Quando la stupidità è colpevole


Toti

Ci si chiede se davvero ci fosse bisogno di cementificare ancora una volta la Liguria, specie dopo i fatti della settimana scorsa, che testimoniano una presenza importante della mafia a Genova. Due boss della ‘ndrangheta arrestati a Genova e un carico significativo di cocaina, non sono né un caso né un evento occasionale ma un segnale forte e chiaro le istituzioni non possono ignorare.

Cementificazione nel nostro paese spesso significa appalti e malaffare, abbastanza spesso, mafia. Che Toti abbia dei favori da fare a chi ha favorito la sua elezione è indubbio, come è indubbio che la sua area di appartenenza politica da sempre ha privilegiato il bene di pochi a scapito di quello di molti. Nulla di nuovo sotto il sole, dunque. Tuttavia si sente nell’aria un odore poco piacevole, ma forse viene da Scarpino. Appunto.

A quelli che per l’ennesima volta biasimano gli elettori di sinistra che non hanno eletto l’indagata Paita, non posso che replicare che,cambiato l’ordine dei fattori, il risultato sarebbe stato lo stesso: gli stessi favori alle stesse persone, la stessa scelta politica che per altro è stata per anni quella di Burlando, sciaguratamente eletto e rieletto dagli elettori di sinistra.

Ci si chiede anche a quale punto possa giungere la stupidità di un amministratore, se il neo eletto presidente della regione, parlando di “troppe aree verdi” , evidentemente senza avere alcuna cognizione di quello che dice, liberalizza una nuova ondata di cementificazione in una regione devastata da alluvioni, frane, crolli, causate proprio dall’eccessivo sfruttamento del suolo.

La stupidità, in chi ha responsabilità di governo, non può essere perdonata. Sebbene il concetto di responsabilità abbia perso molto del suo significato e del suo peso in un paese guidato da mentitori di professione, che continuano, con i loro provvedimenti, a riempire le tasche di chi le ha già piene, tuttavia è ancora una conditio sine qua non di chi fa politica e, nel caso specifico, brilla per la sua assenza.

Chi scrive è di parte, una parte avversa in egual modo alla destra rappresentata da Toti, priva di valori etici e di sostanza politica, e alla pseudo sinistra della Paita, sempre più simile, per certi versi anche peggiore, a quella che dovrebbe essere la parte avversa, quindi la mia opinione è certamente inficiata sia dal credo politico sia da un’intolleranza irresistibile alla stupidità. Con questa premessa doverosa, il giudizio sull’operato della regione è certamente negativo: Toti è passato da dichiarazioni al limite del grottesco, a una presa di posizione gravida di conseguenze sinistre per la nostra regione.

Prima ci ha fatto ridere, speriamo che adesso non ci faccia piangere.

Dieci buoni motivi per non votare Paita


 

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1) Le primarie che hanno deciso il candidato alle regionali sono state una farsa di pessimo gusto. Il fatto che il Pd le abbia ritenute valide, getta molte ombre sulle altre primarie, quelle che hanno permesso a Renzi di assumere la guida del partito. Sono state un tipico esempio di commedia all’italiana: tutti sanno come e dove sono state pilotate,.

2) Non esprimo opinioni sulla condizione di indagata dell’assessore Paita. Non so se e quanto possa essere stata responsabile di quello che è  accaduto e non ho gli strumenti per parlarne. Tuttavia, per un partito che dichiara di voler cambiare la politica del paese, non candidare indagati dovrebbe essere il minimo sindacale.

3) Raffaella Paita ha dietro le spalle Burlando, responsabile di anni di malgoverno della regione, personaggio potente e sinistro della politica ligure. Non votare Paita significa non votare Burlando e sarebbe ora.

