Il servo dei padroni


L’eliminazione dell’articolo 18, nonostante le farneticazioni del piccolo principe su diritti allargati e garanzie per chi fino ad oggi ne è stato escluso, è un regalo fatto ai padroni,quelli che da sempre nel nostro paese tirano le fila dei burattini che si avvicendano alla guida del governo.

Se il Senato ratificherà il provvedimento, il caporalato diverrà norma e, presumibilmente, mafiosi, imprenditori e mafiosi-imprenditori brinderanno insieme a questo insperato regalo arrivato da quello che, almeno in teoria, avrebbe dovuto essere il nemico. Non è un caso ma un messaggio preciso che il piccolo principe si sia fatto fotografare insieme a Marchionne: la Fiat è l’azienda che negli anni ha portato a vertici insuperabili l’arte del ricatto sia sui lavoratori che sullo stato, vizio che non ha perso, a quanto risulta dalle ultime notizie provenienti dall’Irlanda.

Non si tratta solo di un simbolo, come affermava ieri Cacciari: si tratta di dare mano libera a imprenditori che in questi anni si sono distinti per incapacità e ristrettezza di vedute, si tratta di lasciare che tristi figuri come Marchionne possano liberamente fare terra bruciata di diritti conquistati a duro prezzo da milioni di lavoratori. Perché contratti a tutele crescenti non significa un cazzo, è uno slogan, una frase priva di senso o, meglio, con un senso molto chiaro tra le righe: fateli lavorare per tre anni sotto pagati e poi cacciateli a calci in culo, nessuno vi potrà dire nulla, i padroni siete voi.

Ogni giorno sentiamo di morti sul lavoro e, sistematicamente, nessuno viene punito per quelle morti, le notizia scompaiono dai giornali e su quelle vite troncate scende il silenzio. Cosa pensate succederà quando nelle aziende edili si comincerà a risparmiare sui dispositivi di sicurezza (già lo si fa ampiamente) e i lavoratori dovranno tacere, pena il licenziamento?

Questo è il paese del lavoro nero e delle morti bianche, è il paese degli imprenditori che sfruttano la miseria per gonfiarsi le tasche, è il paese della mafia dei colletti bianchi che investe nelle attività produttive, è il paese dell’immigrazione clandestina che fa comodo alle aziende agricole ed edilizie del nord e del sud. Ma tutto questo Renzi non lo sa, tutto questo non frena lo sviluppo, non è il pizzo o la bustarella ad allontanare gli imprenditori stranieri, sono il sindacato e l’articolo 18.

L’abolizione dell’articolo diciotto è un provvedimento infame, l’omaggio di un servo dei poteri forti ai suoi padroni, una prova di forza con il sindacato per neutralizzarlo, dividerlo e cancellarlo. Un provvedimento infame fortemente voluto da una borghesia che ormai ha perso qualsiasi forza propulsiva indirizzata al cambiamento della società e mira solo ad accumulare ossessivamente, compulsivamente denaro e a divorare con bulimica voracità tutto ciò che sbarra la strada verso altro denaro.

L’abolizione dell’articolo diciotto avrà al sud effetti devastanti: in una parte del paese dove la maggior parte dei diritti civili e dei servizi garantiti dalla Costituzione sono, quando va bene, un desiderio, il ricatto del più forte, che si tratti del mafioso o del grande proprietario  poco cambia: è gente fatta della stessa pasta, diventerà la regola, il voto di scambio non sarà più in cambio del posto di lavoro ma per mantenere il posto di lavoro.

Questa vittoria del piccolo principe, che si vanta, con la classe che gli è consueta, di aver “spianato” l’opposizione, rappresenta una sconfitta per tutti quelli che fanno fatica ad arrivare a fine mese, per chi non ha un lavoro e per chi ce l’ha e vorrebbe mantenerlo, per chi è onesto e vuole continuare ad esserlo, per chi non è disposto a mettere sul mercato la propria dignità.

Bisogna essere ciechi o in malafede per non capire che Renzi non sta avviando una rivoluzione ma la più grande offensiva reazionaria degli ultimi anni, che non è un esponente della social democrazia ma della borghesia più ottusa e arretrata, che le sue barbie girl tutte slogan e denti scintillanti non sono un simbolo di democrazia ma un modello di donne ancora peggiore delle donne di conio con cui si accompagnava il suo compagno di merende, che il re non solo è nudo ma non è neanche un re, solo un burattino senza fili.

