Qualcosa per il popolo? No, solo fumo negli occhi.


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Il vuoto della politica italiana sta assumendo dimensioni inquietanti. E’ talmente palese il tentativo delle due forze politiche al governo ci arrivare alle elezioni con l’apparenza di aver fatto molto senza aver concluso nulla da risultare patetico. Non c’è stato, da quando il governo è in carica, un solo pallido tentativo di riforma strutturale, di sistema, del paese, solo provvedimenti estemporanei e dal fiato corto, che finiranno per cozzare con il deficit pubblico alle stelle e le regole di un’Europa di cui l’Italia,piaccia o no, non può fare a meno, nonostante le illusioni di un continente a trazione sovranità di Salvini.

Soprattutto, mancano i provvedimenti a favore del popolo. Come Renzi, più di Renzi, peggio di Renzi, tanto rumore si è risolto nell’elemosina del reddito di cittadinanza, fumoso, poco chiaro e tutto da verificare con il suo corollario di navigator e promesse di un lavoro che non c’è,e, forse, nella flat tax di cui si sta discutendo in questi giorni, un regalo elettorale dal fiato corto.

Senza contare la battaglia per i clienti delle banche e il fumo mediatico attorno a essa: in realtà, quelli veramente truffati sono stati già risarciti da Renzi, oggi si parla di risarcire i furbi, ma lasciamo perdere.

Insomma, il governo del popolo, non ha idea di quali siano i problemi reali del popolo, crede di risolvere il problema fondamentale delle periferie mandando via rom e immigrati e quello della scuola, con il calo di iscrizioni dovuto anche al fatto che molti migranti regolari stanno lasciando il nostro paese, con una revisione della legge sull’autonomia. Senza contare l’infelice uscita del ministro dell’istruzione che ha deciso di adottare il motto prima gli italiani anche per la scuola, dove prima dovrebbero esserci solo i ragazzi, tutti.

Scuola, Sanità, Giustizia, riforma del sistema dei servizi sociali che sono al collasso, riforma fiscale in senso progressivo, politiche del lavoro che partano, ad esempio, dalla ristrutturazione dei centri storici e dalle infrastrutture dove non esistono,invece di cementificare il paese, messa in sicurezza del territorio, riduzione delle emissioni di gas serra, rilancio dell’agricoltura, lotta senza quartiere alla corruzione e alla criminalità organizzata, ecc., nulla di tutto questo sembra interessare a Salvini e Di Maio, coesi come mai in questo momento allo scopo di arrivare alle elezioni dicendo di aver fatto tutto quanto hanno promesso, senza in realtà aver fatto nulla.

Qualcosa, a dire la verità hanno fatto: hanno sdoganato un razzismo brutale, cieco, dato spazio ai topi di fogna dell’estrema destra, proporranno una riforma del diritto di famiglia che non è medioevale, ma mal scritta, iniqua e maschilista, si sono resi e si stanno rendendo responsabili della morte silenziosa di uomini, donne e bambini nel Mediterraneo, rispedendo i barconi verso quella Libia che sta bruciando o rifiutando l’accoglienza, hanno ridotto la politica a uno show del Bagaglino ma più volgare, manipolano l’opinione pubblica usando i social media come armi invece di cercare di comprendere i problemi della gente, usano la bugia e la mistificazione per creare nuovi nemici contro cui orientare la rabbia senza curarsi delle conseguenze.

Di questo disastro etico primo o poi qualcuno dovrà rendere conto e pagare il dovuto, perché, presto o tardi, anche chi si rifiuta di capire capirà e forse, ma è più improbabile, si vergognerà.

Dall’altra parte c’è il nulla, ma un nulla che guadagna consensi perché a sinistra siamo destinati a turarci il naso e ad appoggiare chi, almeno a parole, è ancora capace di portare brandelli di valori. Nulla di trascendentale, nulla che lasci sperare in una cambiamento che non sia una pioggerella primaverile che elimini un po’ di fetore dalle strade, ma, di questi tempi, è già qualcosa.

Marco Travaglio o dell’incapacità di capire che la festa è finita.


Marco-TravaglioImmagine tratta da: Tpi.it

Non so se l’editoriale di Marco Travaglio sul Fatto quotidiano di oggi  si possa definire più irritante, penoso o patetico.

Nello stesso articolo riesce infatti a criticare ferocemente la scelta dei Cinquestelle di affidare alla piattaforma Rousseau la decisione sull’autorizzazione a procedere a Salvini (e vorrei vedere) e, nello stesso tempo, a elogiare quanto (non) fatto dai Cinquestelle fino adesso, invitandoli implicitamente a prendere le distanze dal cattivo Salvini, unico responsabile dei risultati disastrosi fin qui ottenuti dal governo.