4) Raffaella Paita è la moglie del presidente dell’ente porto il che, ovviamente, non costituisce colpa ma, dato che la suddetta è stata assessore regionale alle infrastrutture, costituisce un evidente conflitto d’interessi. Se il Pd vuole davvero cambiare la politica italiana, cominci da questi intrecci d’interessi. Il fatto che il presidente dell’ente porto abbia deciso di dimettersi se la moglie vincerà le elezioni non è ricevibile: non è una carica a rendere potenti, è la rete di relazioni.

5) La Paita  ha vinto soprattutto nell’estremo ponente ligure, dove è stata sostenuta da Scaiola, personaggio con un curriculum noto. Il ponente ligure è anche una zona dove si registrano pesantissime infiltrazioni mafiose. Ovviamente questo non è colpa dell’assessore regionale, ma si sa che la mafia è in grado di smuovere voti e favorire un candidato piuttosto che un altro. Non sto accusando la Paita, i mafiosi non puntano sui campioni in concorso, a loro basta inserire il comprimario giusto al posto giusto. Dubitare, insomma, è lecito.

6) Il programma della Paita è quello di Burlando. Vedi sopra.

7) Non votare Paita significherebbe porre un freno all’arroganza di Renzi e alla deriva autoritaria a cui sta conducendo il paese. La Liguria spesso ha indicato la strada e forse è arrivato il momento che torni a farlo. Ovviamente, votare Toti significherebbe cadere dalla padella nella brace.

8) Votare Paita significherebbe dare il via a una nuova ondata di cementificazione della regione con un aggravamento dei problemi di dissesto idrogeologico che hanno portato alle conseguenze ben note. Non mi risulta, a oggi, che ci sia una politica ecologica nel programma dell’assessore.

9) La Paita  non si è espressa sulla sciagurata proposta di disegno di legge per la riforma della scuola. Strano, dal momento che molte competenze sulla gestione delle scuole sono della regione. Sarebbe cosa gradita che un candidato presidente avanzasse proposte migliorative o eventuali critiche riguardo un disegno di legge osteggiato da insegnanti, famiglie e intellettuali. E’ evidente che la paura di scontentare Renzi vince quella di scontentare la maggioranza della gente, dato su cui ci sarebbe molto da dire.

10) Raffaella Paita, persona pulita anche se non esattamente geniale, è lo schermo, non so quanto inconsapevole, dietro cui si nascondono anni di malgoverno della regione, collusioni inquietanti, incompetenza e arroganza. Dire no a lei significa dire basta a un sistema che ha permesso l’annidarsi della mafia e della corruzione nella nostra regione a livelli mai raggiunti in precedenza.

Genova che annega


Ho lasciato passare qualche giorno, per la far sbollire la rabbia. Il disastro dell’alluvione e uno spiacevole corollario che ha coinvolto la mia scuola, mi hanno indotto alla prudenza.

Genova ha avuto un solo sindaco degno di questo nome negli ultimi vent’anni: il dott. Adriano Sansa. Probabilmente è un  uomo fortunato perché, durante il suo mandato, non si è verificato nessun disastro idrogeologico, oppure è un uomo scrupoloso, dal momento che appena insediato ha finanziato la messa in sicurezza di una parte del territorio. Il partito lo ha poi liquidato, naturalmente, per quella sua spiacevole abitudine da magistrato di non guardare in faccia nessuno e la sua ostinazione a rispettare la legge.

Lo stesso non si può dire di Claudio Burlando, presidente della Regione da nove anni, famoso per aver preso contromano una strada che anche i neonati sanno che non va imboccata e per aver costruito un sottopassaggio più basso del dovuto.Processato e assolto, l’elettorato genovese lo ha premiato incollandolo alla carica di governatore, come se non avesse fatto sufficienti danni da sindaco.

