Un paese sempre più ignorante


Italia fanalino di coda istruzione

Sarò radical chic, a dir la verità un po’ radical sì, ma chic per niente, magari potessi!,  sono anche un professore, quinbdi afflitto da diverse colpe, ma la notizia che l’Italia è il paese europeo che spende meno soldi per l’istruzione non mi ha stupito per nulla.

Per altro, va chiarito, che la spesa per l’istruzione dovrebbe andare di pari passo con quella per i servizi sociali, con lo sviluppo del terzo settore, ambiti che hanno visto tagli da macelleria sociale negli ultimi anni.

Renzi ha speso molto ( e male) per la scuola, ma ha speso molto dopo anni di tagli, quindi anche quell’investimento, che c’è stato, va visto alla luce dei miliardi di euro che la scuola italiana ha elargito agli italiani col blocco degli scatti di anzianità, con assunzioni col contagocce, contratti non rinnovati da decenni e aumenti da fame. Scuola e pubblico impiego, s’intende.

Il nuovo esecutivo molto aveva blaterato di scuola ma, fino ad oggi, oltre a ridurre in modo vergognoso la spesa per  i servizi sociali e il terzo settore, non ha mantenuto nessuna delle sue promesse. Spesso il ministro degli Interni ha blaterato di scuola, sempre a sproposito, sempre mentendo, ad esempio sui tre mesi di ferie, sempre proponendo soluzioni ( es. i grembiuli obbligatori) che neanche sfiorano da lontano i reali problemi. Senza contare che Salvini sempre più spesso fa e dice quello che diciamo quotidianamente ai ragazzi a non fare e a non dire, dando un quotidiano cattivo esempio, che si estende anche al campo dell’alimentazione.

L’avversione di questo esecutivo per tutto quello che è servizio sociale, per spiegare la mia precedente affermazione, si ripercuote direttamente sui bambini e sui ragazzi: le scuole egnalano, gli interventi, nella migliore delle ipotesi, arrivano dopo mesi, sono quasi sempre inefficaci e i problemi per i ragazzi si aggravano. Spesso, si arriva all’abbandono scolastico con percentuali di cui nessuno parla, che cominciano ad essere allarmanti.

Io vorrei chiarire un punto: non è vero che la scuola italiana non funziona, è assolutamente vero che gli insegnanti italiani, soffocati dalla burocrazia, sottomessi a dirigenti burocrati timorosi anche della propria ombra, ben diversi dai presidi di un tempo, inseriti grazie a Renzi e all’immonda legge 107, in un contesto di inutile competitività che finisce per produrre carte e progetti di facciata, oltre che a sottomette- rli a piccoli gruppi di potere, vittime della conflittualità crescente da parte delle famiglie, non sono messi in condizione di svolgere al meglio il proprio lavoro, anzi, non sono messi in condzione di svolgere dignitosamente il proprio lavoro. Ma, nonostante tutto, continuano a farlo ogni mattina.

Aggiungiamo le carenze strutturali delle scuole, l’enfasi assurda sulla tecnologia,  programmi obsoleti e scarsa disponibilità della categoria ad accogliere le novità, che novità non sono ma strumenti didattici che all’estero si usano da decenni, e avrete un quadro parziale della situazione in cui versano le scuole italiane. Aggiungete anche la delegittimazione della categorie da parte dei media.

L’enfasi sull’eccellenza, sul valorizzare i migliori, ha contribuito poi a fare sì che, secondo la regola che i soldi chiamano soldi, le scuole dei quartieri più abbienti siano più ricche di strutture e dotazioni, abbiano gli insegnanti migliori e i dirigenti migliori, siano isole felici, contribuendo di fatto a una sostanziale disuguaglianza sociale. I ragazzi dei quartieri più disagiati vivono, di fatto, una diminutio inaccettabile del diritto allo studio.

Aggiungiamo a questo l’inaccettabile attacco alla libertà d’insegnamento degli ultimi tempi, da parte di un governo di destra francamente anomalo: a scanso d’equivoci, non voglio in alcun modo lodare un assassino miserabile come Mussolini, ma lui si occupò di scuola appena giunto al potere, per renderla più efficiente nella sua visione distorta, non per farla a pezzi come i nostri governanti.

Sono uno di quelli che pensa che l’elettorato di Lega e Cinque stelle sia formato da analfabeti funzionali?  Per quanto riguarda la prima, sicuramente sì, per quanto riguarda i secondi, solo in parte, anche se sospetto che la pattuglia dei normodotati si sia assottigliata dopo le ultime elezioni. Certamente normodotati non sono diversi esponenti pentastellati del governo, ed è un dato di fatto incontestabile.

Il disastro della nostra scuola si riverbera su più livelli: scarsa istruzione e formazione significa scarsa professionalità, male sempre più diffuso in Italia, assenza dell’etica del lavoro, ignoranza dei propri diritti e doveri, un giornalismo sempre più carente non solo dal punto di vista sintattico, un’informazione drogata. Se il livello culturale medio degli italiani fosse quantomeno decente, il fenomeno delle fake news  non sarebbe virale ma folkloristico. Con le fake news Lega e Cinque stelle hanno mobilitato il consenso, traete le conclusioni che preferite o leggete un paio di libri in proposito scritti da infami e radical chic come me.

