prove generali per tappare la bocca all’unico strumento di informazione veramente libero che esista oggi?

E l’opposizione cosa fa? Il pontefice D’Alema, l’ecumenico Veltroni, l’iracondo Di Pietro, l’impalpabile Bersani, cosa fanno? Litigano sulle poltrone. Invece di riconfermare in Puglia un governatore onesto, pulito, capace e lungimirante, gli mettono contro un altro candidato tentando di evitare le primarie, primarie che a furor di popolo devono concedere con il risultato che sappiamo. E in Campania? In Campania era necessario un segnale forte, di rottura col passato, un candidato che facesse dimenticare Bassolino, un uomo al di sopra di ogni sospetto. Chi candidano? Uno indagato per truffa. 

Io, e sono convinto che  molti altri la pensano  come me, voglio un’opposizione che chieda conto al premier delle sue inesistenti politiche, un’opposizione che protesti a voce alta sulla devastazione della scuola pubblica, un’opposizione che torni ad essere la voce di quelle masse popolari che saranno le prime a essere colpite dal ciclone della crisi quando arriverà, un’opposizione che non sia la copia sbiadita della coalizione di governo. Persone oneste e pulite con delle idee in testa, persone che sappiano guardare lontano.

Hanno inquinato un fiume per rendere edificabili aree vincolate, questo hanno fatto alcuni grandi imprenditori italiani, altri si sono accordati con la ‘ndrangheta per spartirsi la torta, altri si sono assicurati gli appalti fungendo da lenoni per superman e compagnia bella, questa è la grande imprenditoria italiana, degnamente rappresentata dal presidente della Confindustria. E’ tempo che anche gli imprenditori onesti, quelli che considerano gli operai parte della loro famiglia, quelli che vengono umiliati dalle banche, si uniscano e reclamino a gran voce i loro diritti, si stacchino da questi cialtroni, facciano risaltare la loro differenza e chiedano a questo mostri immobile che da Roma muove i suoi tentacoli solo per afferrare i nostri soldi, di svolgere il proprio lavoro. E’ arrivato il momento del redde rationem, è ora  che tutti chiediamo ai deputati del parlamento conto del loro lauto stipendio: cosa hanno fatto fino adesso per il paese? Quale contributo hanno portato allo sviluppo, all’economia, al welfare?

Le elezioni regionali sono una piccola occasione per cominciare a dire basta, ma chi sta dall’altra parte deve capire che la gente non è disposta a sostituire un motore immobile con un altro: è tempo che questo paese si rimetta in moto.

Alea iacta est


A mio modesto avviso non è stato dato sufficiente rilievo alle dichiarazioni fatte ieri dal Presidente del consiglio, anche se questa sembra una contraddizione in termini. Non è stata sottolineata in modo chiaro la portata politica delle sue affermazioni. Nonostante le smentite immediate a cui siamo abituati ieri il premier ha deciso di varcare il suo personale Rubicone e abbracciare il suo alleato più fedele, l’unico che gli garantisca, in questo momento, il potere: la lega.

Dimenticati i propositi di lotta alla corruzione, accantonata l’idea di fare liste “pulite” per le regionali, ignorati i richiami di Gianfranco Fini e del pontefice, che in questi a giorni a più riprese hanno auspicato il ripristino della legalità nel paese e la condanna per i corrotti, Berlusconi gioca il suo asso nella manica e mette sul piatto la carta vincente: la paura.

Inutile dire che non c’è nessuna invasione straniera in Italia, inutile ribadire, come hanno fatto in tempi recenti due magistrati in prima linea come Gratteri e Caselli, che la legge sulle intercettazioni significherebbe fare un grosso favore alla criminalità organizzata, tutto questo non conta. Il risultato che il premier si prefigge è un plebiscito alle regionali che avrebbe come conseguenza quella di mandare in pezzi una opposizione che, seppure a fatica e confusamente, sta risalendo la china ma soprattutto di mettere a tacere il suo avversario più insidiosa, quel Gianfranco Fini che da tempo fa le prove generali da successore del lider maximo. L’impunità verrebbe da sè.

Per fare questo, con la spregiudicatezza da manager d’assalto che lo contraddistingue, sceglie di far leva sulla xenofobia montante nel paese, forse confortato dai recenti sondaggi che dicono di un sentimento xenofobo in drammatico aumento tra i giovani, sulle paure di un popolo che comincia a pagare la crisi economica e a capire che è solo l’inizio, inserendo come corollario i soliti attacchi alla magistratura e il solito vittimismo da coccodrillo, anzi, da caimano.

