Una campagna elettorale superflua


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A leggere le proposte dei vari schieramenti politici, tutte tese a proporre sconti su questa o   quella tassa iniqua,  prevale un senso di sconfortante e desolante,  omogenea vacuità.

Non una visione  a lungo termine, uno straccio di progetto, un accenno a un’idea che vada oltre la normale retorica di destra, l’insopportabile retorica  di sinistra e quella cosa che fanno i grillini che non merita neppure il nome di retorica, arte un tempo nobile e necessaria per esercitare in modo adeguato la politica. E poiché questo post parla di politica, dei grillini non parlo.

Il crollo delle ideologie ha reso ormai virtuali e del tutto inesistenti le differenze tra destra e sinistra: alle leggi fascistoidi di un Minniti si affianca la proposta di reddito di cittadinanza di un Berlusconi che, a rigori, non avrebbe diritto di parola in questa tenzone elettorale ma impazza bellamente offrendo una penosa caricatura di ciò che è stato ( e non era granché).

Un scambio di ruoli ambiguo e confuso, dove leader di una nuova sinistra infarcita di quelli che la sinistra hanno contribuito a distruggerla, è un distinto signore certamente onesto ma a cui non riesco, con tutta la buona volontà, ad attribuire altra virtù e che, certamente, mai è stato di sinistra.

Giocherà un ruolo importante, in questa competizione di infimo livello, un convitato di pietra di cui avremmo fatto onestamente a meno, il razzismo, quello sì trasversale: infierire sugli ultimi, immigrati, tossici,  prostitute o clochard poco importa al ciclo periodico dell’infamia, scaricare loro addosso la responsabilità del degrado morale in cui ci crogioliamo da anni, è lo sport preferito dagli italiani dopo il calcio.

Mentre lo sport preferito dei giovani italiani sembra essere quello di piangersi addosso,  scaricando le colpe sui sindacati, i politici, ecc., rei di tutelare i garantiti, quelli cioè che ai tempi, senza insopportabili piagnistei e infuocati post pieni di stupidaggini sui social, i diritti se li sono guadagnati a suon di lotte e di scioperi.  Mentre gente che non ha mai messo piede in un’assemblea sindacale, vorrebbe il piatto pronto compreso di dolce e caffè.

Esistono fortunatamente altri giovani, ragazzi che non chiedono un indefinito assistenzialismo statale ma si rimboccano le maniche e proseguono per la loro strada nonostante tutto, che sia fatta di studio o di lavoro all’estero. Sono quelli che stiamo perdendo e sono quelli che potrebbero cambiare questo paese.

A ben vedere, il personaggio più patetico in questo quadro da terra desolata è Matteo Renzi, caricatura ignorante del suo alter ego colto, quel Massimo D’Alema che, come Renzi, è caduto vittima della sua narcisistica arroganza con in più la colpa di avere attorno persone capaci e non la corte dei miracoli di Renzi, che ha trovato il suo chef d’oeuvre dopo la sua caduta, facendo eleggere a ministro dell’istruzione la Fedeli. Istruzione e Fedeli, un ossimoro.

Renzi non ha tutte le colpe del mondo, ha fatto pochissime cose buone, altre che avrebbero potuto esserlo ma sono state sviluppate nel peggior modo possibile  e  una interminabile serie di imperdonabili minchiate.  Adesso che non conta più nulla, che si avvia alla più solenne tra le tante batoste elettorali che ha preso, lo trovo perfino simpatico, per una sorta di istintiva empatia verso i falliti.

E’ molto triste assistere al declino del mondo occidentale, un declino che questa volta non vedrà nessuna invasione barbarica ma ci vedrà diventare, ci sta già facendo diventare, tutti barbari.  Un declino di cui noi, tutti, siamo stati artefici, ipnotizzati dal sogno di una società dove il benessere sarebbe arrivato per perfusione, dall’alto e tutti avremmo partecipato alla festa, ignorando quelli che la festa la pagavano con la propria pelle.

Parlare di democrazia in un paese dove l’unica azienda realmente in attivo è la mafia,  è francamente ridicolo come ridicole sono queste elezioni che non produrranno un governo ma l’ennesimo accordo elettorale col fiato corto.

