La colpa di essere umani


Immagine tratta da Quotidiano.net

Stefania Prestigiacomo non la pensa come me, è una donna di destra, seppure mdoerata e liberale, che non ha mai avuto timore di esprimere le proprie opinioni anche quando queste erano in contrasto con quelle dettate dalla linea del partito in cui milita (Forza Italia).

Il fatto di stare, politcamente, su due fronti opposti, ammesso che la sinistra abbia ancora un fronte, non rende meno forte il disgusto per glia ttacchi sessisti a cui è stata sottoposta sia sul sito della Lega, sia sui giornali accodati alla canea che guida il apese, sia, sui social, dal solito branco di frustrati e incapaci che non sapendo come spendere il proprio tempo, invece di comprare un libro e provbare ad imparare almeno i rudimenti della nostra lingua, non trova di meglio che riempire di insulti sgrammaticati il prossimo.

La parlamentare siciliana è rea di essere salita sulla Sea Watch, aver riscontrato che a bordo c’erano solo una quarantina di disgraziati, tra cui alcuni minori e aver detto pubblicamente che continuare con questo sequestro (perché de facto se non de iure di questo si tratta) era una vergogna.

Ecco che sui social compaiono i solti, impropri paralleli con Amatrice, l’augurio alla parlamentare di essere stuprata, l’ironia sull’età dei profughi fatta da persone che non sono in grado capire che, se si trovano dalla parte giusta del mondo, è per caso e non per meritoe dovrebbero pensare a cosa proverebbero se quei ragazzi fossero i loro figli.

Per quanto tempo dovremo ancora assistere a questa esibizione di bassezza umana? Quanto vuoto interiore bisogna accumulare, di qaunti sentimenti, emozioni pensieri bisogna svuotarsi come zavorra per essere così? Quale tipo di società produce un tale numero di dementi?

Non pensate che siano individui lombrosiani, rozzi esempi di sotto proletariato incolto, perchè non è così, non è solo così, questo è il tipico errore di sottovalutazione della sinistra radical chic. No, questa gente è tra noi, la incontriamo ogni giorno, come i pedofili sono apparentemente normali, rispettabili, gentili, zii, nonne, padri, è questa la cosa terribile.

Prendo il treno alla stazione, venerdì scorso, e sul marciapiede sento e vedo due nonnine, ben vestite, con abiti ricercati, ripetere assentendo convinte le opinioni di Salvini passate poco prima al telegiornale riuguardo proprio il caso della Sea Watch. Nonne, capite? Non poveracce, nonne. Distinte, rispettabili, brave persone mostruose.

Ecco, quando, quello che d’ora in poi chiamerò pensiero squallido arriva a permeare la società cosidettà medio alta, che per altro ci ha già regalato vent’anni di fascismo, cosa dobbiamo aspettarci?

Stefania Prestigiacomo non la pensa come me ma ha la mia piena e convinta solidarietà e il mio rispetto per le offese che ha ricevuto come donna e come parlamentare nell’esercizio delle sue funzioni, per aver agito e parlato da essere umano.

Attenzione al sessismo dilagante, attenzione a questa vigliaccheria maschilista che monta sui giornali, sui social, nella nostra società: ne ha fatto le spese la Boldrini, le due ragazze rapite di cui non ricordo il nome, Silvia Ferrari, oggi la Prestigiacomo, attenzione perché di questo passo si torna indietro, sono abbastanza vecchio da aver vissuto gli anni dei delitti d’onore e dei processi per stupro in cui ad essere messe sotto processo erano le vittime e non gli animali che ne avevano abusato. Non erano belli.

La crociata dei miserabili


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La crociata della Lega contro i migranti ha un qualcosa di patologico, di morboso, che esula dal cinico calcolo politico di fare leva sulle paure ingiustificate della gente, o dalla volontà di trovare un comodo capro espiatorio per distogliere l’interesse dai reali problemi del paese che ne’ la Lega né i Cinque stelle hanno la capacità e la voglia di affrontare.

Bocciare un emendamento che prevede, in funzione della prevenzione anti aids, i preservativi gratis anche per i migranti, non è solo un atto di stupido razzismo, ne abbiamo visti tanti, ma anche un irresponsabile danno alla salute pubblica. L’odio per l’altro arriva al punto di danneggiare chi si dice di voler difendere.