C’è ancora spazio per evitare il disastro? Forse, svegliandosi, informandosi  e impegnandosi. Forse.

Il piccolo principe e la shock economy.


Che adesso si paragoni a Mandela è davvero troppo. Abbiamo sopportato le sue copertine da pagliaccio, ascoltato la sua retorica tra Celentano e Peròn dopo l’incidente, sopportato le sue bugie, cambiato canale ogni volta che le sue starlette dal sorriso brillante, pulito e vuoto come la loro mente che invadevano i talk show televisivi, adesso basta.

Matteo Renzi è un uomo di destra che sta portando il paese verso una deriva autoritaria per fare il gioco di chi vuole che l’Italia torni ad essere quello che è sempre stata nella storia: terra di conquista per interessi stranieri.

Il piccolo principe ha finalmente gettato la maschera e si è rivelato per quello che è: l’ennesimo fascistello da due soldi, un imbonitore di medio livello che ha saputo cogliere l’occasione di un paese allo stremo per vendere fumo negli occhi e continuare avanti il processo di devastazione già portato oltre il punto di non ritorno da Berlusconi, con la complicità di una sinistra senza più ideologie, identità ma, soprattutto, senza più memoria e dignità.

E’ inutile cercare i colpevoli dello sfacelo prossimo venturo: colpevole è chi l’ha votato alle europee permettendo al suo ego di esondare e mettendo, di fatto, il bavaglio alla timida fronda che cominciava a salire nel suo partito, colpevole è chi ha votato per vent’anni Berlusconi, colpevole è una sinistra incapace di rinnovarsi dopo il crollo del muro di Berlino, una sinistra che ha confuso la modernità con l’essere di destra e che ha dimenticato la propria missione: quella di proporre una visione diversa da quella capitalista che, è sotto gli occhi di tutti, una volta ritrovatasi senza più nemici, è fallita miseramente. Colpevoli sono certamente i sindacati, e più volte in questo spazio ho stigmatizzato la distanza tra le direzioni sindacali e la base, la mancanza di dialogo e confronto,gli errori commessi in questi anni.

Ma che l’esimio professor Ichino, uno che sputa nel piatto dove mangia e si guarda bene dall’applicare la flessibilità alla propria vita ma la predica per gli altri, e questo imbonitore da circo si permettano di dire che, nel paese delle mafie, dell’evasione fiscale da 120 miliardi di euro l’anno, dei consigli regionali azzerati per la corruzione, delle mazzette e delle raccomandazioni. di un’imprenditoria miserabile gestita da miserabili ladri, la colpa della crisi è dovuta al fatto che  non si può licenziare liberamente, è davvero insopportabile.

Il piccolo principe applica la shock economy, titolo di un libro di Naomi Klein sinistramente profetico: il primo passo della shock economy, la presa del potere da parte del grande capitalismo, è l’azzeramento dei diritti dei lavoratori e la cancellazione dei sindacati, i successivi sono già nell’agenda del governo e contemplano come esito finale, una svolta autoritaria che permetta a chi sta nella stanza dei bottoni, di fare e disfare a suo piacimento. Chi non vede questo disegno o è scemo o fa finta di non vedere.

C’è via d’uscita? Esiste oggi una concreta possibilità di fermare questo processo? Una, ma è pura utopia. Vaclav Havel in prigione c’è stato davvero, prima di diventare il presidente della Repubblica ceca, è stato un dissidente, ha pagato sulla propria pelle la libertà di pensiero. Ha scritto un piccolo libro profetico, Il potere dei senza potere, lo consiglio a tutti. In questo libro parla del lavoro ben fatto come unica arma di opposizione reale al potere. Fare il proprio lavoro al meglio significa che chi ti sta vicino faccia altrettanto, significa un rispetto rigoroso delle regole, dei diritti, dei doveri, della legge. Fare il proprio lavoro al meglio tutti, pretendere che lo facciano tutti, appellarsi tutti a quello che è scritto e garantito dalla carta costituzionale, incepperebbe l’ingranaggio. Il re a quel punto, non sarebbe solo nudo, svelerebbe il suo vero, brutto volto e sarebbe costretto a scappare. Una utopia, appunto.

