Lettera aperta al ministro Giannini


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Egregio Ministro,

ci si aspetterebbe che una insigne glottologa, docente presso la più prestigiosa università del paese, usasse le parole con il dovuto raziocinio e fosse sempre ben consapevole di quanto sta dicendo: purtroppo, questo non accade quasi mai quando Lei parla degli insegnanti italiani.

L’ultima volta ci ha dato degli squadristi, usando un termine certo non confacente a chi le faceva presente l’assurdità di una riforma che richiama, nel suo assunto, proprio la riforma Gentile, guardi un po’, con la sua neanche troppo nascosta intenzione di trasformare la mia categoria in una schiera di servi muti.

Qualche giorno fa ha affermato che gli insegnanti devono scendere dalle cattedre e che grazie alla sua riforma, si parlava di formazione, torneranno a scuola.

A scuola, egregio ministro, dovrebbero tornarci lei e il sig. Faraone, per vedere come lavorano gli insegnanti italiani nonostante la situazione miserevole delle scuole che non è responsabilità sua e del suo governo ma che Lei e il governo che rappresenta state aggravando con provvedimenti di facciata che ricadono, come al solito, sulle fasce più deboli della popolazioni, i ragazzi disagiati, i disabili, etc…

Sarebbe ora che la smetteste tutti quanti di avere come modello la scuola del Mulino Bianco, con la sua famiglia sorridente appena sveglia e tornaste con i piedi per terra, cercando di capire qual è la realtà.

Sarebbe anche ora che lei la smettesse di insultare e trattare con un branco di incapaci quelli che dovrebbe rappresentare e tutelare, cosa che fino a questo momento non ha fatto e lascio ad altri le considerazioni sul lauto stipendio che lei incassa ogni mese mentre la mia categoria ha il contratto bloccato da sei anni.

Quanto alla formazione, vede, egregio ministro, le porto il mio esempio, che è l’esempio di moltissimi insegnanti italiani, giusto perché la smetta di dire assurdità e cominci a fare qualcosa di concreto e utile, cominci a giustificare i soldi che si mette in tasca ogni mese.

Io, da anni, faccio dalle venti alle quaranta ore di aggiornamento ogni anno, tutte certificate, tutte con enti riconosciuti dal suo ministero. Io, in cattedra, non ci sono mai salito perché ho cominciato a insegnare, sedici anni fa, con la consapevolezza che la lezione frontale era ormai obsoleta e bisognava inventarsi qualcosa.

Premetto che non lavoro nella scuola del Mulino bianco e neanche lo vorrei, lavoro in un quartiere problematico e in una scuola a rischio. Fino a che abbiamo potuto, con i miei colleghi abbiamo inventato e sperimentato, cercato strade nuove, trovato soluzioni e digerito sconfitte, sempre e solo nell’interesse dei ragazzi.

Poi sono arrivati i tagli: finito il tempo prolungato, finite le risorse per le attività pomeridiane, etc…etc… E adesso è arrivata Lei.

Vede noi, nella nostra scuola brutta e disagiata, applicavamo la peer education prima di sentirla nominare, l’apprendimento cooperativo per necessità, quando ti trovi classi di soli alunni stranieri che non parlano italiano e insegni italiano, qualcosa devi pur inventare. Pensi che con la collaborazione dei miei colleghi e del personale Ata ho persino girato una versione dei Promessi sposi in chiave antirazzista con soli alunni stranieri e non l’ho fatto per partecipare a qualcuno dei nauseabondi concorsi che organizza il suo ministero per far vedere quanto siete bravi, no, l’ho fatto perché era l’unico modo di insegnare a quei ragazzi, applicando quell’”apprendere facendo” che oggi va tanto di moda.

Quest’anno ho deciso di passare al metodo della classe capovolta, ma mi spiega come posso farlo con la connessione internet che non funziona, i computer per i ragazzi che non esistono, le uniche due Lim inagibili perché l’aula viene adibita al “normale” svolgimento delle lezioni a causa di lavori di ristrutturazione che durano da mesi, l’aula video inagibile per lo stesso motivo?

Così mi sto inventando quotidianamente il modo di applicare quel metodo senza possedere il necessario, comprando libri a mie spese e facendo autoaggiornamento, cercando una piattaforma on line efficace, etc…

Tutti i miei colleghi fanno così, quotidianamente inventano nuove strategie e nuove soluzioni, poi ce le scambiamo e impariamo l’uno dall’altro.