Ai migranti viene negato, dunque, un presidio sanitario necessario per tutelare la propria salute e quella degli altri. È un salto di qualità nella catena dell’infamia, il migrante, che può morire annegato o essere torturato purché lontano da noi, il migrante offeso e umiliato, privato dei suoi diritti da un decreto ignobile, adesso non è degno neanche di protezione sanitaria.

È una escalation di violenza nei riguardi di una minoranza che non è in condizione di difendersi, escalation di cui i Cinque stelle sono corresponsabili e quindi complici, che arriva adesso alla negazione del corpo del migrante, indegno di essere preservato. La salute tocca a noi, il popolo eletto, non agli invasori.

In realtà è il sesso che si vuole negare al migrante, nel nome della preservazione di una razza pura che esiste solo nella mente malata di chi vive un’ossessione, appunto.

La stampa, ancora una volta, minimizza una notizia grave, che testimonia che la stagione dell’odio non è ancora finita ma anzi, si intensifichera’ con l’avvicinarsi della elezioni europee. E non tengo conto dei commenti ironici e del sarcasmo della carta igienica stampata di destra da parte di quelli che si fa fatica a definire uomini, figuriamoci giornalisti.

Non bastano più. da tempo. proclami estemporanei e belle parole, fiumi di retorica inutile e richiami a un antifascismo di maniera, servono, contro questa melma che sembra inarrestabile, controproposte sensate, un piano articolato e chiaro che convinca la gente che la soluzione non può essere questa politica degradante, che esiste un’altra strada che parte dal riconoscimento dell’altro e non dalla sua negazione. Serve la politica contro la propaganda, la prassi contro gli slogan, la ragione contro il silenzio della ragione. Serve una società civile attiva e partecipe, serve che il fiume silenzioso di chi non si schiera devii  il suo corso e faccia sentire la propria voce.

Il cambiamento non può certo arrivare dai Cinque stelle o dalla Lega, è chiaro, come è altrettanto chiaro il motivo di questa miserabile crociata controi gli ultimi: a chi non ha argomenti, non restano che l’odio e la violenza.

Sciacalli di Stato


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La Lega, dal suo apparire sullo scenario della politica italiana, ha sempre perseguito la stessa linea d’azione, anche perché intellettualmente non è in grado di produrre altro: infierire su chi non può difendersi, creare un inesistente allarme sociale e cercare, con mezzi coercitivi e repressivi, di trasformarlo in vero allarme sociale così da reiterare ad libitum l’unica cosa che sanno fare.

Non stupisce, quindi, che nel decreto sicurezza manchi anche solo un cenno ai veri allarmi sociali del nostro paese: le mafie, la corruzione ( dai, non scherziamo, anche se viene nominata non c’è una reale volontà di combatterla), la condizione dei giovani, che imporrebbe una seria riflessione sulla politica proibizionista del governo ma si sa che l’aggettivo serio accanto a questo esecutivo costituisce ossimoro ( per leghisti e pentastellati: figura retorica che accosta due termini che si escludono a vicenda).

La Lega non può attaccare seriamente le mafie, perché un consistente numero di suoi elettori con le mafie fa affari d’oro al nord, citando testualmente Nicola Gratteri, procuratore di Catanzaro, i provvedimenti contenuti nel decreto sono: «piccole cose, robetta, riforme molto marginali rispetto a quella che è la realtà criminale in Italia, sia comune che organizzata».: https://www.valigiablu.it/decreto-sicurezza-salvini-immigrazione/,  non può attaccare la corruzione seriamente per lo stesso motivo, e la grottesca pantomima sulla prescrizione ne è la prova, non può riflettere seriamente sui problemi dei giovani perché la sua politica è l’emblema del presentismo, ovvero di chi  si occupa di ascoltare la pancia degli elettori qui e ora, per acquisire consensi fregandosene allegramente del futuro. Il presentismo è lo stesso modello politico che ha fatto la fortuna di perfetti imbecilli come Trump e Bolsonaro, dalle nostre parti di Di Maio e Salvini, appunto, anche se la fortuna di Di Maio sta calando a vista d’occhio. Il presentismo è la non politica, la ricerca del consenso a qualunque costo, senza remore morali ed etiche. Il primo, grande presentista della nostra storia politica è stato Benito Mussolini, gli altri, squallidi comprimari e stiamo parlando di un miserabile.

