Elogio dell’eresia


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Ormai è una lite continua, anche i più gandhiani tentativi di mantenere la calma franano  di fronte all’ottusa ostiunazione degli adepti, ai mantra ripetuti fino alla nausea, alla non so quanto voluta, incapacità di articolare un discorso usando lo spirito critico. Anzi, di articolare un discorso tout court.

Non sono d’accordo con Stefano Bartezzaghi che oggi su Repubblica fa un’analisi impeccabile del populismo e dei modi in cui il virus si diffonde dentro i social ma pecca nella sintesi: secondo lui, visto che ogni intervento pro o contro Salvini fa il suo gioco, l’unica soluzione è tacere.

Forse per deformazione professionale, sono convinto invece che si dovrebbe provare a ragionare, discutere, confrontarsi con l’altro, anche se, troppo, spesso, l’altro è molto più snervante dei miei alunni. Ma l’uomo è un animale sociale e politico, diceva Aristotele, quindi inevitabilemente, per natura, destinato al confronto con l’altro.

Il problema è che viviamo in un momento storico, ben descritto da Tom Nicholls nel necessario, se si vuole capire l’oggi, La conoscenza e i suoi nemici, in cui alla maggior parte delle gente non importa conoscere, cercare di afferrare frammenti di verità, anzi, mai come oggi la specializzazione, la competenza e la cultura sono squalificate, beffeggiate, oltraggiate. La rete permette, apparentemente, a tutti di diventare esperti di tutto e tutti pontificano su tutto senza saperne nulla: dai vaccini alle scie chimiche, dai flussi migratori al bosone di Higgs, in un’orgia di presunzione, arroganza ed esibizionismo che non ha precedenti nella storia.

Il metodo di Salvini ormai è evidente: creare finte emergenze in cui la maggioranza della gente si identifica, non perché fondate su dati reali ma perché misurate sul loro livello di frustrazione e insoddisfazione,  per consolidare il proprio potere e non importa se mente spudoratamente. L’oscena legge di Minniti, tanto lodato da uno Scalfari ormai in piena crisi senile, ha quasi azzerato i flussi migratori e Salvini si inventa un inutile blocco di una nave di poveracci in alto mare, mentre i suoi aficionados riempiono la rete di fake news secondo le quali sull’Acquarius si balla e si canta.  Le Ong trovano altri lidi su cui approdare e lui tira fuori la schedatura dei rom, il nemico per tutte le stagioni,  non importa quanto sia anticostituzionale e inutile, i rom nomadi hanno i documenti e sono conosciuti dalle forze dell’ordine, anche perché in Italia sono solo quarantamila, è sufficiente a scatenare l’ennesima ondata di odio.  le categoire vittimarie sono sempre le stesse, i capri espiatori quelli magistralmente descritti nei suoi libri da Girard. Nulla di nuovo, si va sull’usato sicuro.

Questo metodo ricorda l’ora d’odio di 1984, il momento in cui la popolazione veniva invitata a offendere, insultare odiare il nemico del momento, che poteva cambiare ogni giorno o ogni ora. Molte e inquietanti sono le assonanze con quel libro profetico, Non ultima quella con la Neolingua, il linguaggio ideato da esperti, costituito per lo più da slogan,  che un team di esperti conia per Il Grande Fratello.

Ma non vogllio nobilitare con citazioni letterarie l’operato politico di un cialtrone bugiardo.

Quello che mi preme sottolineare è come ormai non esitano più apocalittici e integrati ma adepti e ed eretici, dove gli eretici, quelli che tentano di usare la ragione, trovare soluzioni, descrivere una realtà diversa da quella disegnata dal potere, sono inevitabilmente minoranza. La maggioranza degli adepti è acritica, bellicosa, semplifica e reitera il messaggio,  replicando con la violenza, per ora solo verbale, alla logica e con l’insulto alla cultura.

L’eretico è, letteralmente, colui che sceglie e, in  quanto tale, in quanto non cieco seguace dello spirito del tempo, degno di sospetto e indegno di essere ascoltato. L’eretico è il granello di sabbia che rischia di mandare in tilt il sistema, l’anomalia che non ti aspetti e che rischia, se  ti fermi ad ascoltare, di mandare in frantumi le solide colonne delle false sicurezze. L’eretico usa la ragione in un mondo senza ragione,  prova a conoscere quello che gli altri volutamente ignorano, incontra dove gli altri erigono muri.  L’eretico legge, la massa ascolta, l’eretico pensa, la massa si adegua, l’eretico controbatte, la massa tace, l’eretico grida che il re è nudo, la massa china la testa e loda gli splendidi abiti del re. L’eretico dice sempre ciò che non va detto.

