Una modesta proposta di dignità


timthumb-1

In questo periodo sono in preda ad astratti furori, se mi è lecito citare un grande autore, ma preferisco incanalarli invece che nella facile invettiva contro la consueta viltà dei fascisti e dei loro sodali o il meschino opportunismo di chi non perde occasione di sfruttare anche un’emergenza come quella che stiamo vivendo per fare regalie elettorali, in una serie di proposte concrete e di facile attuazione per contrastare il terrorismo usando la ragione.

1) Costruire moschee in ogni città italiana. Si darebbe lavoro alle imprese, si applicherebbe la Costituzione che prevede che ognuno possa praticare la propria religione, ergo, pregare il Dio che gli pare nelle sedi consone, i cittadini islamici non sarebbero più costretti a riunirsi in case private come cospiratori, attirandosi le chiacchiere malevole dei vicino, ma potrebbero farlo alla luce del sole. Per i complottisti, una moschea è certamente più controllabile di siti non ufficiali sparpagliati per tutta la città. Inoltre, un centro di riferimento per i musulmani aperto alla comunità, favorirebbe il dialogo e la reciproca conoscenza.

2) Gestione civile degli immigrati. Rispetto del diritto internazionale per i minori, rapido riconoscimento dello stato di profughi a chi ne ha diritto, espulsione rapida per chi è accusato di reati gravi, gestione affidata a cooperative sociali serie e di provata affidabilità che trattino chi arriva con l’umanità e l’attenzione dovuta ad esseri umani sofferenti. Pene severissime per chi guadagna sul dolore di esseri umani.

3) Abolizione della incostituzionale Bossi- Fini, legge fascista e liberticida, istituzione del ius soli per i bambini che nascono in Italia e cittadinanza italiana ottenibile in tempi brevi per chi lavora nel nostro paese in modo regolare e paga le tasse.

4) Lotta senza quartiere allo sfruttamento degli immigrati e al lavoro nero in generale: un paese civile non può tollerare fenomeni come quello del capolarato o dei braccianti stranieri costretti a vivere come animali sotto gli occhi di tutti.

5) Stop alla cementificazione che piace tanto ai fascisti e alle mafie, ristrutturazione dei centri storici e dei quartieri ghetto, figli degeneri dell’edilizia popolare. Gli obiettivi di questo provvedimento sono molteplici: dare lavoro, fornire alloggi decenti a chi vive in condizioni incredibili di degrado (vedi certe zone del centro storico di Genova, o i quartieri dormitorio in molte città), permettere un migliore controllo del territorio da parte delle forze dell’ordine.

6) Inserire nei programmi scolastici criteri di valutazione e di recupero per gli alunni stranieri, per quanto possa apparire incredibile, non esistono. Favorire l’alfabetizzazione degli adulti,se si parla la stessa lingua, comprendersi diventa più facile. Inserire programmi che permettano di seguire con la cura dovuta gli alunni più disagiati, stranieri e no. La scuola renziana è una scuola che sceglie, la scuola che piace agli insegnanti, è una scuola che aiuta e accompagna.

7) Le circoscrizioni e i comitati di quartiere non possono più limitarsi ad assolvere mere funzioni burocratiche o a combattere estemporanee battaglie ma devono tornare ad assumere la funzione per la quale sono nati. I quartieri devono tornare ad essere luoghi di incontro e di discussione, anche animata, ma civile, tra i vari attori e le circoscrizioni devono organizzare attività come incontri, convegni, feste, ecc. che permettano l’incontro tra le varie realtà culturali. A questo processo, possono e devono partecipare, secondo lo spirito cristiano che il pontefice non si stanca mai di nominare, anche la parrocchie.

8) Il reddito di dignità, esteso anche agli immigrati regolari, è un provvedimento che non può più essere rimandato: fondamentale per il contrasto alle mafie, necessario per combattere l’ignobile sfruttamento a cui sono costretti per vivere troppi lavoratori in questo paese. Basta con le squallide regalie elettorali, è arrivato il momento di provvedimenti strutturali.