I provvedimenti adottati colpiscono, vigliaccamente,oltre che i migranti, privandoli di diritti riconosciuti fino a ieri dallo Stato,  le cooperative che lavorano con loro, quel mercato del lavoro sociale che supplisce alle carenze di un Stato che si è preoccupato, negli ultimi vent’anni, di demolire il welfare, invece di modernizzarlo e renderlo efficace. So che è un concetto complesso da capire per leghisti e grillini, pari alla Fenomenologia dello Spirito o a Essere e tempo, ma colpendo le cooperative sociali per colpire gli immigrati, Salvini finirà per ridurre sul lastrico tanti italiani che sul sociale ci lavorano seriamente, con dedizione e impegno. Ma la creazione di un finto nemico , di un capro espiatorio, è il primo passo di ogni stato autoritario e da ieri, viviamo in uno Stato governato da una destra radicale che si distingue per l’assenza di qualunque riferimento culturale e di qualunque logica nella sua prassi di governo.

Intascato il plauso della lobby delle armi con la legittima difesa, lobby di cui non si parla mai ma che nel nostro paese è potentissima e annovera autorevoli esponenti nel governo, Salvini pregusta già le orde di immigrati privi di cittadinanza, ridotti alla fame e costretti alla clandestinità da una legge che, mi auguro, la Corte costituzionale o quella dei Conti possano frenare, orde da sfruttare per creare un altro menzognero allarme sociale e reiterare all’infinito l’opera di sciacallaggio. Orde inesistenti ma che i suoi imbelli fedeli e i più furbi manipolatori dei social, stanno già creando ad arte.

E’ già successo con i rom: invece di favorire i processi di integrazione  si è preferito usare la politica delle ruspe, imitata nella mia città anche dalla ex giunta di sinistra con un atto vergognoso di speculazione elettorale, passato sotto il silenzio colpevole di tanti che a quella giunta dovevano favori, politica che crea nuovi disperati, e, soprattutto, impedisce una seria alfabetizzazione dei giovani, quelli che domani potrebbero cambiare la situazione.

E’ una politica razzista, anticostituzionale ed eticamente spregevole ma che sembra gradita alla maggior parte degli italiani, ben lieti di prendersela con chi non può difendersi invece di guardarsi allo specchio e trovare i veri responsabili dello sfacelo.

Dei Cinque stelle non parlo, trovo il fideismo acritico di molti adepti, soprattutto gli ex compagni, quasi tenero se non fosse un atto di fede verso un partito che sta approvando, con la scusa del cambiamento, tutti i provvedimenti repressivi dei suoi amici e alleati post fascisti. Nutro rispetto per le persone serie che si ostinano ancora a militare nel movimento e mi auguro, senza crederci, che possano cambiare la situazione tragica in cui versa.

Quanto alla sinistra, non una voce seria di contrasto a questa oscenità si è levata da un partito che non esiste più. Forse per pudore, visto che Minniti ha aperto la strada. Il penoso, irritante, patetico sforzo di Renzi di tenere in mano un partito che ha distrutto è l’ennesima testimonianza di una irredimibile vocazione al fratricidio e al suicidio che accompagna la sinistra sin dalla sua nascita. Pur avendo pagato un prezzo troppo alto per la reale entità delle sue colpe, qualcosa di buono ha fatto, in confronto a questi è stato uno statista lungimirante, è diventato ormai insopportabile anche a chi non lo ha sempre osteggiato. E’ un impresentabile, un patetico cialtrone che si ostina a voler cercare di recuperare un potere che ha perso in modo cretino. Faccia un favore al paese e alla sinistra e si tolga dai piedi.

Sperare nella gente, non si può, in chi governa, peggio che andar di notte, l’opposizione non esiste, cosa rimane a chi non ha mai cambiato bandiera e valori, a chi non si è lasciato irretire dal finto anarchismo del movimento e non si è illuso che la grande buffonata del reddito di cittadinanza fosse uno straccio di politica sociale?

