Sperando in un paese diverso


Il voto elettorale è una concessione di fiducia e una delega a favore di chi, si ritiene, abbia le competenze e l’autorità, anche morale,di portare avanti le istanze che gli elettori avanzano.

Sto seguendo distrattamente, in questi giorni, la campagna elettorale per le prossime elezioni nella mia città, Genova. So chi voterò in prima battuta, e so chi non voterò in prima e seconda battuta: il  candidato del centro destra e quello appoggiato dal Pd. la novità sta nel fatto che, per la prima volta, non li voterò per ragioni simili.

Non voterò il candidato di centro sinistra appoggiato anche da Pd, perché è ormai evidente la svolta a destra di quello che fu il principale partito della sinistra europea.L’episodio della Serracchiani e l’assordante silenzio della direzione del partito al riguardo, non che la triste, inutile e squallida difesa d’ufficio di quello che fu Michele Serra, la legge sul decoro dei centri urbani e l’assenza di Renzi ieri a Milano a una manifestazione che, personalmente, ritengo l’unica, autentica celebrazione alla memoria di Falcone e Borsellino, una testimonianza di coscienza civile e democrazia invece di parole al vento, testimoniano che il Pd ha fatto una scelta di campo chiara, che non è la mia.

Non voterò il candidato di centro sinistra perché assessore di una giunta che, per motivi elettorali, ha proceduto nel modo peggiore possibile allo sgombero (necessario ma assai tardivo) del campo rom di Cornigliano, ignorando il diritto allo studio dei bambini e dei ragazzi che frequentavano l’Istituto comprensivo del quartiere e rispondendo con un assordante silenzio alle richieste delle maestre e degli insegnanti riguardo alla sorte di quei bambini e quei ragazzi e al loro futuro scolastico.

La politica è l’arte del compromesso e della mediazione, ed è giusto che sia così. Ma i principi sono principi, non  sono liquidi, non sono soggetti a usura e i diritti sono diritti che valgono per tutti. I rom sono impopolari, creavano oggettivi problemi,, l’operazione ha assicurato un consenso facile, sulla pelle di chi non può difendersi, svendendo i diritti dei bambini.

E’ un piccolo episodio, una grave caduta di una giunta che, a mio parere, non ha nel complesso demeritato, ma è un errore che non si può perdonare. Se si comincia a derogare sui diritti di pochi si derogherà sui diritti di molti. Ho scritto a proposito della Serracchiani e in risposta a  Michele Serra, che un politico non deve fare e dire quello che la gente vuole sentire, deve fare e dire ciò che è giusto.

Non voterò il centro destra né i Cinque stelle perché sono stato educato all’antifascismo e tanto basta. Non voterò il centrodestra e i Cinque stelle perché sono, politicamente, il nulla e questo paese ha bisogno di qualcosa.

Vorrei sentire invece del solito e stantio bla bla elettorale, parole nuove, vorrei percepire una visione, un programma di rifondazione morale, oltre che politico.

Vorrei una politica che torni a offrire valori condivisi, che consideri i diritti ineludibili e la giustizia sociale un obiettivo imprescindibile. Voglio sperare che la manifestazione di ieri sia una richiesta di cambiamento forte e rappresenti una speranza di un futuro diverso.

L’ultima volta che qualcuno l’ha chiesto, a Genova, ha ricevuto sputi e manganellate, a Milano è andata meglio e speriamo che sia un segno.

Prendo atto che ci sono persone che valgono meno


 

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Non avevo mai avuto un alunno andato via perché con una ruspa gli hanno buttato giù il luogo in cui abitava, oggi è successo.

La cosa più dura da mandar giù è che è successo nel silenzio più totale, col plauso dei cittadini, il silenzio di chi, a mio avviso, ma io non conto nulla, avrebbe dovuto parlare, uno sgombero efficiente, rapido, inodore.

Oggi, a Cornigliano, dove hanno sgomberato un campo rom che, intendiamoci, avrebbe dovuto essere sgomberato da anni, mancavano le nobili associazioni che si occupano di diritti civili e libertà, che chiedono a gran voce legalità e rispetto della costituzione.

