Sciacalli di Stato


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La Lega, dal suo apparire sullo scenario della politica italiana, ha sempre perseguito la stessa linea d’azione, anche perché intellettualmente non è in grado di produrre altro: infierire su chi non può difendersi, creare un inesistente allarme sociale e cercare, con mezzi coercitivi e repressivi, di trasformarlo in vero allarme sociale così da reiterare ad libitum l’unica cosa che sanno fare.

Non stupisce, quindi, che nel decreto sicurezza manchi anche solo un cenno ai veri allarmi sociali del nostro paese: le mafie, la corruzione ( dai, non scherziamo, anche se viene nominata non c’è una reale volontà di combatterla), la condizione dei giovani, che imporrebbe una seria riflessione sulla politica proibizionista del governo ma si sa che l’aggettivo serio accanto a questo esecutivo costituisce ossimoro ( per leghisti e pentastellati: figura retorica che accosta due termini che si escludono a vicenda).

La Lega non può attaccare seriamente le mafie, perché un consistente numero di suoi elettori con le mafie fa affari d’oro al nord, citando testualmente Nicola Gratteri, procuratore di Catanzaro, i provvedimenti contenuti nel decreto sono: «piccole cose, robetta, riforme molto marginali rispetto a quella che è la realtà criminale in Italia, sia comune che organizzata».: https://www.valigiablu.it/decreto-sicurezza-salvini-immigrazione/,  non può attaccare la corruzione seriamente per lo stesso motivo, e la grottesca pantomima sulla prescrizione ne è la prova, non può riflettere seriamente sui problemi dei giovani perché la sua politica è l’emblema del presentismo, ovvero di chi  si occupa di ascoltare la pancia degli elettori qui e ora, per acquisire consensi fregandosene allegramente del futuro. Il presentismo è lo stesso modello politico che ha fatto la fortuna di perfetti imbecilli come Trump e Bolsonaro, dalle nostre parti di Di Maio e Salvini, appunto, anche se la fortuna di Di Maio sta calando a vista d’occhio. Il presentismo è la non politica, la ricerca del consenso a qualunque costo, senza remore morali ed etiche. Il primo, grande presentista della nostra storia politica è stato Benito Mussolini, gli altri, squallidi comprimari e stiamo parlando di un miserabile.

I provvedimenti adottati colpiscono, vigliaccamente,oltre che i migranti, privandoli di diritti riconosciuti fino a ieri dallo Stato,  le cooperative che lavorano con loro, quel mercato del lavoro sociale che supplisce alle carenze di un Stato che si è preoccupato, negli ultimi vent’anni, di demolire il welfare, invece di modernizzarlo e renderlo efficace. So che è un concetto complesso da capire per leghisti e grillini, pari alla Fenomenologia dello Spirito o a Essere e tempo, ma colpendo le cooperative sociali per colpire gli immigrati, Salvini finirà per ridurre sul lastrico tanti italiani che sul sociale ci lavorano seriamente, con dedizione e impegno. Ma la creazione di un finto nemico , di un capro espiatorio, è il primo passo di ogni stato autoritario e da ieri, viviamo in uno Stato governato da una destra radicale che si distingue per l’assenza di qualunque riferimento culturale e di qualunque logica nella sua prassi di governo.

Intascato il plauso della lobby delle armi con la legittima difesa, lobby di cui non si parla mai ma che nel nostro paese è potentissima e annovera autorevoli esponenti nel governo, Salvini pregusta già le orde di immigrati privi di cittadinanza, ridotti alla fame e costretti alla clandestinità da una legge che, mi auguro, la Corte costituzionale o quella dei Conti possano frenare, orde da sfruttare per creare un altro menzognero allarme sociale e reiterare all’infinito l’opera di sciacallaggio. Orde inesistenti ma che i suoi imbelli fedeli e i più furbi manipolatori dei social, stanno già creando ad arte.

E’ già successo con i rom: invece di favorire i processi di integrazione  si è preferito usare la politica delle ruspe, imitata nella mia città anche dalla ex giunta di sinistra con un atto vergognoso di speculazione elettorale, passato sotto il silenzio colpevole di tanti che a quella giunta dovevano favori, politica che crea nuovi disperati, e, soprattutto, impedisce una seria alfabetizzazione dei giovani, quelli che domani potrebbero cambiare la situazione.

