Un paese sospeso- appunti di un uomo comune


A volte ti spinge a scrivere un’urgenza che non sai spiegare, un desiderio insopprimibile di comunicare quello che provi, di dare corpo e parola agli astratti furori che si agitano dentro di te.

Questo libro, che potete trovare su Amazon in formato ebook e cartaceo, è nato così.

Alla fine dell’anno appena trascorso, ho sentito la necessità di raccogliere gli articoli pubblicati nel blog, da Gennaio a Dicembre 2018, consapevole che si è trattato di un anno importante, seminale, che si è consumata nel suo corso una frattura, lasciando il paese in sospeso, come i due monconi del ponte Morandi, terribile metafora della nostra realtà quotidiana, una divisione del paese inedita, una mutazione antropologica degli italiani non del tutto imprevedibile, per chi ha saputo leggerne i segnali.

Ne è venuta fuori una fotografia, certo parziale e di parte ma non credo distorta, di un’Italia diversa, che si sta muovendo lentamente verso un obiettivo che appare ancora nebuloso, distante, confuso. Un Italia meschina e razzista contrapposta a un’Italia smarrita, priva di punti di riferimento, stordita dalla rapidità del cambiamento

Il futuro sarà il populismo, la xenofobia, un muro dietro cui trincerarsi dimentichi e indifferenti al mondo o la manifestazione di sabato a Genova (ancora Genova che torna nei momenti cruciali della storia del paese) è l’inizio di un reazione da parte di chi non crede che quella sia una strada percorribile? Perché il futuro si gioca anche sui diritti civili, sulla capacità di uscire dalla dinamica polverosa fascismo/antifascismo e cercare di comprendere lo spirito del tempo per elaborare nuove strategie di umanità.

L’Europa resisterà agli attacchi delle forze post fasciste o cadrà, come l’Inghilterra, diventando terra di conquista per le super potenze vecchie e nuove? L’Europa saprà finalmente diventare quella terra dei diritti e degli esseri umani liberi e uguali sognata a Ventotene?

Domande pesanti, inquietanti, angosciose, a cui credo nessuno possa oggi dare risposta. Ma la domanda che più mi sta a cuore è: che fine farà l’Italia? Riuscirà a uscire da questa specie di incubo a metà tra il grottesco e lo spaventoso in cui è caduta o tornerà ad evocare fantasmi di un tempo che credevamo tutti di esserci lasciati alle spalle? Siamo circondati da mostri o è la paura a crearli?

Il libro non offre risposte ma punti di vista, idee, pagine rabbiose ed altre più pacate, spunti di discussione e di confronto. Qualcuna delle cose che ho scritto, purtroppo, si è avverata, e non è una buona notizia. Se qualcuno avrà la pazienza di leggerlo, sarebbe interessante discutere, confrontarsi, parlarne insieme, giusto per sentirsi meno soli in mezzo alla confusione di questi giorni.

Finanziaria gialloverde: mantenere i privilegi, diminuire il welfare e aumentare il consenso.


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Quello che doveva essere un movimento che avrebbe portato rinnovamento e pulizia, torna indietro di trent’anni, alla peggiore Democrazia cristiana. La finanziaria farisaica di Salvini e Di Maio è un pasticcio senza capo nè coda che non mette mano a nessuno dei problemi strutturali di questo paese, uno slogan pubblicitario privo di contenuto e ricco di conseguenze nefaste per il futuro del paese.

I tanti adepti dell’uno o dell’altro capetto che inneggiano sui social in queste ore, compreso il servo Travaglio, astutamente omettono l’ennesimo condono fiscale che i due ometti avevano giurato e spergiurato che mai avrebbero applicato, omettono anche di dire che la versione due punto zero dell’assistenzialismo dc, leggi reddito di cittadinanza, viene finanziata con i tagli ai comuni, alla scuola e alle periferie, quindi, nella sostanza, si dà ai poveri togliendo ai poveri in un gioco delle tre carte maldestro e squallido.

