La scuola che non c’è


Ricomincia domani ( ma è già cominciata per alcuni) la scuola, anche se questo termine andrebbe rimodulato, reinvestito di altre assonanze rispetto a quanto siamo stati abituati a fare fino all’anno passato.

Lungi da me affermare che prima la scuola italiana godesse di buona salute, ma è possibile oggi, dopo un anno di sperimentazione della riforma, affermare senza tema di smentita che:

1) Tutte le promesse del governo (azzeramento dei precari, aggiornamento tecnologico, merito, razionalizzazione e potenziamento delle risorse, bla bla bla) sono state disattese, tutte, nessuna esclusa.

2) Il ministero dell’Istruzione e l’amministrazione scolastica in generale denunciano un’arroganza e una incompetenza che raramente si è vista nel servizio pubblico.basta vedere il modo in cui sono stati gestiti i concorsi, l’arruolamento, ecc. Roba da terzo mondo, altro che scuola 2.0! Per non parlare della mobilità: norme cervellotiche e assurde che valgono per tutti tranne che per la moglie di quello che non è stato eletto, ovviamente, così insegnanti del sud sono costretti a trasferirsi al nord o a rinunciare al lavoro senza alcun motivo razionale, solo per il ghiribizzo di gente che non solo non sa nulla di scuola ma non sa nulla di come vivono le persone normali, quelle senza benefit, con uno stipendio da fame e una famiglia da mantenere.

3) Il merito si è rivelato quello che era evidente si sarebbe rivelato: una regalia che, nella maggior parte dei casi, non valorizza un accidente ma serve a creare coorti di fedeli, avvilente sia per i dirigenti onesti ( e ce ne sono) sia per gli insegnanti.Chi ha meritato la premialità e l’ha ricevuta, prova imbarazzo verso i colleghi che hanno lavorato con lui e come lui, senza averla ricevuta, chi non l’ha meritata e l’ha ricevuta, non prova nessun imbarazzo, chi avrebbe voglia di dare di più e non ha ricevuto nessun riconoscimento sarà indotto a fare di meno, perché: chi glielo fa fare?

Per inciso, lo spirito della norma sul merito andava in direzione opposta, la premialità avrebbe dovuto valorizzare, non punire chi canta fuori dal coro, stimolare non deprimere, essere il più possibile allargata non limitata ai cerchi magici e, soprattutto, non avrebbe dovuto essere assegnata a chi è già stato premiato da esoneri e congrui riconoscimenti con il fondo d’Istituto.,  Ma si sa che tra lo scrivere e il fare…

4) Gli insegnanti, come categoria, non esistono. I propositi di battaglia si sono sciolti come neve al sole e sono rimasti nelle mani di chi si illude che  una categoria che sciopera al 15% improvvisamente leverà la testa se si alzeranno le barricate ( che, detto per inciso, non possono essere alzate: siamo categoria soggetta a precettazione). La normalizzazione impera: qualcuno tace per paura, qualcuno perché talmente schifato da non averne più voglia, qualcuno perché servo e gli sta bene così. E nei corridoi i coltelli corrono silenziosi verso le spalle di tutti, con buona pace della collegialità, defunta non appena la 107 è stata varata. Amen. Amen anche per i sindacati di categoria,cancellati da quelli che rappresentano nel momento cruciale, anche loro normalizzati, in cerca di residui spazi di potere.

5) Nessuno al governo si assumerà la responsabilità del disastro: né il ministro dell’istruzione, il peggiore degli ultimi vent’anni ( e con la Gelmini pensavamo di aver toccato ogni fondo possibile) né tantomeno quello che non è stato eletto o il suo fedele servo, Faraone. Scaricheranno le colpe sulla categoria che, per la sua accidia, una parte delle colpe se le merita.

6) E’ solo l’inizio: i regolamenti di conti interni, le ripicche, le smanie di potere di chi nulla conta e crede di contare, i colpi bassi, le chiacchiere alle spalle, sono diventate e diventeranno pane quotidiano nelle scuole del regno, avvelenando gli ambienti ed esasperando molti che vorrebbero solo svolgere il proprio lavoro in santa pace.

7) I veri e unici sconfitti in questa commedia degli errori sono i ragazzi: l’inevitabile scadimento della didattica per la demotivazione degli insegnanti, la corsa alle promozioni facili perché fa punteggio nei rapporti di autovalutazione, i progetti inutili e di facciata che le scuole organizzeranno perché in linea con le direttive del governo,saranno tutto tempo rubato al loro diritto di formarsi culturalmente e umanamente. D’altronde, di loro non interessa nulla a nessuno: non votano, non contano. Ancor meno interessano i ragazzi stranieri: non votano, non voteranno, sono meno di zero. 

Ecco, questa è la scuola del nuovo corso e forse sarebbe opportuno trovare un nuovo termine più adeguato, più sincero per definirla. Questa è la scuola che comincerà domani in molte regioni del paese e molti insegnanti, come me, che fino a qualche tempo fa attendevano la fine delle vacanze e l’inizio delle lezioni con un misto di rammarico e di  piacevole attesa, oggi si sentono un po’ nauseati e non esattamente motivati. Anzi, oggi, si sentono sconfitti.

