I valori traditi


Nel mondo del potere, dove è il grande capitale ad armare la mano degli assassini, ha ben poca importanza chi è stato delegato a uccidere.

Leonardo Sciascia, intervista a Le Nouvel Observateur , 1978

Dopo l’attentato di Barcellona sui social si è scatenata la solita cagnara:chi invitava al buon senso e alla calma, i vituperati buonisti, cioè quelli che cercano di ragionare sui fatti, chi incitava a una guerra santa contro un miliardo e ottocento milioni di islamici, la stragrande maggioranza dei quali pacifici e innocenti, chi invitava a un comodo silenzio per rispetto delle vittime.

Ecco, più che i razzisti e i fascisti, che sono la prova provata di come l’evoluzione possa anche recedere, a volte, ho trovato particolarmente stucchevoli questi ultimi. Non credo, infatti, che il silenzio sia il modo migliore per rispettare le vittime, credo anzi che sia il modo peggiore.

La mia opinione è che oggi più che mai bisognerebbe riempire le piazze e chiedere la verità su tanti, troppi lati oscuri che le vicende legate al terrorismo di matrice islamica si portano ormai dietro. In realtà, le risposte le abbiamo, da decenni, le abbiamo sempre avute sotto gli occhi. Abbiamo anche nomi e cognomi, o almeno diceva di averli Pasolini, forse per questo ci ha rimesso la vita.

A essere in crisi, a dover essere cambiato, a necessitare di una svolta radicale sono proprio quei valori e quello stile di vita che molti su Facebook affermano con orgoglio di voler difendere.

A una analisi superficiale, sembra legittimo il desiderio di difendere la libertà di parola, di opinione, di stampa, la democrazia e blablabla, ma se andiamo a fondo, solo un pochino, senza esagerare, senza neanche rispolverare i filosofi marxisti che mi sono cari e che alla fine degli anni sessanta avevano previsto tutto (Adorno, Marcuse, Sanguineti) o quei pochi scrittori, a me altrettanto cari, che avevano visto ancora più lontano ( uno su tutti: Leonardo Sciascia), ci renderemo conto che il modello di sviluppo, l’architrave su cui si fonda quel sistema di valori, li tradisce nelle sue fondamenta. Ecco che la libertà è permessa dal fatto che esistono popoli soggetti a dittature che devono essere sottomessi affinché l’Occidente possa depredarli agevolmente delle materie prime, la libertà di parola, di opinione e di informazione presuppone che i popoli di cui sopra, non tanti, i tre quarti dell’umanità, ne siano privi per evitare che denuncino il furto perpetrato ai loro danni, la democrazia, più o meno libera, più o meno controllata e assai ci sarebbe da dire al proposito, presuppone l’oppressione di altri.

Il nostro è un sistema di valori che si basa sullo spreco, sul consumo, su una psicotica rincorsa a un’affermazione individualista autoreferenziale che comporta lo schiacciare tutto e tutti pur di arrivare.

Il nostro è un sistema di valori basato su un modello di sviluppo in crisi e cosa c’è di meglio, in un momento di crisi, che schiacciare il pulsante della paura, agitare lo spettro della perdita di quei valori basati sulla miseria di tanti, creare, armare e sviluppare un comodo capro espiatorio?

Non vorrei che qualche imbecille pensasse che sto giustificando il terrorismo: aborro come uomo di sinistra e cattolico, l’uso della violenza da qualunque parte, sia che si tratti degli attentati dell’Isis, sia delle bombe sganciate dai droni americani, sto solo tentando di applicare la logica per provare a capire cosa sta succedendo.

Dati di fatto:

– l’Isis è una creatura degli americani, un esperimento di laboratorio che gli è sfuggito di mano. Gli capita spesso, vedi Talebani. Non sto farneticando, basta leggere i documenti ufficiali o, se preferite qualcosa di più leggero, Noam Chomsky o l’ultimo premio Pulitzer.

– Assad era cattivissimo, poi è diventato l’ultimo baluardo contro l’Isis, adesso non se ne parla più e contro l’Isis combattono, suonandogliele di santa ragione, i Curdi, facendo incazzare Erdogan, che cattivo, cattivissimo lo è davvero ma fa tanto comodo all’Europa per via dei rifornimenti energetici e quindi si può passare sopra a quella piccola questione dei diritti umani, agli attivisti di Amnesty international imprigionati, anzi, imitiamolo: fermiamo quelle teste di cazzo di Ong che invece di pensare a fottere e arricchirsi come tutti, aiutano masse di diseredati che in questo momento di crisi economica non ci vengono utili, domani chissà, manodopera a costo zero può sempre servire.

– Dall’11 Settembre quando Al Khajda sferrò un colpo micidiale agli Stati Uniti, e molto, moltissimo ci sarebbe da dire ed è stato detto, basta leggere, abbiamo assistito a una progressiva involuzione militare del terrorismo islamico, almeno in Europa. Siamo passati da una perfetta strategia militare, quella che ha permesso le stragi di Parigi, ad attentati rozzi, violenti ma grossolani, compiuti da sbandati che non sono fanatici religiosi ma sociopatici addestrati e spinti al suicidio. Strano. Le Brigate rosse non cambiarono mai strategia e modus operandi, così la RAF in Germania, ecc. Il terrorismo comporta una certa ritualità e ripetitività nei modi e negli atti, giustificata dal fatto che raramente, quando non è eterodiretto, è guidato da menti eccelse.