Gli ultimi due punti suggeriscono come trovare i soldi necessari ad attuare quanto scritto sopra, anticipando facili obiezioni e accuse di utopismo:

9) Imposte progressive, ma che siano realmente progressive. Lotta senza quartiere all’evasione fiscale che deve diventare un reato grave: chi evade deve pentirsene per tutta la vita. Immediata cancellazione della proposta di legge che aumenta a tremila euro la soglia di denaro liberamente spendibile: chi ha la coscienza pulita non ha alcun problema a rendicontare tutte le sue spese. Basta regali agli evasori e alle mafie.

10) Tassa sulle transazioni finanziarie al di sopra di una certa soglia. Leggi chiare e severe, punitive verso chi decentralizza le imprese sfruttando i lavoratori all’estero perché in Italia non lo può fare. Progressiva e parziale conversione delle industrie che producono armi: è profondamente ipocrita mantenere la neutralità e vendere strumenti di morte a tutte le parti in causa.

Tutto questo, conti alla mano, costerebbe molto meno di quanto ci sta costando mantenere i nostri soldati in Iraq e in Afghanistan, restituirebbe dignità di esseri umani ai nostri cittadini e a gli immigrati, favorirebbe il dialogo e la conoscenza, renderebbe più vivibili le nostre città e toglierebbe terreno di coltura alla violenza e al terrorismo.

La rivoluzione di Francesco


 

papafrancescostatiuniti

E’ dal Rinascimento che qualcuno non avanza in modo credibile l’idea di unire le tre grandi religioni monoteiste. Era il sogno di Marsilio Ficino e Pico della Mirandola, dei neoplatonici alla corte di Lorenzo de Medici, un sogno di libertà e di tolleranza che si infranse nelle guerra contro i Turchi, nei roghi dell’Inquisizione e nei ghetti di tutta Europa, fino a incenerirsi nelle fiamme maledette dell’Olocausto.

Oggi, mentre qualcuno agita di nuovo la bandiera dello scontro di civiltà, Papa Francesco rilancia quel sogno, maledicendo chi opera per la guerra, dunque terroristi e governanti senza distinzione, e aprendo il Giubileo a tutti quelli che credono in un Dio della misericordia, appunto alle tre grandi religioni monoteiste.

Si tratta di una presa di posizione rivoluzionaria, di un cambiamento di prospettiva che non ha precedenti nella storia della chiesa cattolica, disposta a tratti al dialogo ma sempre arroccata nella propria pretesa di supremazia. E’ un segnale forte, che arriva in un momento drammatico, un segnale che ritrova l’essenza del messaggio cristiano, la vera sostanza della parola evangelica.

Il Papa ha molti nemici, in particolare la fazione della Chiesa compromessa con il potere, poco disposta a rinunciare ai propri privilegi, corrotta, sporca, che nel nostro paese annovera, in tutte le categorie, moltissimi adepti. Dai sacerdoti che proni alla mafia, fermano le processioni davanti alla casa del boss, agli imprenditori che mascherano i loro sporchi affari sotto la comoda bandiera della mutualità, dai giornalisti prezzolati ai cardinali che mostrano un singolare senso della carità.

A questi, oggi si aggiungono le destre radicali, gli squallidi sciacalli, gli intellettuali dell’armatevi e partite, i razzisti, e categorie affini. 

Il papa ha pochi amici, perché i suoi messaggi chiari, privi di ambiguità e diretti, scuotono la coscienza  e turbano i sonni  anche in quest’epoca materialista. Al potere non piace chi dice la verità.

Oggi più che mai, oggi che Dio sembra essersi allontanato dalle nostre vite per essere evocato solo in stanchi rituali privi di significato, oggi più che mai c’è bisogno di ritrovare il pensiero di Dio, di quel Dio unico di cui parla Francesco, c’è bisogno di ritrovare un senso etico della vita che può prescindere da Dio ma non ignorarne l’universalità del suo messaggio. “La legge morale dentro di me, il cielo stellato sopra di me” disse Kant ,in una sintesi mirabile rimasta ancora oggi insuperata.

