L’insostenibile leggerezza del senso dello Stato


Quello che risulta dalla vicenda referendaria è l’assoluta, totale mancanza di senso dello Stato da parte di tutti gli attori di quel Vaudeville che è diventato il Parlamento.

La domanda che si è posto Renzi dopo il referendum è: come mantenere il potere? Quella che si sono posti Grillo, Salvini, Berlusconi, e compagnia cantante è: come arrivare al potere?

Non si spiegherebbe altrimenti la fretta di arrivare al voto che pervade tutti gli schieramenti in campo. Nessuno, dico nessuno, si chiede cosa sarebbe meglio per il paese. Nessuno, dico nessuno, si chiede quanti altri mesi di immobilità politica possano sopportare i disoccupati, i nuovi poveri, i giovani in cerca di lavoro.

L’idea politica di Renzi, anche se parlare di idea appare esagerato, un liberismo deregolato all’americana con regalie populistiche per tenere buono il popolino mentre lo si deruba dei propri diritti, lasciando spazio alle multinazionali e a quel potere mafioso che in Italia, da tempo ormai, condiziona l’economia, è stata clamorosamente sconfessata dalla maggioranza degli italiani. L’ex premier tiene in gran conto il 40% che ha votato per lui ma, la sua memoria altamente selettiva, tende a scordare che il 60% gli ha detto no. Oggi leggiamo che la squadra di governo verrebbe sostanzialmente riconfermata e i  sostituti di quei ministri che si sono distinti per la loro incompetenza in un governo di incapaci, sono peggio dei titolari. Non c’è quindi all’orizzonte un cambio di linea politica, cambio necessario, perché le pseudo riforme renziane erano legate, a suo dire, alla madre di tutte le riforme, che il popolo ha bocciato.

Che senso ha dunque, avere ancora alla guida del partito di maggioranza il responsabile di due anni di governo fallimentare? Perché nessuno chiede le dimissioni di Renzi? I tanto vituperati D’Alema, Veltroni, Bersani, dopo aver perso, rimisero i loro incarichi lasciando ad altri l’onere di guidare il partito. Il rottamatore, quello che voleva scollare dalle sedie i senatori,sembra essere stato contagiato dalla stessa malattia che voleva debellare.

L’idea politica di Grillo non c’è, non esiste. Fino ad ora la politica dei Cinque stelle si è ridotta a un populismo gridato, facili slogan e scivoloni clamorosi, come la richiesta di un referendum sull’euro che, per legge, non si può fare (per fortuna!). L’amministrazione di Roma fino adesso è fallimentare, non solo per colpa della Raggi ovviamente, ma si è perso molto, troppo tempo in modo dilettantesco. A Torino, Appendino vive di rendita su quanto ha fatto Fassino, più o meno come Renzi ha vissuto per un anno su quanto aveva programmato Letta, vedremo quando i nodi verranno al pettine. Di Battista e co. sono sconcertanti per la quantità inesauribile di fesserie che riescono a dire, per l’assoluta mancanza di un progetto, un’idea di politica che vada oltre pochi slo0gan ormai stantii.

Della destra non di governo non parlo. Considero Salvini un esemplare lombrosiano, attendo con ansia quando diventerà solo un cattivo ricordo. Berlusconi è una mummia come mummificata appare tutta la destra che avrebbe dovuto portare alla rivoluzione liberale ed è riuscita a produrre solo un mostriciattolo come Renzi.

Questo il nostro panorama politico. A questi individui, dell’ Italia e degli italiani non importa nulla. Il dato tragico è che gli italiani , si scannano tra loro parteggiando per uno o l’altro di questi sepolcri imbiancati.

E’ il destino di un paese la cui unità nazionale, e di conseguenza, la democrazia, non si sono mai compiute. Basti pensare che se si debellasse il cinquanta per cento dell’evasione fiscale, potremmo tornare ad avere un welfare dignitoso, per comprendere l’assoluto egocentrismo degli italiani.

Il grosso rischio è che il disastro italiano trascini nel baratro l’unione europea. Nonostante i deliri di Grillo e Salvini, non possiamo fare a meno dell’Europa e, soprattutto, dei valori dell’Europa, anzi sarebbe nostro compito trasformare l’Europa delle banche nell’Europa dello Stato sociale, in una confederazione politica dove tutti rinunciano a parte della propria sovranità in nome del bene comune..

Ma questo è un discorso da statisti, un discorso che uomini piccoli come quelli che siedono oggi in Parlamento, con le dovute, rare, eccezioni, non sono in grado di capire. La loro parola d’ordine è “ comandare è meglio che fottere”.

Italia, terra desolata.


Mentre con regolarità teutonica Novembre ci fornisce l’ennesima prova del dissesto idrogeologico del nostro paese,sui media infuria  la polemica sul referendum prossimo venturo.

A cosa sono servite settimane di dibattiti di infimo livello se non a distogliere l’attenzione della gente dai problemi veri del paese? Potremmo dire che non è più la religione ad essere oppio dei popoli ma il faccia a faccia, l’esternazione, la dichiarazione e tutte le tediose forme di elucubrazione sul nulla a cui siamo stati sottoposti in questi ultimi tempi.

Da una parte e dall’altra, argomentazioni risibili, cantonate grottesche, menzogne palesi, insulti da trivio,  annunci da dopo di me il diluvio, ecc.