E’ una politica razzista, anticostituzionale ed eticamente spregevole ma che sembra gradita alla maggior parte degli italiani, ben lieti di prendersela con chi non può difendersi invece di guardarsi allo specchio e trovare i veri responsabili dello sfacelo.

Dei Cinque stelle non parlo, trovo il fideismo acritico di molti adepti, soprattutto gli ex compagni, quasi tenero se non fosse un atto di fede verso un partito che sta approvando, con la scusa del cambiamento, tutti i provvedimenti repressivi dei suoi amici e alleati post fascisti. Nutro rispetto per le persone serie che si ostinano ancora a militare nel movimento e mi auguro, senza crederci, che possano cambiare la situazione tragica in cui versa.

Quanto alla sinistra, non una voce seria di contrasto a questa oscenità si è levata da un partito che non esiste più. Forse per pudore, visto che Minniti ha aperto la strada. Il penoso, irritante, patetico sforzo di Renzi di tenere in mano un partito che ha distrutto è l’ennesima testimonianza di una irredimibile vocazione al fratricidio e al suicidio che accompagna la sinistra sin dalla sua nascita. Pur avendo pagato un prezzo troppo alto per la reale entità delle sue colpe, qualcosa di buono ha fatto, in confronto a questi è stato uno statista lungimirante, è diventato ormai insopportabile anche a chi non lo ha sempre osteggiato. E’ un impresentabile, un patetico cialtrone che si ostina a voler cercare di recuperare un potere che ha perso in modo cretino. Faccia un favore al paese e alla sinistra e si tolga dai piedi.

Sperare nella gente, non si può, in chi governa, peggio che andar di notte, l’opposizione non esiste, cosa rimane a chi non ha mai cambiato bandiera e valori, a chi non si è lasciato irretire dal finto anarchismo del movimento e non si è illuso che la grande buffonata del reddito di cittadinanza fosse uno straccio di politica sociale?

Non rimane nulla, solo la consapevolezza che presto o tardi, anche Salvini cadrà, facendo parecchio rumore (più si gonfiano più forte è il botto) e bisogna essere pronti a quel momento. Ci rimane l’etica del lavoro ben fatto, il sogno di un futuro migliore e la volontà di continuare a lavorare con onestà per costruirlo. Così è, se vi pare.*

* N.d.r. Per i leghisti e i pentastellati: citazione pirandelliana.

Non si torna indietro


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Se anche la massa di incoscienti, inetti e disonesti che governa questo paese scomparisse domani, non esiste nessuna possibilità per questo paese di riacquistare una “normalità” a breve termine.

Il solco tracciato dopo le ultime elezioni è troppo profondo per essere colmato da una sinistra che continua ostinatamente a rifiutarsi di comprendere il presente, divisa com’è tra la tentazione dell’uomo forte e una retorica ormai da tempo stantia, o da una destra che non è mai diventata democratica, spostandosi verso il centro a misura delle destre europee, non quelle radicali, ovviamente, che restano e resteranno marginali nel continente.

Non si torna indietro dal razzismo, e più in generale, dall’ossessiva ricerca di un nemico su cui scaricare la proprie responsabilità, non importa si chiami Renzi, Autostrade per l’Italia, migranti, Europa, purché ci sia, che è l’unica forma politica conosciuta da sempre dalla Lega e abbracciata con entusiasmo da un Movimento Cinque stelle abile anche più del Pd a suicidarsi. Quello del capro espiatorio, d’altronde, è un espediente antico come il mondo, il sacrificio di sangue attorno a cui, condividendo la colpa, si ricompatta la comunità.

Non si torna indietro dall’idea, vecchia ma sempre buona, di Stato etico ( cosa è morale comprare e cosa no, cosa è giusto scrivere e cosa no, cosa è giusto dire e cosa no) che evoca fantasmi ben peggiori del farsesco reddito di cittadinanza approvato dal governo con un gioco delle tre carte la cui posta pagheremo noi e i nostri figli. Peccato che lo Stato etico non si applichi ai condoni e che sia morale fare lo sconto a chi ha rubato. Peccato non si applichi neanche a chi cita un mafioso per denigrare un onesto.

