Per fortuna l’Europa non siete voi


EU puzzle

L’Italia, se si eccettuano i paesi di Visegrad il cui peso specifico a livello politico è pari a zero e sono tollerati (a torto) solo per motivi strategici, è l’unico grande paese europeo dove le forze neofasciste e populiste sono al governo. Certo, la destra guadagna consensi in Francia e in Germania, ha già provocato l’uscita dall’unione dell’Inghilterra, ma fossi Di Maio e Salvini, e per fortuna, non lo sono, eviterei di annunciare ai quattro venti che alle prossime elezioni europee tutto cambierà e, finalmente, avremo un’Europa razzista, protezionista e autarchica, cioè un’Europa suicida. L’Inghilterra, tornando a lei, insegna che nons empre il volere del popolo è la scelta più intelligente : la politica deve essere in grado di indirizzarlo, non di seguirlo nè di trincerarsi dietro il suo feticcio.

Già altre volte le destre sembravano aver preso il sopravvento in Europa e alla prova dei fatti, si sono ritrovare con nulla in mano se non i loro proclami roboanti e le loro truci minacce. Perché, nonostante tutto, francesi, tedeschi e tutti gli altri paesi dell’Europa centrale, a cui va aggiunta la Spagna, quando il gioco si fa duro, scelgono il futuro invece del ritorno al passato, specie di un passato con cui loro, al contrario degli italiani, hanno fatto i conti da tempo.

Per altro, da qui alla data delle elezioni, verrà ampiamente dimostrato dai fatti che il re è nudo, la gente capirà che la rivoluzione annunciata è una semplice riproposizione in peggio non della vecchia Dc ma dell’odiato renzismo: assistenzialismo, un jobs act appena sfiorato in modo inconsistente dal decreto dignità, un reddito di cittadinanza basato su una inesistente riorganizzazione delle agenzie per il lavoro e vincolato in modo magari anche opportuno, ma sostanzialmente indigesto, nessuna politica sul lavoro, tagli alla scuola, incremento delle tasse per le piccole e medie imprese, l’ennesimo favore ai grandi evasori in termini di condono.

La novità sta nel razzismo sdoganato e portato come vanto, nell’insulto becero come strumento di comunicazione politica, nelle minacce mafiose ( vedi quelle ai giornali) come mezzo di coercizione per i media.  La gente, presto o tardi, probabilmente trattandosi di uno dei paesi più ignoranti d’Europa, con un livello di cultura medio e di analfabetismo di ritorno allarmante, si accorgerà che il problema di questo paese non sono gli stranieri, i rom, i gay, le lesbiche, ma gli italiani disonesti e ladri come il loro idolo, quello che patteggia per un furto di 49 milioni e fa ironia sull’arresto di un uomo onesto.

Questo è il paese dei Gramellini, quelli pacati e lievemente ironici, che quotidianamente ci offrono la loro dose di moralismo d’accatto e scrivono che sì, il sindaco di Riace è una brava persona ma le leggi vanno rispettate ( ma dove, in Italia? Il paese delle mafie e dell’evasione, quello dove non si paga il biglietto sull’autobus, la terra dell’abusivismo edlizio e delle mazzette? Ma che cazzo dici?).

E’ il paese di brillanti cialtroni come Diego Fusaro, non a caso considerato intelligente anche a sinistra, in  quegli ambienti radical chic che della sinistra hanno fatto strame.

L’Italia rischia di restare giustamente isolata, non perché questo sia un governo più disonesto di altri, anche se la lega la sua parte la fa più che dignitosamente, ma perché è un governo di inetti e cialtroni, esattamente come lo è stato il governo Renzi, ma con di più di volgare arroganza che renderà il suo crollo ancora più rovinoso.

Il problema è che, andati via gli inutili Di Maio e Conte, finito Salvini, non si torna indietro, quello che è stato distrutto non si ricostruisce. Non lo farà la destra, che non ha mai costruito nulla in questo paese, non lo farà una sinistra giustamente morta e sepolta nelle sue varie incarnazioni sotto un mare di bugie, retorica, clientelismi, gruppi di potere, ecc.ecc.

L’unica speranza è in una società civile rinnovata, in un cooperativismo sano e svincolato da chiese e patroni politici, indipendente, davvero indipendente, non come molte associazioni e cooperative che predicano bene e razzolano malissimo, che porti istanze chiare e comprensibili a tutti, e abbia la forza di ripartire dallo zero in cui ci ritroveremo tra pochi mesi. Arriverà presto il momento del fare, non secondo la vulgata di Renzi o di Salvini, che pari sono per me, se non altro nel mio profondo disprezzo, ma del fare per gli altri, del ricostruire davvero sulle macerie, del ritrovare il coraggio di unirsi su principi e valori universalmente condivisi e confrontarsi su ciò che divide, trovando una mediazione intelligente, al di là delle ideologie e delle bandiere, tutte allegramente sputtanate dai rispettivi alfieri.