Agli atei idioti, quelli che nella loro tronfia arroganza enumerano i crimini dovuti alla religione, posso ricordare che Hitler era ateo, Stalin era ateo e ateo era Mao: anche se voi vi sentite assolti…

Quanto agli atei pensanti, che da credente rispetto profondamente, sono certo che anche loro si sentano quantomeno colpiti dalle invettive del pontefice, dalla sua statura morale, da quel suo parlare all’uomo prima che al fedele.

La comunità islamica sta lanciando segnali chiari e forti, da qualche giorno a questa parte: i musulmani non vogliono la guerra, ripudiano il terrorismo, cercano il dialogo.

Vado in controtendenza a quanto scrivono alcuni autorevoli giornalisti che hanno invitato il governo italiano a rinviare il Giubileo: credo che il Giubileo vada celebrato e debba diventare una grande occasione di incontro tra tutti i credenti. Un altro gesto clamoroso del Papa è stato quello di aprire le porte del Giubileo a tutti coloro che credono nella pace.

C’è l’enorme rischio che qualcuno colga l’occasione per togliere di mezzo un pontefice scomodissimo e scatenare una guerra che fa gola a molti.

Perché, parliamoci chiaro,come cantava De Gregori, la guerra è bella anche se fa male: è bella per i trafficanti d’armi, e noi siamo tra i primi in classifica, è bella per gli alti gradi degli eserciti, quelli che la vedono da lontano, è bella per gli appaltatori dei servizi, per le compagnie petrolifere, per le imprese che otterranno i contratti della ricostruzione,ecc.

Le guerre aprono un giro d’affari incommensurabile, capace di risollevare un paese  dalla crisi o farlo cadere definitivamente nel baratro, le guerre attirano sciacalli di ogni genere, armati di carte di credito e completi Armani, le guerre, lungi da essere l’igiene del mondo sono la sua manifestazione più squallida, brutale, disumana e schifosa.

Anche l’Isis fa parte di questo quadro perché con il califfato nero, la religione non c’entra nulla, questo dovrebbero averlo ormai capito tutti e alcuni dei capi dei terroristi hanno ottime entrature nel campo degli affari in quasi tutte le capitali europee. Da sempre, pecunia non olet, neppure se macchiata di sangue.

Renzi, capo incontrastato del paese in cui si sta per celebrare il Giubileo più importante della storia della Chiesa, ha assunto una posizione una volta tanto condivisibile: non vuole entrare in guerra, non perché è buono ma perché è consapevole che noi saremmo uno di quei paesi che, se entrassero in guerra, finirebbe nel baratro; vuole probabilmente  ottenere un ruolo da mediatore in quei paesi del Maghreb che, tradizionalmente, non ci sono ostili e, soprattutto, non vuole mettersi in contrasto con la Chiesa in un momento che, perfino lui, comprende che potrebbe essere di cruciale importanza. Se l’Italia si schierasse apertamente dalla parte della pace, se Renzi avesse il coraggio di farlo in modo netto, chiaro, comprensibile… ma non corriamo troppo con la fantasia.

Per chi, come chi scrive, crede che la pace sia un’opzione non negoziabile, la posizione del Papa, la prudenza di Renzi e la presa di posizione degli islamici nel nostro paese e in quasi tutta Europa, non possono che apparire come segnali positivi. Ma tutto sembra remare contro le prospettive di pace, compresa l’ultima risoluzione dell’Onu che, di fatto, autorizza la guerra.

Sta a tutti noi, italiani ed europei, credenti e atei, dimostrare che i terroristi si sbagliano, che l’Occidente può diventare una terra promessa per chi viene qui in pace, che può invertire la sua rotta folle verso la deriva liberista e riunirsi attorno a quei valori forti di libertà e tolleranza troppo spesso rimasti inascoltati.

Mondi paralleli


mondi paralleli

Immaginate un mondo parallelo. In questo mondo c’è un paese dove un potere oscuro, un leader che non si vede mai se non in effige, domina tutto. In questo mondo la televisione è perennemente accesa in ogni stanza e alterna a pessimi programmi ì come situation comedy, reality show, ecc. programmi di pseudo informazione che danno notizie sul paese, perennemente in guerra. Solo che il nemico cambia continuamente e la propaganda è talmente abile, talmente sottile, da convincere realmente chi ascolta che il nemico di ieri è l’alleato di oggi e che è sempre stato così. Perfino le parole non significano più quello che significavano il giorno prima.