Ecco, questo dell’indicibile è un punto importante per comprendere il momento che stiamo vivendo: le cose non dette non esistono e quindi  permettono la lettura della realtà che più aggrada alla massa, che gli permette di sfogare senza pudore o vergogna le pulsioni più basse, li lbera dal senso di colpa e li fa sentire parte di qualcosa in un momento di totale deriva ideologica ed etica.  Siamo passati dal pensiero liquido alle menti liquide, adattabili a qualsiasi forma, idea o pensiero, imprigionate in comode dighe di pregiudizi.

L’eretico è chi fa un foro in quelle dighe, è il bambino che toglie il dito e le fa crollare. P erché, presto o tardi, in un modo o nell’altro, crolleranno.

Non sono come te, quindi sono


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Il problema non sta nella sindaca del varesotto che profana la giornata della memoria con un post idiota e omofobo, casomai sta in quelli che l’hanno eletta.

Il problema non è Salvini e le assurdità che vomita quotidianamente, il problema sono quelli ( troppi) che gli stanno dietro, che gli regalano un consenso non oceanico ma comunque consistente.

Il problema del razzismo e dell’intolleranza, che in Italia esiste ed è in utile negarlo o consolarsi col fatto che la maggioranza degli italiani non è razzista, assunto tutto da dimostrare, sta nel fatto che da anni vengono proposti alla gente modelli raggiungibili di bellezza, successo, potere come se fossero alla portata di tutti.

Quando il successo non è più realizzazione del sé, una famiglia, un lavoro gratificante, una cerchia di amici e rapporti sociali, ma si traduce in accumulo di denaro, di fama, di visibilità mediatica, genera indubbiamente frustrazione in chi deve accontentarsi e non sa più farlo perché continuano a dirgli che  vivere normalmente, invecchiare normalmente, lavorare normalmente, non è in, non è qualcosa a cui, nel mondo di oggi, si possa aspirare.

Nasce allora un meccanismo di identificazione negativo: di fronte all’angoscia che genera il non essere ricco, famoso, ecc,, si reagisce col trovare in altri non essere  una conferma della propria identità, un modo per sentirsi diverso da chi ha ancora meno e sentirsi uguale agli altri, quelli che sono come noi.

Ecco allora che non essere neri, non essere gay, non essere migranti, ecc., diventa il primo passo per recuperare la propria identità messa in crisi dal pensiero comune, il secondo passo è quello di attribuire alle categorie vittimarie le colpe del mancato successo: invece di muoversi, rimboccarsi le maniche e cercare di risolvere i problemi, diventa molto più semplice gridare, manifestare, aggredire chi è diverso da noi, per sentire un noi a cui si appartiene. Questo paese ha già conosciuto una guerra civile, un riconoscersi come noi solo negando l’altro, portando all’esasperazione il processo che ho descritto.

E’ questo il meccanismo con cui Casapound e miserabili affini raccolgono consensi tra le fasce più disagiate della popolazione, ma è anche il meccanismo per cui migliaia di ragazzi, ogni domenica, non vedono l’ora di menare le mani allo stadio. La violenza è il terzo, inevitabile passo.

Come si può fermare questa logica perversa? Con una rivoluzione culturale,  che l’attuale storytelling della politica rende del tutto improbabile: non perché siano tutti uguali, qualche lievissima differenza c’è ancora, nonostante tutto, ma perché sono tutti privi di cultura nel senso più ampio del termine, cultura che contempla principi, valori morali non solo di facciata, valori etici. Con le dovute eccezioni, certo, ma che non contemplano politici di primo piano.

Non è un caso se le migliori fiction italiane parlano proprio di questo, concentrandosi in particolare sullo stadio della violenza e descrivendolo molto bene in tutto il suo squallore e la sua assurdità.

Viviamo in un mondo assurdo, dove un pregiudicato fa campagna elettorale e ci scaglia con odio contro dei poveracci che non chiedono altro che sopravvivere, un mondo assurdo dove per risolvere un problema basta non vederlo, non raccontarlo e renderlo, quindi, inesistente.

