Non si torna indietro


terra-desolata

Se anche la massa di incoscienti, inetti e disonesti che governa questo paese scomparisse domani, non esiste nessuna possibilità per questo paese di riacquistare una “normalità” a breve termine.

Il solco tracciato dopo le ultime elezioni è troppo profondo per essere colmato da una sinistra che continua ostinatamente a rifiutarsi di comprendere il presente, divisa com’è tra la tentazione dell’uomo forte e una retorica ormai da tempo stantia, o da una destra che non è mai diventata democratica, spostandosi verso il centro a misura delle destre europee, non quelle radicali, ovviamente, che restano e resteranno marginali nel continente.

Non si torna indietro dal razzismo, e più in generale, dall’ossessiva ricerca di un nemico su cui scaricare la proprie responsabilità, non importa si chiami Renzi, Autostrade per l’Italia, migranti, Europa, purché ci sia, che è l’unica forma politica conosciuta da sempre dalla Lega e abbracciata con entusiasmo da un Movimento Cinque stelle abile anche più del Pd a suicidarsi. Quello del capro espiatorio, d’altronde, è un espediente antico come il mondo, il sacrificio di sangue attorno a cui, condividendo la colpa, si ricompatta la comunità.

Non si torna indietro dall’idea, vecchia ma sempre buona, di Stato etico ( cosa è morale comprare e cosa no, cosa è giusto scrivere e cosa no, cosa è giusto dire e cosa no) che evoca fantasmi ben peggiori del farsesco reddito di cittadinanza approvato dal governo con un gioco delle tre carte la cui posta pagheremo noi e i nostri figli. Peccato che lo Stato etico non si applichi ai condoni e che sia morale fare lo sconto a chi ha rubato. Peccato non si applichi neanche a chi cita un mafioso per denigrare un onesto.

Non si torna indietro da una nuova propaganda, vuota e becera come la vecchia ma veicolata da strumenti nuovi, più veloci, più efficaci, in grado di raggiungere in pochi secondi milioni di persone.

Il mezzo, ormai, ha soppiantato il messaggio, il veicolo conta più del passeggero.  E’ una novità devastante, perché domani al timone potrebbero esserci individui più intelligenti, più pericolosi, più lucidi nel guidare il paese verso un autoritarismo per cui è epistemologicamente un errore l’evocazione ossessiva del fascismo da parte di chi continua a usare vecchie categorie per definire un nuovo presente, ma bisognerebbe coniare un nuovo termine: socialcrazia, retismo, facebbokismo, fate voi. Ci saranno semiologi e linguisti che certamente riusciranno a trovare un termine adatto a definire il fenomeno, perché le parole sono importanti: se vuoi combattere un nemico, per prima cosa, devi definirlo.

Non si torna indietro da gente che ha abiurato a qualunque forma di spirito critico a favore dell’urlo, del vituperio, dell’esternazione di una rabbia cieca e ottusa che si scaglia su chiunque esprima un pensiero contrario. Questo tempo vede la morte del confronto, del dialogo, della mediazione. Questo è il tempo dell’ignoranza che si prende la propria rivincita sulla cultura.

Io comprendo le persone di sinistra che si aggrappano ostinatamente all’idea, del tutto assurda alla prova dei fatti, che questo governo stia facendo qualcosa per gli ultimi, che davvero abbia avviato il primo atto della guerra contro la povertà. Sono sufficienti due conti fatti su un tovagliolo per capire che la realtà è ben diversa, o evidenziare come, per esempio, il reddito di cittadinanza al sud senza una politica chiara e forte di lotta alla criminalità organizzata, che non esiste nel Def, è del tutto inutile, soldi gettati al vento che non aiuteranno nessuno. O ancora, che tagliare i fondi per il recupero delle periferie, dei grandi quartieri dormitorio, e dare il reddito di cittadinanza suona come una ironica e crudele presa in giro che non elimina neanche superficialmente l’angoscia di vivere ogni giorno un non tempo in un non luogo. Tutto questo tralasciando l’assenza di una politica sul lavoro a lungo termine che rende il reddito di cittadinanza assolutamente inutile ovunque.

