Botta e risposta Saviano-Polizia di stato: qualcosa non funziona.


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La polizia di Stato serve il paese e non è piegata ad alcun interesse di parte. Chi sbaglia paga nelle forme prescritte dalla legge. Che pena leggere commenti affrettati e ingenerosi per dispute politiche o per regolare conti personali”.

Non so per voi ma, a mio parere, è questa risposta partita dall’account ufficiale della polizia di Stato in risposta a un post di Saviano che dovrebbe occupare le prime pagine dei giornali e alimentare un confronto acceso. Un post minaccioso, che non entra nel merito della questione legittimamente posta da Saviano e offende lo scrittore, per altro sotto scorta da anni, accusandolo di essere ingeneroso con Salvini (sic!) o di voler regolare non ben precisati conti personali. Affermazione che riguardo a un uomo perseguitato dalla Camorra è piuttosto inelegante.

Aggiungiamo, qualche giorno fa, la messa in rete del video con le violenze di Manduria, del tutto ingiustificata, che ha aizzato una campagna d’odio contro i responsabili di quei fatti che, questo dovrebbe saperlo sia la polizia sia il capo della polizia che ha ridicolizzato chi si è interrogato sulla necessità di diffusione di quel filmato, una volta arrestati, sono sotto la tutela dello Stato e innocenti fino a prova contraria, quindi sotto le leggi delle stato di diritto.

Cosa aveva scritto di tanto scandaloso Salvini? Quello che pensiamo in molti e, a mio parere, a difesa delle forze di polizia, a suo parere ridotte a sequestrare striscioni e telefonini, e sulla legittimità di questi atti qualcuno, prima o poi, chiederà ragione nelle sedi opportune, invece che, per esempio, impegnate disperdere i fascisti di Casapound che, con un gazebo, da giorni incitano all’odio razziale verso una famiglia rom a Casal Bruciato, violando un paio di leggi costituzionali.

Oggi ho visto casualmente un servizio sul Tg2 dove un giornalista. per buoni cinque minuti, ha riempito di insulti, usando un gergo camorrista e mafioso, il colpevole del ferimento della piccola a Napoli, alimentando così un’altra fiammata d’odio. Lungi da me difendere un feritore di bambine, provo disgusto solo a vederlo, ma lo stato di diritto vale anche per lui così come la deontologia dovrebbe essere seguita anche dal cronista in questione.

Questa salvinizzazione della polizia e dell’informazione, questo uso della volgarità intellettuale o, nel caso del giornalista, della volgarità tout court, somiglia sinistramente ai commenti di un esponente di un sindacato di polizia durante i fatti del G8: sprezzanti, sostanzialmente tesi a difendere l’indifendibile. Solo che lì si trattava, appunto, di un sindacato, qui si tratta della Polizia di Stato, che dovrebbe difendere i diritti garantiti dalla Costituzione di tutti noi, responsabili di reati e non, rom, neri e bianchi.

Io credo che la polizia sia essenziale per garantire la tenuta dello stato di diritto e della democrazia nel nostro paese, che abbia pagato un prezzo altissimo in passato e che tutti dobbiamo mostrare riconoscenza e rispetto verso gli uomini in divisa, ma affermare che non è piegata ad alcun interesse di parte, in quest’episodio specifico, mi sembra discutibile. Non si conosce il responsabile del post né il responsabile della messa in rete del video di Manduria ma io credo che i vertici della polizia, invece di fare sconsiderate accuse di vittimismo e commenti sarcastici, dovrebbero intervenire con chiarezza e smetterla di considerare il loro operato esente da critiche. Non inseguire l’impunità, come qualche volta è avvenuto in passato, ma la limpidezza e l’onestà, oltre che la chiarezza.

Io a Genova nel 2001 c’ero e spero di non rivedere più quello che ho visto allora, ma con un ministro degli interni come quello attualmente in carica e dichiarazioni di questo tipo avallate dai vertici della Polizia di Stato, non mi sento per nulla tranquillo.