Chi è causa del suo mal pianga sé stesso, diceva Dante, e certe cose, anche se sgradevoli, vanno dette. Ricordo, quando ero un giovane con idee anarcoidi, litigate furibonde con mio padre, operaio e sindacalista dell’Italsider, a proposito del fatto che il lavoro non si doveva tutelare a scapito della salute. Erano i tempi delle lotte delle donne di Cornigliano per l’ambiente, una novità per il nostro paese, bellissimi tempi. Oggi che sono un signore maturo con le stesse identiche tendenze anarcoidi non ho cambiato idea: la sinistra e il sindacato sono responsabili di aver tutelato il lavoro a scapito di tutto: della salute, dell’ambiente, del territorio.  Genova, governata da quaranta anni quasi ininterrottamente dalla sinistra, non ha mai attuato una politica seria di tutela del territorio, è stata sede di cementificazione selvaggia e le sue fabbriche hanno inquinato e ucciso come tutte le fabbriche, prima che la gente si rendesse conto che le fabbriche inquinano e uccidono.

Paolo Villaggio ieri sera ha detto una cosa che condivido pienamente, cosa che mi capita raramente: nessuno si è preoccupato prima di quello che poteva succedere, i genovesi non hanno mai protestato in modo organico, forte, organizzato per la tutela del loro territorio. Dirò di più: non esiste una cultura del territorio in Italia, non esiste una coscienza ambientalista, non esiste una coscienza civica. La colpa di quello che è successo non è solo nostra ma è anche nostra, finché non ce ne renderemo conto, non ne usciremo.

Fatta la tara ai genovesi, ergo anche a me stesso, non mi credo assolto ma sono assolutamente coinvolto, parliamo delle istituzioni. Io credo che un perfetto demente avrebbe gestito l’emergenza meglio di quanto hanno fatto i potenti della Liguria, quantomeno guardando fuori dalla finestra si sarebbe accorto che pioveva a dirotto e avvertito chi di dovere, Burlando ha addotto scusanti che definire penose è fare un grosso complimento. Burlando ha cementificato la riviera ligure, è responsabile delle più grandi colate di cemento inutile degli ultimi anni, il sindaco Doria ha un vicesindaco che è vicino alla Coop, per non usare altri verbi, e che si batte strenuamente per creare altre mostruose colate di cemento. Ma il peggiore di tutti è stato il capo della protezione civile. Sostanzialmente ha detto che in Italia nessuno fa un cazzo per il dissesto idrogeologico, che non si può prevedere, in una zona che si allaga dal 1200, che se piove a dirotto il torrente possa esondare, che qualcuno ha sbagliato ma non va crocifisso. Mi chiedo: perché non si dimette? Se tutto quello che ha detto è vero, la sua funzione è inutile, ruba i nostri soldi, è uno spreco, va tagliato, porti via i coglioni. In sostanza, le istituzioni, tranne un caso di cui parlerò adesso, sono state inefficienti e hanno giocato allo scaricabarile in modo più penoso e irritante del solito.

Piccola storia ignobile. La protezione civile decide di ospitare nella palestra della mia scuola cinquanta rom, 26 di loro bambini. Vengono guardati a vista giorno e notte stile lager da assistenti sociali, volontari della protezione civile e carabinieri volontari, gli viene dato un pasto caldo in due giorni e due notti. Quando vanno via puliscono tutto e il comune manda con insolita solerzia una squadra di pulizia e sanificazione per permettere la ripresa regolare delle lezioni anche in palestra. Emergenza gestita alla perfezione, ripresa regolare delle lezioni non fosse per un tam tam di ignobili messaggi su Facebook dal contenuto indubitabilmente razzista. Vengono a  scuola un gruppo di genitori, alcuni legittimamente preoccupati per le condizione igieniche della scuola, altri in malafede. Parlano con la vicepreside e con il sottoscritto, li rassicuriamo, quelli in buona fede si rassicurano e gli altri no. Parliamo dopo qualche ora con due assessori di circoscrizione.che portano le lamentele dei genitori in malafede. Esprimono il loro punto di vista, di cui non condivido una virgola, e io esprimo il mio, di cui non condividono una virgola, anzi, passo per l’iracondo professore comunista che vuole difendere a spada tratta i rom puzzolenti. La segretaria li porta a vedere la palestra e quando li incrocio uscendo dalla scuola gli domando se hanno capito perché ero contrariato: sono persone sensate, che ragionano e hanno capito perfettamente che l’iracondo professore comunista questa volta aveva ragione. Li ringrazio, pubblicamente, perché sono certo che abbiano placato gli animi, li ringrazio anche se loro non la penseranno mai come me e io non la penserò mai come loro. E’ un esercizio strano questo di trovare la quadratura del cerchio: si chiama democrazia e si esercita rispettando ognuno la posizione dell’altro.

