Essi vivono, in mezzo a noi: Nazitalia, di Paolo Berizzi.


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“Il fascismo è in grado di riproporsi sempre e il nostro dovere è di smascherarlo e di puntare l’indice su ognuna delle sue forme, ogni giorno, in ogni parte del mondo”   Umberto Eco

 

I nuovi fascisti non cercano seggi in parlamento ma l’accettazione sociale, il consenso delle fasce più basse della popolazione per portare avanti le loro istanze violente.

Il nuovo fascismo non è organico, ma costituisce un galassia frammentata e variegata, non per questo meno pericolosa, godendo di una bassa visibilità mediatica anche quando consuma azioni violente secondo  lo stile squadrista.

Il nuovo fascismo esiste, vive e cresce accanto a noi e ha spalleggiato la Lega di Salvini che ha tradito la propria vocazione regionalista trasformandosi in quel partito fascio leghista che riscuote ampi consensi in zone del paese fino a ieri considerate tabù per i lumbard, come il meridione.

Sono alcune delle tesi debitamente sviluppate da Paolo Berizzi in questo libro, documentato e inquietante perché descrive un’ombra nera che lentamente sta salendo alle nostre spalle nell’indifferenza generale e con la compiacenza di molti.

Berizzi descrive un fascismo liquido, capace di fornire un’identità a una gioventù culturalmente deprivata, che trova nella legittimazione della violenza contro quel diverso che percepisce come responsabile del proprio disagio esistenziale, in un comodo processo di auto assoluzione e deresponsabilizzazione, il mezzo per sfogare la propria rabbia.

Berizzi mette in evidenza l’esistenza di una lunga linea nera, mai interrotta, che parte dalla Marcia su Roma, passa per Salò, arriva a Ordine Nuovo e ai giorni nostri, un fascismo sempre presente sullo sfondo sociopolitico del nostro paese e sempre portato avanti con gli stessi argomenti: l’estrema semplificazione di problemi complessi, la colpevolizzazione del carpo espiatorio di turno, la violenza come strumento inevitabile e necessario. Un fascismo tollerato, ridicolizzato ma mai domo, che ha continuato a covare nell’ombra odio e rancore, in attesa della rivincita.

Il matrimonio con il leghismo salviniano era inevitabile. Salvini suona sempre la stessa canzone, quella della xenofobia, quella dell’Italia agli italiani e questo nazionalismo da operetta, questo grottesco richiamo a uno spirito nazionale inesistente collima perfettamente con le deliranti idee dei vari gruppi neofascisti sparsi per la penisola. E’ un richiamo identitario talmente ridicolo, considerata la storia del nostro paese, che appare sconcertante che qualcuno risponda; il problema è che nell’era dei social, conoscere o non conoscere la storia del nostro paese è indifferente, quello che conta è vomitare insulti, dare libero sfogo alle pulsioni peggiori.

La complicità della stampa e una sorta di sguardo benevolo da parte delle forze dell’ordine, che arretrano intimidite dalle minacce cialtronesche del leader di Casapound ma non esitano a sfollare gruppi di poveracci temporaneamente accampati in attesa di trovare una destinazione, fanno il resto e contribuiscono all’ascesa di questi gruppi. E’ una piccola storia ignobile, questa, che si ripete da troppo tempo.

Quindi il fascismo c’è, anche nelle sue espressioni squadriste, violente, ignorate dai media, un fascismo che cerca radici nei luoghi dove la rabbia ribolle con più forza, dove è più facile trovare adepti da indottrinare, a cui riempire la testa di verità fabbricate ad arte, modificando la storia e la realtà.

Il rischio è che il vecchio errore si ripeta, che Salvini creda di controllare il mostro per poi scoprire che il mostro non si controlla, che quando la bestia dell’odio si libera, richiamarla indietro può costare un prezzo altissimo.

Nel libro potete trovare un lungo elenco di episodi di violenza fascista consumati ai danni di stranieri, gay, ragazzi di sinistra, ecc., le solite vittime dello squadrismo vigliacco, perché cambiano i modi, le parole d’ordine, gli slogan, ma la cifra della viltà che definisce il fascismo è sempre la stessa: sempre dieci contro uno.

Vi chiederete, dopo aver chiuso il volume, in preda a una rabbia e a un malessere crescente, in che razza di paese viviamo e perché, di molti di quegli episodi, non avete mai sentito parlare.

Il nodo della questione sta tutto nella risposta a questa domanda.

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