Noi non abbiamo bisogno di tornare sui banchi di scuola, egregio ministro, e affermandolo, lei mette in discussione la libertà di insegnamento, il diritto sancito dalla Costituzione, di adottare le tecniche e gli strumenti che riteniamo più adatti per riuscire a fornire ai ragazzi  l’insegnamento più efficace.

Sa qual è il vero scandalo, la vera oscenità della sua riforma? All’interno  della stessa città, tra provincia e provincia, tra regione  e regione, le scuole non vivono tutti gli stessi problemi: ci sono le scuole del Mulino Bianco, nei quartieri migliori, e le scuole a disagio, nei quartieri dei lavoratori. Le prime hanno tutto, le altre quasi niente. Lei, Faraone e il governo che rappresentate avete mantenuto e ampliato questa diseguaglianza, state allargando la forbice e fate finta di non vedere e di non sapere che si tratta di una gigantesca violazione della Costituzione. Voi volete che la scuola torni al metodo Gentile: scuole per i figli dei ricchi che formeranno una classe dirigente inquadrata e scuole per le classi popolari, per fornire manodopera a basso costo. Se poi qualche povero brilla in modo evidente, lo premiamo col merito, altro mantra della sua amministrazione. Nella Sua riforma non c’è una riga riguardo a questa disuguaglianza incostituzionale.

Io fossi in lei mi vergognerei, Ministro, ma dimenticavo: sono uno di quelli che deve tornare sui banchi di scuola.

Domani ultima chiamata per la scuola pubblica


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Io credo che molti insegnanti non abbiano ben compreso l’importanza dello sciopero generale di domani. Se non ci sarà una grande mobilitazione della categoria a Settembre la 107 entrerà a pieno regime, completando il processo di destrutturazione della scuola pubblica e avviando quel processo che porterà a una progressiva privatizzazione delle scuole sul modello americano.

La chiamata diretta da parte dei dirigenti comporterà, di fatto, un ridimensionamento del concetto di libertà d’insegnamento e avvierà la precarizzazione di tutta la categoria.

Se eliminare il precariato significa trasformare tutti in precari, il trio delle meraviglie formato da  colui che non è stato eletto, Giannini e Faraone, hanno mantenuto le promesse.

La 107 è un legge che si basa su un unico principio: quello del ricatto. Vuoi lavorare? Spostati a mille chilometri di distanza e se hai famiglia, fatti tuoi. Ti regalo cinquecento euro ma solo se li spendi come dico io. Vuoi chiedere trasferimento? Costruisco degli ambiti territoriali assurdi e vediamo se ne hai ancora il coraggio. Vuoi il bonus? beh allora devi sottostare ad alcune regole che non sono uguali per tutti ma differenti da scuola a scuola e da dirigente a dirigente, perché alla fine è lui che decide i nomi. Stai sull’anima al dirigente? La titolarità di cattedra non esiste più e lui ti sistema nell’organico di potenziamento, a fare il tappabuchi, o nell’organico di rete, a saltare da una scuola all’altra.

Questa è la 107 e chi si illude di ritagliarsi un posto al sole, di ottenere il suo bell’incarico e stare tranquillo alla corte del re, non ha considerato che ogni tre anni il re cambia e si sa quel che si lascia ma non quel che si trova.

La chiamata diretta del dirigente oltre che violare il contratto di lavoro nazionale che è ancora in vigore e non può essere cancellato dalla legge, rappresenta la legalizzazione del clientelismo. Certo, il dirigente non può assumere parenti ma può farli assumere dal suo collega vicino, che a sua volta gli chiederà di assumere il tale, secondo quella logica di scambio di favori che ha già trasformato la politica in un mercato e che ha fatto la fortuna delle mafie nel nostro paese.

Non mi permetterei mai di dire che tutti i dirigenti sono favorevoli a questo scenario, attenzione, anzi

posso dire che in quindici hanno di carriera ho avuto a che fare con dirigenti più o meno capaci ma tutti, indiscutibilmente onesti. Ma chiedete ai colleghi che hanno dirigenti autoritari e prevaricatori come si lavora nelle loro scuole, quale clima si respira e quale timore serpeggia.

