Ma i malati sono gli omofobi


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Il prefisso “omo” in greco significa uguale, “fobia” invece designa una paura morbosa, patologica.

Dunque, etimologicamente, l’omofobia è la paura di chi è uguale. La patologia non sta in chi è uguale, ma in chi ne ha paura.

Perché, scusate la citazione, i gay piangono come noi, ridono come noi, se li feriamo sanguinano come noi, perché sono come noi, esseri umani, uomini e donne, che cercano di vivere nel modo più sereno possibile senza rinunciare ad essere sé stessi. Chi non accetta questo è, senza dubbio, disturbato.

Celebrare la giornata mondiale contro l’omofobia nel 2020 è assurdo, pensare che ci sia ancora chi crede che amare in modo diverso sia un segno di perversione o una punizione, è folle, eppure è necessario: basta dare una scorsa ai social per comprendere come gli omofobi, cioè i malati veri, quelli che veramente sarebbero da curare, sono molti, spesso ignoranti al limite dell’analfabetismo, da come scrivono e argomentano, ma molti, probabilmente troppi. Senza parlare dei pseudo intellettuali propagatori di bufale e idee assurde.

Non commettiamo l’errore di pensare che gli omofobi appartengano solo a una corrente politica perché rischieremmo di sottovalutare il problema: certo, i fascisti lo sono sempre stati, ma quale categoria, a parte sè stessi, i fascisti non odiano?

Anche i comunisti sono stati a lungo omofobi ,vedere Pasolini e ad Aldo Busi per approfondire, e certi pregiudizi sono duri a scomparire. La sinistra non è immune da questo male, non lo era neanche quando aveva una presunzione di superiorità. Anzi.

La verità è che la morale di cui siamo impregnati, quel cattolicesimo ipocrita e borghese che va per la maggiore e l’essere fedeli alla linea che andava per la maggiore un tempo, non contemplano chi canta fuori dal coro, non approvano l’espressione palese della diversità. Si fa, ma in silenzio, basta che non si venga a sapere.

Se l’omosessuale si comporta da giullare,se è una rockstar che vive di eccessi per definizione, come Freddy Mercury ed Elton John, allora è tutto ok, è quella trasgressione lecita che ogni sistema consente, se è uno scrittore, magari un grande scrittore come Aldo Busi, va già meno bene, perché fa pensare, ma meno male che la gente in Italia legge poco.

I problemi nascono quando a essere gay è un ragazzo/a normale, che non vuole nascondere le proprie inclinazioni e vuole vivere la propria vita di relazione alla luce del sole. E magari non ha i miliardi e la popolarità di una rockstar.

Ammesso che riesca a superare senza traumi quel momento cruciale che rappresenta mettere al corrente la famiglia delle proprie inclinazioni, e specie al sud si rischiano come minimo le botte e l’emarginazione sociale, i problemi poi nascono fuori, nella vita di tutti i giorni: sul lavoro, a scuola, per strada.

Le violenze, le discriminazioni, gli atti di bullismo contro i gay sono all’ordine del giorno, il pregiudizio omofobico è presente già nei ragazzini e crescendo peggiora. Per non parlare dello stillicidio di battute, frecciate, cattiverie a cui vengono sottoposti quotidianamente.

Sciocchezze come le crociate contro la teoria gender, una legge sulle unioni gay senza coraggio sbandierata come un grande passo in avanti, manco fossimo nel medioevo, carnevalate come quel grande letamaio che è stato il congresso di Verona, le dichiarazioni allucinanti di esseri come Pillon, Adinolfi, Fontana, il sindaco di Genova, un bravo borghese amico dei fascisti che toglie il patrocinio del comune al gay pride, sono segnali allarmanti di un problema ampiamente ignorato dai media che riguarda ognuno di noi: perché i diritti di uno, sono i diritti di tutti.

