Non si torna indietro


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Se anche la massa di incoscienti, inetti e disonesti che governa questo paese scomparisse domani, non esiste nessuna possibilità per questo paese di riacquistare una “normalità” a breve termine.

Il solco tracciato dopo le ultime elezioni è troppo profondo per essere colmato da una sinistra che continua ostinatamente a rifiutarsi di comprendere il presente, divisa com’è tra la tentazione dell’uomo forte e una retorica ormai da tempo stantia, o da una destra che non è mai diventata democratica, spostandosi verso il centro a misura delle destre europee, non quelle radicali, ovviamente, che restano e resteranno marginali nel continente.

Non si torna indietro dal razzismo, e più in generale, dall’ossessiva ricerca di un nemico su cui scaricare la proprie responsabilità, non importa si chiami Renzi, Autostrade per l’Italia, migranti, Europa, purché ci sia, che è l’unica forma politica conosciuta da sempre dalla Lega e abbracciata con entusiasmo da un Movimento Cinque stelle abile anche più del Pd a suicidarsi. Quello del capro espiatorio, d’altronde, è un espediente antico come il mondo, il sacrificio di sangue attorno a cui, condividendo la colpa, si ricompatta la comunità.

Non si torna indietro dall’idea, vecchia ma sempre buona, di Stato etico ( cosa è morale comprare e cosa no, cosa è giusto scrivere e cosa no, cosa è giusto dire e cosa no) che evoca fantasmi ben peggiori del farsesco reddito di cittadinanza approvato dal governo con un gioco delle tre carte la cui posta pagheremo noi e i nostri figli. Peccato che lo Stato etico non si applichi ai condoni e che sia morale fare lo sconto a chi ha rubato. Peccato non si applichi neanche a chi cita un mafioso per denigrare un onesto.

Non si torna indietro da una nuova propaganda, vuota e becera come la vecchia ma veicolata da strumenti nuovi, più veloci, più efficaci, in grado di raggiungere in pochi secondi milioni di persone.

Il mezzo, ormai, ha soppiantato il messaggio, il veicolo conta più del passeggero.  E’ una novità devastante, perché domani al timone potrebbero esserci individui più intelligenti, più pericolosi, più lucidi nel guidare il paese verso un autoritarismo per cui è epistemologicamente un errore l’evocazione ossessiva del fascismo da parte di chi continua a usare vecchie categorie per definire un nuovo presente, ma bisognerebbe coniare un nuovo termine: socialcrazia, retismo, facebbokismo, fate voi. Ci saranno semiologi e linguisti che certamente riusciranno a trovare un termine adatto a definire il fenomeno, perché le parole sono importanti: se vuoi combattere un nemico, per prima cosa, devi definirlo.

Non si torna indietro da gente che ha abiurato a qualunque forma di spirito critico a favore dell’urlo, del vituperio, dell’esternazione di una rabbia cieca e ottusa che si scaglia su chiunque esprima un pensiero contrario. Questo tempo vede la morte del confronto, del dialogo, della mediazione. Questo è il tempo dell’ignoranza che si prende la propria rivincita sulla cultura.

Io comprendo le persone di sinistra che si aggrappano ostinatamente all’idea, del tutto assurda alla prova dei fatti, che questo governo stia facendo qualcosa per gli ultimi, che davvero abbia avviato il primo atto della guerra contro la povertà. Sono sufficienti due conti fatti su un tovagliolo per capire che la realtà è ben diversa, o evidenziare come, per esempio, il reddito di cittadinanza al sud senza una politica chiara e forte di lotta alla criminalità organizzata, che non esiste nel Def, è del tutto inutile, soldi gettati al vento che non aiuteranno nessuno. O ancora, che tagliare i fondi per il recupero delle periferie, dei grandi quartieri dormitorio, e dare il reddito di cittadinanza suona come una ironica e crudele presa in giro che non elimina neanche superficialmente l’angoscia di vivere ogni giorno un non tempo in un non luogo. Tutto questo tralasciando l’assenza di una politica sul lavoro a lungo termine che rende il reddito di cittadinanza assolutamente inutile ovunque.

Ma, come ho scritto, capisco quelle persone, i vecchi poeti, i sognatori di un tempo che hanno marciato, lottato, gridato, cercato di dare l’esempio in un nome di un’idea che si è sciolta come neve al sole della modernità. Ammettere che si è sbagliato tutto, è dura, sia per chi resta ostinatamente fedele a un partito che non esiste più, sia per chi è passato dall’altra parte. Ammettere che siamo di fronte a una terra desolata, che dei sogni di ieri sono rimaste solo macerie ricordi, fa male.