La 107 va neutralizzata  e l’unico modo per farlo è la via contrattuale. O domani si scende in piazza in tutta Italia tutti insieme, a chiedere il rinnovo del contratto e la modifica degli aspetti più assurdi della legge, o la scuola pubblica è destinata a scomparire.

Sarebbe bello se insieme agli insegnanti scendessero in piazza anche quei dirigenti scolastici, molti, che non hanno alcuna smania di potere. Sarebbe opportuno fossero con noi anche e le prime ad essere danneggiate da questa riforma, le famiglie: quando si renderanno conto che a pagare il prezzo più alto saranno i loro figli, sarà ormai troppo tardi. sarebbe importante che scendessero a riempire le piazze anche i precari, i più danneggiati, umiliati e offesi dalle nuove norme, anche quelli che stanno svolgendo le prove di un concorso organizzato con i piedi e condotto ancora peggio.

Chiudo con un esempio che ben illustra tutti gli aspetti negativi della 107. Siamo in tempo di bonus e i comitati di valutazione stanno scegliendo i criteri per assegnarlo, Ogni scuola sceglie criteri diversi e si va dai più fantasiosi ai pochi criteri sensati (verificabili, misurabili, oggettivabili). Nessuno ha informato i comitati di valutazione che sono penalmente responsabili di quanto decidono: se varano criteri passibili di ricorso, saranno loro a risponderne. Praticamente tutti i criteri proposti sono passibili di ricorso. E’ una situazione da terzo mondo, ideata da incapaci. Non credo esista in Europa una scuola che abbia varato a questo modo la valutazione degli insegnanti.  Non si discute il principio che il merito venga deciso a discrezione del dirigente, meglio che si assuma la responsabilità lui piuttosto che assistere a duelli rusticani tra gli  insegnanti, si chiede solo che il governo vari criteri condivisi e chiari, differenziati per ordine di scuola, all’inizio dell’anno così che un insegnante sia libero di concorrere al bonus oppure no, conoscendo prima le regole e non in corso d’opera. 

Si preferisce invece la lotta intestina nelle scuole, i colpi bassi, si vuole deliberatamente dividere i collegi docenti perché non abbiano più voce in capitolo nella gestione della scuola. E’ un altro passo verso la progressiva delegittimazione della categoria docenti, già arrivata a buon punto.

Ecco perché domani bisogna che gli insegnanti facciano sentire forte la loro voce, per tutelare la dignità del proprio ruolo, per rivendicare il valore insostituibile dell’istruzione pubblica.  Per non ritrovarsi a Settembre, come una favola al contrario, trasformati in servi.

Perché sto col preside di Rozzano.


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Doverosa premessa, dato l’argomento, sono credente e insegno in una scuola multietnica.

La decisione del dirigente, che ha annullato una manifestazione in programma per festeggiare il Natale, giustificando tale scelta con la volontà di non turbare la convivenza con le altre fedi, poteva essere l’avvio di una seria discussione sulla laicità della scuola e sul necessario cambiamento dell’ora di religione, invece il coro dei soliti dementi, Salvini, Faraone, Alfano e compagnia bella, insieme ad alcune associazioni di genitori che, tacciando il dirigente di ideologia hanno assunto una posizione fortemente ideologica e integralista, ha trovato terreno fertile per far annegare tutto in un mare di ipocrisia.

Qualche anno fa, alla domanda di un mio alunno sul perché in classe non c’era il crocefisso, ho risposto che non lo sapevo e non me ne fregava nulla, non avevo bisogno di un simulacro per ricordarmi di essere cristiano.Con quella frase ho scatenato una buriana che ha rischiato di far perdere il posto a un collega di religione, che aveva colto l’occasione per aprire un discorso di studio delle varie fedi presenti a scuola, invitando i ragazzi a tappezzare la classe con simboli delle loro religioni. Ad aggiungere il grottesco al ridicolo, il fatto che non avevamo i crocefissi in classe perché la Curia non ce li aveva forniti.

Esprimo quindi tutta la mia solidarietà al dirigente di Rozzano che ha avuto il coraggio di provare a fare qualcosa di nuovo,fuori dalle righe,  dote non proprio diffusissima nella sua categoria.

Prendo anche atto che la notizia, su tutti i principali quotidiani tranne  Il Fatto quotidiano, sovrasta quella a mio parere ben più seria, che l’Italia è il paese europeo col maggior numero di vittime per inquinamento. Il consueto metodo usato dalla stampa di regime per nascondere i problemi reali del paese.