Quanto alle pensioni, questa riforma attuata senza sgravare l’Inps da oneri che non le competono, problema annoso che nessun governo ha ritenuto di voler risolvere, Monti e Renzi compresi, di fatto peserà in modo drammatico sulle nuove generazioni. Quando Di Maio dice che per ogni lavoratore  in più pensionato c’è un lavoratore giovane che trova lavoro,  intanto sbaglia grossolanamente la matematica, per pagare la pensione del lavoratore anziano e la propria dovrebbero prendere il posto del pensionato due lavoratori a tempo indeterminato, in secondo luogo la formula non funziona e non ha mai funzionato perché quando arriverà la tempesta finanziaria verso cui ci sta conducendo questo governo, l’ultimo problema che avranno le aziende sarà quello di assumere.

Quanto alla flat tax, se e quando verrà applicata, è anche quello un furto ai danni dei poveri e a favore di quella classe media e alta borghese che, come lo fu del fascismo, è il bacino elettorale del neofascista Salvini.

Nulla sull’ambiente, nulla sulla lotta alla criminalità organizzata, nulla sua una politica fiscale equa, nulla sulla lotta all’evasione fiscale.  Questa è la finanziaria di Salvini e Di Maio. Aggiungiamoci un decreto migrazioni criminale e anticostituzionale  e ci accorgeremo di quanto sinistre e grottesche siano quelle bandire sventolate sul balcone da questa congrega di scappati da casa e reduci della prima repubblica. Bandiere che rischiano di sventolare sulle macerie di un paese,

Altro che governo del cambiamento!

L’Europa paga i suoi errori. Se avesse immediatamente espulso i firmatari del patto di Visegrad che hanno violato i principi su cui è stata fondata, forse Salvini e co. non avrebbero osato tanto, se avesse attuato delle serie politiche sociali comunitarie invece di blandire i mercati, forse oggi avremmo un continente diverso. Si è invece chiusa in sé stessa, incapace di darsi un governo unitario a causa dei nazionalismi dei paesi più forti, il male di sempre. Non importa che gli inglesi siano sull’orlo del baratro, i paesi europei sembrano giganteschi lemmings che sia avviano allegramente verso la scogliera sull’oceano.

Tenuto conto che un’Europa a pezzi farebbe gli interessi di Trump, tenuto conto del nostro recente passato, c’è da chiedersi se la Cia non abbia giocato un suo ruolo nell’ascesa dei movimenti neofascisti, ma questa è una domanda che troverà risposta solo tra qualche anno.

Non stupisce che a inneggiare alla banda degli inetti nostrana siano tanti giovani: la deprivazione culturale è un grande problema ignorato e coltivato dai governi del nostro paese, stupisce invece la conversione al nuovo verbo razzista e demagogico di molti militanti di sinistra, di persone rispettabili, di gente che, normalmente, usa il cervello per ragionare. 

Si continua ad agitare lo spauracchio di Renzi omettendo vent’anni di governo di Berlusconi e della Lega: basta confrontare i dati del deficit per comprendere come Monti e Renzi, che personalmente detesto entrambi, abbiano dovuto far fronte a una situazione drammatica. Si poteva far meglio? Certamente sì. Questa finanziaria fa meglio? Sicuramente no. Anzi, per quanto impossibile, riesce a fare peggio.

Redistribuire la ricchezza significa togliere un po’ a chi ha tanto e dare a chi ha poco ed è il principio su cui si basa il liberismo classico di Adam Smith, utopico quanto il marxismo.  Non è esattamente quello che fa questo governo, anzi, la novità è che, senza alcun pudore, taglia il welfare per fare un’elemosina inutile, che non servirà neanche a pagare i servizi tagliati.

Il decreto su Genova è l’esempio più eclatante dell’ipocrisia e della falsità su cui si fonda questo esecutivo: fondi neanche lontanamente sufficienti a pagare i danni subiti dalla città, un commissario straordinario che  sarà pure onesto ma è in palese conflitto d’interessi, tante chiacchiere e nessun fatto concreto.

Sic parvis magna, e mai frase fu più adatta ad indicare lo stato delle cose.

