La notte della ragione


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Tre notizie: a Genova un giovane migrante viene multato di 75 euro per accattonaggio molesto dalla polizia locale, quando, a detta dei cittadini del quartiere in cui vive, non è per nulla molesto ma gentile ed educato.

Il procuratore Gratteri dichiara che le rapine in villa in un anno sono circa dodici, una al mese, mentre ogni quarto d’ora una donna viene aggredita o molestata. Eppure le leggi sulla legittima difesa e sull’acquisto di armi e una certa stampa dipingono le villette dei borghesi benestanti come dei piccoli Fort Apache sotto assedio.

Del professore di Piacenza ho già parlato ieri e delle sue scuse non voglio parlarne. Come ha scritto oggi Giulio Cavalli, non tutti i vigliacchi sono fascisti ma tutti i fascisti sono vigliacchi.

Tre episodi apparentemente distinti l’uno dall’altro, in realtà, osservando con un po’ più di attenzione, legati dallo stesso filo, uniti dalla follia che sembra dilagare in questo paese follia che non può essere ascritta a un solo individuo, ma che è frutto di qualcosa che è maturato in questi anni e che non siamo riusciti a percepire.  Di una rabbia cieca e sorda che è salita come una marea inarrestabile, di una deprivazione culturale impressionante, un problema cruciale a cui nessuno sembra pensare.

Salvini è naturalmente il comun denominatore di questi fatti, la giunta di Genova è di estrema destra, i decreti sicurezza, la legge sulla legittima difesa e sul possesso di armi sono gli unici frutti avvelenati che ha lasciato la sua infelicissima avventura al governo, il professore p un suo fan fedele. Ma Salvini è solo il terminale mediatico di un pensiero distorto, di un azzeramento etico e morale che ormai è diventato terreno di coltura fertile nel nostro paese. Il suo razzismo è il razzismo, appunto dell’uomo della strada, delle eprsone accanto a cui ci sediamo in autobus o in treno, di vecchiette innocue come quella che insultava regolarmente il presidente della Repubblica perché lo facevano tutti.

Ricordo un commilitone bergamasco che, durante il servizio militare mi disse che a lòui in meridionali non avevano fatto niente ma se tutti li odiavano qualcosa avevano fatto di sicuro. passava il tempo libero a emettere poeti e dargli fuoco con l’accendino. Peti a parte, l’aria che si respira è quella.

La ragione vorrebbe che un mendicante che non dà fastidio a nessuno venisse lasciato in pace, che certi giornali non mentano quotidianamente gettando benzina sul fuoco dove il fuoco non serve, che un insegnante possa professare tranquillamente la sua opinione politica, ma senza violare la Costituzione, e il razzismo di cui si vanta il professore sul suo profilo, ora cancellato, è anticostituzionale, e senza minacciare di ritorsione i suoi alunni in caso di partecipazione a una manifestazione.

La ragione, soprattutto, vorrebbe che gli stessi giornali di cui sopra non giustifichino stupratori e assassini scaricando la colpa sulle vittime, come è accaduto in tempi recenti e che, nel caso lo facciano, gli venga impedito di ripetere l’errore invitando i responsabili a svolgere un mestiere più adatto a loro e alla loro bassezza umana.

La ragione vorrebbe, soprattutto, che nel 2019 non sia necessaria la celebrazione di una giornata contro al violenza sulle donne, che nessun uomo considerasse la fidanzata o la moglie, o la ex un oggetto da usare e di cui disfarsi a piacimento.

Ma la ragione di cui parlo, non quella dei filosofi nè quella degli intellettuali, intendo proprio il buon senso, il senso comune della gente, che non sembra più abitare l’Italia e ha lasciato il posto a una arroganza tanto più diffusa quanto più è deprivato culturalmente chi ne è affetto, a un odio verso i deboli gratuito e indiscriminato, a un pensiero unico dominante che non contempla nè obiezioni nè critiche.

Inutile chiedersi come siamo arrivati a questo. Io ho in mente una data, tre giorni del 2001 in cui a Genova accadde quello che sta succedeno in Cile e in Bolivia oggi, una sospensione totale dei diritti civili per cui nessuno ha pagato. Quella violenza è, a mio parere, la madre  della violenza dilagante nel nostro paese. Quella fu una violenza fisica e brutale, questa è una violenza verbale, che si esercita tramite i social o le dichiarazioni di certi squallidi personaggi politici. Violenza che arriva sempre dalla stessa parte politica.