Personalmente, ritengo che oggi più di ieri, la scuola debba essere laica e che l’ora di religione vada trasformata in un’ora di storia delle religioni restituendo dignità agli insegnanti di religione che oggi sono, a tutti gli effetti, insegnanti di serie B, dal momento che la loro materia non è presente agli esami e non fa media. Va cambiato il metodo di reclutamento, svincolandoli dalle curie e trasformandoli in insegnanti come tutti gli altri.

Il cristianesimo sbandierato come appartenenza da chi ha votato una legge incivile e razzista come la Bossi-Fini, i festeggiamenti natalizi rivendicati da chi ogni giorno oltraggia la Costituzione e il Vangelo predicando l’odio razziale, l’ottuso integralismo di chi trova un pretesto per mascherare il proprio razzismo dietro la bandiera della fede e dell’appartenenza, mi fanno sommamente schifo.

Questo paese non riesce a uscire da un’ipocrisia opprimente, un perbenismo d’accatto, un’ignoranza patologica che lo riducono a una misera provincia abitata da   miseri individui. Tutto diventa occasione per propaganda politica, per difesa di valori inesistenti nella pratica quotidiana e di una identità che appartiene, forse, alla storia.

Meglio farebbero, quei genitori tanto devoti, a protestare contro la corruzione che soffoca ogni iniziativa, e contro una legge che uccide la scuola riducendo i ragazzi a merci e gli insegnanti a operatori di una catena di montaggio. Meglio farebbe l’illetterato Faraone, a occuparsi in modo almeno decente di quello per cui tutti lo paghiamo, molto più di quanto meriti. Affrontando in modo serio, per esempio, dopo tanto vuoto parlare di meritocrazia, parola che con la scuola non c’entra nulla, il problema del disagio scolastico e di curricula appropriati per l’integrazione degli alunni stranieri, capitoli assenti dalla presunta riforma del governo.

Una scuola laica è il fondamento necessario per un dialogo costruttivo con l’altro, necessario e ineludibile se vogliamo risolvere alla base problemi come il razzismo, l’intolleranza, sradicare il terrorismo.

L’atto del preside di Rozzano e le reazioni che ha ottenuto, mostrano esattamente la scuola che piace a questo governo: obsoleta, fedele al re e alla Chiesa, ossequiosa alle regole e alle tradizione, lontana da qualsiasi sviluppo dello spirito critico.

Anche questa scuola qua, quella dell’Aprea e di Renzi, a me fa sommamente schifo.

Io vorrei che i nostri figli fossero migliori di noi, aperti agli altri, accoglienti, solidali e in grado di riflettere con la propria testa. Vorrei una generazione che non si entusiasmi per le elemosine di stato ma sia in grado di reclamare a gran voce i propri diritti, ragazzi impegnati a costruire un mondo diverso, un sistema diverso,  vorrei una scuola che a questo li prepari, che li accompagni nel cammino verso la conoscenza di sé e degli altri senza imporgli ideologie o fedi ma cercando di dargli la possibilità di poter scegliere senza pregiudizi e senza l’alito opprimente del senso comune a soffiargli sul collo.

Il Natale cristiano è una festività posticcia, incollata sopra le celebrazioni pagane del dio sole, che rappresentavano il passaggio dalla morte dell’inverno alla vita che sarebbe tornata in primavera. Gesù non è nato il 25 Dicembre e forse non è nato nemmeno 2015 anni fa, ma questo non ha importanza perché a dare senso alla ricorrenza dovrebbero essere i nostri atti, il nostro comportamento, le nostre parole, il Natale dovrebbe essere il momento in cui ogni cristiano rinnova il proprio impegno a migliorare questo mondo. Il Natale è una radice fittizia a cui noi possiamo dare linfa reale aprendoci al mondo, non certo come hanno fatto alcuni dei genitori di Rozzano.

Non si rendono conto, quei genitori, Faraone, Salvini e compagnia cantante, di quali danno arrechino a quei bambini insegnandogli a ragionare in termini di “noi” e “loro”, non si rendono conto di instillare il veleno della diversità da cui, almeno per un po’, dovrebbero essere ancora immuni. E’ così che si semina l’odio ed è vergognoso che accada usando come pretesto la fede e il Natale.

