Di fascisti, leghisti, pentastellati ed altre amenità


Avendo a lungo polemizzato con la mia parte politica da queste pagine, argomentando e circostanziando la mia ritrosia ad andare al voto domenica, trovo giusto parlare anche dell’altra parte politica, giusto per superare il mito del masochismo di sinistra.

Bucci è certamente onesto, un imprenditore con una fama solida, quindi si presume, ma non è così matematico, persona capace, anche se non proprio vicina a quella parte di popolazione che, in questo momento, sta soffrendo le conseguenze della crisi in modo drammatico.

Lo sbandieramento del suo curriculum vitae, che ho osservato sui social,  è una volgare esibizione che a poco giova  e, soprattutto, non giova a Bucci: la storia è piena di personaggi che, senza titoli accademici, hanno ben operato nel loro campo. Di Vittorio, mitico sindacalista, non era certo un intellettuale e uno dei miei padri spirituali, Leonardo Sciascia, era un maestro elementare. La storia è altrettanto piena di imbecilli, corrotti e corruttori con titoli accademici roboanti alle spalle. Vogliamo parlare di Berlusconi, Dell’Utri, e compagnia cantante?

Giova ancor meno a Bucci la canea squadrista che si è portata dietro al faccia a faccia con il suo avversario e che ha dato, come sempre danno fascisti, leghisti e affini, l’ennesima scarsa prova di democrazia. Se questo è il nuovo, quattro bifolchi che insultano l’avversario, possiamo tranquillamente tenerci il vecchio, grazie.

D’altronde, la canea se la dovrà portare in consiglio comunale, perché i numeri parlano chiaro: la sua maggioranza sarà in parte leghista, in parte fascista. Un mix da far tremare le vene ai polsi. E’ per questo che andrò a votare, nonostante tutto.

Andrò a votare perché considero Bucci e il manipolo di balordi che lo accompagnerà in consiglio comunale pericolosi per la tenuta democratica di una città che ha avuto la sua dose abbondante di pestaggi fascisti durante il G8 del 2001 e almeno per un’altra ventina d’anni è a posto, grazie.  Considero Bucci pericoloso perché, fermo restando che non ho motivo di ritenere che non sia persona meno che degna di rispetto, preparato, sinceramente desideroso di fare il bene della città, ma su questo lasciatemi qualche dubbio da proletario che guarda al padrone, se anche venisse eletto sindaco non comanderà comunque nulla, perché il sindaco è un primus inter pares, e la sua maggioranza può venirgli meno in qualsiasi momento se non resta fedele alla linea.

Qual è dunque la linea di Lega e Fratelli d’Italia? Intolleranza, razzismo becero, crassa ignoranza. Come da sempre è abitudine dei fascisti, questi sono leoni con gli agnelli (leggi profughi, immigrati, ecc., ma loro non distinguono la differenza), incapaci di articolare un pensiero politico coerente, buoni solo a parlare a quella parte di gente che non ha strumenti per decodificare l’inconsistenza e l’assurdità dei loro messaggi.

Genova è città meticcia, come ogni porto di mare, l’Italia è nazione meticcia, imbastardita da secoli d’invasioni, l’ultima grande nazione europea a diventare stato unitario. Ma come spiegarlo a gente che crede alla Padania e al dio Po? Come spiegare che i romani, sul meticciato e sul riconoscimento dei diritti civili hanno costruito un impero? Come dimostrargli che le razze non esistono, che in un mondo globale i fenomeni migratori sono inevitabili, ieri hanno interessato noi, oggi interessano altri popoli. Servirebbe un volume enciclopedico di mappe concettuali per far loro capire che non c’è nessuna guerra di religione in corso, nessuno scontro di civiltà ma solo uno sporco gioco di interessi legato alle risorse petrolifere del Medio Oriente.