Uomini diversi


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Leggo con attenzione i post di alcuni amici di Facebook, persone di diversa estrazione sociale che fanno i mestieri più disparati, uniti dall’indignazione per quanto accade nel nostro paese e dalla volontà di fare qualcosa.

Al contrario di me, sono persone pazienti, pacate, che replicano alle decine di commenti aggressivi, violenti, nauseabondi che ricevono i loro post.

Io non sono così, è un mio limite, o meglio, lo sono in classe con i ragazzi, ma, fuori dal mio lavoro, dialogo con chi sa ascoltare e con chi mi piace ascoltare, con persone da cui credo di poter imparare qualcosa o di potermi

confrontare ed, eventualmente, modificare la mia opinione e ignoro gli altri, perché credo sia tempo sprecato.

Chi giustifica un’azione miserabile come bloccare su una nave uomini, donne e bambini in nome di un calcolo politico,  è un miserabile, un uomo diverso da me, anzi  faccio fatica a definirlo uomo e io credo, alla mia età, di

essermi guadagnato il diritto di non parlare con i miserabili.

Eppure sarebbe facile chiedergli, quando ti dicono di portarti gli immigrati a casa tua o di pensare agli italiani che muoiono di fame, cosa fanno loro per gli altri. Sarei curioso di sapere quanti italiani che muoiono di fame

hanno ospitato a casa loro o, semplicemente, a quanti hanno fatto la carità, quante volte sono andati alla Caritas a dare una mano, quante volte sono scesi in piazza per i diritti di tutti, o contro le mafie, la corruzione, ecc.

La risposta sarebbe sempre la stessa: tanto sarebbe stato inutile, la Caritas è corrotta, i sindacati prendono i soldi, ecc.  Il qualunquismo allo stato dell’arte, al discussione da bar come fenomenologia della realtà.

Se questo paese è arrivato a un punto di non ritorno è anche per colpa di gente così, chei non ha mai speso un minuto del proprio tempo per gli altri, si è sempre disinteressata di quello che gli accadeva intorno e ha

pensato solo a sé stessa.

Salvini e Di Maio, nullafacenti, uno incolto e l’altro l’esempio di come, a volte, lo studio non serva a nulla, arroganti, vuoti parolai che dicono tutto ( male) per non dire niente, sono i campioni perfetti di questa gente, i figli

di un capitalismo portato all’eccesso che conduce inevitabilmente a un  individualismo assoluto, radicale, spietato. Salvini e Di Maio sono il braccio armato del Sistema.

Bisognerà trovare una nuova categoria antropologica che definisca questo relativismo morale portato all’eccesso, questa capacità di essere, a un tempo, persone normali, ammesso e non concesso che esista una persona

che possa definirsi normale, e individui ottusi, violenti, pronti a scagliarsi con il capro espiatorio del giorno, pronti perfino a sacrificare la salute dei propri figli pur di non accettare l’idea che esistano persone competenti e

impegnate a  operare per il bene comune.  Ci vuole un nuovo Zimbardo che studi questo effetto Lucifero mostruoso, abnorme e prolungato nel tempo.

Il principio su cui gente come Salvini e Di Maio fondano la propria epistemologia del potere è elementare: gli altri, categoria che comprende la sinistra, i neri, i gay, i trans, i tossici, i rom, ecc., a seconda del momento, sono

una minaccia perché sono diversi da noi, che sappiamo come vanno veramente le cose.

Questo semplice assunto, questa presunzione di onniscenza, gli permette di discettare su tutto e tutti, di scaricare sistematicamente le colpe  di quello che non va sull’altro, se poi è un’entità astratta, metafisica come

l’Europa meglio ancora, di dire che la vendita di un’azienda è stata condotta in modo irregolare ma non può essere annullata, di sequestrare esseri umani sofferenti su una nave ottenendo comunque consenso da chi ha

ormai  superato concetti come dignità, coscienza, altruismo, condivisione, sostituendoli con l’adorazione incondizionata di chi, così simile a loro, ce l’ha fatta, soddisfacendo il sogno che covano nelle loro menti frustrate.