Non si torna indietro da una nuova propaganda, vuota e becera come la vecchia ma veicolata da strumenti nuovi, più veloci, più efficaci, in grado di raggiungere in pochi secondi milioni di persone.

Il mezzo, ormai, ha soppiantato il messaggio, il veicolo conta più del passeggero.  E’ una novità devastante, perché domani al timone potrebbero esserci individui più intelligenti, più pericolosi, più lucidi nel guidare il paese verso un autoritarismo per cui è epistemologicamente un errore l’evocazione ossessiva del fascismo da parte di chi continua a usare vecchie categorie per definire un nuovo presente, ma bisognerebbe coniare un nuovo termine: socialcrazia, retismo, facebbokismo, fate voi. Ci saranno semiologi e linguisti che certamente riusciranno a trovare un termine adatto a definire il fenomeno, perché le parole sono importanti: se vuoi combattere un nemico, per prima cosa, devi definirlo.

Non si torna indietro da gente che ha abiurato a qualunque forma di spirito critico a favore dell’urlo, del vituperio, dell’esternazione di una rabbia cieca e ottusa che si scaglia su chiunque esprima un pensiero contrario. Questo tempo vede la morte del confronto, del dialogo, della mediazione. Questo è il tempo dell’ignoranza che si prende la propria rivincita sulla cultura.

Io comprendo le persone di sinistra che si aggrappano ostinatamente all’idea, del tutto assurda alla prova dei fatti, che questo governo stia facendo qualcosa per gli ultimi, che davvero abbia avviato il primo atto della guerra contro la povertà. Sono sufficienti due conti fatti su un tovagliolo per capire che la realtà è ben diversa, o evidenziare come, per esempio, il reddito di cittadinanza al sud senza una politica chiara e forte di lotta alla criminalità organizzata, che non esiste nel Def, è del tutto inutile, soldi gettati al vento che non aiuteranno nessuno. O ancora, che tagliare i fondi per il recupero delle periferie, dei grandi quartieri dormitorio, e dare il reddito di cittadinanza suona come una ironica e crudele presa in giro che non elimina neanche superficialmente l’angoscia di vivere ogni giorno un non tempo in un non luogo. Tutto questo tralasciando l’assenza di una politica sul lavoro a lungo termine che rende il reddito di cittadinanza assolutamente inutile ovunque.

Ma, come ho scritto, capisco quelle persone, i vecchi poeti, i sognatori di un tempo che hanno marciato, lottato, gridato, cercato di dare l’esempio in un nome di un’idea che si è sciolta come neve al sole della modernità. Ammettere che si è sbagliato tutto, è dura, sia per chi resta ostinatamente fedele a un partito che non esiste più, sia per chi è passato dall’altra parte. Ammettere che siamo di fronte a una terra desolata, che dei sogni di ieri sono rimaste solo macerie ricordi, fa male.

Quello che non capisco è come possano non accorgersi che le loro idee prevedevano cooperazione, non divisione, solidarietà, non chiusura, internazionalismo non autarchia. Ecco, questo proprio mi sfugge. Ma si sa, i rivoluzionari di ieri diventano i conservatori di oggi.

Nonostante tutto, resto convinto che esista una maggioranza silenziosa sia a sinistra, quella vera, quella che non si riconosce in nessuno dei ridicoli partiti che offendono l’idea stessa di sinistra, sia nel mondo cattolico, quello cooperativo e sociale, sia nel mondo delle cooperative, quelle che lavorano nel silenzio e salvano vite,  una maggioranza silenziosa basata sul concetto del lavoro ben fatto, della coerenza, della resilienza attiva, una maggioranza silenziosa che quotidianamente, silenziosamente, ostinatamente resiste e continuerà a resistere, una maggioranza silenziosa che invece di cambiare bandiera o restare ostinatamente legata al passato, continua a dare l’esempio.

Ed è l’unico pensiero che permette ancora di respirare nel mare di merda in cui navighiamo.