Di Maio e la voglia di essere Salvini


Roma: Di Maio, con Raggi faremo squadra, non sarà sola

Non si può che applaudire e rispettare il gesto di Virginia Raggi che ieri, sfidando una folla inferocita, si è presentata a Casal Bruciato a manifestare la propria solidiarietà alla famiglia rom assediata dai fascisti e a mostrare la presenza dello Stato.

Un gesto che ha stranamente irritato Luigi Di Maio, sì, lo stesso che insieme all’altro Di pentastellato ha inveito contro i giornalisti il giorno che la Raggi venne assolta dalle accuse, lo stesso che ha difeso la sindaca anche quando era indifendibile, insomma il  vicepresidente del consiglio ombra, la stampella di Salvini, proprio lui.

Quella frase ” prima i romani” se davvero pronunciata, segnerebbe il de profundis per il Movimento Cinque stelle, o meglio, sarebbe la conferma, l’enensima,  del totale tradimento di tutte le premsse e le promesse con cui il Movimento è venuto alla luce. Molti se ne sono già accorti e hanno tolto il disturbo, altri continuano a credere ciecamente per disperazione, altri ancora restano per convenienza. Nulla di nuovo sotto il sole.

Abbandonato l’ambientalismo, dimenticati gli scontrini, utilizzata quando serve la parodia della democrazia diretta, sposato il razzismo leghista prima con le infelici battute sui “taxi del mare” rivelatesi tragicamente false, poi con la non autorizzazione a procedere sul caso Diciotti, quindi con il silenzio assenso sulle peggiori iniziative leghiste, il vice presidente del consiglio, con quel pensiero indegno, svela il suo vero volto e si adegua a una campagna elettorale di infimo livello, giocata sulla pelle degli ultimi.

Mi chiedo cosa ne pensi la base del Movimento, le tante brave e valide persone che hanno creduto davvero, magari un po’ ingenuamente, alla possibilità di cambiare il paese, di fronte a questa ennesima presa di posizione chiaramente di destra. Mi chiedo se davvero credono di essere ancora una forza anticasta, dalla parte del popolo. Mi chiedo se non si aspettassero come tutti unba condanna e non un appoggio ai decerebrati di Casapound.

E’ ovvio che Di Maio sente mancare il terreno sotto i piedi e sente l’odore della sconfitta vicino, ormai vicinissimo, vista l’imminente scadenza delle elezioni europee, e sta commettendolo stesso errore che fece Renzi a suo tempo: inseguire l’avversario sul suo stesso terreno, svoltare a destra nel tentativo di guadagnare il consenso dei moderati, di quelli che non vanno a fare capannelli di protesta ( e su questo tanto, ma tanto ci sarebbe da dire sulla reazione della polizia alle sacrosante parole di Saviano, ma proprio tanto) ma che se mandano via i rom dai quartieri non sono poi così dispiaciuti. Sono i peggiori di tutti, i razzisti consenzienti e silenti, roba che ti viene voglia di tornare immediatamente a leggere Marcuse per depurare i pensieri.

Nulla da dire, è la politica ed è così dai tempi di Machiavelli, non fosse per le pose da moralizzatore e da censore che Di Maio ha assunto negli ultimi anni, non fosse per la valanga di insulti con cui ha sommerso gli avversari politici, non fosse per l’ineffabile inconsistenza della politica del suo governo riguardo i problemi strutturali dell’Italia, non ci sarebbe nulla da dire.

Anzi, qualcosa da dire c’è: in questa gara a chi è più disumano tra i due leader di governo, prima o poi qualcuno ci rimetterà la pelle e allora scopriranno che gli italiani possono anche giocare i fascisti, finché si scherza, ma quando si arriva alla tragedia rinsaviscono, magari ci vuole tempo, ma rinsaviscono. E allora saranno guai grossi. Finalmente.