Le lettere di un bugiardo


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Per l’ennesima volta il presidente (non eletto) del Consiglio invia una lettera agli insegnanti per magnificare la sua pseudo riforma della scuola e mente sui numeri e nel merito.

Non è stato azzerato il precariato della scuola, ma, quel che è peggio, le nuove normative impediscono di chiamare supplenti prima di cinque giorni di assenza del docente titolare alle elementari e prima di dieci giorni di assenza alle medie e superiori, senza contare l’impossibilità di sostituire subito il personale Ata assente, con gravi disagi che ricadranno soprattutto sui ragazzi e sul loro diritto allo studio, diritto di cui non sembra importare più nulla a nessuno.

Le assunzioni sono sedicimila in meno di quanto annunciato e sono state effettuate con criteri poco chiari.

Il famoso organico funzionale, tanto strombazzato dalla sempre più inutile e fastidiosa Giannini e dall’analfabeta di ritorno Faraone, si riduce a tre, quattro insegnanti per Istituto Comprensivo che, con buona pace della loro professionalità, saranno costretti a fare i tappabuchi.

L’autovalutazione delle scuole è stata ridotta ad uno strumento per stilare classifiche tra scuole di serie A e scuole di serie B, mentre la valutazione degli insegnanti servirà ai dirigenti scolastici per applicare la regola aurea del divide et impera. Già si sente nei corridoi il sibilo dei coltelli che vengono affilati.

I fondi d’Istituto, quei soldi che servono, per esempio, ad attivare progetti per recuperare i ragazzi a rischio dispersione, sono stati diminuiti e lo saranno negli anni a venire.

Di tutto questo, nella lettera piena di bugie di un bugiardo, non c’è traccia.

Tutta colpa di Renzi? No, non è tutta colpa di Renzi.

La categoria avrebbe potuto e dovuto opporsi con forza a questa riforma a Settembre, quando si sono convocati i collegi docenti e sono state approvate le prime delibere ma ha preferito adeguarsi, far finta che nulla fosse cambiato salvo accorgersi adesso che tutto è cambiato e pontificare, sdegnata, sui massimi sistemi sapendo che non comporta alcun rischio en non otterrà alcun risultato. E’ la rivolta due zero di chi vuol salvare la faccia continuando a fare i propri comodi.

I sindacati non hanno avuto la forza di soffiare sul fuoco della resistenza, che era divampato alto a Maggio, e si sono adeguati a loro volta, tornando ai soliti squallidi giochi di potere, attenti a mantenere posizioni consolidate e a tirarsi simpatiche coltellate alla schiena tra di loro nonostante ufficialmente esista ancora l’unità sindacale.

Ma i sindacati sono lo specchio di una categoria che, salvo poche eccezioni, non me ne vogliano le migliaia di colleghi che continuano una lotta destinata alla sconfitta ma onorevole, non ha coraggio né voglia di mettersi in gioco, terrorizzata dalla prospettiva di scontrarsi con chi è invece disposto a mettersi al servizio del padrone di turno per continuare a mantenere i propri piccoli privilegi. Quando a una manifestazione regionale di protesta contro la riforma partecipa una cinquantina di persone, a sentir pontificare poi in collegio docenti ti vengono da dire cose brutte ma ti trattieni, per tedio, perché sai che è inutile, per frustrazione, e perché, purtroppo, ci sei abituato.

Ma tutto questo, sia chiaro, non autorizza il presidente non eletto del consiglio  a continuare a prenderci per il culo.

Ricomincia la (cattiva) scuola


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Domani molti colleghi cominceranno ufficialmente l’anno scolastico con la presa di servizio. Personalmente è’ con grande amarezza che riscontro, da parte dei sindacati, una parziale marcia indietro rispetto alla levata di scudi dei mesi scorsi.

La tesi, in sintesi è che non ci si possa opporre a una legge dello stato e dunque, si confidi nelle Rsu, nei collegi docenti e nei procedimenti legali che sono già stati avviati.

Sono totalmente in disaccordo con questa posizione. Io ritengo che si debba continuare a opporsi con forza a una legge ideata dal trio comico demenziale Renzi, Giannini, Faraone ed emanata con un blitz vigliacco da uno stato rappresentato da parlamentari non eletti, voltagabbana e, ultimamente, da inquisiti. Opporsi, ovviamente, restando nell’ambito della legalità,di quei diritti e doveri sanciti dalla Costituzione.

