Apocalittici e integrati


In questi giorni a Genova si respira una conflittualità sotterranea, una rabbia che ribolle soprattutto nei militanti di sinistra che hanno la mia età, dai cinquant’anni in su, e che non trova sfogo perché la contrapposizione con chi è più giovane, o è rimasto fedele alla linea, si arresta di fronte a un muro assolutamente invalicabile.

Il concetto di astensione attiva e punitiva viene frainteso da chi porta avanti la teoria del meno peggio, del voto utile,  o peggio, ostenta il pericolo nero, come Berlusconi ostentava il pericolo rosso.

Basta vedere la rilevanza che sui social network viene data a un movimento insignificante, politicamente irrilevante e, nei fatti inesistente, come Forza nuova. Forza nuova, movimento anticostituzionale che andrebbe immediatamente sciolto, formato per lo più da devianti frustrati incapaci di capire che se sono delle infami merde è anche per colpa loro perché tutti hanno la possibilità di scegliere, esiste solo nei post dei social che amplificano un messaggio assurdo che ha la stessa presa che potrebbe avere un movimento politico guidato dal ballerino della Tim.

Lo aveva spiegato bene Noam Chomsky e ribadito Umberto Eco che se il nemico non esiste, bisogna crearlo. Così, dato il crollo delle ideologie che ha appiattito le proposte politiche su una sostanziale uniformità, ormai necessaria e quasi inevitabile, in un sistema dove la finanza ha soppiantato la politica, ognuna delle parti in lotta, entrambe prive di qualsiasi principio etico che non sia il potere a qualsiasi costo, inventano nuovi nemici: ieri degli inesistenti comunisti, oggi leghisti e Forza nuova, agglomerati politici marginali e irrilevanti, se si facesse una legge elettorale seria, cosa che il Pd e Forza Italia temono più del demonio.

Io non credo sia necessario aver letto Bakunin, Marx o Marcuse, essersi sciroppati Wittgenstein e Adorno, e tanto che c’eravamo anche  Hegel e Heidegger ( perché il nemico va combattuto con le sue armi) per comprendere che l’approvazione del provvedimento sullo ius soli, tardivo e cervellotico come ogni legge che esce da questo governo, ma necessario, è stata tirata fuori all’improvviso per un cinico calcolo elettorale e non perché la sinistra si basa su valori etici diversi dalla destra.

Meglio: c’è una sinistra che, effettivamente, si basa su valori etici diversi, ma non sta in parlamento, non trova nemmeno un punto di contatto con il pd di Renzi, e non ha, al momento, un referente politico.

E’ una sinistra che cammina e lotta in mezzo a voi, che ogni giorno, ostinatamente  e un po’ masochisticamente, fa quello che ha sempre fatto: prova a cambiare la società.

Se c’è un motivo per cui non metterò mai il mio voto su una lista appoggiata dal Pd è proprio questo: hanno smesso di credere che la società si possa cambiare, si sono adeguati al sistema, hanno usato le armi del nemico fino a diventare il nemico.

Non si spiega altrimenti come si possa proporre lo ius Soli oggi, il decreto Minniti sul decoro dei centri urbani ieri e le sparate della Serracchiani in mezzo. Un melting pot di cazzate che non può definirsi neanche razzista, ma solo opportunista. Il Pd ha fatto proprio il pensiero liquido e l’ha reso talmente fluido da farlo diventare impalpabile.

Così quelli della mia generazione, che hanno vissuto la Dc, il terrorismo, gli scontri di piazza,la mattanza mafiosa, Mani Pulite, la seconda repubblica, etc. si ritrovano attoniti e sempre più furiosi a osservare questo assordante frastuono di nulla, questa politica priva di ideali, di basi epistemologiche elementari, di storia, di senso. Siamo passati dall’Uomo a una dimensione all’uomo senza dimensioni, flessibile, fluido, che s’insinua ovunque e assorbe tutto, basta che sia funzionale a portarlo al potere.

