Un anno di buona scuola: missione compiuta.


Dopo un anno di sperimentazione della riforma detta Buona scuola, mai termine fu più improprio,.si può serenamente affermare che l’intento del governo di distruggere quel poco di buono che restava della scuola pubblica è stato portato a compimento.

L’aziendalizzazione della scuola porta nella casella dei dati positivi solo un numero di assunzioni molto inferiore alle roboanti dichiarazioni di inizio anno. Per il resto, un disastro.

Si parva licet componere magnis, e in questo caso è lecito eccome, in molte scuole italiane si è creata una struttura di potere che è la fotocopia di quella del governo: un cerchio magico ristretto, formato dal dirigente e dal suo staff, che dispensa favori agli amici e punizioni ai nemici, una maggioranza silenziosa di docenti che, in silenzio, cerca come sempre di svolgere al meglio il proprio lavoro tirando a campare, un gruppo, di solito limitato, di docenti “contro”, alcuni ideologizzati, altri paraculi, altri semplicemente disgustati dall’andazzo, destinato all’emarginazione.

Aggiungete a questo un aumento grottesco della burocrazia, l’ostilità aperta di molte famiglie che, grazie anche alle dichiarazioni di membri del governo che quando esternano tengono il cervello in standby, si sentono in dovere di contestare tutto e tutti e di spiegare agli insegnanti come devono svolgere il proprio lavoro, l’avvelenamento dei rapporti interni in molte scuole, dovuto a un aumento della competitività, alla paura di non riuscire a ritagliarsi un posto al sole o allo sdoganamento della stronzaggine che nel nuovo corso è requisito fondamentale per farsi valere, e avete un quadro di quello che sta succedendo..

Last but not least, il bonus, una miserabile elemosina che sta diventando causa di forti contrasti all’interno dei collegi docenti per il semplice fatto che il legislatore non ha legiferato e ha lasciato carta bianca a ogni istituto sulla definizione dei criteri di accesso all’elemosina. E i coltelli volano nei corridoi meglio che in un film cinese di John Woo.

Non parliamo poi dei concorsi che non abilitano più, così lo Stato può succhiare denari con corsi di abilitazione che cambiano nome ogni anno, delle prove dei concorsi, stilate da esperti durante un coca party, o del meccanismo kafkiano per valutare l’anno di prova dei nuovi immessi in ruolo, o degli ambiti territoriali che presuppongono doti di ubiquità, o delle norme che costringono un insegnante di Palermo ad andare a lavorare a Trento salvo scoprire qualche mese dopo, quando viene bandito il concorso, che a Palermo le cattedre ci sono.

Se non fosse tragico, se non fosse una schifosa manovra  basata sul bisogno di lavoro delle persone, se non stessero tentando in tutti i modi di trasformare gli insegnanti in servi muti, ci sarebbe da sganasciarsi dalle risate.

E i ragazzi? La professionalità della stragrande maggioranza degli insegnanti, una professionalità non riconosciuta e derisa da chi dovrebbe valorizzarla, per fortuna ha permesso che non subissero gli effetti di tutto questo, almeno per il momento. Ma i problemi strutturali della scuola sono ancora tutti lì: programmi vecchi, didattica da aggiornare, dotazioni tecnologiche distribuite in modo diseguale sul territorio, insegnanti di sostegno e curricolari che cambiano in corso d’anno grazie alle cervellotiche nuove norme sulle assunzioni, mancanza di un disegno per un autentico rilancio della scuola, programmi per l’integrazione e per il contenimento del disagio che non siano affidati solo alla buona volontà dei docenti, fondi d’Istituto usati per pagare altri invece che chi lavora con i ragazzi, ecc.

Tutti fattori che provocano una palese discriminazione nella fruizione del diritto allo studio, tra regione e regione, tra città e città, tra quartiere e quartiere, una discriminazione scandalosa, anticostituzionale, sotto gli occhi di tutti, di cui sembra non importare nulla a nessuno..

