Yvan Sagnet: la speranza è nei prolet.


 

Yvan

Yvan Sagnet è un giovane ingegnere camerunense che parla un italiano fluente e garbato e ha lo sguardo di chi vede lontano.

Nel 2011 si trovava a Nardò, nel salentino, per lavorare come bracciante. Gli bastano cinque giorni per comprendere la terribile situazione in cui i braccianti provenienti da vari paesi erano costretti a lavorare. Organizza il primo sciopero di lavoratori stranieri nel nostro paese, dura un mese e riesce ad ottenere la legge sul caporalato, un primo passo importante ma non sufficiente a eliminare questa piaga, come dimostra il recente incendio a Rignano.

Chi volesse approfondire la vicenda, può cercqa in rete la puntata di La tredicesima ora di Lucarelli, che racconta la vicenda, o leggere il bel libro di Yvan, Ama il tuo sogno.

Yvan gira l’Italia per raccogliere testimonianze, denunciare e proporre la sua visione di un mondo diverso. Ascoltandolo, mentre parla, si percepisce una grande convinzione in quello che dice. Abituati ad avere a che fare con politici e affini che mentono con naturalezza, non essendo più adusi alla sincerità, Sagnet dà un’impressione di ingenuità, di pulizia,  non scevra da una sincera ammirazione per un uomo che non ha chinato la testa di fronte  allo sfruttamento e alla violenza.

Eppure non sogna la luna. La più convincente delle sue proposte è quella di un certificato etico degli alimenti, unito alla certificazione di qualità, la garanzia che quelle verdure, quella frutta, non è stata raccolta da schiavi.

Ci sono organizzazioni che già lo fanno, come Altromercato, ma Yvan vuole che venga esteso anche alla grande distribuzione. Sì, perché quei pomodori, quelle arance, raccolte dagli schiavi sotto l’occhio vigile e crudele dei caporali, vanno a finire sui banchi della Coop, di Auchan, di Carrefour, ecc., prima di arrivare sulle nostre tavole. Sagnet vuole spezzare questo circolo vizioso e il certificato etico rappresenta il primo passo.

Già l’idea di mettere i bastoni tra le ruote alle multinazionali può apparire ingenua, utopistica, quasi quanto quella di organizzare uno sciopero di braccianti stranieri e ottenere una legge che condanni il caporalato…

Durante l’incontro a cui ho presenziato, lo scetticismo arriva, a sorpresa e con un po’ di tristezza, dai giovani, che chiedono cosa possono fare per opporsi a un sistema che reputano inattaccabile. Yvan, pacatamente, risponde parlando di responsabilità individuale, di unione e cooperazione, addirittura di lotta di classe. Praticamente sta bestemmiando, ma come?, lotta di classe nel mondo del politically correct, della democrazia, dei diritti civili, ma cosa dice?

Noi europei siamo troppo ricchi, troppo comodi, prigionieri delle nostre fatte sicurezze, convinti di essere liberi in una società mirata a farci risparmiare tempo per farci sprecare risorse, non vediamo più oltre il nostro naso, non ci prendiamo più tempo per pensare perché ci rubano il tempo per comprare.

Nel nostro paese, in particolare, stiamo subendo una politica di elemosine e scippi di diritti acquisiti senza fiatare. Il jobs act, la Buona scuola, sono andati a intaccare il lavoro, su cui è fondata la nostra repubblica, e la scuola, su cui si fonda il futuro, senza grandi proteste di massa, senza troppo clamore,  senza che qualcuno alzasse la testa e dicesse un no forte e chiaro al potere, trascinandosi dietro gli altri. ormai nella nostra società non si lotta più per i diritti, si lotta per l’iphone. I nuovi riti sono l’apericena, il black friday, i saldi di fine stagione, celebrano tutti sua maestà il Consumo, l’unica divinità riconosciuta dalle politiche occidentali.

Esco dalla sala, dopo aver stretto la mano a Yvan e averlo ringraziato per le sue parole così pesanti, importanti, e per quello che ha fatto, con la convinzione che Orwell avesse un che di profetico. “La speranza è nei prolet”, scrive ripetutamente nel suo capolavoro, la speranza è negli ultimi, nei diseredati, negli emarginati, nei nuovi schiavi di questa società. In una società coem quella descritta in 1984, di gente drogata dalla televisione, incapace di discernere il falso dal vero, guidata da un leader invisibile che modifica quotidianamente il linguaggio cambiando il senso alle parole, in una società che gestisce ogni aspetto della vita dei suoi cittadini, ovviamente parliamo di fantascienza, gli unici in grado di accendere la fiamma della rivolta possono essere i sottoproletari, gli schiavi necessari a far andare la macchina.