E’ un problema che va di pari passo con i rigurgiti di fascismo presenti nel paese ma che è, principalmente, culturale. Lo confermano le recenti, deliranti e allucinate esternazioni di quella specie di Celestino V teutonico, che sembra provare un piacere sinistro a distruggere quello che Francesco, a fatica, prova a costruire. Lo conferma una stampa che credo sia da annoverare tra le peggiori dei paesi occidentali. E stendiamo un velo pietoso sulla televisione.

Ecco perché è ancora necessaria una giornata come questa, in questo paese provinciale e bigotto, ipocrita e ignorante, sempre più avvelenato dall’odio e incapace di garantire una reale libertà a tutti i suoi cittadini.

Quando poi, a non essere garantita, è la libertà di amare chi si vuole come si vuole, allora significa che viviamo davvero in tempi bui.

L’assenza della politica


Quello che manca, nel dibattito politico di questi giorni, è per l’appunto, la politica, l’assenza di quella dialettica, di quel confronto costruttivo necessario per trovare soluzioni nuove e definitive ai vecchi problemi che assillano il nostro paese.

Il dibattito tra Renzi e Salvini, due straordinari esempi di masochisti politici, è un esempio evidente di quest’assenza: due ore a parlare di nulla, a scambiarsi battute, accuse, insulti più o meno grossolani, più o meno velati, ammiccando alle rispettive tifoserie senza entrare mai nel merito, senza delineare un progetto di paese, una visione lungo termine. Moderati da un ex giornalista ormai privo di qualsiasi credibilità, un uomo per tutte le stagioni, servitore di molti padroni.

È la politica 2.0, mutuata direttamente dai social, un politica che mira a conquistare like, superficiale, fatta di slogan e affermazioni prive di un contenuto reale. La morte della politica, non la sua evoluzione.

Con questo non voglio dire che Renzi e Salvini siano uguali, ma parlano allo stesso modo, usano le stesse armi, si rivolgono a un pubblico che frequenta i social, sono finti giovani privi di idee che si vantano di averne molte.

Stesso discorso va applicato alla finanziaria presentata dal governo: Zingaretti e Di Maio, piuttosto che mostrare coesione, sembrano più preoccupati a rivendicare i punti della finanziaria su cui si sono rispettivamente impuntati, di sottolineare quanto hanno portato a casa, senza accorgersi di mostrare in modo evidente la debolezza di un progetto politico nato zoppo, per il tiro mancino di chi, dopo aver lanciato il sasso, si è in apparenza messo da parte, salvo poi scuotere di tanto in tanto il tavolo di gioco. Come ha fatto oggi con quota cento.

Ma non è solo la politica ad essere scomparsa, in questo paese. Pensate ai nuovi limiti sulla soglia del contante: al di là delle dichiarazioni di Sgarbi, al limite della denuncia penale per istigazione a delinquere, le proteste che arrivano da più parti denotano la fine della vergogna: mi chiedo, e spero che qualcuno mi risponda: al di là delle legittime rimostranze sulle commissioni bancarie, che vanno ridotte, perché una persona onesta dovrebbe avere qualcosa in contrario a che le sue spese vengano tracciate? Dove sta il problema? A me sfugge, o meglio, non mi sfugge, ma preferisco non azzardare risposte. Io penso che solo due categorie abbiano interesse a bloccare il provvedimento: i mafiosi e chi evade.

Intanto c’è una nuova guerra in medio oriente, la gente continua a morire in mare nell’indifferenza più totale, si difendono pubblicamente poliziotti e secondini che pestano carcerati inermi, si continuano uccidere donne, si continuano a pestare o omosessuali, la gente perde il lavoro, ecc..ecc.

Problemi importanti, sia nel presente sia in prospettiva, che nessuno sembra avere voglia o capacità di affrontare, nel timore di favorire la destra.

A nessuno viene il sospetto che non fare qualcosa per non favorire la destra, per la regola secondo cui due negazioni fanno un’affermazione, significa favorire la destra.