Non illudiamoci: Milano non è Italia, è Europa


lavoratori-terzo-statoimmagine tratta da: cambiailmondo.org

Non mi faccio illusione sui duecentomila di Milano: il capoluogo lombardo è città europea, aperta al mondo e ha manifestato il suo antirazzismo già quando la situazione stava volgendo al peggio. Non si può quindi prendere a esempio la manifestazione di sabato nè considerarla un punto di partenza: casomai, è l’ennesima conferma della civiltà di una città che va comunque in controtendenza rispetto al resto della regione.

Manifestazione, per altro, che arriva fuori tempo massimo, molte delle bandiere che sventolavano sono rimaste nei cassetti quando, ad esempio nella mia città, Genova, il virus del razzismo cominciava a  mostrare i primi sintomi e si è scelta la via della prudenza, o della convenienza, invece di una presa di posizione chiara e netta.

E’ un effetto del pensiero liquido, quello che disapprova o tace a seconda delle convenienze, quello che dimentica in fretta e che si schiera solo quando gli viene ordinato di farlo. In un mondo orwelliano come quello in cui viviamo,. non ci si d ve stupire se l’amico di ieri è il nemico di oggi, se oggi si riempiono le piazze e ieri si stava zitti per gli stessi identici motivi.

Non è motivo di soddisfazione neanche l’affluenza, assai alta, alle primarie di un Pd in crisi di identità, costretto a mettere la parola fine alla leadership di un uomo responsabile unico della più grande sconfitta elettorale della sua storia, un ex leader che continua, con la sua arroganza e la sua protervia, a rivendicare immaginari successi, a fare il male del partito e della sinistra tutta, scaricando le sue responsabilità sugli altri, come un bambino capriccioso.

 Ma il sistema primarie non mi piace. Ricordo ancora con ribrezzo la pagliacciata delle primarie in Liguria per il rinnovo dei vertici della regione, con un inutile candidata imposta dall’alto dal coglione di Rignano e misteriosamente vincitrice, nonostante l’avversione generalizzata dell’elettorato di sinistra: troppo,  per fidarmi di una consultazione non controllata e facilmente falsificabile. Primarie? No, grazie, fate politica, se siete ancora capaci. Non è democrazia quella, è scarico di responsabilità e incapacità di autocritica, non è Rousseau, è peggio, perché arriva da sinistra.

Comunque la vittoria di Zingaretti, di cui mentre scrivo non conosco ancora le proporzioni, se dovesse risultare schiacciante potrebbe rappresentare un segnale di vita a sinistra. L’uomo è competente, può essere un buon traghettatore per far uscire il partito dalle acque pericolose in cui si trova adesso per lasciare poi il comando a chi possa farlo attraccare in un porto sicuro. E, forse, in questo momento è l’uomo giusto per contrastare la destra.

Questa destra  capace di blandire i peggiori istinti degli italiani e i peggiori italiani, di intercettare il loro stomaco, di sdoganare il peggio,  ha una ineffabile attrazione per lo squallore umano, è tronfia e orgogliosa della propria ignoranza che non ha nulla di nobile ma è solo volgare, ma è vuota. Non è fascista, non mi stancherò mai di ripeterlo e non è populista: questa destra è il partito di chi, in Italia, è sempre vissuto sulle spalle degli altri, degli evasori fiscali, dei furbi, di quelli che considerano Mani pulite alla stregua della Santa inquisizione, di chi non ha mai colpa, la colpa è sempre degli altri, è il partito dell’egoismo sociale citato da Grillo ieri, lui che ne è alfiere lo conosce bene, egoismo sociale che è una bandiera, egoismo sociale scandito da facili slogan per un pubblico drogato di pessima televisione e abituato a sognare una realtà diversa attraverso gli slogan della pubblicità, è il partito delle scorciatoie e della semplificazione elementare, dell’immobilismo mascherato da attivismo. E’ il partito dei cialtroni, dei voltagabbana, degli ipocriti baciapile che corrompono e si lasciano corrompere, poi vanno in chiesa a confessarsi e ricominciano.

Questa gente, questa Italia provinciale e chiusa, è maggioranza, che ci piaccia o no, e l’unica battaglia che si può combattere per contrastare quella che è una malattia sociale, è una battaglia culturale.

Le brave persone che ancora esistono in questo paese e sono tante, per fortuna, chiedono decoro, etica, valori, proposte concrete. Queste cose, da anni, non arrivano più da quello che  fu il più importante partito di sinistra  in Europa, ridotto a comparsa in una commedia di guitti.

L’entusiasmo che leggo sui giornali di sinistra in questi giorni e l’incremento di insulti e squallide illazioni su quelli di destra, testimonianza di una certa inquietudine, mi sembrano del tutto immotivati: non c’è (ancora) nessuna rinascita in vista da una parte e non c’è nulla, ma proprio nulla dall’altra. Il governo più improduttivo degli ultimi trent’anni, accozzaglia grottesca di figure lombrosiane e comparse da filodrammatica, imploderà, presto o tardi lasciandosi dietro un cumulo di macerie.