– L’Isis è allo stremo, basterebbe pochissimo per disperdere le poche migliaia di fanatici che ancora la compongono e liberarsi per sempre di una organizzazione che non è radicata nel mondo islamico, che sin dalla sua comparsa si è dissociato dal suo modo di operare, in particolare dall’uccisione indiscriminata di innocenti, che il Corano considera peccato. Anche se ai media occidentali fa comodo affermare il contrario. Basterebbe pochissimo per sconfiggerli ma USA e Russia stanno giocando la loro partita in Siria, nazione necessaria per arrivare al petrolio come è necessario l’Afghanistan per arrivare alla prossima guerra a cui tutti saranno chiamati a partecipare: quella contro l’Iran, la più grande riserva di petrolio della terra. Siccome non si sa mai come possono andare certe cose, gli americani nel frattempo cercano di mettere le mani sul Venezuela, usando una stampa compiacente e il silenzio dell’Europa.

Di che valori parliamo, signori miei? Quelli della rivoluzione francese sono stati traditi col Terrore, neanche il tempo di essere enunciati. Da allora l’Europa si è resa responsabile di due guerre mondiali, di genocidi, di un neocolonialismo spietato che ha ridotto in miseria quei popoli a cui oggi chiudiamo la porta in faccia, di una sottomissione totale alla logica imperialista degli Stati Uniti tacendo sulle violazioni dei diritti umani in Sud America, in Indonesia, in Africa e tirando fuori la questione solo con Cuba e l’Unione sovietica. L’Europa è attore e complice di questa globalizzazione criminale che ha portato a una diseguaglianza senza precedenti nel mondo, a uno sfruttamento indiscriminato e folle delle risorse naturali, a mutamenti climatici di cui presto subiremo le conseguenze. Di che valori parliamo?

Il problema chiave dei prossimi anni è il terrorismo, sentenziano i giornali, gli esperti, i politici con le loro facce contrite. La disoccupazione, la povertà in aumento, la povertà etica di gente che non trova nulla di meglio che scagliarsi contro chi è più povero e più indifeso per sfogare le proprie frustrazioni, l’abbassamento del confronto politico a livelli pre fascismo, i nuovi populismi, che del fascismo hanno molto, l’odio nuovo verso chi cerca di essere solidale e cooperativo, la progressiva cancellazione dei diritti dei lavoratori, la riduzione della scuola a bacino di manodopera gratuita per gli imprenditori, l’informazione drogata e distorta, ecc.ecc.? Il problema chiave è il terrorismo, tutto il resto è noia.

Ma di quali valori parliamo?

Dell’essere italiani


Io credo che in un mondo globale le nazionalità non abbiano più molto senso mentre hanno un senso le culture, intese come quell’insieme di tradizioni mutuate dalla storia che costituiscono il genius  loci di un popolo. Culture da tutelare, tramandare e preservare, per non perdere noi stessi.

Sono   fieramente anti liberista, perché ritengo che l’attuale società abbia scelto la strada, non necessaria, di mantenere il proprio tenore di vita a spese dei più poveri e di favorire, al proprio interno,  le classi agiate a scapito di quelle proletarie. Se il liberismo ha una colpa capitale, e ne ha molte e molti morti ha sulla coscienza, non ultimi quelli per terrorismo, è quella di non preoccuparsi ma anzi di osteggiare la globalizzazione dei diritti, non comprendendo che diventa così assai complicato globalizzare anche le regole. Altra colpa è quella di uniformare le culture a una sola: quella del mercato e del consumo, senza curarsi dello sfruttamento intensivo delle risorse e della disuguaglianza sociale. E’ una scelta, non una strada obbligata: il liberismo classico nasce con altri intenti e la deriva attuale è figlia della scuola di Chicago e di Milton Friedman.

Ho da quindici anni il privilegio di lavorare in un quartiere multi etnico con alunni che provengono da tutto il mondo. Anni fa lavoravo con classi di soli stranieri, oggi la situazione è cambiata perché, forse Salvini questo non lo sa, gli stranieri che riescono a guadagnare qualcosa tornano a casa loro molto volentieri. Io tocco con mano la globalizzazione e i frutti avvelenati del liberismo ogni volta che mi siedo in classe.

Da figlio di immigrati meridionali, terrone che non si è mai deterronizzato, simpatica espressione raccolta dal web, provo una particolare simpatia verso i figli dei migranti che, come me, hanno il privilegio e la maledizione di essere nati senza terra sotto i piedi, di non essere etnicamente compiuti.Come il sottoscritto non è del tutto siciliano o ligure, loro non sono del tutto ecuadoriani, pakistani, senegalesi o italiani. Crescendo, solitamente, riscoprono l’orgoglio delle proprie origini e trovano nel nostro paese una terra da amare. Se non succede, accade quello che abbiamo visto succedere nelle banlieues qualche anno fa, quello che rischia di succedere nelle nostre periferie se non si interviene in fretta: lo straniamento, il mancato senso di appartenenza, si trasformano in rabbia, autoemarginazione e violenza. Il limite estremo di questo processo è il terrorismo.