Quello che non capisco è come possano non accorgersi che le loro idee prevedevano cooperazione, non divisione, solidarietà, non chiusura, internazionalismo non autarchia. Ecco, questo proprio mi sfugge. Ma si sa, i rivoluzionari di ieri diventano i conservatori di oggi.

Nonostante tutto, resto convinto che esista una maggioranza silenziosa sia a sinistra, quella vera, quella che non si riconosce in nessuno dei ridicoli partiti che offendono l’idea stessa di sinistra, sia nel mondo cattolico, quello cooperativo e sociale, sia nel mondo delle cooperative, quelle che lavorano nel silenzio e salvano vite,  una maggioranza silenziosa basata sul concetto del lavoro ben fatto, della coerenza, della resilienza attiva, una maggioranza silenziosa che quotidianamente, silenziosamente, ostinatamente resiste e continuerà a resistere, una maggioranza silenziosa che invece di cambiare bandiera o restare ostinatamente legata al passato, continua a dare l’esempio.

Ed è l’unico pensiero che permette ancora di respirare nel mare di merda in cui navighiamo.

Il Sistema siete voi


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Sono molto preoccupato in questi giorni.  Preoccupato per i miei alunni stranieri. Finora la scuola ha accolto tutti, senza chiedere il permesso di soggiorno ai genitori e, quando hanno provato a imporlo per legge, gli insegnanti  hanno detto no e fatto ritirare la legge. Non so se oggi succederebbe lo stesso. Non so se quasi tutti sarebbero d’accordo.

Sono preoccupato per il campus di Coronata, un laboratorio sociale di integrazione nel quartiere in cui lavoro, un incubatore di possibilità e speranze. Gli permetteranno ancora di funzionare o verrà chiuso? Tutto il lavoro fatto, quello ancora da fare verrà cancellato in nome di una politica da teatro dei pupi, direi da Commedia dell’arte, non fosse che la Commedia dell’arte era nobile, uno strumento di protesta sociale e di emancipazione.

Questo governo, se nasce, nasce unicamente per cacciare via gli immigrati, a chi l’ha votato non interessa altro, il resto sono solo chiacchiere. Basta leggere quell’assurdo programma costruito sulle favole, basta guardare a fondo l’elettorato dei due partiti, basta, se proprio si vuole andare oltre, vedere cosa succede dove governa la lega: provvedimenti discriminatori bocciati dalla corte costituzionale, amministratori indagati, presenza mafiosa.

Quelli prima erano meglio? No, ma la sinistra può cambiare, i fascisti sono sempre fascisti, questa è la differenza fondamentale e chi si allea con i fascisti, è fascista.

Mi spiace per tante persone che stimo, contatti di Facebook o no, ma chi, in questi giorni, ha accusato il presidente Mattarella di difendere il Sistema, di aver forzato le sue competenze, di colpo di stato ecc., è il Sistema, che si dichiari anarchico, della sinistra radicale, sia giurista o commendatore, giovane o meno giovane.

Il Sistema non chiede di meglio che il caos e il governo che nascerà non porterà altro. Ripeto: guardate dove governa la Lega, azzerate le chiacchiere e considerate i fatti.

Vi dirò di più: avete difeso a spada tratta Savona, il Sistema per eccellenza, avvisi di garanzia e  scandali finanziari compresi, un ottuagenario che scrive di paragoni deliranti tra la Germania della Merkel e il terzo reich.

Io non so se vi rendete conto di questo, se la norma vale più del buon senso.  Lex mala lex nulla, dicevano i latini. A me della legalità importa poco, si muove nella legalità anche il poliziotto che pesta lo studente in manifestazione, la legalità è un feticcio, una parola vuota se non ha dietro un’idea di giustizia. Io un’idea di giustizia ce l’ho, e voi? Se contempla lasciare via libera ai fascisti, non è la mia.

Voi siete il Sistema perchè avete difeso il diritto di governare di gente che non dovrebbe neanche stare in Parlamento.  In compenso avete manifestato indignati prima delle elezioni contro quattro ragazzotti privi della capacità di intendere e di volere come fossero il Duce redivivo e poi abbandonato la nave dopo la sconfitta.