A questo potere la scuola non interessa, anzi, la avversa dichiaratamente, pubblicamente, manifestamente. Un altro ministro dell’istruzione si sarebbe dimesso di fronte a certe cifre, a certe dichiarazioni. a certi provvedimenti: invece, l’ineffabile Bussetti resta più o meno al suo posto, seduto sulla riva del fiume in attesa che gli isnegnanti non disposti a sentir dire come devono lavorare, passino.

Peccato che quel fiume stia trascinando verso le rapide anche il nostro paese.

La scuola che verrà.


scuola salvini

Da anni la scuola italiana sembra essere impegnata in una guerra contro l’intelligenza, la creatività e il buon senso che sembra, negli ultimi tempi, in procinto di vincere.

Basta pensare alle deliranti e inutili novità dell’esame di maturità, trasformato in un telequiz, alla scomparsa ingioustificata del tema di storia, alla sospensione della professoressa di Palermo, del tutto insensata, ai girotondi sulla mobilità e al numero esorbitante di insegnanti  che andranno in pensione grazie a quota cento, lasciando molte cattedre scoperte.

Dalla Buona scuola in poi, nelle scuole si vive male o bene a seconda che si capiti col dirigente e il o la vicaria “giusta”, un’alea che non dovrebbe esistere in una sitituzione che, a parole, dovrebbe garantire la stessa qualità d’insegnamento in tutte le sue diramazioni sul territorio nazionale.

Invece siamo soffocati da una burocrazia imbecille e del tutto inutile, la sinergia, scusate la parola, con agenzie del territorio fondamentali, come i servizi sociali o il tribunale dei minori, risente di rallentamenti biblici, sempre più spesso un insegnante si trova solo, con ragazzi che hanno problemi sempre più grandi, che chiedono risposte sempre più difficili da dare.

E Salvini, che per altro con la scuola non c’entra niente, che fa? In campagna elettorale tira fuori la vecchia storia dei tre mesi di ferie. Chiariamola per l’ennesima volta: io lavoro nella scuola media, dove sono in servizio attivo fino al trenta Giugno, quindi, a rigori, ho due mesi di ferie, tanto per cominciare, i colleghi delle superiori, che proseguono gli esami fino a Luglio, ne hanno ancora di meno. E’ il tempo minimo necessario per ricaricare le pile, smaltire le tossine acucmulate durante l’anno in un lavoro quotidiano che, per chi lo fa con coscienza, è psicologicamente, e di rimando, fisicamente, gravoso, a volte angosciante, quasi sempre frustrante. Ma cosa volete che ne sappia Salvini.

Forse sarebbe il caso di capire quale scuola ci aspetta, ora che Salvini governa il paese da solo, nella sostanza se non nella lettera. Una scuola in cui tornano i grembiuli? In cui gli insegnanti devono indirizzare il pensiero dei ragazzi verso ciò che piace al potere e non verso la libertà? Una scuola in cui non si parla di politica  e il mondo resta chiuso fuori, una sorta di torre d’avorio instabile, data la precarietà di molti edifici? Torneremo a dire una preghierina prima di cominciare le lezioni e a salutare la bandiera?

Non sono problemi da poco: la scuola rappresenta il futuro del paese, anche se nè le famiglie nè l’opinione pubblica sembrano rendersene conto. La scuola italiana è vecchia, ha programmi vecchi, insegna in modo vecchio, è protesa a mostrare con orgoglio una organizzazione vecchia, dirigenti e affini si sforzano di far vedere che tutto funziona alla perfezione quando non funziona niente: ogni ragazzo perso, perso, non bocciato, è una sconfitta per la scuola, non un peso di cui ci si è liberati, come pensano, a volte, certi colleghi, e di ragazzi la scuola italiana ne perde troppi.

Se poi un incauto insegnante cerca di innovare, di provare nuove strade, di azzardare uno scatto di fantasia, le possibilità sono due: o fallisce, e la colpa è tutta sua, o funziona e allora scatta il gioco delle invidie di corridoio, della burocrazia, del questo non si può fare.

Situazione che, presumibilmente, andrà peggiorando se le idee di alcuni sodali di Salvini, incapaci di comprendere che la scuola non è un parcheggio ma una palestra di vita, verranno realizzate.

In Inghilterra partirà dal prossimo anno in trecento scuole l’insegnamento della mindfulness, la meditazione di consapevolezza, come strumento per la prevenzione del bullismo. Funziona, viene sperimentata negli USA da anni sia nelle scuole sia negli ospedali come terapia per il trattamento delle tossicodipendenze, gli stati depressivi, le crisi di panico, ecc. Ci sono evidenze scientifiche, sperimentali, è uno strumento efficiente e testato. Io la pratico da anni e, spesso, ho avuto la tentazione di proporla in classe, ma ho sempre desistito: non mi va di essere preso per pazzo da famiglie e colleghi, come certamente accadrebbe. In Italia esistono associazioni di insegnanti che superano le loro remore e la propongono nelle classi ma vengono viste come associazioni esoteriche.