Piccola storia ignobile perché Cornigliano è un quartiere multietnico e io lavoro con classi multietniche dove i ragazzi convivono in perfetta armonia, piccola storia ignobile perché Cornigliano ha un passato nobile,di lotte operaie e lotte civile, piange ogni anno i suoi caduti nella Resistenza e i corniglianesi hanno un senso di appartenenza molto profondo e radicato. Io e i miei colleghi quotidianamente insegniamo ai ragazzi che la diversità è ricchezza, che il confronto è crescita, che la solidarietà è un dovere, che la cooperazione è necessaria: i ragazzi lo capiscono, alcuni adulti, pochi per fortuna, no.

Quando oggi un ragazzo di una delle mie classi mi ha chiesto: “Perché avete fatto entrare gli zingari a scuola?”  ho risposto: “Non abbiamo fatto entrare gli zingari, abbiamo salvato delle persone e dei ragazzini come voi.” Appunto.

La fiera delle idiozie


Non ho votato per le primarie a Genova perché le considero una manifestazione palese dello stato pietoso e miserevole in cui versa la politica italiana e quella della sinistra in particolare. Nel nostro sistema elettorale non hanno alcun senso e permettono affermazioni che nascono non da una reale volontà di tutto l’elettorato ma dal mal di pancia di una parte, quella più agguerrita, più partecipe, più pronta ma non necessariamente e non sempre la più significativa.

Considero la candidatura di Marco Doria a sindaco un pericoloso lasciapassare a una destra che non aveva nessuna chance. Ho i miei dubbi che l’elettorato moderato, quello che conta e che non vota le primarie, scelga un esponente della sinistra antagonista in una città conservatrice e vecchia di suo come Genova. Ho anche le mie riserve, in caso di vittoria, vittoria che, intendiamoci, mi auguro, che Doria riesca a fare piazza pulita di quella nomenklatura cittadina che ha liquidato il miglior sindaco degli ultimi anni, Sansa, contribuito a regalare la presidenza della regione a un personaggio come Biasotti, massacrato un buon sindaco, nonostante alcuni innegabili errori, come Marta Vincenzi e proposto un candidato impresentabile come Roberta Pinotti. 

Non credo che Doria riuscirà a vincere, anche per le sue dichiarazioni contro la cementificazione. Troppo forte è l’influenza negativa e devastante di un’eminenza grigia come Burlando, che della nomenklatura cittadina è il capo, perché affermazioni simili possano essere fatte senza pagare dazio. Anche l’amicizia e l’appoggio di un personaggio come Don Gallo, con cui posso solidarizzare e verso cui provo, a tratti, simpatia, ma che non vorrei mai al mio fianco in una campagna elettorale, alla fine risulterà nociva.

Se Genova passerà di nuovo nelle mani della destra, sarà soltanto colpa della ottusità, inefficienza e incapacità di un Pd che farebbe bene a sciogliersi e a smetterla di prendere in giro milioni di elettori che hanno ancora nel cuore le bandiere rosse e continuano a credere alle favole di un partito che difende gli interessi degli ultimi. L’affermazione di Bersani secondo cui, a far vincere Marco Doria sarebbe stata la doppia candidatura tra le file del Pd, è ridicola e autolesionista. Oppure bisogna pensare che la direzione centrale non abbia più potere sulla periferia? Il partito che fu l’apoteosi del centralismo non ha più neanche la capacità di imporre una candidatura? Ai bei tempi, una stupidaggine simile sarebbe costata le dimissioni.