La politica, per chiunque ci si schieri, e il panorama italiano è, a usare un eufemismo, una terra desolata, non ha risposte perché non si pone le domande e il problema è che nella tanto evocata società civile, spesso si ripetono in piccolo le stesse dinamiche della politica, gli stessi giochi di potere, le stesse meschine vendette.

Quindi come cambiare questa situazione, come spingere chi lo guida a traghettare questo paese lontano da derive pericolose?

Il lavoro ben fatto, quotidiano, incessante, incalzante, il lavoro ben fatto da parte di ognuno  nel proprio ambito, con le proprie capacità, il lavoro ben fatto per orgoglio e dignità, non per diventare qualcuno ma per essere qualcuno. Un’altra strada non la vedo.

Multedo: una squallida commedia degli errori


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Il capitale e l’accumulo,del capitale sono, in quanto espressione dell’interesse di pochi, amorali, se non incompatibili, indifferenti all’etica. Così un buon manager, perché questa è la sua natura e non per colpa, ricordo la favola dello scorpione che punge il suo salvatore, sarà tanto più amorale quanto più è capace. Ma se il manager sceglie la strada della politica e assume un pubblico incarico, può continuare a essere quello che è o non deve, piuttosto, assumere responsabilmente una nuova veste?

La questione è di scottante attualità visto come il sindaco Bucci ha pensato di risolvere la questione di Multedo, cioè usando l’ accoglienza di esseri umani come merce di scambio: Multedo si prende dodici profughi e io stanzio subito sette milioni di euro per lavori di ristrutturazione del quartiere. Un ragionamento perfetto, da manager, un errore politico imperdonabile.

Il messaggio che passa è che basta un paio di manifestazioni razziste per ottenere ciò che spetta di diritto e avere, come bonus, uno sconto sugli esseri umani da ospitare. Una soluzione perfettamente compatibile con lo stile del manager ma che poco ha a che fare con le responsabilità’ di un pubblico amministratore. Senza contare   la reificazione dei profughi, ridotti a merci di scambio.

Io sono nato nel secolo scorso quando l’idea dominante era che la politica dovesse avere un solido sostrato etico e laico e il suo compito, oltre che quello di amministrare equamente le risorse pubbliche, dovesse essere anche di elevare culturalmente il popolo, di creare cittadini consapevoli e attivi nel perseguire l’ utile comune. Evidentemente, a Bucci e alla sua giunta, è rimasto in mente solo il perseguire l’utile.

Questa brutta uscita del sindaco è solo l’ultimo di una lunga serie di errori che hanno contrassegnato questa squallida e triste vicenda e,segue a ruota, la maldestra e inopportuna contromanifestazione della Fiom, contemporanea alla  fiaccolata stile Ku Klux klan degli abitanti di Multedo. Francamente, non era il caso di esacerbare gli animi e creare una dicotomia buoni cattivi che lascia il tempo che trova. meglio lasciar passare quella brutta carnevalata nel dimenticatoio che farla finire in prima pagina per la tensione che si è creata.

Non è cercando lo scontro che si risolverà una situazione ormai compromessa, in cui ogni attore che entra in scena sbaglia la sua battuta. Temo purtroppo, l’effetto domino, anche se potrebbe avere un lato positivo: applicando il Bucci pensiero con un paio di milioni di profughi da offrire ai comuni come bonus, risolveremmo il problema della messa in sicurezza delle scuole, del dissesto idrogeologico, delle infrastrutture,ecc.

Mi chiedo quanto valgano sul mercato i profughi siriani, se il prezzo salga a seconda che siano bianchi o neri, quanto potrebbe far salire le quotazioni un bambino.

Purtroppo appare irrisolvibile il problema del dissesto etico, morale e umano di un paese sempre più allo sbando, sempre più brutto, sempre più privo di una bussola che ne orienti l’anima. E questa brutta uscita, cinica e opportunista, nemmeno fascista, solo squallida, ne è l’ennesima riprova.

Ma c’è speranza: sta nell’opera silenziosa, quotidiana, instancabile, che non finisce in prima pagina, di quelle persone che con i migranti lavorano quotidianamente, che li accolgono senza se e senza ma, di quelle che si battono perché venga riconosciuta la loro dignità di esseri umani, esattamente quella dignità che il sindaco di questa città ha offeso, trasformandoli in merce di scambio.