Yvan è un giovane immigrato, colto, consapevole, determinato: il cambiamento, per questo paese, può partire solo da persone come lui, persone che non sono disposte a chinare la testa e adattarsi a un sistema perverso perché le cose sono sempre andate così.  Persone che sognano un mondo diverso e cercano strade per cambiare quello in cui viviamo.

Il futuro è nei prolet, appunto.

L’unica difesa possibile è la pace


L’attentato di stanotte a Nizza è solo l’ultimo frutto avvelenato delle guerre in atto nel medio oriente.I veri mandanti degli attentati sono i capi delle nazioni europee e degli Stati Uniti che da anni devastano i territori medio orientali con guerre inutili motivate da falsità, come recentemente si è appurato riguardo la guerra in Iraq e l’intervento inglese e come da tempo si sa riguardo l’intervento americano.

L’Isis, una organizzazione con una potenza militare ridicola, arroccata in una cittadina che le forze armate occidentali potrebbero radere al suolo in poche settimane, è ancora in piedi perché Stati Uniti e Russia non vogliono lasciare all’altro la Siria, questo nonostante il costo di vite umane in quel paese sia ormai altissimo. In nome della geopolitica, si mantiene al governo un dittatore sanguinario e si temporeggia sull’attacco decisivo al califfato islamico.

Per non parlare della questione turca, dell’Arabia saudita, alleato degli Stati Uniti e finanziatore dei terroristi, ecc.ecc.

Alla globalizzazione economica non è seguita la globalizzazione dei diritti,   in nome del dio denaro, il numero degli oppressi, degli emarginati. degli ultimi è aumentato, il progresso portato con le bombe ha generato solo altra violenza.

Cosa possiamo fare noi, persone, cittadini, per difendere il nostro diritto alla vita e quello degli altri?

Intanto, cominciare a introiettare il concetto che non esistono morti “nostri” e morti degli altri, che una morte violenta è comunque un oltraggio al naturale fluire della vita, che accada in Africa, in Asia o sotto casa nostra, non ha alcuna importanza.

Gunter Anders, scrive:”Assassinare, possiamo migliaia di persone; immaginare, forse dieci morti; piangere o rimpiangere, tutt’al più uno».. Sono frasi riferite all’Olocausto che, purtroppo, si adattano benissimo alla situazione attuale: quella di un Occidente che continua a uccidere e a distruggere senza soluzione di continuità, salvo poi fermarsi a piangere le proprie vittime innocenti. E’ una frase che ho incollato al muro in ognuno delle mie classi dopo le stragi di Parigi nel novembre scorso ma che ognuno di noi dovrebbe incollare nella propria mente.

Io sono fermamente convinto che la pace, l’accoglienza, la reciproca conoscenza e la condivisione di percorsi comuni nel rispetto della diversità, siano le uniche e sole armi che le persone comuni hanno a disposizione per contrastare l’odio in cui siamo immersi. Va ripudiata ogni forma di razzismo, di violenza, di discriminazione, con forza, senza paura, vanno emarginati i razzisti, gli squallidi untori seminatori di odio che infestano la politica europea. Sarebbe bello vedere milioni di persone in Europa, di ogni colore, di ogni etnia, riempire le piazze e chiedere a gran voce, con un urlo assordante, la pace.

Parole che possono suonare stonate di fronte ai cadaveri dei bambini sulla Promenade des Anglais, ma è proprio dai bambini che dobbiamo imparare,.dalla loro innocenza, dalla loro incapacità di concepire l’odio.

Non esistono bambini diversi, non devono esistere uomini diversi.

Il welfare in mano ai privati


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Solo il direttore dell’Unità e i cantori stonati di Renzi continuano a credere alla favola di un paese con un governo riformista che lo sta trainando fuori dalla crisi.

La verità è che la crisi continua e che questo esecutivo alterna provvedimenti populisti completamente inutili, a virate decise verso una progressiva privatizzazione dello stato sociale ovvero, alla sua scomparsa.