Il sindacato paga, per l’ennesima volta, la contraddizione di rappresentare dirigenti e docenti, fatto che, se in precedenza, quando il Dirigente era di fatto un coordinatore dei docenti, poteva anche essere accettato, adesso è diventa inaccettabile: la stessa sigla, lo stesso compartimento sindacale, non può difendere quello che,di fatto, è diventato un padrone e i suoi sottoposti. Una contraddizione che comporta necessariamente dei compromessi e l’ammorbidimento di questi giorni è il primo.

Quanto alle Rsu, io lo sono da anni e da anni sottolineo la necessità di scegliere con maggiore oculatezza chi deve rappresentare i lavoratori, senza lasciarsi prendere dalla foia di dover per forza eleggere dei rappresentanti in ogni scuola, buoni o cattivi sindacalisti che siano. Non credo che alle Rsu spetti né il compito di designare a chi debba andare il bonus sul merito né di agevolare in nessun modo i rapporti con un Dirigente che ha potere assoluto sui suoi docenti. Io non lo farò e se la mia organizzazione mi chiederà adeguarmi, mi comporterò di conseguenza rimettendo il mio mandato.

I collegi docenti hanno un grande potere che non viene mai utilizzato. Gli istituti comprensivi hanno aumentato ulteriormente le divisioni interne e una buona parte di docenti non sa, spesso, neppure cosa sta votando alzando la mano.

Sempre più spesso, quando leggo i comunicati sindacali, mi chiedo se chi li redige abbia mai lavorato a scuola.

Quanto ai procedimenti legali, inutile spendere parole: la scuola non è argomento di interesse comune nel nostro paese, spesso non è argomento di interesse comune neppure tra chi ci lavora. Se mai il referendum raggiungesse le firme necessarie, se mai si andasse a votarlo, non raggiungerebbe mai il quorum. Quanto ai ricorsi alla corte costituzionale, abbiamo visto com’è finita col porcellum.

Dunque non se ne esce? Dobbiamo davvero chinare la testa e accettare una legge che viola la Costituzione, inserisce categorie meritocratiche tra docenti e alunni che vanno contro il principio di collegialità e ogni teoria pedagogica sula formazione, dobbiamo assoggettarci a dirigenti padroni e accondiscendere come servi muti alle loro direttive?

Quando i docenti italiani azzerarono la riforma Moratti lo fecero forzando la mano al sindacato, attuando una resistenza passiva sull’onda di un melvilliano “preferisco di no” che alla fine risultò vincente. Certo, allora non c’erano in gioco i bonus,il ricatto dell’elemosina che funziona sempre nel nostro paese,ma io credo che la linea da seguire sia la stessa. Rifiutare incarichi dirigenziali, rifiutare di entrare nella commissione sul merito, bloccandola, pretendere che le delibere da approvare in collegio siano circostanziate, chiare,.prive di spazi di libertà per il dirigente, rifiutare il concetto di premialità per alunni e docenti, vigilare in consiglio d’Istituto su ogni delibera che riguarda i fondi.

Questa è la strada da intraprendere se si vuole salvare la scuola. Una strada legale, costituzionale, democratica. Che comporta la necessità di tornare a dare un senso a parole come collegialità, insindacabilità delle decisioni del consiglio di classe, responsabilità e collaborazione.

In caso contrario, se vincesse la logica del tutti contro tutti tanto cara a questo governo, l’unica bandiera che sventolerà da domani sulle nostre scuole sarà quella bianca.

Gli insegnanti italiani possono (e devono) bloccare la riforma della scuola


Premessa: la presunta riforma della scuola del governo Renzi non verrà cancellata dal referendum. Ammesso che si raggiunga il numero legale di firme, o il referendum non arriverà mai a essere votato o, se questo accadesse, la macchina propagandistica di questo governo, la più potente dai tempi di Mussolini, riuscirà a far sì che non si raggiunga il numero legale di votanti.

Archiviata questa amara premessa, passiamo a note più confortanti. Gandhi mise in ginocchio il regime imperialistico britannico partendo dalla elementare constatazione che senza la collaborazione degli indiani, gli inglesi non avrebbero potuto esercitare la loro autorità. La Danimarca non perseguitò gli ebrei, pur essendo stata occupata dai nazisti che emanarono le leggi razziali, applicando lo stesso principio e la stessa cosa si verificò, per motivi diversi ma con esiti simili, in Italia. Il potere autoritario, per sua natura, è stupido e la stupidità è sempre aggirabile, almeno parzialmente, usando il cervello. Nove volte su dieci, una legge idiota si può ignorare senza violarla.