Ma, come ho scritto, capisco quelle persone, i vecchi poeti, i sognatori di un tempo che hanno marciato, lottato, gridato, cercato di dare l’esempio in un nome di un’idea che si è sciolta come neve al sole della modernità. Ammettere che si è sbagliato tutto, è dura, sia per chi resta ostinatamente fedele a un partito che non esiste più, sia per chi è passato dall’altra parte. Ammettere che siamo di fronte a una terra desolata, che dei sogni di ieri sono rimaste solo macerie ricordi, fa male.

Quello che non capisco è come possano non accorgersi che le loro idee prevedevano cooperazione, non divisione, solidarietà, non chiusura, internazionalismo non autarchia. Ecco, questo proprio mi sfugge. Ma si sa, i rivoluzionari di ieri diventano i conservatori di oggi.

Nonostante tutto, resto convinto che esista una maggioranza silenziosa sia a sinistra, quella vera, quella che non si riconosce in nessuno dei ridicoli partiti che offendono l’idea stessa di sinistra, sia nel mondo cattolico, quello cooperativo e sociale, sia nel mondo delle cooperative, quelle che lavorano nel silenzio e salvano vite,  una maggioranza silenziosa basata sul concetto del lavoro ben fatto, della coerenza, della resilienza attiva, una maggioranza silenziosa che quotidianamente, silenziosamente, ostinatamente resiste e continuerà a resistere, una maggioranza silenziosa che invece di cambiare bandiera o restare ostinatamente legata al passato, continua a dare l’esempio.

Ed è l’unico pensiero che permette ancora di respirare nel mare di merda in cui navighiamo.

Riflessioni di un uomo senza qualità


Non è difficile da capire ma sembra difficilissimo da dire: quella di Multedo è una protesta di quartiere che è stata gonfiata e strumentalizzata ad arte da elementi del nuovo gruppo di potere che governa la città in regione e in comune che hanno trovato terreno fertile per portare avanti le posizioni xenofobe e razziste che caratterizzano i loro partiti d’appartenenza.

Il problema è che tali posizioni hanno attecchito con estrema facilità e, temo, attecchiranno ancora, in una periferia che non è particolarmente sofferente rispetto ad altre zone della città ma che ha patito, per anni,  l’indifferenza delle istituzioni.

Perché la politica a Genova, di destra o di sinistra, è sempre stata attenta al centro cittadino, abbandonando a sé stesse le periferie che sono, inevitabilmente, diventate crogioli di emarginazione  e malessere sociale.

Ovviamente una strumentalizzazione comporta due attori: chi strumentalizza e chi si lascia strumentalizzare, quindi nessuno può sentirsi assolto per quello che è successo, continua a succedere e succederà ancora, perché io sono certo che Multedo sarà solo l’inizio.

La risposta fatta di presidi, manifestazioni più o meno provocatorie, comunicazioni ben attente a non scontentare in particolare una sinistra che ha tenuto un atteggiamento imperdonabilmente ambiguo sulla questione, mostra che non si è ben compresa la questione che è principalmente culturale e necessita di ben altre risposte .

Genova è una città vecchia, con tassi di disoccupazione giovanile altissimi, che è come dire che la paura e la rabbia sono le leve da spingere per ottenere il consenso. Genova è anche una città straordinariamente povera dal punto di vista culturale, dove si dibatte se bisogna vendere alcool o no il sabato sera invece di discutere di centri di aggregazione, biblioteche, nuove scuole in periferia, alternative alla logica massificante dei centri commerciali.

Ho un ex alunno neofascista. Non l’ho eliminato dai contatti, nonostante porti avanti tesi con cui sono in totale disaccordo, perché ho sempre insegnato ai ragazzi che non ci sono strade giuste o sbagliate, quello che conta è scegliere con la propria testa da che parte stare e potersi guardare la mattina allo specchio serenamente.

Per quel che ne so, lui lo fa: ha un lavoro onesto, era un bravo ragazzo e presumo lo sia rimasto, sta con una bella ragazza. Ma è stato indottrinato, ed è stato indottrinato bene, con un miscuglio di stupidaggini, mezze verità e distorsioni storiche che hanno

attecchito e attecchiscono facilmente su chi, non me ne voglia, non ha una grande frequentazione con le pagine dei libri.

