Di Maio sconcertato dai diritti civili


right-597134_640

Con un colpo da maestro Zingaretti mette alle strette Di Maio, ormai contestato da buona parte del suo partito e traccia un muro tra sé e Renzi, sempre più in stato confusionale e alla disperata ricerca del consenso ad ogni costo.

Chiedere a gran voce l’approvazione dello ius culturae e l’abolizione dei decreti sicurezza nel momento in cui la piazza di Bologna mostra che c’è ancopra voglia di sinistra in questo paese e il palazzetto semivuoto di Salvini che, forse, non tutto è perduto, è la strada maestra per tornare a guadagnare consensi nel bacino naturale di voti del Pd, prendendoli anche dai Cinque stelle, che fino adesso hanno nutrito la destra ma che hanno, al loro interno, un’anima di sinistra pronta a tornare a casa all’ennesimo errore di Di Maio.

Non sarà sufficiente, probabilmente, a vincere le prossime elezioni ma la mossa di Zingaretti restituisce identità al partito, lo riporta su una strada   che aveva abbandonato da troppo tempo, gli restituisce dignità e prospettive, segnando finalmente quella discontinuità netta dalla destra attesa da tempo.

L’inutile Di Maio si trova  così a un bivio: rompere definitivamente con l’amato Salvini cancellando le illusioni di un ritorno di fiamma e perdendo pezzi del partito, o continuare sulla strada di un’ambigua nullafacenza, cercando di tenere insieme i cocci di un esperimento fallito da tempo.

Risponde da par suo, questo ragazzo incolto e fortunato, lanciato senza alcuna preparazione e senza alcun merito alla guida del paese: dichiarando il proprio sconcerto di fronte a un alleato che lo mette alle strette, costringendolo a mostrare il suo vero volto.

Forse sa che la sua parabola è giustamente giunta al termine, che presto tornerà nell’anonimato e di lui ci si ricorderà come di un imbarazzante incidente di percorso. Forse intuisce che il tempo dei giochi è finito, che non ha più i numeri e la forza per fare la voce grossa e che non ci sarà il furbo Conte a spalleggiarlo.

I diritti civili di decine di migliaia di persone lo sconcertano, l’abolizione di due decreti illiberali, razzisti e indegni di un paese civile, lo sconcerta. Per chi è senza idee, senza ideali e senza valori, non c’è nulla di più irritante di chi i valori glieli sbatte sulla faccia.

Vediamo se Grillo deciderà di assestare il colpo di grazia al figlio ingrato o continuerà la farsa.

Attendiamo fiduciosi che Zingaretti si ricordi anche delle periferie, della lotta alle mafie, del diritto al lavoro. Ma per ora accontentiamoci, di questi tempi, va già bene così.

cropped-twitter-molto-piccola.jpg

Puoi acquistarlo qui in ebook o cartaceo

Se ripartissimo dai diritti civili?


diritti-civili

Dopo quattordici mesi di appelli alla Madonna, insulti grossolani, sequestri di disgraziati in alto mare, attacchi razzisti, attacchi omofobi, convegni sulla famiglia tradizionale, striscioni sequestrati, saluti al duce, accampamenti di disgraziati sgomberati e neofascisti tranquilli nel loro palazzo al centro di Roma, (questo è stato il governo Conte ed è bene ricordarlo a chi lo riscopre statista),credo che una delle priorità del governo che succederà al peggior esecutivo della storia repubblicana, debbano essere i diritti civili.

Servono leggi più severe contro il razzismo e l’apologia del razzismo, dichiarazioni come quelle che abbiamo sentito dall’ex ministro dell’interno, dalla Meloni e cialtroni vari, sono inammissibili in un paese civile e superano il limite della libertà di espressione, titoli come quelli di Feltri e Sallusti sono indegni e offensivi per l’intera categoria dei giornalisti e vanno comunque sanzionati dall’ordine di categoria.

