Renzi, il triste declino di un talento sprecato


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L’uomo che col suo referendum voleva governare da solo, senza i noiosi passaggi alla camera, accusa il Presidente del Consiglio di volere pieni poteri nel bel mezzo di una pandemia.

L’uomo che settimane fa aveva dato date precise e precoci per far ripartire scuole e industrie,restando fortunatamente inascoltato, minaccia di far cadere il governo nel momento più difficile della storia repubblicana.

L’uomo che da mesi sta facendo del populismo la sua unica arma nel tentativo disperato (per fortuna) di prendere atto del fallimento causato in buona parte dalla sua megalomania, non riesce a sopportare il ruolo di comprimario, deve sempre e per forza rubare la scena, parlare sopra le righe anche quando il momento non lo consiglia, fregandosene, come fa da molto tempo, non come ha sempre fatto, dei reali bisogni del paese.

E’ un peccato che il narcisismo patologico abbia ridotto a una macchietta penosa un poltico di talento, uno che era ancora riuscito a infiammarci con la sua requisitoria contro Salvini e la sua perorazione a favore di un govenro con i Cinque stelle, salvo poi dimostrare che si trattava solo dell’ennesimo, stucchevole gioco di prestigio.

Non c’è peggior cosa di chi si convince che il consenso è qualcosa che non passa, una conquista, e non capisce quanto di volatile, etereo, instabile vi sia, tanto che solo quelli veramente grandi riescono a mantenerlo, non i piccoli uomini come Matteo Renzi.

Non ha capito che non c’è bisogno di un altro alfiere di Confindustria, organizzazione squallida e miserabile che cerca di lucrare anche sui morti, c’è già la destra peggiore dal dopoguerra a oggi a leccare il culo agli industriali, lui è di troppo.

Mi sono vergognato per te e per i tuoi adepti il venticinque Aprile, per il vostro peana agli americani, per la crassa ignoranza dei tuoi seguaci, non la tua, no, tu sai benissimo che l’Europa l’hanno liberata anche i russi, che americani e russi giocavano una partita a scacchi con le vite dei loro soldati, spartendosi il mondo, la stessa partita che vorresti giocare tu sul virus, che gli unici da compiangere sono i tanti giovani senza divise ma con delle idee, morti per garantire perfino a politicanti da quattro soldi come te di sbraitare in Parlamento come hai fatto oggi, di tentare un altro, penoso gioco di prestigio ergendoti a paladino di una Costituzione che hai tentato di snaturare.

Non sei mai stato un compagno, non sarai mai un compagno, ma potevi fare meglio. Hai illuso tanti compagni, e questo non è giusto perché sono brave persone, che credono in un’idea che tu hai contribuito insieme a tanti altri a gettare nel cesso.

Non sei responsabile di tutto, certo, ma sei solo sempre stato nel posto sbagliato al momento sbagliato, hai solo sempre detto quello che non andava detto quando non andava detto.

Poteva essere diverso, potevi diventare, dopo aver pugnalato alle spalle il tuo amico Letta, che giustamente ti odia, un grande politico, fare ammenda di quel colpo basso e dimostrare che tu non eri quello, l’ennesimo saltimbanco sul palcoscenico della nostra politica, ma che avevi idee diverse e nuove, che quello era stato un sacrificio necessario per il bene del paese.

Invece eri proprio quello, anzi peggio, incapace di ammettere i tuoi errori, pronto a scaricare le tue responsabilità sugli altri, pronto ad affermare tutto e il contrario di tutto il giorno dopo, come un Berlusconi qualunque, il tuo unico, vero modello.

Per non parlare dei tuoi adepti, bravi borghesi, appunto, e non scrivo borghesi in senso benevolo ma nel senso che quelli della mia generazione, quelli che volevi rottamare, attribuivano a quel termine.