No, non volevo che difendessero i rom, io e i miei colleghi dell’Istituto comprensivo di Cornigliano, Genova, Italia, Europa, avremmo voluto che spendessero una parola per tutelare il diritto allo studio dei bambini che vivevano in quel campo e frequentavano la nostra scuola. Una parola per chiedere che i progetti avviati su quei bambini continuassero, che le ore di formazione fatte dagli insegnanti fuori dall’orario di lavoro per imparare come gestirli, come avviare un difficile processo di integrazione, per spiegargli che un’altra vita era possibile non andassero persi, come l’impegno di quello stesso comune che li ha sgomberati, che aveva avviato un progetto  che aveva dato frutti ed è stato annullato quest’anno.

Viene da pensare che difendere i rom, anche i bambini rom sia una scelta politicamente infelice, che spendere una parola per loro possa costare tessere, sovvenzioni, favore popolare, e allora è meglio tacere e far parlare solo insegnanti e maestre che, tanto, non contano niente, non danno fastidio e possono tenersi insulti e sopportare l’ironia greve sui forum dei giornali o sui social network.

Viene da pensarlo ma io non lo penso: credo che quelle associazioni, la società civile, siano nobili e necessarie, ma, forse, un po’ distratte.

E comunque il Comune ha offerto ai rom sfrattati tre giorni in albergo per quelli senza figli e una settimana per quelle con i figli, cosa chiedere di più?

E poi? Poi la notizia si stempererà, poi di quelli non importerà più nulla a nessuno, poi sarà silenzio.

Complimenti anche i redattori del giornale cittadino, che casualmente, guarda tu le coincidenze, il giorno prima dello sgombero pubblicano una notizia sull’arresto di Sinti milionari. Senza spiegare alla gente che i Sinti non sono Rom, naturalmente, ma facendo in modo che lo sgombero venga applaudito.

I Rom rubano, certo, anzi, alcuni rom rubano, per essere onesti, io credo, ma non sono nessuno e non capisco niente, che se gli togliamo la scuola, l’educazione, se non li integriamo, i rom continueranno a rubare e continueremo a sgomberare campi con piccoli rom che non saranno scolarizzati e integrati, che ruberanno e allora sgombereremo altri campi con.,..

Prendo atto che i diritti sono sacri tranne che per i bambini rom, che la Costituzione è sacra tranne che per i bambini Rom, che possiamo sdegnarci per tutto, scandalizzarci di tutto, ma non per i bambini rom, prendo atto che la legge è uguale per tutti ma non per i bambini rom

Non ne prendono atto, per fortuna, i miei alunni, turbati e sdegnati dalla notizia.

“E adesso cosa ne sarà di loro?” Mi chiedono confusi. perché loro sono consapevoli che “loro” sono compagni, bambini come loro che con loro giocavano, ridevano, scherzavano, lavoravano in gruppo, etc.

Un compagno che va via è sempre un dolore per una classe, se poi al compagno hanno buttato giù il posto dove abita con una ruspa ed è stato portato via con un pulmino, per una destinazione sconosciuta, al dolore si accompagna anche un turbamento profondo, la sensazione di assistere a una incomprensibile ingiustizia.

Non avevo mai avuto un alunno andato via perché con una ruspa gli hanno buttato giù il luogo in cui abitava, oggi è successo.

Io lavoro per lo Stato, uno Stato che offre opportunità, che dà la possibilità di migliorarsi, di imparare a decodificare il mondo, di interagire e solidarizzare con chi ti sta vicino.

Non per uno Stato che, con un atto violento, toglie a dei bambini la possibilità di tornare, domattina, a ridere e scherzare con i loro compagni.

Ma, probabilmente,ha ragione la società civile, le persone nobili sempre in prima fila per difendere diritti, legalità, etc.

Una piccola storia ignobile come lo sgombero di un campo rom non merita considerazione, sono io che, non contando niente, non capisco niente.

Allego un piccolo filmato, l’ho fatto vedere ai miei alunni: loro hanno capito.

http://www.raiplay.it/video/2016/10/Aisa-e-Zamira—quotNoi-ragazzine-romquot-ff4118c8-4605-46c0-ae48-47353547f7a3.html