Il tutto accade nell’indifferenza generale, a parte alcune voci contrarie, fuori dal parlamento, e l’opposizione costante ( quindi, alla fine, una non opposizione) di un Movimento Cinque stelle che sembra far le prove generali per trasformarsi in un partito tradizionale e che ha perso per strada molte buone idee.

La riforma della scuola e quella della sanità sono regali ai privati. Con la prima, si amplifica il divario tra scuole di serie A e scuole di serie B già esistente nel paese, trasformando le prime in sedi ambite per educare i rampolli della piccola borghesia e le seconde, in sedi di ricevimento dei migranti e delle classi più deprivate sia economicamente che socialmente. Creando dei ghetti sociali, chi potrà, preferirà iscrivere i ragazzi alle scuole private. E’ un fenomeno che conosco bene perché io, in una scuola non ambita, ci lavoro. Dunque nulla di nuovo sotto il sole se non che questa palese violazione del dettato costituzionale viene certificata  de jure, senza pudore, sentimento sconosciuto al piccolo principe e ai suoi accoliti.

Quanto alla sanità, seguendo il principio di Poe secondo cui il miglior nascondiglio è quello sotto gli occhi di tutti, Renzi gioca talmente sporco che si resta senza parole. Come al solito, la razionalizzazione della spesa non parte dall’alto ma dal basso, i manager ospedalieri, i primari, come i dirigenti scolastici,ì e gli industriali, non si toccano, i diritti della povera gente, sì.  Da una parte, lo Stato spende miliardi per campagne sulla prevenzione, dall’altro la impedisce.

Si va verso un sistema dove la salute diventerà appannaggio di chi può permettersela e, mentre Comunione e Liberazione brinda felice all’amico Renzi, molti si chiedono quanto ancora dovrà costare il taglio delle tasse sulla casa.

I virulenti attacchi alle cooperative, per quanto (molto) parzialmente giustificati da dati di fatto, vanno letti in quest’ottica, come in quest’ottica va letto, ca va sans dire, il Jobs act.

Quelli che dovrebbero essere i cani da guardia del sistema, i giornalisti, con pochissime eccezioni ne sono gli aedi, perché anche la parola “dignità” sta scomparendo dal vocabolario. Gli intellettuali stanno nascosti nelle loro tane e chi ha il coraggio di esprimersi, rischia la galera.

Con una serie di elemosine (gli ottanta euro, i cinquecento euro vincolati per i docenti, l’abolizione della tassa sulla casa, ecc.) Renzi conquista il consenso e, come un Robin Hood al contrario, dopo toglie ai poveri per dare ai ricchi, in un silenzio assordante.

E’ la realtà di un paese che vive una preoccupante escalation della violenza mafiosa in Campania, un imbarbarimento etico con un consenso crescente a forze fasciste e neonaziste (la Lega, Forza nuova), una penetrazione delle altre mafie nel tessuto connettivo della nostra società che non ha precedenti.

Ma di tutto questo, a Renzi, non importa nulla: l’obiettivo, per il momento, è quello di cancellare lo stato sociale e questo sì, lo sta facendo benissimo.

La violenza del sistema


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Il Corriere della sera è da sempre la cassa di risonanza del potere in Italia, di qualunque potere, di qualunque colore. I cortigiani per natura  si adeguano velocemente  ai cambi di padrone. L’editoriale che accusa la Cgil di alzare la tensione sociale è intellettualmente disonesto e falso  ma non stupisce, come non stupisce l’altro altoparlante del potere, La Repubblica, che passa per provvedimenti epocali i ridicoli annunci di Renzi contro la corruzione che non hanno bisogno di rivelarsi lettera morta in futuro, perché lo sono già.

Io ho sempre condannato la violenza alle manifestazioni sindacali, perché il sindacato non è violento per natura e perché fa passare chi protesta dalla parte del torto. Tuttavia, accusare la Cgil di alzare il livello della tensione sociale quando dall’altra parte c’è un governo che sta quotidianamente facendo a pezzi diritti e parti dello stato sociale, mi sembra francamente troppo anche per degli abituali servi del potere. E parlo da rappresentante sindacale della Cisl.

Negli Stati Uniti esistono giornalisti servi ma esistono anche autorevoli anchor man che fanno le pulci al potere, spietatamente: consiglio la visione di The Newsroom, grande telefilm sul mondo del giornalismo americano, non a caso mandato in onda su Rai tre ad un orario assurdo. Da noi esiste un giornalismo asservito, un giornalismo militante ma non esiste da tempo un giornalismo libero.