Voi, fatte le dovute differenze di cultura, siete come loro: pronti a difendere quello che tutti difenderebbero: i diritti dei gay, le vittime di guerra, le donne vittime di femminicidio, un po’ meno pronti quando ci sono da difendere i veri ultimi: i tossici, i rom, gli immigrati sui barconi, i coatti delle periferie. Allora fate finta di non vedere, di non sentire e tacete.

Mi spiace, senza offesa, io sto sempre dalla stessa parte, quella di Amir, Issam, Amina, Carlos, Ashley, Camila, ecc., io sto con chi ha un’idea di umanità diversa, con chi sbagliato e deve cambiare, non con chi non cambia mai. Io credo che comunismo e fascismo siano morti e sepolti dalla storia, che l’anarchia sia una splendida utopia e che il futuro sia nelle mani degli uomini di buona volontà, disposti a rimboccarsi le maniche e a cooperare.

Credo in un’Europa che torni ad essere quella sognata a Ventotene,  credo che esistano ancora gli Adriano Olivetti e che possano segnare la strada, credo nella fine del Capitalismo, sì, e nell’avvento di una terza via con meno leggi, meno legalità, con più giustizia e più umanità.  E sto con gli stranieri, con gli ultimi, con gli sfigati perché se c’è una speranza, la speranza sono loro.

Io sto con loro perché prima che finisca la farsa, rischiano di essere le prime vittime del vostro qualunquismo, della vostra rabbia ammaestrata, del vostro livore da privilegiati che hanno paura di perdere i privilegi.

Alla fine dei conti, col vostro qualunquismo, i vostri proclami roboanti, gli alti lai contro il Sistema, il vostro essere liberal all’acqua di rose, i soli, veri, radical chic in  questo paese, siete voi.

Un consiglio: leggetevelo Tom Wolfe, invece di citare a cazzo.

 

Un vuoto discorso sul nulla


Da quando sono saliti al governo, Matteo Renzi e la sua boy band millantano un’attività frenetica che non trova alcun riscontro nella realtà. Basta guardare per cinque minuti qualsiasi talk show per vedere una rampante giovane donna di bell’aspetto o un fighetto che sembra uno yuppie degli anni ottanta che ha fatto un viaggio nel tempo, affermare con sicumera che nessun governo ha mai fatto tanto. A far da cassa di risonanza a queste affermazioni, una stampa nazionale mai tanto prona, suddita del potere e priva di qualsivoglia senso critico.

Dall’altra parte c’è Grillo e poco altro. Il leader dei Cinque stelle, dopo la batosta auto inflittasi alle ultime elezioni, con una coerenza degna del miglior Berlusconi, da un lato stringe la mano ai fascisti xenofobi inglesi, dall’altra manda il suo uomo più intelligente e capace, Di Maio, a trattare con Renzi. Ne viene fuori un minuetto, un elegante pas de deux che non porta alcun risultato concreto ma permette a Renzi di far irritare una destra ormai a pezzi e a Grillo di meditare sul da farsi. Se Grillo volesse fare una mossa davvero vincente, dovrebbe togliersi dai piedi lasciando il Movimento nelle mani di chi, come Di Maio, ha idee, faccia da culo e capacità politiche di buon livello.

La realtà, l’unica realtà, è che questo governo si caratterizza per un immobilismo senza precedenti e quando agisce lo fa in modo confuso, disordinato, dilettantistico.

Accade così che la strombazzata riforma del Senato sia, di fatto, una legittimazione del clientelismo, che la riforma della P.A non riformi nulla riguardo il rapporto con i cittadini e inserisca nebulosi criteri di flessibilità tra i lavoratori, che la riforma della giustizia non esista ma sia solo un cumulo di buone intenzioni, che non ci sia nessun provvedimento per combattere la disoccupazione, favorire la ripresa economica, combattere la criminalità organizzata.

Parliamoci chiaro: se Berlusconi fosse stato al posto di Renzi a quest’ora verrebbe quotidianamente crocifisso da tutti i media italiani. E questo è un dato molto più preoccupante di quanto possa sembrare: la gente non ha coscienza di quello che sta facendo in realtà il piccolo principe.