Quello che mi sconvolge è sentire dei giovani ammettere di votare il meno peggio. E che cazzo! A vent’anni per noi era conformista il PCI, abbiamo votato Magri e Capanna (Capanna!!!), abbiamo occupato le università, abbiamo perso sempre, con regolarità impressionante, ci siamo sciroppati Bergman e Buñuel, per mesi abbiamo evitato i cessi e usato solo le turche per non essere accusati di essere borghesi. Abbiamo fatto enormi cazzate, certo, ma ci sentivano maledettamente vivi.

Possibile che oggi un partito che è l’apoteosi stessa del conformismo borghese reazionario (scusate, fatemi parlare così, ogni tanto) un partito asservito senza riserve a quel sistema internazionale delle multinazionali di cui teorizzavano le Br nei loro messaggi sgrammaticati e deliranti, l’unica cosa giusta che hanno detto in mezzo a tanto orrore, tanto globalizzato da svendere i diritti dei lavoratori, devastare lo Stato sociale e mentire anche quando non è necessario, trovi consenso tra giovani colti, razionali, impegnati socialmente?

Possibile quando si elencano le nefandezze degli ultimi anni sentirsi rispondere che qualcosa di buona hanno fatto? E sti cazzi! Anche per mero calcolo delle probabilità, è inevitabile che qualcosa di buono abbiano fatto. ma il mondo va guardato salendo su una sedia, non solo dal nostro caldo angolo riparato. Io vivo una condizione privilegiata , il disagio, quello vero, non quello funzionale a dire che qualcosa di buono hanno fatto, lo tocco con mano ogni giorno e posso affermare senza tema di smentite, Genova è piccola e certi quartieri fanno testo, che la situazione peggiora di giorno in giorno. Stiamo tornando indietro, la realtà è questa. E allora, quel poco di buono che hanno fatto non mi basta..

Possibile che l’uso dello spirito critico si sia a tal punto azzerato? La lega non è fascista, la lega è un partito di primati privi di qualsiasi retroterra culturale che non sia concimare col letame i propri terreni. Mussolini veniva dal socialismo e dall’anarchia, aveva conosciuto Anna Kuliscioff, aveva dietro il più brillante filosofo italiano del Novecento, Giovanni Gentile. Aveva un’idea, aberrante, odiosa, spregevole, ma aveva un’idea di politica e di società. Questi non ce l’hanno, non c’è neanche bisogno di combatterli perché si combattono da soli, con la loro inettitudine, l’incapacità di formulare tre parole in italiano corretto, l’assoluta assenza di pensiero. Non si può scegliere di votare Renzi perché dall’altra parte c’è Salvini. A vent’anni avrei fatto quello che faccio adesso: avrei mandato a fare in culo tutti e due.

Sicuramente sbagliamo noi, sicuramente il futuro è questo: vivere turandosi il naso perché non sai che odori ci sono dall’altra parte. Certamente è anche colpa nostra, avremmo dovuto capirlo prima che ci stavano prendendo per il culo. Ma perché noi, che potremmo starcene tranquilli, siamo così incazzati e voi, che tranquillità sul vostro futuro non ne avete, siete così integrati? Si tratta solo di letture diverse della realtà, di letture diverse in assoluto o siete figli di uno Zeitgeist che non ci appartiene e che non potrà mai essere il nostro?

Non ho risposte, quello che so è che, per quanto mi riguarda, il futuro è nei prolet. Ancora.

Un osceno spettacolo


Se si potesse disinstallare una parte del mondo, personaggi, fatti cose, come si fa con qualunque software, ci sarebbe solo l’imbarazzo della scelta: resettiamo il dramma siriano o i minori che arrivano nel nostro paese e spariscono con i barconi, Donald Trump degno figlio di suo padre o Renzi e il suo delirio di onnipotenza, la disuguaglianza o la quotidiana ingiustizia, l’ignoranza o i suoi figli (razzismo, intolleranza, nazionalismo, ecc.) ?

Il mondo offre un osceno spettacolo in questi giorni, spettacolo di cui Donald Trump non è il mattatore ma solo un comprimario momentaneamente sotto le luci della ribalta.