Per questo ritengo che lo ius soli, oltre che un provvedimento naturale e inderogabile, oltre che un atto di civiltà troppo tardivo e cervellotico, così come è stato disegnato, sia anche un atto di autodifesa, un’arma contro il radicalismo che nasce dall’emarginazione.

E’ un peccato che il Pd banalizzi questa caratteristica (ma cosa non banalizza Renzi, forse lo statista più ignorante che mai abbia guidato il paese?) estraendo dal cappello il provvedimento nel corso di una campagna elettorale giustamente critica, dato lo sfacelo in cui sta gettando il nostro paese e la rabbia che ha generato in quello che dovrebbe essere il suo bacino elettorale,. ma a caval donato non si guardi in bocca, la norma va approvata al più presto.

L’opposizione a tale provvedimento da parte della lega è grottesca, aggettivo che quasi sempre descrive adeguatamente la mentalità leghista. Il nazionalismo di Salvini è anacronistico e insensato, ammesso che la sua mente riesca ad elaborare ancora pensieri logicamente coerenti. ma è pericoloso, molto pericoloso e non va né ridicolizzato né sottovalutato, ma combattuto.

E’ pericoloso perché basta guardare i social network per rendersi conto di come certi slogan, certi frammenti di video montati ad arte, attecchiscano presso le fasce di popolazioni culturalmente più svantaggiate, di conseguenza più deprivate economicamente e più arrabbiate. La rabbia monta dove manca il pane quotidiano.

Se una mia alunna dolcissima, posta un video fascista in cui viene teorizzata l’idea assurda che gli stranieri vogliano lo ius soli per prendere il potere e conquistarci, significa che i filtri sono saltati, che la gente non è più in grado di decodificare i messaggi da cui è bombardata e rischiano di rivivere vecchi fantasmi che credevano ormai sepolti dalla storia. da quando la televisione non è più servizio pubblico, a meno che non consideriate tale quello proposto da Fazio e Gramellini, due menti rubate all’agricoltura, da quando media e social propongono tutto e il contrario di tutto, seguendo la regola aurea che se qualcosa deve andare storto ci andrà, inevitabilmente le persone scelgono il peggio, non perché naturalmente malvage ma perché prive di basi epistemologiche adeguate per decodificare le assurdità, per distinguere non il vero dal falso, ma l’accettabile dall’inaccettabile.

E’ così che una  foto che ritrae i migranti che fumano diventa un pretesto per disquisire sulle reali condizioni di bisogno di chi arriva spesso per miracolo sulle nostre coste. E se chi la condivide è una brava persona e sai che lo è, quello che provi è solo amarezza e sconforto e rabbia verso chi getta benzina sul fuoco.

In questo quadro, il problema delle periferie è prioritario e una scuola che faccia non integrazione, orrenda parola che a un vecchio appassionato di Star Trek come me ricorda i Borg, ma condivisione di percorsi comuni, concetto più complesso, più difficile, e articolato, ancora più necessaria.

Concludo dicendo che qualsiasi processo di incontro tra culture diverse, può generare ricchezza o conflitto, dipende dal livello di rispetto reciproco. A scuola, i ragazzi non percepiscono la propria multi etnicità, spesso i miei alunni scoprono che il compagno di banco è musulmano in terza, casualmente. E non gliene può fregare di meno. E si chiedono perché quando qualcosa non torna. Gli adulti, invece, a volte i genitori di quegli stessi ragazzi, non si chiedono perché e brancolano nell’oscurità del pregiudizio perché nessuno gli spiega come uscirne.

Grillo e Salvini sono pericolosi, e in un paese normale non lo sarebbero ma sarebbero dei freaks, perché cercano di acquisire il potere sfruttando quell’oscurità, a spese della povera gente. E’ una visione della politica spietata, priva di etica e di tenerezza, lo specchio della guerra del liberismo moderno. Il problema è che lo stesso atteggiamento lo ritroviamo, in forma più edulcorata ma non meno dannosa, in quella che dovrebbe essere la controparte. Stessa spregiudicatezza aggravata dal fatto che lì un retroterra di valori esiste ma viene bellamente ignorato o tirato fuori quando comoda, senza convinzione.

E’ necessario che i due più potenti agenti di democrazia, la scuola e la società civile (sindacati, terzo settore, ecc,), dal momento che la politica ha momentaneamente abdicato da questo compito, propongano valori forti e fondanti e pretendano dalla politica un impegno forte su quei valori. O si rifonda un’etica della convivenza in questo paese o diventeremo terra di conquista non degli immigrati, come paventano i primati leghisti o i fedeli della setta grillina, ma di quella globalizzazione nefasta che i migranti li crea, un ingranaggio di quel meccanismo che parte da McDonalds e arriva all’Isis.

Essere italiani per me significa essere umani, solidali, cooperativi e inclusivi: senza distinzione di sesso, razza, religione. Come recita il testo politico più alto mai prodotto dai nostri rappresentanti.

La pietà 2.0


Sono anni che i bambini muoiono in Siria, non c’era bisogno delle foto strazianti di questi giorni per rendersene conto., Ci sono altre foto,che circolano da tempo: bambini come ombre tra le rovine della città, gli sguardi smarriti in cui si legge l’abitudine all’orrore, l’istinto vitale che si adatta all’indicibile.