 

Menzogne di Stato


bugieImmagine tratta da meglio.it

Nel 2000, in Inghilterra, si tenne un famoso processo per la querela per diffamazione avanzata dallo storico revisionista David Irving contro la storica americana dell’Olocausto Deborah Lipstadt, rea di averlo portato nei suoi libri come esempio di pessima storiografia. La sentenza stabilì che, nonostante chi porti avanti teorie razziste possa essere convinto delle proprie tesi, le prove documentali sull’Olocausto sono talmente numerose, evidenti e accessibili, che qualunque teoria revisionista viene, senza alcun dubbio, divulgata in malafede, con la consapevolezza di mentire per compiacere la propria platea di riferimento.

Per quanto assurdo possa sembrare, nel 2000 quella sentenza sancì l’esistenza dell’Olocausto oltre ogni ragionevole dubbio.

Mi chiedo se si terrà mai un processo a chi, in Italia, nel 2019, ha stabilito che è lecito per un ministro commettere il reato di sequestro di persona nei confronti di 170 profughi, cè lecito emanare  un decreto che limita i diritti civili degli stessi profughi e dei minori profughi, in violazione di svariati trattati internazionali e della stessa Costituzione, è lecito sgomberare un palazzo occupato abusivamente da profughi e lasciare che continuino ad occupare un altro palazzo gli appartenenti a un gruppo neofascista, razzista, xenofobo e revisionista che porta avanti idee e principi in aperta opposizione al dettato costituzionale.

Perché, a questo punto, i due Didi, il presidente coniglio e il ministro dell’inferno sono responsabili: responsabili di aver creato un precedente gravissimo, che potrebbe determinare una svolta autoritaria nel governo del paese, responsabili di aver creato   un clima d’odio e intolleranza, mentendo sistematicamente sui dati, responsabili di non spendere una parola sugli omicidi di camorra di questi giorni, responsabili di ignorare i problemi reali del paese tirando la corda con l’UE fino a spezzarla, responsabili di aver tradito sistematicamente tutte le promesse elettorali, comprese quelle legate al giustizialismo forcaiolo che ha fatto la fortuna dei grillini, responsabili di avviare, se verrà approvata la richiesta di autonomia in materia d’istruzione avanzata da alcune regioni, un processo che potrebbe condurre alla secesisone del paese.

Alle vibranti e accorate proteste dei genitori di un ragazzo adottivo di colore, esasperati dalle ennesime scritte razziste comparse sul muro del palazzo in cui vivono, che hanno criticato il decreto sicurezza (decreto schifezza sarebbe definizione più adeguata), il ministro dell’inferno ( non me ne vorrà Giulio Cavalli se rubo la sua etichetta ) ha replicato che comprende la loro preoccupazione ma devono rispettare il bisogno di sicurezza degli italiani, ergo, devono sopportare le scritte razziste sui muri, recita il sottotesto. Una risposta perfettamente coerente con la statura morale del ministro.

In realtà il bisogno di sicurezza degli italiani è ampiamente indotto, creato e amplificato dalla propaganda leghista da anni. La percezione della realtà da parte degli italiani è, infatti, assai diversa dalla realtà, grazie anche alla complicità di giornali e media, responsabili di una distorsione informativa degna dell’epoca del ventennio, quando i reati non venivano riportati dalla stampa e si creava il mito delle porte aperte.

Prendiamo i rom, di cui poco si parla ma che,.prima o poi, torneranno in auge. Sono centocinquantamila in tutta Italia, tra questi, una parte sono giostrai, una parte sono stanziali e svolgono lavori normalissimi e una parte sono nomadi. Mettiamo che i nomadi siano settantamila in tutto il paese: se anche delinquessero tutti, anche i neonati, cosa che ovviamente non è, lo dico per i leghisti, non alzerebbero di un punto percentuale le statistiche sui furti. Quelloi dei nomadi è un problema  che i governi  precedenti hanno, colpevolmente,  ignorato e che ha fatto, per anni, la fortuna della Lega, con l’epica delle ruspe e i manifesti copiati da quelli nazisti contro gli ebrei. Ruspe uitlizzate, sporadicamente, anche da amministrazioni di segno politico opposto, beninteso.