So che molti la pensano diversamente e spero di sbagliarmi ma io credo che Trump interpreti alla perfezione quello che sono gli Stati Uniti d’America: un paese ossessionato dal potere, dove il valore di un uomo è dato dal reddito annuo, dove il razzismo non è mai scomparso e l’accoglienza è stata sempre dettata dall’utilitarismo, un paese dove la democrazia è privilegio per pochi come la giustizia. un paese arrogante che deve cercare continuamente pretesti per nuovi conflitti in modo da soddisfare la sete delle sue fabbriche di armi. Io credo che l’americano medio somigli più a Trump che a Springsteen o a Sanders, e che la libertà americana sia tale per i wasp, con un buon reddito annuo e un lavoro solido. Per la working class, per gli immigrati, resta il sogno americano, un mito che già Steinbeck e Dos Passos avevano fatto a pezzi, su cui De Lillo ha gettato una luce sinistra e oscura.

Gli Stati Uniti sono quelli del napalm in Vietnam, del golpe in Cile, degli aiuti a Suharto per sterminare i comunisti in Indonesia, dei generali argentini, della United Fruit, sono quelli che hanno fatto diventare Zarkawi, fino ad allora un estremista emarginato anche da Al Quaeda, un mito, fornendogli indirettamente il seguito necessario a fondare l’Isis, sono quelli che hanno inventato le armi di distruzione di massa e devastato un paese per poi andarsene con la coda tra le gambe. Sono quelli del Ku Klux Klan e dei neri uccisi come mosche o inprigionati in attesa di essere “giustiziati”, gli stessi che hanno assassinato i due Kennedy, quelli di Guantanamo e della Cia.  Trump è l’erede di questa America che è, per quanto possa far ribrezzo, maggioritaria.

L’Europa, a questo punto, è a un bivio, si trova di fronte a una scelta identitaria: è l’Europa globalizzata della finanza o quella populista della Le Pen, entrambe calamitose per le classi meno abbienti? E’ l’Europa del deficit controllato o quella del welfare? Quella dei muri o quella dell’integrazione? Sono domande pesanti, gravide di conseguenze, a cui, al momento, non si può dare risposta.

La piccola, miserevole Italia degli ultimi anni, quella corrotta e gaudente di Berlusconi e quella finta e immaginaria di Renzi, poco conta e poco conterà se continuerà a girare in tondo in un loop autoreferenziale ed auto distruttivo, passando da una guida mediocre all’altra, seguendo un populismo vuoto e privo di contenuti, una sinistra che ha fatto scempio della sua storia o una destra che non può più depredare nulla perché ha lasciato dietro di sé terra bruciata. E’ necessaria una nuova strada, una nuova visione, una nuova prospettiva che al momento, nessuno sembra in grado di offrire al paese.

Lasciando perdere la dissoluzione del capitalismo, vagheggiata da chi non ha capito che la storia fa vinti e vincitori e non ha pietà per i primi, si giocherà nei prossimi anni una partita importante per le sorti del mondo: o la democrazia dimostrerà di avere anticorpi sani e rovescerà le tentazioni autoritarie che, se Trump dovesse consolidare il proprio consenso, cresceranno esponenzialmente, o ci ritroveremo  a considerare Orwell un profeta. Al momento la partita è aperta e non è così scontato che i buoni, ammesso che ci siano, stiano vincendo,.

Dove eravate, signori dotti e sapienti?


Non sono solo le capacità di lettura e scrittura ad essere deficitarie negli studenti universitari italiani, come risulta dall’appello (mal scritto) dei docenti universitari, ma la cultura tout court. 

MI chiedo solo perché un tale, accorato appello non sia arrivato durante il ventennio berlusconiano, quando tutto ciò che apparteneva alla sfera culturale veniva beffeggiato, dileggiato, svalutato, delegittimato, oppure quando Renzi assestava gli ultimi colpi a una scuola pubblica trasformata, negli anni, in una sorta di agenzia di baby sitter, dove fare scuola è opzionale.

O ancora, perché non hanno lanciato accorati appelli contro quei giudici che vanificavano le legittime decisioni di un consiglio di classe annullando sacrosante bocciature e spingendo i docenti a bocciare sempre meno, per timore di ripercussioni legali?