Quali potranno essere le conseguenze di questa scelta di campo?

Per prima cosa, di fatto, se non si sconfessano i presunti corrotti gli si dà un appoggio quantomeno morale, e questo mi sembra il dato più sconfortante, in secondo luogo, un eventuale plebiscito che veda vincenti il premier e la lega, significherebbe un passo ulteriore verso il baratro del governo autoritario che, mese dopo mese, si fa sempre più vicino, in terzo luogo, avremmo un paese ancora più diviso con una parte della popolazione, quella straniera, una parte della popolazione che costituisce un ingranaggio fondamentale nel motore dell’economia, che verrebbe ulteriormente privata dei diritti più elementari, discriminata, emarginata socialmente, messa in condizione di rispondere alle sirene della criminalità organizzata. Parlando di qualcosa che mi sta a cuore personalmente, nè il premier nè la lega danno l’impressione di essere propensi a promuovere l’istruzione e la cultura nel nostro paese, dato il totale disinteresse per la scuola nel primo e i feroci maltrattamenti a cui viene sottoposta la lingua italiana da parte dei parlamentari leghisti, per non parlar di storia e geografia…

Sto parlando come se si trattasse di elezioni nazionali ma è questo risalto che ha scelto di dargli il premier, chiamando gli italiani a un scelta di campo e ignorando che le elezioni regionali rispondo a meccanismi propri, non paragonabili con quelli delle consultazioni nazionali.

A impedire la deriva possono concorrere due fattori che nessuno può sapere quale peso avranno  sull’esito delle urne: una indignazione per i recenti fatti di corruzione che sta salendo lentamente nella società civile e che non può non toccare anche le persone oneste che stanno a destra ( e ce ne sono molte) e l’atteggiamento della Chiesa. Il pontefice, con le ultime dichiarazioni pubbliche, ha chiaramente fatto capire che il flirt del Vaticano col governo è terminato e che il vulnus del caso Boffo è ancora lontano dal rimarginarsi.Il ritorno a tesi proprie della dottrina sociale della chiesa, che personalmente mi conforta molto, è una risposta alle istanze di quei cattolici stanchi di vedersi accomunare a Bertone e compagnia bella. La Chiesa non farà scelte di campo nette in questa tornata elettorale, e questa è già una grande notizia.

Siamo, a mio parere, a un punto di svolta: o ci avvieremo a un declino democratico che, seppure con componenti grottesche da opera buffa, irrinunciabili nel nostro paese, ci porterebbe  al tracollo economico  e a una nuova stagione di  instabilità sociale, oppure gli italiani rialzeranno la testa e, senza che questo comporti necessariamente il cambio di un governo che è stato eletto dalla maggioranza, pretenderanno  pulizia e giustizia da chi ha l’onere del potere.

Fomentare la guerra tra poveri è un trucco vecchio come il mondo. Giudicarlo moralmente ed eticamente è inutile: bisogna solo svelarlo e combatterlo con le uniche armi veramente efficaci: il buon senso e l’onestà.

Una sostanziale differenza


L’incontro di ieri sera con il giudice Caselli, annunciato a più riprese su questo blog, è stato, come prevedibile, estremamente interessante. Il giudice ha ripercorso gli anni della guerra al terrorismo e alla mafia con dovizia di particolari, soffermandosi anche a commentare l’attualità di questi giorni, esprimendo il suo parere, come è sua consuetudine, in tono pacato ma molto fermo. Mi pare di poter affermare che oggi, in una situazione di corruzione dilagante nel paese, come viene fuori ogni giorni dalle pagine dei giornali, la condizione della società civile sia molto diversa.