Abolendo il Senato, svuotandolo del suo potere di controllo, Renzi attua una svolta autoritaria senza precedenti nel nostro paese, svolta confermata dal mantra che lui e i suoi aficionados ripetono ossessivamente: chi vince deve governare senza impedimenti. Tale frase, se analizzata attentamente, contrasta con quella che comunemente chiamiamo democrazia. La democrazia prevede,per sua natura, “impedimenti” al potere proprio per evitare che diventi incontrollato, incontrollabile e autoritario. Perché intellettuali e giornalisti sbeffeggiavano Berlusconi quando diceva che le norme non gli permettevano di lavorare e invece lodano Renzi quando afferma la stessa cosa? Perché nessuno dice chiaramente al nostro re travicello che in questo paese basterebbe far rispettare le leggi perché tutto, come per magia, riprenda a funzionare? Perché nessuno si cura di valutare la congruenza dei proclami con la realtà dei provvedimenti?

Stiamo assistendo a una quotidiana, ossessiva alterazione della realtà a cui nessuno si oppone. Il recente vertice del piccolo principe con la Merkel ha avuto come risultato un nulla di fatto: i vincoli europei restano immutati, sarà necessaria a Settembre una nuova manovra, eppure gli scherani di partito e la stampa lo fanno passare come un successo personale. Nel paese serpeggia tra la gente un entusiasmo del tutto ingiustificato: si danno ottanta euro in busta paga e poi si aumenta la tassa sulla spazzatura restituendole al donatore, la disoccupazione aumenta, i posti di lavoro si perdono ogni giorno e ogni giorno assistiamo a una piccola diminuzione dello stato sociale eppure la gente sembra avere una immotivata fiducia nelle capacità taumaturgiche di questo giovanotto arrogante e logorroico, che su tutto pontifica più o meno a vanvera, più o meno inutilmente.

E’ una deriva preoccupante, che si consuma nell’indifferenza generale e che, invece di risolvere i problemi del paese, ne aggiungerà di nuovi, fino a quando il rottamatore non si renderà conto di aver esaurito le parole del suo vuoto discorso sul nulla.

Ma che piccola storia ignobile…


Così cominciava una canzone di Guccini quando non si vergognava ancora di essere comunista e davvero è una piccola storia ignobile quella del grottesco passaggio di consegne tra Letta e Matteo Renzi, ennesima puntata della telenovelas di successo “Morte della democrazia in Italia”.

Se tutto andrà come previsto avremo il terzo presidente del consiglio di seguito non eletto. Niente male per una democrazia elettiva come la nostra. Come affermava un prono cronista di Repubblica, ormai diventato un illeggibile organo di partito come il suo contraltare grillino, Il Fatto quotidiano, siamo una democrazia parlamentare e quindi decide il parlamento, non c’è nulla di illecito nel passaggio di consegne. L’unico piccolo appunto che si può muovere, se vogliamo cercare il pelo nell’uovo, è che la corte costituzionale ha deciso che questo parlamento è stato eletto in virtù di una legge anticostituzionale e, dunque, sarebbe stato dignitoso cambiarlo al più presto.

Sfugge la logica di questo cambio di consegne, o meglio, sfugge a chi non vuol vedere: la parola d’ordine di Napolitano, probabilmente sussurrata da Bruxelles, è eliminare Grillo e il suo movimento, evitare che possa arrivare al governo, ovviamente escludendo a priori  che il Pd sia in grado di proporre una politica alternativa sensata o possa replicare in modo opportuno e adeguato alle sparate populiste di Grillo. Se Renzi tirerà davvero avanti per quattro anni, la missione sarà compiuta perché Grillo, Casaleggio e co. , già ben avviati sulla strada del suicidio politico con la loro intransigenza talebana e la loro totale assenza di una linea politica, si scioglieranno come neve al sole. Con buona pace di chi crede nella democrazia.

Il problema è cosa ne sarà dell’Italia nelle mani di Matteo Renzi. L’uomo non sa letteralmente quello che dice, i suoi sodali ancora meno. In questi giorni li ho sentiti parlare di tutto e di più in vari programmi televisivi e ho letto le loro dichiarazioni sui giornali: al confronto, il primo Berlusconi, quello con la calzamaglia sulla faccia, era un genio di politica e comunicazione. Questi parlano di cose che non conoscono, lavoro, scuola, stato sociale, politica fiscale, con la sicumera degli esperti l’arroganza degli irresponsabili, con le loro faccine pulite, i loro capelli ben pettinati, i loro sorrisi preconfezionati, questa legione di Barbie e Ken profumati e deodorati, si appresta al nuovo sacco di un paese una volta chiamato Italia. Ma quello che non gli perdono, deformazione professionale, è la loro totale, assoluta, ostinata mancanza di cultura politica, la loro ignoranza ostentata.