A loro va il mio rispetto, a loro e ai ragazzi e alle ragazze che mi ritrovo ogni mattina davanti: esasperanti, smarriti, a volte feriti, bellissimi nella loro ingenuità, loro non conoscono e non capiscono la chiusura verso il diverso,sono naturalmente portati a essere curiosi, a non rifiutare e a cercare sempre un punto di contatto che permette il riconoscimento dell’altro come simile a sé. Quando parliamo di razzismo, la domanda più frequente che mi fanno è: ma non ha senso, perché?

Non posso che augurare loro di restare così dentro, per sempre giovani. 

https://www.youtube.com/watch?v=VAusBR2uSN8

Genova muore a Multedo


Qualche tempo fa in via XX Settembre, in pieno centro città, si radunò davanti a un palazzo un centinaio di persone che portavano delle bottiglie d’acqua. Avevano tagliato l’acqua a un gruppo di immigrati ospitati in quel palazzo e tanti genovesi hanno detto no, questo è troppo. A scuola, alcuni miei alunni mi videro sul giornale, c’eravamo anch’io e mia moglie tra quelle persone, e mi chiesero cosa era successo. Quando terminai il mio racconto, una ragazzina ecuadoriana disse: “ Dobbiamo fare qualcosa anche noi, non è giusto, ci dica cosa possiamo fare”.

Potrei concludere qui quest’articolo sulla vergognosa vicenda di Multedo, una vicenda di razzismo pregiudiziale e scaricabarile politico, potrei concludere dicendo che grazie a Dio, i ragazzi sono meglio di noi. Anche quelli stranieri.

Quella è stata l’ultima occasione, non accadeva da tempo, in cui mi sono sentito orgoglioso di essere nato casualmente in questa città. Dopo lo sgombero del campo rom con miei alunni annessi nel quartiere  in cui lavoro, sgombero necessario e sacrosanto, effettuato nel peggiore dei modi possibili, per calcolo politico, dopo questa vicenda di Multedo, torno ufficialmente a essere quello che sono sempre stato: un figlio di emigranti, operai, senza terra sotto i piedi e senza bandiere da sventolare.

A Multedo muore la Genova operaia e solidale, la gente pronta a compattarsi per gli oppressi e i diseredati, la Genova antifascista, medaglia d’oro della Resistenza, la Genova che scende in piazza contro il congresso dell’Msi, la Genova che segna la strada, quella che nel 2001 insulta I picchiatori in divisa, la Genova operaia e internazionalista, la Genova di don Gallo e don Prospero, dei preti di fabbrica, la Genova che piange Guido Rossa e dice no alla violenza.

Io abito a Pegli, cinque minuti da Multedo e in quindici anni, non ho mai sentito di un fatto di cronaca che avesse come protagonista uno straniero. Mafiosi che vivevano nel quartiere, si, omicidi in odore di  mafia, si, scontri tra figli dei quartieri dormitorio delle  colline, sì.

Multedo ha i suoi problemi, i problemi di una città morta, dove i giovani non hanno prospettive e si chiudono le fabbriche, dove i problemi restano immutati e irrisolti da decenni, dove la politica fa promesse che non mantiene mai.

Anche Cornigliano ha i suoi problemi, è il quartiere dove lavoro da quando vivo a Pegli.  A Cornigliano sedici anni fa, di stranieri ne arrivavano a centinaia, siamo passati dal trenta per cento di stranieri nelle scuole al sessanta per cento di oggi. Ricordo discussioni, tensioni, problemi, fraintendimenti, ma mai levate di scudi aprioristici e ingiustificati contro persone che arrivavano da lontano.

Molto, moltissimo, per la condivisone di percorsi comuni, integrazione è parola che detesto, ha fatto la scuola, prima le maestre e i maestri, infaticabili, impagabili per la loro fantasia e il loro impegno quotidiano, poi i professori della scuola media, i miei maestri, persone che non andavano in televisione parlando di “splendide esperienze con gli stranieri”, come va di moda oggi in tv e sui giornali, ma le esperienze le facevano sul campo, ogni giorno, senza lamentarsi. Continuiamo a lavorare così, in silenzio, senza avere l’onore di prime pagine e servizi televisivi, perché riteniamo che lavorare così faccia parte dell’etica del nostro lavoro.

Mi chiedo: perché Cornigliano, disastrata, avvelenata per decenni dai fumi dell’Italsider, quindici anni fa andava bene e Multedo, oggi, non può accogliere sessanta persone? Perché certi quartieri sì, e altri no?