In questo mondo tutti gli appartenenti al popolo del leader sono uguali, coraggiosi, leali, dotati di senso del dovere, civili, gli altri, i nemici, sono disumani, diversi, selvaggi, sporchi e crudeli.

Il reato più grave di quel paese è l’amore.Perché l’amore è riconoscere nell’altro qualcuno di diverso, che ci completa, ci manca, ci aiuta a crescere. L’amore è il sentimento più eversivo che esista.

Immaginate che nell’altro mondo parallelo ci sia un continente dove c’è ricchezza, diritti, lavoro, un continente in perenne, sotterraneo conflitto con altri continenti che deruba delle proprie risorse per dare ai suoi cittadini ricchezza, diritti, lavoro. Naturalmente gli altri sono selvaggi, disumani, rubano, sporcano, portano malattie ecc. Il pensiero in questo mondo è liquido e flessibile, il relativismo morale, assoluto. Il bene e il male cambiano a seconda dei flussi della borsa.

In questo mondo parallelo domina la televisione che alterna a pessimi programmi, reality show, situation comedy, fiction, programmi sportivi, programmi di pseudo informazione. In questo mondo se per esempio un attore bestemmia in televisione (atto assolutamente deprecabile, beninteso), verrà radiato a vita dal video ma se un politico, violando la legge, esprime opinioni razziste schernendo un’altra religione, disseminando menzogne, fornendo dati sbagliati,.calunniando chi si adopera per l’accoglienza, seminando odio, quel politico verrà invitato a comparire in video in continuazione.

In questo mondo se un sito internet pubblica una assurdità sui rom, che drogano i bambini per farli dormire o che rapiscono i neonati, subito questa si diffonde a macchia d’olio e in tanti la condividono per confermare i propri pregiudizi. Poco importa se altri siti, ufficiali, gestiti da specialisti, riportano le reali dimensioni del fenomeno rom ( ridicole) o i dati che sfatano tutte le scempiaggini che si dicono in giro: poiché non confermano i propri pregiudizi, ma li mettono in crisi, le persone non li leggono.

In questo mondo la tragedia di uno squilibrato che suicidandosi uccide centocinquanta persone facendo cadere un aereo occupa le prime pagine dei giornali per giorni e suscita commozione e inquietudine nell’opinione pubblica, mentre centocinquanta giovani studenti universitari massacrati in un altro continente non suscita nessuna reazione, è solo un fatto di ordinaria violenza nel mondo degli “altri”.

La lingua, in questo mondo, cambia, si modifica, è liquida come il pensiero e flessibile, ogni parola oggi può significare una cosa e domani il suo opposto.

Nel primo mondo, quello di 1984 di George Orwell, l’amore alla fine non vince, nel secondo mondo, non c’è bisogno di proibirlo per legge, perché si è già estinto.

Cosa stiamo facendo ai figli del mondo


133107320-31bc8833-f742-4f7b-907f-ef1e7e9e0ec8

E’ terribile questa immagine, un atto di accusa che colpisce la coscienza di ognuno di noi, a cui non possiamo restare indifferenti.

La bimba ha quattro anni ed è siriana, è arrivata dopo un viaggio di centocinquanta chilometri in un campo profughi a dieci km dal confine turco. Quando ha visto l’obiettivo della macchina fotografica, ha alzato le mani, pensando a un’arma.

Che razza di mondo è quello in cui un bambino di quattro anni alza le mani perché crede di essere sotto tiro?

Potrei finire l’articolo con questa domanda, evitare di andare oltre, di scrivere parole che rischierebbero di suonare retoriche o superflue. Ma è troppa la rabbia, troppi gli “astratti furori” che mi agitano dopo aver visto questa immagine.