I bambini continuano a morire di fame, di fatica, in buona parte del mondo: costruiscono con le loro manine i cellulari e i tablet che ci portiamo dietro, continuano a tessere tappeti in India, le bambine tailandesi continuano ad essere vendute ai turisti sessuali. Lidya Cacho  una giornalista messicana, qualche anno fa è stata denunciata e imprigionata perché denunciò un enorme giro di pedofilia in cui era coinvolto un importante imprenditore e uomini politici messicani di alto livello. Le nostre strade, ogni sera, vedono comparire come ombre giovani donne, poco più che bambine,che si offrono per soddisfare la voglia di trasgressione di noi, ricchi e pasciuti figli dell’Occidente.

Ma la pietà 2.0 si nutre di foto, scatti, e non dura nemmeno lo spazio di una settimana. Alla pietà 2.0 non importa dell’orrore quotidiano, dei bambini soldato che nel battesimo del fuoco massacrano i genitori, dei bambini del Sahel con le loro pance gonfie e gli occhi persi nel vuoto. Lei vuole lo scoop, l’orrore eclatante oppure la banalità, orrori domestici, da cullare e gestire con affetto.Tra un po’ via con le foto degli agnellini innocenti massacrati per Pasqua, via con gli sfottò sui vegani, via con i renziani e gli anti renziani, via con i grillini e gli anti grillini.

Quello che mi fa incazzare è che molti di quelli che si indignano per i bambini uccisi dai gas siriani, in ritardo, plaudono la legge sul decoro dei centri città, meglio nascondere i reietti che mostrarli, esultano se si sgombera un campo rom, con bambini annessi, vorrebbero rispedire indietro i barconi nel mediterraneo o lasciarli affondare, con bambini annessi.

Quello che mi fa incazzare, è che compare un articolo sul giornale dove si dice che 3 bambini su dieci in Liguria vivono in condizioni di indigenza, non sono assistiti come dovrebbero, non usufruiscono della scuola come dovrebbero e la pietà 2.0 non scatta. In una delle regioni più ricche del nord Italia 3 bambini su dieci vivono in stato di abbandono e chi se ne frega.

Quello che mi incazzare è che domani la pietà 2.0 avrà chiuso i battenti, fino al prossimo scatto.

E se qualcuno si chiede cosa faccio io ogni giorno per cambiare le cose, gli rispondo : cerco di spiegare ai ragazzi che ho di fronte che questo mondo, questo sistema, fa schifo, gli parlo di quello che succede, li invito a documentarsi, a informarsi, a selezionare quello che nella rete è accettabile e quello che è spazzatura, a ragionare con la propria testa, a capire che c’è il bene e il male e non fa lo stesso se ci si schiera da una parte o dall’altra. Faccio il mio lavoro, io e tanti come me, nella speranza che domani quei ragazzi non provino pietà 2.0 ma provino a cambiare questo mondo di merda.

Perché noi, in questo, abbiamo fallito. Non si possono combattere tutte le battaglie, no, nemmeno tutte quelle giuste: ma non si può neanche scegliere sempre di voltare la testa dall’altra parte.

A quelli che pensano che Assad e Putin siano brave persone e che i gas siano il frutto di una congiura giudaica, consiglio la lettura di un libro, sono quegli oggetti di carta, con pagine scritte che si girano una dopo l’altra e che a volte contengono notizie documentate: si intitola Bandiere nere  La nascita dell’Isis, l’ha scritto un giornalista americano che si chiama Joby Warrick e guarda un po’: nonostante racconti degli errori clamorosi di Bush e Obama nella gestione della crisi siriana, all’origine della nascita dell’Isis e degli orrori di oggi, ha vinto il premio Pulitzer. E’ il migliore dei quattro o cinque che ho letto sull’argomento. leggetelo, cosi quando scatterà la pietà 2.0 sul prossimo attentato o sul prossimo massacro, almeno i commenti saranno meno demenziali.

Triste sommario di giorni cupi


Avevo intenzione di parlare in modo diffuso dell’Unità e della paura che in questi giorni attanaglia l’uomo che non è stato eletto e i suoi sodali al pensiero di perdere i ballottaggi, in particolare volevo soffermarmi sul triste ricatto politico della bella addormentata nei boschi che, tolta la maschera da madonna fiorentina, si svela per quello che è: una arrogante figlia di papà che, come tutti gli arroganti mocciosi, quando ha paura perde la testa.

Ci sono purtroppo cose più importanti di cui parlare, anche più importanti della vittoria della nazionale, ottenuta con un vergognoso catenaccio contro una squadra di masturbatori solitari del pallone che non l’avrebbe messa dentro neanche se Buffon fosse andato a prendere il caffè.

Nonostante il potere ipnotico del calcio, non bastano due gol a dimenticare gli omicidi che hanno avuto come vittime alcune donne in queste ultime settimane e la strage di Orlando.