Ma soprattutto mi chiedo quale insegnamento danno ai loro figli quelle persone che manifestano il loro odio pubblicamente verso altre persone che non conoscono, di cui non conoscono le storie e le aspettative?

Mi spiace, so di essere impopolare, ma queste persone, per me, non hanno giustificazione. Qui si parla di umanità, pura e semplice e il fatto che i profughi verranno ospitati in una struttura della curia rende tutto solo un po’ più triste, un po’ grottesco. Non c’entra niente la politica, né il mio essere cattolico: si tratta di una questione etica.

E veniamo all’atteggiamento della politica. Il Pd, sempre più spostato a destra, che a Genova offre una delle sue versioni più penose, tace. Anche perché la sinistra ha senza dubbio la colpa di non aver risolto il problema epocale dello spostamento del petrolchimico da Multedo, quello sì, problema serio che meriterebbe barricate.

La nuova giunta, salita anche grazie alle tendenze xenofobe della sua maggioranza, lascia la patata bollente al prefetto, nella migliore tradizione della vecchia politica. Da quando il nuovo sindaco si è insediato, abbiamo sentito tante chiacchiere, assistito a nomine ai confini della realtà, ma visto pochissimi fatti e, quei pochi, irrilevanti.

Ecco io credo che anche la politica dovrebbe porsi un problema etico: l’odio non giova a nessuno, l’odio cieco, ancor meno, anche perché l’obiettivo può cambiare a seconda del momento e a quelli a cui conviene oggi può non convenire più domani. La politica dovrebbe educare al rispetto del dettato costituzionale che parla di uguaglianza  e condanna del razzismo e delle discriminazioni.

Purtroppo, Multedo è lo specchio di un paese senza direzione e senza valori di riferimento, la guerra tra poveri è l’inevitabile conseguenza della guerra al buon senso e all’ integrità combattuta e trionfalmente vinta dai nostri politici negli ultimi anni.

“La speranza è nei prolet”, recitava Orwell, la speranza è negli ultimi, in quelli che si rimboccano le maniche e ogni mattina, lavorano duro per portare a  casa il pane.

Ci abbiamo creduto in molti a quelle parole, purtroppo, oggi, dobbiamo accettare il fatto che la speranza, se c’è ancora, è altrove.

Mi sento straniero in casa mia


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Le  immagini dello sgombero di Roma sanno, purtroppo, di deja vu per chi era a Genova nel luglio 2001. Poliziotti che pestano persone inermi, tutto già visto, solo che questa volta sui social il plauso per quello che è successo ieri, è quasi unanime.

Ancora una volta, come in occasione dello sgombero del campo rom di Cornigliano, a Genova, pochi mesi fa, sono stati violati i diritti dei bambini, diritti sanciti non solo dalla costituzione ma da parecchi trattati internazionali che, evidentemente, nessuno ha fatto studiare ai poliziotti.

Quest’estate ha visto tornare, e non venitemi a dire che la democrazia non è in pericolo, lo spettro del fascismo nel paese in cui, ricordiamolo, il fascismo è nato, prima del nazismo. La svolta a destra dell’attuale governo, con il sostegno di buona parte della popolazione, è una realtà che solo chi non vuol vedere può mettere in dubbio.

Prima gli attacchi alle Ong, che sono certo si riveleranno del tutto ingiustificati, lo sporco accordo con la Libia, il tam tam della stampa compiacente su un allarme invasione che non esiste, il provvedimento sul decoro dei centri urbani, che sembra fatto apposta per tranquillizzare i bravi borghesi che abitano le loro comode case del centro, e furono proprio i borghesi, lo ricordo, ad appoggiare in massa il fascismo, adesso le botte ai migranti.

Nel mezzo, i crolli di Ischia, il solito blablabla sugli attentati, le solite sparate estive su una scuola pubblica che, è evidente, lo Stato ha deciso di dismettere, e poi il nulla: nessun decreto che possa tamponare la piaga del lavoro nero, incapacità totale del governo di porre freni ai licenziamenti che, grazie anche a Renzi, si diffondo a macchia d’olio in tutta la penisola, nessun decreto d’urgenza per la messa in sicurezza idrogeologica del paese, le mafie tacciono, la corruzione pure, i Cinque stelle stanno diventando più razzisti di Salvini e più inutili della Meloni, finito di pestare gli immigrati tutti i problemi si risolveranno.