Dov’erano i professori quando le statistiche europee indicavano l’Italia come il paese dove si legge di meno e dove le percentuali dell’analfabetismo di ritorno sono spaventose?

Peccato gli sia sfuggita la retorica i sulla scuola delle tre I e quella sul valore delle materie scientifiche. “Con la cultura non si mangia”, ha detto un ministro senza suscitare cori sdegnati.

Peccato non abbiano colto il tentativo di trasformare la scuola in un supermarket e un centro ricreativo, dove ognuno può scegliere a piacere cosa fare o non fare e dove a comandare sono i genitori.

Peccato non siano insorti contro la delegittimazione quotidiana della figura dell’insegnante, considerato, a seconda dei periodi e dei governi, un nullafacente, un corporativista, un fascista, un lettore di giornali in classe a sbafo, un mantenuto, ecc.

Mi viene un sospetto: non è che per tutelare le vostre poltrone ed evitare che il governo metta mano anche a quella fiera del clientelismo che è l’università italiana, state dando modo al governo di lanciare l’ultimo assalto contro la scuola pubblica, accusando, indirettamente, gli insegnanti di manifesta incapacità?

Azzeramento etico


Le stragi ci toccano solo quando riguardano quelli come noi, l’ho già scritto e lo ribadisco. Sono anni che in quel rettilario che è il medio oriente si consumano stragi che non ci toccano minimamente, guerre per cui nessuno scenderà mai in piazza. Lo stesso accade in Africa e in Asia. Chi conosce il dittatore delle Filippine che si è vantato di aver assassinato a sangue freddo di persona quattro spacciatori per insegnare alla polizia come fare? E deve essere stato un ottimo insegnante dato l’impressionante numero di omicidi consumati dalla polizia a danno di spacciatori e tossicodipendenti. Cosa ce ne importa? Chi conosce il nome di qualcuno delle decine di dittatori africani che continuano a uccidere, imprigionare, torturare e depredare i loro popoli? Che cosa ce ne importa?  Chi ricorda di Guantanamo, la prigione cubana dove si consuma la più clamorosa violazione di diritti civili dal dopoguerra a oggi da parte degli americani? Che ce ne importa?

Dovrebbe importarcene invece, perché se il medio oriente è un rettilario è perché vi si gioca la partita tra Stati Uniti, Russia ed Europa per il controllo delle risorse, partita che comporta costi elevatissimi in vite umane, ma vite di altri, non gente come noi. Risorse, ovviamente, da depredare, spartendole con pochi, ricchi, potenti e ignorando le esigenze delle popolazioni.

Forse ad Aleppo le cose non stanno esattamente come vogliono farci credere, ma la gente muore, cambia qualcosa? Mosul, Gaza, Iraq, Afghanistan, cambia qualcosa?

Forse tra trent’anni l’Isis sarà ricordato come uno straordinario movimento di liberazione islamico, e l’Occidente come una ipocrita culla di torturatori e assassini a sangue freddo tesa a proteggere solo i proprio confini. La storia, a volte, riserva strane sorprese. Ma non ce ne importa nulla comunque. (Considero l’Isis, a scanso di equivoci, un branco di schifosi fanatici assassini mantenuto in loco dagli americani perché non si sa mai come possono andare a finire le cose in Siria).

Non ce ne importa nulla perché, come paventava Levi nella poesia che apre  Se questo è un uomo, abbiamo dimenticato e con la memoria abbiamo perso parte della nostra umanità.

Il sistema capitalista non contempla l’etica, se consideri l’uomo come merce, l’umanità è solo una voce di listino. Stiamo assistendo da anni a un azzeramento etico globale senza precedenti, non si può spiegare in altro modo l’ascesa alla carica più importante del mondo di un industriale fallito, razzista e cialtrone, totalmente privo di idee sensate e di valori che non siano la difesa dell’egoismo americano. Ricordo che gli Stati Uniti sono un paese dove la destra radicale e xenofoba, in combutta con i servizi americani, collaborò all’omicidio di un presidente, di un futuro presidente e di un leader dei diritti civili. Trump è solo una vecchia faccia degli Stati Uniti che esce allo scoperto perché il momento è propizio.