E’ interessante vedere cosa, secondo Travaglio, hanno portato a casa i grillini (sconfessati dal capo) fino adesso:

  • Reddito di cittadinanza: un pasticcio, una elemosina vincolata che permetterà di arrotondare quanto guadagnato col lavoro nero. Già si preparano centinaia di ricorsi da parte delle regioni, già si sente odore di truffe e raggiri. I centri per l’impiego non sono minimamente attrezzati per la bisogna, i navigator sono una esilarante invenzione della dirigenza Cinque stelle ripresa da un film di fantascienza di serie b di qualche anno fa. Per altro, la denominazione è del tutto impropria: di qualunque cosa si tratti, non è un reddito di cittadinanza, visto che è legato ad altre variabili.
  • Vitalizi: legge già passata col governo Renzi. Sic!
  • Anti -corruzione: come no, hanno votato l’aumento fino a centocinquantamila euro degli appalti direttamente erogabili dalla PA senza rispettare al codice degli appalti, le mafie stanno ancora brindando. Anche perché Cantone ha chiesto di tornare a fare il suo mestiere.
  • Blocca prescrizione: Dove, quando? E comunque è una leisone evidente allo Stato di diritto.
  • Lotta al precariato: dove, quando? Una legge che non intacca se non superficialmente il jobs act e sta creando più danni che benefici.  Il rpecariato si combatte cone le politiche sul lavoro.
  • Lotta al gioco d’azzardo: dove, quando?
  • Stop alla Tav e alle trivelle: ahahahahah! vedremo, vedremo…
  • Decreto sicurezza. votato e approvato, una legge fascista e razzista, semplicemente vergognosa. L’unico risultato, a oggi, di questo esecutivo.

La ciliegina sulla torta poi è la definizione dell’attuale esecutivo come “un governo così popolare” e non il frutto di un compromesso  squallido tra una forza politica che aveva ottenuto un largo consenso e una che aveva ottenuto un consenso molto più limitato. Un inciucio, insomma, uno di quelli che Travaglio condannava con toni alla Savonarola.

L’indomito giornalista arriva perfino a giustificare il demenziale attacco alla Francia imperialista, dimenticando quanto noi siamo stati amici di Gheddafi. ma fa un passo indietro, affermando che Di maio, prima di stringere la mano ai gilet gialli, fascisti e antisemiti, doveva chiedere loro la fedina penale.

C’è un’ incapacità cronica, da parte di Marco Travaglio, di ammettere di aver puntato su un cavallo sbagliato, di capire che la partita è persa e la festa è finita per manifesta incapacità dei giocatori.

Perché è evidente che l’autorizzazione a procedere non verrà votata, anche se nel delirio travagliesco dovrebbero andare tutti a processo, Salvini, Conte e Di Maio, e questo governo sancirà il principio fascista che a un ministro tutto è permesso, anche sequestrare 170 persone, che un ministro è al di sopra della legge anzi, di fatto, fa la legge.

Che di fronte a una tale enormità Travaglio si preoccupi di difendere il suo partito di riferimento sottolineando una discontinuità dalla Lega che non esiste più da tempo, evitando di prendere atto del disastro di un partito che è riuscito a dimezzare i consensi in un tempo molto inferiore rispetto a quello servito a Renzi per distruggere il Pd, non può che far pensare a una patologica incapacità di accettare la sconfitta, a un narcisismo talmente pronunciato da riuscire a distorcere una realtà evidente.

Fosse solo la sconfitta di Travaglio, sarebbe cosa di poca importanza, purtroppo è la sconfitta di un paese sempre più in balia di nani e ballerine. Unico dato a favore di Travaglio è che, almeno, scrive in italiano. Di questi tempi, non è cosa da poco.

L’unica cosa condivisibile dell’editoriale, comunque, è il titolo: Un suicidio perfetto.

Sciacalli di Stato


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La Lega, dal suo apparire sullo scenario della politica italiana, ha sempre perseguito la stessa linea d’azione, anche perché intellettualmente non è in grado di produrre altro: infierire su chi non può difendersi, creare un inesistente allarme sociale e cercare, con mezzi coercitivi e repressivi, di trasformarlo in vero allarme sociale così da reiterare ad libitum l’unica cosa che sanno fare.

Non stupisce, quindi, che nel decreto sicurezza manchi anche solo un cenno ai veri allarmi sociali del nostro paese: le mafie, la corruzione ( dai, non scherziamo, anche se viene nominata non c’è una reale volontà di combatterla), la condizione dei giovani, che imporrebbe una seria riflessione sulla politica proibizionista del governo ma si sa che l’aggettivo serio accanto a questo esecutivo costituisce ossimoro ( per leghisti e pentastellati: figura retorica che accosta due termini che si escludono a vicenda).