E’ come se chi gli ha messo in testa tante corbellerie, avesse studiato a memoria La fabbrica del consenso di Chomsky e, in particolare, i capitoli riguardanti la costruzione del nemico, la sua diminuzione di umanità.  Affermare ad esempio che dei premi Nobel hanno affermato che i neri sono inferiori dal punto di vista razziale è certamente un’idiozia ( le razze non esistono), ma è anche una mezza verità. John Watson, che insieme a Crick scoprì il Dna e vinse il premio Nobel, è un noto razzista, teorico della supremazia della razza bianca, come era un cultore dell’eugenetica un altro premio Nobel, Konrad Lorenz. Quindi al ragazzo è stata raccontata una parte di verità, quello che hanno omesso di dirgli è che Watson è stato confutato scientificamente da centinaia di studi ed è personaggio messo alla berlina dagli accademici di tutto il mondo, così come Lorentz ha scelto dopo il nazismo di dedicarsi all’etologia di cui è diventato il padre.

Questi ragazzi noi li abbiamo persi. La mia generazione, quella dei cinquantenni  più o meno liberal, è stata peggio che una generazione di cattivi maestri: è stata una generazione di indifferenti, tesa al successo personale, all’affermazione, alla scalata, sempre più disinteressata agli altri.

Evidentemente nessuno ha fatto leggere a questi ragazzi La banalità del male, o gli ha spiegato le teorie di Renè Girard, nessuno gli ha fatto vedere quanto Marcuse avesse visto lontano e che il pensiero liquido di Baumann finirà per trasformarli in vittime della loro stessa sicurezza, caso mai avvenisse quel cambiamento europeo che loro auspicano. Abbiamo fatto terra bruciata dei nostri valori e altri sono stati più abili.

Cosa possiamo fare adesso che sono maggioranza?

Recuperare quello che siamo stati, ritrovare l’energie delle idee e il coraggio di pensare agli altri, lavorare onestamente e nel miglior modo possibile, perché il lavoro ben fatto è l’unica arma che abbiamo in mano. Dobbiamo tornare a non essere sicuri di niente, a chiederci perché, a non pensare di avere tutte le risposte in mano e a metterci sempre nei panni di chi la pensa diversamente.

Il razzismo e il pregiudizio si combattono confutandoli con solidi argomenti, in tutti i luoghi possibili, dai posti di lavoro agli autobus pieni.

Penso con un certo raccapriccio alla legge sullo Ius soli: dare la cittadinanza a chi è nato e ha studiato in Italia è un diritto talmente banale che sembra quasi assurdo non sia ancora legge dello Stato, eppure  la gente fa confusione e non capisce perché, quegli stessi che dovrebbero esserne promotori, non capiscono e fanno confusione, figli di una politica che ha rottamato la cultura e ha scelto la demagogia e il populismo, che ha dimenticato il ruolo educativo che deve avere la politica e ha scelto invece la via della mimesi con gli istinti peggiori dell’uomo della strada.

Ecco, è questa cultura semplicistica,. questa desolazione etica che ha prodotto l’ascesa della destra, non di una destra democratica ed europea ma di una destra cupa, xenofoba, campanilista, figlia della peggiore tradizione politica del nostro sciagurato paese. Una destra senza cultura e senza maestri e, per questo, ancora più spaventosa.

Dobbiamo tornare a parlarci, dobbiamo tornare a confrontarci con la realtà, non solo con la nostra realtà. prima che la notte arrivi e ci trovi impreparati e colti da imperdonabile stupore.

Italiani, brava gente (quando vogliono)


L’esultanza di Salvini al comparire dei primi risultati del referendum, testimonia che, come sempre, non ha capito una beata minchia di quello che è successo ieri. Proviamo a sfatare qualche luogo comune.

1) Non ha vinto la destra.

La destra italiana è populista e ieri abbiamo assistito al rifiuto del populismo da parte degli italiani, al rifiuto di una politica urlata a forza di slogan, fatta di regalie e strizzate d’occhio ai vari potenti, priva di contenuti e idee. Esattamente la politica dei vari Salvini, Grillo e Renzi, appunto. Fatevi i conti dell’oste: la destra e i CInque stelle, la destra, appunto, non avrebbe vinto il referendum. Inoltre, quella è gente che non vota per cazzate come la Costituzione.

2) Ieri ha vinto una parte della sinistra.

La sinistra della gente, quella che è cresciuta manifestando e lottando per i diritti, la sinistra dei consigli di fabbrica e delle manifestazioni studentesche, la sinistra umiliata e offesa da Veltroni, D’Alema, Bersani e ridicolizzata da Renzi, la sinistra che ha vissuto la guerra fredda e il muro, la sinistra antifascista e partigiana, la sinistra che ha brindato quando è morto PInochet. Non siamo finiti, non siamo storia, siamo presente e presente che lotta.