Cosa racconterò ai miei ragazzi quando riprenderà la scuola se mi chiederanno cosa sta succedendo in questo paese? Molti di loro sono stranieri, probabilmente impauriti e preoccupati. Io, per abitudine, non mento ai ragazzi e non me la sentirei in questo momento di tranquillizzarli, di dirgli che non c’è problema, che potranno continuare a venire a scuola tranquilli. Perché davanti a certe derive nessuno è tranquillo.Perché oggi sono gli stranieri, domani gli operai e non serve dare la colpa ai poliziotti, che sono ragazzi che svolgono il proprio lavoro, che sono stati addestrati e indottrinati a fare quello e nessuno gli ha spiegato che, prima di ogni dovere, dobbiamo rendere conto alla nostra coscienza.

Mi sento straniero in questo paese razzista, io, genovese per caso, siciliano nell’anima senza terra sotto i piedi, con tutti i libri che ho letto, con le storie che conosco, con la Storia che studio e insegno, con il mio impegno civile, mi sento inadatto ad affrontare questa marea di odio che sembra salire, mi sento, quando faccio certi discorsi in classe, come il ragazzo della diga di Harlem, che cerca di tappare i buchi con le sue piccole dita.

Mi sento un estraneo nella mia città, mi sembra di essere piombato in mezzo ai Borg e chi non capisce la citazione, si guardi Star Trek, mi sembra che si stia passando dal pensiero liquido al pensiero unico, il peggiore di tutti i pensieri, il più funesto, il pensiero che ancora odora del fumo dei campi.

E questo sarebbe il paese che pochi anni fa si indignava perché nella Costituzione europea non c’era accenno alle comuni origini cristiane? DI quale cristianesimo stavano parlando allora i nostri Soloni? Di quello bigotto e colluso dello Ior e dei preti che fermano la processione di fronte alla casa dei boss, del Vaticano degli scandali, dei sussurri e grida, dei preti pedofili  o di quello dei don Puglisi e dei Romero, dei teologi della Liberazione e di padre Zanotelli? Ma perché tanta gente va a messa la domenica se poi si comporta per sei giorni alla settimana in modo diametralmente opposto a quello che significa essere cristiani? Forse è arrivato il momento che a catechismo vadano anche i grandi, a imparare a memoria la dottrina sociale della Chiesa.

E questo sarebbe il paese governato dalla sinistra? Ma chi appoggia questa accozzaglia di balordi sa cosa significa essere di sinistra, quanto costi essere di sinistra? Più o meno lo stesso prezzo che sosta essere un buon cristiano e non un bigotto.

Mi sento un estraneo in un paese senza memoria, senza rispetto, senza più un briciolo di dignità, che si crogiola nella sua ignoranza, nella sua televisione spazzatura, nei suoi talk show fasulli, pieni di sepolcri imbiancati e filosofi da bar, la cui unica religione è la partita della domenica, i cui unici valori sono il sesso (meglio se extraconiugale per ammazzare la noia) e il potere (meglio se facendo le scarpe agli altri), un paese di corruttori e di corrotti, un paese con una enorme massa di collusi.

So che molti provano questo senso di straniamento e l’illusione che, passata questa maledetta estate, la pioggia laverà la vergogna di questi giorni. Ma non è così, la pioggia porterà alluvioni, devastazioni, vittime e altri pestaggi, per fare finta che non sia successo niente.

A proposito: il clima non sta cambiando, l’aridità di questi giorni, il caldo soffocante, le coltivazioni che inaridiscono non sono dovuti all’inquinamento. Sono le scie chimiche.

Italiani veri


Gradirei sapere chi sono gli italiani veri per quegli albergatori, affittacamere, ecc,, che hanno rifiutato di fornire il loro servizi (violando, per inciso, qualche legge, perché il razzismo, in questo paese, è ancora reato, per ora) a coppie di colore.

Sono Italiani veri quel cinquanta per cento di evasori fiscali responsabile del carico fiscale esagerato di chi le tasse le paga onestamente o perché ci è costretto essendo lavoratore dipendente?

Sono italiani veri quegli imprenditori edili che non solo evadono le tasse ma fanno lavorare la gente nero fregandosene delle norme di sicurezza, tanto, specie se stranieri, se succede qualcosa chi protesta?

Sono italiani veri quelli che costruiscono le case con la sabbia?

Sono italiani veri quelli che acquistano materiale scadente negli ospedali?

Sono italiani veri quelli che abusano della propria autorità nelle piccole e grandi cose?

