Il governo senza vergogna, di nuovo.


Quante speranze potevano esserci che un governo formato da una forza di destra, guidata da un post fascista senza alcun retroterra culturale e una forza di sinistra in crisi potessero rappresentare un vero cambiamento rispetto all’esecutivo precedente, il più a destra dell’Italia post fascista? Poche e infatti…

Il recente accordo sulla redistribuzione degli immigrati e le disgustose dichiarazioni di Di Maio che vi hanno fatto seguito, mostrano che questo è un governo senza coraggio, preoccupato di recuperare il consenso elettorale perduto e incapace di svoltare verso una politica diversa.

Sia Conte che Di Maio hanno ribadito che la politica sui migranti non cambia, perpetuando il mito dell’invasione e di un’Italia che non riesce a sostenere il carico dei nuovi arrivi. Così siamo arrivati all’ennesimo accordo scarico barile. Continuando a dire le stesse bugie che hanno fatto la fortuna di Salvini.

E’ evidente che il modello Riace non è stato cancellato solo dall’ignobile sindaco leghista che, poichè non c’è fine al ridicolo, a intitolato il paese a due santi che si occupavano degli ultimi della terra curandoli, ma anche dal Pd, che ha scelto di non Si riaprire il discorso su un esperimento civile e riuscito di integrazione e accoglienza.

Nel paese di Virgilio, la pietas è morta.

Invece di organizzarla l’accoglienza, di aprire un dialogo con le cooperative e le associazioni che si occupano di quelli di cui il governo non si occupa più, per trovare soluzioni, per ridefinire il modello creato da Mimmo Lucano, invece di nominare Mimmo Lucano commissario per l’immigrazione,siamo andati in Europa a frignare, confidando che allontanato il pericolo del lupo cattivo fossero buoni con noi.

Ogni volta che Di Maio apre bocca, un leghista maledice il furor destruendi ( si fa per dire, naturalmente) di Salvini e si chiede perché ha rotto il giocattolo. Quasi ogni volta che un ministro grillino apre bocca, siamo incerti se ridere o piangere.

Zingaretti, dal canto suo, non apre bocca se non per dire banalità, anche adesso che si è liberato dell’ombra di Renzi, partito per altri lidi in cerca di soddisfazione per il suo insaziabile ego. Come lui, anche gli altri capi corrente del Pd, che con Renzi hanno perso un comodo capro espiatorio. La sinistra non abita più qui.

Della condizione di un paese diviso, dove l’odio si respira nell’aria, dove giunte comunali come quella di Genova conducono una guerra puntuale e spietata contro gli ultimi, non se ne parla, della necessità di ricostruire il tessuto etico frantumato del nostro paese, nessuno fa cenno. Come nessuno fa cenno allo ius soli e alla necessità di riforma delle forze di polizia perché mai più nessuno venga pestato in carcere.

L’internazionalismo è uno scomodo retaggio del secolo scorso, così come la solidarietà e la cooperazione, parole che stavano dietro alle bandiere con la falce e il martello dichiarate criminali dall’Unione europea, mentre la bandiera stelle e strisce che ha mietuto quattro milioni di morti in Vietnam più un numero indefinito in Sud America e che continua a farlo, va benissimo, si può sventolare.

In Italia, si preferisce, come sempre, far finta di cambiare tutto per non cambiare niente, continuando sostanzialmente la politica dell’esecutivo precedente, con meno arroganza e meno volgarità ma con lo stesso identico cinismo.

Lo stucchevole gioco delle candidature, lo spettacolo squallido dei voltagabbana, una politica fatta di niente, sono quanto finora ha offerto questo esecutivo, insieme alla promessa di stanziare fondi che non ci sono, di sanare un’evasione fiscale insanabile, di risolvere problemi strutturali del paese irrisolvibili da questa banda di fascistoidi e post sinistroidi che si vergognano di Bandiera rossa.

Posso concludere solo dicendo: che schifo!