Io svolgo attività sindacale, non rubo e non chiedo favori al mio sindacato, sono figlio di un lavoratore, che per quarant’anni ha svolto attività sindacale senza mai rubare e chiedere favori. Io. come ha fatto  mio padre, dedico parte del mio tempo a difendere e tutelare i diritti, non gli interessi, i diritti dei lavoratori. Vorrei che il presidente del consiglio del mio paese potesse dire le stesse cose di suo padre e di sé stesso. Vorrei che tutti gli onesti figli di persone oneste lo pretendessero. Ma anche questa, mi rendo conto, è utopia.

C’era una volta la democrazia


Che la storia del nostro paese sia contrassegnata da una democrazia limitata è cosa nota. Da Piazza Fontana all’Italicus, dal terrorismo a Gladio, passando attraverso quel grande tentativo, perfettamente riuscito, di cancellare un movimento di protesta che stava assumendo dimensioni preoccupanti che è stato il G8 di Genova del 2011, gli ultimi decenni di storia del nostro paese raccontano che il popolo non è mai stato sovrano e le fila del gioco sono sempre state saldamente in mano ad attori che si sono ben guardati dall’uscire allo scoperto.

Con Berlusconi c’è stato un tentativo evidente di ritorno al passato, la volontà più o meno palese di ricostituire una sorta di dittatura soft, un fascismo dal volto, se non umano, quanto meno goliardico e godereccio. Nel frattempo abbiamo assistito alla lenta agonia della sinistra italiana, alla sua metamorfosi mal riuscita, alla cancellazione totale della sua identità e delle sue radici. Berlusconi ha devastato il tessuto etico e morale, già consunto di suo, del nostro paese perché la sinistra non è mai stata in grado di controllare il berlusconismo né di combatterlo. Sarebbe servito un leader lungimirante, dal profilo morale inattaccabile, capace di appassionare le folle. Non esiste nulla di simile in Italia, o meglio, qualcuno ci sarebbe, ma è impegnato a curare i malati in zone di guerra o a denunciare le malefatte della mafia.

Monti, che con il suo annuncio vagamente ricattatorio e un pò mafioso, per citare i Litfiba, ha scelto di continuare la tradizione inaugurata dagli editti berlusconiani, è solo l’ultimo, inevitabile anello di questa catena. Con Monti, rappresentante della più importante banca americana, cioè di chi ha contribuito a creare la crisi in cui siamo immersi, il cerchio si chiude e la democrazia rischia di esalare l’ultimo respiro.

Considerare la concertazione come “ricatto delle parti sociali” è un’affermazione fascista, punto e basta e non capisco perché i giornali non lo scrivano. Considerare la cancellazione dell’articolo 18 come fondamentale per rilanciare l’economia è una bugia, anzi, è una infamia. Non capisco perché i giornali non lo scrivano. La presunta trattativa con i sindacati si è risolta in un’arrogante esibizione di muscoli da parte di un governo che da un lato annuncia di voler rispettare la volontà del parlamento, cosa per altro che non andrebbe neppure dichiarata in una democrazia parlamentare reale, dall’altro lancia avvisi intimidatori. Questa trattativa è stata una pagliacciata: l’obiettivo del governo era sin dall’inizio quello di cancellare i diritti dei lavoratori strizzando l’occhio alla destra fascista e né Monti, né la Fornero, che tanta gioia ci darebbe se non aprisse bocca, avevano intenzione di trattare alcunché.

Il direttorio guidato da Monti è reazionario, fascista, al soldo del capitale, e in malafede. La menzogna è diventata ormai talmente comune nella politica italiana che viene usata senza neppure un minimo di ritegno da chiunque,anche da chi pensa che per essere rispettabili, basta vivere trent’anni con la stessa moglie e avere un’immagine un pò dimessa.

Il direttorio guidato da Monti mente, sapendo di mentire, perché altri sono i problemi che impediscono agli stranieri di investire in Italia: la corruzione dilagante, la criminalità organizzata, la mancanza di professionalità e competenza  a causa di un sistema scolastico devastato negli ultimi vent’anni sia dalla sinistra che dalla destra.  Sono solo i fascisti a dire che la sindacalizzazione è un freno allo sviluppo: la Germania guida l’Europa e ha sindacati fortissimi che concertano con il governo: non mi pare che gli investitori stranieri fuggano terrorizzati.