Sia la lotta al terrorismo che quella alla mafia videro, dopo gli omicidi di Aldo Moro e Guido Rossa e dopo le stragi di Capaci e via d’Amelio, una fortissima reazione della società civile che, unita e compatta, scese nelle piazze a urlare forte la sua opposizione e la sua indignazione. La stessa cosa accadde, in parte, al tempo di Mani pulite. A mio parere, oggi, questo è molto più difficile che avvenga. Ricordo due episodi significativi: la guerra del golfo, milioni di persone scese in piazza in tutta Europa, milioni di bandiere della pace esposte in Italia, non servirono a nulla.La guerra si fece e ne seguì quello che tutti sappiamo. Il secondo episodio riguarda da vicino la mia città e mi riferisco ai fatti del G8 del 2001. In quell’occasione la civile protesta di centinaia di migliaia di persone convenute a Genova venne impedita e vanificata da poche decine di balordi e da una gestione criminale delle forze dell’ordine da parte di chi avrebbe dovuto assicurare la sicurezza. Le reazioni che seguirono non furono assolutamente proporzionate a quello che era accaduto, alla sospensione delle più elementari regole democratiche che per tre giorni aveva colpito questa città e televisione e giornali continuarono a dipingere i no global come un’accozzaglia di pericolosi fomentatori di disordini.

Questi due fatti dimostrano che le grandi mobilitazioni, oggi, difficilmente potrebbero aiutare a ribaltare il quadro desolante della attuale  situazione politica. E’ mia mdoesta opinione  che questo sia dovuto principalmente al fatto che la maggior parte dei media sono oggi nelle mani del capo del governo che può gestire l’informazione televisiva e cartacea dirigendo la manipolazione delle notizie a suo piacimento.

E’  mia opinione che questo fatto non sia stato ancora recepito nella sua enormità da parte delle opposizioni che continuano a interrogarsi stupite su come certi messaggi palesemente falsi, volgari, spesso rozzi, riescano ad attecchire nella popolazione. Uno dei motivi è che abbiamo a che fare con un venditore abilissimo, coadiuvato da uno staff di venditori, pubblicitari, ecc. che gestiscono la politica come una campagna pubblicitaria, per spiegare l’altro motivo bastano alcune cifre: l’Italia è il paese che in Europa legge di meno, dietro di noi c’è solo l’Albania, tutti conoscono i deprimenti rapporti Ocse sul livello culturale dei nostri studenti e tutti conoscono i tagli fatti sulla scuola negli ultimi anni. Aggiungiamo a questo il crollo delle ideologie e un’abilissima gestione della paura condotta con la manipolazione dei mezzi d’informazione e otteniamo il berlusconismo. Un esempio di questa costante manipolazione, di questo atteggiamento da grande fratello e la poca o scarsissima eco data sui giornali alle parole pronunciate dal pontefice in questi giorni: parole insolitamente dure e chiare, che condannano senza mezze misure la corruzione e la malversazione dei politici. Nessuno ne ha parlato, lascio a voi indovinare il perchè…

Se l’opposizione non risolverà il problema del conflitto d’interessi, cercando dapprima di combatterlo senza usare gli stessi strumenti dell’avversario (i manifesti elettorali di destra e sinistra sono indistinguibili in questi giorni) ma sforzandosi di adoperare quella fantasia che un volta si voleva al potere e riappropriandosi del territorio e poi usando tutti gli strumenti legali a propria disposizione per una legge seria, in linea con quelle degli altri paesi democratici, non vedo sbocchi al tunnel in cui il nostro paese si trova.

Se  una banda di miserabili che ha rubato e lucrato su una tragedia costata la vita a 307 persone, se un giro di corruzione in cui sono coinvolti senatori, imprenditori di primo piano ed elementi della criminalità organizzata non sono ancora sufficienti a provocare un moto comune di sdegno, a portare milioni di persone nelle piazze, se l’opposizione neanche in questo momento riesce a compattarsi e ad alzare la voce, quale futuro potrà avere la democrazia in questo paese?

Mi permetto di inserire di seguito alcuni consigli di lettura:

Noam Chomsky, La Fabbrica del consenso

Per comprendere i meccanismi che permettono al potere di manipolare le masse utilizzando i mezzi d’informazione.

Gian Carlo Caselli, Le due guerre. Perchè l’Italia ha sconfitto il terrorismo e non la mafia

Per ripercorrere gli anni della lotta al terrorismo e alla mafia insieme a un protagonista in prima linea in quei giorni.

Gianni Barbacetto, Peter Gomez, Marco Travaglio, Mani Sporche. 2001-2007. Cosi Destra e Sinistra si sono mangiati la II Repubblica.

Un desolante compendio che ci fa comprendere come i fatti di questi giorni siano solo la punta dell’iceberg.