Ci sono dei limiti, si dice , che non possono essere superati, si dovrebbe dire, più correttamente, che c’erano dei limiti che non andavano superati. Perché il segreto di questa nuova visione del mondo, è che non ci sono

limiti.  Anche se De Sade e Rabelais contesterebbero l’aggettivo “nuova”.

Con questi presupposti, con questa gente, non serve più ragionare, non serve più dare l’esempio,  trovare un punto di comune accordo perché punti di comune accordo non ce ne sono. Questi sono integralisti

dell’Io, egoisti patologici, siamo passati dall’uomo a una dimensione al mondo a una dimensione, la loro.

Come se ne esce da questo incubo? Possiamo chiuderci in una torre d’avorio e lasciar passare l’autunno del nostro scontento fino a diventare indifferenti a tutto, oppure indignarci, contarci e ritrovare la rabbia che un

tempo ci spingeva a dire che a noi importava, di tutto e di tutti, che a noi importa ancora, di tutto e di tutti. 

Un osceno spettacolo


Se si potesse disinstallare una parte del mondo, personaggi, fatti cose, come si fa con qualunque software, ci sarebbe solo l’imbarazzo della scelta: resettiamo il dramma siriano o i minori che arrivano nel nostro paese e spariscono con i barconi, Donald Trump degno figlio di suo padre o Renzi e il suo delirio di onnipotenza, la disuguaglianza o la quotidiana ingiustizia, l’ignoranza o i suoi figli (razzismo, intolleranza, nazionalismo, ecc.) ?

Il mondo offre un osceno spettacolo in questi giorni, spettacolo di cui Donald Trump non è il mattatore ma solo un comprimario momentaneamente sotto le luci della ribalta.

So che molti la pensano diversamente e spero di sbagliarmi ma io credo che Trump interpreti alla perfezione quello che sono gli Stati Uniti d’America: un paese ossessionato dal potere, dove il valore di un uomo è dato dal reddito annuo, dove il razzismo non è mai scomparso e l’accoglienza è stata sempre dettata dall’utilitarismo, un paese dove la democrazia è privilegio per pochi come la giustizia. un paese arrogante che deve cercare continuamente pretesti per nuovi conflitti in modo da soddisfare la sete delle sue fabbriche di armi. Io credo che l’americano medio somigli più a Trump che a Springsteen o a Sanders, e che la libertà americana sia tale per i wasp, con un buon reddito annuo e un lavoro solido. Per la working class, per gli immigrati, resta il sogno americano, un mito che già Steinbeck e Dos Passos avevano fatto a pezzi, su cui De Lillo ha gettato una luce sinistra e oscura.

Gli Stati Uniti sono quelli del napalm in Vietnam, del golpe in Cile, degli aiuti a Suharto per sterminare i comunisti in Indonesia, dei generali argentini, della United Fruit, sono quelli che hanno fatto diventare Zarkawi, fino ad allora un estremista emarginato anche da Al Quaeda, un mito, fornendogli indirettamente il seguito necessario a fondare l’Isis, sono quelli che hanno inventato le armi di distruzione di massa e devastato un paese per poi andarsene con la coda tra le gambe. Sono quelli del Ku Klux Klan e dei neri uccisi come mosche o inprigionati in attesa di essere “giustiziati”, gli stessi che hanno assassinato i due Kennedy, quelli di Guantanamo e della Cia.  Trump è l’erede di questa America che è, per quanto possa far ribrezzo, maggioritaria.

L’Europa, a questo punto, è a un bivio, si trova di fronte a una scelta identitaria: è l’Europa globalizzata della finanza o quella populista della Le Pen, entrambe calamitose per le classi meno abbienti? E’ l’Europa del deficit controllato o quella del welfare? Quella dei muri o quella dell’integrazione? Sono domande pesanti, gravide di conseguenze, a cui, al momento, non si può dare risposta.