Monti non ha fatto nulla contro la corruzione, non ha fatto nulla contro la criminalità organizzata, non ha fatto nulla contro l’evasione fiscale se non operazioni di facciata, non ha fatto nulla per la scuola e si guarderà bene dal fare qualcosa nell’immediato futuro. Da buon seguace della scuola di Chicago, ha approfittato della crisi per creare divisioni tra i lavoratori, azzerare i sindacati e rassicurare i ceti medio alti sul fatto che nessuno metterà loro le mani in tasca. A stupire, solo parzialmente, è il servilismo quasi totale dell’informazione e il terrore dei partiti, che hanno crisi di panico al solo pensiero di sostituire Monti nell’ingrato compito di svolgere il lavoro sporco.

Se il parlamento approverà la pseudo riforma del lavoro così come vuole Monti, assisteremo a un calo delle retribuzioni, la classe operaia tornerà a essere sotto ricatto, le tessere sindacali scompariranno, aumenterà la tensione sociale. Ma soprattutto si sancirà la fine della democrazia, finalmente in modo chiaro ed evidente per tutti. Se il parlamento non l’approverà o apporterà dei cambiamenti, Monti si dimetterà per ripresentarsi poi a guidare la destra fascista, ottenendo una grande maggioranza, perché gli italiani, è noto, votano masochisticamente quando hanno paura e anche perché, ormai è chiaro, a sinistra, al momento, c’è il nulla.

In ogni caso il vulnus  creato da Monti è gravissimo, molto più delle pagliacciate goderecce di Berlusconi. Se il direttorio, Confindustria e la destra fascista vinceranno questa partita, l’Italia tornerà ad essere solo una entità geografica.

La legge del più forte


Sodomie in corpo 11 è il titolo di un magnifico romanzo di Aldo Busi, uno dei primi, splendidi libri di questo grande scrittore, titolo che ben si adatta all’editoriale di Scalfari comparso oggi su La Repubblica.

Rispetto Scalfari per la sua statura di giornalista, leggo sempre i suoi editoriali, spesso con piacere, ma non apprezzo minimamente la passione senile per Monti che sembra averlo folgorato da quando il professore ha preso la guida del paese. Mi chiedo anche quali siano i motivi della metamorfosi di Repubblica, che da severo fustigatore del precedente governo di destra si è trasformata nella cassa di risonanza dell’attuale governo di destra.

Nel suo articolo Scalfari invita i sindacati ad accettare, in nome del bene comune, i provvedimenti che verranno presi a breve dal governo: riduzione a un anno della cassa integrazione, mobilità a go go per tutti i lavoratori, abolizione dell’articolo 18, ecc.ecc.

La scusa è sempre la stessa: l’emergenza, la modernità, ecc.ecc. Scalfari omette alcuni piccoli particolari e, mi duole dirlo, penso che lo faccia in mala fede, oltre a questo, dice anche alcune idiozie che, presumo, siano dovute alla sua scarsa frequentazione di lavoratori e sindacalisti di livello basso, cioè della gente che vive una realtà molto diversa da quella dei salotti che Scalfari è abituato a frequentare.

Scalfari forse non legge il suo giornale e non sa che il potere d’acquisto degli stipendi è diminuito, negli ultimi dieci anni circa del 30%, di più per quanto riguarda gli statali che hanno gli stipendi bloccati da due anni. Chiedere ai sindacati di non fare politica salariale è come chiedere alla polizia di non arrestare i delinquenti, specie in una fase come questa in cui, fino adesso, ad essere toccati dalla crisi e dai provvedimenti del governo, sono proprio le categorie sociali più deboli. Le aziende italiane, parlo di quelle grandi, non delle medie e piccole imprese, il vero motore del paese, che meritano un discorso a parte, le grandi aziende italiane, dicevo, sono in crisi a causa dell’avidità dei loro grandi azionisti, dell’incompetenza dei loro manager e della incapacità di affrontare il mercato una volta terminata la fase dell’assistenzialismo governativo. Le aziende italiane sono in crisi a causa della corruzione dilagante nel paese di cui sono, in buona parte, corresponsabili. La modernità, il coraggio del rischio, la pianificazione del futuro non sono patrimonio dell’imprenditoria italiana che gli preferisce le mazzette e le amicizie importanti. Chiedere ancora sacrifici ai lavoratori, intaccare diritti acquisiti che fanno del nostro sindacato, suo malgrado, il più forte e il più moderno al mondo, qualunque cosa ne pensi Scalfari che di sindacato e sindacalismo non capisce un cazzo, non è solo ingiusto, è criminale, è di destra, è fascista. Se poi a chiederlo è un governo non eletto dal popolo e lo fa con la scusa dell’emergenza, emergenza che si è creata per le cause di cui sopra, allora il paragone col fascismo diventa più inquietante.