Lungi da me paragonare i tre tristi figuri a capo della scuola, Renzi, Giannini e Faraone, a sua maestà britannica o a Hitler, gli esempi servono solo a chiarire il concetto.

Nonostante gli ipocriti e falsi auguri di Renzi ai nuovi assunti (circa la metà di quanto annunciato, circa gli stessi che aveva previsto Letta), la soddisfazione della Giannini (sempre più estranea alla realtà terrena, ogni volta che apre bocca lo fa per dire inconcepibili minchiate, come Alex Drastico augurava al  ladro del suo motorino anni fa), la certezza che tutto andrà senza intoppi di Faraone ( gli intoppi ci sono già, eccome: d’altronde, se al ministero girano squallidi dilettanti prezzolati come lui, è inevitabile) io sono convinto che la categoria sia in grado di dimostrare che non bastano l’arroganza e le chiacchiere a far chinare la testa e mettere in riga gli insegnanti italiani.

Come possiamo bloccarli? Ecco alcune idee:
1) Rifiutare qualsiasi incarico dirigenziale. I vice presidi sono stati aboliti e gli eventuali collaboratori scelti dal Dirigente non possono essere pagati col fondo d’Istituto. Che il super preside applichi i suoi super poteri e faccia da solo.
2) Rifiutare di entrare a far parte della commissione sul merito, annullandone il potere.
3) Applicare costantemente, ossessivamente, maniacalmente le prerogative e i compiti dei consigli di classe e dei collegi docenti, far capire al dirigente che senza la collaborazione del collegio lui non conta nulla.
4) Scegliere con cura i rappresentanti dei docenti in consiglio d’Istituto: è in quella sede che le irregolarità possono essere meno controllabili.
5) Svolgere al meglio il proprio lavoro e non offrire nessuna disponibilità a fare di più, per nessun motivo.
6) Rinviare al dirigente qualsiasi lamentela, problema, protesta da parte dei genitori: se necessario, rifiutare il coordinamento della classe.
7) Se qualcuno accettasse comunque ad esempio, un incarico di vicepresidenza, non riconoscerne l’autorità, dal momento che tale figura è stata cancellata.
8) I ragazzi sono al centro di tutto: si lotta per i nostri diritti e per il loro futuro: questo va ribadito in ogni occasione pubblica di dibattito, incontro eccetera, va chiarito e ripetuto fino alla nausea. Rifiutiamo la logica meritocratica che il governo vorrebbe imporre perché la riteniamo anti democratica, pedagogicamente oscena e classista.
9) Il personale Ata deve capire che questa lotta è anche la loro, che tagli e aggravi di lavoro stanno già ricadendo anche su di loro e che l’unico modo che hanno per far valere le proprie ragioni è seguirci nelle nostre iniziative.

Questa riforma si basa sul collaborazionismo, legalizza il clientelismo e la cortigianeria, se insieme adottiamo quanto scritto sopra, ne uccidiamo lo spirito e il senso, togliendo immediatamente dalla testa ai dirigenti l’idea di poter essere giudici del bene e del male.
Ovviamente, per fare questo, è necessario un grande senso di responsabilità, una collaborazione molto più stretta all’interno dei consigli di classe, un briciolo di coraggio: è necessaria quella collegialità che tutti abbiamo rivendicato fino a qualche mese fa.

E’ tempo che i timidi escano dal guscio, che i servi vi ritornino e che chi fino adesso ha delegato ad altri la tutela dei propri diritti, capisca che è arrivato il momento di cominciare a lottare in prima persona, non per una ideologia o appartenenza politica ma per una battaglia etica in nome di quei principi di democrazia, pluralismo e libertà a cui la nostra scuola non può abiurare, se vuole continuare ad avere ancora un senso.

Così si può vincere e ritrovare forza e compattezza, per evitare altre future cattive sorprese, altrimenti, assisteremo inerti alla distruzione della scuola pubblica  e del futuro dei nostri ragazzi.