Sono italiani veri quelli che ridevano dopo i terremoti?

Sono italiani veri i bravi padri di famiglia che ogni notte frequentano le signorine straniere che lavorano come schiave sulle nostre strade e di giorno inveiscono contro l’invasione degli immigrati?

Sono italiani veri i mafiosi, i collusi, la zona grigia, quelli che sanno e non  parlano?

Sono italiani veri quelli che cercano le mafie per smaltire rifiuti tossici?

Sono italiani veri tutti quelli che ammazzano, stuprano, picchiano e uccidono le loro donne?

Sono italiani veri gli stimati e insospettabili professionisti che circuivano e violentavano ragazzini a Genova?

Sono italiani veri quelli che stanno dietro al gioco d’azzardo e al riciclaggio di denaro sporco?

Sono italiani veri i caporali, che sfruttano immigrati e no fino a farli morire?

Ecco, gradirei una risposta.

Migranti: la politica dei miserabili


Non stupisce la notizia apparsa oggi sul quotidiano di Genova che riporta l’intenzione della giunta di chiudere le porte ai migranti e mandare via anche quelli attualmente ospitati alla Fiera.  

I fascisti sono fascisti, i leghisti anche peggio e, nonostante la facciata rispettabile, chi va con lo zoppo impara a zoppicare e il neo sindaco, molto presto, sta dimostrando di non essere il sindaco di tutti, almeno non di chi crede nella solidarietà.

Addolora che una città come Genova, un porto di mare da sempre crocevia di genti diverse, si sia ridotta così e che la gente possa ritenere che i problemi della città si risolveranno come per magia chiudendo le porte a disperati in cerca di una opportunità di vita. Genova e i genovesi hanno evidentemente dimenticato le folle di emigranti italiani che, agli inizi del secolo scorso, riempivano le sue strade e le sue vie in attesa di imbarcarsi per l’America. La storia non insegna niente.

Mi addolora molto di più, perché lì sono le mie radici, la protesta contro i migranti dei comuni siciliani della provincia di Messina. Manco dalla Sicilia da molto tempo, purtroppo, e non so se la situazione sia veramente diventata insostenibile, conosco però bene le posizioni del sindaco di Messina, che non sono certo in linea con queste proteste. D’altronde, che il vento fosse cambiato, si era compreso con la mancata rielezione del sindaco di Lampedusa. Ma quelle proteste fanno male a chi consoce i siciliani.

Ormai la politica è diventato un gioco da miserabili, quando individui lombrosiani come Salvini riempiono le prime pagine dei giornali con le loro menzogne e le loro ignobili affermazioni razziste e chi sarebbe deputato a controbatterle segue invece l’onda stomachevole dell’intolleranza, per fare un passo indietro quando si accorge di aver esagerato, significa che la ragione ormai non è più immersa nel sonno, è caduta in coma.

Lo testimonia l’esultanza di Salvini per il rinvio dello Ius soli. Possibile che nessuno riesca a spiegare a questo essere abbietto che lo Ius soli non riguarda i migranti che arrivano in Italia, che deve smetterla di mentire e insinuare nella gente false idee, di esultare come un demente per il rinvio di un provvedimento civile e necessario?

Bene ha fatto Gentiloni a rinviare l’approvazione che Renzi, che in quanto a spregiudicatezza, cinismo, e opportunismo politico sulla pelle degli altri non è secondo a nessuno, aveva voluto, sperando di guadagnare voti alle recenti elezioni facendo qualcosa di sinistra e sbagliando, come sempre, tempi e modi.

Lo Ius soli riguarda quei bambini, e le mie classi ormai sono formate quasi sempre in maggioranza da loro, nati in Italia, che in Italia sono da cinque anni o hanno concluso almeno un ciclo scolastico. Sono bambini italiani a tutti gli effetti, che parlano la nostra lingua e sono cresciuti nella nostra cultura. Spesso hanno genitori che lavorano regolarmente nel nostro paese da anni e pagano le tasse.  Le folle di migranti sui barconi non c’entrano nulla, si tratta del perfezionamento di una legge già vigente che non comporta alcuna invasione né alcun attacco a una italianità che sarebbe invece tanto bello scomparisse nei suoi tratti più diffusi.