Passando dall’universale al particolare, misero particolare, un commento a proposito della polemica sul nuovo ministro dell’istruzione. Bene, sarebbe opportuno, etico, che il ministro salutasse e si dimettesse, non perché non laureato, cosa che comunque gioverebbe a chi ha il compito arduo di guidare un mondo complesso come quello della scuola, ma perché ha mentito. Il ministro ha inserito nel curriculum una qualifica che non le appartiene e questa è un’infrazione che se viene scoperta nel curriculum di qualsiasi insegnante comporta, da sempre, ben prima del jobs act, il licenziamento in tronco. Se dunque il ministro resta al suo posto compie un grave vulnus. Con quale diritto può definire le regole chi quelle regole viola per primo?

Stesso discorso per Poletti, che aveva ampiamente dimostrato la propria incapacità nel precedente esecutivo: un ministro non può permettersi di offendere quelli che sono costretti a cercar fortuna altrove perché lui, e gente come lui in precedenza, non hanno saputo svolgere il proprio lavoro. Punto.

L’opinione pubblica dovrebbe essere compatta e unita sulle questioni etiche, questi sono due esempi chiari, limpidi, elementari in cui tutti, di qualunque colore politico siano, dovrebbero chiedere che queste persone vengano rimosse dal loro incarico perché non adeguate. Invece si assiste a penose difese, in cui si cita a sproposito Di Vittorio, che era un gigante ma non era laureato e non ha mai scritto di esserlo.

Stiamo perdendo la capacità di guardare al senso profondo delle cose, di vedere i contorni di ciò che essenziale, accecati come siamo da un egoismo di parte insensato e fuori luogo.  Egoismo che si riflette nei nostri leader politici: arroganti, preda di un narcisismo autoreferenziale, privi di valori, di un minimo interesse verso il prossimo, squallidi.  Inutile illudersi: Renzi, Grillo, Salvini, Berlusconi, sono accomunati da un retroterra politico inesistente, da una mancanza totale di valori, dal cinismo, da un peronismo all’amatriciana e dall’uso della politica come strumento di appagamento personale. Chi pensa che uno sia meno razzista dell’altro, o più preparato dell’altro, non riesce a scorgere, appunto, i contorni reali delle cose, il senso delle loro azioni che sono tutte, indistintamente, tese ad appagare il loro ego e favorire amici e amici degli amici ignorando il bene pubblico.

Oggi, uno dei pochi a parlare di etica è Papa Francesco, che sta combattendo una lotta disperata per riaffermare il valore dell’umanità, il senso profondo dell’essere umani che sta, appunto, nell’etica. Come tutti i profeti, è solo, inascoltato, osteggiato, un piccolo e fragile uomo che ha ancora la forza di urlare contro i mostri che, a poco a poco, stanno mostrificando anche tutti noi.

Non sarà l’ideologia a cambiare il mondo, un mitico risveglio rivoluzionario da oriente,  né un leader illuminato, sarà lo scintillio sinistro di una nuova guerra globale o una palingenesi ambientale, a meno che non accada, presto, qualcosa che risvegli le nostre coscienze drogate. In ogni caso, troveremo e troveranno qualcuno su cui scaricare la colpa.

L’insostenibile leggerezza del senso dello Stato


Quello che risulta dalla vicenda referendaria è l’assoluta, totale mancanza di senso dello Stato da parte di tutti gli attori di quel Vaudeville che è diventato il Parlamento.

La domanda che si è posto Renzi dopo il referendum è: come mantenere il potere? Quella che si sono posti Grillo, Salvini, Berlusconi, e compagnia cantante è: come arrivare al potere?

Non si spiegherebbe altrimenti la fretta di arrivare al voto che pervade tutti gli schieramenti in campo. Nessuno, dico nessuno, si chiede cosa sarebbe meglio per il paese. Nessuno, dico nessuno, si chiede quanti altri mesi di immobilità politica possano sopportare i disoccupati, i nuovi poveri, i giovani in cerca di lavoro.

