La scuola che si apre al mondo non è quella che ci state imponendo


compiti

Mentre scrivo ascolto Blue  maquams dI Anouar Brahem, grande suonatore di Oud, strumento a corde maghrebino. E’ accompagnato da Dave Holland, Jack de Johnnette e Django Bates, nomi che chiunque ami il jazz conosce molto bene.

E’ musica che profuma di mediterraneo, di deserto, di spezie e tristezza, l’ideale colonna sonora per una panoramica sui volti tristi dei migranti su una nave, in attesa che il mare decida la sentenza. E’ musica che arriva all’anima, che ti avvolge come un abbraccio caldo e ti fa viaggiare con la mente.

Nella scuola che sogno, durante l’ora di musica, i ragazzi, ad occhi chiusi, ascoltano queste note di una bellezza struggente, aprono la mente ad altri suoni, ad altre possibilità e sentono l’odore del mondo.

Si potrebbe partire da quei suoni per parlare di migrazioni, o della desertificazione del pianeta, degli squilibri sociali, del terrorismo, dell’arte islamica paragonata a quella cristiana, delle tre grandi religioni monoteiste che nascono dove nasce questa musica…

Si potrebbe, se avessimo una scuola attrezzata, dove la musica si può ascoltare e apprezzare in modo decente e non attraverso orribili registratori portatili, se in ogni scuola ci fosse una lim e una connessione adeguata, per aprire Google earth, se si potesse, senza attendere il placet di dirigenti che spesso lavorano su più scuole, invitare a scuola, a parlare con i ragazzi un Imam, un sacerdote, un rabbino, confrontandosi con loro e cercando risposte alle domande che certamente sorgerebbero numerose nei ragazzi.

E’ un esempio banale di scuola che si apre al mondo. Ma perché lo faccia, perché i ragazzi possano comprendere quello che gli si propone, bisogna fargli qualche orribile lezione frontale e dargli anche qualcosa da approfondire a casa. Perché comprendano anche che,se si vogliono avere risultati, bisogna impegnarsi per ottenerli.

La scuola proposta dal ministero, la scuola della 107 e oggi della ministra Fedeli, non è scuola. Nella narrazione renziana la logica del sacrifico non esiste ad nessun livello, esiste invece la velocità, quella tanto amata dai futuristi. I ragazzi vanno preparati presto ad entrare nel mondo del lavoro, tanto presto da pensare di eliminare un anno di scuola alle superiori, per accelerare il processo, nel nome di un schizofrenia motoria assolutamente incomprensibile e incompatibile con quello che è l’istruzione.

Non pensare, corri, è il mantra dei nostri tempi.

Fermati    e rifletti, dopo che l’hai fatto, rifletti ancora, questo è quello che dovremmo insegnare a scuola. Pensa, guardati attorno, cerca di capire cosa ti circonda, di decifrare i messaggi con cui ti bombardano, trova la tua strada. Questo insegniamo ai nostri ragazzi e ancora: nessuno ti regala niente, non ci sono scorciatoie, a pagare è il sacrificio, l’onestà, l’impegno.

Sono consapevole che sono valori in contrasto sia con la scuola supermercato berlusconiana sia con la scuola azienda di Renzi, ma questo è quello che fanno gli insegnanti quando mettono un brutto voto o quando, malvolentieri, bocciano un ragazzo. Perché la bocciatura non è un atto di sadismo gratuito, ma una decisione collegiale presa da tutti i docenti del corso per il bene del ragazzo.

Così come i compiti a casa sono il necessario complemento del lavoro svolto a scuola. Mi spieghi il ministro Fedeli come potrebbe insegnare qualcosa di utile senza assegnare un ripasso o un’ esercitazione sul lavoro svolto in classe un insegnante che ha due ore a settimana con quei ragazzi, magari attaccate o una all’inizio e una a mezzo settimana. Mi spieghi anche come possiamo verificare quello che hanno capito, le famose competenze di cui il ministero e lei, Ministro, mostrate di non capire niente, senza compiti, senza studio, lavorando solo in classe?

Le competenze sono una cosa seria, non sono d’accordo con chi dice che non servono a nulla, ma presuppongono un’altra scuola e un altro modo di lavorare. Lavoro per classi parallele, modalità cooperativa, classe capovolta, sistemi che possiamo utilizzare sporadicamente, per singole attività e non sistematicamente per quella carenza di strutture e materiali di cui parlavo all’inizio.

La compilazione del foglio che indica le competenze dei ragazzi, obbligatoria da quest’anno, è una presa in giro, alberi distrutti inutilmente per fabbricare cartaccia perché non siamo in grado, nel sistema attuale, di valutare nessuna competenza.

Avendo perso i docenti, il Ministero cerca di recuperare i genitori , con proposte prive di senso senza un cambiamento strutturale di programmi e modalità operative differenti. La scuola dovrebbe cambiarla chi la scuola la vive e la fa ogni giorno, non dei burocrati che fanno calare dall’alto riforme che sembrano copiate a spizzichi e bocconi da manuali di pedagogia vecchi di trent’anni.

La scuola non è una torre d’avorio e non è una fucina di lavoratori, è un luogo dove si maneggia materiale delicato e incandescente: gli uomini e le donne del futuro, i cittadini del futuro. Andrebbe trattata con più rispetto, andrebbe considerata un bene comune e, come tale, qualunque modifica andrebbe sottoposta al giudizio di chi  alla scuola riesce ancora a dare un senso col proprio lavoro quotidiano.

Siamo stanchi di frasi buttate a caso, di esternazioni estemporanee, di considerazioni da viaggio in metropolitana senza capo né coda, che sottintendono che gli insegnanti passano il loro tempo a trastullarsi invece di pensare al proprio lavoro.