Per fortuna l’Europa non siete voi


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L’Italia, se si eccettuano i paesi di Visegrad il cui peso specifico a livello politico è pari a zero e sono tollerati (a torto) solo per motivi strategici, è l’unico grande paese europeo dove le forze neofasciste e populiste sono al governo. Certo, la destra guadagna consensi in Francia e in Germania, ha già provocato l’uscita dall’unione dell’Inghilterra, ma fossi Di Maio e Salvini, e per fortuna, non lo sono, eviterei di annunciare ai quattro venti che alle prossime elezioni europee tutto cambierà e, finalmente, avremo un’Europa razzista, protezionista e autarchica, cioè un’Europa suicida. L’Inghilterra, tornando a lei, insegna che nons empre il volere del popolo è la scelta più intelligente : la politica deve essere in grado di indirizzarlo, non di seguirlo nè di trincerarsi dietro il suo feticcio.

Già altre volte le destre sembravano aver preso il sopravvento in Europa e alla prova dei fatti, si sono ritrovare con nulla in mano se non i loro proclami roboanti e le loro truci minacce. Perché, nonostante tutto, francesi, tedeschi e tutti gli altri paesi dell’Europa centrale, a cui va aggiunta la Spagna, quando il gioco si fa duro, scelgono il futuro invece del ritorno al passato, specie di un passato con cui loro, al contrario degli italiani, hanno fatto i conti da tempo.

Per altro, da qui alla data delle elezioni, verrà ampiamente dimostrato dai fatti che il re è nudo, la gente capirà che la rivoluzione annunciata è una semplice riproposizione in peggio non della vecchia Dc ma dell’odiato renzismo: assistenzialismo, un jobs act appena sfiorato in modo inconsistente dal decreto dignità, un reddito di cittadinanza basato su una inesistente riorganizzazione delle agenzie per il lavoro e vincolato in modo magari anche opportuno, ma sostanzialmente indigesto, nessuna politica sul lavoro, tagli alla scuola, incremento delle tasse per le piccole e medie imprese, l’ennesimo favore ai grandi evasori in termini di condono.

La novità sta nel razzismo sdoganato e portato come vanto, nell’insulto becero come strumento di comunicazione politica, nelle minacce mafiose ( vedi quelle ai giornali) come mezzo di coercizione per i media.  La gente, presto o tardi, probabilmente trattandosi di uno dei paesi più ignoranti d’Europa, con un livello di cultura medio e di analfabetismo di ritorno allarmante, si accorgerà che il problema di questo paese non sono gli stranieri, i rom, i gay, le lesbiche, ma gli italiani disonesti e ladri come il loro idolo, quello che patteggia per un furto di 49 milioni e fa ironia sull’arresto di un uomo onesto.

Questo è il paese dei Gramellini, quelli pacati e lievemente ironici, che quotidianamente ci offrono la loro dose di moralismo d’accatto e scrivono che sì, il sindaco di Riace è una brava persona ma le leggi vanno rispettate ( ma dove, in Italia? Il paese delle mafie e dell’evasione, quello dove non si paga il biglietto sull’autobus, la terra dell’abusivismo edlizio e delle mazzette? Ma che cazzo dici?).

E’ il paese di brillanti cialtroni come Diego Fusaro, non a caso considerato intelligente anche a sinistra, in  quegli ambienti radical chic che della sinistra hanno fatto strame.

L’Italia rischia di restare giustamente isolata, non perché questo sia un governo più disonesto di altri, anche se la lega la sua parte la fa più che dignitosamente, ma perché è un governo di inetti e cialtroni, esattamente come lo è stato il governo Renzi, ma con di più di volgare arroganza che renderà il suo crollo ancora più rovinoso.

Il problema è che, andati via gli inutili Di Maio e Conte, finito Salvini, non si torna indietro, quello che è stato distrutto non si ricostruisce. Non lo farà la destra, che non ha mai costruito nulla in questo paese, non lo farà una sinistra giustamente morta e sepolta nelle sue varie incarnazioni sotto un mare di bugie, retorica, clientelismi, gruppi di potere, ecc.ecc.

