Selfini, l’uomo che volle farsi re


Immagine tratta da FarodiRoma.it

L’ultimo a farne le spese è stato Claudio Baglioni, reo di aver espresso un’opinione non strettamente legata al suo mestiere, anche se il nullafacente che gli ha consigliato di occuparsi di canzonette probabilmente non sa che per anni Baglioni ha organizzato a Lampedusa un festival dedicato ai migranti ed era quindi, nello specifico, competente in materia. Ma solo al nullafacente è permesso esprimere la propria opinione, anzi, dichiarare le proprie verità su qualsiasi cosa, gli altri devono o tacere o occuparsi del proprio lavoro secondo i crismi dettati dal nulla facente. Così lui può decidere di chiudere i porti senza alcuna autorità, di sequestrare uomini, donne e bambini per settimane senza alcuna autorità, di sollevare un sindaco dal suo incarico per futili motivi di forma e mettere fine a un esperimento virtuoso di accoglienza studiato nel mondo, di stigmatizzare il comportamento dei docenti che pensano che la scuola debba essere laica, di decidere che gli stadi non vanno chiusi e le trasferte non vanno vietate, di sindacare su quanto dicono papi e vescovi, di rimettere il presidente del consiglio al suo posto, di minacciare di togliere la scorta a Saviano e confermare la scorta a Saviano, di minacciare di denuncia i sindaci riottosi, di invitare a occuparsi di cose serie i giudici che indagano sui furti del suo partito, ecc. Un tuttologo onnisciente, insomma, tranne che in una cosa. Eh sì, perché capita che chi non ha mai lavorato sviluppi un’allergia al lavoro ed è ciò che deve essere successo a Selfini, che piuttosto che chiudersi nel suo ufficio a svolgere il compito istituzionale che gli è stato assegnato, preferisce far colazione con la Nutella, dando per altro visibilità a un noto cibo spazzatura, e girovagare ovunque per gratificarci della sua sapienza informarci della rottura del suo rapporto sentimentale languidamente adagiato come un’odalisca.

In fondo, la sua Weltanschauung è semplice, elementare:

i cantanti cantano, gli insegnanti insegnano a leggere e far di conto, i papi e i vescovi dicono messa, i migranti migrano o annegano, i sindaci sindacato secondo il suo volere, e tutti lasciano a lui il peso di pensare, giudicare, stigmatizzare, decidere.

Un mondo semplice, senza libri di fastidiosi intellettuali, senza giornali, ecologico a suo modo, elementare, regolato ordinato.  Peccato ci sia già stato qualcuno che ha avuto la stessa idea: è durato vent’anni e non ha lasciato un bel ricordo.

Eppure Selfini ha uno stuolo di seguaci che temo sia maggioritario, specchio di un’Italia provinciale, gretta, egoista, borghese nel senso peggiore del termine. Uomini e donne che bevono le sue parole come verità, che sanno tutto come lui e disprezzano chi sa veramente, gente a cui i libri fanno venire l’orticariua e basta solo nominare la parola cultura per vederli sbiancare. E’ una brutta Italia, che è sempre esistita e che non può che riconoscersi in un leader maleducato, volgare, arrogante e violento, almeno a parole, come loro, quelli che subissano d’insulti Silvia Romano augurandole la morte, quelli che augurano a Saviano di essrre sparato dalla Camorra, che continuano a tirare fuori la bufala dell’Unicef riguardo Renzi, che non possedendo lessico e misura, non essendo in grado di articolare frasi dotate dis enso compiuto, si limitano a insulti straordinariamente sgrammaticati, degni di uno studio sociologico a parte.

Intanto, il sonno della ragione si trasforma lentamente in letargo.

Essi vivono, in mezzo a noi: Nazitalia, di Paolo Berizzi.


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“Il fascismo è in grado di riproporsi sempre e il nostro dovere è di smascherarlo e di puntare l’indice su ognuna delle sue forme, ogni giorno, in ogni parte del mondo”   Umberto Eco

 

I nuovi fascisti non cercano seggi in parlamento ma l’accettazione sociale, il consenso delle fasce più basse della popolazione per portare avanti le loro istanze violente.