L’idea politica di Renzi, anche se parlare di idea appare esagerato, un liberismo deregolato all’americana con regalie populistiche per tenere buono il popolino mentre lo si deruba dei propri diritti, lasciando spazio alle multinazionali e a quel potere mafioso che in Italia, da tempo ormai, condiziona l’economia, è stata clamorosamente sconfessata dalla maggioranza degli italiani. L’ex premier tiene in gran conto il 40% che ha votato per lui ma, la sua memoria altamente selettiva, tende a scordare che il 60% gli ha detto no. Oggi leggiamo che la squadra di governo verrebbe sostanzialmente riconfermata e i  sostituti di quei ministri che si sono distinti per la loro incompetenza in un governo di incapaci, sono peggio dei titolari. Non c’è quindi all’orizzonte un cambio di linea politica, cambio necessario, perché le pseudo riforme renziane erano legate, a suo dire, alla madre di tutte le riforme, che il popolo ha bocciato.

Che senso ha dunque, avere ancora alla guida del partito di maggioranza il responsabile di due anni di governo fallimentare? Perché nessuno chiede le dimissioni di Renzi? I tanto vituperati D’Alema, Veltroni, Bersani, dopo aver perso, rimisero i loro incarichi lasciando ad altri l’onere di guidare il partito. Il rottamatore, quello che voleva scollare dalle sedie i senatori,sembra essere stato contagiato dalla stessa malattia che voleva debellare.

L’idea politica di Grillo non c’è, non esiste. Fino ad ora la politica dei Cinque stelle si è ridotta a un populismo gridato, facili slogan e scivoloni clamorosi, come la richiesta di un referendum sull’euro che, per legge, non si può fare (per fortuna!). L’amministrazione di Roma fino adesso è fallimentare, non solo per colpa della Raggi ovviamente, ma si è perso molto, troppo tempo in modo dilettantesco. A Torino, Appendino vive di rendita su quanto ha fatto Fassino, più o meno come Renzi ha vissuto per un anno su quanto aveva programmato Letta, vedremo quando i nodi verranno al pettine. Di Battista e co. sono sconcertanti per la quantità inesauribile di fesserie che riescono a dire, per l’assoluta mancanza di un progetto, un’idea di politica che vada oltre pochi slo0gan ormai stantii.

Della destra non di governo non parlo. Considero Salvini un esemplare lombrosiano, attendo con ansia quando diventerà solo un cattivo ricordo. Berlusconi è una mummia come mummificata appare tutta la destra che avrebbe dovuto portare alla rivoluzione liberale ed è riuscita a produrre solo un mostriciattolo come Renzi.

Questo il nostro panorama politico. A questi individui, dell’ Italia e degli italiani non importa nulla. Il dato tragico è che gli italiani , si scannano tra loro parteggiando per uno o l’altro di questi sepolcri imbiancati.

E’ il destino di un paese la cui unità nazionale, e di conseguenza, la democrazia, non si sono mai compiute. Basti pensare che se si debellasse il cinquanta per cento dell’evasione fiscale, potremmo tornare ad avere un welfare dignitoso, per comprendere l’assoluto egocentrismo degli italiani.

Il grosso rischio è che il disastro italiano trascini nel baratro l’unione europea. Nonostante i deliri di Grillo e Salvini, non possiamo fare a meno dell’Europa e, soprattutto, dei valori dell’Europa, anzi sarebbe nostro compito trasformare l’Europa delle banche nell’Europa dello Stato sociale, in una confederazione politica dove tutti rinunciano a parte della propria sovranità in nome del bene comune..

Ma questo è un discorso da statisti, un discorso che uomini piccoli come quelli che siedono oggi in Parlamento, con le dovute, rare, eccezioni, non sono in grado di capire. La loro parola d’ordine è “ comandare è meglio che fottere”.