L’unica speranza è in una società civile rinnovata, in un cooperativismo sano e svincolato da chiese e patroni politici, indipendente, davvero indipendente, non come molte associazioni e cooperative che predicano bene e razzolano malissimo, che porti istanze chiare e comprensibili a tutti, e abbia la forza di ripartire dallo zero in cui ci ritroveremo tra pochi mesi. Arriverà presto il momento del fare, non secondo la vulgata di Renzi o di Salvini, che pari sono per me, se non altro nel mio profondo disprezzo, ma del fare per gli altri, del ricostruire davvero sulle macerie, del ritrovare il coraggio di unirsi su principi e valori universalmente condivisi e confrontarsi su ciò che divide, trovando una mediazione intelligente, al di là delle ideologie e delle bandiere, tutte allegramente sputtanate dai rispettivi alfieri.

Avrà questo paese ancora una volta la forza di cambiare direzione? La città in cui vivo, Genova, ha spesso indicato la strada. Temo che lo abbia fatto anche questa volta, che quel ponte crollato che vedo ogni mattina sia una metafora tragica e indelebile di quello che ci aspetta. Ma, naturalmente, spero di sbagliarmi.

Finanziaria gialloverde: mantenere i privilegi, diminuire il welfare e aumentare il consenso.


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Quello che doveva essere un movimento che avrebbe portato rinnovamento e pulizia, torna indietro di trent’anni, alla peggiore Democrazia cristiana. La finanziaria farisaica di Salvini e Di Maio è un pasticcio senza capo nè coda che non mette mano a nessuno dei problemi strutturali di questo paese, uno slogan pubblicitario privo di contenuto e ricco di conseguenze nefaste per il futuro del paese.

I tanti adepti dell’uno o dell’altro capetto che inneggiano sui social in queste ore, compreso il servo Travaglio, astutamente omettono l’ennesimo condono fiscale che i due ometti avevano giurato e spergiurato che mai avrebbero applicato, omettono anche di dire che la versione due punto zero dell’assistenzialismo dc, leggi reddito di cittadinanza, viene finanziata con i tagli ai comuni, alla scuola e alle periferie, quindi, nella sostanza, si dà ai poveri togliendo ai poveri in un gioco delle tre carte maldestro e squallido.

Quanto alle pensioni, questa riforma attuata senza sgravare l’Inps da oneri che non le competono, problema annoso che nessun governo ha ritenuto di voler risolvere, Monti e Renzi compresi, di fatto peserà in modo drammatico sulle nuove generazioni. Quando Di Maio dice che per ogni lavoratore  in più pensionato c’è un lavoratore giovane che trova lavoro,  intanto sbaglia grossolanamente la matematica, per pagare la pensione del lavoratore anziano e la propria dovrebbero prendere il posto del pensionato due lavoratori a tempo indeterminato, in secondo luogo la formula non funziona e non ha mai funzionato perché quando arriverà la tempesta finanziaria verso cui ci sta conducendo questo governo, l’ultimo problema che avranno le aziende sarà quello di assumere.

Quanto alla flat tax, se e quando verrà applicata, è anche quello un furto ai danni dei poveri e a favore di quella classe media e alta borghese che, come lo fu del fascismo, è il bacino elettorale del neofascista Salvini.

Nulla sull’ambiente, nulla sulla lotta alla criminalità organizzata, nulla sua una politica fiscale equa, nulla sulla lotta all’evasione fiscale.  Questa è la finanziaria di Salvini e Di Maio. Aggiungiamoci un decreto migrazioni criminale e anticostituzionale  e ci accorgeremo di quanto sinistre e grottesche siano quelle bandire sventolate sul balcone da questa congrega di scappati da casa e reduci della prima repubblica. Bandiere che rischiano di sventolare sulle macerie di un paese,

Altro che governo del cambiamento!

L’Europa paga i suoi errori. Se avesse immediatamente espulso i firmatari del patto di Visegrad che hanno violato i principi su cui è stata fondata, forse Salvini e co. non avrebbero osato tanto, se avesse attuato delle serie politiche sociali comunitarie invece di blandire i mercati, forse oggi avremmo un continente diverso. Si è invece chiusa in sé stessa, incapace di darsi un governo unitario a causa dei nazionalismi dei paesi più forti, il male di sempre. Non importa che gli inglesi siano sull’orlo del baratro, i paesi europei sembrano giganteschi lemmings che sia avviano allegramente verso la scogliera sull’oceano.