C’è un paese dove…(2)


C’è un paese, un paese lontano, dove milioni di dipendenti pubblici, insegnanti, impiegati, ecc. ogni giorno svolgono onestamente il proprio lavoro senza rubare, senza evadere le tasse, spesso con retribuzioni sotto il limite della decenza. Questi milioni di impiegati pubblici se si ammalano vedono il proprio stipendio decurtato per la prima settimana, sono sottoposti a un codice disciplinare appena rinnovato molto severo, verranno valutati in base alla loro produttività.

C’è un paese dove centinaia di migliaia di lavoratori di aziende in attivo perdono il proprio posto di lavoro perchè i dirigenti di quelle aziende o se ne sono liberati con quello che generalmente si chiama un gioco di scatole cinesi (traduzione: truffa) o hanno delocalizzato (traduzione: trovato operai da sfruttare meglio e più a fondo di quelli locali).

C’è un paese dove una città devastata da un terremoto quasi un anno fa è ancora completamente devastata, nessuno ha rimosso le macerie, nessuno ha cominciato a ricostruire.

C’è un paese, un paese lontano, dove si potrebbe coprire il fabbisogno di elettricità incrementando l’uso di energia eolica e solare,addirittura potrebbe coprire il fabbisogno di quasi tutta tutta l’Europa, un paese dove l’acqua abbonda e viene abbondantemente sprecata, dove i tassi di inquinamento nelle città hanno da tempo superato i limiti e le vittime da inquinamento aumentano ogni anno. In questo paese il governo ha deciso di puntare sull’energia atomica, di privatizzare l’acqua e di elargire incentivi all’industria automobilistica.

C’è un paese, un paese lontano, dove il capo del governo dice che bisogna rivedere il settore pensionistico perchè  non è giusto che gli anziani vengano assistiti e protetti più dei giovani.  Lo stesso capo del governo firma una legge che taglia migliaia di cattedre nella scuola superiore, mandando a casa i precari (giovani),  e come unico rimedio alla crisi dell’industria, utilizza ore e ore di cassa integrazione. Dimenticando di dire che gli ammortizzatori sociali vengono pagati dall’Inps.

C’è un paese, un paese lontano, dove il capo del governo ha abbassato dell’1% le tasse dirette e costretto comuni/province/regioni ad aumentare le tasse locali del 45% per tenere aperti asili, trasporti, servizi sociali essenziali, e i suoi candidati fanno campagna elettorale contro il malgoverno di comuni/province/regioni.

C’è un paese dove il capo del governo, in visita in Albania, dice al suo omonimo locale che non vuole più immigrati albanesi a meno che non si tratti di belle ragazze. Nessuno gli ha fatto notare che spesso le belle ragazze albanesi finiscono sui marciapiedi italiani e che gli albanesi non vengono in Italia in gita di piacere ma  spinti dal desiderio di sopravvivere.

C’è un paese lontano dove si pensava che nel 1992 la magistratura avesse dato un colpo mortale alla corruzione. In questi giorni si è scoperto che al vertice della protezione civile, tra la magistratura e tra alti funzionari dello stato, era presente un giro di corruzione esteso, consolidato, organizzato e particolarmente odioso date le funzioni della protezione civile. Sarebbe interessante sapere se ai funzionari pubblici coinvolti che hanno rubato, che hanno svolto male il proprio lavoro, che hanno prodotto solo benefici personali e che sicuramente evadono le tasse, verrà applicato il nuovo codice disciplinare della pubblica amministrazione o se gli viene decurtato lo stipendio quando si ammalano…

C’è un paese, un paese lontano, dove il capo del governo, dopo aver insultato i magistrati che indagano su alcuni dei suoi collaboratori più stretti, ha promesso severe norme anti corruzione che il giorno dopo si è dovuto rimangiare. Gli hanno fatto notare che, in caso contrario, il banchi del parlamento si sarebbero svuotati…

Ma per fortuna tutto questo succede in un paese lontano..

(continua..purtroppo).

Ricordo che in un paese vicino,  a Chiusapesio, in provincia di Cuneo, domani, alle ore 21, presso l’auditorium Vignolo ci sarà un incontro pubblico col giudice Gian Carlo Caselli, che presenterà il suo ultimo libro e parlerà della giustizia nel nostro paese.

Un’occasione per prendere una boccata d’aria buona (in tutti i sensi).

Sono solo canzonette…?