Aggredire un poliziotto è un atto violento e ingiustificabile e la maggior parte delle botte di ieri gli antagonisti se le sono cercate, ma è altrettanto violento e ingiustificabile questa disonestà intellettuale, questo stravolgimento costante della realtà che è sotto gli occhi di tutti, questo schifoso prostrarsi al primo re travicello da parte della maggior parte dei così detti giornalisti e intellettuali nostrani.

Esiste poi la violenza del sistema, quella che pratica il presidente della repubblica quando invece di lanciare i suoi strali contro i corrotti rilancia alla grande Grillo attaccandolo in modo insensato, quella del presidente del consiglio che mente quotidianamente e sistematicamente su ogni cosa, dalla scuola al lavoro, dal welfare al rilancio del paese, quella delle sue sorridenti girls, sempre sorridenti e sempre straparlanti. E’ una violenza che non fa meno male delle botte, i cui effetti sono purtroppo più duraturi e più devastanti.

Quanto al resto, il disegno di legge di Renzi sulla corruzione è in discussione da anni, non c’è nulla di nuovo, i nuovi provvedimenti non cambiano la sostanziale impunità del sistema di corruttele ed è il solito annuncio a cui non farà seguito nulla. Perfino l’Europa comincia a mostrare insofferenza verso questo giovane e maldestro piccolo principe e in Italia non c’è nessuno che abbia le palle per rispedire al servo delle multinazionali Juncker le sue grossolane minacce. O forse ci frena un residuo di vergogna.

Chiudo esprimendo la mia solidarietà ai poliziotti feriti ieri e ai milioni di lavoratori quotidianamente umiliati, offesi e feriti da una politica ingiustificabile, impresentabile, insopportabile.

Il servo dei padroni


L’eliminazione dell’articolo 18, nonostante le farneticazioni del piccolo principe su diritti allargati e garanzie per chi fino ad oggi ne è stato escluso, è un regalo fatto ai padroni,quelli che da sempre nel nostro paese tirano le fila dei burattini che si avvicendano alla guida del governo.

Se il Senato ratificherà il provvedimento, il caporalato diverrà norma e, presumibilmente, mafiosi, imprenditori e mafiosi-imprenditori brinderanno insieme a questo insperato regalo arrivato da quello che, almeno in teoria, avrebbe dovuto essere il nemico. Non è un caso ma un messaggio preciso che il piccolo principe si sia fatto fotografare insieme a Marchionne: la Fiat è l’azienda che negli anni ha portato a vertici insuperabili l’arte del ricatto sia sui lavoratori che sullo stato, vizio che non ha perso, a quanto risulta dalle ultime notizie provenienti dall’Irlanda.

Non si tratta solo di un simbolo, come affermava ieri Cacciari: si tratta di dare mano libera a imprenditori che in questi anni si sono distinti per incapacità e ristrettezza di vedute, si tratta di lasciare che tristi figuri come Marchionne possano liberamente fare terra bruciata di diritti conquistati a duro prezzo da milioni di lavoratori. Perché contratti a tutele crescenti non significa un cazzo, è uno slogan, una frase priva di senso o, meglio, con un senso molto chiaro tra le righe: fateli lavorare per tre anni sotto pagati e poi cacciateli a calci in culo, nessuno vi potrà dire nulla, i padroni siete voi.

Ogni giorno sentiamo di morti sul lavoro e, sistematicamente, nessuno viene punito per quelle morti, le notizia scompaiono dai giornali e su quelle vite troncate scende il silenzio. Cosa pensate succederà quando nelle aziende edili si comincerà a risparmiare sui dispositivi di sicurezza (già lo si fa ampiamente) e i lavoratori dovranno tacere, pena il licenziamento?

Questo è il paese del lavoro nero e delle morti bianche, è il paese degli imprenditori che sfruttano la miseria per gonfiarsi le tasche, è il paese della mafia dei colletti bianchi che investe nelle attività produttive, è il paese dell’immigrazione clandestina che fa comodo alle aziende agricole ed edilizie del nord e del sud. Ma tutto questo Renzi non lo sa, tutto questo non frena lo sviluppo, non è il pizzo o la bustarella ad allontanare gli imprenditori stranieri, sono il sindacato e l’articolo 18.