La nostra politica in questi anni ha prodotto, al governo, un satiro pedofilo e ladro che ha spadroneggiato per vent’anni, poi un pseudo grande economista che ci ha quasi portato alla sommossa civile, adesso questo nano bagonghi logorroico e finto giovane.

L’opposizione? Un ex comico fascistoide e un esperto di marketing digitale per il quale nessuno invoca, come si dovrebbe in un paese normale, il conflitto di interessi. Il satiro di cui sopra, morto e sepolto, resuscitato grazie all’ignoranza politica di cui sopra e attualmente sospeso tra la vita e la morte, non un fantasma e neanche del tutto un uomo, comunque sempre fastidioso e sgradevole.  Dulcis in fundo, un presidente della repubblica ottuagenario che fa e disfa a suo piacimento governi come fossero cosa sua, con una interpretazione autoritaria del proprio ruolo che odora di America latina negli anni 70.

Il popolo italiano? Alla perenne ricerca del vate, non elettori ma adepti, fedeli   non di dei minori ma minorati, sempre speranzoso che il prossimo demente a capo del governo riporti la luce dove regna la notte, drogato di cattiva televisione , intossicato da una ignoranza becera e ottusa, per un terzo pedofilo, come risulta un sondaggio che commenterò in un futuro post.

Un quadro desolato? No, solo ridicolo. Il quadro desolato è quello della corruzione dilagante, della criminalità organizzata che gestisce buona parte del paese, di una imprenditoria arrogante, incapace di ragionare in termini globali, incapace di innovare, di una rappresentanza sindacale preda di una confusione ormai irrisolvibile.

Il quadro desolato è una scuola allo stremo dove si lavora come a Fort Apache, il bollettino quotidiano dei licenziati, gli ospedali che scoppiano, i frutti avvelenati della spending review dell’esperto Monti,il razzismo dilagante, l’individualismo sfrenato, la mercificazione di ogni cosa.

Ma tutto questo Alice non lo sa, e neanche l’ineffabile Matteo Renzi, l’ennesimo inutile idiota alla guida di un paese che se lo merita.

Se io fossi… di Renzi e di Pirro.


Se io fossi stato un vecchio dinosauro della segreteria Pd avrei organizzato le cose in modo da far vincere le primarie a Matteo Renzi, assicurandogli comparsate in tv, buona stampa su Repubblica, ecc.ecc.

Il trionfo di Renzi è, ad analizzarlo con un pò di raziocinio, una vittoria di Pirro. Riflettete: o il neo segretario sconfessa Letta e si assume la responsabilità di far cadere un governo dove il Pd è il partito largamente maggioritario, perdendo credibilità ed andandosi a scontrare, oltre che con la destra di Grillo e Berlusconi anche con lo stesso Letta e l’apparato di partito, che giocherebbero un ruolo da vittime dell’arrivismo del neo segretario, o Renzi appoggia il governo e più Letta va avanti e acquista credibilità, più il piccolo segretario si trova ad assumere un ruolo da comprimario, da primo valletto invece che da sovrano, perdendo la possibilità di accedere all’unico incarico che gli interessa: quello di presidente del consiglio.

Matteo Renzi non mi è mai piaciuto: non sopporto la sua arroganza, la sua loquela garrula e vuota di contenuti, il suo populismo mascherato da spirito pratico, la sua assenza di legami con la sinistra. Renzi è un democristiano diventato leader grazie all’appoggio di quei media che resero leader il pregiudicato di Arcore. Renzi è un idiot, neppure troppo savant, e i fatti lo dimostreranno.

Certo, Renzi non è un delinquente, anche se ha la sua bella condanna per clientelismo. Certo Renzi, non è neanche lontanamente paragonabile a Berlusconi, personaggio che ha distrutto la dignità di un paese che ne aveva già poca in partenza. Ma Renzi, sia chiaro, non è neanche quello di cui il paese ha bisogno. Tempo un paio d’anni, forse meno, e la sua segreteria di quarantenni rampanti lascerà il campo, sconfitta dalla logica della real politik e dall’arroganza. La sua è la generazione degli yuppies, da cui non è venuto mai nulla di buono.