Va anche detto che quasi tutte le anime belle che oggi protestano sdegnate contro il razzismo, hanno taciuto, con pochissime eccezioni, mentre le ruspe sgomberavano i campi e ai minori rom veniva tolto il diritto allo studio. Evidentemente, non avevano letto a scuola, come invece hanno fatto tutti i miei alunni, la poesia che comincia con Prima vennero a prendere gli zingari ( non è Brecht ma il pastore Martin Niemoller ).

Tra parentesi: il Porajmos è lo sterminio degli zingari durante l’Olocausto, trecentomila. Non una parola su di loro nella giornata della Memoria mentre i giornali si sono rimepiti di articoli per commemorare, giustamente, l’eccidio delle foibe, amplificando, molte meno giustamente, i numeri reali delle vittime e travisando, ancor meno giustamente, la realtà storica. Tanto nessuno protesta, perché l’ignoranza su quell’oscuro e minore episodio della seconda guerra mondiale, è abissale e la propaganda fascista la fa da padrona.

Gli stranieri in Italia sono il 2% della popolazione, in Svezia il 20%, in Germania, Francia, ecc. le percentuali oscillano tra il 15% e il 18%.  Dire che gli stranieri sono i principali responsabili della criminalità in aumento nelle grandi città è doppiamente falso.Primo, perché la criminalità non è in aumento, a parte i furti, cosa normale in tempi di crisi, secondo perchè, ad esempio, gli spacciatori appartenenti a organizzazioni criminali straniere, comunque limitate nel numero, suppliscono alla richiesta di droga sul mercato interno, richiesta talmente alta che le nostre organizzazioni criminali non  riescono più a soddisfare. Anche nel crimine, insomma, fanno i lavori che gli italiani non vogliono più fare. Ma la richiesta di droga viene dalla popolazione bianca, cattolica, italiana, e nessuno fa niente in proposito, nessuno prova a risolvere il problema alla base, magari con soluzioni nuove, che non contemplino la repressione poliziesca che ha già abbondantemente fallito. Se poi vediamo le percentuali di femminicidi, abusi, stupri, omicidi legati alla camorra, ecc., mi spiace deludere il ministro ma gli italiani mantengono saldamente il podio.

Il problema migranti dunque, risolto mandandoli a morire nelle carceri libiche, affidandoli a bande di delinquenti con cui già il precedente governo aveva stipulato trattati, era già inesistente prima dell’avvento della banda dei quattro. E’ stato un gioco da ragazzi, per il ministro dell’inferno, soffiare sul fuoco dell’ignoranza, alterare le cifre reali, apparire come il salvatore dei confini della patria con un piccolo aiuto da qualche amico procuratore che ha contribuito a svuotare il mare dalle navi di soccorso ma non dai morti.

E già, perchè nel Mediterraneo si continua a morire, silenziosamente però, senza disturbare, senza più titoli sui giornali, foto di bambini morti,  di braccia tese in cerca d’aiuto. Un olocausto soft, senza fumo che inquina l’aria, campi di sterminio, aguzzini: basta il mare.

Io sogno che un giorno un tribunale possa decidere che la morte di tanti migranti nel Mediterraneo è stata un crimine contro l’umanità, che i governi europei, compreso il nostro, soprattutto il nostro, data la nostra posizione, hanno cinicamente e consapevolmente perpretato, in nome di una sicurezza artificiosa e mediaticamente amplificata. E spero che qualcuno paghi per questo, pazienza se sarà un capro espiatorio, speriamo almeno che sia italiano.

Un giorno questo paese, chi ha votato questo governo di incapaci e razzisti,  si guarderà allo specchio e vedrà riflesso quello che è diventato,  prenderà coscienza dell’abisso di ignoranza e odio in cui stiamo precipitando, delle menzogne a cui ha creduto. Forse, quel giorno, ritroveremo tutti un po’ di dignità e la forza per tornare a guardare avanti.