Speriamo che quello di oggi sia il tuo ultimo gioco di prestigio, ormai il trucco è alla luce del sole, speriamo che non riesca e tu finisca, come quelli che oggi sbraitavano perchè altro non sanno fare, in un meritato oblio al più presto.

Questo paese ha tanti difetti, la gente non è proprio il massimo, ma, decisamente, non ti merita.

Apocalittici e integrati


In questi giorni a Genova si respira una conflittualità sotterranea, una rabbia che ribolle soprattutto nei militanti di sinistra che hanno la mia età, dai cinquant’anni in su, e che non trova sfogo perché la contrapposizione con chi è più giovane, o è rimasto fedele alla linea, si arresta di fronte a un muro assolutamente invalicabile.

Il concetto di astensione attiva e punitiva viene frainteso da chi porta avanti la teoria del meno peggio, del voto utile,  o peggio, ostenta il pericolo nero, come Berlusconi ostentava il pericolo rosso.

Basta vedere la rilevanza che sui social network viene data a un movimento insignificante, politicamente irrilevante e, nei fatti inesistente, come Forza nuova. Forza nuova, movimento anticostituzionale che andrebbe immediatamente sciolto, formato per lo più da devianti frustrati incapaci di capire che se sono delle infami merde è anche per colpa loro perché tutti hanno la possibilità di scegliere, esiste solo nei post dei social che amplificano un messaggio assurdo che ha la stessa presa che potrebbe avere un movimento politico guidato dal ballerino della Tim.

Lo aveva spiegato bene Noam Chomsky e ribadito Umberto Eco che se il nemico non esiste, bisogna crearlo. Così, dato il crollo delle ideologie che ha appiattito le proposte politiche su una sostanziale uniformità, ormai necessaria e quasi inevitabile, in un sistema dove la finanza ha soppiantato la politica, ognuna delle parti in lotta, entrambe prive di qualsiasi principio etico che non sia il potere a qualsiasi costo, inventano nuovi nemici: ieri degli inesistenti comunisti, oggi leghisti e Forza nuova, agglomerati politici marginali e irrilevanti, se si facesse una legge elettorale seria, cosa che il Pd e Forza Italia temono più del demonio.

Io non credo sia necessario aver letto Bakunin, Marx o Marcuse, essersi sciroppati Wittgenstein e Adorno, e tanto che c’eravamo anche  Hegel e Heidegger ( perché il nemico va combattuto con le sue armi) per comprendere che l’approvazione del provvedimento sullo ius soli, tardivo e cervellotico come ogni legge che esce da questo governo, ma necessario, è stata tirata fuori all’improvviso per un cinico calcolo elettorale e non perché la sinistra si basa su valori etici diversi dalla destra.

Meglio: c’è una sinistra che, effettivamente, si basa su valori etici diversi, ma non sta in parlamento, non trova nemmeno un punto di contatto con il pd di Renzi, e non ha, al momento, un referente politico.

E’ una sinistra che cammina e lotta in mezzo a voi, che ogni giorno, ostinatamente  e un po’ masochisticamente, fa quello che ha sempre fatto: prova a cambiare la società.

Se c’è un motivo per cui non metterò mai il mio voto su una lista appoggiata dal Pd è proprio questo: hanno smesso di credere che la società si possa cambiare, si sono adeguati al sistema, hanno usato le armi del nemico fino a diventare il nemico.

Non si spiega altrimenti come si possa proporre lo ius Soli oggi, il decreto Minniti sul decoro dei centri urbani ieri e le sparate della Serracchiani in mezzo. Un melting pot di cazzate che non può definirsi neanche razzista, ma solo opportunista. Il Pd ha fatto proprio il pensiero liquido e l’ha reso talmente fluido da farlo diventare impalpabile.