Come contrastare questo mare di fango che ci sommerge?  Ragionando, protestando se necessario, ma soprattutto tornando a dare l’esempio per dimostrare che essere onesti, solidali, comportarsi correttamente e svolgere il proprio lavoro con coscienza, in questo paese è ancora possibile.

Ritrovando, soprattutto, la capacità di indignarci senza lasciare spazio alla rassegnazione, comprendendo che non è necessariamente così che le cose devono andare.

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Perché la destra non ha bisogno delle piazze


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Ieri ho fatto dei rilievi, non delle critiche, al movimento delle sardine, esprimendo delle perplessità, perplessità che, alla luce del manifesto pubblicato oggi sui giornali, sono diventate quasi certezze.

Oggi vorrei soffermarmi su un altro punto. Io spero che le piazze riempite dalle sardine non illudano la gente che la destra populista sia in crisi. La sinistra, storicamente, è sempre riuscita a riempire le piazze perché i principi di solidarietà e cooperazione a cui si rifaceva un tempo avevano come inevitabile appendice quella di manifestare tutti insieme.

La destra estrema  lo ha fatto fino agli anni settanta, quando ancora era ideologicamente formata sui principi, chiamiamoli così, fascisti e senza grandi esiti. Più che altro, distruggeva il lavoro degli altri, invece di costruire qualcosa. Provocava, aggrediva, minacciava, sempre dieci contro uno secondo la curiosa interpretazione del coraggio che li contraddistingue.

Oggi, che la destra estrema ha al suo interno una componente neofascista irrisoria numericamente e che, nel frattempo, si è trasformata in qualcos’altro, non ha alcun bisogno delle piazze. Gli bastano fame e troll in rete o l’enorme esposizione mediatica, del tutto ingiustificata, dei suoi leader.

Non ha alcun bisogno neanche di un vero leader, bastano caricature viventi come Salvini o la Meloni che ci mettano la faccia a portare avanti il discorso politico della destra radicale.

Un discorso fondato sull’egoismo, la prevaricazione, la sottomissione del più debole, alimentato dall’odio e dalla frustrazione, centrato sull’individualismo autoreferenziale e quindi complemetamente alieno da qualsivoglia manifestazione pubblica che non sia espressione di rabbia violenta.

Salvini è ormai la caricatura di sé stesso e l’originale non era già un granché, un personaggio talmente improponibile da risultare quasi patetico, non fosse per le conseguenze che i suoi discorsi privi della minima sostanza politica hanno sul tessuto sociale del nostro paese.

Ma ai suoi seguaci non importa. Gli basta ascoltare quello che vogliono sentire, gli basta sentirsi dare ragione e scuotersi di dosso il complesso d’inferiorità che hanno sempre nutrito nei confronti delle persone normali, quelle che provano ad essere equilibrate, che leggono libri, che cercano di migliorarsi e non danno al prossimo le colpe dei loro fallimenti. Gli basta non sentirsi diversi e trovare altri piccoli mostri uguali a loro, per considerare la mostruosità una categoria del reale socialmente accettabile.

Per questo il consenso sale nonostante sembri assurdo a chi, normodotato mentalmente, si rende conto del vuoto di certe affermazioni, delle menzogne palesi, dell’ipocrisia che scorre a fiumi, dell’assurdità di certe tesi. Non è a loro che parlano le due caricature viventi.

Non saranno le piazze piene a sconfiggerli: nel 2001 a Genova eravamo una marea e si è visto come è andata a finire. Se le sardine, non credo ma tutto può essere, dovessero trasformarsi in un movimento concreto, basteranno pochi provocatori a farle arenare sulla spiaggia, perdonate la metafora greve.

Salvini si sconfigge conquistando il voto di quel 50% di italiani che non vota, con una proposta politica forte, chiara, concreta e coerente, alternativa alla deriva populista e ai giochetti da vecchia politica dei cinque stelle, che da nuovi, sono diventati vecchissimi.

Bisogna smetterla di semplificare e considerare il popolo dell’estrema destra come una massa informe di dementi: c’è anche quello, e in misura rilevante, ma Salvini, Meloni ecc. sono espressione di una rabbia sociale, unità a una povertà culturale profonda.che sta montando nel paese e che rischia di portarci a una nuova stagione di violenza.