Il futuro sarà la chiamata diretta d parte dei dirigenti, la legalizzazione del clientelismo, il sogno proibito di ogni piccolo autocrate, il completamento della trasformazione dei docenti da professionisti del sapere in Fantozzi.

Si è chiuso un brutto anno per la scuola ieri, solo parzialmente addolcito dai sorrisi dei ragazzi, che, come mi diceva una mia ex alunna, diventata collega, sono gli unici a cui dobbiamo rendere conto del nostro lavoro. Ed è per questo, solo per questo che, nonostante tutto, continuiamo a crederci.

Domani ultima chiamata per la scuola pubblica


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Io credo che molti insegnanti non abbiano ben compreso l’importanza dello sciopero generale di domani. Se non ci sarà una grande mobilitazione della categoria a Settembre la 107 entrerà a pieno regime, completando il processo di destrutturazione della scuola pubblica e avviando quel processo che porterà a una progressiva privatizzazione delle scuole sul modello americano.

La chiamata diretta da parte dei dirigenti comporterà, di fatto, un ridimensionamento del concetto di libertà d’insegnamento e avvierà la precarizzazione di tutta la categoria.

Se eliminare il precariato significa trasformare tutti in precari, il trio delle meraviglie formato da  colui che non è stato eletto, Giannini e Faraone, hanno mantenuto le promesse.

La 107 è un legge che si basa su un unico principio: quello del ricatto. Vuoi lavorare? Spostati a mille chilometri di distanza e se hai famiglia, fatti tuoi. Ti regalo cinquecento euro ma solo se li spendi come dico io. Vuoi chiedere trasferimento? Costruisco degli ambiti territoriali assurdi e vediamo se ne hai ancora il coraggio. Vuoi il bonus? beh allora devi sottostare ad alcune regole che non sono uguali per tutti ma differenti da scuola a scuola e da dirigente a dirigente, perché alla fine è lui che decide i nomi. Stai sull’anima al dirigente? La titolarità di cattedra non esiste più e lui ti sistema nell’organico di potenziamento, a fare il tappabuchi, o nell’organico di rete, a saltare da una scuola all’altra.

Questa è la 107 e chi si illude di ritagliarsi un posto al sole, di ottenere il suo bell’incarico e stare tranquillo alla corte del re, non ha considerato che ogni tre anni il re cambia e si sa quel che si lascia ma non quel che si trova.

La chiamata diretta del dirigente oltre che violare il contratto di lavoro nazionale che è ancora in vigore e non può essere cancellato dalla legge, rappresenta la legalizzazione del clientelismo. Certo, il dirigente non può assumere parenti ma può farli assumere dal suo collega vicino, che a sua volta gli chiederà di assumere il tale, secondo quella logica di scambio di favori che ha già trasformato la politica in un mercato e che ha fatto la fortuna delle mafie nel nostro paese.

Non mi permetterei mai di dire che tutti i dirigenti sono favorevoli a questo scenario, attenzione, anzi

posso dire che in quindici hanno di carriera ho avuto a che fare con dirigenti più o meno capaci ma tutti, indiscutibilmente onesti. Ma chiedete ai colleghi che hanno dirigenti autoritari e prevaricatori come si lavora nelle loro scuole, quale clima si respira e quale timore serpeggia.

La 107 va neutralizzata  e l’unico modo per farlo è la via contrattuale. O domani si scende in piazza in tutta Italia tutti insieme, a chiedere il rinnovo del contratto e la modifica degli aspetti più assurdi della legge, o la scuola pubblica è destinata a scomparire.

Sarebbe bello se insieme agli insegnanti scendessero in piazza anche quei dirigenti scolastici, molti, che non hanno alcuna smania di potere. Sarebbe opportuno fossero con noi anche e le prime ad essere danneggiate da questa riforma, le famiglie: quando si renderanno conto che a pagare il prezzo più alto saranno i loro figli, sarà ormai troppo tardi. sarebbe importante che scendessero a riempire le piazze anche i precari, i più danneggiati, umiliati e offesi dalle nuove norme, anche quelli che stanno svolgendo le prove di un concorso organizzato con i piedi e condotto ancora peggio.