La piccola, miserevole Italia degli ultimi anni, quella corrotta e gaudente di Berlusconi e quella finta e immaginaria di Renzi, poco conta e poco conterà se continuerà a girare in tondo in un loop autoreferenziale ed auto distruttivo, passando da una guida mediocre all’altra, seguendo un populismo vuoto e privo di contenuti, una sinistra che ha fatto scempio della sua storia o una destra che non può più depredare nulla perché ha lasciato dietro di sé terra bruciata. E’ necessaria una nuova strada, una nuova visione, una nuova prospettiva che al momento, nessuno sembra in grado di offrire al paese.

Lasciando perdere la dissoluzione del capitalismo, vagheggiata da chi non ha capito che la storia fa vinti e vincitori e non ha pietà per i primi, si giocherà nei prossimi anni una partita importante per le sorti del mondo: o la democrazia dimostrerà di avere anticorpi sani e rovescerà le tentazioni autoritarie che, se Trump dovesse consolidare il proprio consenso, cresceranno esponenzialmente, o ci ritroveremo  a considerare Orwell un profeta. Al momento la partita è aperta e non è così scontato che i buoni, ammesso che ci siano, stiano vincendo,.

Ma di quale Europa parliamo?


Ascoltando i commenti che hanno accompagnata la sciagurata uscita degli inglesi dall’Unione europea, mi sono chiesto per un istante se non fossi finito in un mondo parallelo, una realtà leggermente diversa dove le stesse persone, con gli stessi ruoli, dicono cose diverse.

Breve parentesi sul Regno Unito: gli inglesi nell’unione europea ci sono stati parzialmente e mal volentieri da sempre, basta pensare al fatto che ancora usano la sterlina. La loro fuoriuscita è stata frutto di calcoli politici di infimo livello, una resa dei conti interna al partito conservatore e l’ambiguità della posizione del partito laburista, guidato da un leader poco carismatico e incapace di dare seguito alle proprie posizioni di principio con una adeguata piattaforma programmatica, difetto comune a tutte le sinistre estreme in tutti i paesi europei. Aggiungete Farage, uno dei tanti cialtroni che da un po’ di tempo infestano l’Europa, facendo passare le loro posizioni razziste come vicinanza ai sentimenti del popolo, e il gioco è fatto.

Personalmente, io non voglio un politico che usi il linguaggio della strada e pensi come l’uomo della strada: vorrei che migliorasse il modo di pensare e il linguaggio dell’uomo della strada, che proponesse un modello più alto.

Quanto al fatto che a pagare saranno i ceti più svantaggiati, è la scoperta dell’acqua calda: è dalla Thatcher che in Inghilterra pagano i poveri e Blair, che sta al Labour party come Renzi sta al Pd, ha completato l’opera. In un paese di destra, che basa la propria economia sulle transazioni finanziarie, si favoriscono i ricchi a scapito dei poveri, nulla di nuovo sotto il sole, compreso il fatto che i poveri abboccano alle sparate di un Farage qualunque, che è come abboccare alle idiozie razziste di Salvini.

Temo che gli inglesi siano destinati a fare la fine che hanno fatto i loro giocatori con l’Islanda: da soli, per quanto siano ricchi e potenti, non riusciranno a tenere il passo degli altri colossi e saranno destinati inevitabilmente, sulla lunga distanza, a soccombere e diventare periferia. Puoi avere undici fuoriclasse in campo ma una squadra di brocchi che corre di più, finirà per umiliarti.

Ma la verità è che quest’Europa della finanza e del capitale, quest’Europa incapace di unirsi su principi etici e valori condivisi e ostinatamente tesa a obbligare gli Stati a una politica di ottuso rigorismo che lo stesso Fmi ha definito sbagliata, l’Europa dell’arroganza di Juncker, sempre più inopportuno e insopportabile e di una Germania cieca e autolesionista quanto lo sono stati gli inglesi, ha rotto le scatole a tutti.

Sembra che tutti abbiano dimenticato lo scempio che è stato fatto della Grecia, le vite umane, le famiglie ,le persone, non i numeri vuoti dei bilanci, ridotte alla miseria, da un giorno all’altro senza più una prospettiva e un futuro. Sembra che tutti abbiamo scordato quanto abbiamo odiato quell’’Europa.