Ieri non è il Pd ad aver incassato una sconfitta ma la politica: la politica che non sa più ascoltare gli umori della gente, che è chiusa a riccio dentro i giochi di potere, che si divide in cricche d’affari, che tutto ha a cuore tranne che il benessere comune. La politica che non sa guardare lontano e pensa di manipolare e orientare quando non ha più una strada davanti.

Ma come si può candidare la Pinotti, scialba radical chic scoutista preoccupata più della sua messa in piega che dei problemi della città? Chi ha pensato che potesse rappresentare un candidato valido? Qual era il suo programma? Rifare la tinta alle palme del Porto Antico? Perché massacrare e lasciare sola la Vincenzi, la cui unica colpa è stata di non avere il coraggio di far piazza pulita di tutti i vecchi ravatti di partito? Dopo l’alluvione è stata attaccata in modo meschino e indecoroso e i colpi peggiori sono stati quelli del fuoco amico. Ma soprattutto, come può il Pd continuare a sostenere e a far fare il bello e cattivo tempo a un politico come Burlando, che ha avviato la più mostruosa campagna di cementificazione delle coste liguri mai fatta? Quando ci toglieremo dai piedi questa specie di padrino che ha le mani in pasta in qualsiasi porcheria accada dalle nostre parti?

I paragoni tra Marco Doria e Pisapia sono fuori luogo. Pisapia è un avvocato di grido, con un passato nella sinistra militante ma era anche ben inserito nella borghesia milanese e, soprattutto, è un moderato, nonostante la bandiera dietro cui ha corso. Nel suo mandato sta privilegiando la concretezza e l’equilibrio e anche la sua giunta è stata scelta con oculatezza, mirando a non scontentare i potentati cittadini. Pisapia è un politico scafato che ha saputo guardare lontano e darsi una patina di novità.

Doria è un outsider, un radicale di sinistra con qualche buona idea, un pò demagogico e fumoso come Vendola e ha sostenitori che certo non invoglieranno l’elettorato che conta a votarlo. Ha fatto alcune dichiarazioni programmatiche interessanti ma bisognerà vedere se riuscirà a rivestirle di sostanza. Non è comunque un politico ma un tecnico e, vedendo cosa sta facendo Monti, scusate se metto le mani al basso ventre.

Naturalmente io lo voterò e lo avrei votato in un eventuale ballottaggio con l’insopportabile Pinotti. Avrei preferito che il Pd appoggiasse la Vincenzi ,che avrebbe certamente vinto contro Musso e forse, togliendosi qualche sassolino dalla scarpa e qualche ravatto dalla lista, avrebbe potuto fare un secondo mandato con più luci e meno ombre.

Alle balle sul vento che è cambiato e sulla volontà di rinnovamento del popolo credo quanto credo che Monti risolverà i problemi dell’Italia e sia la persona giusta al posto giusto. Vedremo. Certo che avere un sindaco di destra nella città più rossa d’Italia mentre la destra si disfà ovunque, sarebbe grottesco. Ma perfettamente da genovesi.

I giorni degli sciacalli


Alluvione-Genova

 

Non ho mai assistito, da quando ho cognizione della politica, quindi, ahimè, da qualche tempo, ad una azione di sciacallaggio sistematica, massiccia e spietata come quella effettuata nei confronti del sindaco Vincenzi in questi giorni.

Ricordo due fatti: due anni fa il Comune chiuse le scuole per una allerta meteo della protezione civile a proposito di possibili ghiacciate. Non successe nulla e sul sindaco piovvero gli articoli ironici del Secolo e le lamentele dei cittadini.