Gli anni scorsi ho guardato il festival di S. Remo ascoltando la Gialappa’s band in sottofondo. Quest’anno, dopo nove anni, radio due ha deciso di non mandare in onda i tre divertentissimi e dissacranti contestatori e non ho trovato alcun motivo valido per vedere un programma orribile. La visione delle ultime due ore della finale mi ha confermato che ho fatto bene. Il clima da sagra strapaesana, le canzoni ripugnanti, la assoluta inutilità del tutto ha trovato il suo culmine nel momento in cui (attorno a mezzanotte!) sono saliti sul palco gli operai di Termini Imerese. Un incauto Maurizio Costanzo, nonostante la mole, ombra del grande intrattenitore che è stato, ha avuto la geniale idea di chiedere un commento sulla situazione a Bersani, che è stato fischiato dal pubblico di ricchi dell’Ariston, un’accozzaglia di personaggi degna del Proust della Recherche. Era ovvio: se aggiungi contenuto alla festa del nulla, il pubblico si ribella. Il fatto che al secondo posto, contestata perfino dagli orchestrali, si sia classificata una delle più immonde canzoni mai presentate su un palco che di cose immonde ne ha viste tante, è un segno dei tempi. Se un giuria popolare vota un testo reazionario, cantato dal nipote di quel sovrano che consegnò il paese a Mussolini e a vent’anni di dittatura, significa che questo paese è alla frutta. L’impressione è che qualcuno abbia spinto perchè una canzone che tratta (come ne tratterebbe un nostalgico del ventennio dopo aver fumato sostanze diverse) delle virtù patrie, della identità nazionale, della religione da preservare fosse ascoltata il più possibile. Non voglio credere che migliaia di italiani abbiano votato quella porcheria. Roba da rimpiangere il 14 Luglio 1792 e quel che ne è seguito. Soprattutto quel che ne è seguito.

Il fatto che a vincere sia stata una canzone bruttissima (con un ritornello da sganasciarsi) non è una novità. Lo è invece il fatto che per il secondo anno consecutivo vinca uno dei protagonisti di Amici, lo spettacolo di Mediaset, chiara testimonianza del potere del mezzo televisivo che ha resuscitato addirittura uno zombie come il festival di S. Remo riportando i giovani davanti al video. E’ qualcosa che negli Stati Uniti succede da anni, è qualcosa che dovrebbe farci riflettere. Mi chiedo quando nei programmi elettorali della sinistra rivedrò il problema del conflitto d’interesse.

Concludo ricordando che al Festival ha partecipato come ospite, cantando una canzone di Luigi Tenco, Edoardo Bennato. Bennato non riesce a fare un disco da anni perchè nessuno lo vuole produrre e solo recentemente è riuscito a trovare una casa discografica. Lui che è stato forse il più popolare tra i cantautori, quello più premiato dalle vendite. Le canzoni che ha scritto negli ultimi anni, cantate solo in concerto, sembrano uscite pari pari dalle canzoni di protesta degli anni 70. Sarà un caso questo ostracismo discografico? Sarà un caso che chiunque attacchi il potere oggi non abbia spazio? Per applicare la censura non è necessario fare gesti clamorosi, basta impedire a un artista di lavorare. E’ una censura subdola, nascosta, fascista. Non credo che Bennato sia l’unico ad averla subita, conoscendo la sua carriera artistica, forse è uno dei pochi che ha scelto di non fare compromessi. Una grave colpa, in questa Italia.

Se il festival di S. Remo è davvero uno specchio dell’Italia odierna, non ci resta che farci coprire dal mare, in ogni luogo, in ogni lago…

Il piacere dell’onestà


Ogni mattina, quando mi siedo in cattedra e comincio a fare lezione ai miei alunni, mi accorgo di fare sempre più fatica a spiegare certe cose. Ad esempio, faccio fatica a spiegare perchè il loro diritto allo studio, ad avere   l’opportunità di costruirsi una futuro che non sia la fabbrica e o la banchina del porto, con tutto il sacro rispetto che ho per gli operai e i camalli, il loro diritto a passare buona parte della loro giornata in una scuola sicura, il diritto di usufruire di laboratori all’altezza, di una educazione mirata alla valorizzazione delle proprie capacità, venga sistematicamente calpestato.