Non rimane nulla, solo la consapevolezza che presto o tardi, anche Salvini cadrà, facendo parecchio rumore (più si gonfiano più forte è il botto) e bisogna essere pronti a quel momento. Ci rimane l’etica del lavoro ben fatto, il sogno di un futuro migliore e la volontà di continuare a lavorare con onestà per costruirlo. Così è, se vi pare.*

* N.d.r. Per i leghisti e i pentastellati: citazione pirandelliana.

Non si torna indietro


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Se anche la massa di incoscienti, inetti e disonesti che governa questo paese scomparisse domani, non esiste nessuna possibilità per questo paese di riacquistare una “normalità” a breve termine.

Il solco tracciato dopo le ultime elezioni è troppo profondo per essere colmato da una sinistra che continua ostinatamente a rifiutarsi di comprendere il presente, divisa com’è tra la tentazione dell’uomo forte e una retorica ormai da tempo stantia, o da una destra che non è mai diventata democratica, spostandosi verso il centro a misura delle destre europee, non quelle radicali, ovviamente, che restano e resteranno marginali nel continente.

Non si torna indietro dal razzismo, e più in generale, dall’ossessiva ricerca di un nemico su cui scaricare la proprie responsabilità, non importa si chiami Renzi, Autostrade per l’Italia, migranti, Europa, purché ci sia, che è l’unica forma politica conosciuta da sempre dalla Lega e abbracciata con entusiasmo da un Movimento Cinque stelle abile anche più del Pd a suicidarsi. Quello del capro espiatorio, d’altronde, è un espediente antico come il mondo, il sacrificio di sangue attorno a cui, condividendo la colpa, si ricompatta la comunità.

Non si torna indietro dall’idea, vecchia ma sempre buona, di Stato etico ( cosa è morale comprare e cosa no, cosa è giusto scrivere e cosa no, cosa è giusto dire e cosa no) che evoca fantasmi ben peggiori del farsesco reddito di cittadinanza approvato dal governo con un gioco delle tre carte la cui posta pagheremo noi e i nostri figli. Peccato che lo Stato etico non si applichi ai condoni e che sia morale fare lo sconto a chi ha rubato. Peccato non si applichi neanche a chi cita un mafioso per denigrare un onesto.

Non si torna indietro da una nuova propaganda, vuota e becera come la vecchia ma veicolata da strumenti nuovi, più veloci, più efficaci, in grado di raggiungere in pochi secondi milioni di persone.

Il mezzo, ormai, ha soppiantato il messaggio, il veicolo conta più del passeggero.  E’ una novità devastante, perché domani al timone potrebbero esserci individui più intelligenti, più pericolosi, più lucidi nel guidare il paese verso un autoritarismo per cui è epistemologicamente un errore l’evocazione ossessiva del fascismo da parte di chi continua a usare vecchie categorie per definire un nuovo presente, ma bisognerebbe coniare un nuovo termine: socialcrazia, retismo, facebbokismo, fate voi. Ci saranno semiologi e linguisti che certamente riusciranno a trovare un termine adatto a definire il fenomeno, perché le parole sono importanti: se vuoi combattere un nemico, per prima cosa, devi definirlo.

Non si torna indietro da gente che ha abiurato a qualunque forma di spirito critico a favore dell’urlo, del vituperio, dell’esternazione di una rabbia cieca e ottusa che si scaglia su chiunque esprima un pensiero contrario. Questo tempo vede la morte del confronto, del dialogo, della mediazione. Questo è il tempo dell’ignoranza che si prende la propria rivincita sulla cultura.

Io comprendo le persone di sinistra che si aggrappano ostinatamente all’idea, del tutto assurda alla prova dei fatti, che questo governo stia facendo qualcosa per gli ultimi, che davvero abbia avviato il primo atto della guerra contro la povertà. Sono sufficienti due conti fatti su un tovagliolo per capire che la realtà è ben diversa, o evidenziare come, per esempio, il reddito di cittadinanza al sud senza una politica chiara e forte di lotta alla criminalità organizzata, che non esiste nel Def, è del tutto inutile, soldi gettati al vento che non aiuteranno nessuno. O ancora, che tagliare i fondi per il recupero delle periferie, dei grandi quartieri dormitorio, e dare il reddito di cittadinanza suona come una ironica e crudele presa in giro che non elimina neanche superficialmente l’angoscia di vivere ogni giorno un non tempo in un non luogo. Tutto questo tralasciando l’assenza di una politica sul lavoro a lungo termine che rende il reddito di cittadinanza assolutamente inutile ovunque.