Secondo fatto: il sindaco approva l’idea di trasformare via XX Settembre in una rambla, presumibilmente pensando di chiudere al traffico il centro cittadino, unico provvedimento sensato, a mio avviso, perché Genova torni vivibile. Coro di insulti da parte dei commercianti e altri articoli ironici del Secolo.

Aggiungiamo un altro fatto: un comico liberal, che però non disdegna i soldi di Berlusconi e della Fiat, attacca la Vincenzi per i venditori ambulanti di Piazza Caricamento, dicendo di vergognarsi di essere genovese. Punti di vista. Io mi sono vergognato di essere genovese quando il sindaco ha dato l’ok alla moschea e moltissimi cittadini  non hanno avuto remore a mostrare il loro razzismo in piazza.

L’amministrazione comunale ha le sue responsabilità nel disastro: soprattutto  il non aver adeguatamente informato i cittadini. Su questo siamo tutti d’accordo. Ma dobbiamo anche convenire che la tragedia di venerdì arriva da lontano, dalla grande speculazione edilizia degli anni sessanta e settanta, a cui i genovesi hanno assistito inerti, come pure hanno assistito inerti alla cementificazione selvaggia di questi anni, affollando festanti i centri commerciali che hanno strozzato le economie dei quartieri e i parcheggi sotterranei che hanno trasformato il sottosuolo della città in una forma di groviera. In tempi più recenti, il taglio dell’Ici, che ha permesso a Silvio Berlusconi di ottenere la maggioranza assoluta al governo, è stato accolto con gioia da molti di quelli che oggi, inveendo contro il sindaco, non si rendono conto che certi lavori non sono stati fatti proprio perché mancano le entrate provenienti dall’Ici.

Ma la cosa veramente strana, quello che dà da pensare, è che nessuno, Secolo compreso, attacca Burlando, che qualche responsabilità in più della Vincenzi nella cementificazione selvaggia ce l’ha, mentre tutti infieriscono sul sindaco, sindaco per altro, come già accadde con Sansa, già delegittimato dal Pd, partito che ormai ha perso, insieme alla identità, anche la dignità.

Sarà forse che Burlando è un potente, e il Secolo è, notoriamente, leone con gli agnelli e pecora con i leoni? Certo è che da mesi Marta Vincenzi è sottoposta a un massacro mediatico quotidiano, senza contare il fuoco amico, ad esempio l’intervento ripugnante di Cofferati, e la geniale idea del partito di metterla in competizione con la radical chic Pinotti.

Il sindaco di Genova è personaggio che non conosce mezze misure parla chiaro, non ha il dono della diplomazia e del compromesso, porta avanti le sue idee senza guardare in faccia nessuno. Non sono entusiasta della sua amministrazione, anche se l’ho votata e forse la rivoterò, ha fatto errori e passi falsi, operando però in una condizione di oggettiva difficoltà, con un governo che ha puntato sin dall’inizio a strozzare i comuni, con un presidente della regione, che personalmente stimo molto meno, ostile e potente. Non credo che meriti il trattamento da macchina del fango che le stanno riservando.

E’ normale che a un giornale che periodicamente lancia campagne razziste senza mai il coraggio di essere esplicito, stia sull’anima un sindaco che ha sempre parlato a favore della tolleranza, che si è dichiarato favorevole alla moschea, che ha mostrato sempre un alto senso civile. Più grave è il fatto che un partito che a livello regionale è francamente impresentabile, un comico di secondo piano e un giornale che si compra perché il convento non passa di meglio, riescano a montare l’astio popolare in una città che vive di mugugni, seduta sui ricordi, che ha dimenticato come un tempo fosse piena di gente capace di assumersi le proprie responsabilità e i propri rischi.

Ad aumentare l’amarezza e il dolore per i morti dell’alluvione è lo scoprire tanta superficialità nei miei concittadini, tanta ingenuità da lasciarsi convincere e trascinare da quelli che altro non sono che sciacalli.

In questi giorni, mi vergogno di nuovo della mia città.