Faccio fatica a spiegare ai miei alunni stranieri che no, non sono esattamente come i loro compagni italiani , che al termine della scuola superiore possono essere rispediti al loro paese d’origine, che non possono permettersi sbagli o infrazioni anche minime della legge, altrimenti finiscono in galera senza attenuanti, che debbono sopportare sorridendo le occhiate e le frasi malevole della gente perchè sono ospiti, anche se i loro genitori lavorano dodici ore al giorno nei cantieri o nelle case dei ricchi, che non avranno diritto a sentirsi italiani se non dopo anni e dopo aver appreso e introiettato i fondamenti della nostra cultura.

Se poi sono di religione islamica, faccio fatica a spiegargli che non hanno il diritto di pregare in una chiesa come noi, che non possiamo permettergli di fare proseliti, che minano le radici della nostra civiltà, che quello che dice la Costituzione va aggiornato ai nostri tempi, che la solidarietà e il rispetto della diversità non abitano più qui.

Ma la cosa che più faccio fatica a spiegare è che alla fine a pagare di più sono l’onestà e il lavoro duro, che senza impegno non si ottiene niente, che non esistono scorciatoie e che, come dicevano gli antichi che tutto hanno scritto e tutto hanno detto molto tempo fa, ognuno è arbitro del proprio destino.

Faccio fatica perchè poi torno a casa, leggo il giornale (la tv no, la tv non la sopporto) e leggo che ad andare avanti sono i cognati, i fratelli, i figli di, che rubano i politici, i magistrati, gli ispettori, che si specula e si lucra e si ride anche sulla pelle di 307 persone vittime di una tragedia, che si specula e si lucra sulle guerre, sull’ambiente, sulla nostra pelle.

Nella mia scuola i bagni hanno le porte a pezzi, non abbiamo carta per le fotocopie, non ci sono insegnanti di sostegno perchè il governo ha tagliato i fondi, non si chiamano i supplenti perchè il governo ha tagliato i fondi, non possiamo attivare corsi di recupero, perchè il governo ha tagliato i fondi. ecc.ecc. Dovrei dire ai miei alunni che questo stato vuole che loro tornino a fare gli operai, i camalli, ecc. e che per questo provvede a rimbambirli con i grandi fratelli e gli amici, facendo passare il messaggio che tutto è facile, esistono scorciatoie, lavorare o avere talento non è necessario per diventare ricchi e famosi, che  poi è quello che conta. E se si sentiranno soli, ci sarà sempre un amico che potrà procurargli una escort per consolarli.

Dopo averli rimbambiti,il governo massacra la scuola pubblica, fa sì che le classi abbiano un numero di alunni assurdo, fa sì che gli insegnanti debbano perdere tempo a riempire inutili pezzi di carta, cambia gli orari in modo da aver il numero minore possibile di docenti e pazienza se qualcuno sta male, per punirlo gli detraiamo i soldi dallo stipendio nella prima settimana di malattia. Potrei continuare a lungo,  potrei parlare di un governo che dà carta bianca a un gruppo di ladri facendo defluire dalle casse dello stato un fiume di miliardi che toglie anche alla scuola pubblica, cioè ai ragazzi, cioè al suo futuro. Potrei continuare a lungo ma queste cose sono sotto gli occhi di tutti e non vede chi non vuole vedere.

Da un pò di tempo faccio sempre più fatica a spiegare che la dignità, il lavoro, l’onestà e la solidarietà sono i valori su cui  si fonda il nostro stato,  che per creare questo stato tanti giovani e anziani, uomi e donne, di ogni ceto sociale e di ogni parte d’Italia hanno sacrificato la propria vita. Faccio fatica e mi chiedo cosa ci sto a fare dietro quella cattedra, dove rappresento lo Stato.. Poi a casa leggo il giornale (la tv no, quella non la sopporto) e scopro che il 40% dei giovani è razzista. E capisco cosa ci sto a fare dietro quella cattedra, dove rappresento lo Stato.

Un’altra strada


Con il crollo del muro di Berlino ci hanno fatto credere che la fine di una ideologia coincidesse con la vittoria di un’altra. Meno di vent’anni sono stati sufficienti a smentire questa ottimistica affermazione. Il liberismo radicale, la totale deregulation del mercato, lungi dall’aumentare il benessere generale, da provocare una ricaduta a pioggia della ricchezza di pochi sulle masse,  ha portato ad un impoverimento del proletariato e della piccola borghesia nei paesi industrializzati e ad uno sfruttamento indiscriminato, senza alcun rispetto dei  più elementari diritti delle masse di poveri, dei paesi in via di sviluppo.