In questi giorni molti hanno invocato la guerra, lo stesso è accaduto nei mesi scorsi. Paradossalmente, qualche mese fa s’ invocava la guerra contro Assad, il responsabile dell’esodo di migliaia di siriani dalla propria terra, oggi la si invoca contro l’Isis e quell’Assad è diventato improvvisamente un alleato importante e fondamentale nello scacchiere del medio oriente.  Nulla di nuovo, Orwell aveva scritto che sarebbe successo settant’anni fa, aveva descritto esattamente quello che sarebbe successo, perfino prevedendo l’osceno programma che porta indegnamente il nome del personaggio principale del suo capolavoro.

Quello che mi chiedo è se, nell’epoca della sovrabbondanza di immagini e notizie, della sublimazione mediatica della violenza, sappiamo ancora che cosa è una guerra. Se sentiamo la polvere che raschia la gola, il fetore che esala dai cadaveri, l’orrore alla vista dei corpi mutilati, se ci rendiamo conto che sotto le bombe intelligenti vengono fatti a pezzi uomini, donne, bambini, se percepiamo l’orrore che si nasconde dietro una bimba che alza le braccia davanti all’obiettivo di una macchina fotografica.

Io credo di no, io credo che inutili pennivendoli da quattro soldi, sedicenti esperti di strategia, opinionisti che si prostituiscono al potere per trenta denari, insomma il bestiario che affolla i programmi d’opinione delle nostre reti televisive, non abbia la minima cognizione di cosa significhi una guerra, di quale sovvertimento dell’ordine naturale delle cose comporti, di quale violazione di ogni legge morale, divina e umana stiamo parlando.

Noi siamo i secondi produttori di armi la mondo, i poliziotti statunitensi sparano a ragazzi di colore con la Beretta e, molte delle mine anti uomo che cadono su tutti i campi di guerra, sono fabbricate da noi, magari all’estero, per eludere la legge che proibisce la fabbricazione di mine anti uomo sul nostro territorio. Parte del nostro benessere è dovuto alla fabbricazione di strumenti di morte, noi, italiani, europei, siamo quelli che fanno alzare le braccia bambini di quattro anni.

In questi giorni è in atto la campagna “Un’altra difesa è possibile” appoggiata da Libera, Emergency e da duecento associazioni. Cito testualmente dalle motivazioni della campagna:

Si tratta di dare finalmente concretezza a ciò che prefiguravano i Costituenti con il ripudio della guerra, e che già oggi è previsto dalla legge e confermato dalla Corte Costituzionale, cioè la realizzazione di una difesa civile alternativa alla difesa militare, finanziata direttamente dai cittadini attraverso l’opzione fiscale in sede di dichiarazione dei redditi.

Credo che firmare sia in dovere morale di ognuno di noi. Per informazioni consultate il sito http://www.difesacivilenonviolenta.org/

A chi detesta i pacifisti, a chi ride di loro o li accusa di vigliaccheria, chiedo solo questo: ci vuole più coraggio a terrorizzare una bambina o a rifiutarsi di compiere un atto di violenza contro un altro essere umano? Decidete voi a quale delle due categorie volete appartenere.

L’unica strada è la pace


Rileggo, in preda ad astratti furori, La Banalità del male, il folgorante reportage di Hannah Arendt sul processo a Eichmann. Tra le tante considerazioni  che la Arendt fa in quel libro fondamentale c’è quella che l’Olocausto, se i governi e le popolazioni si fossero opposte, non avrebbe avuto luogo o, quanto meno, il numero di vittime sarebbe stato estremamente limitato.

Che i nazisti non fossero costretti a fare quello che hanno fatto è cosa nota e assodata dalla storiografia contemporanea: i soldati che si rifiutavano di massacrare donne e bambini venivano semplicemente destinati ad altro incarico; ma interi paesi, come la Danimarca e l’Italia, si rifiutarono  semplicemente di mettere in atto le direttive naziste senza subire,per questo, alcuna conseguenza. La Danimarca si rifiutò di aderire alla causa della soluzione finale per un rigido concetto di legalità e rispetto delle proprie leggi, in Italia meno del dieci per cento degli ebrei residenti nel paese venne deportato per l’umanità del nostro popolo (verrebbe da dire bei tempi, non fosse che erano tempi terribili).