Ma, come ho scritto, capisco quelle persone, i vecchi poeti, i sognatori di un tempo che hanno marciato, lottato, gridato, cercato di dare l’esempio in un nome di un’idea che si è sciolta come neve al sole della modernità. Ammettere che si è sbagliato tutto, è dura, sia per chi resta ostinatamente fedele a un partito che non esiste più, sia per chi è passato dall’altra parte. Ammettere che siamo di fronte a una terra desolata, che dei sogni di ieri sono rimaste solo macerie ricordi, fa male.

Quello che non capisco è come possano non accorgersi che le loro idee prevedevano cooperazione, non divisione, solidarietà, non chiusura, internazionalismo non autarchia. Ecco, questo proprio mi sfugge. Ma si sa, i rivoluzionari di ieri diventano i conservatori di oggi.

Nonostante tutto, resto convinto che esista una maggioranza silenziosa sia a sinistra, quella vera, quella che non si riconosce in nessuno dei ridicoli partiti che offendono l’idea stessa di sinistra, sia nel mondo cattolico, quello cooperativo e sociale, sia nel mondo delle cooperative, quelle che lavorano nel silenzio e salvano vite,  una maggioranza silenziosa basata sul concetto del lavoro ben fatto, della coerenza, della resilienza attiva, una maggioranza silenziosa che quotidianamente, silenziosamente, ostinatamente resiste e continuerà a resistere, una maggioranza silenziosa che invece di cambiare bandiera o restare ostinatamente legata al passato, continua a dare l’esempio.

Ed è l’unico pensiero che permette ancora di respirare nel mare di merda in cui navighiamo.

Il Sistema siete voi


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Sono molto preoccupato in questi giorni.  Preoccupato per i miei alunni stranieri. Finora la scuola ha accolto tutti, senza chiedere il permesso di soggiorno ai genitori e, quando hanno provato a imporlo per legge, gli insegnanti  hanno detto no e fatto ritirare la legge. Non so se oggi succederebbe lo stesso. Non so se quasi tutti sarebbero d’accordo.

Sono preoccupato per il campus di Coronata, un laboratorio sociale di integrazione nel quartiere in cui lavoro, un incubatore di possibilità e speranze. Gli permetteranno ancora di funzionare o verrà chiuso? Tutto il lavoro fatto, quello ancora da fare verrà cancellato in nome di una politica da teatro dei pupi, direi da Commedia dell’arte, non fosse che la Commedia dell’arte era nobile, uno strumento di protesta sociale e di emancipazione.

Questo governo, se nasce, nasce unicamente per cacciare via gli immigrati, a chi l’ha votato non interessa altro, il resto sono solo chiacchiere. Basta leggere quell’assurdo programma costruito sulle favole, basta guardare a fondo l’elettorato dei due partiti, basta, se proprio si vuole andare oltre, vedere cosa succede dove governa la lega: provvedimenti discriminatori bocciati dalla corte costituzionale, amministratori indagati, presenza mafiosa.

Quelli prima erano meglio? No, ma la sinistra può cambiare, i fascisti sono sempre fascisti, questa è la differenza fondamentale e chi si allea con i fascisti, è fascista.

Mi spiace per tante persone che stimo, contatti di Facebook o no, ma chi, in questi giorni, ha accusato il presidente Mattarella di difendere il Sistema, di aver forzato le sue competenze, di colpo di stato ecc., è il Sistema, che si dichiari anarchico, della sinistra radicale, sia giurista o commendatore, giovane o meno giovane.

Il Sistema non chiede di meglio che il caos e il governo che nascerà non porterà altro. Ripeto: guardate dove governa la Lega, azzerate le chiacchiere e considerate i fatti.