La battaglia è culturale e la partita si vince sui valori e sulle proposte concrete: fino adesso, a sinistra, le proposte sono state fallimentari e i valori rinchiusi in un cassetto, vedremo nei prossimi giorni se qualcosa è cambiato.

Una modesta proposta per la sinistra in dieci punti


imagetratta da Espresso.repubblica.it
  1. Smettetela di litigare. Serve un partito coeso e unito per fare un’opposizione seria e governare quando la banda di pellegrini attualmente al potere finalmente verrà smascherata e finirà dove è giusto che finisca.
  2. Il Pd, così com’è non ha senso. Scioglietelo, fate due partiti: uno renziano di renziani, moderato, globalista, liberale, l’altro riformista e più di sinistra, senza essere radicale. Il radicalismo ha il fiato corto, il Sistema si combatte migliorandolo, non abbattendolo. Si possono fare cose di sinistra senza riempire le piazze e spaventare i moderati.
  3. Trovate un accordo su pochi punti condivisi: lotta senza quartiere alla corruzione e alle mafie, senza giustizialismi, semplicemente facendo proposte che rendano conveniente essere onesti, una politica del lavoro a lungo termine senza regalie ed elemosine, una rifoma fiscale più equa e caccia senza quartiere ai veri evasori, quelli che rubano, non quelli che evadono per sopravvivere, ristrutturazione delle periferie e dei centri storici, riorganizzazione del sistema sanitario con centri di primo intervento piccoli e organizzati nei quartieri, che evitino il congestionamento dei grandi ospedali, revisione della rifoma scolastica fatta ascoltando chi la scuola la fa e la vive ogni giorno, lasciare l’accoglienza dei migranti alle cooperative oneste, razionalizzare il sistema, ritrovare umanità, combattere senza quartiere ogni forma di razzismo, anche legalmente, far tornare le onlus nel mediterraneo, stringewre accordi seri a livello europeo senza ricatti. Tornare a un dialogo attivo con le parti sociali, non chiamatela cocnertazione ma fatela lo stesso.
  4. Parlare con la gente non significa seguirne la pancia ma cercare di comprendere i problemi e trovare soluzioni. Tornate a farvi vedere nei quartieri, tornate a dialogare, siate costantemente sul pezzo quando succede qualcosa.
  5. Nelle liste inserite persone competenti. Se mai tornaste a governare, nei ministeri mettete persone competenti, tornate a essere competenti. Leggete libri, lasciate perdere telefilm e cartoni animati.
  6. Serve discontinuità dalla destra, smettetela di inseguirla e di imitarla. Gente come Minniti, uomo serio e onesto ma troppo fedele alla real politik, è meglio cambi mestiere o idee.
  7.  Non serve l’uomo forte a questo paese, serve un partito che proponga qualcosa di nuovo: se sono due al prezzo di uno, meglio ancora. Basta con la politica fatta di spot.
  8. Io Renzi lo odio, non posso farci nulla, è più forte di me. Un ruolo di primo piano in uno dei due possibili partiti sarebbe un atto suicida,  un possibile ministero domani, meno. Oppure, tipo arancia meccanica, legatelo davanti a una televisione e fategli vedere a ciclo continuo tutte le cazzate che ha combinato in tre anni, così la pianta di dare la colpa agli altri del suo fallimento. Se crersce, può diventare una risorsa preziosa per il futuro, il bullo litigioso e petulante che è adesso non serve a nessuno. Per favore, non votate Giachetti, hanno più carisma i pastori sardi incazzati in questi giorni.
  9. Letta è relativamente giovane, competente, preparato e ha credito internazionale. Sarebbe il premier perfetto. Certo, bisognerebbe eliminare fisicamente Renzi, per convincerlo as tornare, ma forse basta promettergli che starà zitto per un po’.
  10. La nuova sinistra, il nuovo centrosinistra, devono essere europeisti e tornare ad avere un ruolo di primo piano per creare un’Europa dei popoli che sia davvero patria di diritti e di accoglienza. La nuova sinistra deve lavorare agli Stati Uniti d’Europa.

Seguendo il decalogo avete da lavorare per i prossimi dieci anni, la possibilità di migliorare il paese e liberarci definitivamente dalla massa di razzisti, ladri e imbecilli che ci governa al momento. E’ la vostra ultima occasione, non sprecatela..

Non si torna indietro


terra-desolata

Se anche la massa di incoscienti, inetti e disonesti che governa questo paese scomparisse domani, non esiste nessuna possibilità per questo paese di riacquistare una “normalità” a breve termine.

Il solco tracciato dopo le ultime elezioni è troppo profondo per essere colmato da una sinistra che continua ostinatamente a rifiutarsi di comprendere il presente, divisa com’è tra la tentazione dell’uomo forte e una retorica ormai da tempo stantia, o da una destra che non è mai diventata democratica, spostandosi verso il centro a misura delle destre europee, non quelle radicali, ovviamente, che restano e resteranno marginali nel continente.