3) Il voto di ieri è stato contro Renzi.

Non raccontiamo cazzate tipo: “ho votato solo il merito della questione…” ma de che? Ma quale merito? In due anni quest’armata Brancaleone è riuscita a fare più danni della compagnia girovaga Berlusconi & Picchiatori pentiti, ha distrutto la scuola, gettato nel cesso lo statuto dei lavoratori, cancellato le guardie forestali, fatto una brutta riforma sulle unioni gay (va dalla parte dei meriti), fatta una brutta riforma sui reati ambientali (va dalla parte dei meriti), Vogliamo poi parlare dell’Ilva? Vogliamo aggiungere il ponte sullo stretto e i vari bonus di circostanza? E votiamo il merito della questione de sticazzi? Renzi ha personalizzato il referendum e l’ha perso, Per motivi misteriosi, nel nostro paese, il peccato di superbia viene immediatamente e spietatamente punito dagli italiani: è toccato a Craxi, D’Alema, Berlusconi, a tutti quelli che a un certo punto hanno detto: o con me o contro di me. Inevitabilmente, l’italiano risponde: fottiti.

4) Il voto di ieri è stato contro questo governo

Giannini, Faraone, Boschi, Poletti, Alfano, sono solo alcuni esempi di cervelli rubati all’agricoltura e messi al potere. Renzi ha sbaraccato la vecchia guardia, compresa la burocrazia ministeriale, commettendo l’errore di quei barbari che, invasa l’Italia con le loro forze fresche, pensavano di poter governare ignorando la solida struttura dell’Impero romano. Se sostituisci persone competenti, devi mettere dei pari valore, non persone magari di buona volontà ma totalmente prive di capacità politiche, anche se fornite di grandi dosi di arroganza. Questi poi erano proprio incapaci in tutto.

5) Non c’è stata l’apocalisse

Le banche sono i piedi, la borsa non è crollata, siamo ancora in Europa. Ma davvero Renzi pensava di mettere paura agli italiani? Quelli che hanno passato il terrorismo di destra e di sinistra,la stagione delle bombe, Gladio, la mattanza di Palermo, Mani pulite, quelli che c’erano durante il sequestro Moro, che piangevano ai funerali di Guido Rossa?  Ma dopo quarant’anni di Dc davvero credeva che ci saremmo fatti prendere in giro da lui?

6) La sinistra è viva

La sinistra c’è ancora. Se il Pd continuerà a inseguire gli avversari sulla strada del populismo, la distruggerà, se la soluzione migliore che sa trovare è il giovanilismo e il fare per il fare, allora non c’è speranza, ma se per caso facesse tesoro della lezione, trovasse dei punti su cui convergere e una leadership dignitosa, forse si può rialzare la testa.

7) La destra e i Cinque stelle.

Non sono un’alternativa, non hanno un progetto politico, sono anti europeisti quindi fuori dal mondo, tendenzialmente razzisti alcuni, decisamente razzisti altri, sono privi di ideologie e di teorie, non hanno una visione.Non sono la soluzione e non lo saranno mai. Anche la destra, come la sinistra, ha bisogno di essere rifondata su nuovi paradigmi. Non c’è nessun avanzata delle destre in Europa e l’ha dimostrato ieri l’Austria: non confondiamo la paura e la depressione provocate dalla crisi agitando gli spettri del fascismo. In Francia e in Germania prevarrà la raqione e Strump si sta già ridimensionando.

8) I partigiani

Ringrazio quelli ancora vivi e quelli morti, per quello che ci hanno dato e continuano a dare. L’Italia, ancora una volta, ha scelto di essere antifascista, democratica e partigiana Questa è la vostra vittoria.

Il senso della democrazia di certi italiani


brain not found

Il mondo sta bruciando, si compiono stragi atroci che occupano poche righe sui giornali a meno che non  si verifichino tra cittadini bianchi, benestanti e, possibilmente, abitanti in grandi città del mondo occidentale, nessuno fa nulla di concreto per fermare questa follia, mentre i bambini muoiono a decine in mare, adesso anche bruciati vivi.