Quest’Europa va cambiata e speriamo che la Brexit funga da stimolo ad avviare un cambiamento che prima di tutto deve essere politico. Problemi come l’immigrazione, la disuguaglianza, la giustizia, la sicurezza vanno affrontati con linee comuni a tutti i paesi dell’unione. E’ semplicemente ridicolo che nei Balcani si tollerino i muri, che si chiudano le frontiere e che la croce debbano portarla sulle spalle l’Italia e quelle migliaia di poveri cristi che arrivano ogni giorno sulle nostre coste.

Quello che l’Europa non ha compreso è che siamo di fronte a un’era di migrazioni che non è arginabile regolando i flussi o chiudendo le frontiere: è come tappare la falla in una diga con un dito.

Urge un’unione politica dell’Europa, quel governo europeo che era nella mente di chi l’unione europea l’ha sognata e poi fondata, un governo non più elitario e lontano dalla gente ma eletto dalla gente e che alla gente risponda.

Un governo europeo a cui non pensano né i tedeschi, né i francesi , né Renzi, che oggi ha archiviato l’ennesima brutta figura, cercando di sfruttare il momento di confusione per strappare nuove agevolazioni per le banche italiane e beccandosi l’ennesima sberla dalla Merkel.

Che poi i nostri giornali, sempre pronti a scaricare le colpe del governo sull’Europa, abbiano dipinto gli inglesi dopo il risultato del referendum come degli imbecilli o dei pazzi, parlando dell’Unione come se fosse un modello di civiltà e di libertà, ed esaltando l’Erasmus, su cui si sarebbe tanto, ma tanto da dire, fa parte del malcostume nostrano e del livello infimo di del nostro giornalismo. Meglio sarebbe stato fare un revisione critica delle politiche dell’Unione europea cercando, al netto dell’arroganza e della insipienza degli inglesi, di comprendere i motivi a monte di un risultato che avrà comunque gravissime ripercussioni sul futuro dell’Unione europea.

Ma chiedere di usare il pensiero critico in un paese dove latita a tutti i livelli, è evidentemente chiedere troppo.

Di guerre e di muri


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Nelle “Conversazioni contadine”, a un certo punto Danilo Dolci chiede ai contadini siciliani che sta seguendo se è giusto uccidere. Subito tutti dicono di no poi, stimolati dalle domande di Danilo, comincia a farsi luce un certo relativismo: è lecito uccidere, per legittima difesa, per vendicare l’omicidio di un familiare, se la moglie ti tradisce, ecc.

Lo stesso accade con i media quando devono giustificare atti di guerra: la violenza, normalmente condannata, diventa accettabile,addirittura necessaria. C’è poi la violenza quotidiana, quella che non fa notizia, la mattanza campana che non interessa a nessuno e quindi non esiste, o meglio, esiste solo per Roberto Saviano, quando gli danno spazio.

Bombardare ospedali e scuole, come accaduto ieri in Siria, è un crimine contro l’umanità, chiunque l’abbia commesso andrebbe giudicato e condannato da un tribunale internazionale. Invece in Siria si continua a giocare un partita sporca, degna dei peggiori anni della guerra fredda: stessi massacri ingiustificati, stesso cinismo, stesso disprezzo delle vite degli altri, stesse bugie, la stessa fabbrica del consenso.

La Siria è un quotidiano esercizio di menzogne, il terreno di gioco su cui si scontrano Putin e Washington, la Turchia, l’Arabia saudita e comprimari vari, tutti impegnati a salvare la pelle a un dittatore sanguinario per impedire l’avanzata dell’Is, il mostro che hanno contribuito a creare, Un gioco delle parti surreale, se non fosse tragico, l’epitaffio ideale per la morte della politica e la vittoria del denaro che domina su tutto.

La Siria è il paradiso dei trafficanti d’armi e di droga, il canale di scolo del fallimento delle politiche estere americane, la palestra personale di Putin, dittatore spietato di un paese dove i suoi migliori alleati sono le mafie. La Siria è lo specchio della nostra realtà.