Così quelli della mia generazione, che hanno vissuto la Dc, il terrorismo, gli scontri di piazza,la mattanza mafiosa, Mani Pulite, la seconda repubblica, etc. si ritrovano attoniti e sempre più furiosi a osservare questo assordante frastuono di nulla, questa politica priva di ideali, di basi epistemologiche elementari, di storia, di senso. Siamo passati dall’Uomo a una dimensione all’uomo senza dimensioni, flessibile, fluido, che s’insinua ovunque e assorbe tutto, basta che sia funzionale a portarlo al potere.

Quello che mi sconvolge è sentire dei giovani ammettere di votare il meno peggio. E che cazzo! A vent’anni per noi era conformista il PCI, abbiamo votato Magri e Capanna (Capanna!!!), abbiamo occupato le università, abbiamo perso sempre, con regolarità impressionante, ci siamo sciroppati Bergman e Buñuel, per mesi abbiamo evitato i cessi e usato solo le turche per non essere accusati di essere borghesi. Abbiamo fatto enormi cazzate, certo, ma ci sentivano maledettamente vivi.

Possibile che oggi un partito che è l’apoteosi stessa del conformismo borghese reazionario (scusate, fatemi parlare così, ogni tanto) un partito asservito senza riserve a quel sistema internazionale delle multinazionali di cui teorizzavano le Br nei loro messaggi sgrammaticati e deliranti, l’unica cosa giusta che hanno detto in mezzo a tanto orrore, tanto globalizzato da svendere i diritti dei lavoratori, devastare lo Stato sociale e mentire anche quando non è necessario, trovi consenso tra giovani colti, razionali, impegnati socialmente?

Possibile quando si elencano le nefandezze degli ultimi anni sentirsi rispondere che qualcosa di buona hanno fatto? E sti cazzi! Anche per mero calcolo delle probabilità, è inevitabile che qualcosa di buono abbiano fatto. ma il mondo va guardato salendo su una sedia, non solo dal nostro caldo angolo riparato. Io vivo una condizione privilegiata , il disagio, quello vero, non quello funzionale a dire che qualcosa di buono hanno fatto, lo tocco con mano ogni giorno e posso affermare senza tema di smentite, Genova è piccola e certi quartieri fanno testo, che la situazione peggiora di giorno in giorno. Stiamo tornando indietro, la realtà è questa. E allora, quel poco di buono che hanno fatto non mi basta..

Possibile che l’uso dello spirito critico si sia a tal punto azzerato? La lega non è fascista, la lega è un partito di primati privi di qualsiasi retroterra culturale che non sia concimare col letame i propri terreni. Mussolini veniva dal socialismo e dall’anarchia, aveva conosciuto Anna Kuliscioff, aveva dietro il più brillante filosofo italiano del Novecento, Giovanni Gentile. Aveva un’idea, aberrante, odiosa, spregevole, ma aveva un’idea di politica e di società. Questi non ce l’hanno, non c’è neanche bisogno di combatterli perché si combattono da soli, con la loro inettitudine, l’incapacità di formulare tre parole in italiano corretto, l’assoluta assenza di pensiero. Non si può scegliere di votare Renzi perché dall’altra parte c’è Salvini. A vent’anni avrei fatto quello che faccio adesso: avrei mandato a fare in culo tutti e due.

Sicuramente sbagliamo noi, sicuramente il futuro è questo: vivere turandosi il naso perché non sai che odori ci sono dall’altra parte. Certamente è anche colpa nostra, avremmo dovuto capirlo prima che ci stavano prendendo per il culo. Ma perché noi, che potremmo starcene tranquilli, siamo così incazzati e voi, che tranquillità sul vostro futuro non ne avete, siete così integrati? Si tratta solo di letture diverse della realtà, di letture diverse in assoluto o siete figli di uno Zeitgeist che non ci appartiene e che non potrà mai essere il nostro?

Non ho risposte, quello che so è che, per quanto mi riguarda, il futuro è nei prolet. Ancora.

