La questione immorale


Queste elezioni che arrivano ridosso dell’anniversario della morte di Falcone, hanno un che di stridente, di fuori posto. Come stridente e fuori posto, al limite del sacrilegio, appare l’urlo Berlinguer degli adepti del Movimento cinque stelle lanciato in sfregio alla frase altrettanto fuori luogo di Renzi.

Se davvero, come scrive oggi Andrea Scanzi, la questione morale fosse appannaggio del partito-setta di un miliardario che continua a guadagnare miliardi blaterando di nulla sulle spalle di milioni di fedeli, incapaci di scorgere la trave nell’occhio del loro profeta, questo sarebbe davvero un paese da mandare al macero.

La questione morale è una cosa seria, la questione morale gronda sangue di fedeli servitori dello Stato che non hanno esitato a sacrificarsi per tutti noi. La questione morale riguarda tutti, nessuno escluso, significa impegnarsi nel proprio ambito per sé e per gli altri, perseguire onestà e correttezza, guardare con rispetto a chi la pensa diversamente e a chi è diverso da noi, significa solidarietà, giustizia, uguaglianza e tolleranza, parole che suonano stonate sulla bocca di Grillo come su quella di Renzi, di Berlusconi come su quella di Alfano.

L’Italia merita di più di questi cialtroni, tutti, nessuno escluso, bugiardi, privi di idee e ideali, privi di coerenza, assetati di potere. L’Italia della questione morale è l’Italia di chi ogni giorno si alza e svolge con coscienza e spirito di servizio il proprio lavoro, di chi difende i diritti dei propri colleghi, spendendo tempo ed energie nelle sedi sindacali, l’Italia del volontariato e di chi lotta contro la mafia, l’Italia delle persone oneste, l’Italia dei tanti giudici coraggiosi, l’Italia dei poliziotti che non si alzano ad applaudire i colleghi assassini, l’Italia che non ha dimenticato cos’è stato il fascismo e che chiede giustizia sul G8 di Genova., l’Italia che  ricorda Falcone e non ama le adunanze di piazza perché gli rammentano altre adunate sinistre. La questione morale è porsi il problema di cosa è giusto e cosa è sbagliato, è definire i limiti, è abbassare la soglia di tolleranza. Data la politica italiana degli ultimi trent’anni, forse sarebbe più lecito parlare di questione immorale.

Non so cosa consigliare di votare a quelle persone, che sono tante, che sono incazzate ma non sfogano la propria rabbia insultando chiunque ma impegnandosi ancora di più, consapevoli che il mare è fatto di gocce e ogni singola goccia è importante.

A quest’Italia, a questi italiani, tanti, per fortuna, fa schifo Renzi e ripugna Grillo, dà la nausea Berlusconi e li disgusta Alfano, perché quest’Italia, dalla morte di Berlinguer, non ha più un’idea da seguire, una progetto forte da mettere in atto, un sogno da realizzare.

Per quel che può importare a chi mi legge, dato che mi si accusa di criticare sena proporre alternative, io voterò Tsipras. L’unico politico che dice cose di sinistra, per altro ben argomentate e realizzabili, viene dipinto ne nostro paese come un radicale. Il discorso fila: Renzi, Grillo, Berlusconi, Alfano, hanno un progetto autoritario, anti sindacale, anti democratico, populista, fascista. Se i quattro principali contendenti sono fascisti, è ovvio che un moderato di sinistra appaia come un radicale. Per altro, è appoggiato da pericolosi estremisti come Gino Strada e Barbara Spinelli, Rodotà e Moni Ovadia.

Ma non è questo il punto. Il punto è che la quesitone morale non è cosa da pagliacci, da ex comici, da corrotti e corruttori, il punto è che gli italiani voteranno per quattro bugiardi privi di etica e di valori morali, quattro bugiardi a cui non importa nulla di nulla: né della mafia, né della disoccupazione, né del razzismo dilagante né della povertà che avanza. Il punto è che tante brave persone lunedì mattine si alzeranno convinte di aver vinto per poi scoprire molto presto di aver perso di nuovo, non consapevolmente, come il sottoscritto, non per una scelta ideologica coerente, ma in buona fede, convinti che questa fosse la volta buona. Il punto è che chiunque vinca, per citare Brecht, accadrà che “prima la povera gente faceva la fame e i ricchi ingrassavano, adesso  i ricchi ingrassano e la povera gente fa la fame”.

Lasciate almeno in pace Berlinguer e sciacquatevi la bocca, tutti, comprese le centinaia di migliaia di ottusi idioti che hanno urlato per dileggio un nome che a loro non dice niente ma ad altri dice molto e merita rispetto. Vergonatevi.