La foto di un bambino annegato ha, per un momento  acceso i riflettori sul dramma dei migranti, suscitato un moto di sdegno generale, come se prima non sapessimo, come se anni di naufragi e corpi ripescati non fossero stati sufficienti. Quante foto di bambini siriani dilaniati dalle bombe americane, russe, europee ci vorranno perché si alzi un no alla guerra talmente forte da assordare il cielo? Quante volte ancora i canno ni dovranno assordarci tuonando? E per quanto tempo continueremo a fare finta di non sentire?

L’Europa da un lato crea le condizioni perché ondate di nuovi profughi in cerca di una speranza di vita arrivino sulle sue coste,dall’altro innalza muri, sospendendo Schengen e cancellando l’unica vera  e grande conquista di civiltà che ha ottenuto dalla sua unificazione. E torna il relativismo dei contadini di Dolci: l’Europa è un paese che ha al centro le libertà civili ma… l’Europa ha come valore fondante l’uguaglianza di tutti gli uomini ma… l’Europa è terra cristiana però… puntini di sospensione che significano vite umane cancellate, ignorate, umiliate, dilaniate.

L’Europa tollera che l’Ungheria innalzi un muro, che la Danimarca si comporti alla stessa stregua dei nazisti, che i dritti civili vengano violati sistematicamente, quotidianamente, impunemente all’interno dei suoi confini. L’Europa è come le tre scimmie sul tempio shintoista di Tokio.

Mentre un papa rivoluzionario, continua ostinatamente a predicare la pietà e la misericordia anche in casa dei narcos, i più sanguinari assassini del pianeta, l’Europa sancisce la fine della pietà, se mai c’è stata.

Tutto questo accade nell’indifferenza più totale della maggior parte della gente. Se metti una rana in una pentola piena d’acqua e accendi il fuoco, la rana si accorgerà che sta bruciando quando ormai è troppo tardi.

Ecco, noi, con la nostra ignavia, il nostro egoismo, il nostro egocentrismo, siamo quella rana.

Chiudo ancora con Danilo Dolci, che insegnava ai contadini a reclamare non per sé ma per tutti un mondo più giusto, un mondo dove lavoro e dignità sono patrimonio di ogni individuo, un mondo senza guerre e senza sopraffazioni.

Sono passati più di sessant’anni e quella strada è ancora tutta da percorrere.

Se l’attacco a Libera non fosse casuale?


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L’ennesimo attacco a Libera arriva da un magistrato stimato e rispettato che lancia per l’ennesima volta, in un contraddittorio articolo che uscirà su Panorama, accuse generiche che partono da un falso presupposto, per poi definire Libera “un’associazione seria” a cui consiglia di vigilare contro i pericoli di infiltrazione mafiosa. (Ma dai?).

L’attacco parte da un presupposto sbagliato, quello su cui si basano quasi tutti gli attacchi ricevuti negli ultimi mesi: che Libera gestisca i beni confiscati alle mafie e porta come esempi alcuni recenti e gravi fatti in cui l’associazione di don Ciotti, di cui mi onoro di far parte, non c’entra nulla.

Sfatiamo innanzitutto il campo dagli equivoci: Libera non gestisce nulla, Libera è una rete di associazioni che promuove l’affido e la gestione di beni confiscati ad altre associazioni e cooperative che fanno parte della sua rete ma  tale gestione resta nella totale responsabilità di detti enti e associazioni che hanno il dovere di garantire trasparenza e correttezza.

Si potrebbe chiudere qui l’articolo, dal momento che il punto di partenza delle dichiarazioni del magistrato si basa su una affermazione errata. Non è necessario parlare oltre a difesa di Libera, l’ha fatto benissimo e tempestivamente don Ciotti.

Mi interessa invece riflettere sui motivi che hanno portato Libera a essere sotto il mirino di più o meno improvvisati cercatori di scandali negli ultimi mesi.

A parte l’avversione tradizionale della destra per il mondo cooperativo e per quei valori di solidarietà e accoglienza che non fanno parte della sua cultura, temo che i motivi vadano cercati altrove..