Italiani e danesi ebbero il coraggio di scegliere la pace e la giustizia mentre l’orrore era al suo culmine e le bombe devastavano l’Europa. Dico, non a caso, ebbero il coraggio: la pace non è una scelta di comodo ma un rischio, un azzardo, la scommessa del cane sconfitto che porge la giugulare al nemico non perché lo morda, ma proprio perché non lo morda ( e mi chiedo se l’evangelista non avesse questo in mente quando ha scritto” porgi l’altra guancia”; non per farti schiaffeggiare ma per l’esatto contrario).

Soprattutto oggi, che la follia e la ferocia sono tornate a mostrare il loro volto, oggi che antichi errori ricadono su chi li ha commessi e la propaganda torna a far suonare le trombe, oggi che miserabili individui aizzano la fiamma dell’odio contro chi viene da lontano in cerca di una vita dignitosa, oggi che saluti romani e slogan antichi tornano a sentirsi e a farsi vedere nelle nostre strade, la pace è l’unica strada possibile, l’unico atto di coraggio necessario e ineludibile a cui tutti siamo chiamati.

O vincerà la ragione e la pace o non ci saranno né vincitori né vinti, ma solo colpevoli.

Il sospetto


Mi sono stupito, guardando di sfuggita pochi minuti di vari talk show dedicati alla tragedia di Parigi, tra cui il vomitevole Vespa, del fatto che a nessuno degli illustri e competenti ospiti intervenuti, pieni di sicurezze e ricette per la risoluzione del problema terrorismo, siano pervenuti alla mente alcuni sospetti:

1) Forse non viviamo nella migliore società possibile ma siamo immersi in un sistema che prospera sulla disuguaglianza e per assicurare il benessere di pochi causa la miseria di molti.

2) Forse massacrare in questi anni uomini, donne e bambini su falsi presupposti (le armi di distruzione di massa, portare la democrazia, ecc.) e vere motivazioni (il petrolio) per altro non mantenendo nessuna delle promesse fatte alle popolazioni devastate, ha generato un humus di rabbia ed esasperazione su cui ha trovato terreno facile la mala pianta del terrorismo.

3) Forse gli Stati Uniti non hanno avuto una buona idea ad armare e addestrare i Talebani, Bin Laden e l’IIs.

4) Forse l’apertura a Cuba di Obama e i suoi tentativi di risolvere la questione medio-orientale non piacciono alla lobbies dei produttori di armi americani, lobbie che già in passato è stata in grado di spingere il paese alla guerra.

5) Forse la volontà di riconoscere la Palestina come stato sovrano da parte della Francia non piace a Israele e agli Stati Uniti.

6) Forse accogliere i profughi e lasciarli per mesi in centri di prima accoglienza simili a lager, trattandoli come animali, ha contribuito a generare la rabbia di cui sopra.

7) Forse, se i francesi invece di svoltare a destra prima con Sarkozy e adesso con la destra neofascista della Le Pen avessero raccolto il messaggio arrivato dalle banlieues e cercato di capire i motivi di quella rabbia improvvisa e violenta, si sarebbe potuta evitare la tragedia.

8) Forse non era il caso di fare un montaggio indegno sulle parole indegne di Oriana Fallaci, sottintendendo che aveva ragione a vomitare quella sequela di banalità razziste, o quanto meno, si poteva, dopo, fare un montaggio dignitoso sulla risposta di Tiziano Terzani.

9) Forse non era il caso di invitare sempre Ferrara e Salvini ma di sentire anche l’opinione di qualcuno che tiene alla dignità, come Gino Strada.

10) Forse questo modo di fare televisione e giornalismo è l’ennesimo insulto a quella libertà di stampa che era sulla bocca di tutti l’altro ieri.

Forse…

Memorie di viaggio 3- Città della Pieve e Borgo Panicale


Finalmente si arriva in Toscana,a Riccio, vicino a Cortona, dove alloggiamo da Gabri. un bed and breakfast che oltre alla cortesia, alla squisita ospitalità e alla simpatia della padrona, da soli ottimi motivi per sceglierlo, si trova in una posizione assolutamente invidiabile, a poca distanza da tutti i posti più interessanti di Toscana e Umbria.