Nel frattempo, purtroppo, i danni che può fare sono moltissimi.

Le palle di Letta


Egregio presidente Letta,

non mi è chiaro per quale arcano motivo l’Europa dovrebbe pensare che lei ha le palle d’acciaio dal momento che il suo governo, non votato da nessuno e formato da due corpi estranei l’uno per l’altro, si sta barcamenando da mesi non decidendo nulla. Da buon democristiano, lei cerca di dare una visione della realtà parziale, non raccontando bugie ma omettendo,, evitando accuratamente atti e parole che possano essere interpretate come chiaramente di destra o, Dio non  voglia!, di sinistra.

Il provvedimento sulla scuola appena varato dovrebbe essere adottato come un manuale per risolvere finti problemi, evitando accuratamente di mettere le mano ai veri: come stanziare fondi per il wi fi alle scuole quando manca la carta igienica, promettere assunzioni per I precari sapendo che saranno promesse vane mentre nelle stanze dei bottoni si parla di nuovo di aumentare l’orario di lavoro e si tagliano I fondi d’Istituto.

Quel provvedimento è il modello della sua legge di stabilità: un esercizio asettico di prelievo fiscale nascosto: non serve a rilanciare I consumi, non contiene un piano per il lavoro, è fatta della stessa sostanza dei sogni, quelli brutti, però.

Le palle d’acciaio le hanno in realtà milioni di italiani che quotidianamente assistono allo spettacolo indecoroso del suo governo di comparse, ai tentativi di giustificare l’ingiustificabile, all’inarrestabile trasudamento di ipocrisia che arriva dai palazzi del potere.

Ci vogliono palle d’acciaio per sopportare un piccolo sepolcro imbiancato come l’insopportabile Brunetta, che tira in ballo gli operai dell’Ilva e con la scusa di difenderli si prostra al loro padrone, non si sa mai cambi il vento e serva un nuovo potente da adulare.

Ci vogliono palle d’acciaio per sopportare le esternazioni del pregiudicato e del suo vate Vespa, ormai un quotidiano stillicidio di melma maleodorante.

Ci vogliono palle d’acciaio a sopportare l’inuitle e tedioso Grillo, fascista e populista senza idee, senza bandiere che ha presto in giro milioni di giovani dicendo che voleva fare la rivoluzione e adesso si svela reazionario.

Ci vogliono palle d’acciaio per sopportare Lei, presidente, il suo viso sorridente, la sua finta umiltà, la sua pervicace ostinazione a restare seduto su una poltrona sempre più scomoda e traballante e il suo partito, senza identità, senza direzione, senza una linea da seguire.

Eviti in futuro di intraprendere strade già battute prima di lei da personaggi di dubbio gusto e infimo livello, lasci perdere le battute e pensi a fare qualcosa per il paese, no, non qualcosa di sinistra, a questo punto, qualcosa e basta.

Anatomia dei cinque stelle


Il Movimento Cinque Stelle, che si autodefinisce l’unico vera opposizione in parlamento, è costituito almeno da tre anime, per quanto si possa vedere dall’esterno.

La prima è una parte consistente ma minoritaria di brave persone, mediamente giovani, mediamente confuse e schifate dall’attuale panorama politico, spesso transfughe da sinistra. Sono I meno graditi al capo, teste pensanti, menti critiche che però, fanno fatica ad accettare la triste verità di aver preso un’altra cantonata, di dover ammettere ancora una volta che la strada intrapresa non porta da nessuna parte. Sono quelli che postano gli scontrini fiscali, che in televisione portano argomentazioni sensate, che credono realmente di poter fare la rivoluzione in un paese incompatibile con qualsiasi rivoluzione. Li rispetto, un pò li invidio per la loro capacità di illudersi ancora,e mi dispiace per quello che proveranno al loro risveglio.

Ci sono poi I freak, gli alternativi, post sessantottini nati troppo tardi, figli della new age, fuori di testa di vario tipo, cannaioli, ecc.ecc. La varia umanità che puoi trovare nei centri sociali, intorno ai grandi concerti rock, nella movida notturna di ogni città italiana. A loro non frega un cazzo della politica, e della rivoluzione, vivono e vivranno sempre in un mondo a parte, deresponsabilizzato, infantile, al di là del bene e del male. Non li rispetto ma non mi danno fastidio, li considero inoffensivi, spesso simpatici, politicamente irrilevanti.