Io insegno storia e, studiandola, ho imparato che in questo paese mai nulla accade per caso e che le teorie del complotto, in particolar modo quando sono coinvolte la mafia e la massoneria, quasi sempre si rivelano meno deliranti di quel che sembra. Molti fatti passare per pazzi e visionari, giornalisti come Giuseppe Fava, Mario Francese e Beppe Alfano, con storie di vita e militanza politica agli opposti ma con lo stesso vizio di voler squarciare il velo di maia che separa la realtà con l’apparenza, hanno pagato con la vita la loro capacità di affondare il dito nella piaga purulenta del malaffare nostrano.

E’ innegabile che questo governo stia facendo dei piccoli, grandi favori alle mafie: mi riferisco all’innalzamento a tremila euro della quota di denaro spendibile in contanti, un’ottima scorciatoia per il riciclaggio, a una legge sull’auto riciclaggio per lo  meno discutibile, a una legge sugli ecoreati benvenuta ma incompleta che sembra scritta apposta per salvare le aziende in casi drammatici come quello dell’Ilva e last but not least, allo scioglimento del corpo forestale dello Stato che confluirà nei carabinieri.

Quest’ultimo è forse il provvedimento più incomprensibile. Non si capisce in base a quali necessità di spending review resti al suo posto lo spropositato numero di lavoratori della forestale presente, ad esempio, in Sicilia (circa ventottomila) e vadano invece militarizzati circa ottomila guardie forestali la maggior parte delle quali, si può facilmente presumere, chiederà il passaggio ad altro ente. Il calcolo elettorale si capisce, l’opportunità no.

La Forestale, per chi non lo sapesse, è il corpo specializzato nei reati ambientali. Non avremmo scoperto nulla della terra dei fuochi né del traffico dei rifiuti senza il lavoro attento e rischioso di questi uomini. Sciogliere la forestale, dice il capo della Dia Roberti, significa “fare un favore alle mafie”.

Non è la prima volta che accade, anche se queste notizie sui giornali non compaiono: tra gli anni e 80 e gli anni 90 a Brescia, il corpo forestale locale avviò la prima grande indagine sul traffico di rifiuti tossici, indagine che scoperchiò un verminaio ed ebbe, come risultato più eclatante, il trasferimento degli uomini che l’avevano portata avanti.

Il sospetto, a mio parere fondato, è che si attacchi Libera nel tentativo di delegittimare chi ha la forza mediatica e morale di alzare la voce per denunciare queste operazioni.

Si cerca insomma di mettere a tacere preventivamente chi può avanzare critiche fondate e insinuare nell’orecchio degli italiani la pulce del sospetto.

Il presidente del consiglio non ama che si parli di mafie, è cosa nota. L’ho sentito insieme a milioni di italiani affermare in televisione che è una menzogna dire che intere zone del paese sono in mano alla criminalità organizzata ed è di oggi la sconcertante affermazione che Caserta non è solo la terra dei fuochi ma anche la terra dei cuochi e che per questo il governo sta lavorando. Affermazione, come spesso gli accade, di straordinario cattivo gusto.

Le mafie disturbano, sporcano l’immagine del paese destinato a magnifiche sorti e progressive che il premier dipinge ogni qual volta apre bocca, sono un fenomeno da minimizzare, qualcosa di cui meno si parla meglio è. E se se ne parla, lo si faccia attaccando gli avversari su fatti risibili, vedi la vicenda di Quarto, ed evitando di parlare dell’enorme trave nei propri occhi.

Anche questo, purtroppo, non è un atteggiamento nuovo.

A corroborare la teoria di questa “strategia della distrazione” operata dal governo, del tentativo di distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dai fatti realmente gravi per orientarla verso fatti inesistenti, va annoverata la grottesca prova di machismo nei confronti dell’Europa, una falsa notizia, alla vigilia della notizia che il padre del ministro Boschi intratteneva rapporti ha incontrato più volte Flavio Carboni, capo della P3 e faccendiere invischiato in molti misteri della nostra storia recente. notizia messa in quarto piano dai notiziari.

Mafie, massoneria, affari sporchi, spettri vecchi che si agitano dietro le spalle di quello che si è auto eletto “homo novus” della politica italiana. Ma anche questa, purtroppo, non è una novità.