Ieri, nell’indifferenza più totale, Matteo Renzi, presidente del consiglio di un governo non eletto, così facciamo contento chi afferma che da noi il presidente del consiglio non si elegge, ha gettato la maschera nell’indifferenza più totale.

Di fronte all’ennesima riforma mal scritta bocciata dalla corte costituzionale, ha affermato che questa è la prova che il paese è bloccato. Ergo, recita il sotto testo, votate sì, così potrò fregarmene della corte costituzionale e far passare quello che voglio. Uno splendido esempio del cambiamento che ha in mente.

Mi sembra quindi opportuno reiterare alcuni dei motivi per cui mi opporrò al referendum:

Io voterò no perché non credo che il problema di questo paese sia la Costituzione ma una classe politica inetta, ladra e prona al grande capitale e alla finanza.

Voterò no perché ogni giorno tocco con mano quello che questo governo ha fatto alla scuola pubblica, trasformandola nello specchio del paese, una terra desolata dove spadroneggiano servi e opportunisti, un’arena dove la guerra tra poveri impazza a scapito dei più deboli.

Voterò no perché dire che altrimenti non cambia niente è un’assurdità: l’eventuale sconfitta del referendum non pregiudica la possibilità di scrivere una riforma elettorale decente, un riforma istituzionale migliore e condivisa, ecc, Casomai, lo pregiudica l’inettitudine di una classe dirigente da operetta, troppo piena di figli di, e di inutili servi muti.

Voterò no perché questa è la stessa riforma proposta da Berlusconi con le stesse motivazioni: la ritenevo fascista allora e non ho cambiato idea.

Voterò no a vantaggio del presidente del Consiglio: un Renzi legittimato a fare quel che vuole è un incubo, un Renzi ridimensionato e costretto al dialogo, può anche non essere del tutto negativo.

Voterò no perché il rischio di una svolta autoritaria in futuro c’è eccome, e solo chi non vuol vedere non lo vede. Assegnare un potere incontrastato e incontrastabile al governo eletto e quindi al suo leader, in un paese tendenzialmente fascista come l’Italia, significa aprire le porte a una svolta tendenzialmente fascista- la frase di ieri è emblematica e non serve un esperto di semiologia per interpretarla correttamente.

Voterò no senza astio e con rispetto per chi la pensa diversamente, per chi crede che questa sia realmente un’occasione di cambiamento, per chi è convinto della buona fede di Renzi, perché questo significa rispettare la Costituzione. Perché sono convinto che tra servi, opportunisti, collusi e cialtroni varie, ci siano moltissime brave persone convinte della bontà di questa riforma e queste persone meritano rispetto anche se credo che stiano sbagliando.

Questo dibattito avrebbe meritato ben altro attori e ben altro livello di discussione: la volgarità intellettuale mostrata da Renzi e dai suoi seguaci e la volgarità tout court di Grillo e adepti, non lasciano ben sperare per il futuro di un paese che ha perso ormai i suoi intellettuali autentici e dove la stampa più che il cane da guardia del potere è il cagnolino da compagnia. Quanto all’opinione pubblica, bisognerebbe parlare del livello culturale medio degli italiani e sarebbe un triste discorrere.

Comunque vada, mala tempora currunt.

Il piacere dell’inutilità- Andate a votare.


“Non vado a votare perché è inutile” è una frase che si è sentita ripetere spesso in questi giorni, sui social e sui giornali. Io la trovo terribile, una resa al sistema in cui viviamo, la rassegnazione di fronte a una democrazia sempre più limitata, i cui gestori sono sempre meno controllabili. Chi non sceglie è complice di chi comanda, specie se chi comanda invita a non scegliere. Anche se voi vi credete assolti…

MI chiedo cosa penserebbero di quella frase quelli che per darci il diritto di esprimere le nostre opinioni, anche quelle “inutili”, che inutili non sono almeno in questo caso, hanno dato la vita. Se non altro, per rispetto a loro bisognerebbe andare a votare ed è semplicemente vergognoso che il presidente del Consiglio ed un ex presidente della Repubblica invitino a non farlo, perché loro, di quella memoria, dovrebbero essere gli eredi e proprio quei diritti pagati col sangue a loro hanno permesso di acquisire denari, privilegi e benefici di cui i cittadini normali non godono.

L’indecoroso editoriale  odierno di Scalfari su Repubblica, che dichiara come del referendum non importa nulla alle regioni che non hanno il mare, come se il territorio nazionale fosse diviso in lotti, come se non si possa avere a cuore la tutela dell’ambiente o a un Lombardo non possano stare sulle palle le lobbies del petrolio, l’assenza totale di commenti su un risultato di affluenza che lascia ben sperare, testimonia la paura dell’apparato, ola paura che la gente si stia svegliando e abbia capito che il re non solo è nudo, ma ce l’ha anche piccolo.

Votare è un atto di libertà e in un paese in cui si può pestare a morte un ragazzo fermato in galeraa, mettere a ferro e fuoco un città torturando e massacrando di botte degli innocenti, scardinare quanto la Costituzione dice sulla scuola, affermare impunemente che un capitalista becero che ha pensato solo a delocalizzare per sfruttare i lavoratori stranieri come non può più fare con gli italiani è meglio di un sindacalista, distruggere lo statuto dei lavoratori, distruggere, giorno dopo giorno, lo Stato sociale e farla franca, anche di un semplice, piccolo gesto di libertà inutile abbiamo bisogno.

Per ricordarci che se si vogliono cambiare le cose la parola “inutile” non esiste.