Ma sarebbe come parlare ai sordi, come parlare ai sordi è rivolgersi ai Cinque stelle, che accettano senza batter ciglio di difendere lo ius soli e poi non votarlo, di cambiare bandiera a seconda degli umori del loro bizzoso capo, fulgido esempio di sistema orwelliano che utilizza, nella migliore tradizione totalitaria , un vocabolario assai limitato: corrotti, ladri, vi cacceremo, siamo onesti, abbiamo gli scontrini, ecc. La statura intellettuale è la stessa della canea, affermare che nel movimento ci sono seguaci di Berlinguer e di Almirante, spiega ogni cosa, compresa l’impossibilità di dialogo con questi che non sono militanti, ma fedeli, adepti di una setta guidata da un comico, perfetta metafora dello stato miserando in cui versa il nostro paese.

Domenica allora votiamo il meno peggio? Non lo so. Ho già parlato delle mie riserve sul progressismo ipocrita  e di facciata di questa sinistra, sulle leggi indiscutibilmente fascistoidi di Minniti, sulle posizioni della Serracchiani.

Diciamo che, da proletario, al padrone e alla canea, preferisco l’infermiere. E tanto basta.

Sperando in un paese diverso


Il voto elettorale è una concessione di fiducia e una delega a favore di chi, si ritiene, abbia le competenze e l’autorità, anche morale,di portare avanti le istanze che gli elettori avanzano.

Sto seguendo distrattamente, in questi giorni, la campagna elettorale per le prossime elezioni nella mia città, Genova. So chi voterò in prima battuta, e so chi non voterò in prima e seconda battuta: il  candidato del centro destra e quello appoggiato dal Pd. la novità sta nel fatto che, per la prima volta, non li voterò per ragioni simili.

Non voterò il candidato di centro sinistra appoggiato anche da Pd, perché è ormai evidente la svolta a destra di quello che fu il principale partito della sinistra europea.L’episodio della Serracchiani e l’assordante silenzio della direzione del partito al riguardo, non che la triste, inutile e squallida difesa d’ufficio di quello che fu Michele Serra, la legge sul decoro dei centri urbani e l’assenza di Renzi ieri a Milano a una manifestazione che, personalmente, ritengo l’unica, autentica celebrazione alla memoria di Falcone e Borsellino, una testimonianza di coscienza civile e democrazia invece di parole al vento, testimoniano che il Pd ha fatto una scelta di campo chiara, che non è la mia.

Non voterò il candidato di centro sinistra perché assessore di una giunta che, per motivi elettorali, ha proceduto nel modo peggiore possibile allo sgombero (necessario ma assai tardivo) del campo rom di Cornigliano, ignorando il diritto allo studio dei bambini e dei ragazzi che frequentavano l’Istituto comprensivo del quartiere e rispondendo con un assordante silenzio alle richieste delle maestre e degli insegnanti riguardo alla sorte di quei bambini e quei ragazzi e al loro futuro scolastico.

La politica è l’arte del compromesso e della mediazione, ed è giusto che sia così. Ma i principi sono principi, non  sono liquidi, non sono soggetti a usura e i diritti sono diritti che valgono per tutti. I rom sono impopolari, creavano oggettivi problemi,, l’operazione ha assicurato un consenso facile, sulla pelle di chi non può difendersi, svendendo i diritti dei bambini.

E’ un piccolo episodio, una grave caduta di una giunta che, a mio parere, non ha nel complesso demeritato, ma è un errore che non si può perdonare. Se si comincia a derogare sui diritti di pochi si derogherà sui diritti di molti. Ho scritto a proposito della Serracchiani e in risposta a  Michele Serra, che un politico non deve fare e dire quello che la gente vuole sentire, deve fare e dire ciò che è giusto.

Non voterò il centro destra né i Cinque stelle perché sono stato educato all’antifascismo e tanto basta. Non voterò il centrodestra e i Cinque stelle perché sono, politicamente, il nulla e questo paese ha bisogno di qualcosa.

Vorrei sentire invece del solito e stantio bla bla elettorale, parole nuove, vorrei percepire una visione, un programma di rifondazione morale, oltre che politico.

Vorrei una politica che torni a offrire valori condivisi, che consideri i diritti ineludibili e la giustizia sociale un obiettivo imprescindibile. Voglio sperare che la manifestazione di ieri sia una richiesta di cambiamento forte e rappresenti una speranza di un futuro diverso.

L’ultima volta che qualcuno l’ha chiesto, a Genova, ha ricevuto sputi e manganellate, a Milano è andata meglio e speriamo che sia un segno.