Atene è sempre più vicina


Faccio una doverosa premessa: sono stato in questi giorni vicino ai lavoratori dell’AMT insieme a tutta la città e avrei continuato ad esserlo anche se avessero scelto di continuare la lotta.  Dico questo perché il discorso che farò non suoni come una critica ai lavoratori che, della situazione che si è creata sono state vittime  e hanno reagito nell’unico modo possibile.

Contrariamente a chi sogna una nuova stagione di lotta di classe o si esalta al pensiero di replicare presto quello che è successo a Genova, io credo che abbiamo assistito non all’alba di una nuova stagione di rivendicazioni ma ai primi bagliori del crepuscolo della nostra nazione.

La battaglia combattuta dai lavoratori dell’AMT non ha avuto vincitori: è stata sconfitta la politica ma è stato sconfitto anche il movimento sindacale. Cinque giorni di sciopero a oltranza, contrariamente a quanto credono molti, non sono una dimostrazione di forza ma una dimostrazione di debolezza, di incapacità di svolgere il proprio ruolo da parte del sindacato.

Lo stesso accordo, per lo più basato su promesse a lungo termine, senza dati concreti che possano confortare I lavoratori sul fatto che si sia portato a casa un buon risultato, conferma quanto ho detto sopra.

Lo sciopero dev’essere l’estrema ratio del movimento sindacale e se ci si arriva, deve essere dirompente, far cadere governi o giunte, far sentire al potere il fiato della piazza. I cinque giorni di Genova si sono svolti nell’indifferenza più totale dei media nazionali e questo, oltre a confermare quanto poco conti Genova, è sintomatico di quanto sia facile ignorare una protesta forte e clamorosa: se non appare, non c’é.. Ha fatto la sua comparsa sui giornali più importanti solo quando Grillo, con un atto di sciacallaggio davvero degno di quella vecchia politica che, a parole, dichiara di volere combattere ma di cui poi segue pedissequamente gli schemi, ha tentato maldestramente di cavalcarla.

Ecco allora che il Fatto e Repubblica pubblicano la notizia, l’uno per esaltare Grillo difensore dei tranvieri, l’altro per rimarcare le contestazioni ricevute. Non parliamo poi del coniglio Renzi, che invece di confrontarsi con I lavoratori, di dire parole forti e chiare a sostegno della loro lotta, scappa, annullando l’incontro previsto con il suo elettorato. Un comportamento da vigliacchi.

L’impressione è che la Grecia sia sempre più vicina. Non a causa delle deliranti dichiarazioni di un Berlusconi che andrebbe, a questo punto, rinchiuso dove possa ricevere opportune cure, ma per un quadro politico dove a dominare è il vuoto, l’ipocrisia, l’egoismo di parte, l’inettitudine. Riina che pontifica dal carcere in cui è rinchiuso minacciando magistrati e gloriandosi delle sue imprese da psicopatico assassino è il simbolo stesso del crollo di tutti I principi alla base di quella ineffabile sostanza che tutti respiriamo senza assimilarla che si chiama democrazia.

Se un lurido assassino può lanciare impunemente messaggi contro dei servitori della repubblica che mettono a repentaglio ogni giorno le loro vite e se questi servitori della repubblica non ricevono nemmeno una solidarietà di facciata da parte del governo, se il presidente della Repubblica si rifuta di testimoniare a un processo sull’ignobile trattativa tra lo Stato e la mafia e scrive una letterta trasudante ipocrisia, quale futuro volete che abbia questo paese?

Sarà Lara Comi  che accusa I sardi di non essere capaci a gestire le alluvioni a salvarlo? Lei che non è capace di gestire il suo (scarso) cervello? Sarà la nuova destra. Formigoni, Sacconi, Alfano, e compagnia bella, che avrebbero potuto scegliere un nome più adatto, tipo “La compagnia dei compromessi e dei corrotti”? O sarà il sorriso ebete e la straordinaria capacità di non dire nulla di Matteo Renzi, anti sindacale, favorevole alla globalizzazione, populista e quindi giustamente candidato a diventare leader del maggior partito di sinistra?

O pensiamo davvero che Enrico Letta sia uno statista? Quest’uomo che afferma che una politica di rigore darebbe a Grillo la maggioranza assoluta? Ma provateci a mettere una patrimoniale, a mettere in galera gli evasori fiscali e I ladri, a mettere le mani sui conti esteri dei furbi, a tagliarvi gli stipendi, a punire I manager delle aziende in passivo costringendoli a restituire quanto hanno guadagnato quando ne hanno preso la guida e vedrete che Grillo scomparirà come merita (lui, non il movimento, che invece ha un suo senso e un suo ruolo importante).

Ma non accadrà nulla di tutto questo. E I fuochi di Atene cominciano a illuminare anche le nostre strade.

Un anno di Monti: cambiare tutto per non cambiare niente.