Tenuto conto che un’Europa a pezzi farebbe gli interessi di Trump, tenuto conto del nostro recente passato, c’è da chiedersi se la Cia non abbia giocato un suo ruolo nell’ascesa dei movimenti neofascisti, ma questa è una domanda che troverà risposta solo tra qualche anno.

Non stupisce che a inneggiare alla banda degli inetti nostrana siano tanti giovani: la deprivazione culturale è un grande problema ignorato e coltivato dai governi del nostro paese, stupisce invece la conversione al nuovo verbo razzista e demagogico di molti militanti di sinistra, di persone rispettabili, di gente che, normalmente, usa il cervello per ragionare. 

Si continua ad agitare lo spauracchio di Renzi omettendo vent’anni di governo di Berlusconi e della Lega: basta confrontare i dati del deficit per comprendere come Monti e Renzi, che personalmente detesto entrambi, abbiano dovuto far fronte a una situazione drammatica. Si poteva far meglio? Certamente sì. Questa finanziaria fa meglio? Sicuramente no. Anzi, per quanto impossibile, riesce a fare peggio.

Redistribuire la ricchezza significa togliere un po’ a chi ha tanto e dare a chi ha poco ed è il principio su cui si basa il liberismo classico di Adam Smith, utopico quanto il marxismo.  Non è esattamente quello che fa questo governo, anzi, la novità è che, senza alcun pudore, taglia il welfare per fare un’elemosina inutile, che non servirà neanche a pagare i servizi tagliati.

Il decreto su Genova è l’esempio più eclatante dell’ipocrisia e della falsità su cui si fonda questo esecutivo: fondi neanche lontanamente sufficienti a pagare i danni subiti dalla città, un commissario straordinario che  sarà pure onesto ma è in palese conflitto d’interessi, tante chiacchiere e nessun fatto concreto.

Sic parvis magna, e mai frase fu più adatta ad indicare lo stato delle cose.

Uno squallido imbroglione con le spalle coperte


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Salvini non delira, Salvini non è pazzo, è un lucido e cinico calcolatore della peggior specie, un imbroglione spietato e amorale.

Il suo gioco sulla pelle di 170 disgraziati, tra cui uomini e donne malati, lo avrebbe portato comunque a vincere. O l’Europa cedeva al suo ricatto, accettando lo sforamento dei vincoli di bilancio così da poter inserire in

finanziaria la flat tax, tanto cara ai ricchi imprenditori padani che lo foraggiano, oppure si sarebbe verificato quello strappo istituzionale che sta cercando da tempo per far cadere il governo e andare ad elezioni nella veste

di eroe di un popolo di idioti.

Salvini fa il bullo perché sa di non rischiare nulla. Il Parlamento, se i magistrati lo richiederanno, non voterà mai l’autorizzazione a procedere.  Ce la vedete Forza Italia a votare una richiesta dei giudici che ha combattuto per

decenni senza tregua?  Per non parlare di quella parte del Pd che continua a far danni anche quando tace, per non parlare di quando si pronuncia, come ha fatto Minniti ieri.

Salvini si è inventato difensore di confini che non sono mai stati invasi, in nome di un patriottismo cialtronesco e volgare, tradendo i principi fondanti della nostra Costituzione e quindi quella patria che ha la pretesa di voler

difendere. Ha alimentato e creato un’emergenza stranieri che non esiste, ha trasformato il suo mandato in una crociata sadica e ossessiva contro chi non ha voce per difendersi, ha ignorato completamente quelle che sono

le vere emergenze del paese: la lotta alla corruzione, la lotta alla criminalità organizzata, l’emergenza ambientale, l’evasione fiscale.

E’ comprensibile, dal momento che quelli che lo finanziano e lo appoggiano con le mafie fanno affari d’oro al nord, molti di quei 120 miliardi di euro riciclati ogni anno dalla ‘ndrangheta vengono reinvestiti proprio al  

in Lombardia, Piemonte, Emilia, Veneto, Liguria, mentre al sud una parte del paese resta, di fatto, sotto il controllo della Camorra e di Cosa Nostra.  Non parliamo della lotta alla corruzione, che vede implicato il suo

partito per 49 milioni di euro e quasi quotidianamente amministratori leghisti finire in manette. L’emergenza ambientale non può essere un priorità per chi fa gli interessi dei grandi imprenditori del nord, protagonisti del

traffico di rifiuti tossici che avvelena le nostre campagne, quanto all’evasione fiscale, cambiamo discorso, please. Come non riguarda Salvini il fatto che il consumo di droga nel nostro paese è talmente alto, che le mafie

nostrane non riescono più a soddisfare la domanda e devono ricorrere ad alleanze con le mafie straniere.