Vi dirò di più: avete difeso a spada tratta Savona, il Sistema per eccellenza, avvisi di garanzia e  scandali finanziari compresi, un ottuagenario che scrive di paragoni deliranti tra la Germania della Merkel e il terzo reich.

Io non so se vi rendete conto di questo, se la norma vale più del buon senso.  Lex mala lex nulla, dicevano i latini. A me della legalità importa poco, si muove nella legalità anche il poliziotto che pesta lo studente in manifestazione, la legalità è un feticcio, una parola vuota se non ha dietro un’idea di giustizia. Io un’idea di giustizia ce l’ho, e voi? Se contempla lasciare via libera ai fascisti, non è la mia.

Voi siete il Sistema perchè avete difeso il diritto di governare di gente che non dovrebbe neanche stare in Parlamento.  In compenso avete manifestato indignati prima delle elezioni contro quattro ragazzotti privi della capacità di intendere e di volere come fossero il Duce redivivo e poi abbandonato la nave dopo la sconfitta.

Voi, fatte le dovute differenze di cultura, siete come loro: pronti a difendere quello che tutti difenderebbero: i diritti dei gay, le vittime di guerra, le donne vittime di femminicidio, un po’ meno pronti quando ci sono da difendere i veri ultimi: i tossici, i rom, gli immigrati sui barconi, i coatti delle periferie. Allora fate finta di non vedere, di non sentire e tacete.

Mi spiace, senza offesa, io sto sempre dalla stessa parte, quella di Amir, Issam, Amina, Carlos, Ashley, Camila, ecc., io sto con chi ha un’idea di umanità diversa, con chi sbagliato e deve cambiare, non con chi non cambia mai. Io credo che comunismo e fascismo siano morti e sepolti dalla storia, che l’anarchia sia una splendida utopia e che il futuro sia nelle mani degli uomini di buona volontà, disposti a rimboccarsi le maniche e a cooperare.

Credo in un’Europa che torni ad essere quella sognata a Ventotene,  credo che esistano ancora gli Adriano Olivetti e che possano segnare la strada, credo nella fine del Capitalismo, sì, e nell’avvento di una terza via con meno leggi, meno legalità, con più giustizia e più umanità.  E sto con gli stranieri, con gli ultimi, con gli sfigati perché se c’è una speranza, la speranza sono loro.

Io sto con loro perché prima che finisca la farsa, rischiano di essere le prime vittime del vostro qualunquismo, della vostra rabbia ammaestrata, del vostro livore da privilegiati che hanno paura di perdere i privilegi.

Alla fine dei conti, col vostro qualunquismo, i vostri proclami roboanti, gli alti lai contro il Sistema, il vostro essere liberal all’acqua di rose, i soli, veri, radical chic in  questo paese, siete voi.

Un consiglio: leggetevelo Tom Wolfe, invece di citare a cazzo.

 

Lettera aperta di un buonista


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Da tempo  Genova non è più la mia città ma solo il posto dove, da figlio di migranti, sono nato e vivo. Una città che mi è estranea quanto mi era cara da giovane, che ha scelto di perdere ciò che la rendeva speciale per adeguarsi allo spirito del tempo. Una città sempre più grigia e triste che ha perso la memoria e arranca in un presente opaco e senza storia.

Da lunedì vivo in un paese che non è più il mio paese, vuoi perché da figlio di migranti io sono nato senza terra sotto i piedi e vedo un unico cielo dovunque mi trovi, vuoi perché un paese dove una persona su quattro è un razzista mi fa schifo. Li nti sull’autobus, per strada, congratularsi tra loro, sorridere felici di aver trovato qualcuno che comprenda il loro odio, un grande miserabile che rappresenti tutti i piccoli miserabili che possono, finalmente, non vergognarsi più di quello che sono. Vorresti parlare, capire ma ci rinunci, perché con l’età hai imparato che le parole contano, sono importanti, non vanno sprecate con chi non può e non vuole capire.