Le coscienze sporche dei cattivi maestri


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La morte di un giovane africano sfuggito al terrorismo islamico, colpevole di aver difeso la compagna dagli insulti di un decerebrato che pagherà, giustamente, per tutta la vita, la sua ottusa incapacità di essere umano, è solo l’ultimo episodio di razzismo, razzismo che ormai occupa quotidianamente le cronache dei giornali, anche se non con il rilievo dovuto.

Razzismo che, diciamolo francamente, fa notizia solo quando c’è una vittima, altrimenti i giornali progressisti hanno cose ben più importanti a cui pensare, tipo i dolori del giovane Renzer o l’ennesimo, squallido scandaletto di tangenti, bustarelle e raccomandazioni che vede coinvolto un ministro del governo che, naturalmente, non coglierà al volo l’occasione di liberarci, finalmente, della sua presenza.

Il razzismo non è più un problema, è una deviazione culturale,  basta leggere gli interventi su facebook o sui forum dei giornali che commentano il fatto: interventi miserabili, privi di pietà, di rispetto, interventi che denunciano un’ignoranza colpevole e consapevole da parte di tante, troppe persone, un povertà di cultura e valori morali, etici, perfino religiosi, che spaventa.

Il razzismo è un male ma ha dei padri, dei cattivi maestri, degli untori che hanno sdoganato l’odio per l’altro, l’hanno reso socialmente accettabile, spesso lo attizzano per convenienze politiche.

La destra fascista sdoganata da Berlusconi, quella che arma le mani contro zingari e immigrati nelle periferie romane, Bossi e Salvini, leader di un partito anticostituzionale che in un paese civile dovrebbe essere sciolto, Questi sono i principali responsabili del rigurgito razzista.. Ma colpevoli sono anche quelli che cavalcano la tigre del razzismo a convenienza, come Grillo che stringe la mano al presidente di Forza nuova, come tanti, troppi, che irresponsabilmente soffiano sul fuoco dell’intolleranza.

Se ci sono cattivi maestri, ci sono anche seguaci che li ascoltano, che li seguono e danno credito alle loro infami speculazioni. E’ tempo che la Chiesa e lo Stato condannino, l’una moralmente, l’altro legalmente, senza ambiguità e con la dovuta durezza, qualsiasi atteggiamento che si configuri come razzista, è tempo di leggi dure contro l’intolleranza, senza ambiguità, è tempo che la politica emargini chi nonc rede nei valori costituzionali. 

Non è questo il paese per cui sono morti quelli che ci hanno dato la libertà, non è questo il paese disegnato dalla Costituzione, non è questo il paese delle grandi lotte sindacali e dell’internazionalismo dei lavoratori, non è questo il paese in cui chi crede nella democrazia, nei diritti per tutti e nell’uguaglianza può continuare a vivere chiudendo gli occhi.

La scuola, la società civile, le persone oneste, devono mobilitarsi e dire no a questa deriva ignobile, la politica deve ritrovare una dimensione etica che ha perso da troppo tempo e che non può risolversi nella buona volontà o nella denuncia degli scontrini, ma deve avere dietro una lettura della società, una idea di mondo diverso, una proposta di cambiamento reale e radicale.

Bisogna comprendere che i razzisti non hanno giustificazioni, non ci sono se e ma quando si tratta di rispetto della vita altrui, non ci sono distinguo. E’ necessario riaccendere la fiamma del discredito sociale contro questi miserabili, fare si che tornino ad essere una minoranza silenziosa e insignificante.

Il fatto di ieri non è un caso isolato, è l’ennesimo campanello di allarme che non può e non deve restare inascoltato. Non possiamo più fare finta di non vedere cosa succede in questo paese, non possiamo più voltare la testa e pensare che non ci riguarda. L’indifferenza è colpevole quanto il razzismo, l’ignavia è ancora peggio.

Morire perché si ha la pelle di un colore diverso negli anni duemila è assurdo, è mostruoso, è inaccettabile, è qualcosa che dovrebbe scuotere le nostre coscienze fino a farle tremare.

Faccio una modesta proposta a Libera: inseriamo tra le vittime innocenti di mafia anche l’elenco delle vittime innocenti di razzismo, ricordiamo questi nomi, ricordiamoli come fratelli, stampiamoli nella mente e non dimentichiamo quanto in basso possa arrivare un uomo, non dimentichiamolo mai..