La Lega non può attaccare seriamente le mafie, perché un consistente numero di suoi elettori con le mafie fa affari d’oro al nord, citando testualmente Nicola Gratteri, procuratore di Catanzaro, i provvedimenti contenuti nel decreto sono: «piccole cose, robetta, riforme molto marginali rispetto a quella che è la realtà criminale in Italia, sia comune che organizzata».: https://www.valigiablu.it/decreto-sicurezza-salvini-immigrazione/,  non può attaccare la corruzione seriamente per lo stesso motivo, e la grottesca pantomima sulla prescrizione ne è la prova, non può riflettere seriamente sui problemi dei giovani perché la sua politica è l’emblema del presentismo, ovvero di chi  si occupa di ascoltare la pancia degli elettori qui e ora, per acquisire consensi fregandosene allegramente del futuro. Il presentismo è lo stesso modello politico che ha fatto la fortuna di perfetti imbecilli come Trump e Bolsonaro, dalle nostre parti di Di Maio e Salvini, appunto, anche se la fortuna di Di Maio sta calando a vista d’occhio. Il presentismo è la non politica, la ricerca del consenso a qualunque costo, senza remore morali ed etiche. Il primo, grande presentista della nostra storia politica è stato Benito Mussolini, gli altri, squallidi comprimari e stiamo parlando di un miserabile.

I provvedimenti adottati colpiscono, vigliaccamente,oltre che i migranti, privandoli di diritti riconosciuti fino a ieri dallo Stato,  le cooperative che lavorano con loro, quel mercato del lavoro sociale che supplisce alle carenze di un Stato che si è preoccupato, negli ultimi vent’anni, di demolire il welfare, invece di modernizzarlo e renderlo efficace. So che è un concetto complesso da capire per leghisti e grillini, pari alla Fenomenologia dello Spirito o a Essere e tempo, ma colpendo le cooperative sociali per colpire gli immigrati, Salvini finirà per ridurre sul lastrico tanti italiani che sul sociale ci lavorano seriamente, con dedizione e impegno. Ma la creazione di un finto nemico , di un capro espiatorio, è il primo passo di ogni stato autoritario e da ieri, viviamo in uno Stato governato da una destra radicale che si distingue per l’assenza di qualunque riferimento culturale e di qualunque logica nella sua prassi di governo.

Intascato il plauso della lobby delle armi con la legittima difesa, lobby di cui non si parla mai ma che nel nostro paese è potentissima e annovera autorevoli esponenti nel governo, Salvini pregusta già le orde di immigrati privi di cittadinanza, ridotti alla fame e costretti alla clandestinità da una legge che, mi auguro, la Corte costituzionale o quella dei Conti possano frenare, orde da sfruttare per creare un altro menzognero allarme sociale e reiterare all’infinito l’opera di sciacallaggio. Orde inesistenti ma che i suoi imbelli fedeli e i più furbi manipolatori dei social, stanno già creando ad arte.

E’ già successo con i rom: invece di favorire i processi di integrazione  si è preferito usare la politica delle ruspe, imitata nella mia città anche dalla ex giunta di sinistra con un atto vergognoso di speculazione elettorale, passato sotto il silenzio colpevole di tanti che a quella giunta dovevano favori, politica che crea nuovi disperati, e, soprattutto, impedisce una seria alfabetizzazione dei giovani, quelli che domani potrebbero cambiare la situazione.

E’ una politica razzista, anticostituzionale ed eticamente spregevole ma che sembra gradita alla maggior parte degli italiani, ben lieti di prendersela con chi non può difendersi invece di guardarsi allo specchio e trovare i veri responsabili dello sfacelo.

Dei Cinque stelle non parlo, trovo il fideismo acritico di molti adepti, soprattutto gli ex compagni, quasi tenero se non fosse un atto di fede verso un partito che sta approvando, con la scusa del cambiamento, tutti i provvedimenti repressivi dei suoi amici e alleati post fascisti. Nutro rispetto per le persone serie che si ostinano ancora a militare nel movimento e mi auguro, senza crederci, che possano cambiare la situazione tragica in cui versa.

Quanto alla sinistra, non una voce seria di contrasto a questa oscenità si è levata da un partito che non esiste più. Forse per pudore, visto che Minniti ha aperto la strada. Il penoso, irritante, patetico sforzo di Renzi di tenere in mano un partito che ha distrutto è l’ennesima testimonianza di una irredimibile vocazione al fratricidio e al suicidio che accompagna la sinistra sin dalla sua nascita. Pur avendo pagato un prezzo troppo alto per la reale entità delle sue colpe, qualcosa di buono ha fatto, in confronto a questi è stato uno statista lungimirante, è diventato ormai insopportabile anche a chi non lo ha sempre osteggiato. E’ un impresentabile, un patetico cialtrone che si ostina a voler cercare di recuperare un potere che ha perso in modo cretino. Faccia un favore al paese e alla sinistra e si tolga dai piedi.

Sperare nella gente, non si può, in chi governa, peggio che andar di notte, l’opposizione non esiste, cosa rimane a chi non ha mai cambiato bandiera e valori, a chi non si è lasciato irretire dal finto anarchismo del movimento e non si è illuso che la grande buffonata del reddito di cittadinanza fosse uno straccio di politica sociale?

Non rimane nulla, solo la consapevolezza che presto o tardi, anche Salvini cadrà, facendo parecchio rumore (più si gonfiano più forte è il botto) e bisogna essere pronti a quel momento. Ci rimane l’etica del lavoro ben fatto, il sogno di un futuro migliore e la volontà di continuare a lavorare con onestà per costruirlo. Così è, se vi pare.*

* N.d.r. Per i leghisti e i pentastellati: citazione pirandelliana.