Poi c’è lo zoccolo duro fedele al capo e qui le cose cominciano a cambiare. Sono quelli convinti di essere rivoluzionari a cui nessuno ha spiegato che la rivoluzione è un atto di violenza che non si può consumare davanti allo schermo di un computer o facendo battute in una piazza gremita. Sono quelli che pendono dalle labbra del Capo, che non ammettono deviazioni dalla linea,che scaricano il loro livore da frustrati negli interventi  in Parlamento. Sono acritici, ottusi, ciechi nella loro foia distruttiva, fanatici, incapaci di razionalizzare, sgradevoli. Non solo non li rispetto, li detesto e li considero nemici, alla stregua dei fascisti, dei leghisti e dei neonazisti.,

Usano infatti, istigati dal Capo, il linguaggio tipico dei leghisti prima maniera, sono forcaioli, fanno di tutt’erba un fascio, portano avanti tesi inconsistenti come fossero verità rivelate, non ammettono discussioni e critiche, disprezzano chiuunque non la pensi come loro. A casa mia questo si chiama fascismo e duole ammettere che una parte maggioritaria del Movimento porta avanti tesi e usa un linguaggio tipicamente fascisti.

Non è forse fascismo la scelta autarchica, l’uscita dall’Europa,. l’andare avanti da soli contro tutto e contro tutti? Non è forse fascismo il disprezzo per gli intellettuali, anche per quelli amici, come Flores d’Arcais o Rodotà, che nel momento in cui hanno svolto il loro compito, far funzionare il cervello, sono incorsi negli isterici strali del Capo?

Non è forse fascismo demonizzare l’avversario, offenderlo, insultarlo, mettere in discussione continuamenbte le regole della democrazia? Non è fascismo espellere dalle proprie file chi la pensa diversamente, minacciarlo di morte, insultarlo? Non è fascismo considerare lo ius soli un problema irrilevante, stringere la mano ai neonazisti e non degnarsi di commentare in modo umano, lasciando per un momento da parte la politica, l’immane tragedia di due giorni fa?

La rivoluzione comporta lacrime e sangue, nasce dal basso e non ha mai portato nulla di buono. La rivoluzione guidata da un miliardario furbo e carismatico, la cui visione politica va poco oltre l’iconosclastia e il turpiloquio, è un controsenso, un ossimoro, la figlia dell’azzeramento dello spirito critico.

Il consenso dei cinque stelle è destinato, per fortuna, a dissolversi: lo testimonia il livore con cui  Andrea Scansi e Marco Travaglio, vicini al movimento, hanno commentato la fiducia al governo. Loro, che un cervello ce l’hanno, sanno che quel voto ha rassicurato la maggior parte degli italiani, anche  quelli che, in preda alla rabbia, avevano dato il loro voto a Grillo, per vederlo sprecato in tutte le occasioni in cui avrebbe potuto avere un senso.

Il problema è che quando il movimento si sarà sgonfiato, il Capo tornerà a fare il comico o a godersi I suoi miliardi mentre ci ritroveremo milioni di giovani ancora più frustrati, incazzati e delusi di prima, ancora più disperati. L’irresponsabilità del Capo, che continua a blaterare di rivoluzioni impossibili insieme al suo lungocrinito consigliere, diventerà in questo caso colpevole, colpevole di aver illuso, istigato, colpevole di essere stato l’ennesimo cattivo maestro di cui non si sentiva la mancanza.

L’erba cattiva prospera col tempo,specie se il terreno è fertile e viene lasciato incolto. L’erba di Grillo si sta dimostrando pessima quanto quella di Berlusconi, per motivi diversi, forse, ma non meno pericolosa e non meno gravida di pericoli per la democrazia.

Personalmente provo schifo per questo governo, ne considero responsabile l’assoluta inettitudine della sinistra, non amo Letta e la destra mi ripugna, ma mi ripugna allo stesso modo il livore cieco di Grillo, il suo costante e continuo parlare di niente, la violenza sempre presente nelle sue parole, la sua ottusa incapacità di capire che continuando ad istigare all’incendio di Roma, prima o poi qualcuno la brucerà.

Basta rileggere la nostra storia recente e non, per capire che quella strada non solo porta in un vicolo cieco, ma risulterà devastante per il paese.

Ma rileggere la storia, si sa, è diventato un esercizio per intellettuali, quindi da aborrire e disprezzare. Anche Adolf Hitler la pensava così.