Non si torna indietro dal razzismo, e più in generale, dall’ossessiva ricerca di un nemico su cui scaricare la proprie responsabilità, non importa si chiami Renzi, Autostrade per l’Italia, migranti, Europa, purché ci sia, che è l’unica forma politica conosciuta da sempre dalla Lega e abbracciata con entusiasmo da un Movimento Cinque stelle abile anche più del Pd a suicidarsi. Quello del capro espiatorio, d’altronde, è un espediente antico come il mondo, il sacrificio di sangue attorno a cui, condividendo la colpa, si ricompatta la comunità.

Non si torna indietro dall’idea, vecchia ma sempre buona, di Stato etico ( cosa è morale comprare e cosa no, cosa è giusto scrivere e cosa no, cosa è giusto dire e cosa no) che evoca fantasmi ben peggiori del farsesco reddito di cittadinanza approvato dal governo con un gioco delle tre carte la cui posta pagheremo noi e i nostri figli. Peccato che lo Stato etico non si applichi ai condoni e che sia morale fare lo sconto a chi ha rubato. Peccato non si applichi neanche a chi cita un mafioso per denigrare un onesto.

Non si torna indietro da una nuova propaganda, vuota e becera come la vecchia ma veicolata da strumenti nuovi, più veloci, più efficaci, in grado di raggiungere in pochi secondi milioni di persone.

Il mezzo, ormai, ha soppiantato il messaggio, il veicolo conta più del passeggero.  E’ una novità devastante, perché domani al timone potrebbero esserci individui più intelligenti, più pericolosi, più lucidi nel guidare il paese verso un autoritarismo per cui è epistemologicamente un errore l’evocazione ossessiva del fascismo da parte di chi continua a usare vecchie categorie per definire un nuovo presente, ma bisognerebbe coniare un nuovo termine: socialcrazia, retismo, facebbokismo, fate voi. Ci saranno semiologi e linguisti che certamente riusciranno a trovare un termine adatto a definire il fenomeno, perché le parole sono importanti: se vuoi combattere un nemico, per prima cosa, devi definirlo.

Non si torna indietro da gente che ha abiurato a qualunque forma di spirito critico a favore dell’urlo, del vituperio, dell’esternazione di una rabbia cieca e ottusa che si scaglia su chiunque esprima un pensiero contrario. Questo tempo vede la morte del confronto, del dialogo, della mediazione. Questo è il tempo dell’ignoranza che si prende la propria rivincita sulla cultura.

Io comprendo le persone di sinistra che si aggrappano ostinatamente all’idea, del tutto assurda alla prova dei fatti, che questo governo stia facendo qualcosa per gli ultimi, che davvero abbia avviato il primo atto della guerra contro la povertà. Sono sufficienti due conti fatti su un tovagliolo per capire che la realtà è ben diversa, o evidenziare come, per esempio, il reddito di cittadinanza al sud senza una politica chiara e forte di lotta alla criminalità organizzata, che non esiste nel Def, è del tutto inutile, soldi gettati al vento che non aiuteranno nessuno. O ancora, che tagliare i fondi per il recupero delle periferie, dei grandi quartieri dormitorio, e dare il reddito di cittadinanza suona come una ironica e crudele presa in giro che non elimina neanche superficialmente l’angoscia di vivere ogni giorno un non tempo in un non luogo. Tutto questo tralasciando l’assenza di una politica sul lavoro a lungo termine che rende il reddito di cittadinanza assolutamente inutile ovunque.

Ma, come ho scritto, capisco quelle persone, i vecchi poeti, i sognatori di un tempo che hanno marciato, lottato, gridato, cercato di dare l’esempio in un nome di un’idea che si è sciolta come neve al sole della modernità. Ammettere che si è sbagliato tutto, è dura, sia per chi resta ostinatamente fedele a un partito che non esiste più, sia per chi è passato dall’altra parte. Ammettere che siamo di fronte a una terra desolata, che dei sogni di ieri sono rimaste solo macerie ricordi, fa male.

Quello che non capisco è come possano non accorgersi che le loro idee prevedevano cooperazione, non divisione, solidarietà, non chiusura, internazionalismo non autarchia. Ecco, questo proprio mi sfugge. Ma si sa, i rivoluzionari di ieri diventano i conservatori di oggi.

Nonostante tutto, resto convinto che esista una maggioranza silenziosa sia a sinistra, quella vera, quella che non si riconosce in nessuno dei ridicoli partiti che offendono l’idea stessa di sinistra, sia nel mondo cattolico, quello cooperativo e sociale, sia nel mondo delle cooperative, quelle che lavorano nel silenzio e salvano vite,  una maggioranza silenziosa basata sul concetto del lavoro ben fatto, della coerenza, della resilienza attiva, una maggioranza silenziosa che quotidianamente, silenziosamente, ostinatamente resiste e continuerà a resistere, una maggioranza silenziosa che invece di cambiare bandiera o restare ostinatamente legata al passato, continua a dare l’esempio.

Ed è l’unico pensiero che permette ancora di respirare nel mare di merda in cui navighiamo.