Un osceno spettacolo


Se si potesse disinstallare una parte del mondo, personaggi, fatti cose, come si fa con qualunque software, ci sarebbe solo l’imbarazzo della scelta: resettiamo il dramma siriano o i minori che arrivano nel nostro paese e spariscono con i barconi, Donald Trump degno figlio di suo padre o Renzi e il suo delirio di onnipotenza, la disuguaglianza o la quotidiana ingiustizia, l’ignoranza o i suoi figli (razzismo, intolleranza, nazionalismo, ecc.) ?

Il mondo offre un osceno spettacolo in questi giorni, spettacolo di cui Donald Trump non è il mattatore ma solo un comprimario momentaneamente sotto le luci della ribalta.

So che molti la pensano diversamente e spero di sbagliarmi ma io credo che Trump interpreti alla perfezione quello che sono gli Stati Uniti d’America: un paese ossessionato dal potere, dove il valore di un uomo è dato dal reddito annuo, dove il razzismo non è mai scomparso e l’accoglienza è stata sempre dettata dall’utilitarismo, un paese dove la democrazia è privilegio per pochi come la giustizia. un paese arrogante che deve cercare continuamente pretesti per nuovi conflitti in modo da soddisfare la sete delle sue fabbriche di armi. Io credo che l’americano medio somigli più a Trump che a Springsteen o a Sanders, e che la libertà americana sia tale per i wasp, con un buon reddito annuo e un lavoro solido. Per la working class, per gli immigrati, resta il sogno americano, un mito che già Steinbeck e Dos Passos avevano fatto a pezzi, su cui De Lillo ha gettato una luce sinistra e oscura.

Gli Stati Uniti sono quelli del napalm in Vietnam, del golpe in Cile, degli aiuti a Suharto per sterminare i comunisti in Indonesia, dei generali argentini, della United Fruit, sono quelli che hanno fatto diventare Zarkawi, fino ad allora un estremista emarginato anche da Al Quaeda, un mito, fornendogli indirettamente il seguito necessario a fondare l’Isis, sono quelli che hanno inventato le armi di distruzione di massa e devastato un paese per poi andarsene con la coda tra le gambe. Sono quelli del Ku Klux Klan e dei neri uccisi come mosche o inprigionati in attesa di essere “giustiziati”, gli stessi che hanno assassinato i due Kennedy, quelli di Guantanamo e della Cia.  Trump è l’erede di questa America che è, per quanto possa far ribrezzo, maggioritaria.

L’Europa, a questo punto, è a un bivio, si trova di fronte a una scelta identitaria: è l’Europa globalizzata della finanza o quella populista della Le Pen, entrambe calamitose per le classi meno abbienti? E’ l’Europa del deficit controllato o quella del welfare? Quella dei muri o quella dell’integrazione? Sono domande pesanti, gravide di conseguenze, a cui, al momento, non si può dare risposta.

La piccola, miserevole Italia degli ultimi anni, quella corrotta e gaudente di Berlusconi e quella finta e immaginaria di Renzi, poco conta e poco conterà se continuerà a girare in tondo in un loop autoreferenziale ed auto distruttivo, passando da una guida mediocre all’altra, seguendo un populismo vuoto e privo di contenuti, una sinistra che ha fatto scempio della sua storia o una destra che non può più depredare nulla perché ha lasciato dietro di sé terra bruciata. E’ necessaria una nuova strada, una nuova visione, una nuova prospettiva che al momento, nessuno sembra in grado di offrire al paese.

Lasciando perdere la dissoluzione del capitalismo, vagheggiata da chi non ha capito che la storia fa vinti e vincitori e non ha pietà per i primi, si giocherà nei prossimi anni una partita importante per le sorti del mondo: o la democrazia dimostrerà di avere anticorpi sani e rovescerà le tentazioni autoritarie che, se Trump dovesse consolidare il proprio consenso, cresceranno esponenzialmente, o ci ritroveremo  a considerare Orwell un profeta. Al momento la partita è aperta e non è così scontato che i buoni, ammesso che ci siano, stiano vincendo,.