Lettera aperta al sindaco di Genova


Bucci

Egr.gio signor Sindaco,

politicamente io sto dalla parte opposta alla sua, anche se non esiste più da tempo, ci sto lo stesso, per abitudine e vocazione. Mi guadagno da vivere insegnando ai ragazzi ad apprezzare la bellezza e a usare la testa perchè, domani, possano essere cittadini migliori di me e di lei.

Le porgo alcune domande proprio in virtù di quello spirito critico che è mio dovere insegnare ai ragazzi, senza alcun astio, tanto lei è un sindaco di destra, io un insegnante di sinistra e sappiamo come va il mondo: lei ha ragione, io torto.

  1. Lei afferma che un comizio elettorale non si può rifiutare. Bene, a me risulta che per motivi di ordine pubblico si può rifutare qualsiasi manifestazione, ma lei è il sindaco e ne sa certo più di me. Era necessario scegliere una sede in pieno centro,  potendo prevedere, conoscendo la storia di questa città, storia che lei richiama sempre alla memoria, che la sua scelta avrebbe causato irritazione e una reazione inevitabile? Le sembra così di aver tutelato i cittadini, i negozianti della zona, i semplici passanti che si trovavano lì per caso?
  2. Mi risulta che anche il diritto di contestare chi tiene un comizio sia sancito dalla Costituzione, ovviamente non prendendolo a sassate, su questo siamo d’accordo, ma mi risulta che, a parte i trenta fascisti che seguivano il comizio, attraverso l’assurda gabbia allestita in piazza Marsala non potesse passare nessuno. Mi può dare una spiegazione?  Le sembra di aver rispettato i diritti di tutti? Era un comizio o una riunione privata? E in base a quale principio si assegna una piazza in centro città per una riunione privata?
  3. Davvero era necessario uno spiegamento di forze degno di un’invasione nemica per impedire una protesta democratica? Non era possibile fare altrimenti? Vi sarete consultati con i dirigenti di polizia, no? Il risultato del brainstorming è stato questo?
  4. Davvero non si poteva cambiare la sede designata dopo che il clima era diventato piuttosto teso anche per la vicenda dell’attracco della nave carica di armi a Genova? Un luogo defilato, dove i convenuti potessero tranquillamente violare la Costituzione ogni volta che aprivano bocca senza dare fastidio a nessuno, tranne all’etica e al senso comune.
  5. Lei può difendere onestamente una polizia che carica dopo aver visto un ragazzo vestito di nero? Capisco che hanno pensato a Zorro, ma non le sembra eccessivo?
  6. Può dire ai genovesi quanto è costato al comune lo spiegamento di forze assurdo in piazza Marsala? Sa, noi genovesi siamo attaccati ai soldi…
  7. Sono d’accordo con lei che non si va a manifestare con i bastoni, anche perché quella è un’abitudine di quelli che tenevano il comizio, ma non tutti i manifestanti tenevano i bastoni o lanciavano sassi, solo la solita minoranza di imbecilli. Invece, ancora una volta, è stata caricata gente inerme e solo il pestaggio del giornalista di Repubblica ha permesso che la storia non venisse derubricata come la solita bagarre da parte dei centri sociali. Se  guarda i filmati, vedrà una ragazza inseguita e pestata dai polziotti, in una zona dove non c’erano tumulti, che tiene in mano una bottiglia d’acqua minerale. Davvero crede di non doversi scusare per tutto questo?
  8. Vogliamo parlare di Casapound? No, non ne parliamo, credo che lei sappia benissimo chi sono, probabilmente glielo ha spiegato qualcuno dei suoi assessori.

Signor sindaco , io non la penso come lei su niente, credo che la sua giunta sia la peggiore avuta a Genova da che ne ho memoria, e mi creda, ne abbiamo avute di pessime. Credo, tuttavia, che lei abbia tutto il diritto di difendere la sua scelta ma che dovrebbe ammettere di aver sbagliato e fare le sue scuse ai genovesi. Altrimenti, ha offeso questa città due volte: quando ha concesso il comizio e continuando a difendere una scelta sbagliata.