Balle in doppiopetto


E’ esilarante leggere sul giornale in questi giorni sia l’autoincensamento ormai quotidiano che il presidente del consiglio somministra a sé stesso e ai suoi ministri, sia la sudditanza totale nei suoi confronti di quasi tutta la stampa, eccettuata quella di destra, ma quella non è stampa, e il solito Fatto quotidiano, che per altro ha avuto uno scadimento notevole di qualità. E’ invece sconfortante, se fosse vero ma ho i miei dubbi, il consenso di cui sembra continuare a godere il premier.

Sostanzialmente la differenza tra questo esecutivo e quello che l’ha preceduto è di forma: Monti non si porta a casa camionate di bagasce, non indossa la bandana, non si crede Vasco Rossi, quindi appare agli occhi dell’opinione pubblica più credibile, serio, misurato, preparato. Così i suoi ministri. Se prima ci governava una corte dei miracoli è ovvio che il grigiore dell’esecutivo Monti appaia terapeutico: perfino l’insopportabile Fornero è meglio di Brunetta.

Ma se andiamo ai fatti, alla pratica dell’operazione di governo di questi mesi, se andiamo oltre i proclami trionfalistici e le affermazioni di comodo, se analizziamo dettagliatamente quello che realmente è stato fatto dal punto di vista di chi non è un miliardario, possiamo concludere che il bilancio non solo non è analogo a quello del governo precedente ma è peggiore.

Sostanzialmente, in estrema sintesi, Monti si è limitato ad aumentare le tasse. Punto. Non solo, si è limitato ad aumentare le tasse per le fasce medio- basse guardandosi bene dal toccare le fasce alte. Per il resto, in tutti gli altri ambiti, le sue riforme sono state o inesistenti o fallimentari. Volete un esempio?

1) Giustizia: si è tanto blaterato di legge anti corruzione quando l’unica intenzione dell’esecutivo sembra quella di impedire le intercettazioni telefoniche. Silenzio assoluto dei ministri interessati sulla gravissima diatriba tra il presidente della repubblica e i magistrati siciliani, nessun provvedimento su una ormai improrogabile riforma carceraria, nessuna dichiarazione per tutelare la magistratura.

2) Scuola. I concorsi sono una presa in giro e una ulteriore umiliazione per centinaia di migliaia di precari che speravano di veder finalmente risolta la loro situazione. Profumo fa proclami altisonanti ma non ha stanziato quei fondi necessari a rilanciare l’istruzione nel nostro paese, non ha deliberato l’abbassamento del coefficiente di alunni per classe, non ha neppure provato a risolvere l’intollerabile emorragia di insegnanti di sostegno nel nostro paese. L’anno scolastico comincerà con una scuola più povera, con insegnanti ancora da nominare su molte cattedre, con i precari furibondi e spaventati impegnati nell’ennesima guerra tra poveri. Questo solo per citare le criticità più evidenti. Naturalmente, tutto si ripercuoterà sui ragazzi, vittime inconsapevoli della logica perversa, rozza e ottusa con cui si amministra l’istruzione nel nostro paese. Quanto alla valutazione, al danno si aggiunge la beffa.

3) Lavoro: una diminuzione di diritti a cui non corrispondono nuove assunzioni. La disoccupazione sale, lo sviluppo non esiste, in compenso aumentano i licenziamenti. In un paese normale, la Fornero sarebbe già a casa. La riforma delle pensioni aumenterà il numero dei disoccupati e non permetterà quel processo di svecchiamento ormai ineludibile a tutti i livelli.

4) Infrastrutture e sviluppo. Passera parla, parla, parla e non risolve un cazzo. Taranto è un problema ancora aperto, per l’Alcoa ci vorranno anni, per tutto il resto l’orizzonte è cupo. Non è stato fatto nulla per rilanciare l’economia nel nostro paese, nulla di nulla, se non piccoli provvedimenti per facilitare le multinazionali a fare il loro comodo.

5) Evasione fiscale: provvedimenti di facciata che non sono serviti nulla. Nessuna riforma reale, nessun provvedimento mirato a ridurre l’evasione nel nostro paese. Questo è un governo di padroni e i padroni non si scannano tra loro.

Nel complesso, dopo questi mesi di governo Monti, ci ritroviamo con meno diritti, meno lavoro, più disoccupati, più tasse. E qualcuno lo vorrebbe per un altro mandato!

Non vorrei generare equivoci: considero Berlusconi e la destra un virus letale per la tenuta democratica del paese, quindi non rimpiango minimamente il carrozzone di pagliacci che per quindici anni ha devastato il paese. Monti ha allontanato lo spettro del fallimento ma, da non tecnico, ritengo che questo sarebbe avvenuto in ogni caso, chiunque ci fosse stato al governo: l’Italia ha una funzione strategica troppo importante in Europa e nel mondo perché possa cadere.

L’appiattimento della stampa e della politica, il coro di riprovazione verso le voci fuori dal coro, la teoria secondo la quale il presidente della repubblica è intoccabile e incriticabile, rappresentano lacerazioni gravi nel tessuto democratico. La sensazione di trovarci in una democrazia controllata è sempre più forte. La nausea per una sinistra ormai priva di identità e dignità che appoggia qualsiasi provvedimento, per quanto palesemente vessatorio verso i più deboli, come necessario, è ancora più forte.

Quando la politica non esiste più, e in questo paese non esiste più da anni, la democrazia comincia a morire. In Italia, in questo momento, sta decisamente poco bene.