Come avevo scritto in questo spazio, la compassione 2.0 ha funzionato lo spazio di una fotografia, poi siamo tornati al nostro razzismo quotidiano, Mai celebrazione del giorno della memoria è stata più falsa, inutile, offensiva per le vittime dell’Olocausto, che continuano a bruciare nell’indifferenza dei più, ogni giorno.

In Italia ogni cosa diventa piccola, meschina, il teatro si fa avanspettacolo, la tragedia, melodramma, la rabbia, isteria. Così il nostro contributo al razzismo quotidiano, il nostro sostegno all’indifferenza diffusa, si materializza nello scontro sulle unioni civili.

Intendiamoci, il problema è serio: i diritti civili sono sempre una cosa seria perché riguardano tutti, non solo la parte interessata. I diritti di una parte sono i diritti di tutti.

Trovo semplicemente oscena l’esibizione di ipocrita bigottismo del Circo Massimo: io non sono democratico al punto da ritenere che tutti abbiano diritto di parola, o forse sono democratico al punto da ritenere che sia ignobile manifestare per negare un diritto civile. Sui temi e contenuti di quella carnevalata non entro nel merito, non ce n’erano.

Trovo ancora più oscena la risposta di Renzi al sepolcro imbiancato Adinolfi, figurante di quarta fila che solo in Italia può assurgere al ruolo di protagonista. Che significa   “Ce ne ricorderemo” in risposta alla sollecitazione dell’insopportabile obeso? significa che il presidente del consiglio vuole fare un passo indietro sull’unica riforma non di destra presentata dal suo governo? Significa che, ancora una volta, si rimangerà quanto ha promesso? Oppure non è più necessario agitare lo spauracchio delle unioni civili per coprire altre magagne, tipo l’inesistente politica estera del nostro paese, tipo la crisi che non è affatto dietro le nostre spalle, tipo una politica economica basata sul nulla, tipo Banca Etruria e la vergine cuccia? Si sa che gli italiani hanno la memoria corta e difettosa.

Ma il Circo Massimo è stata anche l’ennesima ribalta di una destra forcaiola, razzista, intollerante, miserabile, ben lontana da certa destra europea e ben lontana da qualsiasi forma di pensiero liberale oltre che il palcoscenico di una destra cattolica compromessa e medioevale.

Renzi è a un bivio: o va avanti con la legge senza modifiche, riguadagnando forse qualche voto in quello che dovrebbe essere il suo bacino di riferimento e che ha più volte, sistematicamente umiliato e tradito, o segue l’ala più gretta della chiesa, quella che non ama il Papa, e la destra più becera d’Europa, guadagnando, presumibilmente, il dominio assoluto sulla scena politica.

Registriamo su questo punto l’ennesima occasione persa da parte dei Cinque stelle di dimostrare di essere una forza politica matura e non un’accozzaglia di persone con buone intenzioni e nessuna visione, al servizio di un re travicello bizzoso che si è già stancato del suo giocattolino.

Registriamo anche l’assenza di una forza di sinistra credibile,visionaria,viva, capace di camminare su nuovi sentieri e non di ripercorrere strade vecchie.

In conclusione, il secondo paese più corrotto d’Europa, può legittimamente aspirare alla palma di campione dell’ipocrisia, dell’intolleranza, del vuoto a perdere mentale.

Quando la stupidità è colpevole


Toti

Ci si chiede se davvero ci fosse bisogno di cementificare ancora una volta la Liguria, specie dopo i fatti della settimana scorsa, che testimoniano una presenza importante della mafia a Genova. Due boss della ‘ndrangheta arrestati a Genova e un carico significativo di cocaina, non sono né un caso né un evento occasionale ma un segnale forte e chiaro le istituzioni non possono ignorare.

Cementificazione nel nostro paese spesso significa appalti e malaffare, abbastanza spesso, mafia. Che Toti abbia dei favori da fare a chi ha favorito la sua elezione è indubbio, come è indubbio che la sua area di appartenenza politica da sempre ha privilegiato il bene di pochi a scapito di quello di molti. Nulla di nuovo sotto il sole, dunque. Tuttavia si sente nell’aria un odore poco piacevole, ma forse viene da Scarpino. Appunto.

A quelli che per l’ennesima volta biasimano gli elettori di sinistra che non hanno eletto l’indagata Paita, non posso che replicare che,cambiato l’ordine dei fattori, il risultato sarebbe stato lo stesso: gli stessi favori alle stesse persone, la stessa scelta politica che per altro è stata per anni quella di Burlando, sciaguratamente eletto e rieletto dagli elettori di sinistra.