Cosa hanno in comune queste tragedie? La spersonalizzazione dell’altro, la riduzione della persona a “cosa”: nel primo caso, una cosa che si ribella al proprietario e deve essere punita, nel secondo caso, una cosa che disturba, che non rientra nell’ideale di purezza inculcato nella mente dei terroristi e che perciò va cancellata,

Questa spersonalizzazione dell’individuo è il frutto più avvelenato del nostro sistema di vita, il lato più oscuro del capitalismo. Non c’è differenza sostanziale tra l’assassino che brucia viva l’ex fidanzata e il pedofilo che compra un bambino per abusarne: entrambi trattano l’altro come oggetto, lo privano di anima, di sentimenti, di respiro vitale, lo considerano come un giocattolo da usare e gettare via quando non diverte più. Entrambi questi “mostri”, a noi fa comodo considerarli così, sono frutto di una società dove tutto è in vendita, a partire dalla dignità e dal corpo, dove tutto è dovuto e nulla è richiesto, tanto meno il rispetto per l’altro. Possiamo parlare, a mio modesto avviso, di una vera proprie epidemia di narcisismo sociale che colpisce prevalentemente gli uomini, che progressivamente hanno perso status e ruolo sociale e sentono il dovere, come se vivessero in una giungla, di dimostrare di essere ancora loro a tenere le redini, di dimostrare che sono i più forti.

Quanto alla strage dei cinquanta ragazzi e ragazze gay di Orlando, va, molto sinceramente, fatta una riflessione: non c’è stata, in rete, la mobilitazione, la commozione che si è vista in altre occasioni, segno che il pregiudizio che ha armato la mano dell’assassino, alberga in forma embrionale in molti di noi.

I terrorismi islamici non sono pazzi, sono fanatici, ma non folli. Molti tra noi “normali” a volte provano la sensazione di non sentire il mondo come il proprio posto: ci si rifugia allora nella religione, nella politica, nell’impegno sociale, per ritagliarsi spazi di libertà, per respirare un’aria diversa. Il meccanismo che porta un ragazzo islamico a radicalizzarsi non è diverso da quello che spinge un hooligan a trovare la propria dimensione nella ricerca costante di violenza. raramente, per fortuna, ma capita, la strada che si sceglie è quella dell’annullamento dell’altro, vissuto come l’avversario che impedisce la propria realizzazione.

Alessandro Orsini, uno dei massimi esperti di terrorismo al mondo, nel suo libro sull’Isis, spiega molto chiaramente le tappe che conducono un ragazzo che si sente nel mondo ma non parte del mondo a estraniarsi totalmente dalla realtà, a ritrovare una propria dimensione nel radicalismo islamico e a ricostruire la propria personalità e la propria identità sulla base di quella ricerca di purezza che comprende l’eliminazione di ciò che puro non è, anche a prezzo della propria vita.

In entrambi i casi parliamo di uomini  e donne vulnerabili, psicologicamente disagiati, non necessariamente, anche se spesso, socialmente disagiati, le cui terribili azioni seguono un percorso che porta a una soluzione estrema.

Questo straniamento dal mondo, in fasi diverse della vita, appartiene a ognuno di noi, ma fortunatamente di solito troviamo soluzioni meno nocive a noi e agli altri per vincerlo.

Questo significa che sia la violenza sulle donne, sia il radicalismo islamico, sia la violenza in genere, sono fenomeni prima di tutto culturali, che andrebbero combattuti culturalmente e politicamente, la società dovrebbe proporre percorsi e valori alternativi e la nostra società, la politica in generale, questo non è più in grado di farlo.

Un sistema che produce Trump e Salvini e li fa diventare leader, è un sistema culturalmente difettoso, che non riesce più a funzionare in modo adeguato, i cui gas di scarico producono il narcisismo sociale di cui sopra.

Non vedo soluzioni a breve termine, in questo momento, data anche l’abdicazione degli intellettuali al proprio ruolo.

Per proporre valori condivisi è necessario senso etico, volontà di dialogo, capacità di cooperazione, tutti fattori in contrasto con un sistema spregiudicato, amorale, individualista e competitivo come quello in cui viviamo. Sarebbe necessario un cambio di paradigma, una nuova epistemologia della società che nessuno, in questo momento, ha il coraggio non dico di proporre, ma di sognare.

Molto più comodo e tranquillizzante gioire davanti alla tv per una partita di pallone.

Una modesta proposta di dignità


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In questo periodo sono in preda ad astratti furori, se mi è lecito citare un grande autore, ma preferisco incanalarli invece che nella facile invettiva contro la consueta viltà dei fascisti e dei loro sodali o il meschino opportunismo di chi non perde occasione di sfruttare anche un’emergenza come quella che stiamo vivendo per fare regalie elettorali, in una serie di proposte concrete e di facile attuazione per contrastare il terrorismo usando la ragione.

1) Costruire moschee in ogni città italiana. Si darebbe lavoro alle imprese, si applicherebbe la Costituzione che prevede che ognuno possa praticare la propria religione, ergo, pregare il Dio che gli pare nelle sedi consone, i cittadini islamici non sarebbero più costretti a riunirsi in case private come cospiratori, attirandosi le chiacchiere malevole dei vicino, ma potrebbero farlo alla luce del sole. Per i complottisti, una moschea è certamente più controllabile di siti non ufficiali sparpagliati per tutta la città. Inoltre, un centro di riferimento per i musulmani aperto alla comunità, favorirebbe il dialogo e la reciproca conoscenza.

2) Gestione civile degli immigrati. Rispetto del diritto internazionale per i minori, rapido riconoscimento dello stato di profughi a chi ne ha diritto, espulsione rapida per chi è accusato di reati gravi, gestione affidata a cooperative sociali serie e di provata affidabilità che trattino chi arriva con l’umanità e l’attenzione dovuta ad esseri umani sofferenti. Pene severissime per chi guadagna sul dolore di esseri umani.