Un capitolo a parte lo meritano sia Cortona, gioiello poco conosciuto e meritevole di maggiore attenzione, sia Firenze, dove ho fatto attraversare mezza città a Claudia per gustare il Lampredotto, il mitico panino con la trippa che a Firenze unisce il manager e l’operaio, il bancario e il muratore. Ma di questo parlerò nelle prossime puntate.

Parlare del Perugino e di Masolino, mentre spirano venti di guerra e l’unico scopo dei politici di questo paese in caduta libera sembra quello di garantire l’impunità a un pregiudicato che ha tradito il paese e gli italiani nel modo più infame, può sembrare superfluo ma, quando la bruttura e lo squallore imperano, non resta che rifugiarsi nella bellezza e l’Italia, nonostante tutto, è ancora il paese della bellezza.

Città della Pieve è piccola, vivace, incantevole. Una arcigno custode ci apre la cappella dove è custodito uno dei capolavori del Rinascimento: l’Adorazione dei Magi di Perugino.

 

350px-Pietro_Perugino_cat68

Perugino fu il maestro di Raffaello e venne influenzato dal genio di Piero della Francesca, Il custode ci spiega che in cambio di questo quadro, commissionato dalla congregazione che ancora lo conserva, Perugino (che era nato a Città della Pieve) chiese un compenso spropositato e una casa, che ancora si può vedere nella principale via della cittadina, che porta il suo nome. L’affresco è magnifico e il custode permette a me e a Claudia di osservarlo con calma e attenzione. Proseguiamo lungo la via ed entriamo nel palazzo del comune, dove vediamo una serie di stanze, u pò trascurate, affrescate dal Sodoma, il pittore amante di Michelangelo, di cui parleremo in un altro post.

SAM_0739

  In un’altra chiesa di Città della Pieve, possiamo ammirare un altro affresco purtroppo rovinato del Perugino e, tanto per gradire, posizionato in secondo piano, un bel Guido Reni. Lasciamo Città della Pieve dopo essere passati dal vicolo Baciadonne, dalla foto potete intuire il perché del nome.

SAM_0751

Proseguiamo verso Borgo Panicale dove, nella bella chiesa del paese, troviamo un affresco attribuito a Masolino da Panicale, il buon pittore amico del genio Masaccio, con cui collaborò a lungo. Quindi, in una chiesetta dall’apparenza insignificante, ecco un altro affresco del Perugino: Il Martirio di S. Sebastiano.

SanSebastiano

L’influenza di Piero della Francesca qui è più marcata, sia per l’uso sapiente del colore e della luminosità sia per la rigida concezione geometrica. Alla base del piedistallo su cui poggia, come una statua, Sebastiano, una rarità: la firma, un pò cancellata, del pittore.

Ritorniamo da Gabri con la consapevolezza che spostandoci a casaccio, senza meta, attraverso le colline toscane, sollecitati a fermarci in un posto per reminiscenze mnemoniche o attirati dai cartelli dei beni culturali, in questa magnifica regione si incontrano sempre capolavori che lasciano senza fiato, spesso trascurati o rovinati da un’incuria che testimonia lo stato di degrado culturale di un paese che ha creato, in buona parte, la cultura moderna. Il patrimonio artistico italiano è la vera ricchezza di un paese che non ha più memoria, che disprezza la cultura e chi fa cultura. E’ da qui e solo da qui che può ripartire la rinascita, quel nuovo rinascimento che ho già auspicato più volte e che dovrebbe essere, prima di tutto, etico. Non dimentichiamo che la straordi8naria fioritura rinascimentale nacque dai semi dell’umanesimo, anche se già Machiavelli e Guicciardini, con il loro cupo e  acre pessimismo, avevano compreso che le illusioni di un mondo migliore si sarebbero infrante contro la realtà. Eppure non si può lasciare che la polvere cancelli un passato che può e deve tornare ad essere un modello per il presente.

Sono parole che alla luce della realtà odierna possono apparire perfino patetiche, nel loro anacronistico ottimismo, ma io, di mestiere, trasmetto cultura, nonostante facciano di tutto per impedirlo, e se non credessi fermamente nel valore del mio lavoro, sarei davvero una misera persona.