Gli insegnanti italiani lavorano con spirito di servizio, affrontano e risolvono problemi spesso da soli, sono punti di riferimento per famiglie ed alunni e meriterebbero ben altro rispetto e considerazione da chi dovrebbe garantirli ed aiutarli a svolgere al meglio i propri compiti.

La funzione educativa va di pari passo con quella formativa, il mondo è sempre più complesso e sono gli insegnanti, in prima battuta, a fornire le chiavi per decodificarlo mentre il loro compito prioritario sembra essere diventato quello di riempire moduli su moduli che non dicono niente e non servono a niente.

Non magister scholae sed magister vitae, dicevano gli antichi, trovando perfetta consonanza tra il sapere, la conoscenza e la vita. Questo dovrebbe essere la scuola, un luogo in cui si studia la musica del mondo perché ognuno possa trovare la propria melodia.

Perché si fatica a chiamarla ministro


Si fa davvero fatica a chiamare ministro la sig.ra Fedeli, persona della cui onestà non ho motivo di dubitare, lo stesso non posso dire della sua competenza nelle materie riguardanti il  vicastero che guida-

Ho ascoltato in preda a sentimenti contrastanti, dallo stupore, alla depressione, alla rabbia, una sua lunga videointervista su Repubblica riguardo le deleghe del governo sulla scuola. A parte l’eloquio non proprio fluente, a colpire è l’approssimazione e la banalizzazione di concetti che meriterebbero ben altri approfondimenti.

Parlando del bullismo, la sig.ra Fedeli parla di un fenomeno diffusissimo nelle nostre scuole e del sei in condotta come di un chiaro segnale che esiste la volontà di arginarlo.

Il bullismo è un fenomeno per lo più mediatico, non perché non esista, esiste da sempre, ma perché in tutte le scuole del regno insegnanti coscienziosi e preveggenti, non si affidano al sei in condotta per arginarlo ma ad una puntuale sorveglianza e ad altrettanto puntuali sanzioni inflitte a chi si rende colpevole di atti di bullismo. Tutto questo continuerebbe a non servire a nulla, se quotidianamente, ostinatamente, spesso da soli, ogni giorno non  insegnassimo ai ragazzi le basi della convivenza civile, del rispetto, dell’accettazione dell’altro.Il sei in condotta la conseguenza, e non la più importante. di una serie di interventi educativi di cui la signora Fedeli non è evidentemente a conoscenza.

La signora ha poi parlato di cyberbullismo, dimostrando di essere informata sui possibili aspetti devianti delle nuove tecnologie ma non sugli ambiti di competenza degli insegnanti: il cyberbullismo è fenomeno che non riguarda la scuola ma le famiglie e il controllo, spesso inesistente, quasi sempre insufficiente, che esercitano sull’uso degli strumenti di comunicazione.

Il bullismo in sé, poi, per nostra fortuna, non è un fenomeno diffusissimo,  ma limitato e sporadico, buono però per attirare l’attenzione delle mamme italiane, iper protettive, iper ansiose e pronte a sfoderare il termine per comportamenti che tra gli adolescenti si configurano come assolutamente normali dai tempi di Seneca. Incontrando l’interesse delle mamme, automaticamente in fenomeno diviene mediatico e oggetto di costante disinformazione, approssimazione e pura e semplice speculazione sul nulla. Ma tutto questo la sig.ra Fedeli, evidentemente, non lo sa.

La signora, bontà sua, ha poi affermato che la scuola media è l’unica a non essere stata toccata dalla riforma. Sticazzi!, viene spontaneo dire. Negli ultimi anni la scuola media ha visto la riduzione delle cattedre a diciotto ore, con la scomparsa dei quindicisti e una ricaduta devastante sull’ordinaria attività scolastica, con classi divise, una demenziale e arbitraria divisione delle cattedre, ecc.ecc. ha perso il tempo prolungato, e viene abbastanza da ridere quando si parla di scuole aperte al pomeriggio, dal momento che le scuole erano aperte al pomeriggio e le hanno chiuse, ha subito il passaggio dai giudizi estesi, ai giudizi sintetici, al voto con incluso il pagliaccesco foglio delle competenze su cui ritornerò, ha visto riformare l’ammissione all’esame con il grottesco obbligo della sufficienza in tutte le materie, ha subito una riforma del sostegno umiliante per insegnanti e famiglie. Non c’era modo di demolirla ulteriormente anche impegnandosi.

Potrei parlare poi della confusione che la signora Fedeli ha più volte fatto parlando di valutazione e intendendo valutazione delle competenze in alternativa al voto numerico. Ecco, su questo argomento ci sarebbe molto da dire perché la valutazione delle competenze implicherebbe veramente una rivoluzione copernicana della scuola pubblica, una riforma vera e strutturale:  ma questo non è argomento che possano affrontare la sig.ra Fedeli, il sig. Faraone e gli altri tristissimi protagonisti della devastazione di un caposaldo cruciale del welfare.

Con tutti i loro difetti, che sono tanti, con tutte le loro contraddizioni, la stragrande maggioranza degli insegnanti italiani non merita un ministro così, anzi, la stragrande maggioranza degli insegnanti italiani meriterebbe che a rappresentarli ci fosse un ministro vero, competente e lungimirante. Con i tempi che corrono, un miracolo.

Certo che affermare come ha fatto la sig.ra Fedeli, che gli unici problemi causati dalla Buona scuola riguardano il reclutamento, è un po’ come dire che il peggior danno di Attila è quello causato all’agricoltura.