Scalfari si aggiunge alla lista, piuttosto nutrita, di miliardari che salgono sui loro costosissimi pulpiti e fanno la morale a noi, povero volgo ignorante, incapace di comprendere le ineluttabili necessità che spingono i potenti a massacrarci di tasse e toglierci giorno dopo giorno diritti e libertà in nome delle magnifiche sorti e progressive.

Scalfari, Santoro, Beppe Grillo, Montezemolo, Della Valle, ecc. una lista lunga e colorita di gente che non ha problemi a far quadrare i conti a fine mese ma ha la pretesa di dirci cosa è giusto per noi, di convincerci che è necessario che a pagare siano sempre i soliti, che la solidarietà a senso unico è una bellissima cosa e in futuro ce ne accorgeremo.

Certo, a volte i miliardari hanno delle dimenticanze: ad esempio Scalfari, che cita la Marcegaglia come imprenditrice lungimirante, dimentica i piccoli guai giudiziari suoi e della sua famiglia, Beppe Grillo si scorda che una forza politica che vuole rivoluzionare la politica italiana non può essere anche razzista, abbiamo già la lega, Santoro dimentica che a suo tempo i miliardi da Berlusconi se li è intascati, ecc.cc.

In compenso tutti hanno ricette e verità da regalarci con un unico comun denominatore: far pagare chi ha tanti soldi non serve a nulla, anzi rallenterebbe l’economia. Honni soit qui mal y pense.

La verità è che la società civile oggi non ha voce, non ha un leader autorevole che la rappresenti, una personalità carismatica in grado di superare le barriere ideologiche e portare avanti una battaglia per la difesa dei diritti civili, perché, dobbiamo rendercene conto, di questo ormai si tratta.

Il movimento sindacale si carica di una enorme responsabilità, in questo clima: quella di essere l’unica voce autorevole a difesa delle classi più povere, quella di essere l’unica barriera contro la distruzione del welfare state e il dominio incontrastato delle banche. Io spero che la tregua tra Cisl e Cgil duri, che il fronte comune resti saldo arroccato su posizioni condivise e pronto, se sarà necessario, a una lotta lunga e senza risparmio. Questa è una partita in cui non è in gioco solo la tenuta e la credibilità del sindacato, qui si rischia di scivolare in un periodo di instabilità sociale peggiore di quello che condusse al terrorismo. In questo senso, l’incoscienza e l’arroganza di Monti, che pensa di risolvere le proteste con i blitz della finanza e i manganelli della polizia, fa il paio con quella di Berlusconi.

Un’ultima nota a margine, ma ne riparleremo: premesso che le violenze sono sempre e comunque esecrabili, prendo atto che è stato possibile, da riprese e foto, risalire ai no Tav colpevoli di atti violenti in Val di Susa. Mi chiedo come mai non è stato possibile risalire usando gli stessi mezzi, risalire ai poliziotti indegni e violenti che massacrarono i manifestanti del G8 di Genova del 2011 violando i loro diritti civili. Giusto per curiosità. Perché può anche essere che a picchiare i no Tav qualche mese fa ci fosse anche qualcuno di loro. Si sa che il lupo perde il pelo ma non il vizio. In quel caso questi arresti, assumerebbero tutta un’altra connotazione.

Ne riparleremo, se qualcuno non si sentirà offeso e mi costringerà a chiudere il blog quando verrà approvata la nuova proposta di legge liberticida su Internet.