3) Abolizione della incostituzionale Bossi- Fini, legge fascista e liberticida, istituzione del ius soli per i bambini che nascono in Italia e cittadinanza italiana ottenibile in tempi brevi per chi lavora nel nostro paese in modo regolare e paga le tasse.

4) Lotta senza quartiere allo sfruttamento degli immigrati e al lavoro nero in generale: un paese civile non può tollerare fenomeni come quello del capolarato o dei braccianti stranieri costretti a vivere come animali sotto gli occhi di tutti.

5) Stop alla cementificazione che piace tanto ai fascisti e alle mafie, ristrutturazione dei centri storici e dei quartieri ghetto, figli degeneri dell’edilizia popolare. Gli obiettivi di questo provvedimento sono molteplici: dare lavoro, fornire alloggi decenti a chi vive in condizioni incredibili di degrado (vedi certe zone del centro storico di Genova, o i quartieri dormitorio in molte città), permettere un migliore controllo del territorio da parte delle forze dell’ordine.

6) Inserire nei programmi scolastici criteri di valutazione e di recupero per gli alunni stranieri, per quanto possa apparire incredibile, non esistono. Favorire l’alfabetizzazione degli adulti,se si parla la stessa lingua, comprendersi diventa più facile. Inserire programmi che permettano di seguire con la cura dovuta gli alunni più disagiati, stranieri e no. La scuola renziana è una scuola che sceglie, la scuola che piace agli insegnanti, è una scuola che aiuta e accompagna.

7) Le circoscrizioni e i comitati di quartiere non possono più limitarsi ad assolvere mere funzioni burocratiche o a combattere estemporanee battaglie ma devono tornare ad assumere la funzione per la quale sono nati. I quartieri devono tornare ad essere luoghi di incontro e di discussione, anche animata, ma civile, tra i vari attori e le circoscrizioni devono organizzare attività come incontri, convegni, feste, ecc. che permettano l’incontro tra le varie realtà culturali. A questo processo, possono e devono partecipare, secondo lo spirito cristiano che il pontefice non si stanca mai di nominare, anche la parrocchie.

8) Il reddito di dignità, esteso anche agli immigrati regolari, è un provvedimento che non può più essere rimandato: fondamentale per il contrasto alle mafie, necessario per combattere l’ignobile sfruttamento a cui sono costretti per vivere troppi lavoratori in questo paese. Basta con le squallide regalie elettorali, è arrivato il momento di provvedimenti strutturali.

Gli ultimi due punti suggeriscono come trovare i soldi necessari ad attuare quanto scritto sopra, anticipando facili obiezioni e accuse di utopismo:

9) Imposte progressive, ma che siano realmente progressive. Lotta senza quartiere all’evasione fiscale che deve diventare un reato grave: chi evade deve pentirsene per tutta la vita. Immediata cancellazione della proposta di legge che aumenta a tremila euro la soglia di denaro liberamente spendibile: chi ha la coscienza pulita non ha alcun problema a rendicontare tutte le sue spese. Basta regali agli evasori e alle mafie.

10) Tassa sulle transazioni finanziarie al di sopra di una certa soglia. Leggi chiare e severe, punitive verso chi decentralizza le imprese sfruttando i lavoratori all’estero perché in Italia non lo può fare. Progressiva e parziale conversione delle industrie che producono armi: è profondamente ipocrita mantenere la neutralità e vendere strumenti di morte a tutte le parti in causa.

Tutto questo, conti alla mano, costerebbe molto meno di quanto ci sta costando mantenere i nostri soldati in Iraq e in Afghanistan, restituirebbe dignità di esseri umani ai nostri cittadini e a gli immigrati, favorirebbe il dialogo e la conoscenza, renderebbe più vivibili le nostre città e toglierebbe terreno di coltura alla violenza e al terrorismo.

La rivoluzione di Francesco


 

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E’ dal Rinascimento che qualcuno non avanza in modo credibile l’idea di unire le tre grandi religioni monoteiste. Era il sogno di Marsilio Ficino e Pico della Mirandola, dei neoplatonici alla corte di Lorenzo de Medici, un sogno di libertà e di tolleranza che si infranse nelle guerra contro i Turchi, nei roghi dell’Inquisizione e nei ghetti di tutta Europa, fino a incenerirsi nelle fiamme maledette dell’Olocausto.

Oggi, mentre qualcuno agita di nuovo la bandiera dello scontro di civiltà, Papa Francesco rilancia quel sogno, maledicendo chi opera per la guerra, dunque terroristi e governanti senza distinzione, e aprendo il Giubileo a tutti quelli che credono in un Dio della misericordia, appunto alle tre grandi religioni monoteiste.

Si tratta di una presa di posizione rivoluzionaria, di un cambiamento di prospettiva che non ha precedenti nella storia della chiesa cattolica, disposta a tratti al dialogo ma sempre arroccata nella propria pretesa di supremazia. E’ un segnale forte, che arriva in un momento drammatico, un segnale che ritrova l’essenza del messaggio cristiano, la vera sostanza della parola evangelica.

Il Papa ha molti nemici, in particolare la fazione della Chiesa compromessa con il potere, poco disposta a rinunciare ai propri privilegi, corrotta, sporca, che nel nostro paese annovera, in tutte le categorie, moltissimi adepti. Dai sacerdoti che proni alla mafia, fermano le processioni davanti alla casa del boss, agli imprenditori che mascherano i loro sporchi affari sotto la comoda bandiera della mutualità, dai giornalisti prezzolati ai cardinali che mostrano un singolare senso della carità.