No, a questo sepolcro imbiancato non importa di svolgere il proprio lavoro come vorrebbe la costituzione, lavoro per cui il martire è lautamente pagato, a lui importa solo di gettare benzina sul fuoco dell’odio, per ottenere

consenso, e se qualche nero ci rimetterà la pelle chi se ne frega, non sono morti nostri, no?

Quanto ai Cinque stelle,  sono caduti in trappola come era inevitabile per un partito di gente in parte volenterosa e anche capace, guidata da un demente.

Adesso o votano l’autorizzazione a procedere e finiranno, inevitabilmente, per dividersi, o non la votano e sono, definitivamente, sputtanati. La dimostrazione che l’uomo della strada non può fare politica e neanche lo

steward.

Nel frattempo i barricaderi da tastiera continueranno a mostrare la loro miseria umana sui social, incapaci di uscire dalla gabbia del loro livore di frustrati.

E’ un momento pericoloso, non perché l’uomo, squallido e patetico, sia pericoloso ma lo è chi gli va dietro, quelli di cui difende gli interessi, perché hanno i mezzi per  fomentare disordini e creare la paura necessaria a far sì

che perfino questo buffone appaia come l’uomo della Provvidenza. Ci siamo passati, l’abbiamo già visto succedere, si chiama strategia della tensione.

E’ necessario che centri sociali, no tav, radicali di sinistra mantengano la calma, non rispondano alle provocazioni, restino rigidamente all’interno delle regole democratiche,  nel 2001 abbiamo visto da che parte sta una

certa polizia, quindi cerchiamo di non creare inutili revival.

E’ necessario chiudere veramente e definitivamente con il renzismo a sinistra, non padre di tutti i mali ma perché di parecchi lo è stato e se si vuole sopravvivere e dare una speranza al partito e al paese, bisogna avere il

coraggio di cambiare davvero.

Poi tocca a noi, cittadini, lavoratori, noi che paghiamo tutte le tasse e facciamo fatica ad arrivare a fine mese, noi che crediamo, nonostante tutto, nella democrazia e nel diritto: non dobbiamo dare tregua a questa gente,

sugli autobus, nei posti di lavoro, per strada, i commenti razzisti non devono essere tollerati, come il fumo nei locali pubblici, perché sono altrettanto dannosi per la collettività. E’ necessaria un ‘assunzione di responsabilità

da parte di tutti, non basta più fare solo il nostro dovere, bisogna fare di più.

Dobbiamo trasformare lo sporco trucco di questo illusionista da quattro soldi nella corda con cui si impiccherà ( metaforicamente, ovviamente).

Solo così questo paese potrà riguadagnare rispetto e dignità e portare il proprio contributo a cambiare quell’Europa che non è solo male ma che deve cambiare rotta se non vuole crollare e tornare ad essere

provincia dell’Impero.

Uomini diversi


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Leggo con attenzione i post di alcuni amici di Facebook, persone di diversa estrazione sociale che fanno i mestieri più disparati, uniti dall’indignazione per quanto accade nel nostro paese e dalla volontà di fare qualcosa.

Al contrario di me, sono persone pazienti, pacate, che replicano alle decine di commenti aggressivi, violenti, nauseabondi che ricevono i loro post.

Io non sono così, è un mio limite, o meglio, lo sono in classe con i ragazzi, ma, fuori dal mio lavoro, dialogo con chi sa ascoltare e con chi mi piace ascoltare, con persone da cui credo di poter imparare qualcosa o di potermi

confrontare ed, eventualmente, modificare la mia opinione e ignoro gli altri, perché credo sia tempo sprecato.