L’abolizione dell’articolo diciotto è un provvedimento infame, l’omaggio di un servo dei poteri forti ai suoi padroni, una prova di forza con il sindacato per neutralizzarlo, dividerlo e cancellarlo. Un provvedimento infame fortemente voluto da una borghesia che ormai ha perso qualsiasi forza propulsiva indirizzata al cambiamento della società e mira solo ad accumulare ossessivamente, compulsivamente denaro e a divorare con bulimica voracità tutto ciò che sbarra la strada verso altro denaro.

L’abolizione dell’articolo diciotto avrà al sud effetti devastanti: in una parte del paese dove la maggior parte dei diritti civili e dei servizi garantiti dalla Costituzione sono, quando va bene, un desiderio, il ricatto del più forte, che si tratti del mafioso o del grande proprietario  poco cambia: è gente fatta della stessa pasta, diventerà la regola, il voto di scambio non sarà più in cambio del posto di lavoro ma per mantenere il posto di lavoro.

Questa vittoria del piccolo principe, che si vanta, con la classe che gli è consueta, di aver “spianato” l’opposizione, rappresenta una sconfitta per tutti quelli che fanno fatica ad arrivare a fine mese, per chi non ha un lavoro e per chi ce l’ha e vorrebbe mantenerlo, per chi è onesto e vuole continuare ad esserlo, per chi non è disposto a mettere sul mercato la propria dignità.

Bisogna essere ciechi o in malafede per non capire che Renzi non sta avviando una rivoluzione ma la più grande offensiva reazionaria degli ultimi anni, che non è un esponente della social democrazia ma della borghesia più ottusa e arretrata, che le sue barbie girl tutte slogan e denti scintillanti non sono un simbolo di democrazia ma un modello di donne ancora peggiore delle donne di conio con cui si accompagnava il suo compagno di merende, che il re non solo è nudo ma non è neanche un re, solo un burattino senza fili.

C’è ancora spazio per evitare il disastro? Forse, svegliandosi, informandosi  e impegnandosi. Forse.

Balle in doppiopetto


E’ esilarante leggere sul giornale in questi giorni sia l’autoincensamento ormai quotidiano che il presidente del consiglio somministra a sé stesso e ai suoi ministri, sia la sudditanza totale nei suoi confronti di quasi tutta la stampa, eccettuata quella di destra, ma quella non è stampa, e il solito Fatto quotidiano, che per altro ha avuto uno scadimento notevole di qualità. E’ invece sconfortante, se fosse vero ma ho i miei dubbi, il consenso di cui sembra continuare a godere il premier.

Sostanzialmente la differenza tra questo esecutivo e quello che l’ha preceduto è di forma: Monti non si porta a casa camionate di bagasce, non indossa la bandana, non si crede Vasco Rossi, quindi appare agli occhi dell’opinione pubblica più credibile, serio, misurato, preparato. Così i suoi ministri. Se prima ci governava una corte dei miracoli è ovvio che il grigiore dell’esecutivo Monti appaia terapeutico: perfino l’insopportabile Fornero è meglio di Brunetta.

Ma se andiamo ai fatti, alla pratica dell’operazione di governo di questi mesi, se andiamo oltre i proclami trionfalistici e le affermazioni di comodo, se analizziamo dettagliatamente quello che realmente è stato fatto dal punto di vista di chi non è un miliardario, possiamo concludere che il bilancio non solo non è analogo a quello del governo precedente ma è peggiore.

Sostanzialmente, in estrema sintesi, Monti si è limitato ad aumentare le tasse. Punto. Non solo, si è limitato ad aumentare le tasse per le fasce medio- basse guardandosi bene dal toccare le fasce alte. Per il resto, in tutti gli altri ambiti, le sue riforme sono state o inesistenti o fallimentari. Volete un esempio?

1) Giustizia: si è tanto blaterato di legge anti corruzione quando l’unica intenzione dell’esecutivo sembra quella di impedire le intercettazioni telefoniche. Silenzio assoluto dei ministri interessati sulla gravissima diatriba tra il presidente della repubblica e i magistrati siciliani, nessun provvedimento su una ormai improrogabile riforma carceraria, nessuna dichiarazione per tutelare la magistratura.