Avrà questo paese ancora una volta la forza di cambiare direzione? La città in cui vivo, Genova, ha spesso indicato la strada. Temo che lo abbia fatto anche questa volta, che quel ponte crollato che vedo ogni mattina sia una metafora tragica e indelebile di quello che ci aspetta. Ma, naturalmente, spero di sbagliarmi.

Un malinconico vociare di nulla


Trovo che i vari interventi televisivi di Grillo e Renzi, che hanno fatto scorrere fiumi di parole sui nostri giornali, si siano risolti, in ultima analisi, in un vocio indistinto sul nulla.

Non una sola proposta sensata, un’idea di Europa diversa, un abbozzo di piano a lungo termine per trasformare quell’aborto che è l’unione europea della finanza in una unione europea dei popoli.

Grillo, assai disonestamente, consapevole di contare quanto il due di coppe con la briscola a spade in ambito europeo, lancia proclami che lui per primo sa essere assolutamente privi di realismo. Il referendum sull’euro, la cancellazione del fiscal compact, sono boutades, battute da avanspettacolo tanto più sgradevoli in quanto c’è assai poco da ridere.

Renzi, assai disonestamente, millanta risultati inesistenti, ci fracassa i maroni con gli ottanta euro in busta paga (inesistenti anche quelli), vaneggia di diktat all’Europa altrettanto impossibili a realizzarsi quanto i propositi del suo avversario.

Abbiamo così due istrioni, un navigato uomo di spettacolo e un giovane, arrogante narcisista, impegnati in un continuo, malinconico, desolante vociare sul nulla. A fare da contraltare, naturalmente, le sparate sempre più deliranti di un vecchio laido che non sa invecchiare e del suo clan di servi pronti a raccattare le briciole del potere che fu. Ma loro non contano più un cazzo. Per ora.

L’arroganza dei Grillini non regge al principio di realtà quanto quella del vituperato Renzi: se anche tutte le loro proposte fossero state approvate, la situazione economica e sociale del paese non sarebbe cambiata di un millimetro, esattamente come accade per le millantate riforme del loro avversario. Ci vuol altro che gli scontrini fiscali per cambiare questo paese. 

Gente intelligente come Di Maio, è abilissima, salvo querele, a vedere la pagliuzza negli occhi dell’avversario, meno a vedere la trave nei propri, per esempio l’ortodossia fanatica imposta dall’alto di un movimento nato da una legittima e spontanea rabbia che non è capace di guardare oltre. I grillini vanno oltre le ideologie, questo è vero: loro non sono militanti sono adepti, fedeli a un profeta cacolaliaco che cambia idea quasi ogni giorno dando l’impressione di essere coerente. Non esiste, a tutt’oggi, un programma del movimento cinque stelle che vada oltre le chiacchiere, i proclami gli insulti: parlo di un programma di riforme strutturali, non le quattro stupidaggini presentate alle elezioni.

Ancora più irritanti sono le Renzi girls, arroganti, gelide, asessuate, sprezzanti. Le pasionarie del logorroico toscano sono l’immagine iconica dei radical chic, i rivoluzionari col rolex che Tom Wolfe descrisse magistralmente negli anni 70. Ricche, viziate, in carriera, sono l’equivalente maschile del loro leader che voleva essere Obama ed è solo un personaggio di Crozza. Per quanto riguarda programmi e visioni, vale quanto detto per Grillo.

Ma il vero colpevole di questa situazione siamo noi, gli italiani, sempre pronti a votare il pagliaccio di turno, disposti a vendere l’anima al diavolo pur di vincere, in attesa di un nuovo Savonarola da bruciare al rogo, meschini, egoisti, rendicontisti, bugiardi esattamente come i politici vecchi e nuovi che ci rappresentano. Il macrocosmo è la riproduzione del microcosmo, quello che accade nei palazzi del potere succede ogni giorni negli uffici, nei luoghi di lavoro, nelle Università. Forse solo i ragazzi della scuola dell’obbligo sono ancora puri, odiano e amano seguendo il cuore e non la convenienza. Sono ancora la parte migliore di questo paese.

Questo triste vociare sul nulla è esattamente quello che ci meritiamo, è l’inevitabile risultato di quello che siamo diventati. Un popolo diviso, incapace di assumersi la responsabilità di scegliere, disposto a scegliere come capo il primo idiota che scarichi la responsabilità della situazione sugli altri, meglio se diversi e sfigati, piuttosto che seguire chi ci mette di fronte uno specchio. Un popolo, soprattutto, spaventosamente ignorante. Di rilancio culturale e quindi di scuola, fateci caso, non parla nessuno dei due contendenti. Il potere ama gli imbecilli e gli italiani, in questo senso, sono il popolo eletto.