Chi giustifica un’azione miserabile come bloccare su una nave uomini, donne e bambini in nome di un calcolo politico,  è un miserabile, un uomo diverso da me, anzi  faccio fatica a definirlo uomo e io credo, alla mia età, di

essermi guadagnato il diritto di non parlare con i miserabili.

Eppure sarebbe facile chiedergli, quando ti dicono di portarti gli immigrati a casa tua o di pensare agli italiani che muoiono di fame, cosa fanno loro per gli altri. Sarei curioso di sapere quanti italiani che muoiono di fame

hanno ospitato a casa loro o, semplicemente, a quanti hanno fatto la carità, quante volte sono andati alla Caritas a dare una mano, quante volte sono scesi in piazza per i diritti di tutti, o contro le mafie, la corruzione, ecc.

La risposta sarebbe sempre la stessa: tanto sarebbe stato inutile, la Caritas è corrotta, i sindacati prendono i soldi, ecc.  Il qualunquismo allo stato dell’arte, al discussione da bar come fenomenologia della realtà.

Se questo paese è arrivato a un punto di non ritorno è anche per colpa di gente così, chei non ha mai speso un minuto del proprio tempo per gli altri, si è sempre disinteressata di quello che gli accadeva intorno e ha

pensato solo a sé stessa.

Salvini e Di Maio, nullafacenti, uno incolto e l’altro l’esempio di come, a volte, lo studio non serva a nulla, arroganti, vuoti parolai che dicono tutto ( male) per non dire niente, sono i campioni perfetti di questa gente, i figli

di un capitalismo portato all’eccesso che conduce inevitabilmente a un  individualismo assoluto, radicale, spietato. Salvini e Di Maio sono il braccio armato del Sistema.

Bisognerà trovare una nuova categoria antropologica che definisca questo relativismo morale portato all’eccesso, questa capacità di essere, a un tempo, persone normali, ammesso e non concesso che esista una persona

che possa definirsi normale, e individui ottusi, violenti, pronti a scagliarsi con il capro espiatorio del giorno, pronti perfino a sacrificare la salute dei propri figli pur di non accettare l’idea che esistano persone competenti e

impegnate a  operare per il bene comune.  Ci vuole un nuovo Zimbardo che studi questo effetto Lucifero mostruoso, abnorme e prolungato nel tempo.

Il principio su cui gente come Salvini e Di Maio fondano la propria epistemologia del potere è elementare: gli altri, categoria che comprende la sinistra, i neri, i gay, i trans, i tossici, i rom, ecc., a seconda del momento, sono

una minaccia perché sono diversi da noi, che sappiamo come vanno veramente le cose.

Questo semplice assunto, questa presunzione di onniscenza, gli permette di discettare su tutto e tutti, di scaricare sistematicamente le colpe  di quello che non va sull’altro, se poi è un’entità astratta, metafisica come

l’Europa meglio ancora, di dire che la vendita di un’azienda è stata condotta in modo irregolare ma non può essere annullata, di sequestrare esseri umani sofferenti su una nave ottenendo comunque consenso da chi ha

ormai  superato concetti come dignità, coscienza, altruismo, condivisione, sostituendoli con l’adorazione incondizionata di chi, così simile a loro, ce l’ha fatta, soddisfacendo il sogno che covano nelle loro menti frustrate.

Ci sono dei limiti, si dice , che non possono essere superati, si dovrebbe dire, più correttamente, che c’erano dei limiti che non andavano superati. Perché il segreto di questa nuova visione del mondo, è che non ci sono

limiti.  Anche se De Sade e Rabelais contesterebbero l’aggettivo “nuova”.

Con questi presupposti, con questa gente, non serve più ragionare, non serve più dare l’esempio,  trovare un punto di comune accordo perché punti di comune accordo non ce ne sono. Questi sono integralisti

dell’Io, egoisti patologici, siamo passati dall’uomo a una dimensione al mondo a una dimensione, la loro.

Come se ne esce da questo incubo? Possiamo chiuderci in una torre d’avorio e lasciar passare l’autunno del nostro scontento fino a diventare indifferenti a tutto, oppure indignarci, contarci e ritrovare la rabbia che un

tempo ci spingeva a dire che a noi importava, di tutto e di tutti, che a noi importa ancora, di tutto e di tutti.