A questi, oggi si aggiungono le destre radicali, gli squallidi sciacalli, gli intellettuali dell’armatevi e partite, i razzisti, e categorie affini. 

Il papa ha pochi amici, perché i suoi messaggi chiari, privi di ambiguità e diretti, scuotono la coscienza  e turbano i sonni  anche in quest’epoca materialista. Al potere non piace chi dice la verità.

Oggi più che mai, oggi che Dio sembra essersi allontanato dalle nostre vite per essere evocato solo in stanchi rituali privi di significato, oggi più che mai c’è bisogno di ritrovare il pensiero di Dio, di quel Dio unico di cui parla Francesco, c’è bisogno di ritrovare un senso etico della vita che può prescindere da Dio ma non ignorarne l’universalità del suo messaggio. “La legge morale dentro di me, il cielo stellato sopra di me” disse Kant ,in una sintesi mirabile rimasta ancora oggi insuperata.

Agli atei idioti, quelli che nella loro tronfia arroganza enumerano i crimini dovuti alla religione, posso ricordare che Hitler era ateo, Stalin era ateo e ateo era Mao: anche se voi vi sentite assolti…

Quanto agli atei pensanti, che da credente rispetto profondamente, sono certo che anche loro si sentano quantomeno colpiti dalle invettive del pontefice, dalla sua statura morale, da quel suo parlare all’uomo prima che al fedele.

La comunità islamica sta lanciando segnali chiari e forti, da qualche giorno a questa parte: i musulmani non vogliono la guerra, ripudiano il terrorismo, cercano il dialogo.

Vado in controtendenza a quanto scrivono alcuni autorevoli giornalisti che hanno invitato il governo italiano a rinviare il Giubileo: credo che il Giubileo vada celebrato e debba diventare una grande occasione di incontro tra tutti i credenti. Un altro gesto clamoroso del Papa è stato quello di aprire le porte del Giubileo a tutti coloro che credono nella pace.

C’è l’enorme rischio che qualcuno colga l’occasione per togliere di mezzo un pontefice scomodissimo e scatenare una guerra che fa gola a molti.

Perché, parliamoci chiaro,come cantava De Gregori, la guerra è bella anche se fa male: è bella per i trafficanti d’armi, e noi siamo tra i primi in classifica, è bella per gli alti gradi degli eserciti, quelli che la vedono da lontano, è bella per gli appaltatori dei servizi, per le compagnie petrolifere, per le imprese che otterranno i contratti della ricostruzione,ecc.

Le guerre aprono un giro d’affari incommensurabile, capace di risollevare un paese  dalla crisi o farlo cadere definitivamente nel baratro, le guerre attirano sciacalli di ogni genere, armati di carte di credito e completi Armani, le guerre, lungi da essere l’igiene del mondo sono la sua manifestazione più squallida, brutale, disumana e schifosa.

Anche l’Isis fa parte di questo quadro perché con il califfato nero, la religione non c’entra nulla, questo dovrebbero averlo ormai capito tutti e alcuni dei capi dei terroristi hanno ottime entrature nel campo degli affari in quasi tutte le capitali europee. Da sempre, pecunia non olet, neppure se macchiata di sangue.

Renzi, capo incontrastato del paese in cui si sta per celebrare il Giubileo più importante della storia della Chiesa, ha assunto una posizione una volta tanto condivisibile: non vuole entrare in guerra, non perché è buono ma perché è consapevole che noi saremmo uno di quei paesi che, se entrassero in guerra, finirebbe nel baratro; vuole probabilmente  ottenere un ruolo da mediatore in quei paesi del Maghreb che, tradizionalmente, non ci sono ostili e, soprattutto, non vuole mettersi in contrasto con la Chiesa in un momento che, perfino lui, comprende che potrebbe essere di cruciale importanza. Se l’Italia si schierasse apertamente dalla parte della pace, se Renzi avesse il coraggio di farlo in modo netto, chiaro, comprensibile… ma non corriamo troppo con la fantasia.

Per chi, come chi scrive, crede che la pace sia un’opzione non negoziabile, la posizione del Papa, la prudenza di Renzi e la presa di posizione degli islamici nel nostro paese e in quasi tutta Europa, non possono che apparire come segnali positivi. Ma tutto sembra remare contro le prospettive di pace, compresa l’ultima risoluzione dell’Onu che, di fatto, autorizza la guerra.

Sta a tutti noi, italiani ed europei, credenti e atei, dimostrare che i terroristi si sbagliano, che l’Occidente può diventare una terra promessa per chi viene qui in pace, che può invertire la sua rotta folle verso la deriva liberista e riunirsi attorno a quei valori forti di libertà e tolleranza troppo spesso rimasti inascoltati.

Et voilà, il capro espiatorio è servito.


 

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Quasi a ricordare la recente scomparsa del grande René Girard, l’Isis bagna di sangue Parigi e offre su un piatto d’argento alle potenze occidentali la possibilità di rinviare sine die la discussione sulle cause reali del terrorismo, al di là delle ignobili sciocchezze di un miserabile come Salvini e degli squallidi titoli di giornalisti che andrebbero radiati non dall’ordine ma dal genere umano.