Sono un buonista, lo confesso, credo nell’accoglienza e nella solidarietà, nella cooperazione e nell’obbligo, per ognuno di noi, di impegnarsi perché questo mondo sia migliore per tutti. Credo nelle mani tese, nella possibilità di condividere il cammino con chiunque, di costruire ponti con ogni cultura a partire dalla cultura, dai libri, dal cibo, dagli odori. Sono un sindacalista, lo dico sottovoce, lo so che è una colpa, mi spendo per gli altri senza ricavare altro in cambio che la soddisfazione effimera di aver fatto quello che reputo mio dovere. penso anche che, se ognuno di noi si spendesse per gli altri, almeno un minimo, e facesse il proprio dovere, vivremmo in un mondo migliore.

Sono un cattivo maestro, insegno ai ragazzi che ho davanti che l’odio e la violenza che dell’odio è figlia, generano solo altro odio e altra  violenza, sono l’argomento di chi non ha argomenti. Gli insegno a essere curiosi di tutto e di tutti, a non avere pregiudizi, a comprendere che navighiamo tutti su una palla che ruota a velocità folle nell’universo, che può essere una prigione o una miniera di stupore continuo, dipende da noi. Li invito a leggere, sempre ovunque, il più possibile, perché chi viaggia con un libro non sa odiare, solo  conoscere. Sono un cattivo maestro perché non sono meritocratico, non credo che un numero possa definire il valore della persona addirittura uso con morigeratezza la tecnologia. Non condivido l’amore per il web dei nuovi potenti nè l’esaltazione della rete, essendo un uomo del secolo scorso, mi ricorda Orwell.

Sono un comunista del secolo scorso, figlio di operai, di quelli che credevano di poter costruire un mondo migliore e una società più giusta e per fare questo, avevano imparato a dare l’esempio, ovunque si trovassero, qualunque ruolo ricoprissero. E l’hanno costruito un mondo migliore, dalle macerie della guerra.  Poi è arrivata la televisione e il resto l’hanno spiegato Chomsky, Sanguineti ed Eco, che non basta leggere, bisogna capirli.

Vede Salvini, lei avrà anche sentito De Andrè, magari al mare, sotto l’ombrellone, ma non l’ha mai ascoltato, altrimenti non sarebbe diventato quello che è.  Io De Andrè non l’ho mai amato perché era un borghese, ma l’ho ascoltato e l’ho rispettato, lei ogni volta che lo nomina non lo rispetta, perché non ha rispetto per nessuno. Lasci perdere. 

Sono di origine meridionale, siciliana, odio la mafia  e cerco di contribuire alla sua sconfitta, nel mio piccolo, con le risorse a mia disposizione, con quello che so fare.

Capite il mio disagio a vivere in un paese dove la maggioranza ha dato fiducia agli amici dei mafiosi, ai corrotti, ai razzisti, convinta che togliere quattro ragazzi neri che chiedono l’elemosina lungo le strade avrebbe risolto per miracolo i problemi del nostro paese. Hanno votato in maggioranza il male, forse non potendo trovare la cura. O hanno votato in maggioranza chi li illude di essere dei vincenti e non dei poveri frustrati, chi li inganna sussurrando che tutto è lecito, tutti si può fare, basta solo volerlo. Tutto si può schiacciare, calpestare, violare in nome del principio di piacere. Ragionano così i bambini e gli psicopatici. Giusto perché lo sappiate.

Una parte dei Cinque stelle è razzista, una parte ha stretto la mano ai neofascisti di Casapound che, fortunatamente, non esistono, una parte viene dal mio mondo ed è quella che mi fa più rabbia. perché esiste anche un limite all’essere coglioni.

Evasione fiscale, Corruzione, Mafie, Clientelismo, sono i nodi da sciogliere per liberare questo paese, per ridargli dignità e una strada da percorrere, Non mi pare siano nell’agenda dei Cinque stelle e non sono sicuramente in quella del centrodestra. Quindi no, per quanto la sinistra mi abbia deluso, offeso, fatto sentire solo, continuo a stare dalla mia parte.

Sono schifato dalla città dove vivo, dal quartiere in cui lavoro, dove l’integrazione è una bella realtà e il razzismo una brutta realtà, tanto più quando viene da chi non ricorda da dove è partito è cosa ha subito, sono schifato dal paese in cui vivo, ma non me ne vado, non alzo bandiera bianca, non mi chiudo nel silenzio.