Mentre il benessere dei pochi ricchi ha continuato ad aumentare a dismisura.   La recente crisi economica mondiale causata dall’avidità delle grandi banche americane e dalla corruzione ad alto livello dilagata nei settori più alti della politica e della finanza, è la prova del fallimento non della democrazia, come analisti di parte e in malafede affermano, ma del sistema, di un sistema che ha mostrato ormai le sue irrimediabili carenze. Nel nostro paese, dove tutto diventa tragicommedia, stiamo vivendo con alcuni anni di ritardo quello che Stati Uniti e Inghilterra hanno già vissuto: la svolta a destra dettata dall’insicurezza della gente, la deregulation del mercato, la delocalizzazione industriale, il progressivo indebolimento del potere di pressione delle masse operaie, una sinistra che ha annacquato i suoi ideali e perso identità, la corruzione dilagante a ogni livello, il tentativo di cambiare la costituzione e dare una svolta autoritaria al governo del paese. Il problema è che il popolo italiano è conservatore per natura, l’Italia è una democrazia recente, nata da contraddizioni irrisolte, divisa e senza spirito civico o amor di patria che faccia da collante. Siamo anche un paese spaventosamente ignorante, come testimoniano le recenti stime sulla percentuale di lettori in Italia, il successo della televisione spazzatura e come può testimoniare chiunque abbia scelto come lavoro quello ingrato di insegnante come ha fatto il sottoscritto. Voglio dire che nel nostro paese non esiste il coraggio di cambiare e dire basta a una determinata parte politica quando non ha mantenuto le sue promesse, come accade nei paesi anglosassoni e nelle grandi democrazie europee. La congenita avversione al cambiamento, la paura di rischiare, l’allergia all’innovazione, sono difetti che ci portiamo dietro fin dalla nascita del nostro stato, che fermano, a tutti i livelli, lo sviluppo di un paese dotato di grandi cervelli ma di poca onestà e capacità di guardare oltre la propria convenienza. Ci avviamo a diventare la ruota di scorta dell’Europa, nonostante le pretese da Napoleone in sedicesimo del nostro premier. Se non si attua un cambiamento radicale e veloce di una classe politica senescente e cronicamente arroccata su schemi di potere ormai logori, se non si mette mano a riforme di sistema serie e lungimiranti, ci aspetta la stessa sorte toccata all’Argentina, guarda caso un altro paese guidato per anni da un  demagogo irresponsabile e poi finito nell’incubo di una recessione per cui sta ancora pagando. Occorre il coraggio di guardare a una terza via che già esiste ma di cui i media non parlano o se ne parlano, lo fanno con una superficialità e un senso di superiorità insopportabili. Mi riferisco a quel grande laboratorio politico che è diventato il Sud America e che sta trasformando il giardino di casa degli Stati Uniti  in un continente finalmente consapevole della propria potenzialità e poco disposti a lasciarsi ancora depredare dai cugini a stelle e strisce. Il Brasile di Lula, il Venezuela di Chavez, il Perù del dopo Fujinami, l’Ecuador, senza dimenticare Cuba e le sue contraddizioni: applicazioni diverse ma legate da un filo rosso comune, di un socialismo e di un liberismo che guardino all’uomo, politiche nate dall’unione di due ideologie apparentemente incompatibili che stanno dando frutti insperati, se è vero che sia il Venezuela che il Brasile stanno assumendo un ruolo sempre più importante nello scacchiere mondiale, mentre Ecuador e Perù stanno lentamente e faticosamente risorgendo dal baratro in cui erano crollati.

Ma questi paesi sono guidati da leader coraggiosi, uomini venuti dal popolo, in qualche caso discendenti degli indigeni, che hanno avuto il coraggio di dire basta ad un sistema che li ha sottomessi e umiliati per decenni. Leader avversati e beffeggiati dalla  destra italiana  e ignorati da una sinistra  che si muove come per inerzia, senza più ideali, senza più la capacità di guardare avanti, senza più sogni, senza più idee. Non vorrei che, in un mondo in cui la partita della supremazia è stata ormai persa dall’occidente a vantaggio della Cina e dell’India, l’Italia tornasse ad essere quell’”espressione geografica” di cui parlava con disprezzo Bismarck. Con buona pace dei nostri napoleoni da operetta…