Democrazia per ridere


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Le primarie in Italia sono una pagliacciata, uno strumento da parte del leader del momento per candidare chi vuole senza alcuna attinenza con la volontà popolare. Si può affermare, a ben vedere, che si tratta di un mezzo per restituire e fare favori politici, che nulla ha a che fare con la volontà degli elettori.

Non che altrove funzionino meglio: basta vedere cosa sta accadendo negli Stati Uniti, dove si rischia di veder eletto presidente la versione più ricca, più ignorante, più becera e più cattiva di Berlusconi.

Il caso Paita a Genova è la prova lampante di quanto ho appena affermato: Renzi impose una candidata talmente in urto con la base e con la gente comune, che la base ha preferito far salire l’improponibile candidato della controparte.

Ma il problema non sono neanche queste elezioni farsa e l’arroganza del segretario del partito, il problema è l’assenza totale della politica dalla competizione elettorale.

In questo paese si continua ad andare avanti negando la realtà, raccontando panzane, vivendo alla giornata senza un’idea di programma, un’ombra di progetto industriale, economico e sociale che non comporti la svendita del territorio al miglior offerente.

I candidati sindaci hanno presentato programmi sostanzialmente identici: vuoti, privi di sostanza, pieni di buone intenzioni senza alcuna indicazione si come applicarle nella realtà. A parte alcuni impresentabili come, per motivi diversi, Bertolaso e Sala, gli altri sono personaggi di apparato anonimi, certamente onesti e forse anche capaci, ma che per il solo fatto di essere candidati alla guida di città importanti, non potranno che rispondere agli interessi del capo.

La decentralizzazione del potere, che rispondeva a logiche democratiche e avrebbe dovuto portare a un federalismo reale, non quello razzista e becero della Lega, è ormai sepolta dalle tendenze neo autoritarie inaugurate da Berlusconi e portate avanti con entusiasmo da chi l’ha seguito.

Va registrato anche il costante declino del movimento Cinque stelle che ormai non ne azzecca una da mesi: col virtuale ritiro del loro capo, rientrato sulle scene che più gli competono, l’assenza di idee, uomini e programmi da parte di quello che per mesi è stato definito come l’unico partito di opposizione al governo, è ormai sotto gli occhi di tutti. Tra l’altro, in occasione del voto sulle unioni civili, i pentastellati sono stati l’alleato migliore di Renzi, con il loro ipocrita voltafaccia al momento della resa dei conti. Per quanto riguardi i candidati sindaci, stendendo un pietoso velo sulle modalità di scelta, hanno scelto di perdere ovunque.

E’ una democrazia dai tratti esilaranti e tragici a un tempo, quella in cui viviamo, degna del vecchio Woody Allen, quando prendeva in giro le repubbliche delle banane. Un governo non eletto che propone finte riforme strutturali peggiorando tutto quello a cui mette mano, un premier che continua a tacere su reali problemi del paese, millanta un credito internazionale che non ha e prende schiaffi ogni volta che prova ad alzare la voce, regioni gestite da assemblee decimate dalle inchieste giudiziarie, comuni sciolti per infiltrazioni mafiose e sindaci impotenti di fronte al taglio delle risorse, tassi di povertà in aumento in tutto il paese, una politica sull’immigrazione sempre più assente e incapace di risposte sensate.

Le primarie all’italiana si inseriscono perfettamente in questo quadro e il prossimo passo inevitabile saranno le elezioni all’italiana, se la corte costituzionale non fermerà un’altra legge  che umilia i cittadini e la democrazia.

D’altronde, da un paese privo di coscienza civile, dove lo Stato è sempre qualcosa che appartiene agli altri e di cui gli altri devono rendere conto e non un organismo del cui funzionamento tutti siamo corresponsabili, è inevitabile ottenere risposte di questo tipo. Il rischio è che a questa democrazia ridicola e limitata, corrisponda sempre di più una libertà. ridicola e limitata.