Chiudo con un esempio che ben illustra tutti gli aspetti negativi della 107. Siamo in tempo di bonus e i comitati di valutazione stanno scegliendo i criteri per assegnarlo, Ogni scuola sceglie criteri diversi e si va dai più fantasiosi ai pochi criteri sensati (verificabili, misurabili, oggettivabili). Nessuno ha informato i comitati di valutazione che sono penalmente responsabili di quanto decidono: se varano criteri passibili di ricorso, saranno loro a risponderne. Praticamente tutti i criteri proposti sono passibili di ricorso. E’ una situazione da terzo mondo, ideata da incapaci. Non credo esista in Europa una scuola che abbia varato a questo modo la valutazione degli insegnanti.  Non si discute il principio che il merito venga deciso a discrezione del dirigente, meglio che si assuma la responsabilità lui piuttosto che assistere a duelli rusticani tra gli  insegnanti, si chiede solo che il governo vari criteri condivisi e chiari, differenziati per ordine di scuola, all’inizio dell’anno così che un insegnante sia libero di concorrere al bonus oppure no, conoscendo prima le regole e non in corso d’opera. 

Si preferisce invece la lotta intestina nelle scuole, i colpi bassi, si vuole deliberatamente dividere i collegi docenti perché non abbiano più voce in capitolo nella gestione della scuola. E’ un altro passo verso la progressiva delegittimazione della categoria docenti, già arrivata a buon punto.

Ecco perché domani bisogna che gli insegnanti facciano sentire forte la loro voce, per tutelare la dignità del proprio ruolo, per rivendicare il valore insostituibile dell’istruzione pubblica.  Per non ritrovarsi a Settembre, come una favola al contrario, trasformati in servi.

Pizzarotti, o del fumo negli occhi


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Diciamo subito che i reati di cui sono accusati Pizzarotti e Nogarin, di fronte a quello che accade ogni giorno nei comuni italiani, di fronte alla recente sentenza del processo Minotauro che ha certificato come un sindaco abbia governato per dodici anni un paese del torinese con l’appoggio di tutte le cosche del nord Piemonte,fanno tenerezza, sono esilaranti e solo la propaganda del Pd, con in testa naturalmente quell’osceno brogliaccio che è l’Unità, può equipararli ai reati ben più gravi di cui sono accusati alcuni suoi esponenti, senza contare la banda dei verdiniani di cui sono alleati.

Io non amo il movimento cinque stelle per certe sue sterzate a destra, perché non amo Grillo politico e non sono un fautore del pensiero unico. Considero l’espulsione di Pizzarotti un atto di puro masochismo politico, un regolamento di conti interno fatto nel momento più sbagliato possibile. Ma la storia del movimento, dalla legge sulle unioni civili, ai famosi dialoghi con Bersani, alle epurazioni, è una storia di clamorosi errori politici.

Non mi interessa quindi difendere i due amministratori grillini se non per sottolineare come il Pd e i suoi elettori continuino a individuare pagliuzze di colpe negli altri e a ignorare la trave di colpe che pesa sulle loro teste.

Il Pd oggi, non ha avversari, basta vedere come la destra radicale cattolica è riuscita a trasformare in un trionfo l’approvazione di una legge sulle unioni civili frutto di compromessi al ribasso, rabberciata e incompleta. Se niente niente l’uomo che non è stato eletto percepisce la possibilità di una sconfitta, come nel caso del  referendum sulle trivelle, allora gioca sporco. E ha culo, perché se il petrolio a Genova fosse fuoriuscito un giorno prima, saremmo qui a fare altri discorsi.