Quella rabbia sociale va individuata, studiata e curata, come un virus resistente agli antibiotici, con modelli e strumenti nuovi, che non siano quelli del secolo corso, un antifascismo di facciata unito a gioiose ed estemporanee manifestazioni di piazza che lasciano il tempo che trovano.

Trent’anni fa moriva Leonardo Sciascia, uno dei più lucidi e preveggenti intellettuali che il nostro paese abbia avuto. Sono uomini della sua statura che mancano a questo paese, che hanno lasciato un vuoto ancora lontano da colmare. Solo quando quel vuoto si ridurrà, potremo cominciare a tirare un sospiro di sollievo.

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Succede a Genova


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Genova è il posto in cui vivo e lavoro, fino al luglio 2001 era anche la mia città, poi qualcosa è cambiato, si è e rotto, e oggi è solo il posto in cui vivo, ciò non significa che non mi stia cuore, solo che non la amo più. Ma questo non significa che mi piaccia vederla ferita e derisa.
Succede a Genova che la città è spezzata in due e lunedì, quando cominceranno le scuole, la città sarà alla paralisi.
Succede a Genova che il sindaco appare in tv e dice che va tutto bene, che si registrano code al massimo di un quarto d’ora quando al mattino, solo per fare il ponte di Cornigliano, quello rimasto in piedi, ci vogliono quarantacinque minuti invece dei consueti cinque.
Succede a Genova che non sono stati predisposti treni straordinari e autobus straordinari e lunedì bisognerà armarsi non solo di pazienza ma proprio armarsi, per prendere il treno e andare al lavoro o a scuola.
Succede a Genova che  il trasporto pubblico era già ampiamente sottodimensionato prima della tragedia e adesso è semplicemente ridicolo, di fronte alla tragedia.
Succede a Genova che Comune e Regione che sono sembrati attivissimi i giorni del crollo, ma non lo erano,  erano attivissimi, i vigli del fuoco e i volontari delle assistenze, adesso sembrano inerti, preoccupati a litigare su chi ricostruirà il ponte. Volendo malignare, preoccupati a litigare su chi deve intascarsi i soldi pubblici per il finanziamento del ponte.
Succede a Genova che la Val Polcevera, dove sono nato, è isolata e quando arriveranno le piogge, (nessuno sembra ricordare che a Genova piove in autunno, e parecchio), si fotterà anche la metro e l’isolamento sarà completo.
Succede a Genova che ci vuole più di un mese per mettere dei cazzo di sensori sui resti del ponte e permettere agli sfollati, succede anche questo a Genova, ancora sfollati senza casa, di recuperare qualcosa dalle proprie case.
Succede a Genova che degli imbecilli si fanno dei selfie con i resti del ponte alle spalle, ma questo succede anche altrove, gli imbecilli sono trasversali.
Succede a Genova che in pieno caos, con una città che rischia di non rialzarsi mai più e un ponente esasperato, la giunta comunale approvi l’ istituzione del registro delle famiglie, solo quelle sposate, con figli, le altre non contano un cazzo, un po’ come gli abitanti del ponente e quelli della Val Polcevera.
Succede a Genova che venerdì si farà un minuto di silenzio per ricordare la tragedia ma bisognerebbe urlare fino a quando non avremo più fiato che siamo stanchi di vedere questa città umiliata da amministratori incapaci.
Succede a Genova che, magari, se si chiudesse il centro al traffico, si potenziasse il servizio pubblico e quello ferroviario, ma non solo adesso, per sempre, le cose, forse andrebbero meglio.  magari si potrebbero fare anche delle piste ciclabili e recuperare un po’ della salute che stiamo perdendo in questi giorni.
Succede a Genova che Cornigliano si è liberata dei fumi dell’Italsider ma i fumi che si respirano in questi giorni ogni mattina per i gas di scarico delle auto sono peggiori e più concentrati, e sono preoccupato per la salute dei ragazzini con cui lavoro. Io, il signor sindaco e il signor governatore, meno.
Succede a Genova che sono stati condannati quattro agenti per arresto ingiusto durante il G8. Bene, bella notizia. Diciassette anni per sancire legalmente quello che abbiamo visto tutti, tutti quelli che erano in piazza, tutti quella che volevano un mondo migliore e una realtà diversa,tanti, tra loro,  hanno smesso di amare questa città.
Perché quello che succede a Genova oggi, non è un caso.