Ci si chiede anche a quale punto possa giungere la stupidità di un amministratore, se il neo eletto presidente della regione, parlando di “troppe aree verdi” , evidentemente senza avere alcuna cognizione di quello che dice, liberalizza una nuova ondata di cementificazione in una regione devastata da alluvioni, frane, crolli, causate proprio dall’eccessivo sfruttamento del suolo.

La stupidità, in chi ha responsabilità di governo, non può essere perdonata. Sebbene il concetto di responsabilità abbia perso molto del suo significato e del suo peso in un paese guidato da mentitori di professione, che continuano, con i loro provvedimenti, a riempire le tasche di chi le ha già piene, tuttavia è ancora una conditio sine qua non di chi fa politica e, nel caso specifico, brilla per la sua assenza.

Chi scrive è di parte, una parte avversa in egual modo alla destra rappresentata da Toti, priva di valori etici e di sostanza politica, e alla pseudo sinistra della Paita, sempre più simile, per certi versi anche peggiore, a quella che dovrebbe essere la parte avversa, quindi la mia opinione è certamente inficiata sia dal credo politico sia da un’intolleranza irresistibile alla stupidità. Con questa premessa doverosa, il giudizio sull’operato della regione è certamente negativo: Toti è passato da dichiarazioni al limite del grottesco, a una presa di posizione gravida di conseguenze sinistre per la nostra regione.

Prima ci ha fatto ridere, speriamo che adesso non ci faccia piangere.

Terra desolata (Piccola panoramica di un paese alla deriva)


 

paese deriva

L’Italia è sempre di più un paese fuori dal mondo, chiuso, autoreferenziale, incapace di guardare avanti e di prendere esempio dal passato guardando indietro, impegolato in un presente che si ripete ciclicamente come un loop allucinatorio inarrestabile.

In questa prospettiva, Matteo Renzi è un leader perfetto. Un leader senza elettori, che non si cura dell’astensionismo cioè del termometro che misura la democrazia del paese, che continua a lanciare proclami vuoti, a fare affermazioni prive di qualunque fondamento, a portare avanti la sua battaglia per terminare il lavoro cominciato da Berlusconi e trasformare il nostro paese in una terra desolata. Ad applaudirlo e lodarlo la borghesia più reazionaria del paese, il tradizionale avversario della sinistra trasformatosi improvvisamente in alleato, i colpevoli dello stato delle cose, i gattopardi buoni per ogni stagione.

A fargli da grancassa, la stampa più asservita, squallida, disinformata e intellettualmente disonesta d’Europa. Da cani fa guardia del potere, i giornalisti italiani si sono evoluti a cani da compagnia, pronti a leccare la mano del padrone e a correre quando gli si lancia l’osso. Gli editoriali dei principali quotidiani sono degli elzeviri che cantano le lodi del piccolo principe e quelli del Fatto, che avrebbe l’ambizione di fare opposizione, sono diventati stucchevoli nel cercare il pelo nell’uovo, nel contestare tutto e il contrario di tutto, tranne quello che veramente conta. Deontologia e one3stà intellettuale, sono parole esotiche per i nostri scribacchini.

I sindacati hanno avviato l’ennesima campagna auto lesionista, come se fossero guidati da leader in piena foia autodistruttiva, capaci di condurre con impressionante puntualità i lavoratori alle battaglie sbagliate nel momento sbagliato. Da una parte, si pensa che il ricorso alla piazza possa ancora spaventare qualcuno, come se il G8 di Genova e quello che ne è seguito non ci fosse mai stato, come se la più imponente richiesta popolare di un cambio di sistema non fosse stata soffocata nel sangue, dall’altra, ci si illude ancora che con questo potere si possa trattare, ottenere elemosine vantaggiose, giocare facendo catenaccio. Ci si rifiuta ostinatamente di rendersi conto che, in un momento come questo, bisognerebbe cercare quello che unisce e non quello che divide, concentrarsi su pochi punti chiari e su risultati alla portata, non contestare tutto quello che c’è e quello che ancora non c’è.

L’opposizione, guidata da un comico, si è ridotta a una comica, gente che continua a pubblicare scontrini e a lanciare denunce su iniquità secondarie, che fanno parte della politica dalla notte dei tempi e tace sui problemi reali, in preda alle smanie isteriche da primadonna di un attore sul viale del tramonto che si è giocato male la carta per terminare il suo show con i fuochi d’artificio.