Perché sono un uomo del secolo scorso e credo ancora che un altro mondo sia possibile, un mondo solidale e unito, un mondo senza ruspe e senza barconi, un mondo senza razzisti e votazioni online.

Perché quando tocchi il fondo hai due possibilità: o continui a scavare o butti via la pala, o rialzi la testa e ricominci a lottare.

Del relativismo e di come il terrorismo sia strumento di potere


L’attentato di  Londra costituisce un precedente gravissimo, il sintomo allarmante di una possibile escalation di follia che va fermata il più presto possibile.

Noto senza sorpresa che su facebook nessuno sta con gli islamici aggrediti e nessuno inveisce contro l’inglese che ha cercato di fare una strage. Sintomo sia del relativismo tipicamente occidentale per cui le medesime azioni non sono ugualmente deprecabili a seconda del colore della pelle di chi le compie, sia di una progressiva americanizzazione che contempla il ritorno all’ occhio per occhio dente per dente come un’ opzione tutto sommato da non disprezzare. Ovviamente, la ragione dorme sonni profondi e i mostri ballano.

Balla il mostro del razzismo, che una maldestra (ma dai?) azione politica del Pd ha risvegliato, trasformando un problema serissimo, quello dello ius soli, in una polemica di bassissimo livello che ha scatenato tutto lo spregevole armamentario razzista di gruppi marginali di falliti che hanno avuto il loro quarto d’ora di celebrità e torneranno nelle loro tane a chiedersi quale significato abbia il pollice opponibile.

Balla il mostro della paura, in parte giustificata, in parte fomentata ad arte da governi che mascherano la propria inadeguatezza agitando lo spettro di un nemico che hanno contribuito a inventare e che continuano a tenere in vita perché fa comodo a tutti.

Balla il mostro dell’ignoranza, Nixon, volgare, rozzo, corrotto, al confronto dell’attuale presidente degli Stati Uniti, sembra un fine intellettuale, il repubblichino Almirante, paragonato a Salvini appare come un lucido intellettuale progressista. Va aggiunta l’ignoranza di un popolo, il nostro, ampiamente coltivata e curata dalla politica, il cui unico risultato concreto negli ultimi dieci anni è quello di aver efficacemente contribuito a devastare la scuola pubblica.

Balla il mostro dell’ipocrisia, delle false promesse, delle cattive intenzioni mascherate da principi morali.

Balla il mostro della disinformazione accurata, costante, ossessiva da parte di media  ormai totalmente asserviti al potere che danno spazio, come si trattasse di giganti del pensiero, alle bizze di mediocri figuranti come Fabio Fazio.

In questo quadro da terra desolata l’attentato di Londra era quasi inevitabile, a furia di agitare senza alcun motivo il vessillo dello scontro di civiltà ( io quel saggio l’ho letto: è orrendo) si finisce per arrivarci davvero, facendo il gioco del potere, che trova nuovi strumenti per limitare le libertà individuali col plauso di tutti.

Inutile stare qui a disquisire di guerre del petrolio e del fatto che non siamo di fronte a nessuno scontro di civiltà ma all’ennesimo tentativo di impadronirsi delle risorse dei paesi più poveri da parte dei paesi più ricchi. La lettura di uno qualsiasi dei saggi più recenti di Franco Cardini, storico di destra, quindi lontano dalle mie idee politiche ma lucido e documentato quando si parla di problemi del mondo arabo, per farsi un’idea chiara della differenza tra ciò che sta accadendo e quello che ci raccontano.

Quello che mi preme sottolineare è l’assenza della pietà 2.0, quella dei badge e dei flames, quella dei coraggiosi da tastiera così ben rappresentati da Crozza. Il pensiero liquido colpisce ancora, il relativismo morale, anche e la pietà scompare. Viene da pensare, a leggere certi interventi, che, parafrasando Custer, l’unico bambino arabo buono è quello morto su una spiaggia.

  Terribile questa frase, vero? Dà da pensare, dà un’idea del baratro in cui ci stiamo lanciando allegramente da un bel po’ di tempo. Finiremo per raggiungerlo, prima o poi, se non riusciamo a frenare. E si sa la fine che ha fatto Custer.