Questa totale assenza di avversari credibili, l’impressionante macchina propagandistica a sua disposizione, la totale assenza di etica politica e di pudore da parte di questo governo, non lasciano ben sperare per il referendum costituzionale che l’uomo che non è stato eletto da nessuno ha trasformato in un plebiscito sul suo governo. Nonostante ne vada del futuro della democrazia nel nostro paese.

Vediamo allora quali sono i dati del suo governo:

– Politiche del lavoro: aumento della disoccupazione giovanile, cancellazione dei diritti dei lavoratori, precarizzazione generalizzata in tutti i settori con la bella trovata dei voucher, nessun piano industriale, nessuna sterzata verso le energie rinnovabili, politica favorevole alle lobbies e alle multinazionali, delegittimazione del sindacato. D’altronde il governo è formato da esponenti delle principali lobbies di potere italiane, di quel capitalismo familistico e reazionario che è da decenni la palla al piede del paese.

– Politica estera: semplicemente ridicola. Non c’è nemmeno da elencare tutti i fallimenti che fin qui l’Italia ha collezionato.

– Scuola e istruzione: definire disastrosa la riforma della Buona scuola è dire poco come lo è definire dilettantesca l’organizzazione del concorso in atto. Il governo ha solo perfezionato la destrutturazione della scuola pubblica, foraggiando come i suoi predecessori, ignorando la costituzione e il buon senso, la scuola privata. Last but not least, il bonus sul presunto merito dei docenti: invece di  aumentare i fondi d’istituto nelle scuole, invece di fare sì che quei soldi vadano a chi lavora con i ragazzi e per i ragazzi, il governo ha trasformato le scuole in arene e i docenti in clientes, anche in questo caso senza alcun motivo valido. Di tutto il resto, parlerò più avanti.

– Politiche sociali: droga? Non esiste. Disagio giovanile? Non pervenuto, a meno che non pensi di risolverlo mandando i diciottenni a vedersi qualche concerto, alcool? E’ legale, no? Stranieri: la disorganizzazione allo stato dell’arte, una finta emergenza trasformata in emergenza vera, un manifesto di incapacità politica. Sicurezza? Aahahaha!

– Welfare: per quello che non è mai stato eletto è una brutta parola, da eliminare al più presto possibile. Gli idioti che godono oggi per come vengono trattati gli insegnanti, vedremo se rideranno ancora quando toccherà alla sanità e alle pensioni.

Potrei andare avanti ma il gioco diventerebbe stucchevole. Andava tutto bene prima che arrivasse al potere l’uomo che non è mai stato eletto? No, andava tutto male, ma è stato lui a dire che avrebbe cambiato il paese. E’ stato lui a lanciare proclami e fare promesse è stato lui, con un atto di rara viltà politica anche in un paese che non brilla per cuor di leoni, a far le scarpe al suo predecessore perché troppo lento e inadatto alla politica del fare.

Bisogna dire che una promessa l’ha mantenuta: il paese l’ha cambiato, in peggio. E continua a farlo a pezzi mentre i compagni sono occupati a prendere in giro i pentastellati.

La scuola devastata


 

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Se si può imputare un grave colpa a questo governo, e a parere di chi scrive se ne possono imputare parecchie, è certamente la riforma della scuola. Un anno fa, in questo spazio, prevedevo i danni che avrebbe procurato e le previsioni si sono rivelate esatte.

Basta considerare cosa sta succedendo in questi giorni con la presunta valutazione del merito: commissioni impegnate a stabilire criteri che non siano oggetto di ricorso e che si inventano le categoria più assurde come l’autorevolezza o la disponibilità, quasi fossero misurabili oggettivamente e quindi soggette a indiscutibile giudizio. Dirigenti che si affannano a inserire nella graduatoria del merito il proprio cerchio magico, altri che esercitano arbitrariamente il proprio (presunto) potere,  altri ancora che provano a usare equilibrio e senso della misura, rammaricandosi di questa nuova e surreale incombenza piovuta sulle loro spalle. Le indicazioni del governo? Il bonus non va attribuito a tutti ma neanche a pochi. Stop.