 

Paperblog

Genova indica la via?


 

Polizia carica antifascisti a GenovaIo aborro qualsiasi forma di violenza, qualunque colore abbia, questo tanto per essere chiari. Ancora di più mi spaventa la violenza di chi, in teoria, dovrebbe tutelare i miei diritti e, in pratica, da qualche tempo, si sente autorizzato a decidere chi quei diritti li ha e chi no. Non si colpevolizza ovviamente una categoria, ma le mele marce cominciano ad essere tante.

Spero che Genova, cometante volte è successo in passato, ieri non abbia segnato la strada. Qualcosa è cambiato dai tempi del G8, certo: le scuse del questore, la promessa di fare giustizia sugli aggressori del giornalista massacrato, già individuati, il giornalista salvato da un poliziotto. Speriamo non si tratti di fum, una di quelle operazioni di facciata tanto gradite al ministro preferito da molti poliziotti.

Nessuna parola dal sindaco, il vero responsabile di quanto accaduto, capo di un giunta impegnatissima a opprimere gli oppressi, a emarginare ancora di più gli emarginati, a fare operazioni cosmetiche, a ricordare la storia della città quando gli comoda. Una giunta vergognosa, inerte, amica dei fascisti.

Quanto successo ieri è un segnale forte: siamo tornati indietro di quarant’anni, in piazza c’erano i rossi e i neri e, se la polizia deve scegliere, picchia i rossi, grazie anche a un ministro dell’interno che ogni giorno gli garantisce impunità e gli conferisce è un ruolo da giustizieri della notte, specie contro gli ultimi, specie contro chi non ha voce e non può difendersi. Era necessaria quella gabbia di protezione che bloccava le vie di fuga? Per tutelare un comizio illegale di un partito anticostituzionale? Facciamoci le domande e diamoci le risposte.

Gli striscioni e i cellulari sequestrati, alla luce di quanto accaduto ieri, vanno visti e come i segnali di una escalation che non sappiamo dove possa portare, specie se domenica il risultato delle urne sarà favorevole a chi non ha feeling con la democrazia. Strategia della tensione è parola che i benpensanti e i baciapile non afferrano, io la ricordo bene, e non cito De Andrè se non arriva la Digos.

Si continuano a pestare i giornalisti, e di questo bisogna ringraziare anche i Cinque stelle e Grillo, che li hanno offesi e derisi per anni, basta pensare all’ imbarazzante reazione dei due Didi alla notizia dell’assoluzione della Raggi. per carità, la nostra stampa fa schifo a livello editoriale, ma ci sono professionisti che hanno il sacrosanto diritto di fare il proprio lavoro senza per questo essere derisi o malmenati.

Questo governo, da quando è salito in carica, tira il sasso e nasconde la mano, nella speranza di non si sa cosa, o forse si sa, ma è meglio non dirlo.

Abbiamo per anni detto che la democrazia non era in pericolo e, a questo punto, non credo, onestamente, che si possa continuare a dirlo.

I fascisti a Genova hanno ottenuto quello che volevano: da topi di fogna sono diventati topi di fogna visibili, difesi con energia da chi avrebbe dovuto,in un paese dove le cose non vanno al contrario, sciogliere il comizio e mettere sotto inchiesta il sindaco, piuttosto che caricare chi protestava contro quell’insulto alla memoria di una città.

Genova non è più unita, oggi, come nel 2001, è una città divisa, in parte razzista, in parte smarrita di fronte al vuoto che si è creato a sinistra.  Mi auguro che domenica possa dare un risposta forte, indirettamente, a questa giunta vergognosa e indegna di questa città e al ministro degli interni peggiore che l’Italia abbia avuto dal dopoguerra a oggi.

Significherebbe che non è ancora troppo tardi. Forse.