Un anno fa è stato accolto, da quasi tutti, come il salvatore della patria. Ricordo un articolo sul Fatto quotidiano di una giovane giornalista che parlava di Monti come un fautore della shock economy (citazione da un libro necessario di Naomi Klein): venne subissata di insulti da parte una marea di lettori che citavano le credenziali di Monti e l’accusavano, sostanzialmente, di lesa maestà. Lettori quasi tutti presi da un sacro terrore, come la maggior parte degli italiani in quel periodo.

Poco prima, avevo scritto più o meno le stesse cose in questo spazio: mi spiace di aver azzeccato in pieno le previsioni.

Quest’anno disoccupazione è aumentata e l’inflazione è salita, mentre è sceso drammaticamente il potere d’acquisto delle famiglie. I licenziamenti sono aumentati, una sciaguratissima legge sulla semplificazione, semi sconosciuta ai più, ha dato il la a una nuova ondata di cementificazione con i conseguenti danni alla salute di tutti. Tutti abbiamo un pò meno diritti, la sanità e la scuola non solo non sono migliorate ma rischiano di peggiorare il loro livello che già non era entusiasmante.

A pagare l’abbassamento dello spread sono stati i ceti medio bassi, chi si arricchiva ieri continua ad arricchirsi oggi e chi evadeva le tasse continua a farlo, tranne quei poveri disgraziati incappati in operazioni di parata che si sciolgono come neve al sole.

La legge sulla corruzione è una presa in giro, l’ombra di Berlusconi continua a dettare in qualche modo l’agenda del premier, che gira compiaciuto l’Europa millantando inesistenti successi. Le leggi del governo stanno strozzando la piccola e media impresa,da sempre il volano dell’economia italiana, le banche ingrassano alle nostre spalle e non concedono più crediti né mutui. In compenso, è stato pesantemente colpito lo statuto dei lavoratori e si cerca di fare carta straccia del contratto dei lavoratori statali. Statali che non vedranno rinnovato il contratto fino al 2015, che hanno lo stipendio congelato da tre anni e che si vedono anche togliere quella miseria che va sotto il nome di “vacanza contrattuale” oltre a non veder sbloccati gli scatti d’anzianità.

La legge elettorale non è stata fatta, non è stato fatto nulla contro la criminalità organizzata, non è stato aperta una conferenza di servizio per rinnovare la scuola, non è stato introdotto nessun meccanismo di equità fiscale, la riforma del lavoro favorisce solo gentaglia come Marchionne. Sono diminuiti i servizi sociali, comuni e regioni sono più poveri. I ministri parlano, fanno proclami, li smentiscono, commettono gaffes, insultano i giovani, i lavoratori, i sindacalisti, i docenti, salvano per l’ennesima volta la Chiesa dal pagamento delle tasse. Si fa finta di cambiare tutto per non cambiare nulla, simo in pieno Gattopardo e la stampa, ancora terrorizzata, non fa altro che omaggiare il direttorio, sempre pronta all’inchino davanti ai nuovi padroni.

Però Monti è soddisfatto.

D’altronde, se dopo sette sconfitte di fila, le ultime delle quali ignominiose, Ciro Ferrara resta al suo posto, perché dovrebbe dimettersi lui?

Nel frattempo si prepara un suo secondo mandato. Una sinistra da Vaudeville si contende un inesistente primato, Grillo nuota e sommerge la penisola con il suo turpiloquio ma il suo programma è inesistente, la destra annaspa confusa tra un Berlusconi sempre più ridotto a un triste cartone animato che non fa più ridere nessuno e un Alfano che finge di essere un politico vero. Trovare qualcuno come Monti che faccia il lavoro sporco al loro posto, metta sull’attenti i sindacati e massacri i lavoratori fino a renderli docili è sottomessi, è manna dal cielo per i nostri politicanti da re travicello.

E don Giuseppe Tomasi di Lampedusa si rotola allegri sghignazzando nella tomba.

A un passo dalle macerie


Non so se incazzarmi di più per le bocciature in prima elementare e soprattutto per le giustificazioni addotte o per la vicenda delle panchine eliminate perché vi si sedevano gli extracomunitari. In realtà, le immagini che mi evocano questi due episodi sono quelle della cena di Trimalcione di Petronio: la descrizione elegante e ironica di un impero che sta crollando in pezzi e della sua classe dirigente inetta e corrotta. Mi torna in mente anche quel film di Bunuel, non rammento il titolo, in cui un gruppo di raffinati borghesi viene costretto a restare chiuso in casa da una forza misteriosa e mentre il tempo passa e la situazione si fa sempre più disperata, mostrano il lato peggiore di loro stessi, la meschinità, l’egoismo, la viltà. Ma forse è un quadro, l’Urlo di Munch, che meglio sintetizza il momento che stiamo vivendo: l’urlo silenzioso e terribile di un uomo che ha preso consapevolezza della follia che lo circonda.