Il nuovo fascismo non è organico, ma costituisce un galassia frammentata e variegata, non per questo meno pericolosa, godendo di una bassa visibilità mediatica anche quando consuma azioni violente secondo  lo stile squadrista.

Il nuovo fascismo esiste, vive e cresce accanto a noi e ha spalleggiato la Lega di Salvini che ha tradito la propria vocazione regionalista trasformandosi in quel partito fascio leghista che riscuote ampi consensi in zone del paese fino a ieri considerate tabù per i lumbard, come il meridione.

Sono alcune delle tesi debitamente sviluppate da Paolo Berizzi in questo libro, documentato e inquietante perché descrive un’ombra nera che lentamente sta salendo alle nostre spalle nell’indifferenza generale e con la compiacenza di molti.

Berizzi descrive un fascismo liquido, capace di fornire un’identità a una gioventù culturalmente deprivata, che trova nella legittimazione della violenza contro quel diverso che percepisce come responsabile del proprio disagio esistenziale, in un comodo processo di auto assoluzione e deresponsabilizzazione, il mezzo per sfogare la propria rabbia.

Berizzi mette in evidenza l’esistenza di una lunga linea nera, mai interrotta, che parte dalla Marcia su Roma, passa per Salò, arriva a Ordine Nuovo e ai giorni nostri, un fascismo sempre presente sullo sfondo sociopolitico del nostro paese e sempre portato avanti con gli stessi argomenti: l’estrema semplificazione di problemi complessi, la colpevolizzazione del carpo espiatorio di turno, la violenza come strumento inevitabile e necessario. Un fascismo tollerato, ridicolizzato ma mai domo, che ha continuato a covare nell’ombra odio e rancore, in attesa della rivincita.

Il matrimonio con il leghismo salviniano era inevitabile. Salvini suona sempre la stessa canzone, quella della xenofobia, quella dell’Italia agli italiani e questo nazionalismo da operetta, questo grottesco richiamo a uno spirito nazionale inesistente collima perfettamente con le deliranti idee dei vari gruppi neofascisti sparsi per la penisola. E’ un richiamo identitario talmente ridicolo, considerata la storia del nostro paese, che appare sconcertante che qualcuno risponda; il problema è che nell’era dei social, conoscere o non conoscere la storia del nostro paese è indifferente, quello che conta è vomitare insulti, dare libero sfogo alle pulsioni peggiori.

La complicità della stampa e una sorta di sguardo benevolo da parte delle forze dell’ordine, che arretrano intimidite dalle minacce cialtronesche del leader di Casapound ma non esitano a sfollare gruppi di poveracci temporaneamente accampati in attesa di trovare una destinazione, fanno il resto e contribuiscono all’ascesa di questi gruppi. E’ una piccola storia ignobile, questa, che si ripete da troppo tempo.

Quindi il fascismo c’è, anche nelle sue espressioni squadriste, violente, ignorate dai media, un fascismo che cerca radici nei luoghi dove la rabbia ribolle con più forza, dove è più facile trovare adepti da indottrinare, a cui riempire la testa di verità fabbricate ad arte, modificando la storia e la realtà.

Il rischio è che il vecchio errore si ripeta, che Salvini creda di controllare il mostro per poi scoprire che il mostro non si controlla, che quando la bestia dell’odio si libera, richiamarla indietro può costare un prezzo altissimo.

Nel libro potete trovare un lungo elenco di episodi di violenza fascista consumati ai danni di stranieri, gay, ragazzi di sinistra, ecc., le solite vittime dello squadrismo vigliacco, perché cambiano i modi, le parole d’ordine, gli slogan, ma la cifra della viltà che definisce il fascismo è sempre la stessa: sempre dieci contro uno.

Vi chiederete, dopo aver chiuso il volume, in preda a una rabbia e a un malessere crescente, in che razza di paese viviamo e perché, di molti di quegli episodi, non avete mai sentito parlare.

Il nodo della questione sta tutto nella risposta a questa domanda.

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