Servono leggi più severe contro l’omofobia, che va omologata al razzismo e contro chi sparge in giro idiozie sulla fantomatica teoria gender. L’omosessualità, la transessualità,  non possono e non devono essere vissute come una colpa o un dramma ma come uno stato di natura, concetto per altro ribadito dall’organizzazione mondiale della sanità e così devono essere percepite dai media e dalla politica.

Serve ed è ormai fuori tempo massimo, una legge contro la tortura estesa anche alle forze di polizia, insieme al numero di riconoscimento degli agenti.

E’ necessaria una riforma delle forze di polizia mirata sia a una formazione adeguata sia a far sì che non diventino lo strumento repressivo del ministro di turno, come abbiamo visto fare in questi mesi alla Digos, impegnata a sequestrare striscioni inoffensivi a ragazzi e anziane signore, per non parlare dell’agente che ha intimidito un giornalista reo di aver fotografato un altro agente ridotto ad animatore per il figlio del ministro.

Sono provvedimenti che, di fronte alle emergenze economiche, possono apparire secondari ma in realtà, a mio avviso, sono urgenti e necessari. Questo è un paese ignorante, diviso, dove una parte consistente della popolazione non conosce le norme più elementari della convivenza civile e del rispetto, ed è pronta a bersi qualunque idiozia propinino i social ad arte.  Questo circolo vizioso va disinnescato perché è potenzialmente pericoloso per la tenuta democratica.

I diritti civili sono un tema imprescindibile per una democrazia, in un mondo globale è inammissibile sia il concetto di muro sia la stessa idea della diversità. L’educazione civica a scuola, così come era concepita dalla legge, era un’immonda stronzata che, per fortuna, è stata temporaneamente bloccata, altra cosa è l’educazione al rispetto e a riconoscere il valore della diversità come un’opportunità di crescita e non una minaccia, che si tratti di diversità etnica, di genere sessuale, di pensiero religioso, ecc. e su questo punto la scuola non può esimersi dall’intervenire, senza dover diventare oggetto di polemiche campate sul nulla e fanatismi anacronistici che nascondono ignoranza e pregiudizio. La libertà d’insegnamento è un valore imprescindibile per un paese civile e non deve essere messa in discussione da nessuno. Schedare gli insegnanti di sinistra non è solo ridicolo ma anche anticostituzionale.

I diritti civili, ce ne siamo accorti in questi quattordici mesi, vanno riconquistati ogni giorno, non sono mai acquisiti, non vanno mai dati per scontati. Se un ignobile buffone incapace di articolare un periodo semplice può violarli impunemente, significa che bisogna intervenire in fretta perché questo non accada mai più.

Credo che l’approvazione dello ius soli possa essere un buon modo per cambiare rotta radicalmente, un simbolo forte di discontinuità col passato, il punto di partenza per cominciare ad organizzare in modo razionale, le politiche sull’immigrazione.

Credo che l’eliminazione immediata dei due decreti sicurezza, comprese le norme repressive sulle manifestazioni di piazza e la modifica della legge sulla legittima difesa e sulla detenzione di armi, possano essere un altro buon punto di partenza.

Io credo che sovrapporre tout court il fascismo al sovranismo, come molti fanno, sia un errore gravissimo. Il primo passo per combattere un nemico è comprenderlo, entrare nella sua mente e capire le sue ragioni: l’errore peggiore sarebbe quello di pensare che, neutralizzato il buffone, la sbornia autoritaria sia passata. Intanto il buffone ha un seguito consistente, in secondo luogo, se una parte del paese dà credito a gente come lui  e la Meloni, personaggi da commedia di infimo livello, le cui argomentazioni non reggerebbero alla logica di un bambino di quinta elementare, dobbiamo farci delle domande, approfondire l’influenza dei social, il loro potere di condizionamento e gli strumenti più opportuni per contrastarlo. E’ necessaria un’analisi sociologia sui motivi del consenso di questa forma di consenso deviante e deviata.

Il sovranismo non è un’ideologia,  ma la manifestazione dello spirito del tempo, non si basa su un pensiero coerente ma nasce dalle paure e dai pregiudizi di una parte della popolazione che, fino adesso, ha scelto paladini impresentabili che pure tanto danno hanno fatto. Cosa succederà quando i paladini saranno meno impresentabili? Questa è l’inquietante domanda che, chi ha a cuore la democrazia, deve farsi.