Ho spesso contatti con maestre che, fortunatamente, non fanno della meritocrazia la loro bandiera ma prediligono l’aspetto formativo, educativo e cercano con i bambini un rapporto affettivo, quel legame necessario in ogni relazione educativa. Ho imparato, avendo frequenti contatti con loro, ad apprezzare di più il loro lavoro e a coglierne la complessità, la difficoltà, il rischio costante di un eccesso di coinvolgimento. Posso, alla luce di questa esperienza, concludere tranquillamente che le maestre che hanno deciso di bocciare cinque alunni in prima elementare perché non abbastanza bravi, hanno sbagliato mestiere.

Il problema è che il nostro è un paese di servi, sempre pronti a inginocchiarsi davanti al potente di turno. Se la parola d’ordine è “meritocrazia” ecco che ci sarà sicuramente un provveditore, un dirigente, un insegnante che preoccupato più di compiacere il padrone che di svolgere con coscienza il proprio lavoro, obbedirà diventando più realista del re.  Parlo della scuola perché è il mio ambiente ma il discorso vale per qualsiasi ambito.  Insegnare è difficile, comporta sacrificio, capacità di mettersi in gioco quasi ogni giorno, la necessità di cambiare metodo, prospettive, visioni a seconda di chi hai davanti e di chi lavora con te. Ma soprattutto è difficile per l’enorme responsabilità che comporta avere a che fare con dei bambini o con degli adolescenti, a volte abbandonati, a volte deprivati, dover conciliare il rispetto del proprio ruolo con il mare di emozioni che un bambino in difficoltà suscita in ogni essere umano normale. Bravo alunno o cattivo alunno, sono categorie obsolete, insensate, sono l’anti scuola, sono fasciste.

Proprio perché insegnare è difficile, proprio perché ormai viviamo tra le macerie di una società allo sfascio, tocca a noi insegnanti stare attenti, non perdere il timone, continuare a lavorare senza pensare al vuoto che ci circonda, con la convinzione di poter ancora fare la differenza. Ricordo una frase di Barnard, il famoso cardiochirurgo sudafricano: a un giovane assistente che gli chiedeva come comportarsi di fronte a una paziente in condizioni ormai disperate, rispose:”Come se potessi salvarlo, sempre”. Così è per noi: anche se di certi ragazzi riesci, come in una palla di vetro, a leggere il futuro e quello che leggi non è piacevole, il nostro lavoro consiste nel cercare di annullarlo quel futuro, anche se è oggettivamente impossibile.

La meritocrazia è una chimera fascista, una bufala per giustificare una scuola classista ed elitaria, per far digerire i tagli che arriveranno, la progressiva privatizzazione della scuola, la istituzionalizzazione di scuole di serie A e di serie B. 

Chi se l’è bevuta, chi dice “Finalmente”!, chi con infaticabile zelo provvede a mettere le mani avanti, non è solo indegno del nostro lavoro, è anche cretino.

Quanto alla storia delle panchine, è l’ultimo colpo di coda di un partito di ladri che crede di recuperare la fiducia dei suoi elettori rispolverando il razzismo nazistoide che li aveva portati al potere. Penso tutto il male possibile della lega e dei leghisti, non nutro per loro il minimo rispetto ma solo un forte ribrezzo e non l’ho mai nascosto in questo spazio. Credo che su episodi di questo tipo la magistratura debba intervenire: si tratta di palesi casi di razzismo e il razzismo è anticostituzionale. Cominciamo a mandare questi cialtroni in galera, cominciano a restituire a questo paese la sua costituzione.

Lo schifo che quotidianamente provo nell’ascoltare l’ultima dichiarazione di Bersani o di Alfano, sta superando da tempo i livelli di guardia. Questa massa di incapaci che litiga, urla e si sbraccia per conquistare una poltrona sul ponte del Titanic potrebbe essere rappresentata degnamente dagli espressioni tedeschi o da un redivivo Bosch che voglia tornare a dipingere un inferno moderno.

Eppure siamo il paese di Piero della Francesca e di Raffaello, che dipinsero l’equilibrio e l’armonia, la geometrica perfezione di un mondo ideale e sereno, dove i potenti erano al servizio del popolo e inseguivano la bellezza. Un’illusione destinata a durare poco, ma che ci ha regalato frammenti di bellezza ineguagliati. Sarebbe poi arrivato Machiavelli, con la sua visione cupa e disperata e il suo realismo rassegnato, il suo mondo di lupi avidi e voraci, gli uomini ridotti  a strumenti. Non siamo andati molto lontani, da allora.