2) Scuola. I concorsi sono una presa in giro e una ulteriore umiliazione per centinaia di migliaia di precari che speravano di veder finalmente risolta la loro situazione. Profumo fa proclami altisonanti ma non ha stanziato quei fondi necessari a rilanciare l’istruzione nel nostro paese, non ha deliberato l’abbassamento del coefficiente di alunni per classe, non ha neppure provato a risolvere l’intollerabile emorragia di insegnanti di sostegno nel nostro paese. L’anno scolastico comincerà con una scuola più povera, con insegnanti ancora da nominare su molte cattedre, con i precari furibondi e spaventati impegnati nell’ennesima guerra tra poveri. Questo solo per citare le criticità più evidenti. Naturalmente, tutto si ripercuoterà sui ragazzi, vittime inconsapevoli della logica perversa, rozza e ottusa con cui si amministra l’istruzione nel nostro paese. Quanto alla valutazione, al danno si aggiunge la beffa.

3) Lavoro: una diminuzione di diritti a cui non corrispondono nuove assunzioni. La disoccupazione sale, lo sviluppo non esiste, in compenso aumentano i licenziamenti. In un paese normale, la Fornero sarebbe già a casa. La riforma delle pensioni aumenterà il numero dei disoccupati e non permetterà quel processo di svecchiamento ormai ineludibile a tutti i livelli.

4) Infrastrutture e sviluppo. Passera parla, parla, parla e non risolve un cazzo. Taranto è un problema ancora aperto, per l’Alcoa ci vorranno anni, per tutto il resto l’orizzonte è cupo. Non è stato fatto nulla per rilanciare l’economia nel nostro paese, nulla di nulla, se non piccoli provvedimenti per facilitare le multinazionali a fare il loro comodo.

5) Evasione fiscale: provvedimenti di facciata che non sono serviti nulla. Nessuna riforma reale, nessun provvedimento mirato a ridurre l’evasione nel nostro paese. Questo è un governo di padroni e i padroni non si scannano tra loro.

Nel complesso, dopo questi mesi di governo Monti, ci ritroviamo con meno diritti, meno lavoro, più disoccupati, più tasse. E qualcuno lo vorrebbe per un altro mandato!

Non vorrei generare equivoci: considero Berlusconi e la destra un virus letale per la tenuta democratica del paese, quindi non rimpiango minimamente il carrozzone di pagliacci che per quindici anni ha devastato il paese. Monti ha allontanato lo spettro del fallimento ma, da non tecnico, ritengo che questo sarebbe avvenuto in ogni caso, chiunque ci fosse stato al governo: l’Italia ha una funzione strategica troppo importante in Europa e nel mondo perché possa cadere.

L’appiattimento della stampa e della politica, il coro di riprovazione verso le voci fuori dal coro, la teoria secondo la quale il presidente della repubblica è intoccabile e incriticabile, rappresentano lacerazioni gravi nel tessuto democratico. La sensazione di trovarci in una democrazia controllata è sempre più forte. La nausea per una sinistra ormai priva di identità e dignità che appoggia qualsiasi provvedimento, per quanto palesemente vessatorio verso i più deboli, come necessario, è ancora più forte.

Quando la politica non esiste più, e in questo paese non esiste più da anni, la democrazia comincia a morire. In Italia, in questo momento, sta decisamente poco bene.

C’era una volta la democrazia


Che la storia del nostro paese sia contrassegnata da una democrazia limitata è cosa nota. Da Piazza Fontana all’Italicus, dal terrorismo a Gladio, passando attraverso quel grande tentativo, perfettamente riuscito, di cancellare un movimento di protesta che stava assumendo dimensioni preoccupanti che è stato il G8 di Genova del 2011, gli ultimi decenni di storia del nostro paese raccontano che il popolo non è mai stato sovrano e le fila del gioco sono sempre state saldamente in mano ad attori che si sono ben guardati dall’uscire allo scoperto.

Con Berlusconi c’è stato un tentativo evidente di ritorno al passato, la volontà più o meno palese di ricostituire una sorta di dittatura soft, un fascismo dal volto, se non umano, quanto meno goliardico e godereccio. Nel frattempo abbiamo assistito alla lenta agonia della sinistra italiana, alla sua metamorfosi mal riuscita, alla cancellazione totale della sua identità e delle sue radici. Berlusconi ha devastato il tessuto etico e morale, già consunto di suo, del nostro paese perché la sinistra non è mai stata in grado di controllare il berlusconismo né di combatterlo. Sarebbe servito un leader lungimirante, dal profilo morale inattaccabile, capace di appassionare le folle. Non esiste nulla di simile in Italia, o meglio, qualcuno ci sarebbe, ma è impegnato a curare i malati in zone di guerra o a denunciare le malefatte della mafia.

