Il piacere dell’inutilità- Andate a votare.


“Non vado a votare perché è inutile” è una frase che si è sentita ripetere spesso in questi giorni, sui social e sui giornali. Io la trovo terribile, una resa al sistema in cui viviamo, la rassegnazione di fronte a una democrazia sempre più limitata, i cui gestori sono sempre meno controllabili. Chi non sceglie è complice di chi comanda, specie se chi comanda invita a non scegliere. Anche se voi vi credete assolti…

MI chiedo cosa penserebbero di quella frase quelli che per darci il diritto di esprimere le nostre opinioni, anche quelle “inutili”, che inutili non sono almeno in questo caso, hanno dato la vita. Se non altro, per rispetto a loro bisognerebbe andare a votare ed è semplicemente vergognoso che il presidente del Consiglio ed un ex presidente della Repubblica invitino a non farlo, perché loro, di quella memoria, dovrebbero essere gli eredi e proprio quei diritti pagati col sangue a loro hanno permesso di acquisire denari, privilegi e benefici di cui i cittadini normali non godono.

L’indecoroso editoriale  odierno di Scalfari su Repubblica, che dichiara come del referendum non importa nulla alle regioni che non hanno il mare, come se il territorio nazionale fosse diviso in lotti, come se non si possa avere a cuore la tutela dell’ambiente o a un Lombardo non possano stare sulle palle le lobbies del petrolio, l’assenza totale di commenti su un risultato di affluenza che lascia ben sperare, testimonia la paura dell’apparato, ola paura che la gente si stia svegliando e abbia capito che il re non solo è nudo, ma ce l’ha anche piccolo.

Votare è un atto di libertà e in un paese in cui si può pestare a morte un ragazzo fermato in galeraa, mettere a ferro e fuoco un città torturando e massacrando di botte degli innocenti, scardinare quanto la Costituzione dice sulla scuola, affermare impunemente che un capitalista becero che ha pensato solo a delocalizzare per sfruttare i lavoratori stranieri come non può più fare con gli italiani è meglio di un sindacalista, distruggere lo statuto dei lavoratori, distruggere, giorno dopo giorno, lo Stato sociale e farla franca, anche di un semplice, piccolo gesto di libertà inutile abbiamo bisogno.

Per ricordarci che se si vogliono cambiare le cose la parola “inutile” non esiste.

Le polemiche di chi non capisce


stoptriveòòe

 

Premessa doverosa: sono un attivista di Libera ma in questo spazio parlo a titolo personale.

Leggo piuttosto esterrefatto i commenti  a un post su Facebook di Libera che dichiara la presa di posizione dell’associazione per il sì.

Intanto c’è il solito equivoco di fondo: Libera non si occupa solo di lotta alle mafie, non tutto quello verso cui dichiara la propria contrarietà è mafioso. Certo la lotta alle mafie è prioritaria, dal momento che condiziona pesantemente la vita sociale ed economica nel nostro paese e che, specialmente al nord, il tema è poco sentito, ma Libera è una rete di associazioni che si occupa di legalità a tutto tondo, di rispetto dei diritti civili e anche di tutela dell’ambiente, con l’ambizione di riuscire, col tempo, a generare una nuova coscienza civile nel nostro paese.Libera nasce con la volontà di ricordare le vittime di mafia perché la memoria diventi strumento di cambiamento.

Personalmente, non nascondo che vorrei che LIbera fosse più netta, a volte,  nelle sue prese di posizione ma capisco le ragioni di fondo che portano una grande rete di associazioni a dover mettere tutti d’accordo e mi adeguo.

I commenti francamente incomprensibili che criticano la presa di posizione  sul referendum trivelle, da quelli che chiedono se Libera considera i petrolieri mafiosi (Libera sicuramente no, io, personalmente, ho parecchi dubbi in proposito), a quelli che l’accusano di essersi venduta ( a chi, poi ?), da chi invita a smetterla di influenzare l’opinione pubblica perché sull’argomento c’è troppa ignoranza (dimostrando che è vero), a chi ritiene che Libera si accoda a chi fa demagogia e disinformazione.

E’ lo specchio deprimente di un paese che  sostituisce lo scontro al dialogo, la polemica vacua al ragionamento, la contrapposizione al confronto.

Personalmente ritengo che il referendum vada votato, non raggiungere il quorum significherebbe  un altro deficit di democrazia in un paese che ha già parecchi record nel campo.

Quanto alle ragioni di Libera nell’appoggiarlo, basta andare sul sito e leggerle. Le lobby petrolifere non sono esattamente costituite da brave persone, se è vero che per ottenere concessioni corrompono ammiragli e amici di ministri in paesi come il nostro, uccidono e devastano in paesi con democrazie meno forti o inesistenti. Basta ricordare la storia di Ken Saro Wiwa e della Shell messa sotto processo, per dimostrare che non sto facendo né demagogia né disinformazione. Dunque limitare il loro enorme potere mostrando che una nazione, democraticamente, può decidere di farlo, mi sembra una necessità, visto come stanno andando le cose nel nostro paese.

In secondo luogo, la difesa del territorio, la tutela dell’ambiente e il contenimento dei mutamenti climatici, sono tutti argomenti che in qualche modo fanno da sfondo al referendum,  temi troppo poco discussi che riguardano noi e il futuro dei nostri figli. L’Italia è un paese dove la devastazione del territorio è giunta a livelli assolutamente inaccettabili. E’ paradossale che mentre la corazzata d’Europa. la Germania, paese molto più ricco di risorse del nostro, da tempo ha virato verso le energie sostenibili, nel nostro paese ci sia un appiattimento sulle energie fossili. Diciamo che il recente caso Guidi ci ha dato un’idea sul perché questo accada.

Cementificazione, inquinamento, traffico di rifiuti tossici, desertificazione progressiva di vaste zone del territorio, pescosità dei mari ridotta ai minimi termini, sono solo alcune delle emergenze ecologiche del nostro territorio, emergenze ignorate di cui troppo spesso ci si ricorda quando accadono tragedie.

Il referendum serve anche a riportare l’attenzione sui rischi per l’ambiente e sulla necessità di tutelare il nostro territorio.

Tutto questo è coscienza civile e dunque è per questo che Libera e le associazioni che ad essa fanno capo invitano a votare sì.

Detto questo, io non considero chi voterà “no” un servo dei petrolieri o un Attila che vuole devastare il nostro paese, ma solo uno che ha un’opinione diversa. Posso provare a discutere con lui per cercare di fargli cambiare idea, se è disposto al dibattito, o restare io dalla mia parte e lui dalla sua, senza insulti, senza insinuazioni insensate, senza polemiche. I risultati daranno un vincitore e uno sconfitto, se vincerà l’astensione, avremo perso tutti.

L’importante è che il voto sia consapevole e informato, mai come oggi gli strumenti per informarsi sono a portata di mano di chiunque.

Informarsi, confrontarsi, votare: è qualcosa a cui non siamo più abituati nel nostro paese, sia chiama democrazia.