Parlare di democrazia nel paese più corrotto dell’Occidente, dove si fa polemica per due centesimi di sacchetti  con tanto di prime pagine e si ignorano i bambini che muoiono nei nostri mari, è semplicemente osceno.

Parlare di democrazia in un paese che ha dimenticato la propria storia e si prepara a salutare come nuovo Cesare un pregiudicato corrotto e corruttore, padrone di televisioni e della più grande casa editrice del paese, è ridicolo.

Intendiamoci: se anche avessimo una legge elettorale decente e un governo stabile, non cambierebbe nulla: noi siamo l’ultima Thule dell’impero occidentale, una provincia oscura e pittoresca, che ormai da molto tempo, non conta più nulla.

Migranti: la politica dei miserabili


Non stupisce la notizia apparsa oggi sul quotidiano di Genova che riporta l’intenzione della giunta di chiudere le porte ai migranti e mandare via anche quelli attualmente ospitati alla Fiera.  

I fascisti sono fascisti, i leghisti anche peggio e, nonostante la facciata rispettabile, chi va con lo zoppo impara a zoppicare e il neo sindaco, molto presto, sta dimostrando di non essere il sindaco di tutti, almeno non di chi crede nella solidarietà.

Addolora che una città come Genova, un porto di mare da sempre crocevia di genti diverse, si sia ridotta così e che la gente possa ritenere che i problemi della città si risolveranno come per magia chiudendo le porte a disperati in cerca di una opportunità di vita. Genova e i genovesi hanno evidentemente dimenticato le folle di emigranti italiani che, agli inizi del secolo scorso, riempivano le sue strade e le sue vie in attesa di imbarcarsi per l’America. La storia non insegna niente.

Mi addolora molto di più, perché lì sono le mie radici, la protesta contro i migranti dei comuni siciliani della provincia di Messina. Manco dalla Sicilia da molto tempo, purtroppo, e non so se la situazione sia veramente diventata insostenibile, conosco però bene le posizioni del sindaco di Messina, che non sono certo in linea con queste proteste. D’altronde, che il vento fosse cambiato, si era compreso con la mancata rielezione del sindaco di Lampedusa. Ma quelle proteste fanno male a chi consoce i siciliani.

Ormai la politica è diventato un gioco da miserabili, quando individui lombrosiani come Salvini riempiono le prime pagine dei giornali con le loro menzogne e le loro ignobili affermazioni razziste e chi sarebbe deputato a controbatterle segue invece l’onda stomachevole dell’intolleranza, per fare un passo indietro quando si accorge di aver esagerato, significa che la ragione ormai non è più immersa nel sonno, è caduta in coma.

Lo testimonia l’esultanza di Salvini per il rinvio dello Ius soli. Possibile che nessuno riesca a spiegare a questo essere abbietto che lo Ius soli non riguarda i migranti che arrivano in Italia, che deve smetterla di mentire e insinuare nella gente false idee, di esultare come un demente per il rinvio di un provvedimento civile e necessario?

Bene ha fatto Gentiloni a rinviare l’approvazione che Renzi, che in quanto a spregiudicatezza, cinismo, e opportunismo politico sulla pelle degli altri non è secondo a nessuno, aveva voluto, sperando di guadagnare voti alle recenti elezioni facendo qualcosa di sinistra e sbagliando, come sempre, tempi e modi.

Lo Ius soli riguarda quei bambini, e le mie classi ormai sono formate quasi sempre in maggioranza da loro, nati in Italia, che in Italia sono da cinque anni o hanno concluso almeno un ciclo scolastico. Sono bambini italiani a tutti gli effetti, che parlano la nostra lingua e sono cresciuti nella nostra cultura. Spesso hanno genitori che lavorano regolarmente nel nostro paese da anni e pagano le tasse.  Le folle di migranti sui barconi non c’entrano nulla, si tratta del perfezionamento di una legge già vigente che non comporta alcuna invasione né alcun attacco a una italianità che sarebbe invece tanto bello scomparisse nei suoi tratti più diffusi.