Machiavelli, il fondatore della scienza politica, scindeva la politica dalla morale ma non dall’etica: anche gli atti più riprovevoli come l’omicidio e il tradimento, erano secondo lui giustificati purché fossero commessi a favore del benessere del popolo. Sembra invece che i politici odierni, ovviamente non tutti, ci saranno anche persone coscienziose, siano più portati a seguire l’ottica di Guicciardini, secondo cui ognuno deve seguire il proprio “particulare”, la propria convenienza personale. A proposito di italianità, questo è sicuramente uno dei tratti più diffusi,

In questi giorni stiamo assistendo, nell’indifferenza quasi generale, a un gioco al massacro sulla pelle degli ultimi, a un disumana speculazione per guadagnare voti, a un imbarbarimento della politica a livelli talmente infimi  da risultare inconcepibili. Siamo allo sdoganamento del razzismo, all’egoismo e all’intolleranza come programma politico. E’ la reazione della borghesia più ottusa e corrotta del paese, quella che costituisce la vera palla al piede dell’Italia, che trova ampi consensi in una popolazione sempre più deprivata culturalmente, sempre più carente in quei valori fondamentali che sono alla base della civiltà.

Quello che più disturba sono le menzogne oggettive, come i dati sui migranti sparati a caso, la distorsione continua della realtà, l’assoluta mancanza di volontà politica di affrontare seriamente un problema ancora gestibile, gli esseri umani ridotti a merce di scambio politica, schiavizzati due volte, deprivati della loro umanità e ridotti a cose da spostare e allontanare per non turbare le coscienze dei bravi borghesi. A me questa politica, questa visione, questa strada che il mio paese e  le mie due regioni sembrano aver intrapreso, fa vomitare.

Non ho soluzioni da proporre, lotto contro il razzismo da così tanto tempo che tendo a considerarlo un male endemico, come l’influenza, qualcosa che a ondate arriva e poi se ne va, magari dopo qualche foto sui giornali di bambini morti. Già una volta l’Europa, sull’onda del razzismo, è arrivata all’autodistruzione. Oggi lo stesso vento soffia sugli Stati Uniti, che hanno però anticorpi democratici più forti dei nostri (quando si tratta della politica interna, sulla politica estera stendiamo un velo) e, si spera, riescano a contenere il presidente più demente degli ultimi decenni.

A mio parere, l’incompetenza dei nostri attuali governanti, che si occupano solo di tutelare lo status quo e mettere a tacere chi la pensa diversamente, sia quelli al governo sia quelli impegnanti in una opposizione solo apparente, sta costando molto cara a tutti. Ma la vita è assumersi responsabilità: la gente non può continuare a seguire il nulla e poi lamentarsi delle conseguenze, Genova non può votare i fascisti e poi andare in piazza se si comportano come tali e così l’Italia tutta. La gente, in questo momento, sta sorvolando sulla costante emorragia di diritti a cui viene sottoposta da anni, sulla distruzione sistematica della scuola, sempre più privilegio di pochi, su una politica economica a vantaggio esclusivo di banche e imprese scegliendo invece di concentrare la propria rabbia sugli ultimi, in nome di un desiderio di sicurezza inopportuno e smentito dalle statistiche sui reati fornite dal Ministero degli Interni, o in nome di quel principio del capro espiatorio che ha riempito le fosse dei cimiteri di tutta Europa in diversi periodi storici.

La politica è lo specchio della gente, e questa politica è lo specchio di un’opinione pubblica che non riesce più a compattarsi sui problemi reali, sui valori che contano. Un’opinione pubblica in  cerca di falsi profeti, di improbabili guru, a volte miliardari, che a suon di volgarità linguistiche e intellettuali la guidino verso la luce. Non importa se il guru dice oggi una cosa e domani l’opposto, magari, avesse letto della neo lingua di Orwell la gente capirebbe, ma il problema è che la gente non vuole capire, vuole essere presa in giro per sognare, che  a prenderli per i fondelli sia Renzi, Grillo o Salvini poco importa: sono intercambiabili, privi di cultura politica politica, signori e amplificatori di vuoti a perdere mentali che stordiscono e questo vuole la gente, stordirsi, fumarsi una mega canna e sorridere beata lasciando il mondo fuori e il guru a risolvere i loro problemi.

Questa è la vittoria più grande, e si avvia a diventare definitiva, del Sistema. Ci hanno ridotto a consumatori, quello è il nostro ruolo e chi non ci sta, viene eliminato. Come nel Grande Fratello, la trasmissione televisiva, non quello di Orwell, In quello di Orwell ci viviamo da decenni senza accorgercene.