Nei corridoi delle scuole i coltelli volano ad altezza d’uomo e chi si disinteressa della questione e continua a portare avanti il proprio lavoro, fortunatamente moltissimi, viene guardato con sospetto o apostrofato malamente per il proprio distacco da gente che non ha mai fatto un giorno di sciopero se non coincideva con un viaggio organizzato.

Non parliamo poi dei sindacati, che si affannano ad affermare che il bonus è oggetto di contrattazione, senza chiedersi quanto sia moralmente giusto che chi è stato eletto per tutelare i lavoratori contribuisca a decidere a chi deve andare l’elemosina di stato e a chi no.

Il governo Renzi ha trasformato i luoghi della cooperazione e del lavoro condiviso in piste per una corsa di bighe e questo è semplicemente vergognoso.

Purtroppo, quella reazione che la categoria ha avuto a Giugno e che i sindacati non sono riusciti a cavalcare, per debolezza oggettiva, incapacità e tutela di sacche di potere, è in mano a chi non trova miglior espediente per esprimerla che una retorica vecchia e vuota che fa il paio con la retorica del magnifico trio Renzi-Faraone- Giannini, più simile ai bulgari di Aldo, Giovanni e Giacomo che al trio Lescano.  Sono stanco di leggere la nostalgia per una scuola che non è mai esista perché, esclusi i primi anni della Repubblica e il ventennio fascista, non ha mai rappresentato un priorità per il governo ma una spiacevole incombenza.

La scuola non era perfetta prima della riforma, ma la riforma non ha risolto i problemi vecchi e ne ha aggiunto di nuovi, questa è la verità. La riforma ignora totalmente la formazione dei ragazzi, il mestiere dell’insegnare, l’etica del lavoro di chi, quotidianamente si siede ogni mattina alla cattedra per dare corpo e voce alla Costituzione.

Ha invece aggravato la già kafkiana burocrazia, ha sdoganato il servilismo e, l’abuso di autorità, ha aumentato a livelli insostenibili la conflittualità interna e la competizione, ha cercato di mettere la museruola e il guinzaglio a una categoria che, per fortuna, ha letto Il potere dei senza potere  di Havel e conosce il potere eversivo del lavoro ben fatto.

Il 20 maggio spero che siano loro, quelli del lavoro ben fatto, a svuotare le scuole e a riempire le sale delle assemblee chiedendo ai sindacati di avere qualcosa che fino adesso è mancato nel contrasto alla riforma: il coraggio.

Il ministro Giannini non capisce, le capita spesso, il motivo di questo sciopero a fronte dell’ennesima oceanica ondata di assunzioni annunciata.

Sarà forse che siamo stufi di farci prendere in giro? Sarà che abbiamo il contratto bloccato da sette anni e il governo è già stato condannato per questo dalla Corte Costituzionale? Sarà che le scuole sono ancora piene di precari e il governo continua a dimenticare il personale Ata, tranne quando si tratta di diminuirlo? Sarà che gli insegnanti di sostegno cambiano due o tre volte nel corso dell’anno, con grave danno per gli alunni, perché non si sanno stilare le graduatorie?  Sarà che da settembre, con l’assunzione diretta da parte del dirigente, il clientelismo diventa legge e noi diventiamo tutti precari? Sarà che la legge sulla sicurezza in moltissime scuole viene regolarmente derogata? Sarà che il governo ha creato ambiti territoriali assurdi per limitare la mobilità interna  e ha costretto senza alcun motivo centinaia di insegnanti a cambiare regione bandendo quest’anno il concorso nelle regioni di partenza? Sarà che il governo ha finanziato la lotta fratricida per il merito a scapito dei fondi d’istituto che vanno usati per lavorare con i ragazzi?

Ha idea il ministro del modo in cui è stato organizzato il concorso che si sta svolgendo in questi giorni? Esattamente come il ministro e i suoi sodali hanno gestito la riforma: nel modo peggiore possibile.