Monti, che con il suo annuncio vagamente ricattatorio e un pò mafioso, per citare i Litfiba, ha scelto di continuare la tradizione inaugurata dagli editti berlusconiani, è solo l’ultimo, inevitabile anello di questa catena. Con Monti, rappresentante della più importante banca americana, cioè di chi ha contribuito a creare la crisi in cui siamo immersi, il cerchio si chiude e la democrazia rischia di esalare l’ultimo respiro.

Considerare la concertazione come “ricatto delle parti sociali” è un’affermazione fascista, punto e basta e non capisco perché i giornali non lo scrivano. Considerare la cancellazione dell’articolo 18 come fondamentale per rilanciare l’economia è una bugia, anzi, è una infamia. Non capisco perché i giornali non lo scrivano. La presunta trattativa con i sindacati si è risolta in un’arrogante esibizione di muscoli da parte di un governo che da un lato annuncia di voler rispettare la volontà del parlamento, cosa per altro che non andrebbe neppure dichiarata in una democrazia parlamentare reale, dall’altro lancia avvisi intimidatori. Questa trattativa è stata una pagliacciata: l’obiettivo del governo era sin dall’inizio quello di cancellare i diritti dei lavoratori strizzando l’occhio alla destra fascista e né Monti, né la Fornero, che tanta gioia ci darebbe se non aprisse bocca, avevano intenzione di trattare alcunché.

Il direttorio guidato da Monti è reazionario, fascista, al soldo del capitale, e in malafede. La menzogna è diventata ormai talmente comune nella politica italiana che viene usata senza neppure un minimo di ritegno da chiunque,anche da chi pensa che per essere rispettabili, basta vivere trent’anni con la stessa moglie e avere un’immagine un pò dimessa.

Il direttorio guidato da Monti mente, sapendo di mentire, perché altri sono i problemi che impediscono agli stranieri di investire in Italia: la corruzione dilagante, la criminalità organizzata, la mancanza di professionalità e competenza  a causa di un sistema scolastico devastato negli ultimi vent’anni sia dalla sinistra che dalla destra.  Sono solo i fascisti a dire che la sindacalizzazione è un freno allo sviluppo: la Germania guida l’Europa e ha sindacati fortissimi che concertano con il governo: non mi pare che gli investitori stranieri fuggano terrorizzati.

Monti non ha fatto nulla contro la corruzione, non ha fatto nulla contro la criminalità organizzata, non ha fatto nulla contro l’evasione fiscale se non operazioni di facciata, non ha fatto nulla per la scuola e si guarderà bene dal fare qualcosa nell’immediato futuro. Da buon seguace della scuola di Chicago, ha approfittato della crisi per creare divisioni tra i lavoratori, azzerare i sindacati e rassicurare i ceti medio alti sul fatto che nessuno metterà loro le mani in tasca. A stupire, solo parzialmente, è il servilismo quasi totale dell’informazione e il terrore dei partiti, che hanno crisi di panico al solo pensiero di sostituire Monti nell’ingrato compito di svolgere il lavoro sporco.

Se il parlamento approverà la pseudo riforma del lavoro così come vuole Monti, assisteremo a un calo delle retribuzioni, la classe operaia tornerà a essere sotto ricatto, le tessere sindacali scompariranno, aumenterà la tensione sociale. Ma soprattutto si sancirà la fine della democrazia, finalmente in modo chiaro ed evidente per tutti. Se il parlamento non l’approverà o apporterà dei cambiamenti, Monti si dimetterà per ripresentarsi poi a guidare la destra fascista, ottenendo una grande maggioranza, perché gli italiani, è noto, votano masochisticamente quando hanno paura e anche perché, ormai è chiaro, a sinistra, al momento, c’è il nulla.

In ogni caso il vulnus  creato da Monti è gravissimo, molto più delle pagliacciate goderecce di Berlusconi. Se il direttorio, Confindustria e la destra fascista vinceranno questa partita, l’Italia tornerà ad essere solo una entità geografica.