La giustizia, ultimamente, ha lanciato segnali lugubri di ritorno al passato più cupo, con una serie di sentenze forse legalmente ineccepibili ma eticamente inaccettabili che non hanno suscitato la giusta rabbia, che hanno occupato poche righe sui giornali e sono cadute nel vento dell’indifferenza che da noi soffia costante.

Sale una brutta marea nera, carica di ricordi sinistri, guidata dall’ennesimo cialtrone che spara sulla croce rossa, col coraggio tipico dei fascisti di ogni tempo, sta bene attento a scagliare i propri strali contro chi non può difendersi, non ha voce, e, nell’immaginario popolare mutuato da una regressione culturale che dovrebbe allarmare, se ci fossero le basi culturali per allarmarsi, è il capro espiatorio ideale di ogni male.

Restano le persone oneste, stanche, umiliate e offese da un sistema che le ha ridotte a merce di poco valore eppure indomite, quotidianamente impegnate  a portare avanti quei principi di solidarietà, cooperazione e impegno civile che sono il fondamento della nostra costituzione.

Sono loro a nominare ancora le mafie, la corruzione, il clientelismo, i veri e unici mali di questo paese. Sono gli unici a credere senza cedimenti che il tempo è ancora dalla nostra parte e le cose stanno per cambiare. Sono rimasti gli unici a combattere le battaglie che vanno combattute. Sono gli unici, veri partigiani al tempo della globalizzazione.

Un re vuoto


Renzi ha affermato oggi che qualcuno vuole dividere il paese sul tema del lavoro, mettere gli operai contro gli industriali. O il ragazzo è un po’ tardo o gli sono sfuggiti gli ultimi due secoli di storia, contraddistinti dallo scontro tra capitalisti e proletariato.

Dell’insipienza politica del piccolo principe si sa, del suo considerare soltanto il presente dimenticandosi del passato, come fanno gli adolescenti, anche, ma c’è un limite anche alle corbellerie che è lecito ascoltare da chi dovrebbe decidere delle sorti del paese.

Comprendo che debba mascherare in qualche modo l’inconsistenza del job act, una dichiarazione d’intenti che, come il piano sulla buona scuola, sembra redatta da un gruppo di idioti che hanno fumato erba cattiva. Capisco anche che non voglia inimicarsi quella borghesia di parvenue, tipo Farinetti, reazionaria, ottusa e fascistoide da cui lui proviene; comprendo che ormai, la sfida tra lui e Grillo, il suo principale avversario, si gioca su chi riuscirà a sfilare più voti alla destra berlusconiana, tuttavia un minimo di decoro, un’astensione dall’offendere costantemente l’intelligenza, sarebbero opportuni.

Il bello è che i giornalisti nel talk show disquisiscono sulle capacità comunicative di questo arrogante democristiano mancato quando non fa altro che dire una stronzata dopo l’altra, per altro usando un italiano discutibile. Certo, le spara con disinvoltura, ma sempre di sciocchezze si tratta, quando non di bugie vere e proprie.

A Renzi non importa nulla del proletariato, per lui contano i voti di quella media e alta imprenditoria che decide le sorti del paese. Più la piazza incattivisce, più lo scontro si alza, più si fa il suo gioco, i bravi borghesi si spaventano e voteranno, come sempre, la sicurezza, la cara vecchia Dc ammantata con il nome di quello che un tempo fu il suo peggior nemico. Landini e la Camusso, in questo momento, sono i suoi alleati più preziosi.

A Renzi non importa nulla se qualche ragazzo viene pestato a sangue in carcere e i carnefici non vengono condannati, né se qualche operaio deve ricorrere alle cure ospedaliere per aver manifestato contro il suo licenziamento, né se la mafia governa metà paese: a Renzi importa solo di Renzi. 

La sua politica è priva di valori fondanti, di ideologie, di idee, i suoi collaboratori sono poco più che comparse, casse di risonanza dei suoi spropositi, etica per lui è un termine da rottamare. Mafia, ingiustizia, corruzione, un ronzio di fondo che lo infastidisce ma non lo preoccupa.

Renzi è l’anti politico per eccellenza, il demagogo perfetto, pura immagine priva di sostanza. Non un re nudo, piuttosto un re vuoto.