Machiavelli, il fondatore della scienza politica, scindeva la politica dalla morale ma non dall’etica: anche gli atti più riprovevoli come l’omicidio e il tradimento, erano secondo lui giustificati purché fossero commessi a favore del benessere del popolo. Sembra invece che i politici odierni, ovviamente non tutti, ci saranno anche persone coscienziose, siano più portati a seguire l’ottica di Guicciardini, secondo cui ognuno deve seguire il proprio “particulare”, la propria convenienza personale. A proposito di italianità, questo è sicuramente uno dei tratti più diffusi,

In questi giorni stiamo assistendo, nell’indifferenza quasi generale, a un gioco al massacro sulla pelle degli ultimi, a un disumana speculazione per guadagnare voti, a un imbarbarimento della politica a livelli talmente infimi  da risultare inconcepibili. Siamo allo sdoganamento del razzismo, all’egoismo e all’intolleranza come programma politico. E’ la reazione della borghesia più ottusa e corrotta del paese, quella che costituisce la vera palla al piede dell’Italia, che trova ampi consensi in una popolazione sempre più deprivata culturalmente, sempre più carente in quei valori fondamentali che sono alla base della civiltà.

Quello che più disturba sono le menzogne oggettive, come i dati sui migranti sparati a caso, la distorsione continua della realtà, l’assoluta mancanza di volontà politica di affrontare seriamente un problema ancora gestibile, gli esseri umani ridotti a merce di scambio politica, schiavizzati due volte, deprivati della loro umanità e ridotti a cose da spostare e allontanare per non turbare le coscienze dei bravi borghesi. A me questa politica, questa visione, questa strada che il mio paese e  le mie due regioni sembrano aver intrapreso, fa vomitare.

Non ho soluzioni da proporre, lotto contro il razzismo da così tanto tempo che tendo a considerarlo un male endemico, come l’influenza, qualcosa che a ondate arriva e poi se ne va, magari dopo qualche foto sui giornali di bambini morti. Già una volta l’Europa, sull’onda del razzismo, è arrivata all’autodistruzione. Oggi lo stesso vento soffia sugli Stati Uniti, che hanno però anticorpi democratici più forti dei nostri (quando si tratta della politica interna, sulla politica estera stendiamo un velo) e, si spera, riescano a contenere il presidente più demente degli ultimi decenni.

A mio parere, l’incompetenza dei nostri attuali governanti, che si occupano solo di tutelare lo status quo e mettere a tacere chi la pensa diversamente, sia quelli al governo sia quelli impegnanti in una opposizione solo apparente, sta costando molto cara a tutti. Ma la vita è assumersi responsabilità: la gente non può continuare a seguire il nulla e poi lamentarsi delle conseguenze, Genova non può votare i fascisti e poi andare in piazza se si comportano come tali e così l’Italia tutta. La gente, in questo momento, sta sorvolando sulla costante emorragia di diritti a cui viene sottoposta da anni, sulla distruzione sistematica della scuola, sempre più privilegio di pochi, su una politica economica a vantaggio esclusivo di banche e imprese scegliendo invece di concentrare la propria rabbia sugli ultimi, in nome di un desiderio di sicurezza inopportuno e smentito dalle statistiche sui reati fornite dal Ministero degli Interni, o in nome di quel principio del capro espiatorio che ha riempito le fosse dei cimiteri di tutta Europa in diversi periodi storici.

La politica è lo specchio della gente, e questa politica è lo specchio di un’opinione pubblica che non riesce più a compattarsi sui problemi reali, sui valori che contano. Un’opinione pubblica in  cerca di falsi profeti, di improbabili guru, a volte miliardari, che a suon di volgarità linguistiche e intellettuali la guidino verso la luce. Non importa se il guru dice oggi una cosa e domani l’opposto, magari, avesse letto della neo lingua di Orwell la gente capirebbe, ma il problema è che la gente non vuole capire, vuole essere presa in giro per sognare, che  a prenderli per i fondelli sia Renzi, Grillo o Salvini poco importa: sono intercambiabili, privi di cultura politica politica, signori e amplificatori di vuoti a perdere mentali che stordiscono e questo vuole la gente, stordirsi, fumarsi una mega canna e sorridere beata lasciando il mondo fuori e il guru a risolvere i loro problemi.

Questa è la vittoria più grande, e si avvia a diventare definitiva, del Sistema. Ci hanno ridotto a consumatori, quello è il nostro ruolo e chi non ci sta, vie
ne eliminato. Come nel Grande Fratello, la trasmissione televisiva, non quello di Orwell, In quello di Orwell ci viviamo da decenni senza accorgercene.