Per questo è necessario ripartire dai diritti civili. Altrimenti, la battaglia è già persa.

Quando la politica perse la dignità


renzi-salvini-grillo-thegem-blog-default

Mi stupisce che qualcuno abbia avuto l’ardire di immaginare che questo parlamento di infingardi, che ha permesso il rientro delle spoglie di un tale traditore nel nostro paese, annullando la dolce pena dell’esilio perpetuo che gli era stata comminata, dolce per i suoi misfatti, s’intende, potesse approvare in un sussulto di civiltà la legge sullo ius soli.

Ci sarebbe voluto coraggio, orgoglio e senso di giustizia, caratteristiche del tutto assenti dalla disgraziata scena politica italiana.

Chi avrebbe dovuto esprimersi a favore della legge? Gli alleati di quel Minniti, autore del decreto sul decoro urbano i cui frutti avvelenati possiamo vedere in questi giorni, colpevole del vergognoso accordo con la Libia sui migranti e forse inconsapevole mandante del fiume di fango versato sulle Ong?

Una destra sempre più neonazista, ipocrita, xenofoba, incapace di esprimere una sola idea che non sia quella di soffiare sul fuoco dell’odio verso l’altro, oppure tesa a riconquistare il potere perso per avviare una nuova stagione di mangiatoie e festini?

L’altra destra, quella dei comici involontari guidati da un comico di professione, forcaiola, priva di concretezza, capace solo di adoperare frasi scatologiche per censurare l’operato altrui, inetta e bieca né più né meno di quella vecchia politica che ambisce a sostituire?

La ricchezza di questo paese è sempre stata la cultura, evocata da un patrimonio artistico unico al mondo, dalle vestigia del più grande impero dell’antichità, da una impressionante schiera di poeti e scrittori che non ha eguali. Furono gli intellettuali che fecero il Risorgimento e intellettuali i padri costituenti. Nel dopoguerra, autori come Sciascia, Vincenzo Consolo, Moravia, sferzarono il potere mettendone a nudo gli errori e i difetti.

Oggi quella cultura non esiste, gli intellettuali sono scomparsi o ridotti a giullari di corte, come Recalcati o Sgarbi, la scuola è stata devastata non a caso, perché il flagello delle teste pensanti e indipendenti, delle menti non in vendita, non avesse a ripetersi.

Quello che rimane è un parlamento di comprimari, di figuranti, teso solo alla conquista del potere, incuranti sia delle reali necessità del paese sia dei cardini di quella civiltà occidentale di cui sono sempre pronti a riempirsi la bocca in occasione di eventi luttuosi causati, di solito, dalle politiche grette e violente portate avanti dai loro alleati.

Un paese dove il condottiero della nuove sinistra è un degnissima persona ma non certo un fautore delle magnifiche sorti e progressive e dove a lanciare un grida di rabbia contro quest’ennesima manifestazione di ignavia sono stati il Papa, attaccato per questo da una destra cattolica sempre più invereconda e reazionaria, che commenta ogni uscita pubblica del Pontefice con l’astio del frustrato di fronte a un modello per lui irraggiungibile, e sacerdoti come don Ciotti, sempre più indignato, sempre più addolorato per i mali del mondo ma non per questo domo.

Quella dello Ius soli era un brutta legge ma un inizio, una prova di civiltà miseramente fallita. Qui non era in gioco l’accoglienza ai migranti, ma la regolarizzazione di chi è già regolare, di chi ha studiato e vive quotidianamente in mezzo agli italiani da italiano.

Ammesso, a questo punto, che ad essere italiani ci sia un qualche minimo motivo di vanto. Per quel che è stato, per quel che hanno fatto i giganti, forse, per quel che fanno i nani sulle loro spalle, oggi, certo che no.

Anzi, a dirla tutta, personalmente, provo un certo imbarazzo, un principio indefinito di vergogna a esser cittadino di un paese che non perde occasione di dimostrarsi indegno.