Questo è solo un piccolo esempio, marginale se volete, di come le buone int enzioni vengano frustrate dalla realtà della scuola italiana. Per non parlare delle difficoltà che ci si trova ad affrontare quando si prova a proporre didattiche innovative: cooperative learning, classe capovolta, fasce di livello; didattiche applicate da decenni ovunque che qui da noi reestano lettera morta per chiusura mentale di chi dirige le scuole e, a volte, di chi la scuola la fa e non ha voglia di uscire da una comoda routine.

Ma tutto questo a Salvini e  Bussetti non interessa, naturalmente e, purtroppo, neanche alle famiglie. Conta solo l’apparenza, per i primi e il voto in pagella, per i secondi.

Così creiamo generazioni di ragazzi sempre più smarriti, privi di punti di riferimento, incapaci di gestire l’affettività, allo sbando nelle strade della vita.

Ma della scuola, in fondo, importa solo agli insegnanti e neanche a tutti.

Qualcosa per il popolo? No, solo fumo negli occhi.


fumo-negli-occhi

Il vuoto della politica italiana sta assumendo dimensioni inquietanti. E’ talmente palese il tentativo delle due forze politiche al governo ci arrivare alle elezioni con l’apparenza di aver fatto molto senza aver concluso nulla da risultare patetico. Non c’è stato, da quando il governo è in carica, un solo pallido tentativo di riforma strutturale, di sistema, del paese, solo provvedimenti estemporanei e dal fiato corto, che finiranno per cozzare con il deficit pubblico alle stelle e le regole di un’Europa di cui l’Italia,piaccia o no, non può fare a meno, nonostante le illusioni di un continente a trazione sovranità di Salvini.

Soprattutto, mancano i provvedimenti a favore del popolo. Come Renzi, più di Renzi, peggio di Renzi, tanto rumore si è risolto nell’elemosina del reddito di cittadinanza, fumoso, poco chiaro e tutto da verificare con il suo corollario di navigator e promesse di un lavoro che non c’è,e, forse, nella flat tax di cui si sta discutendo in questi giorni, un regalo elettorale dal fiato corto.

Senza contare la battaglia per i clienti delle banche e il fumo mediatico attorno a essa: in realtà, quelli veramente truffati sono stati già risarciti da Renzi, oggi si parla di risarcire i furbi, ma lasciamo perdere.

Insomma, il governo del popolo, non ha idea di quali siano i problemi reali del popolo, crede di risolvere il problema fondamentale delle periferie mandando via rom e immigrati e quello della scuola, con il calo di iscrizioni dovuto anche al fatto che molti migranti regolari stanno lasciando il nostro paese, con una revisione della legge sull’autonomia. Senza contare l’infelice uscita del ministro dell’istruzione che ha deciso di adottare il motto prima gli italiani anche per la scuola, dove prima dovrebbero esserci solo i ragazzi, tutti.

Scuola, Sanità, Giustizia, riforma del sistema dei servizi sociali che sono al collasso, riforma fiscale in senso progressivo, politiche del lavoro che partano, ad esempio, dalla ristrutturazione dei centri storici e dalle infrastrutture dove non esistono,invece di cementificare il paese, messa in sicurezza del territorio, riduzione delle emissioni di gas serra, rilancio dell’agricoltura, lotta senza quartiere alla corruzione e alla criminalità organizzata, ecc., nulla di tutto questo sembra interessare a Salvini e Di Maio, coesi come mai in questo momento allo scopo di arrivare alle elezioni dicendo di aver fatto tutto quanto hanno promesso, senza in realtà aver fatto nulla.

Qualcosa, a dire la verità hanno fatto: hanno sdoganato un razzismo brutale, cieco, dato spazio ai topi di fogna dell’estrema destra, proporranno una riforma del diritto di famiglia che non è medioevale, ma mal scritta, iniqua e maschilista, si sono resi e si stanno rendendo responsabili della morte silenziosa di uomini, donne e bambini nel Mediterraneo, rispedendo i barconi verso quella Libia che sta bruciando o rifiutando l’accoglienza, hanno ridotto la politica a uno show del Bagaglino ma più volgare, manipolano l’opinione pubblica usando i social media come armi invece di cercare di comprendere i problemi della gente, usano la bugia e la mistificazione per creare nuovi nemici contro cui orientare la rabbia senza curarsi delle conseguenze.

Di questo disastro etico primo o poi qualcuno dovrà rendere conto e pagare il dovuto, perché, presto o tardi, anche chi si rifiuta di capire capirà e forse, ma è più improbabile, si vergognerà.

Dall’altra parte c’è il nulla, ma un nulla che guadagna consensi perché a sinistra siamo destinati a turarci il naso e ad appoggiare chi, almeno a parole, è ancora capace di portare brandelli di valori. Nulla di trascendentale, nulla che lasci sperare in una cambiamento che non sia una pioggerella primaverile che elimini un po’ di fetore dalle strade, ma, di questi tempi, è già qualcosa.