Ma don Milani non abita più qui


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La proposta di inserire nei criteri di valutazione per i concorsi pubblici, oltre al titolo di studio, anche l’università di provenienza, non si sa bene sulla base di quali criteri, dimostra che gli insegnanti che da mesi protestano denunciando la distruzione della scuola pubblica non hanno allucinazioni (Boschi), non sono squadristi (Giannini) e capiscono benissimo quello che il governo vuole fare (Faraone, che è come Gurdulù: non sa se è lui a dire cazzate o sono le cazzate a dire lui. Ovviamente, non sa chi è Gurdulù)).

Questo esecutivo avanza al passo dell’oca verso  la creazione di una scuola sempre più classista, aperta a pochi ed elitaria. D’altronde, il sogno di ogni dittatura, anche quelle soft, è di creare una scuola che formi la classe dirigente secondo criteri e valori stabiliti dall’alto, in nome del bene comune ( di chi comanda), mentre una scuola che crea valori e segna i confini etici del mondo, è il peggiore dei suoi incubi.

La mafia uccide solo d’estate e la scuola si uccide solo d’estate. L’accostamento non è casuale: la privatizzazione è ormai una realtà, l’ingresso dei privati nelle scuole è consentito dal nuovo disegno di legge che verrà approvato Martedì prossimo e le università private faranno, letteralmente, carte false per entrare nel gotha delle facoltà che garantiscono punteggio aggiuntivo, casomai la folle e anticostituzionale proposta dovesse passare.

Non è lontano il giorno in cui sentiremo parla di “Scuola nostra” e la mafia festeggerà l’infiltrazione tra i suoi peggiori nemici. Perché la scuola è il peggiore nemico della mafia,  nei territori dove le cosche e le ‘ndrine spadroneggiano, spesso è l’unico presidio di democrazia,l’unico segno dell’esistenza dello Stato, perché a rialzare la testa contro la mafia,dopo Capaci e la strage che costò la vita a Borsellino e alla sua scorta, sono stati gli studenti palermitani, perché un’associazione come Libera attira migliaia di giovani straordinari che si impegnano quotidianamente in una lotta culturale contro le mafie.

Ieri sera a Genova si è tenuta una festa della musica contro le mafie e Anna Canepa, magistrato anti mafia, in un bellissimo videomessaggio ai tanti giovani accorsi( non troppi, perché Genova continua a dormire il sonno dell’ignavo) ha detto che quando le forze dell’ordine intervengono contro la criminalità organizzata ormai è tardi: la mafia è un fatto culturale e va combattuto alla radice. Ha fatto un accorato invito ai giovani a diventare consapevoli e informati: lo strumento prioritario per farlo è lo studio.

Ma tutto questo Matteo non lo sa, come, evidentemente, ignora che in questo paese squallidi e miserabili burocrati in cerca di squallida notorietà sequestrano i libri nelle scuole senza alcuna autorità, libri che insegnano il rispetto della diversità, perché il confronto con chi è diverso ci permette di cresce e maturare nuovi punti di vista sul mondo. D’altronde, a lui non importa nulla neanche di chi semina odio e pregiudizio, è indifferente ai segnali inquietanti che annunciano una notte lunga e tempestosa per la democrazia nel nostro paese.

Sarà difficile fermare questo ennesimo attacco al diritto allo studio, diritto sempre più esile, quasi impalpabile, ormai indirizzato a trasformarsi in privilegio per pochi. Oltre che la pietà verso le masse di disperati (create dalle nostre bombe) che arrivano sulle nostre coste, in questo paese sembra essersi completamente perso anche qualsiasi interesse per il futuro, qualsiasi spinta a costruire un paese migliore.

Don Milani, sulla porta della sua scuola aveva scritto “me ne curo”, traduzione dell’I Care che gli studenti americani che si apprestavano a far esplodere il ‘68 portavano sulle magliette. Probabilmente non avrebbe mai pensato che il suo “Lettera a una professoressa” sarebbe tornato di drammatica attualità nel secondo millennio, fotografando una situazione prossima ventura grazie a un fascista e ai suoi servi, alla guida di quello che fu il più importante partito della sinistra europea. Erano parole come sassi quelle scritte quasi cinquant’anni fa, parole che aprirono ferite nella coscienza di molti insegnanti a cambiarono, almeno per un po’, la scuola nel nostro paese, trasformandola da diritto teorico a diritto reale.

Bisognerebbe tornare a leggerlo, Lettera a un professoressa, prima che lo sequestrino, prima che ci sequestrino la libertà.