Detto tra parentesi, una mia ex alunna che lavora in Francia mi ha confermato che su nessuna rete o giornale francese è comparso un commento ostile all’Islam, a dimostrazione di un evidente deficit di civiltà del nostro paese, incapace di trovare una strada alternativa alla nauseabonda retorica di Gramellini e alle becere volgarità di leghisti e affini.

Chiariamo due punti importanti: il primo è che l’Isis conta tra i quarantamila e i sessantamila adepti, cioè tutta l’Isis potrebbe stare comoda dentro la Stade de France che ha tentato di distruggere due giorni fa. Come un pugno di fanatici possa tenere in scacco tre continenti è un mistero, o forse no, non è un mistero, ma di questo parleremo in un’altra occasione.

Il secondo punto importante da chiarire è che le vittime islamiche dell’Isis sono assai superiori alle vittime europee, basta considerare le notizie di agghiaccianti massacri che arrivano dall’Africa. Il dato non è una sorpresa, dal momento che l’Isis è una emanazione della secolare contesa tra sunniti e sciiti e il suo scopo primario è cancellare gli avversari religiosi dalla faccia della terra.

Dunque è storicamente scorretto parlare di scontro di civiltà: la stragrande maggioranza del mondo islamico vive l’Isis come una aberrazione e confida, esattamente come tutti noi, che possa trasformarsi presto in un brutto ricordo. Scrivendo “bastardi islamici” in prima pagina, non solo si compie il reato di istigazione all’odio razziale, non solo si discrimina una cultura e una religione, ma si dimostra una inaccettabile ignoranza o una inaccettabile malafede.Oltre che uno squallore umano profondo.

Se vogliamo fare una similitudine, identificare l’Islam con l’Isis è più o meno equivalente a identificare il cristianesimo con il Ku Klux Klan che, ai tempi della segregazione razziale negli Stati Uniti, nemmeno troppo lontani, numericamente superava l’esercito del califfato.

Ma quello che mi preme sottoporre all’attenzione dei lettori è che nessun paese europeo, in questo momento, si sta interrogando sul perché otto ragazzi francesi hanno deciso di legare per sempre il loro nome a un atto di inaudita crudeltà sacrificando la loro stessa vita.

Tantomeno, l’Europa si interroga sui paradigmi economici che fondano il suo sistema, sulle leggi di quel mercato che crea ogni giorno fasce di poveri ed emarginati, discrimina e cancella dalla vista i deboli e riempie le tasche già colme oltre ogni limite dei ricchi. A nessuno dei notabili del G20 passa per la mente che forse c’è qualcosa da correggere.

L’Isis con la sua brutale e ottusa violenza è il capro espiatorio ideale per evitare di assumersi le proprie responsabilità, per rimandare i problemi a domani e indirizzare la rabbia e l’esasperazione della gente verso un nemico che facilita molto il processo di disumanizzazione necessario per accendere la scintilla dell’odio e far soffiare il vento della guerra.

Il problema è che se domani l’Isis venisse sconfitta e diventasse un brutto ricordo, tra un anno, o due, o cinque, nascerebbe una nuova organizzazione terroristica, magari proprio tra le fila di quella destra radicale,nazista e infame che raccoglie consensi in tutto il continente. Se non si elimina la radice del male, una radice fatta di emarginazione, mancanza di prospettive, disperazione, razzismo, assenza di un futuro, il male tornerà a crescere sotto altre forme.  Se non ribaltiamo il sistema, se non si arriva a codificare un nuovo concetto di sviluppo, una nuova narrazione dell’economia che comprenda termini come cooperazione, solidarietà, società, comunità, il sonno della ragione continuerà a generare mostri.

E’ un circolo vizioso a cui assistiamo dal dopoguerra, ma mentre in passato la politica aveva ancora un ruolo nel poter gestire il welfare, oggi il welfare è considerato dall’economia dominante uno scomodo fardello di cui liberarsi in fretta. I risultati  di questa visione sono sotto gli occhi di tutti. Il welfare regola la vita di milioni di persone, gli permette di vivere in modo dignitoso, di costruirsi delle opportunità mentre taglia fuori dalla vita chi non vi può accedere. Chi è fuori dalla vita, è facile arrivi a scendere a patti con la morte.

Un’ultima parola su Gianni Rondolino, collaboratore dell’Unità, che non ha trovato di meglio da fare, in un momento come questo, che attaccare in modo volgare e indegno, Gino Strada, invitando a boicottare Emergency.

Considero Gino Strada, insieme a Don Ciotti e a pochi altri, uno degli uomini per cui si riesce ancora a provare orgoglio per essere italiani. L’uomo ha il difetto di dire sempre quello che pensa in modo chiaro, senza giri di parole, senza ipocrisia. Ha il difetto ancora più grave di cogliere quasi sempre nel segno. Ovvio che questo rovini la festa a quei pseudo intellettuali il cui unico scopo nella vita è stare sempre dalla parte del più forte, cercando di non sbilanciarsi troppo, casomai il vento cambi.

Che un giornalista dedito all’arte antica del cortigiano su un quotidiano che è diventato la cassa di risonanza del potere, si permetta di attaccare un uomo vero, lo trovo segno di quella mancanza di civiltà e di senso della decenza di cui ho parlato sopra.